Popolare Sondrio e Popolare Bari, che cosa cambierà dopo le parole del governo Conte?

 startmag.it 7.6.17

Le parole del premier Giuseppe Conte, le prime reazioni, la recente sentenza della Consulta, il commento di Assopopolari e gli scenari per Popolare di Sondrio e Popolare di Bari che devono ancora trasformarsi in società per azioni (spa). Il punto sul mondo delle banche popolari

«Sicuramente ci sarà la revisione dei provvedimenti sul credito cooperativo e sulle banche popolari, soprattutto per quelle più integrate sul territorio, per recuperare la loro funzione che aiuta molto il tessuto produttivo quello meno visibile, quello delle Pmi».

Sono le parole testuali pronunciate ieri in Parlamento dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Subito sono partite domande fra gli addetti ai lavori: che cosa ha davvero in mente il governo? Che cosa può e vuole fare in particolare sulle banche popolari dopo che la Consulta ha dato il via libera alla riforma Renzi-Boschi e ai regolamenti della Banca d’Italia? E che cosa pensano le banche del settore? Rumors parlano della possibilità che l’esecutivo pensi a togliere l’obbligatorietà di trasformarsi in spa alle due popolari “nel limbo” ossia Popolare di Sondrio e Popolare di Bari.

Ecco tutti i dettagli.

LA REAZIONE DI ASSOPOPOLARI

Il presidente di Assopopolari, Corrado Sforza Fogliani, da sempre contrario alla riforma, è soddisfatto anche se ha spiegato: «Non è detto che si voglia ridare la possibilità di tornare indietro alle banche che si sono trasformate in Spa, il rischio sul mercato va ponderato. Sarebbe già molto togliere l’obbligatorietà di convertirsi alle due che sono riuscite a non farlo», ossia la Popolare di Sondrio e la Popolare di Bari.

IL COMMENTO DI SFORZA FOGLIANI

“Non mi meraviglia che vogliano valorizzare le banche di territorio. Corrisponde ai presupposti politici e ideologici, soprattutto della Lega, e che già compaiono nel contratto di governo che hanno stipulato coi 5 Stelle”, ha aggiunto il presidente di Assopopolari, Corrado Sforza Fogliani, alle indicazioni del premier Giuseppe Conte che alla Camera ha preannunciato “una revisione dei provvedimenti sul crediti cooperativo e sulle banche popolari”.

LE CRITICHE ALLA RIFORMA RENZI

“Saluto di buon grado queste parole perché la riforma Renzi ha rovinato non solo le banche popolari, che si sono dovute trasformare in Spa, ma soprattutto le piccole e medie imprese che ricevono il credito dalle banche del territorio”, ha aggiunto Sforza Fogliani all’Ansa sottolineando che la riforma del governo di Matteo Renzi “non ha finito di esercitare i suoi effetti perche’ obbliga chi cresce, anche per linee interne, sopra gli 8 miliardi, a trasformazioni in Spa e impedisce cosi’ alle popolari di crescere”.

LA QUESTIONE DELLA OBBLIGATORIETA’

Interpellato sulle possibili misure del governo Conte Sforza Fogliani ha osservato che “non è detto che si voglia ridare la possibilità di tornare indietro alle banche che si sono trasformate in Spa, il rischio sul mercato va ponderato. Sarebbe già molto togliere l’obbligatorietà di convertirsi alle due che sono riuscite a non farlo”, ossia la Popolare di Sondrio e quella di Bari.

FRA BCC E POPOLARI

“La riforma Renzi è stata ancora peggio per le Bcc – riprende – tutte toccate, e non solo le grandi, e obbligate ad aderire a una holding o all’altra: vuol dire uccidere l’indipendenza della banche di credito cooperativo”.