IL GOVERNO STA SALVANDO LE BANCHE VENETE COI TUOI SOLDI: VI DOVETE SVEGLIARE!

italianosveglia.com scritto da Gregorio 29.6.17

COME HA FATTO IL MINISTRO PADOAN A “FREGARE” LA UE SALVANDO LE BANCHE VENETE CON I NOSTRI SOLDI?QUANTO CI COSTERÀ QUESTO ENNESIMO SALVATAGGIO? A DARCI LE RISPOSTE È IL GIORNALISTA ESPERTO DI ECONOMIA PAOLO BARNARD, IN UN ARTICOLO DEGNO DI NOTA SUL SUO BLOG.

COME HA FATTO IL MINISTRO PADOAN A “FREGARE” LA UE SALVANDO LE BANCHE VENETE CON I NOSTRI SOLDI?QUANTO CI COSTERÀ QUESTO ENNESIMO SALVATAGGIO? A DARCI LE RISPOSTE È IL GIORNALISTA ESPERTO DI ECONOMIA PAOLO BARNARD, IN UN ARTICOLO DEGNO DI NOTA SUL SUO BLOG.

Per chi non avuto accesso alla Suprema Summa postata da Chiara Zoccarato sulla catastrofe delle banche venete a firma dello stimabile saltimbanco Stefano Fassina, fornisco qui un modesto chiarimento di Serie B.

I fatti secondo La Repubblica:

“Via libera del Consiglio dei ministri al decreto legge per il salvataggio di Veneto Banca e Popolare Vicenza. Un intervento a favore di correntisti e risparmiatori e delle economie del territorio… Semaforo verde anche dalla Ue in base alle norme sull’insolvenza… I depositi restano pienamente protetti. I detentori di debito senior non dovranno contribuire alle perdite finanziarie di quest’operazione… l’importo complessivo delle risorse mobilitate dal governo è di 17 miliardi, anche se l’esborso immediato è nei confronti di Banca Intesa, che rileverà le parti “sane” delle venete con un regalo di Stato da 5,2 miliardi (a Intesa vengono regalati 5,2 miliardi pubblici per comprarsi i crediti semi-marci delle venete, non quelli già decomposti nei loculi, nda)…

Per i titolari di obbligazioni subordinate (gli sfigati citrulli che ci cascarono, nda) sarà previsto un ristoro dell’80% da parte dello Stato… Lo Stato è disponibile a impiegare ipoteticamente per l’operazione un ammontare complessivo massimo che più o meno è di 12 miliardi aggiuntivi, oltre a i 5 per Intesa… Il provvedimento consentirà infatti di avviare la liquidazione ordinata dei due istituti veneti e aprire la strada alla separazione delle attività con la creazione di una bad bank, e creando così le basi per la cessione della parte sana a Intesa” (di fatto si regalano ad Intesa 5 miliardi per prendersi i crediti semi-marci delle venete, e per quelli decomposti nel liquame si fa una bad-bank con 12 miliardi pubblici)…

Cosa scrivono invece gli analisti mondiali

Poi uno sbircia ciò che scrivono gli analisti mondiali che non hanno il fiato di De Benedetti-Pd-Renzi sulle tastiere, e scopre altro. Ad esempio che l’intera operazione è a rischio di un buco insolvibile di 400 milioni di euro, perché sapete, ste cose sono come il preventivo dell’idraulico per rifarti il bagno: “Signora, XX euro garantiti!”… ma poi si scopre che c’è un tubo marcio in cui scarica la lavatrice e pure il cesso, o che ci passa una condotta gas proprio dietro il bidè, o che… e il preventivo diventa XXXX. Ma peggio…

Questi salvataggi di banche fallite europee (in Italia quasi tutte) devono essere eseguiti secondo le regole europee, no? senno che cazzo ci stanno a fare Draghi, la Commissione UE e la famosa Banking Union che regolamenta tutto il settore? Quando il Banco Popular in Spagna è andato a puttane, la UE ha preteso l’applicazione delle regole, e cioè che i risparmiatori senior e junior ci smenassero tutti i soldi PRIMA CHE LO STATO CI METTESSE QUELLI DEI CONTRIBUENTI, e che Banca Santander (l’equivalente di Intesa in sta storia) si comprasse solo i crediti decenti.

Per l’ Italia un “trattamento” diverso

Bè??? Com’è che per l’Italia sia Juncker che Draghi oggi hanno chiuso un occhio e permettono a Gentiloni di succhiare 17 miliardi dai soldi dei contribuenti italiani per salvare quei coglioni che hanno investito nelle venete senza che nessuno di questi coglioni ci rimetta un soldo? Fra l’altro Bloomberg calcola che alla fine noi cittadini – senza asili nido, con ospedali a pezzi, aziende che esplodono come petardi a Capodanno, o pensioni minime da Sudan – finiremo appunto per essere ri-tassati per 10 miliardi di euro per sta Gran Operazione Venete-Padoan-Gentiloni-Renzi.

Un balbettante Juncker ha detto che l’eccezione italiana è possibile perché le due banche venete non sono SISTEMICALLY DANGEROUS, cioè sono robetta che se fallisce non trascina a effetto domino il resto delle banche italiane, per cui in questi casi non si applicano le nazi leggi della Banking Union. CAZZATE. Le italiane sono le banche più fallite d’Europa, hanno in pancia 1/3 di tutti i crediti marci in Europa (360 miliardi) anche se contano per solo il 16% degli Istituti di Credito della UE, e se le venete venivano lasciate al loro destino ECCOME CHE TIRAVANO GIU’ TUTTO IL SISTEMA CREDITIZIO ITALIANO.

Quanto ci costerà il salvataggio delle banche venete

Mi fermo qui. Riassunto:

1) Gentiloni e Padoan adesso ci tasseranno per altri 10 miliardi per coprire i buchi del salvataggio di Veneto Banca e Popolare Vicenza e dei creduloni italioti che gli hanno comprato i pacchetti risparmi che erano marci come una ponga morta in agosto sul Tevere.

2) Se la UE lascia passare questa, essa diverrà la norma in Italia, e preparatevi a pagare oceani di aumenti IVA, sigarette, bolli, gabelle, tasse ecc. quando le altre ‘putrefatte italiane’ busseranno alla porta del PD con gli stracci in mano.

3) Ma in sto bordello psicopatico di regole UE da Banda della Magliana, non era meglio stabilire che una Banca marcia VIENE SEMPLICEMENTE NAZIONALIZZATA, NESSUN CONTRIUBUENTE CI SMENA 1 SOLDO, TUTTI I CREDITORI JUNIOR VENGONO TUTELATI, POI QUANDO LA BANCA TORNA SANA, PALAZZO CHIGI LA RIVENDE AI PRIVATI E CI FA UN PROFITTO? Proprio come hanno fatto in USA e Gran Bretagna, i cui Ministeri del Tesoro si sono visti ritornare nelle casse decine di miliardi in profitti dopo i ‘salvataggi’? Che dite, una brutta idea?… AH! CHE GAFFE! Scusate, vero, dimenticavo, USA e GB hanno moneta sovrana…

Da: Jeda

Odiatori. Nascono in Italia le nuove professioni

Redazione il populista.it 23.6.18

Se avessero criticato sui social la Boldrini sarebbero stati immediatamente bollati come haters, odiatori, e si sarebbero ritrovati i carabinieri in casa. Ma siccome sparano a zero contro Salvini, sono eroi nazionali ed internazionali. Perché va così, la “democrazia”dei sinistri è solo a senso unico. Sei democratico solo se la pensi come loro, se marci al passo dell’oca. Del resto, durante gli Anni di Piombo dicevano: “Chi non è con noi è contro di noi”. E da allora nulla pare essere cambiato.

E questi nuovi haters sono volti noti: c’è l’intellettuale che ha fatto i soldi sparando a zero contro la camorra dal suo attico a New York, ma con scorta pagata dall’Italia; c’è il presidente che d’Oltralpe pontifica pro immigrati ma a casa sua li fa riempire di bastonate e li costringe a crepare sotto i ponti dell’autostrada a Ventimiglia, bloccati alla frontiera (e per vendetta ora fa chiedere i documenti agli italiani in viaggio-vacanze); c’è il compagno col cuore a sinistra e il portafogli a destra (qui la lista è sterminata, difficile inquadrarli uno a uno) trombato dalle urne, che voleva rottamare e che è stato rottamato perché più amico delle banche che non del sottoproletariato urbano (Marx si rivolta nella tomba). Tutti a proporre soluzioni, tutti a pontificare, tutti a criticare. Tutti dimentichi che prima c’erano loro, potevano fare e non hanno fatto.

Il Giornale ieri li ha presi in giro, citando anche altri personaggi che non abbiamo menzionato e sottotitolando: “Macron: Populisti lebbrosi. Saviano: Salvini buffone malavitoso. E Santoro-Vauro vogliono far arrestare il ministro dell’Interno”. E il nodo del contendere qual’è? Gli immigrati. I soliti migranti che li sinistra vuole accogliere a braccia aperte per poi scaricarli in strada, dato che lavoro in Italia non ce ne è (ma nel frattempo Ong e coop “buoniste” macinano milioni, dallo Stato e dalla Ue).

Quei clandestini che le Ong scippano quasi a forza alla Libia (“Non ve li ridiamo”) e, con incredibile arroganza – guardate il recente caso di Lifeline – pretendono di sbarcarli dove vogliono loro, cioè qua, quasi che fossero le Ong padrone a casa nostra (evidentemente, qualcuno prima glielo permetteva). Mentre Malta, per l’ennesima volta, li rifiuta e chiude i porti ma s’incazza e nega quando Salvini osa dire che non vogliono prendersi i migranti. Qualche settimana fa Crozza ha detto: “Col nuovo Governo ho cinque anni di battute assicurate”. Vero, ma non su Salvini, ma su quelli che lo contestano a priori…

Ma quale Saviano, la scorta serve agli italiani

Il blog di Cristiano Puglisi blog.ilgiornale.it 22.6.18

Fiumi di parole, un profluvio di inchiostro. Tutto e solo per lui, Roberto Saviano. E per la sua scorta. Già, un privato cittadino con un conto in banca in milioni di Euro e la protezione pagata dallo Stato. Un figlio della buona borghesia campana, fresco proprietario di un lussuoso attico a New York, che nella vita ha avuto il merito, incontestabile per carità, di scrivere, ormai 12 anni fa, un romanzo sulla camorra.

Eppure la storia e l’attualità del sud Italia sono piene di esempi di coraggio, che la scorta non ce l’hanno. Dai braccianti e sindacalisti che denunciano gli abusi del caporalato ai giornalisti precari che raccontano gli intrecci del malaffare sulle testate locali. E perché non menzionare anche Vittorio Pisani, ex capo della Squadra Mobile di Napoli. Un signore che la camorra l’ha combattuta sul campo. E che, dello scrittore partenopeo, disse:A noi della Mobile fu data la delega per riscontrare quel che Saviano aveva raccontato a proposito delle minacce ricevute. Dopo gli accertamenti demmo parere negativo sull’assegnazione (…). Ho arrestato centinaia di delinquenti, io giro per la città con mia moglie e con i miei figli senza scorta“.

Tutta gente che, forse per la sola colpa di non avere accesso ai salotti (di sinistra) che contano, non ha potuto rendere questa attività un business, non ha potuto trarne sceneggiature per il cinema e le serie TV e non è stata invitata a parlare da “compagni” altolocati nelle trasmissioni televisive. E allora, francamente, poco importa della scorta dell’autore di “Gomorra”. Se gli organi competenti reputeranno che di rischi non ne corre, bene farà il ministro Salvini a levargliela. In caso contrario che la tenga.

Anche se, è chiaro, la protezione di Stato a un milionario che sostanzialmente vive all’estero fa sorridere. Piuttosto la protezione la si dovrebbe dare agli italiani, potenziando l’organico e gli strumenti a disposizione delle Forze dell’ordine e le leggi a loro tutela. E magari varando una norma decente sulla legittima difesa. È questo che chiedono i cittadini normali. Quelli come i tabaccai, i benzinai e tutti gli esercenti che rischiano costantemente di essere rapinati mentre guadagnano onestamente il pane per se e per la propria famiglia. Soprattutto perché questo, nel bel Paese, non è una possibilità remota, ma avviene una volta ogni quarto d’ora, stando ai dati del 2016.

E allo stato attuale quei cittadini, se per sbaglio dovessero avere la malaugurata idea di provare a difendersi, rischierebbero pure di finire in galera. Loro, non i delinquenti. Così come quelli che, mentre personaggi alla Saviano si ergono dai loro pregiati immobili a paladini di nomadi e irregolari (a proposito ma come la mettiamo con la storia della legalità?), devono dormire nella propria casa con il terrore di ricevere la visita di qualche ladro, perché magari non possono pagarsi un costoso antifurto. O ancora come gli anziani che, costretti ad abitare in qualche alloggio popolare dopo una vita di sacrifici, devono stare attenti a non farselo occupare mentre vanno a fare la spesa.

Ecco, è a queste persone, a questi cittadini che lo Stato deve garantire davvero sicurezza e tutela. Altro che Saviano. Altro che balle.

Sensazionale: svelato il futuro secondo Salvini

Luciano Scateni lavocedlevoci.it 23.6.18

Scoop, nel gergo del giornalismo d’indagine, è oro colato per la testata che lo propone ai lettori e la conferma arriva puntuale il giorno successivo alla pubblicazione, con dati di vendita, ben oltre la media quotidiana. In italiano scoop si traduce con “esclusiva” ed è quella di cui sono entrato in possesso questa mattina aprendo la cassetta della posta. Un’anonima quinta colonna della Padania mi ha scelto come destinatario del programma topo secret, che Salvini tiene in serbo per la prossima tornata elettorale, convinto di assicurarsi da solo la maggioranza per un governo a sola trazione leghista.

La premessa del progetto: “L’Italia è pronta per un regime Ventennio simile e da recenti sondaggi chiede che a guidarla sia un erede del Duce. Si moltiplicano i consensi per una nuova e moderna dittatura, per un uomo duro, forte, intransigente e decisionista al potere. Dalle Alpi all’Etna mi chiedono di assumere il ruolo di capo del governo, dell’esercito e della magistratura. In stretta e cameratesca collaborazione con fratelli d’Italia, Casa Pound e Forza Nuova, in accordo con Marine Le Pen, Orbàn e i capi di governo europei parafascisti, ho elaborato le linee guida del programma elettorale, a cui hanno dato il loro placet gli strateghi di Trump, dopo serrata consultazione con i big della produzione e vendita delle armi”.

Eccolo. Punto A: organizzare corpi speciali con uomini fidati di esercito, polizia, carabinieri e finanzieri, a disposizione dei servizi segreti. Obiettivo: individuare nemici del regime, schedarli, incarcerarli, inviarne al confine. Armamento dei corpi speciali: manganelli, armi da fuoco, coltelli. Disponibile olio di ricino e scariche elettriche per ottenere confessioni. Punto B: affermare la unicità del partito regime, sciogliere tutti gli altri, abolire i sindacati. Punto C: chiudere tutte le testate giornalistiche, le agenzie di stampa, eliminare tutti i social network ad eccezione del sito di regime. Punto D: reintrodurre la corte marziale e la pena di morte. Punto E: istituire un nucleo di magistrati fedeli al regime. Punto F: sequestrare tutti il libri, tranne le nuove edizioni pro regime e bruciarli nelle piazze. Punto G: rastrellare rom e migranti, fatta eccezione per quelli utili all’industria nazionale, ed espellerli dall’Italia. Punto H: occupazione dei posti chiave dell’economia e della finanza. Punti I: schedare e confinare in appositi contenitori gay, lesbiche, intellettuali di sinistra, preti operai, operatori di Emergency e simili. Punto L: organizzare un complotto per destituire papa Francesco. Punto M: chiudere tutte le emittenze radio televisive e impiantarne una di regime. Punto N. Istituire una tassa supplementare per finanziare le organizzazioni giovanili di supporto al regime. Punto O: Censimento degli ebrei, obbligati a cucire sugli abiti una “E” visibile e rinchiuderli in ghetti. Punto P: formare una barriera marittima con navi da guerra autorizzate a “dissuadere” l’arrivo di migranti con cannonate in prossimità di gommoni e altri mezzi di navigazione. Punto Q: uscire dalle Nazioni Unite e creare una nuova alleanza con i governi di destra del mondo. Punto R: colonizzare i Paesi africani detentori di petroli e altre risorse utili al regime. Punto S: abolire il “lei”. Punto T: sostituire l’inno nazionale con “Giovinezza, giovinezza” e vietare l’esecuzione, pena il carcere di “Bella ciao”. Punto U: riproporre il notiziario filmato di regime, da proiettare in tutte le sale cinematografiche d’Italia. Punto V: ridurre al silenzio la satira di vignettisti, comici, registi e sceneggiatori di sinistra. Punto Z: rottamare il Parlamento, la Costituzione, la “cosiddetta” democrazia.

Provo a scommettere su quanti prenderanno sul serio questo exploit giornalistico e lo gratificheranno con molti “mi piace” e molte tante “condivisioni”. Considerata la deriva in corso, che legittima un figuro come Salvini, in crescita di consensi, nessuna meraviglia se fossero numericamente rilevanti.

Gentiloni si congratula con Tsipras per “aver scommesso sull’Europa”! Peccato non dica che l’€uropa ha imposto alla Grecia di fare AVANZO PRIMARIO fino al 2060 (di Giuseppe PALMA)

 scenarieconomici.it 23.6.18

Gentiloni si congratula con Tsipras per “aver scommesso sull’Europa”! Peccato non dica che l’€uropa ha imposto alla Grecia di fare AVANZO PRIMARIO fino al 2060 (di Giuseppe PALMA)

Tra gli accordi presi in sede di Eurogruppo tra Grecia e creditori (Ue, Fondo monetario internazionale e Bce), ce n’è uno tra i più terribili di sempre cui Tsipras ha dovuto sottostare: continuare a fare avanzo primario fino al 2060, cioè per altri quarantadue anni.
Sapete cos’è l’avanzo primario? Per spiegarlo farò tre esempi:

1) quando lo Stato spende 100 e tassa 97 fa deficit in misura del 3%, cioè decide di lasciare 3 di ricchezza a cittadini e imprese;
2) quando lo Stato spende 100 e tassa 100 fa pareggio di bilancio, cioè lascia ZERO ricchezza a cittadini e imprese;
3) quando lo Stato spende 100 e tassa 103 fa invece avanzo primario. Ma da dove va a prendere la differenza? Dal risparmio privato di cittadini e imprese, erodendo la ricchezza collettiva.

Dovete sapere una cosa. Al netto degli interessi passivi che paghiamo sul debito pubblico, sono 27 anni che anche l’Italia fa avanzo primario. Il deficit è dato solo dagli interessi passivi sul debito.

Alla Grecia hanno invece imposto l’avanzo primario calcolando anche gli interessi passivi sul debito pubblico, quindi potete immaginare in che situazione sarà la Patria della democrazia nel 2060. Probabilmente non esisterà più, depredata da questa Unione europea e da questa moneta unica. Del resto lo stipendio medio di un dipendente privato greco è di circa 350-400 euro al mese, ma il governo della sinistra globalista/radical-chic di Tsipras è già da diversi anni che fa avanzo primario di circa il 4% nel rapporto col Pil.

Ma quantomeno il primo ministro Tsipras ha potuto mettere la cravatta, così che Tv e giornaloni possano osannare l’austerità e l’Ue a reti unificate. Che poi, simbolicamente, quando si ha a che fare coi creditori la “cravatta” non è mai un oggetto di buon auspicio.

Perché Gentiloni non dice queste verità invece di twittare menzogne?

Avv. Giuseppe PALMA

Crac BPVi e Veneto Banca, Elio Lannutti (Adusbef e M5S): miliardi di € di utili per Intesa Sanpaolo & c. ma espropriati da Bankitalia aspettano ancora i risarcimenti

Edoardo Pepe vicenzapiu.com 23.6.18

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Pubblichiamo l’estratto dell’intervento alla discussione sul Def in Aula al Senato il 19 giugno 2018 del Senatore Elio Lannutti (M5S), giornalista, saggista e politico italiano, dal 1987 presidente dell’Adusbef (Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari, Finanziari, Assicurativi) da lui stesso fondata. Il nostro commento è: ha pienamente ragione. Le banche – dice infati Lannutti -, sussidiate dal governo Gentiloni con 20 mld di euro, circa 12 di garanzie statali a Intesa Sanpaolo, 5 mld cash per il regalo delle venete Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, Gacs e sconti fiscali come premio per aver espropriato, col concorso di Bankitalia 500.000 famiglie azzerate dei loro risparmi, hanno conseguito circa 14 mld di utili nel 2017.

A spese dello Stato, dei risparmiatori espropriati, degli utenti che pagano i costi dei conti correnti più cari d’Europa. Secondo la Fabi nei primi tre mesi del 2018 il settore ha avviato una fortissima ripresa, grazie al calo dello stock delle rettifiche sui crediti deteriorati, un aumento dei prestiti ai privati, l’incremento dei ricavi da commissione, la riduzione dei costi. E’ prevedibile che i primi dieci gruppi realizzino i migliori utili post crisi stimati in 10 mld per le prime 10 banche. Un risultato storico dopo la grande crisi, mentre gli espropriati da Bankitalia e dallo Stato, aspettano ancora i risarcimenti.

Vi svelo le ultime contraddizioni di Luigi Di Maio sul reddito di cittadinanza (meno cospicuo dell’attuale Naspi…)

 startmag.it 23.6.18

Evidentemente Carmelo Barbagallo era troppo coinvolto nell’importanza dell’evento ( in fondo era stato il primo ad inaugurare il nuovo superministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, al Congresso della sua organizzazione) per accorgersi che Gigino Di Maio, dalla tribuna, gli stava raccontando come fosse sua intenzione inventare al più presto qualche cosa di molto simile all’acqua calda.

Se avesse prestato più attenzione, il leader della Uil, dall’alto della sua veneranda età, si sarebbe accorto che, in materia di lavoro, il “cambiamento’’ annunciato era soltanto la riproposizione, in malo modo, di quanto esiste ed è operante – sia pure attraverso successive modifiche – da decenni.

Il neo ministro non poteva non srotolare la bandierina del suo Movimento politico: il reddito di cittadinanza. Ma sarà stato per l’attitudine di voler parlare “a braccio’’ (o forse per tener conto di coperture più sostenibili) Di Maio – consapevolmente o inconsapevolmente – ha fornito dell’istituto prediletto una versione diversa dal solito e, in verità, un tantino edulcorata.

Vediamo come l’intervento del ministro è stato ripreso dai media ed analizziamone il contenuto, perché le parole hanno un senso ed esprimono dei concetti precisi: (il reddito di cittadinanza, ndr) “Non è dare soldi a qualcuno per starsene sul divano. Ma è dire con franchezza: hai perso il lavoro ora ti è richiesto un percorso per riqualificarti e essere reinserito in nuovi settori”.

Ecco perché non basterà formarsi, cercare attivamente un’occupazione. In cambio del reddito minimo, “dai al tuo sindaco ogni settimana 8 ore lavorative gratuite di pubblica utilità”. Dunque il lavoro socialmente utile sarà ‘conditio sine qua non’ per ottenere l’assegno’’.

A questo punto, come nei racconti dell’Ottocento, occorre compiere “un passo indietro’’: che cosa stava scritto in proposito nel contratto giallo-verde (il documento che il presidente Conte – che parla correntemente l’inglese – definisce “paper yellow and green’’)?

Ecco qua: ‘’La misura si configura come uno strumento di sostegno al reddito per i cittadini italiani che versano in condizione di bisogno; l’ammontare dell’erogazione è stabilito in base alla soglia di rischio di povertà calcolata sia per il reddito che per il patrimonio. L’ammontare è fissato in 780,00 Euro mensili per persona singola, parametrato sulla base della scala OCSE per nuclei familiari più numerosi’’.

In sostanza, quando si identifica una condizione di bisogno si fa riferimento non solo ai disoccupati (ovvero alle persone che ‘’perdono’’ il lavoro), ma anche agli ‘’inoccupati’’ (ovvero a coloro che il lavoro non lo hanno ancora trovato) e più in generale ai poveri. Nei progetti ‘’grillini’’ il reddito di cittadinanza sarebbe dovuto intervenire, pure, ad integrazione delle retribuzioni inferiori della magica soglia.

Prendendo alla lettera il ministro Di Maio, la nuova prestazione altro non sarebbe che una misura a sostegno della condizione reddituale del disoccupato e di politiche attive per il suo reinserimento nel mercato del lavoro. Perbacco! Ma che fine ha fatto la Naspi, l’ammortizzatore sociale che in applicazione del dlgs n.22 del 2015 (in attuazione del jobs act) ha sostituito l’Aspi (la quale a sua volta aveva preso il posto della indennità – di antico conio – di disoccupazione e di mobilità)?

A dire il vero la Naspi è persino più conveniente del reddito di cittadinanza “grillino’’, come risulta dalla scheda seguente.

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SCHEDA: le regole della Naspi

Requisiti d’accesso: status di disoccupato; almeno 3 settimane di versamenti contributivi nei 4 anni precedenti la disoccupazione; almeno 30 giorni di lavoro effettivo (a prescindere dal minimale contributivo) nei 12 mesi precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione.
Calcolo e misura della prestazione: la Naspi è rapportata alla somma degli imponibili previdenziali degli ultimi 4 anni, divisa per il numero di settimane di contribuzione e moltiplicata x 4,33 (per rapportarla a mese)
• se il reddito mensile di riferimento (RMM) è = o < a 1.195 euro ( nel 2015) l’indennità è pari al 75% • se RMM è > di 1.195 euro, la prestazione è pari al 75% di tale importo + il 25% della differenza tra RMM e 1.195 euro
• massimale mensile: 1.300 euro (rivalutabili)
• décalage: -3% mensile dal IV mese (Aspi: -15% dopo 6 mesi che si somma a -15% dopo 12 mesi)
Esempio di calcolo:
• Retribuzione mensile di riferimento (RMM):
• 1.600 euro lordi
• a) 1.195,00 x 75% = 896,25 euro
• b) 405,00 (1.650-1.195) x 25% = 101,25 euro
• Totale Naspi (che non è sottoposta a prelievo contributivo ex art. 26 l. n. 41/1986):
• 896,25 + 101,25 = 997,50 euro
• La contribuzione figurativa è rapportata alla RMM entro un limite pari a 1,4 l’importo massimo mensile della Naspi per l’anno in corso.
Durata:
• l’indennità è concessa mensilmente per un numero di settimane pari alla metà di quelle oggetto di contribuzione negli ultimi 4 anni (quindi per un max di 2 anni);
• era previsto che dal 2017 la Naspi fosse concessa per un max di 78 settimane (18 mesi). Questo limite è stato abrogato dall’art. 43 comma 3 del d.lgs. n. 148/2015. Così resta confermata la durata massima di 24 mesi anche per gli eventi che si verificheranno dopo il 1° gennaio 2017.
Condizionalità:
• Permanenza dello stato di disoccupazione.
• Regolare partecipazione alle iniziative di attivazione lavorativa e ai percorsi di riqualificazione professionale proposti.

+++

Ma Luigi Di Maio ha voluto addentrarsi ancora di più nella scoperta dell’acqua calda. Nell’ordinamento giuridico, grazie al dlgs n. 150 del 2015 esiste ed è operante anche un Assegno di ricollocazione, a favore dei soggetti disoccupati, percettori della nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego (Naspi), la cui disoccupazione ecceda i quattro mesi.

La somma, graduata in funzione del profilo di occupabilità, sarà spendibile presso i Centri per l’impiego o presso i soggetti accreditati a svolgere funzioni e compiti in materia di politiche attive del lavoro. L’assegno non costituisce reddito imponibile. Ancora, i lavoratori titolari di strumenti di sostegno del reddito possono essere chiamati a svolgere attività di servizio nei confronti della collettività nel territorio del Comune di residenza. L’utilizzo dei lavoratori in tali attività non determinerà l’instaurazione di un rapporto di lavoro. A questi lavoratori spetterà un importo mensile, pari all’assegno sociale, erogato dall’Inps.

Ci fermiamo qui, per carità di patria, dovendo purtroppo constatare che i ministri del ‘’nuovo che avanza’’ non conoscono neppure la legislazione dei settori di cui sono titolari.

Perché meravigliarsi? La competenza è divenuta un ‘’disvalore’’, una prerogativa di quelle élites che sono state messe alla gogna proprio perché erano consapevoli di ciò che si era fatto o si stava facendo. Ma dopo il discorso di Di Maio, che pretende di legiferare in peggio su quanto è già previsto, comprereste da lui un’auto usata?

La fame delle donne

New StatesmanRegno Unito 23.6.18 internazionale.it

(Peter Cade, Getty Images)

Le prime battute del nuovo singolo dei Florence and the Machine, Hunger (Fame), mi hanno dato i brividi: “A 17 anni ho iniziato a privarmi del cibo”, canta Florence. Ho osservato le mie figlie procedere a tentoni attraverso gli anni dell’adolescenza con l’occhio vigile di un falco, in cerca di un qualsiasi segno o prova di anoressia. Sono in tante a caderne vittime. Le mie sono riuscite ad evitarlo, ma non tutte le nostre figlie ce l’hanno fatta.

Questo pensiero ha terrorizzato tutte noi madri. Abbiamo tenuto nota di qualsiasi dimagrimento o pallore, evitando costantemente di parlare del nostro peso o di pronunciare la parola maledetta, dieta. Una delle mie figlie fa la modella e più volte è tornata a casa dopo dei casting per sfilate notando che il lavoro era andato a delle ragazze che sembravano malaticce mentre lei, snella ma non pelle e ossa, non era mai abbastanza magra.

La canzone di Florence offre una panoramica dall’interno del concetto di fame, il suo significato e da dove deriva: “A 17 anni ho iniziato a privarmi del cibo/ pensavo che l’amore fosse una specie di vuoto/ E almeno allora capivo la fame che sentivo/ E non ero costretta a chiamarla solitudine”.


Riesco a comprendere l’idea che patire la fame dia una sorta di giustificazione e bilanciamento al proprio senso di vuoto interiore benché, il Signore mi è testimone, non sono un’esperta. Eppure questa canzone mi ha ricordato molto Modern girl delle Sleater-Kinney, del 2005: “Il mio piccolo mi ama, ho tanta fame/è la fame a rendermi una ragazza moderna”.

Se vogliamo essere oneste su cosa significa essere donna oggi dobbiamo fare i conti con i discorsi sulla fame. Pensiamo ad esempio all’autobiografia di Roxane Gay, Fame. Storia del mio corpo, libro in cui l’autrice descrive come abbia volontariamente preso peso per proteggersi, per trasformare il suo corpo e farlo diventare non desiderabile e, quindi, potenzialmente meno a rischio.

Un sondaggio la scorsa settimana riportava che 87 donne su 100 sono divorate dai sensi di colpa dopo aver mangiato; lì per lì non sapevo se ridere o piangere, se farmi beffe del sondaggio o farmi prendere dallo sconforto. Personalmente non vengo divorata dai sensi di colpa ma, sì, tengo d’occhio le calorie che ingerisco. Se provo un po’ di vergogna nell’ammetterlo? Sì. Se penso che questo significhi non essere una brava femminista? Non so. Su questo, come sulla maggior parte delle cose, non ho un’idea definita. E così mangio insalate, parlo di vita salutare ed è perfetto, il dottore è molto contento di me. Che brava ragazza!

Le mie amiche e io odiamo le nostre pancette pur sapendo che non hanno nulla che non vada. Siamo orgogliose dei traguardi raggiunti dalle nostre pance, eppure rimpiangiamo i jeans super attillati che portavamo anni fa. Odiamo l’idea stessa di adeguarci a una forma fisica che non corrisponde alla realtà e allo stesso tempo vorremmo pesare qualche chilo di meno.

Un’amica mi mostra una sua vecchia foto: è in spiaggia, in bikini e nel fiore dei suoi vent’anni, e rimaniamo entrambe senza fiato per quanto fosse sexy. Allora citiamo Nora Ephron: “Oh, quanto rimpiango di non aver indossato il bikini per tutto il mio ventiseiesimo anno di vita. Tu che leggi, se sei giovane vai immediatamente a metterti un bikini e non togliertelo fino a che non avrai compiuto 34 anni”. E ridiamo, perché è vero ma anche triste. So bene di non aver bisogno di dimagrire, eppure sono ossessionata dal mantenere il mio peso di sempre e mi ci aggrappo con le unghie anche se il mio corpo si ribella.

Una dolorosa magrezza
Poco tempo fa sono stata intervistata durante il programma Fresh Air della Npr, e Terry Gross si è complimentata per la foto sulla copertina di Amplified heart, un album degli Everything but the Girl di 24 anni fa. Siamo io e Ben, in parte svestiti, con un’espressione assorta e imbronciata, e di una magrezza dolorosamente rock’n’roll. Sono stata d’accordo con lei sul fatto che la foto fosse volutamente un po’ erotica, ma devo ammettere che col senno di poi ciò che vedo, così come guardando il video di Missing, sono solo due persone dall’aspetto malato e che forse stanno sfruttando il fatto di avere dei nuovi corpi inaspettatamente alla moda per far soldi. Ben aveva perso più di venticinque chili durante la sua malattia e anche io ero magra come non sono mai stata né prima né dopo.

In quel periodo siamo stati fotografati da Juergen Teller e anche da Corinne Day, autrice dei famosi scatti di Kate Moss per The Face and Vogue che hanno dato origine allo stile conosciuto come “heroin chic”. Sulla copertina di quel disco entrambi siamo l’immagine stessa della fame, ma siamo anche molto fichi e lo sapevamo. Avevamo un che di affascinante ed eccentrico e alla gente questo piaceva. Era tutto autentico, questo sì, ma oggi non so se dovrei sentirmi in colpa per aver favorito la mitizzazione della magrezza. I corpi sono davvero complicati. Abbiamo tutti fame.

(Traduzione di Mariachiara Benini)

Questo articolo è uscito sul settimanale britannico New Statesman.

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La vergogna su Emanuela Orlandi dopo 35 anni: perché la Chiesa tace ancora

politicamentescorretto.info 23.6.18

L’ occasione si presta per manifestare un certo disagio verso le autorità preposte a ritrovarla: viva o morta, ma la madre ha diritto di sapere, o almeno di mettersi il cuore in pace all’ idea che si è fatto di tutto se non per riportarla a casa almeno perché si conosca il suo destino. Invece niente. Città del Vaticano e Italia sono due Stati che hanno fallito. Il problema è che non danno nemmeno l’ impressione di averci provato sul serio.

La storia per sommi capi. Il 22 giugno del 1983 Emanuela, cittadina del Vaticano, studentessa al Conservatorio situato vicino al Senato della nostra Repubblica, non tornò a casa dalla lezione di flauto traverso. Fu presto chiaro che si trattata di un rapimento e non della fuga di un’ adolescente. La famiglia era modesta, il padre Ercole era un messo senza potere negli uffici della Curia. In realtà tutti compresero presto che la famiglia a cui si era sottratta una figlia non erano gli Orlandi, ma era quella del Papa. Ci furono telefonate oscure, misteriosi personaggi “americani” si misero in contatto con la Segreteria di Stato, in particolare con Agostino Casaroli. Alì Agca, il killer turco che aveva ferito Giovanni Paolo II il 13 maggio del 1981, fece capire di saperla lunga, e propose uno scambio: io libero in cambio della ragazza. Mentiva? Assai probabile. Finché emerse una pista dove si mescolavano tutti i cattivi del mondo conosciuto: la banda della Magliana, Cosa Nostra, la P2, lo Ior e Marcinkus, forse la Cia, e – se è vero che Agca si mosse per eliminare un avversario di Mosca – pure il Kgb. Non sto ripetendo una litania a caso.

È un elenco di sospetti ciascuno dei quali ha provveduto a lasciare tracce, in una sequenza di fatti e di nomi che legano l’ attentato a Wojtyla, i mandanti comunisti dei colpi di pistola, i presunti finanziamenti a Solidarnosc tramite Ior coi soldi di Cosa Nostra, e infine la banda della Magliana come esecutrice materiale del sequestro e della sparizione della povera Emanuela.

LO STRAZIO DEI FAMILIARI

Da quel giugno 1983 è stato uno strazio, solo confortato dalle visite personali di Giovanni Paolo II nella casa delle angosce. Il padre è morto, la madre Maria da allora vive nell’ angoscia, mai rassegnata, il fratello Pietro sta conducendo una battaglia per impedire che la sorte della sorella sia sigillata in archivio.

Ora che c’ è da aggiungere? La magistratura italiana, competente per due ragioni: il Concordato e il luogo del sequestro, ha chiuso tutto, sostenendo che il Vaticano non ha collaborato. Il Vaticano, di cui Emanuela era anzi sperabilmente è cittadina, si è chiuso nel silenzio, sostiene di non avere alcun dossier sul caso, tramite il Sostituto Segretario di Stato e quasi cardinale (riceverà la porpora nel concistoro del 29 giugno) Giovanni Angelo Becciu, ha detto che il caso è chiuso. E che la Santa Sede nulla sa. Ma come mai allora Papa Bergoglio salutando Pietro Orlandi disse sicuro: «Emanuela sta in cielo». Quello è il posto dell’ anima, ma il corpo? Carte riservate, citate dall’ Espresso, riferiscono di una tomba anonima nel cimitero teutonico dentro le mura leonine. E di una presunta morte a Londra. Una ricostruzione smentita dal Vaticano. Ma come si vede il caso non può essere chiuso. Perché il Papa, che nega risolutamente di essere un mistico, è tanto sicuro del decesso di Emanuela, che avrebbe solo 50 anni?

La madre di Emanuela, Maria Orlandi ha incaricato uno dei rari avvocati accreditati presso il Tribunale del piccolo stato di non lasciar dormire la verità. Così Laura Sgrò dello “Studio legale Bernardini de Pace” sta provando a smuovere le montagne, per cui secondo il Vangelo basterebbe avere un granello di fede, ma qui ce ne vuole un quintale…

1) Un anno fa, giugno 2017, la Sgrò fece una “istanza di accesso agli atti” al Segretario di Stato, cardinal Pietro Parolin, e a oggi ufficialmente non ha risposto nessuno. La dichiarazione a mezzo stampa del sostituto, che dichiara il caso chiuso, non è propriamente il massimo della trasparenza giuridica, quasi a non voler far cantare le carte. Domanda: non sarebbe il caso che il Segretario di Stato aprisse quantomeno un dialogo con l’ avvocato della famiglia? Vedi alla voce carità cristiana verso le anziane madri.

2 ) Novembre 2017. L’ avvocato Sgrò presenta denuncia di scomparsa presso la gendarmeria vaticana – mai presentata fino a quel momento, essendo stata delegata la questione alle autorità italiane – e a oggi i magistrati vaticani non hanno mosso un dito, un foglio, una piuma. Nonostante la magistratura italiana, tra le altre cose, abbia indicato a chiare lettere attraverso tre richieste di rogatoria sin dal 1994 le persone (alti prelati, alcuni ancora in vita) dentro lo Stato Vaticano che giudicava indispensabile sentire. Alle rogatorie non fu mai dato seguito. Il Vaticano si è sempre trincerato dietro un silenzio assoluto.

3)Fonti confidenziali hanno indicato alla legale degli Orlandi, il boss di Cosa Nostra Pippo Calò, recluso nel carcere di Opera dal 1985 al 41 bis, come persona informata sui fatti. Era l’ uomo di collegamento tra la mafia siciliana e la banda della Magliana. Calò ha risposto all’ avvocato di voler parlare, e abbiamo la lettera autografa che spiega come facilitare la cosa. E la domanda della Sgrò al tribunale di sorveglianza di poterlo incontrare data aprile.

A oggi nessuna risposta. Non è un detenuto “normale”, il Calò. È un super carcerato, e ai termini di legge c’ è bisogno di un ok del ministero dell’ Interno. Pippo Calò – si badi – ha quasi 87 anni, ogni giorno è prezioso. Ha la stessa età di Maria, la madre di Emanuela, che avrebbe diritto ad una qualche forma di giustizia, avendo speso buona parte della sua vita nella finora vana ricerca di sua figlia. Calò ha anche tutti i procedimenti passati in giudicato, per cui qualunque cosa possa o voglia dire non addolcirà la sua posizione, non ha interesse a mentire. Per quale motivo vige il veto di ascoltarlo?

di Renato Farina – Libero

Salvini su Fb: ‘In questo momento le navi di due Ong sono nel Mediterraneo, in attesa di caricare immigrati’

silenziefalsita.it 23.6.18

In questo momento le navi di due Ong sono nel Mediterraneo, in attesa di caricare immigrati.”

Lo ha fatto sapere il ministro dell’Interno Matteo Salvini con un post pubblicato su Facebook.

Si tratta delle imbarcazioni Open Arms, battente bandiera spagnola, e la Aquarius, balzata all’onore della cronaca nelle ultime settimana in quanto respinta dal governo italiano.

“Le navi di altre tre Ong – ha aggiunto – (Astral, bandiera Gran Bretagna, Sea Watch e Seefuchs, bandiere olandesi) sono ferme in porti Maltesi. Che strano…”

“La LIFELINE infine, nave fuorilegge con 239 immigrati a bordo, è in acque maltesi,” ha scritto sul social network.

Tutto questo per dirvi che il Ministro lo farò insieme a Voi, condividendo tutte le informazioni che sarà possibile condividere, e per ribadire che queste navi si possono scordare di raggiungere l’Italia: voglio stroncare gli affari di scafisti e mafiosi!

Buon sabato Amici, vi voglio bene,” ha concluso.

Quanto alla Lifeline, ieri il leader della Lega ha affermato:

“La NAVE FUORILEGGE Lifeline (Ong tedesca che usa finta bandiera olandese e mi diede del “fascista”) è ora in acque di Malta, col suo carico illegale di 239 immigrati.

Per la sicurezza di equipaggio e passeggeri abbiamo chiesto che Malta apra finalmente i suoi porti.

Chiaro che poi quella nave dovrà essere sequestrata, ed il suo equipaggio fermato.

Mai più in mare a trafficare, mai più in Italia.”

Sul caso Lifeline, il senatore 5Stelle Gregorio De Falco in un’intervista rilasciata a Tiscali Notizie ha detto di aver “consultato il Gisis, uno dei più forniti database della marina di tutto il mondo, e non risulta che Lifeline sia esattamente una nave fantasma”.

“Lifeline, nave di circa 30 metri, ha un numero Imo, che è il codice che accompagna la nave dalla nascita alla sua distruzione. Lifeline ha anche il codice MMSI che è l’identificativo nazionale: è il 244 che identifica l’Olanda,” ha spiegato.

Meloni sul caso della scorta a Saviano: ‘Spero che siano sotto scorta i giornalisti dai è stato accusato di aver copiato gli articoli’

silenzi e falsità.it 23.6.18

Spero che siano sotto scorta i giornalisti dai quali Saviano è stato accusato di aver copiato gli articoli coi quali ha composto Gomorra”.

Così Giorgia Meloni sul caso della scorta a Saviano intervenendo ad Agorà su Rai3.

“Se posso dire una cosa, – ha detto la leader di Fratelli d’Italia – non ho grande stima per Roberto Saviano, indipendentemente dalla questione della scorta”. “Ovviamente – ha aggiunto – se è minacciato è giusto che sia difeso come tutti i cittadini”.

Per la Meloni l’autore di Gomorra “è diventato un guru ma dovrebbe essere supportato da maggiore studio. Parla di tutto senza essere preparato, dice cose molto sbagliate. Snocciola dati sull’immigrazione, questioni sulla droga, senza avere le competenze. È una persona parla con prosopopea di temi che non conosce”. E dovrebbe essere più preparato “soprattutto ora che avrà una trasmissione e il suo stipendio sarà pagato da tutti gli italiani”

Saranno le istituzioni competenti – ha proseguito – a valutare se corra qualche rischio, anche perché mi pare che passi molto tempo all’estero. Valuteranno come si spendono i soldi degli italiani. Gli mando un bacione”.

E ancora: “Non ho gli elementi per giudicare se sia da rivedere la scorta di Saviano, né tantomeno se ammazzare Saviano è una priorità della camorra, né so bene quale sia la procedura per assegnare le scorte”.

Quanto alla polemica su una trasmissione di Saviano per il servizio pubblico, il capo politico di Fdi ha affermato: “È una persona che parla di tutto senza essere preparata e ora mi pare gli daranno un programma in Rai che pagheremo noi, ora studi di più”.

Le dichiarazioni di Giorgia Meloni sono arrivate dopo che è scoppiata la polemica tra Salvini e Saviano sulla scorta di quest’ultimo. Il ministro dell’Interno aveva detto che avrebbe valutato l’ipotesi di togliere la scorta assegnata allo scrittore, il quale aveva poi risposto definendo il vicepremier “ministro della malavita” e “buffone”.

Sorpresa: non sono più i nostri nemici a gestire lo spread

Gioele Magaldi: “E’ in atto un duro confronto in seno alla massoneria sovranazionale: da una parte l’ala conservatrice, che sostiene l’establishment europeo, e dall’altra i circuiti massonici progressisti, scesi in campo per difendere il governo gialloverde”.

Colpo di scena: non sono più i soliti “signor no” europei, da Mario Draghi ad Angela Merkel, a pilotare lo spread, fino a ieri usato come clava contro l’Italia. “Visto? Lo spread cala, da quando si è insediato il governo Conte”, sottolinea a Colors Radio, Gioele Magaldi, il primo a svelare il retroscena massonico che ha opposto Sergio Mattarella a Paolo Savona.

Bisogna interpretare l’Italia come banco di prova per la fine del rigore euro-tedesco… e dei suoi terminali italiani: ieri Monti e Napolitano, poi i pallidi Letta, Renzi e Gentiloni, fino all’attuale governatore di Bankitalia Ignazio Visco, vicinissimo a Draghi, e ovviamente allo stesso Mattarella – arrivato al punto di interdire a Savona l’accesso al ministero dell’economia, dopo aver spedito Conte in udienza da Visco.

È accaduto qualcosa che Berlino, Bruxelles e Francoforte non potevano prevedere: il loro braccio di ferro sullo spread è crollato subito, mentre Trump calava sulla Germania la mazzata dei dazi sull’acciaio. Il “golpe bianco” è durato solo 48 ore: giusto il tempo di capire che, forse, qualcosa – in Europa – è cambiato una volta per tutte: la “cricca del rigore” non potrà più ricattare e intimidire intere nazioni, in spregio al voto popolare?

Ci attendono settimane piene di incognite, ammette Magaldi, perché il vero scontro – sul piano internazionale – è appena cominciato. Certo, oggi fa impressione vedere la cancelliera di ferro che scende a più miti consigli e si affretta, fuori tempo massimo, a riconoscere che l’Italia è stata completamente abbandonata di fronte all’emergenza-migranti che ha gonfiato la Lega di Salvini.

Magaldi, è in prima linea nell’ambiente culturale massonico-progressista che vede nell’Italia il possibile punto di svolta della lunghissima crisi europea. “Sarà proprio dal nostro paese che partirà una riscossa democratica su scala continentale”, profetizzava già nel 2014, presentando il suo saggio “Massoni”, che svela l’identità supermassonica del vero potere europeo, negli ultimi trent’anni in mano a cripto-massoni oligarchici, reazionari e neo-aristicratici (gli inventori del rigore spacciato per normalità fisiologica, dopo aver svuotato la democrazia, confiscando sovranità a colpi di diktat).

È il ben noto scenario dell’orrore organizzato dall’Ue e da Berlino: bilanci strozzati dai vincoli di spesa, e quindi crisi, disoccupazione, tasse, risparmi in fumo, giovani in fuga. Uno scempio deciso dagli eurocrati, veri e propri nemici dell’unità europea: grazie a loro, infatti, è esploso l’euroscetticismo ormai maggioritario.

Che fare? Ovvio: estendere la spesa, dopo aver ricontrattato con Bruxelles l’intero sistema Ue. Impossibile mettere in campo il programma “gialloverde” (Flat Tax, reddito di cittadinanza, pensioni dignitose) senza prima “sbullonare” l’ordoliberismo teutonico, oggi messo sotto attacco direttamente dagli Usa, scesi in campo accanto all’Italia.

Magaldi tifa per il governo Conte, ma con giudizio: “Guai se aumenta l’Iva, perché sarebbe una misura pericolosamente recessiva. E guai se arretra, sul terreno dei diritti civili”. Naturalmente, i media mainstream “vedovi” del Pd sono saltati addosso al ministro leghista Lorenzo Fontana, protagonista di un’infelice uscita sulle unioni civili. “Apprezzo però la tempistività con cui è intervenuto Salvini, chiarendo che Fontana parlava a titolo personale: le sue idee non rientrano nel programma di governo”.

L’ottimismo di Magaldi non è incondizionato: “Ci sono ottime premesse, insieme alla garanzia che Paolo Savona – l’uomo che Mattarella non voleva – costituirà una sapiente cabina di regia per gestire con Bruxelles la rinegoziazione dei trattati europei. Però bisogna stare a vedere che cosa realmente questo governo riuscirà a fare”. E a chi si interroga sull’affidabilità dei 5 Stelle, Magaldi risponde con lo sguardo del politologo: “In tandem con Salvini, i pentastellati hanno avuto il merito storico di rompere la finzione dello scontro apparente tra centrodestra e centrosinistra, che in vent’anni hanno solo finto di combattersi, sottoscrivendo in realtà tutte le politiche di rigore imposte, via Ue, da un’oligarchia privatistica: quella che oggi, finalmente, guarda con preoccupazione alla svolta democratica italiana”.

A quanto pare, il futuro potrebbe rimettersi a correre, archiviando il mancato riformatore Berlusconi e il suo sodale Renzi, ultimo “yesman” del potere eurocratico. Sta cambiando tutto? Per il 14 luglio – data non casuale – Magaldi annuncia l’avvio di grandi manovre per la creazione di un nuovo soggetto politico liberalsocialista, che si metta in marcia – da posizioni keynesiane – per supportare il “cambio di paradigma”, oggi affidato alla compagine giudata da Conte. Obiettivo: demolire, per sempre, la grande menzogna neoliberista del rigore “virtuoso”, inventata dall’élite per derubare i popoli.

Fonte:http://www.libreidee.org/2018/06/sorpresa-non-sono-piu-i-nostri-nemici-a-gestire-lo-spread/ 

Saviano: da otto anni in TV senza contraddittorio!

“Saviano Channel” trasmette l’Angelus a reti unificate, sull’etere pubblico e sul privato, per commentare la politica, la società, presto lo sport e… l’oroscopo.

Tredici giugno, su RAI2 con il format “Il supplente”, e il giorno prima a “Di Martedì” su La7, per concludere nuovamente sul canale televisivo di Andrea Salerno venerdì sera, a festeggiare la puntata finale di “Propaganda Live”. Non si contano naturalmente le apparizione in RAI a “Che tempo che fa”, vera vetrina da one-man show.

Oggi Saviano è naturalmente impegnato in un’opera di resistenza attiva contro il governo Conte, perché “le uniche riforme di questo governo saranno quelle che toglieranno i diritti”, ha scritto su Twitter, e dunque “è tempo che ognuno faccia il suo, è tempo di iniziare a perdere un po’ di tempo per smentire tutte le cazzate che girano in rete”, come ha ribadito ieri su La7.

Libri e varie…

Presunto pezzo forte del nostro, il tema migranti: “Fra anni ci chiederemo come sia stato possibile rendere il Mediterraneo un cimitero. Non tutti avranno partecipato a questo scempio, c’è chi ancora resiste e resisterà”. Come nel biennio 2015-2016, anno d’oro delle ONG nel mare, le cui traversate hanno causato rispettivamente 3500 e 4733 morti, e poi crollati verticalmente.

Ma, essendo il nostro particolarmente istruito, ne approfitta per spiegare che l’Europa ci ha dato quasi 800 milioni di Euro in sei anni. Lo ha detto non solo tralasciando il fatto che 133 milioni di Euro l’anno, su 5 miliardi spesi di tasca nostra sono una miseria, ma dicendo testualmente che questi ultimi, “essendo scorporati dal rapporto deficit/PIL, non pesano sulle tasche degli italiani”… Probabilmente ce li restituiranno nella prossima bolletta.

Saviano, insomma, è invitato a parlare a tambur battente in ogni dove, senza che qualcuno gli dica cortesemente “frena un attimo”. È consentito? Purtroppo la legge in materia, la 8/2000, “raccomanda”, ma non obbliga, la parità di condizioni nelle tribune politiche, nei dibattiti, nelle tavole rotonde, nelle presentazioni in contraddittorio di programmi politici, nei confronti, nelle interviste e in ogni altra trasmissione.

Cercando su YouTube non si trova una sola trasmissione nella quale Saviano abbia avuto un confronto diretto con qualcuno: o il giornalista parlava da solo, o altre persone parlavano di lui in sua assenza. Unica timida eccezione, la puntata di “Vieni via con me” del 22 novembre 2010, quando all’allora Ministro dell’Interno Roberto Maroni, fu concesso un piccolo spazio di replica nella trasmissione – ma fu necessario l’intervento del Governo, perché inizialmente il cda della RAI negò il permesso.

Indimenticabile il giudizio di Aldo Grasso: “Saviano non è opinionista (deludenti i suoi interventi settimanali), non è showman, è solo Saviano che recita Saviano, un marchio da sfruttare”. Non si capisce, al netto delle sue continue apparizioni televisive e dei suoi monologhi spesso pieni di strafalcioni, imprecisioni e vere inesattezze (come dimenticare il monologo del 26 marzo 2018 sulla Siria?) quale sia la ritrosia nel trattare il giornalista campano come un ospite al pari degli altri e non una sorta di assiso al trono, che disdegna di parlare da pari a pari con chiunque non la pensi come lui e impegnato solo a portare avanti il proprio brand come un piazzista alle prime armi.

In attesa di trovare risposta a queste domande ancestrali, la gomorrea continuerà per molto tempo. Speriamo in un vaccino!

Articolo di Arturo Zaia

Fonte: http://www.oltrelalinea.news/2018/06/17/saviano-da-otto-anni-in-tv-senza-contraddittorio/

Sexy metal: l’elemento mancante nel puzzle coreano

DI PEPE ESCOBAR

asiatimes.com

Il Segretario di Stato americano Mike Pompeo conosce l’importanza delle terre rare, e sembra che la Corea del Nord ne abbia scoperto uno dei più grandi giacimenti mondiali a 150 km da Pyongyang; è questo un altro dei fattori che hanno portato al recente disgelo con gli Stati Uniti?

Dopo tutto, non si sarebbe trattato di una questione di residenze turistiche sulle spiagge della Corea del Nord. Probabilmente, al centro dell’abbraccio fra Kim Jong-un e l’amministrazione Trump ci potrebbe essere uno dei più grossi giacimenti di terre rare (REEs) del mondo, situato ad appena 150 km a nord-ovest di Pyongyang, con un valore stimato di miliardi di dollari.

Tutti gli strumenti della tecnologica vita quotidiana del XXI secolo si basano sulle proprietà chimico-fisiche di 17 rari elementi della tavola periodica, conosciuti anche come terre rare.

Attualmente, si ritiene che la Cina controlli più del 95% della produzione mondiale di metalli delle terre rare, con quantitativi ancora da estrarre stimati a circa 55 milioni di tonnellate. La Corea del Nord, da parte sua, ne detiene almeno 20 milioni di tonnellate.

Gli elementi delle terre rare non sono gli unici minerali e metalli ad alto valore strategico di questi giochi di potere. Gli stessi giacimenti forniscono anche tungsteno, zirconio, titanio, afnio, renio e molibdeno, tutti assolutamente critici, non solo per una miriade di applicazioni militari, ma anche nel campo dell’energia nucleare.

Si dà il caso  che la metallurgia delle terre rare sia essenziale per i sistemi d’arma americani, russi e cinesi. Il sistema THAAD ha bisogno delle terre rare, così come i sistemi missilistici russi di difesa antiaerea S-400 e S-500.

Non è affatto azzardato pensare che “l’arte del contrattare” si possa applicare anche alle terre rare. Se gli Stati Uniti non provano a giocare bene le proprie carte sulle (presunte) vaste riserve di terre rare della Repubblica Democratica Popolare di Corea (DPRK), il vincitore potrebbe essere, ancora una volta, Pechino. E anche Mosca, considerando la partnership strategica russo-cinese, ora riconosciuta anche a livello ufficiale.

L’elemento chiave del rompicapo potrebbe essere chi offre gli investimenti a miglior redditività, non in campo immobiliare, ma in questi metalli cosi “sexy”, mentre la dirigenza di Pyongyang, teoricamente, sarebbe in grado di ammassare una enorme fortuna.

Pechino sarà capace di controbilanciare un possibile accordo con gli Americani? Questo avrebbe potuto benissimo essere stato il più importante argomento di discussione dell’incontro, il terzo in poche settimane, fra Kim Jong-un e il Presidente Xi Jinping, proprio mentre l’intera scacchiera geopolitica mondiale è in bilico.

Allora, non sono sexy questi metalli?

Il ricercatore Marc Sills, in un lavoro dal titolo “ Strategic Materials Crises and Great Power Conflicts” [Materiali strategici e conflitti fra grandi potenze], afferma: “Il conflitto sui minerali strategici è inevitabile. La crisi probabilmente inizierà nei siti minerari o nelle loro vicinanze, oppure lungo le vie di comunicazione utilizzate per il trasporto del materiale, sopratutto in quei checkpoints strategici mondiali, ora generalmente controllati dall’esercito dagli Stati Uniti. Ancora una volta, l’equazione del potere prevede sia il controllo del possesso che la negazione del possesso da parte di altri.”

Questo si applica, per esempio, al rompicapo ucraino. La Russia ha un disperato bisogno del titanio, dello zirconio e dell’afnio per il suo comparto militare industriale.

All’inizio di quest’anno, i ricercatori giapponesi hanno scoperto un giacimento di elementi delle terre rare di 16 milioni di tonnellate (meno delle riserve nord-coreane) al di sotto del fondale marino nel Pacifico Occidentale. Ma questo difficilmente metterà in forse il predominio della Cina (e, potenzialmente, della Corea del Nord). L’elemento chiave della questione terre rare è mettere a punto una filiera produttiva redditizia, come hanno fatto i Cinesi. E questo richiede molto tempo.

Lavori specialistici, come “ China’s Rare Earth Elements Industry” [L’industria cinese degli elementi delle terre rare], di Cindy Hurst (2010), pubblicato dall’Institute for the Analysis of Global Security (IAGS) o “Rare Earth in Selected US Defense Applications” [Le terre rare in specifiche applicazioni della Difesa degli Stati Uniti], di James Hedrick, presentato al “40° Forum sulla Geologia dei Minerali Industriali” illustrano in modo convincente tutti i vari collegamenti. Sills sottolinea come, apparentemente, minerali e metalli facciano parlare di sé solo nelle pubblicazioni di interesse minerario: “E questo sembrerebbe spiegare in parte perché la corsa alle terre rare della Corea del Nord ha eluso l’attenzione. I metalli non sono così sexy. Ma le armi si.”

I metalli sono certamente sexy per il Segretario di Stato americano Mike Pompeo. E’ molto istruttivo ricordare come Pompeo, allora direttore della CIA, avesse riferito al Comitato Senatoriale, nel maggio 2017, che il controllo degli elementi delle terre rare da parte di stati esteri era “un problema molto reale”.

Saltiamo avanti di un anno: quando Pompeo si era insediato al Dipartimento di Stato, aveva ribadito l’importanza di una nuova “postura” della politica estera americana.

E arriviamo a qualche settimana fa, con la “postura” di Pompeo messa in pratica al meeting con Kim Jong-un.

Siamo ben lontani da un colpo di scena, tipo telefilm di Netflix; una sceneggiatura plausibile potrebbe essere Pompeo che cerca di far colpo su Kim, esaltando la bellezza di un appetitoso accordo sugli elementi delle terre rare, garantito dagli Stati Uniti. Ma Cina e Russia devono esserne tenute fuori. Altrimenti… Non è difficile immaginare che Xi capisca l’antifona.

La DPRK, questo mix singolare di Turkmenistan e di Romania post-Unione Sovietica, potrebbe essere sul punto di venire integrata nella grande filiera logistica della Ferrovia della Seta, mentre gli investimenti contestuali della partnership sino-russa in ferrovie, oleodotti e porti nelle Zone Economiche Speciali (SEZ) delle due Coree, alla maniera cinese, stanno incominciando a dare i loro frutti.

Come ha rivelato il vice-amministratore delegato della Gazprom, Vitaly Markelov: “La Corea del Sud ha chiesto a Gazprom” di far ripartire un progetto-chiave, un gasdotto attraverso la Corea del Nord, un cordone ombelicale fra la Corea del Sud e la massa continentale euroasiatica.

E’ nelle importanti discussioni del Summit dell’Estremo Oriente di Vladivostok, tenutosi nel settembre 2017, che è stata fissata la roadmap che consentirà a Corea del Sud, Cina e Russia l’inserimento della DPRK nel percorso di integrazione euroasiatica, permettendo lo sviluppo del suo settore agricolo e idroelettrico, ma, sopratutto, della sua ricchezza mineraria.

Per quanto l’amministrazione Trump possa essere entrata tardi nel gioco, è impensabile che Washington voglia abbandonare una fetta della torta (metallica).

Pepe Escobar

Fonte: atimes.com

Link: http://www.atimes.com/article/sexy-metal-the-missing-element-in-the-korean-puzzle/

20.06.2018

Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Bce, rimborsi Tltro2 per 11 miliardi, ferme maggiori banche italiane

reuters.com 22.6.18

MILANO (Reuters) – Le banche della zona euro hanno rimborsato anticipatamente alla Bce fondi Tltro2 per 11,004 miliardi di euro ECB35.

Lo ha comunicato la Bce a seguito della chiusura della finestra di rimborso volontario aperta nei giorni scorsi.

I fondi sono stati restituiti da 41 istituti di credito e fanno parte dei 395,984 miliardi in circolazione del finanziamento Tltro2 del giugno 2016, il primo della serie, con scadenza quattro anni (di cui 139 detenuti da banche italiane).

Secondo le prime indicazioni raccolte da Reuters presso fonti tra i principali istituti italiani, nessun rimborso di liquidità Tltro2 è stato effettuato da Unicredit, Intesa, Banco Bpm, Ubi Banca, Bper, Creval e Credem.

Il rimborso avrà regolamento in data 27 giugno.

Nelle scorse settimane la svedese Nordea aveva ipotizzato che a livello di zona euro i rimborsi potessero arrivare fino a 110 miliardi, ma larga parte degli operatori prevedeva al contrario importi molto più limitati.