Intesa SanPaolo non avvertì che i titoli Lehman erano rischiosi: dovrà risarcire cliente

torino.repubblica.it 18.6.18

La Cassazione condanna Private Banking a restituire quasi centomila euro

Va risarcito il cliente di una banca che, non opportunamente informato dall’istituto di credito, decise di investire in obbligazioni Lehman Brothers e che, a seguito del default del gruppo, perse gran parte del capitale investito. La prima sezione civile della Cassazione ha confermato la condanna, inflitta a Intesa Sanpaolo Private Banking spa dalla Corte d’appello di Torino, a risarcire con oltre 97 mila euro un cliente che, nel febbraio 2008, aveva investito 99.500 euro circa in obbligazioni Lehman Brothers: “Nell’ordine di acquisto – si legge nella sentenza depositata oggi – la banca aveva dichiarato che tali obbligazioni risultavano poco rischiose, obbligandosi pattiziamente anche ad avvisare tempestivamente il cliente ove si fosse verificata una variazione significativa del livello di rischio”.

I giudici del merito (il tribunale di Aosta e la Corte d’appello di Torino) avevano dato ragione all’investitore e anche le toghe di piazza Cavour hanno rigettato il ricorso della banca. “Le informazioni devono, e dovevano, essere fornite dall’intermediario prima della stipula dell’ordine di acquisto dei titoli mobiliari, anche in caso di rinnovo di titoli analoghi – scrive la Corte nella sentenza di oggi – e non aver fornito la doverosa informazione integra l’inadempimento dell’istituto di credito”. Inoltre, i giudici d’appello hanno “evidenziato dati indiscutibili – rileva ancora la Cassazione – come la diversa natura del titolo rispetto a quelli sino ad allora acquistati dall’investitore, e la sua particolare natura di obbligazione emessa da Banca privata straniera”. Nel caso in esame, si spiega nella sentenza, “erano ancor più doverose informazioni dettagliate, anche a prescindere dalla valutazione di adeguatezza o appropriatezza dell’investimento, specie nei riguardi di un investitore che era stato profilato come disponibile a sopportare un rischio basso”. E ancora: è “incontestato”, osservano i giudici, che “l’obbligo di fornire informazioni sull’andamento del titolo, successivamente al suo acquisto, era stato pattiziamente concordato tra le parti, in sede di compravendita dei titoli mobiliari. La banca risulta pertanto inadempiente anche sotto questo profilo, perchè l’informazione deve essere specifica e non può limitarsi a fornire al cliente generiche rassicurazioni”.

Infatti, “vero è che il cliente in epoca successiva all’acquisto è venuto a conoscenza della difficile situazione della società emittente i titoli obbligazionari che aveva acquistato, ma anche in questo caso è ravvisabile – sottolinea la Suprema Corte – un comportamento negligente della banca, avendo l’investitore appreso da fonti diverse dall’intermediario tali informazioni. Non solo. La banca – conclude la sentenza – non ha esplicitato con chiarezza all’investitore la situazione del titolo e del mercato, non mancando di fornire generiche rassicurazioni al cliente”