Trump (con supporto italiano) chiede la riappacificazione con la Russia invitandola al G8 e chi si mette di traverso? Sorpresa: Francia e Germania! Allora i guerrafondai stanno in EU…

 scenari economici.it 10.6.18

Ragioniamo come sempre sui fatti: durante il G7 in Canada appena conclusosi, Trump ha affermato pubblicamente che vorrebbe di nuovo la Russia nel G8, con plauso e supporto italiano. Chi si è immediatamente dimostrato contrario a questa efficace forma di riappacificazione con Mosca? Non a caso, Francia e Germania!

Di più, Trump nello stesso G7 ha fatto una proposta per superare i problemi dei dazi commerciali: azzerarli per tutti, sia per gli USA che vendono in EU ed in Cina che per cinesi ed EUropei che vendono negli USA. Risultato: encore, opposizione di Francia e Germania alla proposta USA (incredibile!!)

Come è incredibile che i media italiani non abbiamo dovutamente riportato queste importanti notizie, che sono fatti, non elucubrazione (li potete trovare, questo sì, ma annegati nel corpo di un articolo sul G7 a pagina 7 dei principali quotidiani…).

Enormi similitudini tra il perimetro dell’ “Impero” nazista e l’EU attuale: forse i fini geoeconomici sono gli stessi?

Scusate, verrebbe da dire, ma qui non si capisce più nulla: dunque, cosa sta succedendo? Chi vuole la pace e chi vuole guerra? Chi vuole i dazi e chi no? Chi vuole veramente alimentare la tensione internazionale?

Ricordo a tutti i fatti: la Russia diventò nemica dell’Occidente quando non volle cedere la Crimea, dopo essere stata attaccata dall’Ucraina nelle more di un processo revanscista finanziato dall’Occidente (Mosca MAI avrebbe potuto rinunciare alla Crimea sia per questioni storiche che per questioni pratiche, infatti la sua flotta militare coincide in larghissima parte con quella del Mar Nero di stanza a Sebastopoli). A guardare bene la crisi della Crimea fu la conseguenza del mancato accordo di Putin con il capo dei servizi segreti saudita che, in nome e per conto dei poteri occidentali, nel 2013 volò a Mosca chiedendo – in cambio di decine di miliardi di dollari di ordini per l’industria bellica russa – di autorizzare il transito del gasdotto che avrebbe dovuto portare il gas qatarino in Europa attraverso la Siria. Diniego a cui seguì il supposto uso di gas venefici in Siria da parte dei “ribelli” filo Assad – ossia filorussi –  evento che poi si scoprì essere invece un “false flag” costruito ad arte da chi voleva coinvolgere militarmente gli USA nel conflitto in medio oriente (…).

Alla fine la Russia venne anche coinvolta nel Russiagate, ossia il coinvolgimento di Mosca non tanto nell’elezione di Trump quanto nella mancata elezione di Hillary Clinton alla presidenza. Non va per altro dimenticato che la Fondazione Clinton era consulente degli emiri per l’ “implementazione” di detto gasdotto attraverso la Siria  (fonte, Wikileaks).

Peccato sia stato scoperto – tra le altre cose – che i cecchini di piazza Maidan che uccisero decine di manifestanti a Kiev causando il caos che scatenò la rivolta ucraina non fossero stati arruolati dal filo russo Yanucovich ma fossero mercenari occidentali pagati dall’occidente appunto per creare il caos in Ucraina, dimostrando supposte colpe russe. Ossia per causare la svolta mediatica utile a mettere Mosca sul banco degli imputati.

Il problema è chi ha tirato le fila del caos ucraino e del golpe a Kiev a favore dei filo-europei: in molti sussurrano sia stata proprio, udite bene, la Germania. A guardare bene al meeting NATO di Bucarest del 2009, quello che avrebbe dovuto sancire l’entrata dell’Ucraina nella NATO dopo un intenso lavoro dell’amministrazione di G.W. Bush durato 8 anni, chi si oppose con il suo voto cruciale fu proprio… Berlino!

Ossia, chi si mise di traverso al progetto di  Kiev dentro la NATO temendo che un posizionamento dell’Alleanza Atlantica in Ucraina avrebbe bloccato il suo futuro espansionismo ad est è lo stesso che oggi non vuole la pace con Mosca. Drang nach Osten si diceva 75 anni fa, forse oggi la storia semplicemente fa la rima.

E’ chiaro che Berlino impone tramite l’EU dazi in entrata dagli USA più alti per i prodotti tipici degli esportatori tedeschi rispetto ai corrispettivi prodotti americani, automobili, prodotti chimici su tutti. LA media dei dazi EU imposti ai prodotti in entrata dagli USA si abbassa solo grazie ad una minore protezione (ossia minori dazi) applicati ai prodotti tipicamente esportati dagli altri paesi EU.

Le reazioni tedesche e francesi di oggi alla proposta di riappacificazione di Trump con la Russia vanno interpretate in questo contesto: è proprio l’EU franco-tedesca e NON volere la pace con Mosca in quanto, così facendo, riappacificando, si bloccherebbe il margine di manovra che l’EU si è costruita nelle pieghe del conflitto tra occidente e Russia, a proprio vantaggio. E per altro indebolendo anche Washington, dall’interno. E le schermaglie sui dazi sono solo un sintomo del maggiore disagio – da bramato predominio – che cova sotto la cenere.

Come ripeto da lustri, da almeno 100 anni il cancro dell’Occidente sta a Berlino, che resta lo stesso stato profondamente espansionista, aggressivo e guerrafondaio di 75 e 100 anni fa visto che le sue elites al potere sono i nipoti diretti dei nazisti sconfitti nella seconda guerra mondiale.

Tutto torna, in tutti i sensi.

Dunque, il sunto: oggi Berlino e Parigi vogliono emanciparsi dal potere USA sostituendosi a Washington a capo dell’EUropa. In questo contesto mettere in ginocchio il più grande alleato non anglosassone in EU, l’Italia, è cruciale. Non fosse altro per il fatto che il Belpaese ospita sul suo territorio basi militari USA letteralmente strategiche nel Mediterraneo. Pensate che sul suolo italico sono pronte all’uso più testate nucleari USA che in tutti gli altri paesi EUropei messi assieme. Forse così è più chiaro il motivo dell’intervento americano a nostro supporto voluto da Trump nell’ultima crisi dello spread: l’EU voleva un governo a lei amico e per fare questo ha orientato la BCE affinchè bloccasse gli acquisti di BTP, tesi dimostrata dai numeri ufficiali della stessa BCE. Non stupisce come, in tale contesto, siano apparse sui media piece of news che porterebbero a considerare che, chi acquistò BTP prima dell’elezione di Conte evitando uno spread a 600 ed oltre, sia stata proprio la Federal Reserve americana, mentre la BCE puntava per il tramite di una sua inedia operativa ad un aumento dei tassi italiani.

Letta così la storia, diventa chiaro il motivo per cui Conte è stato più che supportivo con le proposte di Trump durante il G7 dell’Ontario.

Post G7, prontamente bruciate le bandiere del nuovo asse in territorio francofono, ossia di USA, UK e Italia, guarda caso l’asse anglosassone vincente post seconda guerra mondiale (da scalzare) 

Oggi possiamo dire che il dado è tratto e la situazione è finalmente comprensibile in quanto dichiarata: l’EU franco-tedesca non vuole la pace con Mosca in quanto così facendo può continuare ad avere propri spazi geostrategici di manovra, spazi che passano per altro attraverso l’annichilimento dell’Italia per renderla funzionale agli interessi EU, o meglio principalmente di Francia e Germania. In tutti i sensi.

Oggi l’Italia gioca con gli USA, non con l’EU. E’ palese infatti che l’ “annessione di fatto” dell’Italia in funzione di supporto degli interessi franco-tedeschi dovrebbe comportare il crollo del benessere italico e dunque qualsiasi politico che non sia comprato – come la sinistra italiana lo è stata negli ultimi 7 anni– sarebbe a malpartito nell’imporre ai propri cittadini manovre economiche lacrime e sangue, per volere EUropeo. Manovre per altro perfettamente inutili per uscire dalla crisi [come successo in Grecia, oggi il rapporto debito/PIL ellenico è ben più alto che all’inizio della crisi, con la differenza che nel mentre tutte le aziende strategiche di Atene sono state svendute a basso prezzo a francesi e tedeschi, prima li affami e poi lo compri per un tozzo di pane].

Una parte dell’intellighenzia italiana ha ben capito cosa sta succedendo e – finalmente – si sta schierando contro il progetto revanscista EUropeo di matrice franco-tedesca, che passa per la “conquista” del benessere italico.

Da qui in avanti il quadro è semplice da interpretare: o noi o loro, o l’EU vince e l’Italia diventa schiava e povera come la Grecia, o Roma si ribella e dice no alla nefasta austerità. Ma questo può succedere SOLO con il supporto americano, appunto. Oggi siamo precisamente qui, al rifiuto dell’austerità da parte italiana con il supporto di Washington e con la profonda stizza di Parigi e Berlino.

Le conseguenze che possiamo aspettarci da qui in avanti sono due: o l’EU rallenta il passo ed attende per affondare il colpo su Roma la caduta di Trump (ma l’Italia e Washington questo lo sanno e dunque Roma cercherà di uscire dal giogo EU-franco-tedesco PRIMA della fine del doppio mandato trumpiano); o l’EU spinge sull’acceleratore cercando di destabilizzare l’Italia per far cadere il governo attuale troppo filo USA, anzi troppo filo Trump. In questa ultima ipotesi dobbiamo attenderci attacchi di matrice eurotedesca sul suolo italico, a breve. La guerra commerciale tra USA ed EU è solo un sintomo esterno delle tensioni latenti con il dominus americano, tensioni che non scemeranno, anzi…

D’ogni modo vedremo che succederà.

Il dado è tratto, da ieri non si torna più indietro.

O noi o loro.

Fantomas & MD