Intesa Sanpaolo, 10% Eurizon vale più di mezzo miliardo

Rosario Murgida finanzareport.it 12.6.18

Iniziano a circolare le prime stime sulla possibile cessione del 10% dell’asset manager a Blackrock, ma in gioco, per la banca e per il mondo del risparmio gestito italiano, c’è qualcosa in più di semplici valori monetari

La possibile alleanza tra Intesa Sanpaolo e Blackroch nel risparmio gestito è destinata sicuramente a tenere banco nei prossimi mesi. Non solo per i valori sul tavolo ma anche, se non soprattutto, per la valenza strategica dell’operazione per la banca italiana e per l’intero mondo del risparmio gestito italiano.

Le ultime indiscrezioni indicano la possibilità che la banca guidata da Carlo Messina ceda al colosso americano il 10% del capitale della sua divisione attiva nel risparmio gestito anche se in passato è circolata anche una percentuale del 20%. Ma quante potrebbe valere il 10% di Eurizon? Gli analisti hanno iniziato già a fare un po’ di calcoli sui valori e sul potenziale incasso da parte di Intesa Sanpaolo.

Le prime stime sono arrivate da Equita. Eurizon, spiega la Sim, “ha in gestione circa 250 miliardi di euro di masse. Ipotizzando un multiplo (pre-sinergie) di 11 volte il P/E o 150 pb sugli asset in gestione, otterremmo una valutazione di circa 3,8 miliardi e una plusvalenza tra 400 e 500 milioni”.

Si tratta, dunque, di numeri consistenti soprattutto per Intesa Sanpaolo sempre che non si scateni un’asta con l’ingresso nella partita di altri soggetti interessati. Del resto si parla di tavoli negoziali aperti anche con altri operatori. Per Blackrock la dimensione dell’eventuale operazione non rappresenta certo un ostacolo insormontabile. La società americana è il primo operatore al mondo nel campo del risparmio gestito con oltre 6 mila miliardi di dollari di asset in gestione.

E’ comunque la ratio dell’operazione ad avere una valenza preponderante. L’alleanza consentirebbe infatti alla banca italiana di trovare un partner globale forte in grande di accelerare la crescita delle masse e di fornire le minuziosi per sostenere l’espansione all’estero e quindi la partecipazione con un ruolo attivo a un consolidamento del settore che Messina ha già indicato come inevitabile. Dall’altra parte Blackrock potrebbe ottenere l’accesso a una società con oltre 300 miliardi di masse complessive e quindi rafforzare la propria presenza su un mercato come quello italiano che fa gola a tanti soggetti esteri. Non è un caso se Amundi è riuscita a conquistare Pioneer battendo la concorrenza delle Poste Italiane e quindi superando la preferenza della politica per una soluzione italiana nella vendita dell’ex asset manager di Unicredit.

L’Italia, o meglio le famiglie italiane, hanno accumulato un tesoro probabilmente senza pari al mondo grazie alla loro capacità di risparmio e ovviamente sono molte le mire estere sulla vera grande ricchezza degli italiani. I valori in gioco sono enormi: la ricchezza finanziaria privata italiana ammonta a ben 4.400 miliardi di euro, quasi il doppio del Pil. A tale dimensione non corrisponde la presenza di grandi operatori con l’unica eccezione delle Generali e della stessa Eurizon, ma si tratta di soggetti con una rilevanza internazionale e dimensionale limitata rispetto ai colossi che la fanno da padroni sul mercato globale e che ovviamente non possono che essere attirati dalla mole dei risparmi italiani. Come in altri casi relativi ad altri settori, energia e moda in primis, vale sempre lo stesso discorso: l’assenza di politiche industriali e la miopia della politica e delle élite imprenditoriali non hanno prodotto grandi soggetti con le spalle abbastanza larghe da competere con realtà estere. L’eccezione potrebbe essere rappresentata dal progetto avviato da Intesa Sanpaolo ma bisogna sempre vedere se l’operazione con Blackrock va veramente in porto