Eurofidi paga per uscire dal processo

Andrea Giambartolomei lo spiffero.com 6.7.17

Stamattina la società ha chiesto al tribunale di poter patteggiare la pena versando 40mila euro. La procura ha ribadito la richiesta di rinvio a giudizio per l’ex ad Giotti

Eurofidi vuole patteggiare. Stamattina l’avvocato Anna Ronfani ha formalizzato la richiesta della società (partecipata dalla Regione Piemonte ora in liquidazione) e ha proposto al tribunale di Torino il pagamento di una sanzione da 40mila euro, soglia vicina al minimo previsto, per uscire dal procedimento che vede sotto accusa l’ex amministratore delegato e direttore generale Andrea Giotti, accusato di false comunicazioni sociali e ostacolo alla vigilanza per i bilanci del 2013 e del 2014. Nei confronti di quest’ultimo il sostituto procuratore Ciro Santoriello ha chiesto il rinvio a giudizio, a cui si è opposto l’avvocato difensore Luigi Giuliano. Su tali questioni il giudice Edmondo Pio prenderà una decisione il prossimo 6 luglio.

Si tratta dell’ultimo tassello rimasto in piedi dell’inchiesta nata dalla crisi dell’ente che forniva garanzia finanziarie alle imprese del Piemonte, poi posto in liquidazione nel 2016. A livello penale l’unico responsabile di tutto lo scatafascio potrebbe essere Giotti. Come emerge dalla richiesta di archiviazione formulata dalla procura nei confronti di 19 persone tra componenti del consiglio d’amministrazione e del collegio sindacale, le testimonianze “hanno consentito di acclarare come la gestione della società Eurofidi fosse fortemente accentrata in capo all’amministratore delegato nonché direttore generale”, cioè Giotti, che ha lasciato la carica il 27 novembre 2014, quando la situazione finanziaria della società era critica, ma prima che precipitasse.

Secondo la procura, soltanto a lui è imputabile la falsificazione dei dati del bilancio perché agli altri 19 indagati non sono state riconosciute responsabilità operative, né omissioni. Ad esempio, gli altri componenti del cda erano rappresentanti di enti e soci che avevano “un’attenzione piuttosto blanda”, persone che spesso cambiavano, non avevano competenze specifiche né una retribuzione per il compito svolto. Per il pm sono stati comunicati dati falsi alla Banca d’Italia, come risulterebbe dal resoconto dell’audit interno effettuato nel gennaio 2014 “nel quale emergeva l’inefficacia della controgaranzie richiesta da Eurofidi al Fondo centrale di garanzia”. Da quel documento si sarebbe dovuto capire le irregolarità all’interno del confidi. Tuttavia, secondo la difesa di Giotti, quell’atto dell’audit interno era noto a molte persone perché era stato discusso per due volte dal comitato costituito da due componenti del cda e dal presidente dei sindaci della società, e poi dallo stesso Cda. Inoltre l’avvocato Giuliano si chiede come sia possibile che Giotti, uscito dalla società a fine 2014, possa essere ritenuto responsabile del bilancio di quell’anno approvato mesi dopo la sua partenza.