Bcc, ecco che farà il governo e cosa borbottano Iccrea e Cassa centrale

 startmag.it 7.6.17

Le parole del premier Giuseppe Conte sulle Bcc (Banche di credito cooperativo), le indiscrezioni sui progetti dell’esecutivo, i primi commenti degli addetti ai lavori, le reazioni non collimanti di Federcasse-Confcooperative e Iccrea-Cassa centrale, gli scenari incerti sulle risorse necessarie alle capogruppo in fieri e il dialogo non troppo sereno fra Banca d’Italia e Banca centrale europea. L’approfondimento di Michele Arnese

Subbuglio in casa delle Banche di credito cooperativo (Bcc) dopo le parole di ieri del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha accennato a modifiche normative in cantiere nell’esecutivo sulla riforma degli istituti attuata dagli ultimi due governi con gli auspici anche della Banca d’Italia. Le reazioni delle associazioni e delle centrali delle Bcc sono tutt’altro che favorevoli dopo l’annuncio di Conte.

Ecco il punto della situazione con le parole del premier, le analisi degli esperti, le indiscrezioni e i commenti di Federcasse, Confcooperative, Cassa Centrale e Iccrea.

LE PAROLE DI CONTE

«Stiamo maturando la valutazione di distinguere tra banche che erogano credito e sono fortemente caratterizzate a livello territoriale e banche di investimento più votate alla speculazione», ha detto ieri il premier riprendendo l’idea di un ritorno alla versione della Glass-Steagall Act all’italiana in vigore dal 1936 al 1993, così come definita nel contratto di programma fra Movimento 5 Stelle e Lega. Conte ha anche aggiunto di voler rivedere i recenti interventi in materia di popolari e bcc, «in particolare per quelle più legate al territorio», ma senza approfondire tempi e modi degli interventi. Le due riforme sono già in stato avanzato.

L’INIZIATIVA DELLA LEGA

Le parole di Conte si pongono di fatto nel solco di una mozione parlamentare presentata all’inizio della legislatura da parte della Lega di Matteo Salvini. “Si stima che le banche di credito cooperativo saranno costrette a reperire nuovi capitali in misura pari a circa 700 milioni di euro per il gruppo Cassa centrale e 1,8 miliardi per il gruppo Iccrea, o a ridurre sensibilmente l’offerta di credito”, è’ uno dei passaggi salienti dell’atto ispettivo presentato al Senato dal gruppo della Lega, con la firma in primis di Matteo Salvini, Alberto Bagnai e Armando Siri. Obiettivo dell’iniziativa della Lega? Stoppare la riforma delle Bcc varata dal governo Renzi con gli auspici e le attese di Bce e Banca d’Italia. L’atto punta alla “sospensione dei termini entro i quali dovranno essere costituiti i gruppi bancari cooperativi” (qui la mozione integrale presentata dalla Lega di Salvini e firmata anche da Giancarlo Giorgetti).

LE INDISCREZIONI

Ma a che cosa mira davvero l’esecutivo, Secondo quanto scritto oggi da MF-Milano Finanza, si punta a porre dei paletti: “Tecnicamente il governo potrebbe fissare delle soglie di possesso azionario come avveniva per le vecchie banche popolari, prevedendo il congelamento dei diritti patrimoniali per chi le superi”.

LA RICOSTRUZIONE DI MF

Secondo diversi legali consultati da MF-Milano Finanza però una mossa di questo genere rischierebbe di innescare una pericolosa sequenza di contenziosi: “Gli investitori entrati nel capitale dopo la trasformazione in spa avrebbero infatti buon gioco nell’intentare causa alla banca per lesione di diritti di acquisiti. Un altro rischio è che, limitando la contendibilità, il provvedimento limiterebbe anche la liquidità dei titoli e renderebbe un eventuale investimento meno appetibile”.

LA POSIZIONE DI CONFCOOPERATIVE E FEDERCASSE

Una nota congiunta di Federcasse e Confcooperative assicura «l’apporto costruttivo alla migliore definizione possibile di eventuali nuovi assetti normativi». Nella sostanza i presidenti di Federcasse (l’Associazione Nazionale delle BCC e Casse Rurali), Augusto dell’Erba, e della Confederazione delle Cooperative Italiane, Maurizio Gardini, dicono in sostanza: la riforma deve andare avanti, niente moratoria di 18 mesi, se proprio il governo insiste parliamone in modo costruttivo

I GIUDIZI DI CASSA CENTRALE E ICCREA

Più preoccupate le reazioni di Cassa Centrale e Iccrea. Entrambe infatti hanno già inviato l’istanza di costituzione del gruppo bancario alla Bce e a Banca d’Italia. «Chiediamo con urgenza un incontro con il presidente del Consiglio affinché possa chiarirci meglio la posizione del governo, rappresentandogli al contempo i rischi per l’economia locale derivati dallo slittamento della riforma», ha commentato il presidente di Cassa Centrale, Giorgio Fracalossi. Sulla stessa linea il gruppo Iccrea, per il quale le dichiarazioni del premier «destano preoccupazione», sottolineando come la riforma intenda «sostenere pmi e le famiglie nei territori».

IL RAPPORTO FRA BANCA D’ITALIA E BCE

Ma che cosa si dice in Banca d’Italia e nella Bce? Nei giorni scorsi Alessandro Barbera e Gianluca Paolucci sulla Stampa hanno scritto: “Le voci che filtrano da Banca d’Italia e Banca centrale europea raccontano di problemi nel dialogo fra le due istituzioni. La ragione è intuibile: la prima vigila le piccole banche che devono aggregarsi, la seconda ha il compito di stabilire quanto forte dovrà essere il gruppo che verrà costituito, perché a quel punto i nuovi soggetti diventeranno “rilevanti” e dunque sottoposti ai controlli di Francoforte”.