Aquarius, Malta e Salvini. Perché è una necessità chiudere i porti. Il commento del prof. Lombardi

 startmag.it 11.6.18

Il commento del prof. Marco Lombardi del Centro di ricerca su terrorismo e sicurezza del dipartimento di Sociologia dell’Università Cattolica di Milano, sulla decisione del ministro dell’Interno, Matteo Salvini

Chiudere i porti ora è una necessità: ben ha fatto il ministero dell’Interno. Preoccupante l’atteggiamento della opposizione di sinistra che si riempie la bocca di parole per sostenere l’aiuto incondizionato ai trafficati (e come danno collaterale ai trafficanti) al fine di colpire il governo, e con lui il Paese.

Il primo problema nel gestire le migrazioni resta lo sfruttamento politico del traffico di essere umani: siamo in queste condizioni perché nessuno, mai, ha affrontato seriamente la questione se non per incassare voti.

Adesso la sinistra ci marcia, con parole d’ordine inutili per la gestione del fenomeno. Certo: si devono rinegoziare i trattati. Ma nel mentre si deve affrontare una situazione che non è più eccezionale, intesa quale una singolarità.

In tal senso non è più una emergenza il quotidiano scarico in mare da parte degli scafisti degli pseudo-rifugiati, in generale migranti economici, che scappano dall’Africa.

Una emergenza è tale nella misura in cui: a) non si è in grado di controllarne gli effetti; b) è utile che lo sia.

Inevitabilmente mentre si rinegoziano gli accordi da subito

1) si chiudono i porti alle navi non italiane; 2) si rinforza il controllo marittimo libico e tunisino; 3) si comincia a spostare la frontiera sotto il Sahara per bloccare laggiù chi scappa senza avere già un accordo e un canale di arrivo nel paese di destinazione.

Costerà vite, tempo e soldi. Se fosse stato fatto prima sarebbe costato meno, in tutti i suoi aspetti. Se si aspetta costerà ancora di più.