ORGOGLIO POPULISTA – ControRassegna Blu #13

byoblu.com  5 giugno 2018

Ecco la nuova edizione della Controrassegna Blu, la rassegna stampa di Byoblu: le notizie che i radar dell’informazione mainstream non rilevano. Solo su Byoblu.

Le prime reazioni alla presentazione del governo Conte al Senato? Molte prevedibili, alcune sorprendenti. Nel discorso più lungo della storia della Repubblica, qualcuno nota l’assenza di riferimenti alla scuola (anche se si è parlato di ricerca) e alle infrastrutture (anche se si è parlato di appalti); e mentre Carlo Freccero, in studio a La7, mormora “è la prima volta che succede…”, dall’opposizione si bolla il discorso come noioso e banale, per Brunetta persino preoccupante. Renzi invece, forse per far dispetto a Martina, in aula lancia l’applauso sul punto della fedeltà alla Nato, per poi decretare che “Conte piacerà agli italiani”. Durante le dichiarazioni successive, un brivido di inquietudine percorre gli scranni del Senato, quando il senatore Monti, tetro, vaticina: “Non è escluso che l’Italia in futuro possa subire l’umiliazione della troika”. E poi dicono che quelli filo-russi sono gli altri! Alberto Bagnai ricorda che “ci vorranno comunque sedici anni per tornare ai livelli pre-crisi”. Nicola Morra soddisfatto nota che nella comunicazione di Governo siamo passati dai Jalisse ai grandi della letteratura russa. Ed è un passo avanti. Poi c’è Oscar Farinetti, patron di Eataly che, con una giravolta degna di un acrobata, sentenzia: “Ora tifo per questo governo, Renzi ha sicuramente sbagliato qualcosa!” Chissà… forse si riferisce agli opachi appalti per l’Expo? Ma il vero Oscar (non Farinetti) va ad Emma Bonino, decisamente “attapirata”, che tuona: “È il più grave attacco nella storia della nostra Repubblica alla democrazia rappresentativa, alla Costituzione, all’ordinamento liberale”. D’altronde, non per niente si scrive Bonino ma si legge… George Soros. E perfino Quagliariello in aula, emissario di Berlusconi, dice che, piuttosto che fare opposizione e trovarsi così dalla parte di Soros, preferisce votare la fiducia.

Giuseppe Conte ha appena presentato il programma del nuovo governoa al Senato: che impressione ha fatto?  Lo abbiamo chiesto ad alcune persone che conoscete bene. Sentiamo…

Diego Fusaro

Conte ha rivendicato l’etichetta, sprezzantemente impiegata dai signori del mondialismo e dai padroni del discorso cosmopolita, l’etichetta di populista: essere populistici, ci suggerisce Conte, in ciò rappresentando gli interessi del servo precarizzato significa difendere l’interesse nazionale popolare legato al mondo della vita più immediata: salari, diritti sociali, tutele basiche, tutto ciò che i signori del mondialismo, il Governo precedente che li rappresentava hanno completamente trascurato a beneficio degli interessi contrari a quelli del popolo e connessi, invece alle attività finanziarie legate al “Più Europa”, al “Più globalizzazione”, al “Più libero mercato deregolamentato”. Le parole di Conte sono di buon auspicio. Ci segnalano che, in qualche modo, il cosiddetto “Governo del cambiamento” – almeno nelle parole – qualcosa sta cambiando. La rotta è stata variata: si sta producendo quella che i velisti chiamano la “strambata”, ossia la brusca virata con cui s’inverte la direzione di marcia.

Alessandro Gilioli

Cinque anni fa il suo discorso al Senato Renzi aveva citato soltanto Gigliola Cinquetti, mi pare. Questo ha citato Dostoevskij o Ulrick Beck come se niente fosse, ma almeno in questo non si può negare che l’abbia stracciato. Per il resto mi sembra che – prima di tutto – sia un avvocato (e questo già lo sapevamo), però un avvocato proprio nel senso che misura le parole, che sa fare un po’ slalom fra assertività e prudenza, che non è arrogante, ma nello stesso tempo non è timido. Non ha dato tempistiche e non ha nemmeno detto dove andrà a prendere i soldi, dove… come arriveranno le famose coperture. Ma da qualche parte i soldi li deve prendere. Sui migranti è stato anche abbastanza sfumato. Non ha parlato di deportazioni di 500.000 clandestini (come diceva Salvini). E poi bisognerà vedere se ci sarà un’opposizione perché al momento non sembra proprio pervenuta. E questo forse è un po’ un problema di democrazia. Dove c’è un Governo è bene che ci sia anche un’opposizione.

Enzo Pennetta

La vera fiducia – a mio parere – è la conquista dal punto di vista personale. Nessuno conosceva ancora Giuseppe Conte come persona, come politico che si propone davanti a dei soggetti, degli interlocutori. Lo fa mostrando capacità e autorevolezza e nessuna soggezione per la situazione e per il nuovo tipo di ruolo. E poi la rivoluzione. C’è una rivoluzione copernicana. Quello che succede è che al centro della politica non c’è più il Dio mercato (e questa è veramente la grande rivoluzione): c’è la persona, ci sono i cittadini, si torna a parlare un discorso che sembrava ormai tramontato per sempre.

Sebastiano Caputo

Giuseppe Conte si è dimostrato tutt’altro che quel “pupazzo” – come lo avevano detto in molti giornali – in mano a Luigi Di Maio e a Matteo Salvini, ma si è dimostrato un uomo estremamente coraggioso che non ha paura delle reazioni dei suoi detrattori, ma anche anche di chi lo ha portato alla Presidenza del Consiglio. Giuseppe Conte è il volto presentabile di questa ideologia populista ed è colui che dovrà – nei prossimi mesi – tenere salda l’alleanza di governo tra Movimento 5 Stelle e Lega, visto l’atteggiamento mediatico di questi giorni, ma sicuramente dei mesi a venire perché si farà di tutto per metterli gli uni contro gli altri.

Pietro Salvatori

Se volessimo dare un titolo al discorso di Conte lo potremmo intitolare “Il portavoce”. Nel senso che Conte non ha fatto altro per 72 lunghissimi minuti di discorso di fare un po’ la parafrasi di quello che è il contratto di governo tra Lega e Movimento 5 Stelle creando pochissimi momenti di empatia con la stessa maggioranza di Governo. Un’immagine di lui tra Di Maio e Salvini: questo strano triunvirato di Governo del quale – appunto – per il momento lui si fa portatore di quel che è stato scritto da altri.

Tiziana Alterio

Forse sono maturi i tempi perché la politica ritorni a mettere al centro delle scelte l’uomo, non sia più succube e, in certi casi, complice dei diktat di Bruxelles o della grande finanza, delle banche o delle grandi multinazionali.

Giulietto Chiesa

Giuseppe Conte è entrato dignitosamente nel ruolo di primo Premier della Terza Repubblica. Ha detto: «Populisti e anti-sistema ci avete avete chiamato? Sì, certo! Lo siamo! Lo rivendichiamo se questo significa andare dietro e incontro alla domanda del popolo». È stato l’applauso più lungo dei 40 circa di cui la maggioranza lo ha gratificato e incoraggiato. Ma anche sulla questione della immigrazione: Conte è stato molto esplicito e chiaro: «Noi non siamo razzisti, ma la politica dell’immigrazione che ci ha preceduto… le politiche sono state tutte fallimentari, sia quella italiana che quella europea. Sull’Europa rispetteremo i vincoli. Sappiamo che questi vincoli sono molto forti» (anche la frase è molto forte), ma ha aggiunto: «Siamo molto fiduciosi sulla nostra nostra forza negoziale. La nostra linea per cambiarli sarà a vantaggio dell’Europa» (visto che l’Europa non ne può fare a meno) e qui ha citato addirittura le parole di Paolo Savona «Per farla più forte e più equa». In politica internazionale il punto, sicuramente, più debole di tutta l’impostazione di questa maggioranza di Governo ha confermato la piena, plateale, esplicita appartenenza all’Alleanza atlantica, con gli Stati Uniti come alleato privilegiato. E ha aggiunto: «L’apertura verso la Russia senza più sanzioni». Essendo evidente che è difficile dire come riuscirà questo Governo (non lui, ma questo Governo) a tenere la rotta come… difficile come questa con un’Alleanza atlantica in palesi difficoltà, in palesi divisioni e con una tensione mondiale in crescita.

La ricetta di Soros: pagate l’Italia per tenersi i migranti

“E’ andato tutto storto!”, così ha esclamato George Soros qualche giorno fa a Parigi. Elencando tutte le minacce ai progetti a lui più cari, come il Brexit, le iniziative di Trump, il referendum e le elezioni italiane, il miliardario conclude che l’Europa è “in una crisi esistenziale”. A tal punto è stimato, in certi ambienti, l’uomo che distrusse la lira nell’ormai lontano 1992, da invitarlo -a governo appena nominato- al Festival dell’Economia di Trento: tale presenza ha suscitato le ire di molti, inclusa l’Associazione Italia-Israele che lo definisce “uno speculatore privo di scrupoli e moralità”.
Ma George Soros non se ne preoccupa. Con la sua Open Society finanzia molte delle ONG coinvolte nella questione migranti, e quindi si sente in dovere di proporre la sua ricetta. Questa: secondo lui gli italiani avrebbero votato il governo gialloverde a causa del problema immigrazione, e dato che l’Europa rifiuta di redistribuire le quote, sarebbe sufficiente pagare l’Italia per i migranti che arrivano. I soldi dovrebbero insomma ovviare al fastidio provocato dai cittadini italiani, che votano in modo sgradito, incoraggiandoli a tenersi i migranti che spetterebbero a tutta l’Europa. Per finire, Soros si è detto anche molto preoccupato per l’influenza che la Russia di Putin avrebbe sul governo italiano. In tutto ciò, consola la reazione dei trentini all’intervento dell’illustre miliardario: la piazza col maxischermo è rimasta desolatamente vuota.

La Polizia tedesca arriva al Brennero

Dopo gli ultimi avvenimenti, legati anche alle elezioni italiane, la tensione in Europa si taglia ormai col coltello. I giornali riportano che “Austria e Germania rafforzano i controlli ai confini”, per fermare un eventuale afflusso di immigrati dall’Italia verso le loro frontiere ormai da tempo sigillate, ma la realtà è un po’ diversa. Come raccontano invece i giornali tedeschi, si tratta di un vero accordo che prevede che la Polizia tedesca entri in territorio austriaco e si spinga fino al Brennero per collaborare con i colleghi inviati da Vienna. In pratica, al nostro confine nord ci saranno Polizie di entrambi i Paesi, di cui uno non confinante: un vero spiegamento di forze europeo per fermare i flussi. La notizia della Germania che si spinge fino al Brennero, seppure mantenuta sottotraccia, ha destato non poche inquietudini tra i cittadini e sui social.

L’Europa ama l’esotico, e il Cile ha sete

I consumatori italiani sono sempre più sensibili alla provenienza del cibo, malgrado il braccio di ferro con l’Unione Europea che ha tolto dalle etichette gli stabilimenti di produzione. Questo vale in particolare per i prodotti ortofrutticoli: nel Paese più ricco del mondo come varietà di frutta e verdura, non ha davvero senso importare prodotti da tutto il pianeta solo per gustare un frutto esotico o fuori stagione. Non ha senso, e spesso ha conseguenze drammatiche che neppure noi sospettiamo: come quello che sta accadendo in Cile. A causa della passione europea per l’avocado, frutto che certo non prospera alle nostre latitudini, e della sua conveniente coltivazione, ci sono villaggi cileni che combattono contro una ormai cronica carenza d’acqua. Le grandi multinazionali dell’agroindustria stanno infatti illegalmente distruggendo le riserve d’acqua per alimentare i campi, i fiumi sono letteralmente prosciugati e gli abitanti costretti a rifornirsi di acqua con le autobotti. Gli unici che possono aiutarli? Siamo noi: controllando sempre che i prodotti che acquistiamo siano a km zero, o almeno tutti italiani.

Il “lievito madre”, una speranza per la Melegatti

Forse avrete sentito la triste notizia sulla Melegatti. L’azienda italiana che ha inventato il pandoro, nell’ormai lontano 1894, ha definitivamente chiuso i battenti. Stavolta non si è trattato né di crisi né di speculazioni straniere, ma semplicemente di una gestione dissennata che ha portato al fallimento. Inutile è stata anche la mobilitazione nazionale dello scorso Natale, per tentare il salvataggio con l’acquisto collettivo di pandori. Ma in questi giorni una notizia da Verona ha commosso il web: gli ex operai della Melegatti hanno chiesto e ottenuto di poter entrare ogni giorno nello stabilimento per mantenere in vita il lievito madre utilizzato nella produzione del pandoro, un lievito amorevolmente curato fin dalle origini. Un bel gesto di speranza che ha indotto molti cittadini alla mobilitazione: tantissimi si sono attivati sui social, molti chiedendo al nuovo governo di intervenire per quello che è ormai sentito come un retaggio nazionale, altri addirittura per organizzare una raccolta fondi e riaprire l’azienda insieme agli operai. Chissà, forse la lunga storia del pandoro italiano non è finita qui.