Dal 1980, in circa il 95% dei casi i decennali USA hanno reso di più del BTP: finalmente un primo ministro (Conte) riconosce che l’Italia è legata a Washington, NON a Berlino!

 scenarieconomici.it 8.6.17

Dopo oltre 6 anni ed aver perso quasi la speranza, ecco un Primo Ministro italiano – Giuseppe Conte – a capo di un’alleanza che nessuno su questa terra avrebbe nemmeno lontanamente potuto immaginare come possibile (tra i maggioritariamente nordisti della Lega ed i maggioritariamente sudisti del M5S a rappresentanza dell’esecutivo più sinceramente unionista dal 1860, ndr) di fatto riconoscere quello che sostengo da anni, dal 2011 ed anche prima: l’Italia è storicamente affine agli USA, NON a Berlino.

La vita va vissuta anche per questo, quando meno te l’aspetti ecco che viene riconosciuto il tuo lavoro, le tue ispirazioni, le tue visioni…. Certo, l’Italia è anche il Paese che per primo ha espresso un “moderno” primo ministro come Berlusconi (moderno Nerone, che si divertiva a fare le battaglie navali a Piazza Navona, il Cavaliere sfogava invece i propri istinti in altra maniera, …), un Paese dove la Juventus è andata in serie B quando era padrona del calcio, dove un Papa nero è succeduto al Papa più bianco dopo Pietro, un paese dove tutto può succedere….

Dunque i fatti: solo apparentemente incredibile constatare che i decennali americani dal 1980 ad oggi hanno reso ben più dei BTP italiani (!), quanto meno in circa il 95% dei casi. Viceversa i decennali tedeschi, i mitici Bund della Repubblica tedesca, ad eccezione di un breve periodo successivo alla fine della guerra mondiale, hanno SEMPRE reso (molto) meno di quelli italiani. SEMPRE. Da qui lo spread Italia-Germania che rileviamo anche oggi, spread non solo economico ma anche di valori, sociale, di moralità, di aspirazioni.

Ossia, tradotto, l’Italia è affine agli USA, segue gli stessi destini anche economici di Washington, NON di Berlino!!!!

Non ci credete? Guadate il grafico sopra.

Ora, con grande sorpresa – ed enorme piacere – il premier Giuseppe Conte ha oggi confermato tale affinità italiana verso Washington approvando, a seguito del suggerimento USA, la proposta di riammettere la Russia nel G7.

Il mio plauso a Conte. Ed a Salvini e Di Maio, forse stiamo ritornando normali.

Ora due considerazioni importanti: nei prossimi mesi temo che l’Italia dovrà subire lo stesso trattamento patito da Trump in USA dopo aver sconfitto Hillary Clinton. Ossia la Botteri di turno a nome e per conto dei globalisti rappresentati ideologicamente dalla Fondazione Clinton, la stessa fondazione che ha suggerito metodi di arricchimento “politically correct” ai governanti stranieri ad essa sodali, metodi diciamo “accettabili” in termini capitalistici ma biasimevoli in termini etici (ad es con pagamenti a figli, parenti, per speech, partecipazione ad eventi, magari insulsi libri ecc.) attaccherà mediaticamente questo Governo ed i suoi votanti. Per interessi di chi è contrario a Trump, agli USA ed all’alternativa al globalismo tanto imperante quanto asimmetrico, globalismo che ha creato enormi ricchezze per pochi, a pegno di affamare però un enorme numero di cittadini occidentali (soprattutto la classe media). In aggiunta farà lo stesso l’EUropa attaccando l’Italia – per spingerla a tornare all’indirizzo globalistico incentrato nell’euro e nell’EU franco-tedesca – grazie al braccio armato della BCE a sospendere con tempismo perfetto gli acquisti di BTP ossia facendo esplodere lo spread con i Bund tedeschi, spread guarda caso sempre più legato all’andamento dei tassi USA e non a quelli tedeschi (ed alle tensioni EU-USA). E di un euro che anche prima della crisi del 2008 – togliendo la possibilità di svalutare la propria moneta, come stanno invece facendo anche Svizzera e Germania [quest’ultima grazie all’euro debole grazie alla presenza dei paesi euro-periferici] per dare giovamento al proprio export, … – ha annichilito il successo economico italiano a favore di Berlino, il principale competitor manifatturiero.

Ovvero, magari l’aumento dei tassi italiani NON è legato ad un’incapacità di ripagare il debito da parte di Roma ma all’aumento dei tassi USA… Eh sì, il grafico in frontespizio sembrerebbe dirci proprio questo: i tassi italiani sono indubitabilmente legati a quelli USA e contrapposti a quelli tedeschi! Ossia, forse l’aumento di rendimenti italiani dipenderebbe anche (e soprattutto, almeno storicamente) dall’aumento dei tassi USA e non (solo) dalle performance del governo italiano.

Non casualmente, Giuseppe Conte si trova oggi ad avallare le decisioni americane finalizzate a riammettere la Russia nel G7. Strano che alla proposta trumpiana pro-Mosca la reazione EUropea sia stata quella non di gaudio, anzi, ma di sorpresa imbarazzata, quasi a non volere una pace tra Washington e la Russia di nuovo nel G7. Magari per mantenere viva la scusa per litigare. Anzi per far litigare, ad es. i globalisti clintoniani contro Trump ed i suoi alleati (ossia anche l’Italia)…

La seconda considerazione deriva dalla prima: Mosca alleata di Trump significherà la fine del globalismo in quanto un’alleanza tra Russia e USA è potenzialmente in grado di aggiornare l’accordo di Yalta (NOTASI: castrando di nuovo Berlino e Parigi per altri 30 anni almeno). Ecco perchè i globalisti hanno voluto tenere separati Mosca e la Washington repubblicana. Dunque, “o i globalisti o i populisti”, uno dei due deve perdere, nessun compromesso possibile.

Tempi interessanti ci attendono. Temo per altro che l’Italia diventerà a breve terreno di scontro geopolitico tra i poteri geostrategici tradizionali incentrati negli imperi anglosassoni vincenti nelle guerre mondiali ed i revanscisti franco-tedeschi, che oggi puntano a sostituirsi agli USA a capo dell’EU.

MD