FIDUCIA A CONTE/ “I pm al governo per difendere M5s dalla Lega”

Il governo Conte ottiene la fiducia la Senato con 171 sì, 25 astenuti e 117 voti contrari. Al centro del discorso, la giustizia. E’ il programma di Travaglio, dice PEPPINO CALDAROLA

Luigi Di Maio e Giuseppe Conte ieri in Senato (LaPresse)Luigi Di Maio e Giuseppe Conte ieri in Senato (LaPresse)

Il governo Conte ottiene la fiducia la Senato con 171 sì, 25 astenuti e 117 voti contrari. Il presidente del Consiglio ha fatto un discorso ampio, programmatico, segnato, dice Peppino Caldarola, ex direttore de l’Unità, dall’understatement tipico — e obbligato — del professore premier, perché “un profilo diverso lo metterebbe in conflitto con i due vicepremier, che se vogliono possono licenziarlo senza preavviso”. Nel discorso del premier risaltano le parti dedicate alla giustizia. Parole d’ordine: no ai “privilegi della politica”, stop al declino delle iniziative di tutela giudiziaria, “assicurare la certezza della pena”, riforma della prescrizione, rafforzamento a tutto campo del contrasto della corruzione con il daspo per corrotti e corruttori, gli agenti sotto copertura e la tutela dei delatori. “E’ il programma di Marco Travaglio — commenta preoccupato Caldarola —. Si spiega non solo con il pallino del giustizialismo, ma anche con l’espandersi della Lega”.

Si spieghi, Caldarola.

Salvini sta tracimando, sente di avere l’onda favorevole, non si fermerà e secondo me travolgerà alche i 5 Stelle. La Lega è l’unico partito italiano ad avere un collegamento reale con forze politiche straniere anche di governo, penso alla destra austriaca e ungherese, alle aspirazioni di Marine Le Pen, alle simpatie per Putin e Trump. Il Carroccio si muove dentro una rivoluzione di destra di dimensioni mondiali. A confronto, M5s è isolato.

E’ solo la forza della Lega a mettere in difficoltà M5s?

No, M5s è anche in calo nei consensi. I 5 Stelle pagano il prezzo dell’essere un po’ di destra e un po’ di sinistra, e questo è un fattore di potenziale fragilità. A meno di rafforzarsi facendo il braccio politico del giustizialismo. Un’arma ottimale, tra l’altro, nel far da cuneo tra Salvini e Berlusconi.

In che modo M5s è potuto diventare così giustizialista?

Giustizialismo ed M5s sono la puerpera e il neonato. Il giustizialismo si è affermato in una fase complessa, quando si sono sciolti i girotondi e tutta la società era un ribollire di delusione per i vecchi partiti e di domanda di giustizia. Una domanda che si è nutrita di antiberlusconismo e di opposizione frontale alla sinistra riformista.

Eppure anche il berlusconismo è stato popolare.

Quel mondo in gestazione disprezzava il popolo che a milioni votava Berlusconi, adesso uno dei suoi esponenti come Padellaro chiede rispetto per il proprio popolo. Buffo, direi.

E poi? 

Il resto lo hanno fatto la genialità teatrale di Beppe Grillo, lo schema anche un po’ leninista di acquisizione del potere da parte di Casaleggio e infine Il Fatto Quotidiano.

Torniamo a Salvini.

M5s sente addosso il fiato di Salvini, che ha più capacità di movimento di Di Maio e per questo può logorare i 5 Stelle. Però dovrà fermarsi, come Bossi.

Perché tira fuori Bossi?

Il mondo del Senatùr non poteva seguire fino in fondo il vecchio leader sulla via della secessione. Una parte cospicua dell’elettorato di Salvini è fatto di imprenditori, gente concreta che ora è favorevole all’azione demolitrice del leader, ma che gestisce aziende piene di immigrati e non vorrà che la guerra con l’Europa vada oltre una certa soglia.

Si dice che il neoministro della Giustizia Alfonso Bonafede sia aperto ai suggerimenti di pm come Davigo e Di Matteo, e addirittura intenda coinvolgerli.

Sono preoccupato. Sarebbe la conferma più plateale di quella commistione tra politica e magistratura che a sinistra in molti hanno voluto e che io ho sempre avversato, in grande solitudine. Chi voleva “rivoltare l’Italia come un calzino”?

Piercamillo Davigo, nel 1994. 

Ma si può generalizzare: c’è stato e c’è tuttora un gruppo di pm con una grande ambizione politica. Alcuni hanno fatto politica direttamente, vedi de Magistris, altri, che la disprezzano, amerebbero il ruolo di suggeritori.

Così non c’è neppure bisogno della separazione delle carriere.

I magistrati della vecchia generazione erano di cultura antifascista, ma questi sono indifferenti alla nostra storia repubblicana. E così oggi lo scontro è tra puri e corrotti.

E adesso?

Se Salvini pensa di mangiarsi Di Maio in un boccone, sbaglia i conti. La Lega ha alle spalle anni di governo locale, quindi è vulnerabile… In caso di pericolo, un pezzo di magistratura scenderebbe in campo per tutelare il gioiello di famiglia.

(Federico Ferraù)