BPVi e Veneto Banca, proposta “unitaria” per i soci di Riccardo Federico Rocca: al fondo contribuiscano anche Intesa e Bankitalia

Di Riccardo Federico Rocca vicenzapiu.com 10.6.18

Sono informato che il Governo è più che disponibile a un intervento a favore degli investitori nelle banche venete (Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca) e però sollecita delle proposte che siano condivise dalle varie associazioni, per non trasformare in boomerang mediatico un intervento promesso e voluto. Associazioni che non riescono peraltro a mettersi d’accordo perchè ciascuna ha solo in mente i propri iscritti, e se c’è chi vorrebbe estendere il ristoro agli aderenti alla OPT vi sono altri che perorano la causa di chi ha ereditato le azioni dal nonno che le aveva acquistate il secolo scorso.

Mi permetto pertanto di inviare una breve nota con il mio pensiero, e magari suggerire lo spunto di sollecitare le varie associazioni a manifestare apertis verbis i propri desiderata, per un sereno confronto tra chi dovrebbe condividere un comune interesse.

  1. Il nostro attuale Governo intende meritoriamente porre rimedio alle molteplici distonie e gravi danni arrecati dai suoi predecessori, tra le quali la disastrosa gestione delle crisi bancarie e di quelle delleex banche popolari venete in particolare. La Politica ha, peraltro, necessità di soluzioni tecniche che il presente intervento vorrebbe contribuire a individuare.
  2. Il punto di partenza non può che essere ild.l. n. 99/2017,  provvedimento  che da un lato esprime una condivisibile preoccupazione per le gravi perdite per i creditori chirografari non professionali, dall’altro esclude dal compendio trasferito a Intesa Sanpaolo i debiti – e, in via selettiva, solo quelli – “delle Banche nei confronti dei propri azionisti e obbligazionisti subordinati derivanti dalle operazioni di commercializzazione di azioni o obbligazioni subordinate delle Banche o dalle violazioni della normativa sulla prestazione dei servizi di investimento riferite alle medesime azioni o obbligazioni subordinate”.
  3. Poiché i detti debiti – e non solo per comune sentire ma per accertamenti giudiziali in alcuni casi già definitivi – si sono generati anche per le deplorevoli  omissioni ai propri doveri da parte delle Pubbliche Autorità preposte alla vigilanza sulla regolare gestione degli istituti bancari, quali Banca d’ItaliaConsobProcura di Vicenza e Procura di Treviso, tale esclusione appare ictu oculi  davvero ingiusta e priva di qualsiasi motivazione giuridica, economica e morale.
  4. Infatti, tutti i restanti creditori, anche quando certo  coinvolti e/o finanche (cor)responsabili della situazione di dissesto,  quali le numerose società di consulenza strategica e finanziaria, gli studi legali, le società di revisione ecc. sono stati subito  soddisfatti al 100% e, soprattutto,  Intesa SanPaolo [ISP] è stata beneficiaria  di una impressionante elargizione di denaro pubblico. Regalia  priva di qualsiasi proporzione/relazione con i costi che si è assunta, e del tutto immotivata poiché  ISP ha rifiutato di farsi carico dei veri problemi –  rimasti pertanto aperti   e tutt’ora  in capo allo Stato – ovvero la gestione di 19 miliardi di NPL e  i risarcimenti agli investitori truffati.
  5. Pertanto, il primario obiettivo è rimborsare i titolari dei diritti violati dal suddetto d.l. n. 99/2017, senza la pretesa di introdurre nuove e diverse ragioni risarcitorie, poiché i rimedi esistenti già sono adeguati e prevederne di nuovi complicherebbe una materia già di per se intricata.
  6. Ciò richiede di necessità: (i) che siano definite le modalità di accertamento dei suddetti diritti; (ii) che i tempi per la definizione delle singole posizioni siano ragionevoli e (iii) che siano procurate le provviste finanziarie per fare fronte ai relativi risarcimenti.
  7. Il nostro ordinamento già dispone di due organismi arbitrali che dovrebbero sopperire alle note lungaggini dei procedimenti giudiziari, l’una è l’ACF[1] istituito presso la Consob e la seconda presso l’ANAC[2],. Peraltro, la capacità produttiva delle suddette strutture appare alquanto modesta, posto che l’ACF ha al suo attivo solo 540 decisioni in oltre un anno di operatività e l’ANAC – nonostante la sostanziale uniformità delle vertenze ad oggi esaminate, tutte relative alle obbligazioni subordinate delle quattro banche in risoluzione – si è posta l’obiettivo di 40 decisioni a settimana.
  8. Pertanto, si rende indispensabilela creazione di una task force tra le due strutture, con l’applicazione straordinaria di qualche decina di magistrati, che esaminino in via seriale posizioni omogenee per rendere rapido ed efficace il processo decisionale. Ad esempio partendo dagli aumenti di capitale negli anni 2013 e 2014 e dalle emissioni di obbligazioni convertibili nel 2013, il che consentirebbe di smaltire in breve tempo diverse migliaia di casi tra i più agevoli da trattare.
  9. E’, inoltre, necessario costituire un serbatoio cui attingere e, se una legge dello Stato – la nr. 205 del 27 dicembre 2017 – ha già previsto un contenitore definitoFondo di ristoro, ben venga tale struttura, purché se ne definiscano correttamente le modalità di funzionamento.
  10. La provvista deve, innanzitutto, derivare dallarinegoziazione del contratto con Intesa Sanpaolo, previa l’analitica ricognizione dei costi dalla medesima sostenuti con l’intervento nelle due banche venete e dei vantaggi conseguiti. I dati di cui disponiamo consentono di affermare, senza tema di smentita, che il detto Istituto potrebbe tranquillamente farsi carico di ogni e qualsiasi onere risarcitorio e chiudere l’operazione “ex banche popolari venete” con un comunque consistente profitto.
  11. Un ulteriore contributo di 500 milioni di euro dovrebbe essere a carico di Banca d’Italia, che nel 2012 effettuò un’ispezione in Banca Popolare di Vicenza senza alcun seguito e che, nel 2014, definì il suddetto istituto a elevato standing. Pur assumendone – per dovere patrio – la buona fede, pare evidente la responsabilità della detta Autorità che con un tempestivo intervento avrebbe evitato i due aumenti di capitale nel 2013 e 2014 per complessivi 1,5 miliardi di euro che a null’altro servirono se non a coprire le vertiginose perdite già presenti nei conti  dell’ex Istituto vicentino. Né, certo, vale la tesi che tale oblazione sminuirebbe il prestigio dell’Autorità di vigilanza, perché è molto più nobile e serio riconoscere un errore e fare fronte alle relative conseguenze che negare con protervia ciò che è a tutti oramai evidente.
  12. Ulteriori apporti al Fondo di ristoro, derivanti dai cd. conti dormienti e dalle polizze vita non rivendicate, sono certo apprezzabili, se però gestiti con rapidità. Poiché ad oggi le banche non hanno ancora reso noti i dati sugli importi dovuti,  ciascuna potrebbe versare al Fondo in via anticipata un importo forfettario parametrato ad esempio alla raccolta, e soggetto  a compensazione in più o in meno una volta disponibili i dati definitivi.
  13. In breve, se la Politica conferma gli impegni, le risposte  tecniche sono disponibili ed entro fine anno una parte almeno della vicenda, e certo la più vergognosa, potrebbe trovare equa  soluzione.

 

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