Poteri finanziari in trincea. Sfida al ricambio dei Cinque Stelle. Le fondazioni bancarie si sentono in pericolo. Ma c’è una strategia per salvare i privilegi

Stefano Sansonetti lanotiziagiornale.it 9.6.18

FRANCESCO PROFUMO PRESIDENTE COMPAGNIA DI SAN PAOLO

Il disorientamento è grande. Abituato a interloquire in prima persona con ministri e uomini forti dei partiti, il mondo delle fondazioni bancarie si trova a dir poco spiazzato davanti all’azionista pentastellato del nuovo Governo grillo-leghista. Anche per questo a Parma, dove è in corso il congresso dell’Acri, si stanno gettando le premesse per una ricalibratura dei poteri all’interno della stessa Associazione sin qui guidata da Giuseppe Guzzetti. Il “grande vecchio”, che in questi anni ha mantenuto il potere grazie all’asse con l’altro ottuagenario Giovanni Bazoli, sta lavorando nervosamente alla sua successione. Negli ultimi giorni, in tale direzione, sembrano essere cresciute le quotazioni di Francesco Profumo, ex ministro dell’istruzione del Governo Monti, ma soprattutto attuale presidente della Compagnia Sanpaolo, la più grande fondazione bancaria italiana con la Cariplo e azionista rilevante di Intesa. A favore di Profumo, a quanto filtra, ci sarebbe anche la “prossimità” geografica con una esponente di spicco del Movimento 5 Stelle, la sindaca di Torino Chiara Appendino. Dopo i pessimi rapporti iniziali, infatti, tra i due il legame è diventato cordiale.

Il dettaglio – Prova ne sia anche il fatto che nella giunta della sindaca grillina siede Sonia Schellino, assessore al welfare in aspettativa proprio dalla Compagnia Sanpaolo, nella quale è destinata a rientrare. Insomma, nel tentativo di avere un uomo di fiducia, che sappia però anche dialogare con i nuovi “barbari” pentastellati, Guzzetti starebbe seriamente pensando all’opportunità di spingere per Profumo. Che sia in corso il tentativo di annusare i grillini, del resto, è dimostrato dalla presenza al congresso di Parma di Stefano Buffagni, da molti indicato come l’uomo delle nomine a Cinque Stelle, soprattutto per ciò che concerne un obiettivo che sta molto a cuore alle fondazioni: la Cassa Depositi e Prestiti. Accanto a Profumo, però, per il futuro vertice dell’Acri continua a rimenare in pista Matteo Melley, pupillo di Guzzetti e presidente della Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia. Il quale, però, potrebbe essere penalizzato dall’“esiguità” della Fondazione che guida. C’è poi chi dice che alla finestra, in questo rimescolamento, ci sia anche un’altra fetta influente del mondo torinese, quella che fa capo a Fabrizio Palenzona. Ancora dominus, seppur esternamente, della Fondazione Crt  (azionista non marginale di Unicredit), Palenzona monitora tutti gli sviluppi attraverso il suo uomo forte. Si tratta di Giovanni Quaglia, presidente della stessa Fondazione Crt e componente del Comitato esecutivo dell’Acri. Insomma, è un mondo a dir poco in fibrillazione, che verosimilmente non si sente garantito dalla sola possibilità di esprimere il presidente (in pole l’ex Goldman Sachs Massimo Tononi) della strategica Cassa Depositi. Eppure che in Italia tirasse un vento grillino era chiarissimo come minimo dal 2013. Ma i poteri forti delle Fondazioni l’hanno trascurato. E ora rischiano di sbattere la coda in maniera scomposta.

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