Crac ex banche popolari, sit in a Montebelluna per il primo anniversario

 

RAINEWS.IT

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Il 25 giugno dello scorso anno veniva pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale, il Decreto di liquidazione coatta di Veneto Banca e Popolare di Vicenza. E a Montebelluna si è svolta una cerimonia di commemorazione, fra rabbia e speranze condite da ironia.Il servizio di Antonello Profita

Cdp e Leonardo-Finmeccanica, ecco come Di Maio sfida Guzzetti (e non solo)

 STARTMAG.IT 25.6.18

Le fondazioni bancarie rappresentate dall’Acri di Giuseppe Guzzetti frenano su interventi di sistema tramite Cassa depositi e prestiti, ma il vicepremier Luigi Di Maio evoca e invoca proprio gruppi controllati o partecipati dal Tesoro come Cdp e Leonardo-Finmeccanica per operazioni come il salvataggio e il rilancio dell’ex Bredamenarinibus.

Ecco che cosa ha detto il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro parlando con i cronisti fuori dai cancelli dell’ex Bredamenarini, ora Iia (Industria italiana autobus), la newco nata il 1° gennaio 2015 dalle ceneri di Irisbus e Bredamenarinibus.

“Se ci sono aziende che vanno bene e oggi se ne abusa facendo produrre all’estero quello che si dovrebbe produrre qui, allora l’Italia e i lavoratori italiani vengono prima di tutto. Se fino ad ora non si è stati in grado, con il socio che hanno fatto entrare, di produrre in Italia, allora lo Stato dovrà intervenire con strumenti come Invitalia, Cdp, Finmeccanica per mantenere il lavoro in Italia e il lavoro ai lavoratori italiani”, ha detto il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio.

“Sapere che un’azienda come questa ha circa 700 commesse, ha lavoro per 700 veicoli e non glielo fanno fare”, ma lo fanno realizzare “in Turchia, nonostante qui ci sia stato un tavolo in cui è intervenuto lo Stato, è uno schiaffo a tutti coloro che non hanno un lavoro in Italia e a tutti quelli che lavorano qui dentro e ora sono in una situazione di precarietà e incertezza”, ha sentenziano il leader pentastellato: “Questo stabilimento è direttamente collegato a quello di Avellino ed entrambi risentono del paradosso per cui c’è lavoro, ma non si è in grado di realizzarlo perché il socio non sta facendo gli investimenti”.

Una stilettata non proprio indiretta al presidente e amministratore delegato della società, Stefano Del Rosso, oggetto di critiche nelle scorse settimane da esponenti del Movimento 5 Stelle per i mancati investimenti che erano stati annunciati dall’azienda. Del Rosso rispose così al deputato M5S, Generoso Maraia: “Ha pronunciato insulti, menzogne, e le ha diffuse a mezzo Facebook e sulla stampa nei confronti della direzione di IIA. Il tutto è avvenuto nel silenzio dei rappresentanti sindacali presenti. Questo è stato un vero peccato”.

“Se il socio non è in grado di investire – ha detto Di Maio – siccome nei prossimi anni noi vogliamo invece investire in trasporto pubblico locale e in settori strategici come quello della mobilità urbana, allora lo Stato farà un investimento in questi stabilimenti”.

La vicenda ex BredaMenarinibus sarà approfondita con i tecnici del Ministero del Lavoro e dello Sviluppo Economico il prossimo 6 luglio a Roma.

Nelle scorse settimane, Invitalia (la spa pubblica guidata dall’ad, Domenico Arcuri, di nomina renziana) si è detta impossibilitata ad entrare nel capitale dell’azienda, ma disponibile ad intervenire nei confronti di Iia con un fondo controllato proprio da Invitalia e costituito per aiutare le aziende del Mezzogiorno. L’erogazione di tale fondo però è legata alla presenza di almeno un investitore privato al fianco di Industria italiana autobus.

Ma ora Invitalia, così come Cdp e Leonardo (ex Finmeccanica), è caldamente invitata a riflettere sul dossier. Un auspicio o un invito come nel caso di Alitalia?

Nove Paesi (senza l’Italia) vanno avanti sulla difesa comune

 STARTMAG.IT 25.6.18

Malgrado tutte le crisi, e forse per loro causa, le cose vanno avanti lo stesso. Il formato dell’Unione europea a 28 pare troppo rigido, alcuni Paesi tentennano anche sulla cooperazione strutturata permanente (PESCO), che pure prevede diversi progetti nell’industria militare, nelle dotazioni e nella logistica. Così nove Paesi hanno firmato oggi, 25 giugno, una lettera di intenti per dar vita a una “forza autonoma di difesa”: Francia Germania, Belgio, Regno Unito, Danimarca, Paesi Bassi, Estonia, Spagna e Portogallo. L’Italia non c’è.

CHE COSA E’ SUCCESSO

L’idea era stata avanzata da Emmanuel Macron durante il discorso della Sorbona del 26 settembre 2017, ma si trovava già formulata in parte nella Global Strategy approvata appena dopo il voto sulla Brexit e poi messa in sintonia con la Nato l’8 e 9 luglio 2016 a Varsavia.

Stiamo parlando di un ennesimo esercizio, considerando che prima o poi sarà la volta buona. Alle spalle vi sono numerosi tentativi per creare strumenti di difesa comune, dalla CED del 1952 ai Battlegroups del 2007 – ma per mettere in moto i quali è richiesta l’unanimità – fino all’operazione navale Sophia Eunavformed, che pattuglia attualmente il Mediterraneo.

IL RUOLO DI MACRON

Alla Sorbona, a settembre, Macron disegnava un’Europa che assumeva maggiore responsabilità in ragione del disimpegno statunitense, indicandola come una necessità. Angela Merkel, per l’altra gamba del tandem franco-tedesco, aveva espresso sostegno all’idea in un’intervista al Frankfurter Allgemeine, domenica 3 giugno. Nella Dichiarazione di Meseberg del 19 giugno 2018 Francia e Germania hanno quindi congiuntamente rilanciato la proposta della “Iniziativa europea di intervento”, da collegare – per mantenere un po’ di eleganza – con la Cooperazione strutturata permanente (PESCO).

L’iniziativa prevede un livello militare operativo, oltre quello organizzativo e “produttivo” della PESCO. Si tratta di immaginare interventi non per singoli Paesi, ma insieme. Per la Francia l’esempio è nell’operazione SERVAL in contrasto agli jihadisti nel nord del Mali, condotta dal 2012 al 2014 nell’ambito di una risoluzione ONU. D’altra parte, sotto il profilo politico-diplomatico, la Francia aveva già aperto alla collaborazione con altri Paesi proprio sull’Africa francofona, anche con visite comuni con Angela Merkel e Paolo Gentiloni tra il 2016 e il 2017. Sono preoccupazioni di difesa che riguardano non solo aree più o meno lontane, ma anche le aree di crisi a est, dal confine baltico alle instabilità in Ucraina e Moldavia.

OLTRE LA PESCO E PIU’ AVANTI DELL’UE

La novità politica più importante risiede tuttavia nella soluzione “per gruppi di Paesi”, cioè nel metodo che è stato evocato in questi giorni anche per il tema dell’immigrazione. L’Iniziativa europea d’intervento è fuori dall’Unione europea, e anche esterna alla Nato, con cui si dovrà comunque confrontare l’11 e 12 luglio al vertice di Bruxelles.

I 28 ministri degli Esteri si sono riuniti oggi come Consiglio dell’Unione europea a Lussemburgo, ed è a margine dell’incontro che nove di loro hanno firmato il documento di intenti. Tra i Paesi va notato il Regno Unito, che vi aderisce indipendentemente dalla Brexit. Gli eserciti starebbero preparando lo scambio di quadri militari: non si tratterebbe di una formalità, di alcuni ufficiali di collegamento o di qualche sottoufficiale nelle scuole militari, ma di una collaborazione su scala più ampia. Lo scenario è dinamico, ma comunque sempre pluriennale, in questo caso fino al 2024.

LA POSIZIONE DELL’ITALIA

L’Italia aveva inizialmente mostrato interesse all’Iniziativa europea di intervento, ma ne aveva sospeso la partecipazione in attesa delle elezioni politiche del 4 marzo e della formazione del nuovo governo.
Con i chiari di luna di queste settimane si è finito per notarne l’assenza, e forse l’ostilità.

Banche venete, a Montebelluna bara nera e scheletro: gli ex soci celebrano il “funerale dei risparmi”

oggitreviso.it 25.6.18

Manifestazione con corteo funebre “ad un anno dal decreto del governo Renzi-Gentiloni”

MONTEBELLUNA – Funerale dei risparmi davanti all’ex sede di Veneto Banca in centro a Montebelluna. La pittoresca manifestazione è andata in scena in mattinata, con tanto di finta bara nera con impressa la scritta “Risparmio” e scheletro. L’iniziativa a cura del Coordinamento Don Torta ha attirato parecchi ex soci che hanno visto i loro risparmi volatilizzarsi. Non a caso il funerale si celebra proprio oggi, 25 giugno.

“Ad un anno dalla scomparsa dalla garanzia costituzionale sul risparmio causata dal decreto legge 99 del 25 giugno 2017 con il quale il governo Renzi-Gentiloni ha soppresso Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca ed espropriato il risparmio di 220.000 persone, il Coordinamento Associazioni Banche Popolari Don Enrico Torta e l’Associazione Noi che Credevamo nella Banca Popolare di Vicenza ricordano il nefasto giorno e si uniscono al dolore dei risparmiatori e dei cittadini veneti”, si legge nell’invito all’evento di oggi a Montebelluna, che ricorda un’epigrafe (foto in basso).

“La grande sconfitta – si legge ancora – è dimenticare e noi non dimenticheremo mai l’ingiustizia subita, gli uomini con i quali abbiamo pianto e quelli che ci hanno fatto piangere”.

(Foto Coordinamento Don Enrico Torta)

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TUTTI ATTENDEVANO I SALVATORI CARLO MESSINA , PADOAN , RENZI E GENTILONI – NEMMENO LA LORO OMBRA E’ ARRIVATA –

Scanzi sulla sconfitta del Pd: ‘Riuscire a perdere in un colpo solo Pisa, Massa e Siena, è qualcosa di clamoroso’

silenziefalsita.it 25.6.18

“Riuscire a perdere in un colpo solo Pisa, Massa e addirittura Siena, è qualcosa di clamoroso”.

Così Andrea Scanzi sulla sconfitta del Pd al secondo turno delle elezioni comunali.

Il giornalista del Fatto Quotidiano in un post pubblicato su Facebook ha scritto che “forse solo i toscani possono avere piena contezza di quel che è successo ieri”.

Uscire sconfitti dai ballottaggi in così tante città, ha continuato, non solo è clamoroso, ma anche “impensabile” e “incredibile”.

I risultati elettorali di oggi, ha osservato, vanno “a mettere la pietra tombale su quel che fu la ‘Toscana rossa’”.

Poi l’affondo contro Matteo Renzi, giudicato “uno dei più grandi incapaci politici nella storia dell’umanità”. “E non è che lo si scopra adesso: – ha continuato Matteo Renzi – è sempre stato così”.

L’ex premier, ha aggiunto, è involontariamente comico, e “tristemente disastroso e spaventosamente sopravvalutato” e nella storia della Repubblica Italiana, secondo il giornalista, non c’è mai stato nessuno come lui.

“Dopo le Europee quest’uomo – protetto da quasi tutti i media – ha perso tutto, ma non ha arretrato di un millimetro: voleva rottamare il partito e ce l’ha fatta, infatti ora non c’è rimasto quasi nulla,” ha proseguito Scanzi, secondo il quale “più lui distrugge e più gli altri non parlano”.

I dem, ha aggiunto, “sopportano. Minimizzano. O – la cosa che preferiscono – danno la colpa agli arbitri. Il popolulismo. Il sovranismo. Il cinismo. Il razzismo. Il vento di destra. Bla bla bla”.

Poi c’è chi se la prende con il leader della Lega: “Molti testimonial del Pd non odiano Salvini: lo adorano, perché è l’alibi perfetto per rifarsi una coscienza”.

E ancora: “Sono totalmente sconnessi dalla realtà, ma non per questo smettono di pontificare”.

“Se il Pd ha perso tutto – ha commentato Scanzi – non è perché l’Italia è razzista, tesi tanto offensiva quanto ridicola: è perché il Pd, con Renzi, è riuscito a divenire (a dispetto delle tante persone belle che lo popolano) il partito più respingente, repellente, incapace e lontano dalla gente che esista nello scacchiere italico”

Che cosa faranno Intesa Sanpaolo e Poste Italiane nelle assicurazioni

 startmag.it 25.6.18

Intesa San Paolo

L’articolo di Anna Messia, giornalista di Mf/Milano finanza, sui progetti di Intesa Sanpaolo e Poste Italiane nel settore delle assicurazioni

L’ingresso in campo è di quelli che fa impallidire gli avversari. Intesa Sanpaolo, già leader nel mercato assicurativo Vita, ha detto a chiare lettere che, nel giro di tre anni, vuole diventare il primo assicuratore in Italia pure nel ramo Danni e sul piatto ha messo maxi investimenti di 300 milioni, da utilizzare per innovazioni tecnologiche.

CHE COSA FARA’ INTESA SANPAOLO NEL SETTORE DELLE ASSICURAZIONI

Una manovra che potrebbe stravolgere gli equilibri di un settore il cui volume dei premi è al palo da anni, provocando un possibile calo della redditività (il roe) che negli ultimi anni era risalita a fatica. Ma allo stesso tempo il piano d’azione delle banca guidata da Carlo Messina potrebbe dare finalmente gas alla crescita del ramo Danni che il mercato assicurativo italiano attende da tempo, per allinearsi agli altri mercati europei. Anche perché quello di Intesa non è l’unico piano faraonico che sarà attuato nei prossimi mesi.

I PROGETTI DI POSTE ITALIANE NEL COMPARTO DANNI

Anche le Poste Italiane, anche loro già leader nel mercato Vita, hanno annunciato l’intenzione di crescerà nel Danni, partendo però dalla Rc Auto dove il gruppo guidato da Matteo Del Fante, proprio in queste settimane, sta cercando partner con i quali lavorare.

COME SI MUOVERANNO AXA E ING

Non solo. Pure Axa ha di recente firmato una partnership nel ramo Danni con Ing per fornire prodotti assicurativi innovativi tramite la app della banca online. Un accordo che coinvolge sei Paesi, tra cui non manca l’Italia. Insomma, il mercato è alla vigilia di una grande rivoluzione che vede pure la presenza di operatori più piccoli che puntano sull’agilità. La prima spac (special purpose aqusition company) delle polizze quotata a Piazza Affari nelle scorse settimane è il progetto Archimede, lanciato da Andrea Battista, che vuole operare anch’essa nella bancassicurazione Danni in maniera innovativa, sfruttando le nuove tecnologie.

IL COMMENTO DELL’ESPERTO

Gli spazi di manovra e di crescita, in verità, non sembrano mancare. «Il mercato Danni in Italia, escludendo l’Rc Auto obbligatoria per legge, vale circa la metà degli altri paesi europei rispetto al pil e se si osserva l’andamento degli ultimi 20 anni si scopre che la situazione non cambia», spiega Massimo Arrighi, partner financial istitutions group di A.T. Kearney Italia.

LE CARATTERISTICHE DEL MERCATO ASSICURATIVO ITALIANO

Gli italiani, come noto, hanno una bassa propensione ad assicurarsi anche perché finora lo Stato si è fatto carico degli imprevisti, per esempio delle ricostruzioni post sisma (anche se con lacune e ritardi) oppure offrendo coperture sanitarie ampie e pensioni elevate, almeno per chi è già andato in pensione con il metodo retributivo. «Lo Stato ha giocato un ruolo di player entrato nel mercato in prima persona, come operatore», aggiunge Arrighi, «ma la coperta, visti gli squilibri del bilancio pubblico, si sta facendo sempre più corta e le banche sono pronte all’azione».

LE MIRE DELLE BANCHE RISPETTO ALLE COMPAGNIE

Gli istituti hanno già dimostrato di essere degli ottimi assicuratori nel ramo Vita, guadagnando le prime posizioni nel mercato, senza sottrarlo alle compagnie ma facendo crescere i premi per tutti. Adesso la scommessa che fanno è di nuovo la stessa: convincere più clienti a farsi un’assicurazione, spiega il consulente, «e la base su cui potranno lavorare è ampia considerando che ormai quasi tutti hanno un conto corrente e i più grandi player hanno milioni di clienti ai quali offrire polizze». I calcoli li ha fatti la stessa Intesa : oggi la banca ha solo il 5,8% dei clienti che compra prodotti assicurativi, contro il 20-25% che compra fondi comuni di investimento. Se la penetrazione arrivasse al 18-20% l’istituto diventerebbe appunto la prima compagnia di assicurazione Danni sulla parte non-auto in Italia.

LE DIFFERENZE FRA BANCHE E ASSICURAZIONI

Ma i modelli distributivi che dovranno differenziarsi da quelli delle assicurazioni tradizionali. Gli istituti dovranno essere capaci di offrire prodotti semplici, facili da collocare allo sportello e da spiegare ai clienti. «Il mondo assicurativo tradizionale, fatto spesso ancora di contratti cartacei resta complicato. La trasformazione è in atto per tutti ma per chi parte adesso sarà più facile», aggiunge Arrighi. I vantaggi competitivi per lo sportello non sembrano fermarsi qui. Le banche, per fare un esempio, potrebbero offrire modalità di pagamento mensile attraverso il conto corrente, e mettere a punto contratti più flessibili. «Potrebbero proporre a polizze unica, per esempio, all’interno della quale offrire coperture ai diversi bisogni, magari con assicurazioni a tempo», osserva il consulente. Innovazioni che potranno da realizzare grazie anche al digitale e alle nuove tecnologie. Sfruttando capacità di relazione e di semplificazione le banche potranno insomma aprire il mercato.

CHE COSA FARA’ POSTE ITALIANE NEL SETTORE RC AUTO

Diverso il caso del debutto programmato da Poste nel ramo Rc auto. In quel caso il bacino potenziale di riferimento, vista l’obbligatorietà della coperta per chiunque abbia un auto, non può crescere. L’effetto potrebbe essere un calo dei margini e non stupisce che gli agenti di assicurazione dello Sna, il sindacato nazionale, abbia alzato i toni chiedendo al governo di sospendere la gara avviata da Poste di cui il ministero dell’Economia detiene circa il 30%. Anche se, a ben vedere, pure in questo settore c’è da far crescere il mercato. Per esempio per le altre coperture legate sempre all’auto ma diverse dalla responsabilità civile, come quelle che tutelano il conducente. Pure in questo l’Italia è ancora indietro.

Articolo pubblicato su Mf/Milano finanza

L’assordante silenzio dem

lavocedellevoci.it 25.6.18

Sguardi smarriti sull’inutilità di una sconfitta senza l’onore delle armi, manifesta inferiorità, drappo bianco della resa logoro, esibito giorno dopo giorno dal tempo della prima ritirata, per nulla strategica, dello choc dell’Italia consegnata agli imberbi grillini e all’Attila della Val padana. Penoso il balbettare dei delusi, storici militanti della sinistra: un capolavoro di incertezze, sgomento, analisi monche, fragilità per prolungata apatia, vuoto di idee. Onda del populismo perciò in crescendo, contrastata da timida contestazione dei rottami della sinistra. Dello stato di inerzia, aggravato da inconsistenza reattiva e spenta passività, ha tratto vantaggi progressivi il duopolio Lega-5Stelle, culminato con l’ultimo schiaffo dei ballottaggi che hanno espugnato gli storici caposaldi democratici delle regioni “rosse”. Nel pieno della frustrazione si fa strada un percorso di resa che sembra portare diritto al suicidio. Sconcerta il silenzio assordante del Pd, espropriato delle sue roccaforti, orfano della classe operaia, privo di un leader credibile, fiaccato da lotte intestine e dal lungo assalto a Renzi, ai suoi partner così distanti dall’ideologia di sinistra. Certo, il fenomeno di sterzate a destra si espande ben oltre i confini italiani, ma qua e là si avvertono segnali di contrasto. La Spagna vira di bordo e si affida al socialista Sanchez, la Francia dichiara guerra a Salvini, l’America di Trump prepara il suo respingimento nella riserva dei disfattisti e il fenomeno del grillismo sembra imboccare il viale del tramonto, così da cogliere il bersaglio della democrazia violata in pieno, centrato dal torvo leghismo, benchè inviso all’Europa che conta.

Che questa sinistra sia allo sbando, diafana, è scritto nei novanta giorni di vacanza del governo Conte. Chiacchiere a vanvera è finora il Di Maio pensiero, colmo di retromarce sui fondamentali del programma elettorale che ha incantato gli italiani del disagio con promesse irrealizzabili, prima la balle del credito di cittadinanza. Non è stato meno evanescente il ruolo di partner dominante del co-vice ministro Salvini. Ogni fiato lo ha speso per convincere che i mali del Paese svanirebbero per incanto con l’espulsione dei migranti. Suo il criminale “E’ finita la pacchia”.

In tre mesi, il Pd ha molto (troppo) riflettuto in sordina e non fosse per il sodalizio Sala-Saviano, che a Milano ha mobilitato diecimila persone anti Lega, i dem avrebbero sepolto il valore della mobilitazione, consapevoli di non fare più conto sul popolo della sinistra.

Consultata la Sibilla sul tempo concesso a questo governo di incapaci, il responso è stato un più che prudente silenzio, con una postilla: “Sbrigatevi a resuscitare, chi governa ha fissato la barra della nave a destra e rischia di far sbatterla sugli scogli del fallimento, pericolo attendibile se mantiene fermo il proposito di Flat Tax e reddito di cittadinanza senza copertura finanziaria”.

Oltre che pensare alle vacanze a cosa si applica D’Alema se non a filare veloce sulle onde con la sua barca da Vip? Bersani ha già prenotato l’albergo di Riccione? Renzi percepisce già l’indennità di disoccupazione e Martina, in crociera Msc nei mari della Libia e dintorni, chiederà al comandante di raccogliere bambini di profughi in balia delle onde? Di queste angosciose domande si popolano gli incubi di Antonio, Gennaro, Stefano e Ciro, tesserati Pci dal 1950, metalmeccanici Fiom in Fiat, emigrati a Torino da Crotone, Pomigliano d’Arco, Terni, Enna, Sassari.

Banche venete, il contratto segreto tra Stato e Intesa Il testo integrale dell’accordo di vendita della Popolare di Vicenza e Veneto Banca

VVOX.IT MARCO MILIONI 3.7.17

 

l decreto ribattezzato salva-popolari entra in queste ore in una fase cruciale della sua vita, quello della conversione in legge. L’argomento, a partire dalla complessità del testo che sembra lasciare spazio ad interpretazioni giuridiche le più distanti, sta scatenando una ridda di polemiche, anche di piazza, ma pure di approfondimenti e di analisi. Come quella del Corsera che oggi nell’inserto economico dedica alla controversa vicenda un vero e proprio speciale.

Non mancano poi le stilettate del Fatto quotidiano che si concentra sul «contratto segreto» che proprio in relazione al cosiddetto salva popolari venete regola i rapporti tra Stato e Gruppo Intesa. Il testo dell’accordo peraltro è stato pubblicato integralmente dall’analista freelance Costantino Rover (clicca qui per leggere il testo completo) che sul tema ha avviato «una fase di studio che è appena agli inizi».

L’eco della polemica tuttavia oltre a rimbalzare tra palazzo Madama e Montecitorio, dove in queste ore il testo licenziato dal governo è al vaglio delle commissioni, è giunta sino in Piemonte. In una lunga lettera aperta alla stampa, Francesco Bedino, ex presidente di Bene Banca, un piccolo istituto di credito del cuneese, ricostruisce quelli che identifica come gli aspetti opachi che hanno portato a spron battuto alla scrittura di un decreto legge oggi al centro del dibattito. Una ricostruzione che peraltro non tralascia uno strascico polemico anche per una vicenda, quella di Bene Banca, che alcuni mesi fa è venuta ad incrociarsi con quella della BpVi.

Clicca qui per leggere il testo completo del contratto

Banche venete: il salvagente di governo e Intesa. Ma chi pagherà il conto dell’operazione?

. AGENSIR.IT 26.6.17

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto che consente l’intervento di Intesa San Paolo per evitare il “fallimento disordinato” delle ex popolari del Nord-Est. Gentiloni: intervento doveroso per tutelare risparmiatori e sistema economico del territorio. Arrivano fondi pubblici, nasce la bad bank e vengono rassicurati i lavoratori

La crisi economica e finanziaria partita dagli Stati Uniti nel 2008 evidenzia ancora pesanti strascichi nel sistema bancario ed economico europeo. Basterebbe citare il Monte Paschi: ma ora in questa linea si può inquadrare – pur con tutti gli specifici connotati e le responsabilità del caso – il salvataggio di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. Domenica 25 giugno il governo ha varato il decreto legge che evita il fallimento dei due istituti, mettendo in pericolo non solo i risparmiatori ma anche buona parte del sistema economico e produttivo del Nord-Est.

Evitato il “fallimento disordinato”. Di fatto lo Stato mette a disposizione immediatamente 5,2 miliardi (ma altri 12 sono “mobilitati”) affinché Intesa San Paolo rilevi la parte sana delle due banche, garantendo – almeno queste sono le prime cifre fornite – 50 miliardi di risparmi, 2 milioni di correntisti e 200mila imprese. Verrebbero inoltre salvaguardati tutti i posti di lavoro. Il resto confluirebbe in una bad bank che certo costerà molto cara a tutti gli altri italiani. Una operazione “pesante ma necessaria” secondo i protagonisti, che ha peraltro già avuto il via libera della Commissione Ue (Roma e Bruxelles si sono mosse di comune accordo), la quale “vigilerà sui conti pubblici”. Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, facendo buon viso a cattiva sorte, ha parlato di

“intervento a favore di correntisti e risparmiatori e delle economie del territorio”, “evitando il fallimento disordinato”

i cui effetti potrebbero essere ben più gravi di tale doloroso (per le casse pubbliche statali e per le tasche degli italiani) intervento. Per Gentiloni “si è trattato di una decisione importante, urgente e necessaria”, “non solo legittima ma doverosa”, rivolta “non certo ai responsabili del dissesto, ma ad altri: ai 2 milioni di clienti, alle Pmi, all’economia del territorio”. Non dunque “un regalo ai banchieri”. Anche se sarà interessante conoscere le cause e le responsabilità del dissesto delle due banche.

Nessun licenziamento. Al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che ha cucito su misura quest’ultimo decreto, è toccato ricordare che le cifre messe a disposizione dal governo “non avranno impatti sui saldi di finanza pubblica, in quanto già incorporate nel cosiddetto decreto salvabanche”. Concretamente i due istituti finiscono sotto l’ombrello di Intesa San Paolo: correntisti, detentori di mutui, aziende diventano clienti di Intesa.Il dettaglio dell’intervento chiama in causa crediti e debiti, azioni e obbligazioni, garanzie finanziarie e riorganizzazione di 600 sportelli.Le due banche venete “continuano a operare come componenti del gruppo Banca Intesa”, ha tenuto a rassicurare lo stesso Padoan. Carlo Messina, consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, ha invece puntualizzato che la mano tesa alle due banche “sarà gestita senza licenziamenti ma solo attraverso uscite volontarie”, che, andrebbe sottolineato, costeranno altri soldi al Paese (si parla, con insistenza, di 3.900 esuberi).

Commissari liquidatori. Nel frattempo si è già provveduto a perfezionare l’operazione su Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. Banca d’Italia ha nominato i commissari liquidatori dei due istituti.

Intesa San Paolo mette peraltro le mani avanti

e dichiara che il contratto di cessione della parte sana delle due banche comprende una “clausola risolutiva”, la quale prevede “l’inefficacia del contratto e la retrocessione alle banche in liquidazione coatta amministrativa”, “nel caso in cui il decreto legge non fosse convertito in legge, ovvero fosse convertito con modifiche o integrazioni tali da rendere più onerosa per Intesa Sanpaolo l’operazione”.
Tocca infine al presidente Gian Maria Gros-Pietro ribadire che “non è stato fatto alcun regalo” a Intesa San Paolo; “semmai abbiamo evitato un pericoloso effetto domino”.

BANCHE VENETE – INTESA

CARLO MESSINA SMENTISCE SE STESSO – LE BANCHE VENETE ESISTONO OPPURE NON ESISTONO?

Messina: «non ci sono più banche venete, c’è solo Intesa»

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Dal prossimo 23 luglio Cassa di Risparmio del Veneto sarà incorporata nella casa madre Intesa San Paolo. Come scrive Piero Erle sul Giornale di Vicenza a pagina 7, la fusione coinvolgerà anche Cassa di risparmio del Friuli Venezia Giulia, a cui faranno seguito in novembre Banco di Napoli e la Cassa di risparmio di Forlì-Romagna, e poi a febbraio 2019 Banca Cr Firenze e le Casse di Bologna, Pistoia e Lucchesia.

Intanto, a margine della presentazione dei conti del primo trimestre 2018, l’ad di Intesa Carlo Messina è intervenuto sull’andamento delle ex BpVi e Veneto Banca con un commento tranchant: «non ci sono più le banche venete: c’è Intesa Sanpaolo. Nell’area del Nord Est stiamo avendo buone performance. L’integrazione informatica sta andando bene, ma questo è tutto».

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Veneto Banca e Popolare di Vicenza, Intesa Sanpaolo congela il fondo per i risparmiatori gabbati

Intesa Sanpaolo stoppa il plafond da 100 milioni in favore degli ex soci di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. Come scrive il Mattino a pagina 13, nel chiarire i motivi di tale decisione ai risparmiatori, l’istituto guidato da Carlo Messina (in foto) ha sottolineato che si vede costretta suo malgrado a sospendere il fondo fino a che non verrà esclusa la responsabilità civile della banca verso azionisti e obbligazionisti subordinati delle ex banche venete.

Tale prospettiva, se esclusa dal tribunale di Vicenza, era infatti prevista nel procedimento penale inizialmente aperto nei confronti di Veneto Banca e poi spostato a Treviso.

Sebbene la responsabilità civile di Intesa sia stata espressamente esclusa dal decreto legge relativo alla liquidazione coatta amministrativa delle due ex popolari venete e dagli accordi contrattuali con le due entità in liquidazione, Intesa Sanpaolo ha ritenuto opportuno attendere che il quadro giudiziale si chiarisca per procedere all’erogazione del plafond. Erogazione che avverrà nel corso di un solo anno rispetto alle 5 tranches inizialmente previste per segnalare la vicinanza di Intesa alle famiglie colpite dal crac delle ex banche venete.

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Arbitro Consob condanna Veneto Banca, Intesa Sanpaolo sospende indennizzi


Stefano Neri FINANZAREPORT.IT
giovedì 24 maggio 2018 11:55

I fantasmi delle banche venete rincorrono Intesa Sanpaolo, protagonista un anno fa di un’operazione di salvataggio senza precedenti.

Il colosso bancario italiano guidato da Carlo Messina acquisì lo scorso giugno la “parte buona” di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza al prezzo simbolico di 1 euro, al tempo stesso mettendo sul piatto 100 milioni per ristorare i non pochi risparmiatori “traditi” dagli istituti finiti in liquidazione.

Ora però Intesa Sanpaolo ha sospeso lo stanziamento del plafond da 100 milioni. L’iniziativa, precisa l’istituto, viene confermata e solo temporaneamente accantonata. Una decisione maturata dopo che, nell’ambito di alcuni procedimenti giudiziali, è stata prospettata la potenziale responsabilità civile di Intesa verso azionisti (oltre che obbligazionisti subordinati) delle ex Veneto Banca e Popolare di Vicenza. 

Lo stop è stato comunicato ieri sera in concomitanza con un incontro tra il gruppo bancario e le associazioni dei consumatori per illustrare il nuovo piano industriale. “Nonostante questa responsabilità sia stata espressamente esclusa sia dal decreto legge relativo alla liquidazione coatta amministrativa delle due ex banche venete sia dagli accordi contrattuali con le due entità in liquidazione, Intesa Sanpaolo ritiene opportuno attendere che il quadro giudiziale si chiarisca, per procedere all’erogazione del plafond”, spiega una nota.

Proprio ieri una decisione dell’Arbitro per le Controversie Finanziarie della Consob – Acf (leggi qui una scheda di Finanza Report su cos’è e come funziona) ha dato ragione alle rivendicazioni di un’azionista di Veneto Banca, una pensionata di Venezia classe 1943 cui è stato riconosciuto il risarcimento integrale del danno, oltre rivalutazione ed interessi, per oltre 64.000 euro.

Il suo legale, l’avvocato Matteo Moschini, spiega tuttavia come “sfortunatamente, a seguito della messa in liquidazione coatta della Veneto Banca, non mi sarà possibile agire nei confronti della Veneto Banca per ottenere il dovuto in forza della pronuncia dell’Acf. Agirò nei confronti di Intesa San Paolo – scrive l’avvocato in una email -, cessionaria dell’azienda Veneto Banca e in quanto tale, in base alle comuni norme civilistiche (codice civile e testo unico bancario), tenuta a risarcire i danni cagionati dalla Veneto Banca, come peraltro già statuito dal Gup di Roma, dott. Ferri, e dal giudice civile di Vicenza, dott. Giglio”.

“Ho circa 200 procedimenti ancora pendenti avanti l’A.C.F. e ritengo che la stragrande maggioranza di tali procedimenti si concluderà con una pronuncia a noi favorevole”.

COME HA FATTO PADOAN A FOTTERE TUTTA LA UE, SALVANDO LE VENETE COI TUOI SOLDI?

COMEDONCHISCIOTTE.ORG 26.6.17

DI PAOLO BARNARD

paolobarnard.info

Per chi non avuto accesso alla Suprema Summa postata da Chiara Zoccarato sulla catastrofe delle banche venete a firma dello stimabile saltimbanco Stefano Fassina, fornisco qui un modesto chiarimento di Serie B.

I fatti secondo La Repubblica:

Via libera del Consiglio dei ministri al decreto legge per il salvataggio di Veneto Banca e Popolare Vicenza. Un intervento a favore di correntisti e risparmiatori e delle economie del territorio… Semaforo verde anche dalla Ue in base alle norme sull’insolvenza… I depositi restano pienamente protetti. I detentori di debito senior non dovranno contribuire alle perdite finanziarie di quest’operazione… l’importo complessivo delle risorse mobilitate dal governo è di 17 miliardi, anche se l’esborso immediato è nei confronti di Banca Intesa, che rileverà le parti “sane” delle venete con un regalo di Stato da 5,2 miliardi (a Intesa vengono regalati 5,2 miliardi pubblici per comprarsi i crediti semi-marci delle venete, non quelli già decomposti nei loculi, nda)…

Per i titolari di obbligazioni subordinate (gli sfigati citrulli che ci cascarono, nda) sarà previsto un ristoro dell’80% da parte dello Stato… Lo Stato è disponibile a impiegare ipoteticamente per l’operazione un ammontare complessivo massimo che più o meno è di 12 miliardi aggiuntivi, oltre a i 5 per Intesa… Il provvedimento consentirà infatti di avviare la liquidazione ordinata dei due istituti veneti e aprire la strada alla separazione delle attività con la creazione di una bad bank, e creando così le basi per la cessione della parte sana a Intesa” (di fatto si regalano ad Intesa 5 miliardi per prendersi i crediti semi-marci delle venete, e per quelli decomposti nel liquame si fa una bad-bank con 12 miliardi pubblici)…

Poi uno sbircia ciò che scrivono gli analisti mondiali che non hanno il fiato di De Benedetti-Pd-Renzi sulle tastiere, e scopre altro. Ad esempio che l’intera operazione è a rischio di un buco insolvibile di 400 milioni di euro, perché sapete, ste cose sono come il preventivo dell’idraulico per rifarti il bagno: “Signora, XX euro garantiti!”… ma poi si scopre che c’è un tubo marcio in cui scarica la lavatrice e pure il cesso, o che ci passa una condotta gas proprio dietro il bidè, o che… e il preventivo diventa XXXX. Ma peggio…

Questi salvataggi di banche fallite europee (in Italia quasi tutte) devono essere eseguiti secondo le regole europee, no? senno che cazzo ci stanno a fare Draghi, la Commissione UE e la famosa Banking Union che regolamenta tutto il settore? Quando il Banco Popular in Spagna è andato a puttane, la UE ha preteso l’applicazione delle regole, e cioè che i risparmiatori senior e junior ci smenassero tutti i soldi PRIMA CHE LO STATO CI METTESSE QUELLI DEI CONTRIBUENTI, e che Banca Santander (l’equivalente di Intesa in sta storia) si comprasse solo i crediti decenti.

Bè??? Com’è che per l’Italia sia Juncker che Draghi oggi hanno chiuso un occhio e permettono a Gentiloni di succhiare 17 miliardi dai soldi dei contribuenti italiani per salvare quei coglioni che hanno investito nelle venete senza che nessuno di questi coglioni ci rimetta un soldo? Fra l’altro Bloomberg calcola che alla fine noi cittadini – senza asili nido, con ospedali a pezzi, aziende che esplodono come petardi a Capodanno, o pensioni minime da Sudan – finiremo appunto per essere ri-tassati per 10 miliardi di euro per sta Gran Operazione Venete-Padoan-Gentiloni-Renzi.

Un balbettante Juncker ha detto che l’eccezione italiana è possibile perché le due banche venete non sono SISTEMICALLY DANGEROUS, cioè sono robetta che se fallisce non trascina a effetto domino il resto delle banche italiane, per cui in questi casi non si applicano le nazi leggi della Banking Union. CAZZATE. Le italiane sono le banche più fallite d’Europa, hanno in pancia 1/3 di tutti i crediti marci in Europa (360 miliardi) anche se contano per solo il 16% degli Istituti di Credito della UE, e se le venete venivano lasciate al loro destino ECCOME CHE TIRAVANO GIU’ TUTTO IL SISTEMA CREDITIZIO ITALIANO.

Mi fermo qui. Riassunto:

1) Gentiloni e Padoan adesso ci tasseranno per altri 10 miliardi per coprire i buchi del salvataggio di Veneto Banca e Popolare Vicenza e dei creduloni italioti che gli hanno comprato i pacchetti risparmi che erano marci come una ponga morta in agosto sul Tevere.

2) Se la UE lascia passare questa, essa diverrà la norma in Italia, e preparatevi a pagare oceani di aumenti IVA, sigarette, bolli, gabelle, tasse ecc. quando le altre ‘putrefatte italiane’ busseranno alla porta del PD con gli stracci in mano.

3) Ma in sto bordello psicopatico di regole UE da Banda della Magliana, non era meglio stabilire che una Banca marcia VIENE SEMPLICEMENTE NAZIONALIZZATA, NESSUN CONTRIBUENTE CI SMENA 1 SOLDO, TUTTI I CREDITORI JUNIOR VENGONO TUTELATI, POI QUANDO LA BANCA TORNA SANA, PALAZZO CHIGI LA RIVENDE AI PRIVATI E CI FA UN PROFITTO? Proprio come hanno fatto in USA e Gran Bretagna, i cui Ministeri del Tesoro si sono visti ritornare nelle casse decine di miliardi in profitti dopo i ‘salvataggi’? Che dite, una brutta idea?… AH! CHE GAFFE! Scusate, vero, dimenticavo, USA e GB hanno moneta sovrana…

 

Paolo Barnard

Fonte: http://www.paolobarnard.info

Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1796

26.06-2017

IL GOVERNO STA SALVANDO LE BANCHE VENETE COI TUOI SOLDI: VI DOVETE SVEGLIARE!

VERDEAZZURRONOTIZIE.IT 29.06.17

COME HA FATTO IL MINISTRO PADOAN A “FREGARE” LA UE SALVANDO LE BANCHE VENETE CON I NOSTRI SOLDI?QUANTO CI COSTERÀ QUESTO ENNESIMO SALVATAGGIO? A DARCI LE RISPOSTE È IL GIORNALISTA ESPERTO DI ECONOMIA PAOLO BARNARD, IN UN ARTICOLO DEGNO DI NOTA SUL SUO BLOG.

Venezia
05:30 del 29/06/2017
Scritto da Gregorio
fonteitalianosveglia.com http://www.italianosveglia.com/il_governo_sta_salvando_le_banche_venete_coi_tuoi_soldi_vi_dovete_svegliare-b-99943.html

COME HA FATTO IL MINISTRO PADOAN A “FREGARE” LA UE SALVANDO LE BANCHE VENETE CON I NOSTRI SOLDI?QUANTO CI COSTERÀ QUESTO ENNESIMO SALVATAGGIO? A DARCI LE RISPOSTE È IL GIORNALISTA ESPERTO DI ECONOMIA PAOLO BARNARD, IN UN ARTICOLO DEGNO DI NOTA SUL SUO BLOG.

Per chi non avuto accesso alla Suprema Summa postata da Chiara Zoccarato sulla catastrofe delle banche venete a firma dello stimabile saltimbanco Stefano Fassina, fornisco qui un modesto chiarimento di Serie B.

I fatti secondo La Repubblica:

“Via libera del Consiglio dei ministri al decreto legge per il salvataggio di Veneto Banca e Popolare Vicenza. Un intervento a favore di correntisti e risparmiatori e delle economie del territorio… Semaforo verde anche dalla Ue in base alle norme sull’insolvenza… I depositi restano pienamente protetti. I detentori di debito senior non dovranno contribuire alle perdite finanziarie di quest’operazione… l’importo complessivo delle risorse mobilitate dal governo è di 17 miliardi, anche se l’esborso immediato è nei confronti di Banca Intesa, che rileverà le parti “sane” delle venete con un regalo di Stato da 5,2 miliardi (a Intesa vengono regalati 5,2 miliardi pubblici per comprarsi i crediti semi-marci delle venete, non quelli già decomposti nei loculi, nda)…

Per i titolari di obbligazioni subordinate (gli sfigati citrulli che ci cascarono, nda) sarà previsto un ristoro dell’80% da parte dello Stato… Lo Stato è disponibile a impiegare ipoteticamente per l’operazione un ammontare complessivo massimo che più o meno è di 12 miliardi aggiuntivi, oltre a i 5 per Intesa… Il provvedimento consentirà infatti di avviare la liquidazione ordinata dei due istituti veneti e aprire la strada alla separazione delle attività con la creazione di una bad bank, e creando così le basi per la cessione della parte sana a Intesa” (di fatto si regalano ad Intesa 5 miliardi per prendersi i crediti semi-marci delle venete, e per quelli decomposti nel liquame si fa una bad-bank con 12 miliardi pubblici)…

Cosa scrivono invece gli analisti mondiali

Poi uno sbircia ciò che scrivono gli analisti mondiali che non hanno il fiato di De Benedetti-Pd-Renzi sulle tastiere, e scopre altro. Ad esempio che l’intera operazione è a rischio di un buco insolvibile di 400 milioni di euro, perché sapete, ste cose sono come il preventivo dell’idraulico per rifarti il bagno: “Signora, XX euro garantiti!”… ma poi si scopre che c’è un tubo marcio in cui scarica la lavatrice e pure il cesso, o che ci passa una condotta gas proprio dietro il bidè, o che… e il preventivo diventa XXXX. Ma peggio…

Questi salvataggi di banche fallite europee (in Italia quasi tutte) devono essere eseguiti secondo le regole europee, no? senno che cazzo ci stanno a fare Draghi, la Commissione UE e la famosa Banking Union che regolamenta tutto il settore? Quando il Banco Popular in Spagna è andato a puttane, la UE ha preteso l’applicazione delle regole, e cioè che i risparmiatori senior e junior ci smenassero tutti i soldi PRIMA CHE LO STATO CI METTESSE QUELLI DEI CONTRIBUENTI, e che Banca Santander (l’equivalente di Intesa in sta storia) si comprasse solo i crediti decenti.

Per l’ Italia un “trattamento” diverso

Bè??? Com’è che per l’Italia sia Juncker che Draghi oggi hanno chiuso un occhio e permettono a Gentiloni di succhiare 17 miliardi dai soldi dei contribuenti italiani per salvare quei coglioni che hanno investito nelle venete senza che nessuno di questi coglioni ci rimetta un soldo? Fra l’altro Bloomberg calcola che alla fine noi cittadini – senza asili nido, con ospedali a pezzi, aziende che esplodono come petardi a Capodanno, o pensioni minime da Sudan – finiremo appunto per essere ri-tassati per 10 miliardi di euro per sta Gran Operazione Venete-Padoan-Gentiloni-Renzi.

Un balbettante Juncker ha detto che l’eccezione italiana è possibile perché le due banche venete non sono SISTEMICALLY DANGEROUS, cioè sono robetta che se fallisce non trascina a effetto domino il resto delle banche italiane, per cui in questi casi non si applicano le nazi leggi della Banking Union. CAZZATE. Le italiane sono le banche più fallite d’Europa, hanno in pancia 1/3 di tutti i crediti marci in Europa (360 miliardi) anche se contano per solo il 16% degli Istituti di Credito della UE, e se le venete venivano lasciate al loro destino ECCOME CHE TIRAVANO GIU’ TUTTO IL SISTEMA CREDITIZIO ITALIANO.

Quanto ci costerà il salvataggio delle banche venete

Mi fermo qui. Riassunto:

1) Gentiloni e Padoan adesso ci tasseranno per altri 10 miliardi per coprire i buchi del salvataggio di Veneto Banca e Popolare Vicenza e dei creduloni italioti che gli hanno comprato i pacchetti risparmi che erano marci come una ponga morta in agosto sul Tevere.

2) Se la UE lascia passare questa, essa diverrà la norma in Italia, e preparatevi a pagare oceani di aumenti IVA, sigarette, bolli, gabelle, tasse ecc. quando le altre ‘putrefatte italiane’ busseranno alla porta del PD con gli stracci in mano.

3) Ma in sto bordello psicopatico di regole UE da Banda della Magliana, non era meglio stabilire che una Banca marcia VIENE SEMPLICEMENTE NAZIONALIZZATA, NESSUN CONTRIUBUENTE CI SMENA 1 SOLDO, TUTTI I CREDITORI JUNIOR VENGONO TUTELATI, POI QUANDO LA BANCA TORNA SANA, PALAZZO CHIGI LA RIVENDE AI PRIVATI E CI FA UN PROFITTO? Proprio come hanno fatto in USA e Gran Bretagna, i cui Ministeri del Tesoro si sono visti ritornare nelle casse decine di miliardi in profitti dopo i ‘salvataggi’? Che dite, una brutta idea?… AH! CHE GAFFE! Scusate, vero, dimenticavo, USA e GB hanno moneta sovrana…

Da: Jeda

Montebelluna, risparmiatori celebrano funerale di Veneto Banca [VIDEO]

VVOX.IT 25.6.18

A un anno di distanza dalla liquidazione di Veneto Banca i risparmiatori dell’ex popolare veneta hanno celebrato a Montebelluna (Treviso) il funerale dell’articolo 47 della Costituzione e della banca stessa.

«La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme. Disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito» recita l’articolo in questione. In piazza anche l’associazione “Coordinamento banche don Torta“.

(Ph: YouTube – Don Torta banche)

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TUTTI ATTENDONO IL SALVATORE CARLO MESSINA DI INTESA SAN PAOLO – COME LO STESSO SI E’ DEFINITO

Veneto Banca: i risparmiatori truffati organizzano un funerale di protesta

TREVISOTODAY.IT 25.6.18

Veneto Banca: i risparmiatori truffati organizzano un funerale di protesta
Foto di Giulio Guarini“

Veneto Banca: i risparmiatori truffati organizzano un funerale di protesta

MONTEBELLUNA Si sono dati appuntamento nella centralissima piazza Dall’Armi e, poco prima delle dieci di lunedì mattina, hanno dato inizio a un simbolico corteo funebre diretto verso l’ex sede di Veneto Banca.

Una protesta a dir poco pittoresca quella messa in scena dal coordinamento “Don Torta Banche” e dall’associazione “Noi che credevamo nella BpVi” in pieno centro a Montebelluna. A un anno esatto di distanza dalla liquidazione coatta delle ex popolari venete, i risparmiatori trevigiani hanno voluto organizzare il funerale dei (loro) risparmi. Una protesta simbolica ma di grande effetto che ha raggiunto il suo culmine al termine del corteo funebre con tanto di bara, simbolo dell’articolo 47 della Costituzione e, soprattutto, dei risparmi di una vita andati perduti. Nonostante la grande amarezza degli ex azionisti truffati, la manifestazione ha sempre mantenuto toni moderati e composti. Il corteo e la protesta davanti all’ex sede di Veneto Banca si sono svolti sotto l’occhio vigile delle forze dell’ordine. Numerosi gli striscioni di protesta esibiti in piazza e gli slogan contro i provvedimenti ai danni dei risparmiatori. Un funerale al tempo stesso amaro e provocatorio, in attesa di una risposta concreta da parte della Giustizia.

Veneto Banca: i risparmiatori truffati organizzano un funerale di protesta

Foto di Giulio Guarini-2

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TUTTI ASPETTANO CARLO MESSINA PER LA CELEBRAZIONE DEL PRIMO ANNO.

 

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