I CONSUMATORI: NPL E GACS? UN GRANDE IMBROGLIO

MARCO MILIONI alganews.it 12.6.2018

«I piccoli contenziosi bancari sotto i 100mila euro? Sono praticamente tutti contestabili dai risparmiatori. Per questo motivo quando gli istituti di credito avanzano delle pretese sappiate che il più delle volte sono irricevibili, motivo per cui invitiamo tutti quanti a far vagliare quei rapporti da uno specialista». A parlare con toni così perentori è Alfredo Belluco, presidente veneto e vicepresidente regionale di Confedercontribuenti, una associazione di consumatori tra le più attive durante lo scandalo dei rovesci delle ex popolari venete VeBa e BpVi.

Tuttavia Belluco (in foto) nella video-intervista rilasciata ad Alganews.it lancia un altro monito. A suo giudizio la vicenda dei crediti non performanti in pancia alle banche (gergalmente noti come non performing loans o Npl) altro non è che «un mezzo imbroglio» pensato per aggredire i patrimoni dei piccoli risparmiatori proprio alla luce del fatto che le richieste avanzate presso questi ultimi sono troppo di frequente viziate da scorrettezze di ogni tipo a partire «dalla applicazione di tassi usurari che sono vietati dalla legge». Le banche poi, sostiene ancora Belluco, avrebbero gonfiato le pretese avanzate presso tanti correntisti anche al fine di imbellettare i propri bilanci per essere «più attraenti per la borsa e altri investitori».

Da mesi sul mercato ci sono molte società che stanno acquistando a raffica pacchetti di Npl «sapendo che potranno rivalersi su piccoli risparmiatori spesso ignari dei loro diritti, ma lorsignori della finanza devono stare attenti perché la nostra associazione – attacca Belluco – contesterà in sede giudiziale queste richieste anche alla luce del fatto che la pretesa di ottenere dei soldi concessi a tassi usurari costituisce una estorsione. Questa gente non avrà un centesimo a meno che non sia dovuto per legge».

Per di più Belluco e la sua associazione che ha sede a Casalserugo nel Padovano, non si fermano e denunciano «uno scandalo che dai dati in nostro possesso può seriamente mettere a repentaglio i bilanci del Paese per le generazioni a venire». Si tratta delle garanzie di Stato, le Gacs, sulle cartolarizzazioni delle partite bancarie di cattiva qualità, ovvero la funzione di garante di ultima istanza che l’Ue ha chiesto e ottenuto che fosse «appioppata» in capo ai bilanci pubblici per coprire eventuale buchi che si potrebbero creare nei conti di quelle società che si sono accollate i debiti di operazioni bancarie andate male o dal risultato incerto. «Io non capisco, o forse capisco benissimo – attacca ancora il presidente – come mai noi, i nostri figli e i nostri nipoti si dovranno sobbarcare il peso delle scelte sbagliate fatte dai consigli di amministrazione degli istituti di credito. Non si capisce come mai se un gelataio o un fornaio gestisce male la sua piccola impresa debba fallire mentre se gli errori li commettono i padroni della finanza allora per lorsignori scatti il salvagente statale». Al riguardo Belluco sostiene che a causa delle Gacs negli anni a venire le casse dello Stato, già oppresse da un debito pubblico notevole «sulla cui entità molto ci sarebbe da discutere» potrebbero patire colpi da centinaia di miliardi di euro. Il che potrebbe portare ad una situazione per certi versi già vissuta in Irlanda e in parte in Spagna o addirittura in Grecia: tre nazioni europee convinte più o meno obtorto collo dalla Ue a sobbarcarsi i debiti degli istituti di credito nazionali che erano stati finanziati da banche tedesche e francesi in primis.

In realtà che questa condotta da parte dei più forti della Ue possa alla lunga costituire oltretutto un pericolo per le stesse economie più solide è stato detto in molte sedi. Basti pensare alla sessione speciale dei lavori del parlamento tedesco del 19 agosto 2015 con il famoso intervento del deputato Gregor Gysi del partito die Linke. Oppure del monito lanciato dallo stesso Gysi sempre dalla aule parlamentari di Berlino quando nell’aprile del 1998 mise in guardia i deputati dal pericolo che una Europa in cui la moneta unica e la Bce passavano in primo piano su tutto avrebbe comportato per il continente: previsioni che peraltro si sono rivelate tutte azzeccate.

Per non parlare dell’approfondimento che nel 2013 il canale franco-tedesco, ma di respiro europeo, Arté mandò in onda: documentando con una rigorosa inchiesta giornalistica, tra le più dure nei confronti dei privilegi del sistema bancario del Vecchio continente, i tabù che governi e centrali finanziarie custodiscono gelosamente. Ironia della sorte, ma non troppo, il documentario venne realizzato da un autore tedesco, Harald Schumann, uno dei più apprezzati giornalisti investigativi ed economici di quel Paese. Sarà un caso che quel reportage non sia mai stato tradotto e ampiamente diffuso in Italia? E sarà un caso che durante i grandi talk show serali ai quali pur spesso partecipano giornalisti tedeschi o americani duri, alle volte anche a ragione con la spesa pubblica italiana, Schumann non si sia mai visto?

GUARDA LA VIDEO-INTERVISTA AD ALFREDO BELLUCO

 

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