Fondo risparmiatori truffati, le associazioni alzano di nuovo la voce col governo: “sono trascorsi oramai sei mesi”

Di Redazione VicenzaPiù 30.6.18

Dopo l’interpello già inviato al Capogabinetto del MEF in data 22 giugno sulla medesima questione, i sottoscrittori delle associazioni (in fondo tutto l’elenco completo) unite per il Fondo di risarcimento ai “risparmiatori truffati” tramite il loro portavoce Patrizio Miatello hanno scritto alla cortese attenzione del Prefetto di Treviso un richiamo al Governo affinché assuma quanto prima il provvedimento previsto dalla legge per il quale ha competenza esclusiva. Di seguito la lettera.

Gentile dr.ssa Laura Lega,

nel ringraziarLa ancora per l’incontro promosso ieri che ci ha permesso di esplicitare in modo approfondito le nostre preoccupazioni, siamo qui a ribadire la necessità e l’urgenza che il Governo in una prossima riunione dei Consiglio dei Ministri adotti il provvedimento in argomento cosi come statuisce la legge nr. 205/2017 art. 1 comma 1107, su proposta del MEF (Ministero Economia e Finanza).

Dall’entrata in vigore della norma sono trascorsi oramai sei mesi, l’atto avrebbe dovuto essere già vigente entro il primo trimestre, ma così non è accaduto.

Il trascorrere inesorabile dei mesi è un’ulteriore colpo alla credibilità delle istituzioni a danno di chi si è sentito e si sente tradito nella fiducia riposta negli istituti di credito, dove aveva depositato spesso i risparmi di una vita lavorativa. L’art. 47 della costituzione è infatti in diretta connessione con l’art. 1: l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e quindi tutela e promuove il risparmio.

Si ribadisce che l’urgenza del ristoro è necessaria per porre termine a situazioni di disagio economico e sociale di molti degli interessati, ma non è un intervento di assistenza sociale; trae ragione dal dovere dello Stato di riconoscere il danno ingiusto come ha fatto con la norma istitutiva del Fondo.

La condivisa preoccupazione per la coesione sociale va declinata con efficacia; il ritardo o peggio il crepuscolo della prospettiva del Fondo mette su un piano inclinato il risparmiatore tradito  verso gesti inconsulti od a vie extra legali, ipercostose e spesso malavitose, per procacciarsi il denaro utile per emergenze di sopravvivenza propria e  dei famigliari.

Il fattore tempo è incisivo, considerato che oltre il 70% egli interessati ha più di 65 anni. Un ristoro alla memoria  è inefficace per ricostruire il legame di fiducia, anzi rischia di essere irridente

Questi ed altri aspetti della spinosa questione sono stati oggetto dell’interlocuzione anche con l’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri Prof. Giuseppe Conte incontrato il 24 maggio scorso, ragione che ci spinge a chiedere l’immediata adozione del provvedimento in questione in grado di dare una pronta risposta per erogare -entro il corrente anno- i primi 25 milioni di euro che se non saranno spesi, sarà la prova provata di aver consapevolmente disatteso la volontà unanime espressa dal Parlamento in materia.

In attesa di conoscere l’esito di questa richiesta, Le esprimiamo i nostri auguri di buon lavoro e la salutiamo con stima e cordialità.

rag. Patrizio Miatello portavoce  

Ezzelino III da Onara Prof. avv. Rodolfo Bettiol Tributarista Dr. Loris Mazzon, 

CODACONS Avv. Franco Conte Dr. Ignazio Conte, 

ADUSBEF Avv Fulvio Cavallari, 

Adiconsum Valter Rigobon , 

Casa del Consumatore Avv. Elena Bertorelli

Federconsumatori Giovanna Capuzzo, 

Adoc Sergio Taurino,

Azione Vitale rag. Dario Pozzobon, 

Movimento Difesa Risparmiatori Milena Zaggia, Giovanna Mazzoni, 

Lega Consumatori avv. Erica Zanca, 

Confedercontribuenti Alfredo Belluco , 

Unione Nazionale Consumatori rag. Antonio Tognoni, 

A.N.L.A. Avv. Lando Ambruzzoni, 

Senior Italia già Federanziani Veneto avv. Vincenzo Giglio, 

Apindustria  Ivan Palasgo 

Consumatori Attivi Avv. Barbara Puschiasis Emi Puschiasis Sabbadini Ernesto Raffaele Bizzozer Denise di Brazzà 

Sapete chi produce i prodotti venduti da Eurospin?Ecco tutte le aziende.INFORMATI!

Jedanews 30.6.18

Molte famiglie scelgono di fare la spesa nei discount perchè economici,altre evitano perchè pensano di non trovarvi la qualità.Ecco chi produce per Eurospin.

Che oggi i discount siano sempre più frequentati non è cosa nuova… Ormai sempre più famiglie si recano in questi posti per riempire più che possono il carrello, altre invece preferiscono pagare a caro prezzo la loro spesa pur di essere sicuri di acquistare prodotti di qualità, senza sapere ne rendersi conto che basta leggere le etichette sul retro (e scritte in minuscolo), per capire che i loro marchi fidati sono presenti anche nei discount sotto “vesti diverse”.

In molti prodotti infatti è possibile notare come sull’etichetta nel retro ci sia riportato il vero stabilimento di produzione, diverso dal marchio riportato sulla parte anteriore della confezione. Ad esempio il marchio famoso “pinco” produce i biscotti per il sottomarchio “pallino”..

Ma come mai questi prodotti hanno un prezzo decisamente inferiore a quelli confezionati direttamente dai marchi famosi di alta qualità?

Perchè il sottomarchio “pallino” compra dal colosso “pinco” un numero talmente elevato di pezzi tanto da far scendere notevolmente il prezzo cadauno, poi li confeziona, appone sull’ etichetta sul retro in minuscolo (quasi invisibile) le informazioni sul colosso “pinco”, e li mette in vendita ad un prezzo vantaggioso.

Eurospin è uno dei discount che vende molti di questi prodotti di qualità “mascherati”.

Ecco i colossi che producono i prodotti per Eurospin. (Potete verificare anche voi sulle confezioni)

I Biscotti BUON MATTINO sono prodotti da Colussi

I Crumiri DOLCIANDO & DOLCIANDO Eurospin sono prodotti da Bistefani

I frollini con confettura di mele love is della linea Dolciando & Dolciando Eurospin sono prodotti da Vicenzi

Merendine

Le merendine simili al Buondì sono prodotte nella fabbrica Bistefani dove fanno i Buondì

I Croissant Albicocca, Cacao e Crema pasticcera DOLCIANDO & DOLCIANDO sono prodotti da FBF (Bauli)

Le merendine “dolciando e dolciando”(farcitì,farciorange,farcibon,farciciok,farcimilk,quelle al cocco e i rotolini)sono prodotti da Balconi.

Le Fiorentine con marmellata di albicocca, le Sfogliatine e i Ventagli di sfoglia sono prodotti dalla Biancoforno Arte Pasticcera, nello stabilimento di Fornecette (PI).

Fette biscottate

Le fette biscottate tre mulini sono prodotte da Colussi

Prodotti solubili per latte

L’orozocaffè Eurospin è prodotto da Crastan

Il Caffè istantaneo Eurospin è prodotto da Ristori

Caffè

Il caffè classico ESPRESSO ITALIA in grani è prodotto da Gimoka

Il Caffè DON JEREZ, in grani e macinato, è prodotto da Pellini e Saicaf

Riso e pasta:

Il riso Basmati (confezione viola) Delizie del Sole è prodotto da Riso Scotti Via Angelo Scotti 2 27100 Pavia

Il riso Thaibonnet parboiled (confezione rossa) Delizie del Sole è prodotto da Riso Scotti Via Angelo Scotti 2 27100 Pavia

Pasta

a pasta Tre Mulini (secca) viene fatta ad Enna (almeno in Sicilia ci sta questa) nella fabbrica che produce la pasta Ceccato

La pasta TRE MULINI è prodotta da Pasta di Sardegna [[F.lli Cellino,])

La pasta all’uovo TRE MULINI è prodotta da Pastificio Andalini

I tortellini al crudo e tertelloni con ricotta e spinaci TRE MULINI sono prodotti da Giovanni Rana. Gli altri gusti da Avesani.

La pasta fresca di semola TRE MULINI è prodotta da Maffei

Olio

L’Olio extravergine di oliva FRANTOIO LA ROCCA è prodotto da Castel del Condimenti

Il dado di carne Eurospin è prodotto dalla San Martino

I Funghi sottolio DELIZIE DEL SOLE sono prodotti da Coelsanus

I peperoni sott’aceto VARIA GUSTO sono prodotti da Coelsanus

Le olive verdi denocciolate in salamoia VARIA GUSTO sono prodotte da Coelsanus

Acqua minerale

L’acqua minerale naturale BLUES proviene dalle fonti di San Leonardo delle Siete Fuentes, di Oristano

L’acqua effervescente naturale Blues è prodotta nello stabilimento di Nepi (VT)

L’acqua naturale “Ginevra”da 2 litri è prodotta da Guizza

Succhi di frutta

Il succo di Arancia Rossa, Multivitaminico e Ace PUERTOSOL (1.5 lt) è prodotto da Pfanner

I succhi di frutta Pesca, Pera e Albicocca PUERTOSOL sono prodotti da Boschi Food and Beverage (Santal)

I succhi di frutta in brik da 200 ml (X6)Grassetto PUERTOSOL sono prodotti da La Doria

I Bitter BLUES sono prodotti dalla Spumador

Bevande Gassate

Le bibite (cola, aranciata, limonata ecc…) sono prodotte da Guizza

Birre

Le birre BEST BRAU Eurospin bionda, doppio malto e rossa sono prodotte da Castello

Il Thè (limone, pesac e verde) sono prodotti da S. Benedetto

Il the al limone/pesca/verde Blues è prodotto da S.Benedetto negli stabilimenti di Scorzè(VE) e Popoli(Pe)Sciroppi

Lo sciroppo di menta blues è prodotto da Toschi

Pane e prodotti da forno:

I Taralli scaldati di Tre Mulini sono prodotti di Antonio Fiore Alimentare s.r.l. di Andria (BT)

Carni e affettati:

I Wursteloni TOBIAS (x3 pollo e tacchino e faciti) sono prodotti da AIA

I Wurstel Tobias da 4 sono Amadori

Il Prosciutto e il Salame Milano (a fette, in vaschetta) LA BOTTEGA DEL GUSTO sono prodotti da Grandi Salumifici Italiani (Casa Modena)

Il Prosciutto cotto in vaschetta LA BOTTEGA DEL GUSTO è prodotto da Raspini

La Carne in Gelatina e La trippa al sugo “Il buon Pascolo” di Eurospin sono prodotti da Montana

La Mortadella in vaschetta LA BOTTEGA DEL GUSTO è prodotta da Fiorucci

Gelati

Il sorbetto al limone Lemoon è prodotto da Polenghi

I coni gelato al caffè, panna e ciliegia della linea le nostre stelle della Dolciando & Dolciando sono prodotti da Sammontana

I sorbetti fragola, ananas e mirtillo 50% frutta confezione da 6 della Dolciando & Dolciando sono prodotti da Sammontana

I ghiaccioli da congelare mister fruit (polaretti) sono prodotti da DOLFIN S.p.A. (Polaretti)

Gli stecchi limone e liquirizia (liuk) della Dolciando & Dolciando sono prodotti da Sammontana

Verdure surgelate

Il prezzemolo, il misto soffritto e la cipolla a cubetti DELIZIE DEL SOLE sono prodotti da Orogel

Latte e derivati:

Gli Yogurt LAND sono prodotti da Trentina latte

Il Parmigiano reggiano gratuggiato LAND è prodotto da Parmareggio

Il Parmigiano è prodotto da Virgilio

La Panna da cucina è prodotta da Sterilgarda

Il latte LAND è prodotto da Parmalat

Le mozzarelle LAND sono prodotte da Alival

Le mozzarelle di Bufala LAND sono prodotte da Mandara, di Modragone

La Soia Drink “Land” è prodotta da Sterilgarda

Il formaggio spalmabile “Cremosella” è prodotta da Fattoria Osella

La Robiola e Primosale LAND sono prodotti da Fattoria Osella

Il latte SARDELIZE in vendita nei negozi della Sardegna è prodotto dalla Arborea

Il mascarpone LAND è prodotto da Latterie Virgilio

Il burro SARDELIZE in vendita nei negozi della Sardegna è prodotto dalla Arborea

Le mozzarelle SARDELIZE in vendita nei negozi della Sardegna sono prodotte dalla Arborea

Le provole (bianche e affumicate) SARDELIZE in vendita nei negozi della Sardegna sono prodotte dalla Arborea

Gli Yogurt di Soia Land sono prodotti dalla Alpro nello stabilimento in Belgio

Il formaggio fresco spalmabile LAND 120g è prodotto dalla Exquisa

Carta Igienica , pannolini e cura personale:

I bagnoschiuma da 500 ml sono prodotti da Malizia

Il sapone liquido da 2 lt NEAR YOUR HAND è prodotto da Mil Mil (Mirato)

Lo shampoo GOCCE DI SETA è prodotto da Wella

Il talco Near è prodotto dalla Italsilva (Spuma di Sciampagna)

La carta igienica LA LUNGHISSIMA 2 veli (confezione da 4 rotoli) è prodotta nello stesso stabilimento dove producono i rotoloni Regina

I gel doccia da 300 ml e i bagnoschiuma da 500 ml NEAR YOUR BODY sono prodotti da Mil Mil (Mirato)

I solari LOOK BRONZE sono prodotti da Mil Mil (Mirato)

[modifica] Prima infanzia: omogenizzati, etc…

Gli omogenizzati PRIME PAPPE sono prodotti nello stabilimento di TrentoFrutta in via De Gasperi 130, 38123 Trento

Le patatine e i pop corn MAMBO KIDS sono prodotte da Pata

Gli Stick al cioccolato DOLCIANDO & DOLCIANDO sono prodotti da Griesson-De Beukelaer (Tuc crackers)?

Le arachidi tostate salate MISTER SIBAMBA sono prodotte da PataDetersivi per piatti e lavastoviglie:

Le ecodosi DEXAL vengono prodotte dalla Packaging Imolese (che confeziona anche per Dixan, Dash, ecc.)

I prodotti èEco commercializzati da Eurospin sono prodotti dalla stessa ditta che produce i prodotti Winni’s

Frutta e verdura:

I piselli finissimi Delizie Dal Sole confezione da tre sono prodotti da BonduelleUova zucchero e farina:

Le Uova fresche DELIZIE DEL SOLE provengono, ad eccezione della Sardegna (azienda Ovopollo), dagli Stabilimenti AIA

La farina “00″ e quella per dolci TRE MULINI è prodotta da Pasta di Sardegna e Molini Tandoi S.p.A.

Lo zucchero a velo DOLCIANDO & DOLCIANDO Eurospin è prodotto da San Martino

Lo zucchero in buste monodose SUDZUCKER è prodotto da Maxi

La farina “00″, quella “0″ e quella per dolci TRE MULINI (nei punti vendita sardi) è prodotta dalla [[SIMEC] di OristanoPesce:

Il Tonno PERLA è prodotto da Generale Conserve spa (As Do Mar) ad Olbia

Il Tonno ATHENA è prodotto da Frinsa del Noroeste S.A Avenida Ramiro Carregal Rey P29 Polígono Industrial Xarás 15969 Ribeira • España

I Bastoncini di merluzzo “MENO 22″, nella confezione da 18 pezzi, sono prodotti da Deutsche See (ex Findus)?

Il Tonno ONDINA è prodotto da Frinsa del Noroeste S.A Avenida Ramiro Carregal Rey P.29 Polígono Industrial Xarás 15969 Ribeira • EspañaPet-food per animali

I Bocconi per cane (in lattina 1.25 e 1.6 kg) RADAMES sono prodotti da Morando (Miglior Cane)

I bocconcini con erbette e pomodoro per gatto RADAMES PREMIUM sono prodotti da Arovit

Il salamotto RADAMES con manzo è prodotto da PETS CHOICE

Le crocchette per cani RADAMES sono prodotti da Morando (Miglior Cane)

Le crocchette Premium RADAMES sono prodotti da Morando (Miglior Cane)

I croccantini per gatti RADAMES sono prodotti da Morando (Miglior Gatto)

Fonte lista: http://www.maikoweb.net/di-chi-sono-i-prodotti-dei-discount-eurospin/

Sapete chi produce i prodotti venduti da Eurospin?Ecco tutte le aziende.INFORMATI!

Jedanews 30.6.18

Molte famiglie scelgono di fare la spesa nei discount perchè economici,altre evitano perchè pensano di non trovarvi la qualità.Ecco chi produce per Eurospin.

Che oggi i discount siano sempre più frequentati non è cosa nuova… Ormai sempre più famiglie si recano in questi posti per riempire più che possono il carrello, altre invece preferiscono pagare a caro prezzo la loro spesa pur di essere sicuri di acquistare prodotti di qualità, senza sapere ne rendersi conto che basta leggere le etichette sul retro (e scritte in minuscolo), per capire che i loro marchi fidati sono presenti anche nei discount sotto “vesti diverse”.

In molti prodotti infatti è possibile notare come sull’etichetta nel retro ci sia riportato il vero stabilimento di produzione, diverso dal marchio riportato sulla parte anteriore della confezione. Ad esempio il marchio famoso “pinco” produce i biscotti per il sottomarchio “pallino”..

Ma come mai questi prodotti hanno un prezzo decisamente inferiore a quelli confezionati direttamente dai marchi famosi di alta qualità?

Perchè il sottomarchio “pallino” compra dal colosso “pinco” un numero talmente elevato di pezzi tanto da far scendere notevolmente il prezzo cadauno, poi li confeziona, appone sull’ etichetta sul retro in minuscolo (quasi invisibile) le informazioni sul colosso “pinco”, e li mette in vendita ad un prezzo vantaggioso.

Eurospin è uno dei discount che vende molti di questi prodotti di qualità “mascherati”.

Ecco i colossi che producono i prodotti per Eurospin. (Potete verificare anche voi sulle confezioni)

I Biscotti BUON MATTINO sono prodotti da Colussi

I Crumiri DOLCIANDO & DOLCIANDO Eurospin sono prodotti da Bistefani

I frollini con confettura di mele love is della linea Dolciando & Dolciando Eurospin sono prodotti da Vicenzi

Merendine

Le merendine simili al Buondì sono prodotte nella fabbrica Bistefani dove fanno i Buondì

I Croissant Albicocca, Cacao e Crema pasticcera DOLCIANDO & DOLCIANDO sono prodotti da FBF (Bauli)

Le merendine “dolciando e dolciando”(farcitì,farciorange,farcibon,farciciok,farcimilk,quelle al cocco e i rotolini)sono prodotti da Balconi.

Le Fiorentine con marmellata di albicocca, le Sfogliatine e i Ventagli di sfoglia sono prodotti dalla Biancoforno Arte Pasticcera, nello stabilimento di Fornecette (PI).

Fette biscottate

Le fette biscottate tre mulini sono prodotte da Colussi

Prodotti solubili per latte

L’orozocaffè Eurospin è prodotto da Crastan

Il Caffè istantaneo Eurospin è prodotto da Ristori

Caffè

Il caffè classico ESPRESSO ITALIA in grani è prodotto da Gimoka

Il Caffè DON JEREZ, in grani e macinato, è prodotto da Pellini e Saicaf

Riso e pasta:

Il riso Basmati (confezione viola) Delizie del Sole è prodotto da Riso Scotti Via Angelo Scotti 2 27100 Pavia

Il riso Thaibonnet parboiled (confezione rossa) Delizie del Sole è prodotto da Riso Scotti Via Angelo Scotti 2 27100 Pavia

Pasta

a pasta Tre Mulini (secca) viene fatta ad Enna (almeno in Sicilia ci sta questa) nella fabbrica che produce la pasta Ceccato

La pasta TRE MULINI è prodotta da Pasta di Sardegna [[F.lli Cellino,])

La pasta all’uovo TRE MULINI è prodotta da Pastificio Andalini

I tortellini al crudo e tertelloni con ricotta e spinaci TRE MULINI sono prodotti da Giovanni Rana. Gli altri gusti da Avesani.

La pasta fresca di semola TRE MULINI è prodotta da Maffei

Olio

L’Olio extravergine di oliva FRANTOIO LA ROCCA è prodotto da Castel del Condimenti

Il dado di carne Eurospin è prodotto dalla San Martino

I Funghi sottolio DELIZIE DEL SOLE sono prodotti da Coelsanus

I peperoni sott’aceto VARIA GUSTO sono prodotti da Coelsanus

Le olive verdi denocciolate in salamoia VARIA GUSTO sono prodotte da Coelsanus

Acqua minerale

L’acqua minerale naturale BLUES proviene dalle fonti di San Leonardo delle Siete Fuentes, di Oristano

L’acqua effervescente naturale Blues è prodotta nello stabilimento di Nepi (VT)

L’acqua naturale “Ginevra”da 2 litri è prodotta da Guizza

Succhi di frutta

Il succo di Arancia Rossa, Multivitaminico e Ace PUERTOSOL (1.5 lt) è prodotto da Pfanner

I succhi di frutta Pesca, Pera e Albicocca PUERTOSOL sono prodotti da Boschi Food and Beverage (Santal)

I succhi di frutta in brik da 200 ml (X6)Grassetto PUERTOSOL sono prodotti da La Doria

I Bitter BLUES sono prodotti dalla Spumador

Bevande Gassate

Le bibite (cola, aranciata, limonata ecc…) sono prodotte da Guizza

Birre

Le birre BEST BRAU Eurospin bionda, doppio malto e rossa sono prodotte da Castello

Il Thè (limone, pesac e verde) sono prodotti da S. Benedetto

Il the al limone/pesca/verde Blues è prodotto da S.Benedetto negli stabilimenti di Scorzè(VE) e Popoli(Pe)Sciroppi

Lo sciroppo di menta blues è prodotto da Toschi

Pane e prodotti da forno:

I Taralli scaldati di Tre Mulini sono prodotti di Antonio Fiore Alimentare s.r.l. di Andria (BT)

Carni e affettati:

I Wursteloni TOBIAS (x3 pollo e tacchino e faciti) sono prodotti da AIA

I Wurstel Tobias da 4 sono Amadori

Il Prosciutto e il Salame Milano (a fette, in vaschetta) LA BOTTEGA DEL GUSTO sono prodotti da Grandi Salumifici Italiani (Casa Modena)

Il Prosciutto cotto in vaschetta LA BOTTEGA DEL GUSTO è prodotto da Raspini

La Carne in Gelatina e La trippa al sugo “Il buon Pascolo” di Eurospin sono prodotti da Montana

La Mortadella in vaschetta LA BOTTEGA DEL GUSTO è prodotta da Fiorucci

Gelati

Il sorbetto al limone Lemoon è prodotto da Polenghi

I coni gelato al caffè, panna e ciliegia della linea le nostre stelle della Dolciando & Dolciando sono prodotti da Sammontana

I sorbetti fragola, ananas e mirtillo 50% frutta confezione da 6 della Dolciando & Dolciando sono prodotti da Sammontana

I ghiaccioli da congelare mister fruit (polaretti) sono prodotti da DOLFIN S.p.A. (Polaretti)

Gli stecchi limone e liquirizia (liuk) della Dolciando & Dolciando sono prodotti da Sammontana

Verdure surgelate

Il prezzemolo, il misto soffritto e la cipolla a cubetti DELIZIE DEL SOLE sono prodotti da Orogel

Latte e derivati:

Gli Yogurt LAND sono prodotti da Trentina latte

Il Parmigiano reggiano gratuggiato LAND è prodotto da Parmareggio

Il Parmigiano è prodotto da Virgilio

La Panna da cucina è prodotta da Sterilgarda

Il latte LAND è prodotto da Parmalat

Le mozzarelle LAND sono prodotte da Alival

Le mozzarelle di Bufala LAND sono prodotte da Mandara, di Modragone

La Soia Drink “Land” è prodotta da Sterilgarda

Il formaggio spalmabile “Cremosella” è prodotta da Fattoria Osella

La Robiola e Primosale LAND sono prodotti da Fattoria Osella

Il latte SARDELIZE in vendita nei negozi della Sardegna è prodotto dalla Arborea

Il mascarpone LAND è prodotto da Latterie Virgilio

Il burro SARDELIZE in vendita nei negozi della Sardegna è prodotto dalla Arborea

Le mozzarelle SARDELIZE in vendita nei negozi della Sardegna sono prodotte dalla Arborea

Le provole (bianche e affumicate) SARDELIZE in vendita nei negozi della Sardegna sono prodotte dalla Arborea

Gli Yogurt di Soia Land sono prodotti dalla Alpro nello stabilimento in Belgio

Il formaggio fresco spalmabile LAND 120g è prodotto dalla Exquisa

Carta Igienica , pannolini e cura personale:

I bagnoschiuma da 500 ml sono prodotti da Malizia

Il sapone liquido da 2 lt NEAR YOUR HAND è prodotto da Mil Mil (Mirato)

Lo shampoo GOCCE DI SETA è prodotto da Wella

Il talco Near è prodotto dalla Italsilva (Spuma di Sciampagna)

La carta igienica LA LUNGHISSIMA 2 veli (confezione da 4 rotoli) è prodotta nello stesso stabilimento dove producono i rotoloni Regina

I gel doccia da 300 ml e i bagnoschiuma da 500 ml NEAR YOUR BODY sono prodotti da Mil Mil (Mirato)

I solari LOOK BRONZE sono prodotti da Mil Mil (Mirato)

[modifica] Prima infanzia: omogenizzati, etc…

Gli omogenizzati PRIME PAPPE sono prodotti nello stabilimento di TrentoFrutta in via De Gasperi 130, 38123 Trento

Le patatine e i pop corn MAMBO KIDS sono prodotte da Pata

Gli Stick al cioccolato DOLCIANDO & DOLCIANDO sono prodotti da Griesson-De Beukelaer (Tuc crackers)?

Le arachidi tostate salate MISTER SIBAMBA sono prodotte da PataDetersivi per piatti e lavastoviglie:

Le ecodosi DEXAL vengono prodotte dalla Packaging Imolese (che confeziona anche per Dixan, Dash, ecc.)

I prodotti èEco commercializzati da Eurospin sono prodotti dalla stessa ditta che produce i prodotti Winni’s

Frutta e verdura:

I piselli finissimi Delizie Dal Sole confezione da tre sono prodotti da BonduelleUova zucchero e farina:

Le Uova fresche DELIZIE DEL SOLE provengono, ad eccezione della Sardegna (azienda Ovopollo), dagli Stabilimenti AIA

La farina “00″ e quella per dolci TRE MULINI è prodotta da Pasta di Sardegna e Molini Tandoi S.p.A.

Lo zucchero a velo DOLCIANDO & DOLCIANDO Eurospin è prodotto da San Martino

Lo zucchero in buste monodose SUDZUCKER è prodotto da Maxi

La farina “00″, quella “0″ e quella per dolci TRE MULINI (nei punti vendita sardi) è prodotta dalla [[SIMEC] di OristanoPesce:

Il Tonno PERLA è prodotto da Generale Conserve spa (As Do Mar) ad Olbia

Il Tonno ATHENA è prodotto da Frinsa del Noroeste S.A Avenida Ramiro Carregal Rey P29 Polígono Industrial Xarás 15969 Ribeira • España

I Bastoncini di merluzzo “MENO 22″, nella confezione da 18 pezzi, sono prodotti da Deutsche See (ex Findus)?

Il Tonno ONDINA è prodotto da Frinsa del Noroeste S.A Avenida Ramiro Carregal Rey P.29 Polígono Industrial Xarás 15969 Ribeira • EspañaPet-food per animali

I Bocconi per cane (in lattina 1.25 e 1.6 kg) RADAMES sono prodotti da Morando (Miglior Cane)

I bocconcini con erbette e pomodoro per gatto RADAMES PREMIUM sono prodotti da Arovit

Il salamotto RADAMES con manzo è prodotto da PETS CHOICE

Le crocchette per cani RADAMES sono prodotti da Morando (Miglior Cane)

Le crocchette Premium RADAMES sono prodotti da Morando (Miglior Cane)

I croccantini per gatti RADAMES sono prodotti da Morando (Miglior Gatto)

Fonte lista: http://www.maikoweb.net/di-chi-sono-i-prodotti-dei-discount-eurospin/

L’antico manoscritto che afferma che Gesù era sposato e aveva dei figli

Jedanews.it 30.6.18

Esistono prove scritte che suggeriscono che Gesù abbia sposato Maria Maddalena e abbia persino avuto dei figli. Inoltre, l’antico manoscritto chiama Giuseppe – proprio come Gesù – il Figlio di Dio.

Ad essere stato scoperto nella British Library è un antico manoscritto della Chiesa antica, copiato da un monaco anonimo. Il manoscritto ha almeno 1.450 anni, forse risalente al I secolo, la vita di Gesù. E ora, The Lost Gospel fornisce la prima traduzione dal siriano in inglese di questo documento unico che racconta la storia interna della vita sociale, familiare e politica di Gesù.

The Lost Gospel: la storia nascosta della vita di Gesù

The Lost Gospel porta il lettore in un’avventura storica senza precedenti attraverso un manoscritto che cambia paradigma. Ciò che gli autori alla fine scoprono è sbalorditivo quanto sorprendente: la conferma del matrimonio di Gesù con Maria Maddalena; i nomi dei loro due figli; la presenza imponente di Maria Maddalena; una trama precedentemente sconosciuta sulla vita di Gesù, 13 anni prima della crocifissione; un tentativo di omicidio contro Maria Maddalena e i loro figli; La connessione di Gesù con figure politiche al più alto livello dell’impero romano; e un movimento religioso che precede quello di Paolo: la Chiesa di Maria Maddalena.

Secondo gli esperti, Gesù nacque verso il 5 aC e fu crocifisso intorno al 30 d.C. Tuttavia, molte persone credono che la storia di Gesù sia molto più affascinante di ciò che la chiesa è stata disposta ad accettare.

È interessante notare che la biografia di Gesù è piena di enigmi. In effetti, non tutti sanno della sua giovinezza. Secondo il Vangelo di Luca (2: 41-2: 51), quando Gesù aveva 12 anni, andò a Gerusalemme con i suoi genitori per celebrare la Pasqua. Tutto il resto prima di questo e fino a quando Gesù aveva trent’anni rimane un profondo enigma per gli studiosi.

Gli autori di  The Lost Gospel credono fermamente di aver trovato prove in un antico manoscritto che Gesù ha avuto due figli e sposato Maria.

Le origini del manoscritto

Mentre ci sono stati un certo numero di “vangeli persi” che sono stati scoperti in passato, nessuno di loro ha creato un tale ronzio tra gli studiosi come questa scoperta.

Gli antichi testi, che si ritiene risalgano al 570 d.C., sono stati scritti in Siriaco, sono stati ritrovati coperti di polvere negli archivi della British Library.

Prima di arrivare alla British Library, l’antico manoscritto fu acquistato dal British Museum nel 1847 da un mercante che sostiene di averlo ottenuto dall’antico monastero di San Macario in Egitto.

Anche se l’antico manoscritto è stato studiato in passato, è stato catalogato come irrilevante. Tuttavia, ciò cambiò quando Barrie Wilson, un professore di studi religiosi a Toronto e Simcha Jacobovici, studiò il testo antico.

Dopo sei anni di analisi, credono di aver scoperto un quinto vangelo mancante che racconta la storia della vita di Gesù e fu presumibilmente scritto dagli evangelisti Matteo, Marco, Luca e Giovanni, nel I secolo d.C.

Se questa scoperta verrebbe accettata dalla comunità scientifica, diventerebbe la più grande e più importante rivelazione nella vita di Gesù in quasi 2000 anni.

Jacobovici afferma che l’antico manoscritto – composto da 29 capitoli – è una copia di un altro vangelo del I secolo e offre diverse intuizioni su diverse parti della Bibbia.

Per fare in modo che i sensazionali esperti della “scoperta” usassero immagini digitali hi-tech per fotografare il testo 13 volte dopo che il documento è stato tradotto per la prima volta dal siriaco in inglese.

Giuseppe era Gesù e Aseneth era maria Maddalena

I due ricercatori sostengono che Giuseppe era in realtà Gesù e che “Aseneth” era in effetti, Maria Maddalena.

La presunta traduzione degli antichi testi indica che un Faraone d’Egitto officiava alle nozze dicendo ad Aseneth:

‘Benedetto sei tu per il Signore Dio di Giuseppe, perché è il primogenito di Dio, e sarai chiamata la Figlia di Dio Altissimo e la sposa di Giuseppe ora e per sempre’.

Inoltre,si legge dai testi antichi  che dopo una festa di nozze di sette giorni: ‘Giuseppe ha avuto rapporti con Aseneth. . . E Aseneth concepì da Giuseppe e partorì Manasse e suo fratello Efraim nella casa di Giuseppe “.

Tuttavia, affermazioni simili sono state fatte in passato.

La professoressa di Harvard Karen L. King ha scoperto un antico frammento di papiro che si ritiene abbia avuto origine nell’antico Egitto chiamato la moglie del “Vangelo di Gesù”, scritta in una scrittura copta:

‘Gesù disse loro: “Mia moglie. . . “”

“Se guardi alle prove cumulative per il matrimonio di Gesù, sta diventando travolgente”, dice Jacobovici. “Questa scoperta è probabilmente il pezzo più importante.

“La sua provenienza è nota, seduta nella British Library in tutti questi anni. Non è strano dire che è una copia di un’opera del primo secolo – molti studiosi dicono che lo è. E non è matto dire che è cristiano – come hanno detto molti studiosi “.

Tuttavia, quasi tutti gli storici cristiani rimangono convinti di concludere che tali affermazioni non sono altro che pretese vuote.

Diarmaid MacCulloch, professore di storia della chiesa all’Università di Oxford spiega che il “vangelo perduto” afferma che il suono “somiglia alla sentina più profonda”, aggiungendo: “Sono molto sorpreso che la British Library dia a questi autori una camera per gli ospiti”.

Simcha Jacobovici e Barrie Wilson insistono: “L’unico modo in cui non ci sono prove è che continui a ignorare le prove”.

Tratto da: Ancient Code

Populismi da burletta nell’Evo Neocapitalista?

DI EUGENIO ORSO

comedonchisciotte.org

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Populismo e antipolitica sembrano essersi fatti largo in Italia, negli ultimi dieci anni, a suon di gomitate e quozienti elettorali. Le due cose sono andate a braccetto, almeno per quanto riguarda il 5S, anche se al momento attuale le presstitute/media servi hanno smesso l’espressione antipolitica, riservandosi di conservare, però, il populismo come minaccia antiliberista, antieuropea e antidemocratica.

Nel 2012 definii come segue l’antipolitica, di cui ci si riempiva la bocca in difesa della “casta”, dell’euro, dei mercati sovrani e dell’intero “sistema di alleanze occidentali”: «Antipolitica è tutto ciò che si muove, politicamente critico ma non autenticamente rivoluzionario, al di fuori dei cartelli elettorali del sistema liberaldemocratico, e che potrà a sua volta diventare interno al sistema stesso in seguito ad affermazioni elettorali, assegnazioni di seggi in parlamento e cooptazione dei nuovi arrivati nella sub-dominanza politica nazionale.»

Per quanto riguarda il temuto populismo sempreverde, che si sovrappone all’antipolitica, nel 2016 ebbi a scrivere quanto segue: «Populismo, ai giorni nostri, è soltanto un’espressione politicamente corretta che corrisponde a un interdetto, un vero e proprio tabù escludente dal dibattito politico, che al pari degli altri tabù politicamente corretti, impedisce il pensiero critico e stronca sul nascere qualsiasi [vera] opposizione al potere vigente.»

In questi ultimi anni, in cui il “sogno europeo” dell’austerità, del controllo maniacale sui conti pubblici e dei tagli draconiani al sociale ha impazzato (non solo in Italia), ci siamo accorti che populismo e antipolitica possono essere riorientati dagli agenti strategici neocapitalistici, attraverso i numerosi apparati di cui dispongono (mediatici, politici, accademici, pubblicitari, eccetera), per imbrigliarli e intrappolarli nella democrazia avanzata occidentale, dominata dai mercati.

Sta succedendo proprio questo al nuovo governo populista “giallo-verde” italiano, in cui dovrebbero ribollire anche i residui dell’antipolitica grillina?

Cercherò di esporre brevemente il mio pensiero in merito, nel seguito dell’articoletto, non senza qualche perplessità e qualche ombra di dubbio (questo lo scrivo, più che altro, per lasciare una speranza a tutte le anime belle che alla presunta rivoluzione “giallo-verde” ci credono).

Lasciando perdere il grave precedente del professor Savona con le palle, eurocritico e anti-tedesco, fortemente voluto all’economia soprattutto dalla Lega e poi declassato agli affari europei, per non “spaventare” i mercati e la troika, l’attenzione quasi esclusiva delle presstitute/media servi e dello stesso governo (nei fatti guidato da Salvini agli interni), per le varie Aquarius e Lifeline, per le diatribe-scaricabarile fra Malta e Italia, per i disperati in mare gestiti da scafisti e Ong, per il recente accordo europeo a 28 sui centri volontari per i migranti, mette in ombra quelli che sono temi essenziali per la sopravvivenza degli italiani e della nazione.

E’ soltanto la situazione contingente che impone questo, a causa della ripresa dei flussi migratori verso l’Italia dal Mediterraneo, o si tratta di qualcosa di più subdolo e artefatto, di strategia per spostare l’attenzione degli italiani sul fenomeno inquietante dei “boat people”, secondo un ‘espressione giornalistica ormai datata?

Guarda caso, manco a farlo apposta, le cose di cui non si parla in questi giorni, o di cui si parla poco, oppure solo “di sfuggita”, sono le seguenti quisquilie:

il sussidio in tempi brevi per i più poveri, ridotti alla fame senza più un reddito dal “sogno europeo”, accogliente e globalista.

Il salario minimo urgente, per contrastare il fenomeno dei “lavoratori poveri”, sottopagati e sempre meno tutelati, particolarmente virulento e in rapida espansione nel nostro paese.

L’abbassamento quanto prima dell’età pensionabile con il ripristino dei celebri “cento punti” (insignificante notazione, il 3 mi riguarda personalmente, in quanto neo sessantenne), perché i lavoratori più anziani, che sono anche elettori Lega e 5S, non ce la fanno più.

Dobbiamo chiederci Cui prodest la ripresa virulenta degli sbarchi e dei flussi di disperati dall’Africa, che diventa così il problema topico, forse l’unico, tale da eclissare tutti gli altri per il governo “giallo-verde”, in un contrasto intermittente ma molto scenografico con il pessimo Macron.

Sembra di assistere ad una recita politico-mediatica, fatta, naturalmente, sulla pelle dei “boat people” ed anche sulla nostra, a uso e consumo del parco buoi elettorale italiano, in cui l’eroico governo che vuole cambiare le cose, riaffermando un po’ di sovranità nazionale, deve scontrarsi con l’egoismo degli altri paesi del club europeo, come ad esempio l’isoletta di Malta restia ad accogliere, o con il vulcanico Macron, “toyboy” di Brigitte, burattino degli ebrei Rothschild ramo francese e nemico dei poveri “sdentati”, il quale sembra aver preso il posto, in questa sceneggiata da avanspettacolo scadente, di una Merkel sempre culona ma ormai appannata.

In breve, giova agli agenti strategici neocapitalisti far sì che l’attenzione del parco buoi mediatico e elettorale, particolarmente in Italia, si focalizzi solo sui migranti/clandestini/profughi e non sulle drammatiche questioni sociali dell’epoca, mentre i poveri assoluti, da noi, superano i cinque milioni e l’infame Fornero anti-lavoratori e anti-pensionati è ancora pienamente in vigore.

Giova all’attor giovine Macron, nel tentativo di oscurare, grazie alla vicenda migranti e non, questa volta, agli attentati dell’isis in Francia, l’opposizione diffusa di piazza dei lavoratori francesi contro la Loi travail, in corso da alcuni mesi.

Giova allo stesso governo (guidato da Salvini, lo ribadisco un’altra volta) per evitare di dover mantenere le “rivoluzionarie” e costosissime promesse elettorali Lega+5S, di cui ai tre punti precedenti, non gradite ai manovratori della grande finanza e ai loro camerieri europei.

Ergo per cui, lo prenderemo in culo per l’ennesima volta tutti noi, che aneliamo la pensione, i “lavoratori poveri” sottopagati e i poveri senza reddito.

Le cose certe sono che risolvendo qualche problema agli sfruttatissimi “riders”, come vuol fare Di Maio al lavoro, non si risolvono i problemi di tutti (gli altri) lavoratori: sarà un intervento marginale, per quanto doveroso, che non disturberà più di tanto la troika e non inficerà l’applicazione delle “regole europee”.

Per quanto riguarda le pensioni e l’età pensionabile, la sola cosa certa è che dal 1/1/2019 scatteranno i cinque mesi in più di lavoro e l’età della pensione si allontanerà ancor di più, grazie al terzo adeguamento alla “speranza di vita” (di merda, a questo punto) degli italiani.

Di più, l’attuale governo ha abbassato la testa per l’ennesima volta, davanti al famigerato “sistema delle alleanze occidentali”, approvando l’estensione di altri sei mesi delle immotivate sanzioni alla Russia, punitive soprattutto per noi.

In conclusione, non avete anche voi il sospetto che questo “populismo giallo-verde”, lungi dall’essere rivoluzionario, sia una burletta, telecomandato a distanza com’è dagli agenti strategici neocapitalisti, che si nascondo dietro ai mercati e alle sedicenti istituzioni europee?

Se questo sospetto non l’avete, vi giunga forte e chiaro il mio più sincero Sveglia!

 

Eugenio Orso

Fonte: http://www.comedonchisciotte.org

30.06.2018

Liason dangereuse in saor

Marco Milioni 29.6.18

Dopo le inchieste di Fanpage.it e di Report dedicate a Venezia e dintorni credo che le istituzioni debbano vigilare con molta attenzione su fatti, situazioni e novità emerse da quei servizi. Soprattutto i veneziani debbono stare in guardia rispetto alla partita delle bonifiche perché in questo settore storicamente si annidano malaffare e mala gestio nella cosa pubblica». Ad usare queste parole è Franco Tandin, volto noto alle cronache regionali per le sue battaglie contro le malversazioni nel mondo bancario e in quello delle società pubblico-private a partire dalla Save, il gestore dell’aeroporto della città di Marco Polo. Tandin peraltro parla in maniera affatto generica anche perché oggi, poco dopo mezzogiorno, i suoi dubbi e i suoi timori hanno preso la forma di un esposto indirizzato alla prefettura di Venezia.

LA RETE DEGLI INTERESSI ALTO DI GAMMA

Più nel dettaglio la segnalazione di Tandin contiene una analisi molto articolata. Partendo dai fatti o dai nomi di maggior peso comparsi nelle inchieste di Fanpage.it e Report, il 59enne di origini padovane, che di mestiere fa il collaboratore scolastico in un istituto superiore mestrino, fotografa, rielabora e mette in relazione tra loro alcuni poli del potere economico veneziano. Ovviamente Tandin non affibbia alcuna patente di illiceità ad alcuno, ma «facendo affidamento su documenti ufficiali come gli atti delle camere di commercio e su alcuni servizi giornalistici» traccia una vera e propria mappa, ancorché parziale del potere, degli interessi e delle liason alto di gamma che intersecano il gotha economico del capoluogo regionale veneto con quello politico.

MISTER SEVERIN

All’inizio della sua analisi Tandin punta il suo fanale verso l’imprenditore Giuseppe Severin.  Il quale risulta «essere amministratore unico della srl Consorzio tecnologico veneziano già al centro della inchiesta di Fanpage.it. Se si analizza lo storico dei trasferimenti delle quote della medesima srl agli atti della Camera di commercio di Treviso – precisa ancora il cinquantanovenne – si nota la presenza come dante causa, ovvero come soggetto cedente, della società Demont srl. La stessa Demont come da documenti in atti alla Camera di commercio trevigiana di cui al protocollo TV-2010-18044 in data 13 aprile 2010, ha sede a Mestre-Venezia in via Torino 180».

E ancora: «Al medesimo indirizzo… ha sede anche la società consortile Riconversione porto Marghera: Rpm S.C. in forma abbreviata… socio al 39% di Rpm è un’altra srl, ovvero la Società italiana per la riqualificazione ambientale e infrastrutturale, in breve Sirai… Amministratore unico di Sirai srl, secondo il quotidiano Palermotoday.it del 19 ottobre 2017 è Vincenzo Marinese, oggi presidente di Confindustria Venezia-Rovigo. Sempre stando ai media… la casata imprenditoriale dei Marinese sarebbe molto vicina all’ex numero uno di Umana e oggi sindaco di Venezia Luigi Brugnaro».

PELLICIARI: L’UOMO DELLA PORTA

Nel carteggio però, quattro pagine dattiloscritte indirizzate alla direzione “Antimafia e pubblica amministrazione” della Prefettura veneziana, compare un altro nome. Quello del manager Stefano Pelliciari. In questa circostanza punto di partenza della ricostruzione di Tandin è la Demont, storica ditta attiva in vari settori tra cui quello delle demolizioni. «… quest’ultima – si legge nel testo – figura nello storico dei trasferimenti delle quote di un’altra importante società lagunare, la Porta di Venezia srl, la quale vede come amministratore unico tale Stefano Pelliciari. Porta di Venezia srl, ancora una volta, ha sede a Mestre in via Torino 180: il tutto risulta agli atti della Camera di commercio veneziana al 26 febbraio 2018».

AEDARS: NUBI NERE SULLA MISERICORDIA

Ma chi è Stefano Pelliciari si chiede Tandin? «Proprio Pelliciari compare in una lunga inchiesta giornalistica di Report in onda su Rai Tre il giorno 11 giugno 2018 intitolata Venicetown… Secondo l’inviata Claudia di Pasquale, Pelliciari è l’imprenditore – scrive ancora l’esponente – che cede a Brugnaro, quando questi non è ancora ancora il primo cittadino, il pacchetto di controllo del consorzio che con la formula del project financing dovrebbe gestire la Scuola Grande della Misericordia, un prestigioso edificio cinquecentesco del comune di Venezia dato appunto in gestione per 42 anni tramite una procedura pubblica». Poco appresso il 59enne cita letteralmente il contenuto della puntata: ma se il gruppo riferibile a Brugnaro controlla l’80% del consorzio, il restante 20% fa riferimento al «Consorzio Aedars, oggi in amministrazione giudiziaria, a seguito di un’inchiesta della Guardia di Finanza di Roma, che ha portato proprio un anno fa alla confisca in primo grado di beni per 170 milioni di euro». Tanto viene riferito da Report.

Subito dopo un’altra considerazione: «… nella summenzionata puntata sempre in tema di Aedars viene riferito che il dominus di quel consorzio altri non è che Pietro Tindaro Mollica. Si tratta di un imprenditore messinese indagato dalla Gdf romana per… associazione a delinquere finalizzata all’usura, all’estorsione, all’esercizio abusivo

dell’attività finanziaria e in ordine a plurime intestazioni fittizie di realtà societarie schermate attraverso prestanome… Sempre Report, che dà voce alla Fiamme gialle, racconta che il Mollica avrebbe intessuto rapporti anche con soggetti pregiudicati per «gravi reati di natura mafiosa».

LE CONTRADDIZIONI DI BRUGNARO

Il passaggio è cosa nota, ma l’autore dell’esposto accende comunque un faro nei confronti del sindaco veneziano Luigi Brugnaro: «Va altresì rilevato che incalzato dalla Di Pasquale perché risulterebbe essere socio di un soggetto che ha rapporti con mafiosi, Brugnaro si difende affermando» la sua estraneità. Ancora una volta Tandin cita testualmente l’intervista rilasciata a Report dal primo cittadino: «Io ho un merito di avere tolto l’80% a ‘sti qua quando posso tolgo anche l’altro venti. Noi a Venezia, ce la prendiamo noi». Il che però, a parere di Tandin, cozza con quanto evidenzia la giornalista di Report la quale che nel corso della stessa puntata spiega: «Il gruppo di Brugnaro in realtà non ha mai tolto l’80% al consorzio, gestito secondo gli inquirenti in modo occulto e delinquenziale da Mollica, oggi rinviato a giudizio. Il gruppo di Brugnaro si è preso le quote di un altro imprenditore, Stefano Pelliciari, che aveva partecipato anche lui alla gara per la Misericordia per poi ritirarsi». Il Pelliciari, sottolinea il bidello, intervistato dalla De Pasquale peraltro si definisce «amico di Brugnaro».

VENICE CAMPUS: IL FILO CONDUCE ALLA MANTOVANI E AI CAPRIOGLIO

Tuttavia l’analisi del 59enne non si esaurisce qui. Citando una serie di documenti camerali che a loro volta richiamano trasferimenti di azioni e altri passaggi societari, Tandin, nella segnalazione inviata alla dirigente dell’ufficio territoriale del governo, la dottoressa Piera Bumma, procede oltre. Partendo dalle cariche di Pelliciani lo stesso Tandin fa finire nei suoi radar la Venice campus, una immobiliare nel cui azionariato in passato è finito un pezzo del gotha economico, passato e presente, del settentrione italiano: dalla bolognese Maccaferri, vicina all’ex ministro dell’ambiente il centrista Gianluca Galletti, alla Banca Antonveneta, poi finita in Mps passando per il gruppo Santander. Poi c’è la Capfin, riferibile alla famiglia Caprioglio, legatissima all’ex patriarca di Venezia Angelo Scola. Per non parlare della Mantovani. Quest’ultima è nota alle cronache giudiziarie per essere finita mani e piedi nello scandalo del Mose, nel cui gorgo finì anche il suo direttore finanziario Nicolò Buson. Ora, ricostruendo la storia di Venice campus srl, Tandin evidenzia che lo stesso Buson attorno al 2012 in seno a quest’ultima impresa ricopriva la carica di amministratore unico.

Ora, sarà sicuramente una coincidenza magari una omonimia, ma ironia della sorte, il cognome Caprioglio riecheggia spesso nelle cronache economiche veneziane visto che Maria Raffaella Caprioglio, come sottolinea Tandin, è il presidente del colosso del lavoro interinale Umana, «che poi è il gruppo fondato dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro».

IL QUESITO

Ma come mai Tandin, che non è nuovo ad iniziative del genere, ha deciso di mettere nero su bianco questa sua ricostruzione? «Durante gli ultimi mesi – fa sapere quest’ultimo – ho notato molta enfasi sul caso dei Pili e sulla querelle del conflitto d’interessi del primo cittadino. Che va bene ci mancherebbe altro. Ma non vorrei però che le autorità e l’opinione pubblica dimenticassero la delicatissima partita delle bonifiche. Che vanno fatte per carità, ma rispettando le risorse della collettività, l’ambiente e la legalità. Ormai ridottosi il fiume di danaro pubblico derivante dal Mose è proprio sulle bonifiche e sulle conseguenti speculazioni fondiarie, che appetiti inconfessabili potrebbero cercare approdo. Per questo dobbiamo stare in campana». Appresso un’ultima considerazione: «Non dimentichiamoci che dalle cronache dell’inchiesta sul Mose si evidenziò come Giovanni Mazzacurati, uno dei dominus del sistema Mose, con la prospettiva del tramonto di quest’ultimo, avesse indirizzato il suo interesse proprio nei confronti delle bonifiche di Marghera e dintorni».

Marco Milioni

INTESA SANPAOLO / E’ L’ORA DI TAGLIARE LE SOFFERENZE

 di: MARIO AVENA lavocedellevoci.it

IN MEMORIA DI FERDINANDO

 di: ELIO LANNUTTI lavocedellevoci.it

BANCHE VENETE: INACCETTABILE IL RICATTO ALLO STATO ED AL PARLAMENTO DI BAZOLI E BANCA INTESA

lavocedellevoci.it Elio Lannuti 5.7.17

Se Intesa davvero risolve il pasticcio delle banche venete

laviche.info Angelo Baglioni 23.6.17

Intesa Sanpaolo si dichiara disponibile a sciogliere il groviglio creatosi sulle due banche venete in dissesto. A patto che non le costi nulla e che siano d’accordo le autorità europee: un esito per nulla scontato.

L’offerta di Intesa

Il 21 giugno potrebbe essere diventata una data storica per le due banche venete, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, da tempo protagoniste di una tormentata vicenda in cerca di soluzione. In quel giorno Intesa Sanpaolo ha infatti deciso di andare in soccorso delle due banche, fornendo una via d’uscita a una storia che sembrava entrata in un vicolo cieco. Va detto subito che la disponibilità di Intesa è per un intervento che non costi nulla a Intesa medesima: ogni onere della complicata operazione di soccorso dovrà essere a carico dello stato italiano, oltre che degli azionisti e dei detentori di obbligazioni subordinate emesse dalle due disastrate banche venete negli scorsi anni. Non a caso il governo aveva già sospeso, con un decreto urgente, il rimborso di un bond junior in scadenza proprio il 21 giugno: un chiaro segno di quanto stava per succedere.

Cosa succederà alle due banche venete? Se l’operazione andrà in porto, esse verranno poste in liquidazione e spezzate in due parti. I prestiti deteriorati (cioè quelli a soggetti insolventi o in ritardo nei pagamenti) e quelli non ancora a tale stadio ma giudicati ad alto rischio, insieme alle obbligazioni subordinate già emesse, saranno trasferiti ad una sorta di bad bank, cioè un veicolo che dovrà gestire queste situazioni problematiche e cercare di ricavarne quanto possibile. A Intesa verrà trasferita gratuitamente la parte sana delle due banche: dal lato dell’attivo i prestiti con una buona probabilità di rimborso e i titoli in portafoglio, dal lato del passivo i depositi e le obbligazioni senior.  Banca Intesa non si farà carico degli oneri relativi all’integrazione, come eventuali esuberi di personale, e tantomeno di quelli derivanti dalle cause legali a cui le due banche venete sono esposte per le loro malefatte del passato. Di questo dovrà farsi carico il governo, così come della necessità di capitale aggiuntivo. Il consiglio di amministrazione di Intesa non fa beneficenza ma l’interesse dei suoi azionisti e quindi chiede espressamente (nel suo comunicato) che l’operazione non abbia alcun impatto sul patrimonio della banca e sulla sua politica di distribuzione di dividendi.  È quindi un’operazione molto diversa da quella che ha recentemente visto come protagonista la banca spagnola Santander, che ha acquisito il disastrato Banco popular impegnandosi a un aumento di capitale miliardario.

Alti margini d’incertezza

L’operazione è tutt’ora avvolta nell’incertezza e che vada a buon fine non è affatto scontato. Il motivo è che tutto questo disegno deve essere approvato dalle autorità europee competenti. La Banca centrale europea è l’autorità che vigila sulle due banche, e deve dare avvio al processo di liquidazione, che poi verrà gestito dalla Banca d’Italia. Il Single resolution board (Srb) deve essere d’accordo sul fatto che la liquidazione sia la cosa migliore da fare: potrebbe viceversa decidere che è meglio passare per la risoluzione (il cui schema è definito dallo stesso Srb), come è avvenuto per il Banco popular. La Commissione europea (Direzione concorrenza) deve approvare l’aiuto pubblico, che deve essere compatibile con le regole sugli aiuti di stato. Si spera che le autorità italiane abbiano già preso contatti informali con queste autorità, ottenendo una disponibilità di massima ad appoggiare l’operazione.

Ma ricordiamoci che la soluzione sul tappeto fino a pochi giorni fa, cioè la ricapitalizzazione precauzionale da parte del Tesoro, è fallita proprio perché è mancato l’accordo con le autorità europee (nonostante l’ottimismo sfoggiato dal ministro Padoan). La richiesta di un ulteriore contributo privato di 1,25 miliardi, come condizione preliminare, ha di fatto posto la parola fine alla trattativa, scontrandosi con la prevedibile indisponibilità dei soggetti privati (leggasi le banche italiane) a mettere altri soldi in una impresa ad alto rischio. Come dare loro torto? Le banche nostrane si erano già svenate con Atlante, che ha bruciato 3,5 miliardi nel tentativo di salvataggio dell’anno scorso. Quei miliardi sono andati in fumo, e le banche hanno già svalutato pesantemente le loro quote di partecipazione nel carrozzone pubblico-privato. Atlante nacque per evitare che le due banche venete andassero in risoluzione, ma ora siamo alla liquidazione. Si dirà che è troppo facile sparare adesso, con il senno di poi, su Atlante. Ma qualcuno  si era detto molto scettico già al suo esordio, nonostante il coro di plausi da parte delle autorità e di molta stampa.

Adesso, dopo il fallimento di Atlante e del progetto di ricapitalizzazione precauzionale, speriamo che sia la volta buona per mettere la parola fine a uno dei tormentoni che affligge il sistema bancario italiano. Naturalmente ne rimangono altri altrettanto spinosi, a cominciare da Mps e Carige. La lentezza con cui queste vicende si avviano a compimento aggrava il costo delle soluzioni adottate, perché con il tempo si accumulano le perdite e i creditori (depositanti e obbligazionisti) scappano. Quella lentezza è dovuta, oltre che alle incertezze e alla mancanza di strategia delle autorità competenti, a un’architettura barocca delle regole e delle autorità europee. Regole che i governi fanno di tutto per nonapplicare: in particolare, la risoluzione e il bail-in. Autorità sempre più numerose e spesso in disaccordo sulle cose da fare.

Taglio pensioni d’oro, l’associazione degli ex parlamentari in rivolta: inviata alla Camera una diffida a non approvare la delibera.

italianosveglia.it 30.6.17

Le ultime novità sulle pensioni arrivano dalle reazioni degli ex parlamentari che non intendono rinunciare alle loro Pensioni d’oro, in barba ai problemi di quanti, dicono furiosi e sdegnati sui social, non riescono nemmeno ad andarci in pensione o vivono con pensioniminime, faticando ad arrivare a fine mese. Se da un lato dunque vi è chi si lamenta per il non operato del Governo, come quanti attendono la quota 100 e 41 senza paletti e l’opzione donna o la nona salvaguardia degli esodati, dall’altro vi è chi come, gli ex parlamentari, invece vedono l’esecutivo ‘muoversi troppo’ per tagliare le loro pensioni d’oro. In dettaglio le reazioni di quanti temono di vedersi ridurre le laute pensioni che ritengono un diritto intoccabile.

Pensioni d’oro: la diffida dagli ex parlamentari a tagliarle

In un post su Facebook è il lavoratore Claudio Fabretti, che sul gruppo ‘diritti negati lavoratori precoci ed esodati’ pubblica con sdegno la notizia apparsa sul televideo, di cui posta la schermata come fonte, della ‘sommossa’ e delle presa di posizione degli ex parlamentari che mal digeriscono il taglio delle loro laute pensioni. “Che coraggio, scrive, hanno persino fondato un’Associazione di ex parlamentari??? Questa è bella!!!

Allora cosa devono dire i pensionati, i senza reddito, i disoccupati? Allora anche noi fondiamo l’Associazione Diritti Negati e pretendiamo i DIRITTI NEGATI!” La notizia titola: “Vitalizi, ‘diffida’ da ex parlamentari”. Questo il contenuto: “L’associazione degli ex parlamentari ha inviato a tutti i membri dell’ufficio di presidenza della camera una diffida stragiudiziale a non approvare la delibera sul taglio dei vitalizi degli ex deputati, minacciando un’azione civile e amministrativa nella quale sarebbero a chiamati a rispondere personalmente e patrimonialmente i componenti dell’ufficio di presidenza, compreso il Presidente Roberto Fico.” Questo quanto annunciato in conferenza stampa dai dirigenti dell’associazione.

Pensioni: il contratto di Governo che fine ha fatto?

Vi è anche poi chi come Mauro D’Achille, amministratore del gruppo ‘Lavoro e pensioni: problemi e soluzioni’, fa notare come comunque il taglio alle pensioni d’oro sia l’ennesima trovata propagandistica per far discutere su misure che seppur etiche toccheranno pochi e porteranno a recuperare risorse minime, 40 milioni l’anno, che a poco o nulla serviranno per risolvere i veri problemi, quelli che le pensioni d’oro non le anno ed attendono anzi di poterci andare. Da qui l’invito critico al Governo a riprendere in mano le questioni che contano davvero per i cittadini: “Adesso anche i sindacati, e non da adesso, con Ivan Pedretti e Ghiselli e Proietti, invitano il ministro a parlare non tanto delle pensioni d’oro che a quanto sembra porteranno un risparmio di 40 milioni, quanto delle pensioni dei lavoratori”. Poi conclude: “Quando si inizierà a parlare di argomenti concreti, quando si aprirà un tavolo di trattative con le forze sociali?”

Da: QUI

SALVINI: ADDIO VERDE! ARRIVA IL BLU DOPO AVER ROTTAMATO LA PAROLA NORD

italianosveglia.it 30.6.18

La trasformazione in forza autenticamente nazionale passa anche attraverso la scala cromatica

CINQUANTA SFUMATURE DI SALVINI – OCCHIO ALLA NUOVA SCALA CROMATICA DI PONTIDA: ADDIO VERDE-LEGA, ARRIVA IL BLU, CHE EVOCA SICUREZZA, AFFIDABILITÀ E SERENITÀ – DOPO AVER ROTTAMATO LA PAROLA NORD, SALVINI VUOLE RIFARE IL LOOK AL PARTITO PER SCIPPARE A FORZA ITALIA ANCHE I COLORI…

La trasformazione in forza autenticamente nazionale passa anche attraverso la scala cromatica. Sì, perché la svolta a tutto campo imposta al proprio movimento da Matteo Salvini coinvolge anche il «verde-Lega» che quest’ anno sul palco di Pontida verrà sostituito in maniera inequivocabile dal «blu».

Un colore che è sempre stato legato a Forza Italia – i suoi parlamentari nel gergo giornalistico vengono identificati come «gli azzurri» – e comunque con il centrodestra. E che secondo gli esperti evocando sicurezza, affidabilità e serenità, è più adatto a un partito che vuole sfondare al Centro-Sud e attaccare l’ elettorato più moderato, senza mollare un centimetro del legame con la propria gente e con gli ex simpatizzanti dei partiti di destra, da poco conquistati dalle parole d’ ordine leghiste.

I primi segnali erano arrivati già dal raduno di Pontida dello scorso anno, quando non era passato inosservato il look di Salvini in felpa blu con la scritta «Salvini premier». Ci fu chi si esercitò nell’ evocazione dell’ azzurro della Casa Savoia o più semplicemente l’ azzurro dell’ unità nazionale. Sembrava una variazione sul tema, una parentesi originale, una trovata estemporanea, un’ interruzione una tantum del classico dress code del Carroccio.

Ma l’ attuale vicepremier e ministro dell’ Interno lavora da tempo e neppure troppo sotto traccia alla rottamazione graduale di una serie di simboli legati alla vecchia leadership della Lega. C’ è chi sostiene, ad esempio, che anche il sinonimo «Carroccio» – il grande carro trainato da buoi e pavesato coi simboli del comune di appartenenza attorno al quale si raccoglievano le milizie del Medio Evo, particolarmente diffuso tra le municipalità lombarde – non sia più particolarmente sugli scudi

Davide Caparini, parlando con Repubblica, dice che si tratta di «un cambiamento cromatico rilassante, mi preoccuperei se si passasse al rosso o al giallo», con chiaro riferimento ai nemici storici della sinistra e agli alleati anomali del Movimento Cinquestelle. La rivoluzione simbolica salviniana comunque non è certo iniziata con le scelte cromatiche. Da tempo è sparita la parola «Nord» dal simbolo del partito, a fine 2014 il leader del Carroccio fondò il movimento «Noi con Salvini» per avviare – con alti e bassi, frenate e accelerazioni, sorprese e delusioni – la penetrazione leghista al Centro-Sud.

La sua stessa narrazione politica, in pratica la sua strategia comunicativa, quella che ai tempi di Matteo Renzi veniva identificata come storytelling, punta a restituire una visione d’ insieme e a cancellare il canovaccio classico della contrapposizione territoriale, che circoscriveva il perimetro d’ azione della Lega ad aree geografiche ben delimitate.

Inoltre da alcune settimane sia la pagina Facebook della Lega che lo stesso Salvini usano l’ hashtag #governogialloblu al posto di #governogialloverde, al contrario di quanto avviene sui media. Fu Luca Morisi, lo stratega social di Salvini, quando iniziarono le trattative sul contratto di governo con i grillini, a mettere subito le cose in chiaro: «Io lo chiamo contratto per il governo #legastellato o #gialloblu. Avanti, Futuro». Lo stesso Morisi è colui che ha veicolato il nome di battaglia di Salvini ormai entrato nel gergo comune dei simpatizzanti del movimento: il Capitano. Un capitano in blu, insomma, deciso a trasformare la Lega nella Nazionale del centrodestra. Alleati permettendo.

Banchieri marci e oligarchi, la vera Bad Company è l’Ue

libreidee.it 11.7.17

Nella Barcellona mercantile e marinara del 1300 un banchiere che avesse fatto fallimento compromettendo i risparmi di chi si fosse a lui affidato, sarebbe stato decapitato in piazza. Da quel feroce mondo medioevale, ove chi speculava sul danaro veniva considerato usuraio e tollerato solo se apportava grandi ricchezze alle comunità, molto progresso si è fatto. Oggi le banche falliscono, ma i banchieri, che godono di un disistima presso l’opinione pubblica superiore a quella medioevale, non pagano mai, in tutta Europa non uno di loro è in prigione. Il salvataggio delle due banche venete fallite con soldi pubblici che daranno profitti privati, benedetto dalle autorità della Unione Europea, è un esempio del regime finanziario che oggi ci comanda. Dopo il fallimento di Lehman Brothers nel 2008 negli Stati Uniti, che diede il via alla grande crisi mondiale che tra alti e bassi ancora continua, tutte le istituzioni politiche ed economiche, la Unione Europea in primo luogo, decisero che per fermare il contagio bisognava salvare ad ogni costo le banche dal fallimento.

Secondo il precedente capo della Commissione Europea, Barroso, ben 4.000 miliardi di danaro pubblico in tutta Europa furono spesi per salvare le banche. Questa denuncia non ha avuto alcun seguito nella politica europea e neppure il suo Cremaschiestensore se ne é sentito toccato, visto che ora opera in Goldman Sachs. Una valanga di soldi dei cittadini europei ha difeso e rafforzato il potere dei banchieri, ma non un solo istituto di credito è stato assunto in mano pubblica per questo. La Germania, sempre ultra rigorista verso i paesi del Sud, ha speso 247 miliardi solo per salvare le sue banche locali. Alla fine la crisi bancaria globale nella Unione Europea fu scongiurata e come ringraziamento un finanziere britannico, prima della Brexit a cui ovviamente era contrario, affermò: l’economia è ripartita ed è ora che noi banchieri la si finisca di sentirci in colpa. Salvato il sistema coi soldi dei cittadini, cioè coi tagli allo stato sociale, alla sanità, alle pensioni, all’istruzione, l’Unione Europea decise che era giunto il momento di essere davvero per il libero mercato.

È quindi stata varata l’Unione Bancaria, da noi ovviamente presentata come un altro passo verso i meravigliosi Stati Uniti d’Europa. L’unione bancaria, come il Fiscal Compact e altre sconcezze, in realtà era solo una ulteriore sottrazione di sovranità economica agli Stati, a favore delle banche, della burocrazia europea e naturalmente del potere del solo Stato diverso da tutti gli altri, la Germania. Ai governanti e ai politici italiani, da Monti, a Letta, a Renzi, che hanno gestito l’adesione dell’Italia alla unione bancaria, secondo me una causa per danni andrebbe fatta. Infatti quella decisione, invece che mettere in sicurezza il sistema bancario del nostro paese, lo ha esposto a tutte le tempeste. Il succo del nuovo trattato era proibire i salvataggi di stato delle banche, cui finora tutti i paesi più ricchi d’Europa erano ricorsi. Dal 2016, le banche in crisi avrebbero dovuto essere salvate con i soldi dei loro azionisti e dei loro correntisti, per deposti superiori a 100.000 euro. Non so come si traduca in Letta e Montitedesco “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato”, ma il concetto è quello. In inglese, la lingua che si usa sempre per fregarci, invece tutto questo è stato definito: passare dal “bail out” al “bail in”.

Ovviamente la chiusura dell’ombrello di Stato, usato in tutta Europa, ha accelerato le sofferenze delle banche gia in difficoltà, ed in Italia abbiamo avuto il crollo prima delle banche toscane, legate al Pd e poi di quelle venete legate storicamente al centrodestra. Un fallimento bipartizan. Il primo fallimento, quello toscano, è stato affrontato proprio con il bail in e ha provocato una catastrofe economica e sociale. Per questo, al crollo delle banche venete tutto il potere governativo italiano ed europeo ha deciso di reagire in altro modo. È il metodo europeo della cavia, usato brutalmente sulla Grecia e calibrato più prudentemente sugli altri paesi Piigs. Si sperimenta una misura brutale e poi si aggiusta la dose tenendo conto delle vittime e soprattutto delle ribellioni provocate. Così per le banche venete gli aiuti di Stato, fieramente avversati dalla Ue quando si tratti di chiudere fabbriche e tagliare servizi, sono stati subito approvati dai vertici europei. Lo strumento trovato per salvare l’ipocrisia e favorire gli affari è, anche qui c’è l’inglese, la “bad company”. Letteralmente la cattiva impresa, quella sulla quale vengon scaricati, debiti, costi, personale in esubero, in modo che la nuova impresa che rileva l’attività, la “new company”, parta solo con il miglior cuore del carciofo.

L’uso della bad company in Italia non è nuovo. In Alitalia il governo Berlusconi la adoperò per permettere alla crema della imprenditoria italiana di salvare la compagnia aerea, con i risultati che abbiamo visto e pagato. Il top manager modello per Renzi, Marchionne, fece lo stesso alla Fiat di Pomigliano. Da un lato la bad company che aveva come unica ragione sociale la cassa integrazione per migliaia di operai, dall’altro la newco dove venivano selezionati uno per uno coloro che avrebbero ripreso a lavorare in condizioni durissime. La bad company è diventata il modello italiano di gestione di crisi e ristrutturazioni, da ultimo in Ilva, ed è quindi stato adottato anche per le banche venete. Non c’è strumento migliore per socializzare le perdite e privatizzare i profitti. Lo Stato si è accollato tutti i costi e gli esuberi delle banche fallite, Banca Intesa ne ha rilevato le attività Renzi e Marchionneal prezzo di 1 euro, naturalmente a condizione di ricevere finanziamenti e garanzie adeguate. Che potrebbero arrivare fino a 17 miliardi, con un costo virtuale medio di 440 euro per ognuno dei 38 milioni e mezzi di contribuenti. Il titolo Intesa è volato in Borsa.

La banca Santander di Spagna ha protestato per questo salvataggio, perché in condizioni analoghe essa aveva dovuto rilevare anche tutte le passività, senza scaricarle su una bad company, dell’istituto di credito che salvava, ma La Ue ha risposto che in Italia era tutto regolare. Sono diventati più buoni? No le ragioni del sì europeo all’intervento pubblico italiano sono tre. La prima è che lo Stato paga, ma il privato guadagna. Se le banche venete fossero state nazionalizzate, allora sì che la Unione Europea sarebbe insorta gridando alla violazione del libero mercato. L’importante è che lo Stato, coi soldi dei cittadini, non aiuti se stesso e i cittadini che pagano, poi si può fare tutto. In secondo luogo si può sospettare che Banca Intesa, che usufruisce del salvataggio, sia in tali buoni rapporti con la finanza internazionale, magari anche con quella tedesca, da far presagire nuovi più vasti affari europei.

In terzo luogo c’è la certezza che il governo italiano, per ottenere il via libera al salvataggio delle banche, abbia promesso alla Ue un bel po’ di massacro sociale e privatizzazioni, da realizzare con la prossima finanziaria. Che dovrebbe procedere a tagli e svendite di servizi e beni pubblici per una cifra superiore ai 20 miliardi stanziati per le banche. Così i conti tornano e del resto la logica è sempre la stessa: si prendono in ostaggio i lavoratori, i risparmiatori, i cittadini colpiti dalle crisi e poi, per salvarli, si autorizzano le speculazioni più sfacciate. Nonostante ciò che urla la propaganda di regime, l’alternativa reale non è salvataggi pubblici o libero mercato. La scelta vera è tra spendere il danaro pubblico a favore del profitto privato e della finanza, oppure per la proprietà pubblica e i cittadini. A quest’ultima scelta si oppone oggi pesantemente l’Unione Europea, la più grande bad company di cui è necessario liberarsi.

(Giorgio Cremaschi, “La bad company è l’Unione Europea”, da “Micromega” del 4 luglio 2017).

Finti guasti al pc per vendere azioni spazzatura ai clienti Veneto Banca

Denis Barea ilgazzettino.it 30.6.18

Finti guasti al pc per vendere azioni  spazzatura ai clienti Veneto Banca
REVISO – «Mi scusi ma il computer si è bloccato. Intanto firmi il modulo, che poi lo compiliamo con calma». C’era anche la scusa del software impantanato tra le tecnicheche sarebbero state usate in Veneto Banca, ma anche nelle filiali della Popolare di Vicenza, per aggirare i blocchi della procedura certificata da Consob con cui si dovevano profilare i clienti a cui veniva proposto l’acquisto di azioni. Regole precise che vietano la concentrazione del rischio, per fare in modo che il risparmio gestito venga utilizzato diversificando l’impiego e non mettendolo tutto su una singola tipologia di titoli. E che prevedono che il cliente sia una persona che conosce la natura e quindi i rischi del mercato azionario. Ma in Veneto Banca si sarebbe fatto diversamente: e così poveri sprovveduti firmarono

CONTINUA A LEGGERE L’ARTICOLO

Vertice Ue: intesa a metà sul paracadute per le banche

firstonline.it 30.06.8

Raggiunto l’accordo verso l’unione bancaria, ma restano aperti i nodi degli Npl, che Francia e Germania vorrebbero ridurre più di quanto non sia disposta a fare l’Italia, e del ruolo dell’Esm – Conte: “Dopo una pausa e una lunga negoziazione siamo riusciti a sbloccare il testo, che ora ci sta molto bene”.

Vertice Ue: intesa a metà sul paracadute per le banche

Non si è parlato solo di migranti (peraltro senza raggiungere un’intesa piena) al vertice europeo di Bruxelles di giovedì e venerdì scorsi: i capi di Stato dell’Eurozona hanno infatti parlato anche di banche, dando il via libera al paracadute finanziario (backstop) del Fondo di risoluzione bancario e trovando l’accordo per “una roadmap per cominciare i negoziati politici sul sistema unico di garanzia dei depositi”. Questa in definitiva la sola conclusione concreta e ufficiale (in linea con le previsioni, peraltro) dell’Eurosummit sulla riforma dell’unione monetaria.

Il backstop, secondo quanto aveva confermato anche il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno, sarà “pienamente operativo” prima della fine del periodo di transizione nel 2024 “se saranno raggiunti sufficienti progressi nelle misure di riduzione del rischio”. Nel 2020 dovranno pronunciarsi le istituzioni e le autorità coinvolte “sulla base del rispetto del requisito di capitale Mrel (l’importo di fondi propri e passività ammissibili espresso in percentuale del totale di passività e fondi propri) e dell’andamento della riduzione delle sofferenze bancarie. Nessuno Stato sarà escluso dall’accesso al backstop“. Altra indicazione dell’Eurogruppo, sancita nell’ultima riunione di Lussemburgo, la riduzione continua dei ‘non performing loans”: questa è poi la condizione di fondo per procedere ulteriormente nel completamento dell’unione bancaria.

A questo proposito i ministri hanno concordato sull’uso di sei indicatori sui quali fondare la valutazione: ratio di capitale, effetto leva, copertura della liquidità, il ‘net stable funding ratio’ (rapporto tra l’ammontare disponibile di provvista stabile e l’ammontare obbligatorio di provvista stabile), il rapporto sofferenze/crediti totali, il Mrel. Sull’esposizione delle banche al debito sovrano nazionale e “sull’utilità di includere indicatori aggiuntivi le visioni divergono sostanzialmente”. L’Italia non vuole limiti (peraltro sarebbe necessaria una decisione a livello globale, cioè del Comitato di Basilea che non è riuscito a decidere dopo mesi di negoziato tecnico). La lettera di Centeno cui si riferiscono i leader Eurozona (che citano la proposta franco-tedesca di riforma) non citava l’indicazione di Berlino e Parigi di porre obiettivi di livello di sofferenze giudicate ottimale: 5% lorde, 2,5% nette. L’Italia è attorno all’11% lordo. Il ministro dell’economia Tria aveva già indicato a Lussemburgo l’opposizione del governo a definire target.

Tornando al vertice di Bruxelles degli ultimi due giorni, c’è stata anche una dura discussione sul ruolo dell’European Stability Mechanism (Esm): l’Italia ha chiesto e ottenuto fosse corretto un passaggio della dichiarazione finale che dava per scontato il suo rafforzamento sulla base di quanto definito dai ministri finanziari dell’Eurogruppo. Nello specifico la questione sollevata dal premier Giuseppe Conte riguarda l’ultima bozza di conclusioni dell’Eurosummit, dove era scritto: “L’Esm sarà rafforzato, sulla base di tutti gli elementi di una riforma dell’European Stability Mechanism indicati nella lettera del presidente Eurogruppo, incluso il paracadute finanziario comune del Fondo di risoluzione unico. L’Eurogruppo preparerà i termini di riferimento del ‘backstop’ e concorderà un programma per ulteriori sviluppi dell’Esm entro dicembre 2018”.

Una formulazione che il premier Conte ha ritenuto già contenesse un tracciato eccessivamente fisso delle discussioni future. La nuova formulazione, dopo una buona mezz’ora di negoziato con tanto di riferimenti all’esatto significato dei termini usati, è risultata questa: “L’Esm fornirà il ‘backstop’ comune al Fondo di risoluzione unico e sarà rafforzato lavorando sulla base di tutti gli elementi di una riforma Esm come definito nella lettera del presidente dell’Eurogruppo”‘. Il termine che secondo Conte fa la differenza è quel riferimento al ‘lavoro’ che deve essere ancora fatto sulla base di quanto già discusso dai ministri finanziari. Appare più un punto di principio che altro: la sostanza resta che sul ruolo dell’Esm le posizioni tra i governi restano distanti.

I leader dell’Eurozona hanno indicato anche che l’accordo all’Ecofin sul ‘pacchetto bancario’ dovrà permettere ai legislatori di adottarlo entro fine anno preservando gli equilibri attuali. L’indicazione che può cominciare il negoziato sul sistema unico di garanzia dei depositi è un fatto positivo, ma non ci sono impegni sull’obiettivo temporale. In realtà c’è divergenza sulla valutazione del livello di riduzione dei rischi bancari (in sostanza la riduzione delle sofferenze) necessario per poi condividerli. Nessuno pensa che sarà possibile avere un accordo in tempi brevi.

Sulla riforma dell’Eurozona, i leader si sono invece limitati a indicare che l’Eurogruppo discuterà ulteriormente tutti i temi citati nella lettera del presidente Centeno al Consiglio Ue. La questione del bilancio Eurozona, cavallo di battaglia di Macron, dell’Italia (governo precedente) e Commissione oltrechè del fronte del sud, non viene neppure citata. E’ vero che Merkel ultimamente si è schierata a favore (tanto che ha sostenuto un documento comune con Macron), però c’è divergenza tra Francia e Germania sull’ammontare delle risorse disponibili.

Soddisfatto comunque il premier Conte: “Sull’Unione bancaria e monetaria c’è stata una discussione molto vivace e a un certo punto ho bloccato l’approvazione del documento, è vero: all’Italia non stava bene. Dopo una pausa e una lunga negoziazione siamo riusciti a sbloccare il testo, che ora ci sta molto bene”. In particolare, ha spiegato il presidente del Consiglio in conferenza stampa, l’Italia apprezza “l’istituzione del common backstop, un meccanismo di sicurezza per la condivisione del rischio nel sistema bancario che darà la possibilità anche alle nostre banche, ma alle banche di tutti i Paesi di accedere a un fondo di garanzia comune”.