GUERRA ALLA GERMANIA – ControRassegna Blu #12

byoblu.com 31 maggio 2018

Ecco la nuova edizione della Controrassegna Blu, la rassegna stampa di Byoblu: le notizie che i radar dell’informazione mainstream non rilevano. Solo su Byoblu.

“Grande è la confusione sotto al cielo, perciò la situazione è favorevole!”, diceva Mao Tse-tung.

E in effetti c’è grande subbuglio nel mondo, per l’annuncio dell’applicazione da parte degli Stati Uniti d’America dei dazi su acciaio e alluminio a partire dalla mezzanotte, anche per l’Europa.
Un settore nel quale l’Italia esporta 40 miliardi all’anno, ma nel quale non siamo i primi esportatori: il primo esportatore è la Germania. E dunque è anche la prima vittima.

Una partita, quella tra Stati Uniti e Germania, che si gioca anche su un terreno inaspettato: l’Italia. Se la crisi del 2011 infatti era stata scatenata dalla vendita inaspettata di 7 miliardi di titoli di stato da parte della Deutsche Bank, che aveva portato così lo spread a imbizzarrirsi e il governo di Mario Monti ad instaurarsi, questa volta sta avvenendo l’opposto.

Lo spread scende quando c’è odore di governo populista e sale quando si tenta di mettere a Palazzo Chigi un fedelissimo delle cancellerie del Centro Europa, come Cottarelli.

E la notizia è che a far lievitare di 87 punti lo spread proprio nell’imminenza di arrivo di Cottarelli, è stata Wall Street. Fondi americani dunque, che hanno effettuato una vendita allo scoperto degna delle grandi occasioni, spingendo Mattarella a tornare sui suoi passi.

La guerra alla Germania passa anche per il sostegno a un governo italiano inviso a Berlino, dunque. Cerchiamo di capire meglio.

CHI HA PAURA DI SAVONA

La situazione politica è talmente mutevole, che eventi di ieri sono già storia antica: Conte? Andato (forse). Sapelli? E chi se ne ricorda! Savona? Beh… Savona fa testo a parte…  E’ vero che Savona fa paura agli eurocrati? Eppure, è pur sempre un membro elitario di grandi think tank come l’Aspen Institute, un istituto di formazione per “giovani” leadership con sede a Washington, nel cui comitato esecutivo egli siede insieme a Romano Prodi, Mario Monti, Gianni Letta, Giuliano Amato, Giulio Tremonti… C’è anche Jean-Paul Fitoussi! Insieme a Giulio Tremonti poi è anche nel comitato scientifico della Fondazione Justus, e poi è nel consiglio scientifico della Fondazione Icsa, è Presidente della Fondazione Ugo La Malfa… Insomma.. non sembra un rivoluzionario! Ciononostante, ci sono due eurocrati ai quali Paolo Savona proprio non va giù: Mario Draghi e Ignazio Visco. Se l’è lasciato scappare persino Matteo Renzi: “Draghi e Visco vedono Savona come il fumo agli occhi”, parole sue! Il capo della BCE, racconta Lettera 43, avrebbe travolto con un turbine di telefonate sia il Quirinale che Berlino, Parigi e Bruxelles, pur di riuscire a fermare la nomina di un antico avversario verso il quale persistono vecchie ruggini. Visco invece, durante l’incontro con il premier incaricato Conte, al posto di Savona avrebbe sponsorizzato il direttore generale di Bankitalia Rossi. Più che di questioni di alta finanza internazionale allora, si tratterebbe di beghe tutte italiane. Invece, l’amministrazione USA con Savona sembra avere un certo feeling: Steve Bannon, consigliere di Trump, in questi giorni in Italia, ha speso per lui parole entusiaste. I giochi di potere dietro alla nomina di Savona, insomma, si infittiscono. E pensare che Giuseppe Conte avrebbe forse potuto giocarsi il jolly. Ce lo spiega Ugo Mattei, nell’intervista di ieri su Byoblu.

Il Presidente incaricato è un potere costituzionale dello Stato, ha ricevuto l’incarico. Nel momento in cui è Presidente incaricato ha le facoltà dei poteri costituzionali. In questo caso avrebbe potuto uscire autonomamente senza il parere di Salvini, senza il parere Di Maio, senza il parere di nessuno, andare di fronte alla Corte Costituzionale e sollevare un bel conflitto di attribuzione. Dire: «Io sono un Presidente incaricato, voglio poter decidere, avere l’ultima parola sul Ministro Savona. Il Presidente della Repubblica dice che quel potere ce l’ha lui: questo è un conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato, c’è un organo demandato ai sensi l’articolo 136 della Costituzione (che è la Corte Costituzionale), la Corte Costituzionale stabilisce il confine tra i due poteri.

Ma quali sono i poteri invisibili che si muovono dietro alla partita dello scontro di potere che dalla guerra dei dazi, passando per la formazione del Governo italiano, in queste ore si sta consumando? Lo abbiamo chiesto a Gioele Magaldi, che di queste cose… se ne intende!

È evidente che è in gioco una guerra vera e propria tra circuiti massonici. La massoneria di cui stiamo parlando è… si tratta di circuiti sovranazionali che hanno basi americane, inglesi, francesi, italiane, russe, cinesi. Cioè, sono dei network sovranazionali. Qualcuno ha detto di recente, ha ricordato di recente che il più grande protagonista, non per caso il nemico numero uno di Paolo Savona e anche di questo Governo – con o senza Paolo Savona -, cioè di un Governo Lega/5 Stelle che vada a ridefinire i rapporti Italia/Europa è Mario Draghi, il quale è affiliato a ben cinque super logge. E sono super logge importanti. Si va da… chiaramente, insomma, dalla “Pan-Europa”, la “Compass Star-Rose “. C’è la “Three Eyes” che chiaramente è stata la grande protagonista della svolta neoliberista degli anni ’70, che continua ad avere molta forza. Il veto a Savona è un veto che Mattarella ha incaricato il massone aristocratico Cottarelli, un uomo che possiamo tranquillamente ascrivere alla filiera di Massoni reazionari che da Mario Monti in poi ha cercato di ulteriormente devastare l’economia, la società italiana. E lo ha fatto su istigazione di due vasi – diciamo – ben più pesanti di un vaso di coccio e cioè i massoni Ignazio Visco e Mario Draghi che odiano profondamente, per ragioni molteplici, Paolo Savona. Viceversa i massoni progressisti guardano con grande favore a un Governo con queste intenzioni. E cioè le intenzioni di andare a negoziare, finalmente, in “un’Europa più forte e più equa” – come ha detto Paolo Savona -. Visco pure appartiene a una super loggia. Il riferimento di Visco è la “Edmund Burke”. Questa ripresa di forza della massoneria progressista è imperniata su una super loggia di cui ho fatto parte anch’io (poi andando per una mia strada e rimanendo poi in buoni contatti), che è la “Thomas Paine” (la più importante, la più antica delle Ur-Lodges progressiste). E poi c’è un’altra importante Ur-Lodge progressista “Dimat”, molto vicina al mondo cattolico, che è la “Joannes”. C’è un mondo massonico cattolico, in questo momento, che è saldamente… Progressista. Progressista! Questi massoni progressisti avevano e hanno intatte delle leve importanti che era ora che fossero utilizzate. Sono utilizzate: la guerra è in corso e adesso ci divertiremo! Vorrei suggerire al cittadino medio che deve percepire i massoni progressisti come i migliori alleati che ha a disposizione in questo contesto storico per poter riuscire a scardinare questa cattiva globalizzazione e questa cattiva governance dell’Europa che, effettivamente, ha arrecato all’Italia dei danni economici e sociali gravissimi. Rendere l’Europa un luogo in cui la democrazia e l’interesse popolare siano sovrani. Dove non siano tecnocrati, per conto di gruppi sovranazionali neo-aristocratici a dettare legge. Quando la gente se la prende coi massoni, sappia che i massoni con cui se la deve prendere sono quelli contro-iniziati, cioè che sono andati contro i princìpi della massoneria. Peraltro in Italia, anche le logge – come dire – ordinarie, non quelle dei circuiti sovranazionali giurano… tra i giuramenti iniziatici c’è da giurare sulla Costituzione italiana, di rispettarne lo spirito e la lettera. Quindi, se c’è qualcosa – come dire – di chiaro è che nessun massone, se si attiene ai princìpi massonici e ai suoi giuramenti può venir meno alla Costituzione e alle leggi che ad essa si ispirino.

BREXIT? REFERENDUM DA RIFARE: PAROLA, E SOLDI, DI SOROS

In questi giorni gli italiani hanno amaramente imparato, a proprie spese, come la democrazia e la volontà popolare finiscano spesso in subordine rispetto ai desideri di chi conta davvero. Ma lo sconforto che abbiamo provato noi, nel vedere disprezzate le nostre scelte elettorali ad opera di un dignitario straniero, non è purtroppo un caso isolato. C’è, insomma, chi sta peggio: gli inglesi ad esempio, che hanno votato “sbagliato” optando per la Brexit, e quindi ora c’è chi pretende di farli votare di nuovo finché non azzeccano il voto “giusto”. E questo qualcuno è nientemeno che George Soros, ovvero il miliardario specializzato nell’usare le proprie sostanziose fortune per influenzare le opinioni pubbliche recalcitranti in giro per il mondo. Soros ha appena finanziato Best For Britain, un’organizzazione che non si rassegna alla volontà popolare e si prefigge appunto di ripetere il referendum Brexit sperando in un risultato diverso.
Del resto, Peter Sutherland (ex Goldman Sachs, British Petroleum e Alto Commissario Onu per l’immigrazione), il giorno dopo del referendum l’aveva detto chiaro e tondo: “In qualche maniera, questo risultato… deve essere ribaltato!” Siamo certi che ciò non accadrà, ma se dovesse succedere, i cittadini inglesi potrebbero sempre rìconfermare la loro decisione forte e chiara. Così anche loro, come il popolare hashtag Twitter, potrebbero dire… “salutace a Soros”!

LIBIA: LA FRANCIA FA L’ASSO PIGLIATUTTO

I giornali ne hanno doverosamente parlato: si è svolto a Parigi l’incontro organizzato dal Presidente Macron con Haftar e Serraj, i leader delle due controparti con cui la Francia cerca di avviare un dialogo per la pace in Libia. Quello che non ci hanno però troppo raccontato, è che all’incontro non erano presenti solo i tre personaggi menzionati, ma anche delegati di altri 20 paesi e ben 4 organizzazioni internazionali. Tra questi, l’Italia non c’era: presente solo la nostra ambasciatrice a Parigi.
Eppure stiamo parlando della Libia, Paese dove l’Italia vantava grandi interessi commerciali e non solo petroliferi. La guerra del 2011, voluta fortemente da Gran Bretagna e Francia, ci ha scippato di tutto lasciandoci alle prese con gli scafisti. Ora, nel momento cruciale in cui si dovranno decidere gli assetti futuri, stiamo lasciando campo libero a Macron: che a parole sarà anche un grande europeista, ma nei fatti tiene ben presenti gli interessi della Francia. D’altronde, non è certo colpa di Macron se i governi italiani, ormai da molti anni, hanno adottato la tecnica tutta francese del laissez faire.

IL PADRONE DEL CIBO DI TUTTI

La nascita del padrone mondiale del cibo si avvicina a grandi passi. Occorrerà il permesso degli antitrust di mezzo mondo, ma d’altronde stiamo parlando della fusione di due gruppi che rappresentano, da sempre, l’emblema delle multinazionali globali: Bayer e Monsanto. Anche il Dipartimento alla Giustizia di Washington, un anno dopo la Commissione Europea, ha approvato pochi giorni fa la fusione da 66 miliardi, che darà vita al colosso mondiale nel settore dell’agrochimica. Quella che nascerà sarà una realtà inquietante, che dominerà il mercato delle sementi, dei pesticidi, della produzione agricola di tutto il mondo. E, diciamolo francamente, Bayer e Monsanto non sono note per il loro approccio sostenibile, rispettoso della biodiversità e del lavoro dei contadini: la Monsanto è stata addirittura accusata di “ecocidio” e crimini contro l’umanità. Non appena otterrà il via libera dagli antitrust rimanenti, Canada e Messico, la multinazionale che nascerà avrà in mano il monopolio completo e globale del cibo di sette miliardi di persone.

CAR SHARING: ARRIVA LA GENERAZIONE SENZA AUTOMOBILE

Un’auto su quattro è a noleggio: il numero è sorprendente, e rivela come nel car sharing il futuro sia ormai arrivato. Il dato è di un centro studi di Confindustria, che ha analizzato noleggio veicoli a lungo termine, rent-a-car, car sharing, e ha scoperto che sulle nostre strade ne circolano oltre un milione, con un trend di immatricolazioni annuale al 22%. Perché questa è una buona notizia? Perché l’uso a noleggio, e meglio ancora quello condiviso dell’automobile, è sostenibile: l’auto in car sharing elimina dalle strade circa 10 vetture private, e la città guadagna spazio da destinare alla mobilità pedonale, alle biciclette oppure al verde. Oltre ad abbattere il consumo delle materie prime necessarie alla costruzione di un mezzo privato, che per la maggior parte del tempo se ne resterà fermo in un parcheggio. L’auto si avvia a non essere più uno status symbol: per i nativi digitali i beni irrinunciabili sono altri, sono quelli che servono per restare sempre connessi. Ci avviamo a vedere l’avvento di una generazione mobile… ma senza automobile.