Btp e spread, fuggire dai titoli italiani o mantenere i nervi saldi?

 startmag.it 8.6.17

Il Taccuno di Polillo fra mercati e politica su Btp, spread e dintorni

E’ un paradosso tutto italiano. Il Fatto quotidiano, sponsor della prima ora del Movimento 5 stelle, che invita alla diserzione. Il Sole 24 ore che predica la calma di fronte ai rischi di un’improbabile crisi finanziaria. Scrive Beppe Scienza, sul blog del giornale di Marco Travaglio (ma dov’era Peter Gomez?), un pezzo dal titolo: “Euro e spread, investimenti rifugio per risparmiatori preoccupati”. Ed ecco allora i consigli: se proprio Bot e Cct vi sono antipatici, pensate a conti in franchi svizzeri o in dollari, ma attenti agli scherzi delle relative Banche che tentano di rifilarvi titoli pattume. Se nemmeno questo vi va bene, prelevate il contante e mettetelo in una cassetta di sicurezza. E’ il consiglio della Bundesbank per i suoi clienti. La Banca d’Italia, invece, storce il naso. Solo che la prima “ha a cuore l’interesse dei cittadini, mentre l’omologa italiana quella de banchieri”. Il piatto è servito.

Completamente opposta la posizione di Ken Fisher, fondatore di Fisher Investiments e columnist di varie testate, tra cui il Financial Times, neo collaboratore del giornale di Confindustria. Il titolo del suo intervento è più evocativo che non si può: “Mercati, perché l’Italia non rischia una crisi del debito”. Seguono le necessarie spiegazioni tese a tranquillizzare. Vedendo la situazione dall’estero, l’Italia appare quella che è: un mercato periferico con qualche acciacco ed alcune virtù. Il suo debito sovrano è, indubbiamente, elevato. Gli spread, specie negli ultimi giorni, sono stati irrequieti. Ma da qui a prospettare situazioni di crisi ce ne corre. Basta stracciarsi le vesti guardando ai differenziali rispetto al bund tedesco. Questo indicatore è sempre meno significativo.

Bisogna invece guardare al mercato americano che vale 15 volte quello europeo: 15,8 mila miliardi, contro 1,1. I rendimenti dei titoli italiani sono più o meno identici a quelli che paga il Tesoro del più forte Paese Occidentale. Dov’è lo stress, che precede il possibile dissesto?

Naturalmente i tassi, dopo la fine annunciata del quantitative easing possono aumentare. Ma il debito italiano è protetto da una scadenza media del portafoglio che si avvicina ai 7 anni. Prima di avere un contagio pernicioso ce ne vuole. Il peso degli interessi sulle entrate fiscali complessive è solo pari al 14 per cento, quando negli anni ’90 aveva sfiorato la soglia del 40 per cento. Quindi i margini ci sono, per dormire sonni relativamente tranquilli. Ed allora, ecco il consiglio: “Comprate azioni italiane e fatelo prima” che la paura di una possibile crisi finisca, facendo rialzare i relativi corsi.
Non c’è che dire: un mondo alla rovescia.

Nel breve periodo, tuttavia, è tutta un’altra storia. La paura, che Ken Fisher tenta di esorcizzare, rimane. In apertura la Borsa aveva guadagnato 1,12 per cento, sulla chiusura di ieri. Poi una lenta ma continua discesa. Simmetrico l’andamento dello spread, che diminuisce fino a metà mattina, per poi crescere gradatamente. Alla fine la borsa chiude, un po’ miracolosamente, con una perdita contenuta, pari a meno 0,18. Ma solo un’ora prima le perdite erano state più consistenti (circa l’1 per cento), poi contenute dalle ricoperture. In leggero aumento anche gli spread che chiudono a 255,5.

Lo scenario è frastagliato. Con le banche che procedono in ordine sparso. Bene Bper, con un rialzo del 2,9 per cento, per il giudizio positivo degli analisti che indicano un target price di 5,6 euro. Segue a ruota Banco Bpm (+ 2,3). Rumours di borsa parlano di un piano per collocare 3,5 miliardi di npl (non performing loans) che dovrebbero ripulire i bilanci dell’istituto di credito. Bene anche Banca generali e Finecobank con incrementi superiori all’1 per cento. Continuano, invece, ad essere deludenti Banca Intesa e Unicredit che calano più dell’1 per cento. Sebbene la Banca di guidata da Jean Pierre Mustier abbia annunciato un accordo con Generali e Allianz per distribuire prodotti assicurativi in molti Paesi dell’est europeo e della penisola balcanica.

Recupera invece Fiat con un sonoro 3 per cento dopo le perdite dei giorni precedenti, ma scendono seppur di poco Ferrari ed Exor. L’oscar va comunque a Saipem, con un salto superiore al 5 per cento. Merito della firma del contratto con il consorzio Cepav 2, che la società controlla al 59 per cento, per la realizzazione dell’Alta Velocità Brescia – Verona. Il che, in un clima politico così incerto per quanto riguarda la realizzazione delle grandi opere, giustifica ampiamente l’interesse dei risparmiatori.