Intesa – banche venete

Domattina vi spiegherò perché il sig Carlo Messina AD di Intesa San Paolo ha deciso di bloccare il fondo per gli azionisti – e comunicare che verranno pagati in un anno – DI QUALE ANNO NON SI SA- L importante e che Lui capisca come finiranno tutte le cause civili e penali intraprese da tutti gli azionisti e non – ma ciò non rispetta sia il contratto sottoscritto con i Commissari Liquidatori davanti al Notaio Marchetti ma soprattutto il Decreto Legge 99/17 – dove L istituto che legalmente rappresenta ha già in parte incassato i soldi dei contribuenti Italiani. A domani

Una ricerca tra l’essere e il nulla

di Antonio Migliozzi – 3 luglio 2018 lintellettualedissidente.it

Filosofo in erba, giovane letterato, poeta: Carlo Michelstaedter è un pensatore di fondamentale importanza per indagare la vita e l’imperfezione della condizione umana.

«Io so che parlo perché parlo ma che non persuaderò nessuno». Con queste parole il ventitreenne goriziano Carlo Michelstaedter inizia la sua tesi di laurea, La persuasione e la rettorica. Il frutto di un lavoro certosino e monumentale, di tante notti insonni e di un isolamento pressoché totale, però, non sarà mai sottoposto al vaglio accademico: il giorno dopo aver ultimato l’opera, il 17 ottobre 1910, l’autore impugna una rivoltella e si toglie la vita. Sul foglio della prefazione aveva disegnato una lampada ad olio del tipo “fiorentino” e aggiunto in greco: io mi spensi.

Carlo Michelstaedter (a destra) con un amico

La luce effettivamente resta spenta per diversi anni, almeno fino a quando l’amico e filosofo Vladimiro Arangio-Ruiz pubblica il testo in forma di saggio nel 1913: qualcosa inizia a muoversi attorno a quell’opera enigmatica e affascinante, certo non perfetta nella struttura, ma che sembra avere molto da dire. La tragica vicenda di Michelstaedter, inoltre, desta scalpore e allora si va a rovistare tra le sue carte e si scopre che quell’anonimo ragazzo di provincia iscritto alla facoltà di Lettere di Firenze può considerarsi un filosofo in erba, un letterato e persino un poeta. La persuasione e la rettorica, tesi e saggio, testimonianza e denuncia, è l’alfa e l’omega di una speculazione e di una vita. Nell’incipit Michelstaedter annuncia, con rassegnazione e una punta di amarezza, che sta per scrivere qualcosa detta da tanti prima di lui, da Parmenide a Socrate, da Eschilo a Sofocle, da Petrarca a Leopardi e che si ritrova persino nell’Ecclesiaste e nella predicazione di Cristo, ma che sempre è stata volutamente ignorata o perlomeno travisata. È quasi una forza sconosciuta a muovere la sua mano, seppur volesse non potrebbe sottrarsi, e d’altronde è pur necessario che se uno ha addentato una perfida sorba la risputi.

Qual è la perfida sorbaLa natura e il significato stesso dell’esistenzaLa persuasione e la rettorica, infatti, si configura come una sorta di indagine sulla vita e sulla condizione umana che prende le mosse da una tradizione culturale (letteraria, filosofica e religiosa) eterogenea e per certi versi contrastante, ma di cui ben riesce l’autore e tenere unite le fila anche a costo di procedere per riduzioni e forzature. Il greco delle citazioni e dei concetti filosofici, lingua primigenia della “rivelazione”, le formule e i grafici matematici fanno da cornice a un’analisi cinica e spietata che mette a nudo in tutta la sua desolazione una verità immutabile: l’esistenza, per come generalmente la intendiamo, è una non esistenza.

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Il punto di partenza è questo: vivere è volere. Il desiderio, però, la costante tensione che proietta gli uomini nell’infinità del tempo verso il futuro con le sue promesse e le sue aspettative, a rifletterci bene nasce necessariamente da una privazione, un’imperfezione costitutiva che causa insoddisfazione e dolore. Cos’è che manca? La padronanza della propria vita, il possesso attuale di sé: la persuasione. È un discorso che, richiedendo al lettore un notevole sforzo di astrazione, rischia di apparire eccessivamente difficile e cavilloso, ma Michelstaedter utilizza sin da subito una metafora che illustra al meglio il suo pensiero:

Un peso pende ad un gancio, e per pendere soffre che non può scendere […] lo vogliamo soddisfare, lo liberiamo […] lo lasciamo andare, che sazi la sua fame del più basso, e scenda indipendentemente fino a che sia contento di scendere. – Ma in nessun punto raggiunto fermarsi lo accontenta e vuol pur scendere […] ogni volta fatto presente, ogni punto gli sarà fatto vuoto d’ogni attrattiva non più essendo più basso […] sempre lo tiene un’ugual fame del più basso, e infinita gli resta pur sempre la volontà di scendere.

L’uomo è sovrapponibile al peso in questione: è imperfetto a causa della sua stessa essenza che gli sfugge, ne prova dolore ed eccolo di fronte a due strade: quella della persuasione, irta di ostacoli e sofferenza, e quella della rettorica, la più semplice, la via della “distrazione” dal sé. É la seconda che si sceglie il più delle volte: gli esseri umani chiedono una benda agli occhinella solitudine del loro animo vuoto si sentono mancare e allora meglio nutrirsi del futuro in ogni vuoto presente, creare un’infinita serie di illusioni per affermare l’essenza che si nega: è l’inadeguata affermazione d’individualità: la rettorica.

Se Michelstaedter è rigoroso nel delineare la netta contrapposizione tra le due alternative proposte e nello smascherare gli artifici di una retorica che tutto avviluppa (dai piaceri sensibili all’amore idealizzato, dalla scienza alla religione) senza mai fornire la risposta agognata, ben più vago risulta nello spiegare in cosa consista la persuasione (né le tante definizioni che si rincorrono nel libro bastano a far piena luce sul mistero). Varie sono le chiavi interpretative possibili.

Carlo Michelstaedter

Non si può, innanzitutto, prescindere da Parmenide, il filosofo di Elea eletto a maestro indiscusso di cui l’opera è zeppa di citazioni, eppure associare semplicemente la persuasione all’essere e la rettorica al non essere non sembra sufficiente. Socrate e Platone, pur avendo percorso la giusta via, bastano solamente ad indicare la meta e Cristo, che dalla sua vita mortale ha saputo creare il dio: l’individuo, piuttosto che imitato andrebbe seguito con ugual mente, ammonisce l’autore. Nietzsche, mai apertamente richiamato, come un fantasma aleggia dietro le quinte dell’opera e Leopardi, che meglio di tutti ha saputo tradurre in poesia la sofferenza di una coscienza infelice, è uno spirito affine, come il Petrarca dei Trionfi. Insomma, qual è la via che conduce alla persuasione? Alla fine sorge quasi il dubbio, legittimo, che si tratti di un itinerario di fatto impercorribile, ma ognuno ha in sé il bisogno di trovarla e nel proprio dolore l’indice, ognuno deve nuovamente aprirsi da sé la via, poiché ognuno è solo e non può sperar aiuto che da sé: la via della persuasione non ha che questa indicazione: non adattarti alla sufficienza di ciò che t’è dato, scrive Michelstaedter.

Diventa dunque più chiara anche l’affermazione iniziale, quel non persuaderò nessuno che sta a significare sia che l’autore non crede possa riuscire, come chi lo ha preceduto, a convincere chicchessia della sua tesi, ma soprattutto che non grazie alle sue parole si potrà finalmente essere persuasi. Dobbiamo assumerlo consapevolmente il peso della ricerca, andare oltre ciò che ci è dato, quotidianamente tracciare il solco di un cammino di solitudine e sofferenza che richiede estremo coraggio. Ad attenderci alla fine ci sarebbe la vita vera, ma cesserebbe di esser vita, o meglio, non sarebbe più la vita che conosciamo, quella sottoposta al tempo e alla contingenza, ai desideri e alle illusioni, alla mancanza del sé e al dolore:

Colui che è per sé stesso […] non ha bisogno di altra cosa che sia per lui […] ma possiede tutto in sé.

Un uomo, insomma, finalmente libero e compiuto in se stesso.

I furbetti del mattone

La sobrietà, in simbiosi con un sano rapporto con l’etica, è cosa di altri tempi, decantata dalla coerenza di Enrico De Nicola nella stagione drammatica dei disagi post bellici. Il Presidente, per recarsi al Quirinale si serviva del tram e indossava un cappotto rivoltato, nel rispetto del risparmio. Il buon esempio ha avuto vita breve, scalzato dai mille privilegi strappati all’economia del Paese da mestieranti della politica interessati a ricavare il massimo dall’elezione a deputati, senatori e amministratori locali a vario titolo. Gli “eletti” del popolo, nel senso di più votati, non di uomini degni del ruolo, hanno finto di dimenticare che il titolo di “onorevole” è usurpato, perché abolito nientemeno che dal fascismo e perché inesistente in altri luoghi del mondo dove ai deputati ci si rivolge con un semplice “signor”.

Nei giorni successivi al 4 marzo si era accesa la speranza di assistere ad una salutare replica del rigore morale di De Nicola: i candidati a governare il Paese si muovevano nella Capitale con mezzi proletari, con bus e metrò, raramente con il taxi, comunque preferito al lusso delle auto blu. Illusione, furbata di breve durata. Cinquestelle e Leghisti si scambiano quotidianamente l’appellativo “onorevole” e di tram, bus, metro, se ne servano i “cittadini”, sempre che sia garantito il servizio.

Le considerazioni sulla sobrietà sono sollecitate dalla concomitanza di episodi analoghi, che riassunti per brevità nel numero di quattro, vedono protagonisti altrettanti leader politici.

Gianfranco Fini (Alleanza Nazionale): scandalo della casa di Montecarlo, lasciata in eredità al suo partito, Giancarlo Tulliani, suo, l’acquistò nel 2008 per poco più di 300mila euro, nonostante valesse tre volte tanto sul mercato, con i soldi di Francesco Corallo, re delle slot machine, che grazie alla concessione statale per gestire il gioco d’azzardo ha fatto soldi a palate.

Claudio Scajola (partito delle Libertà): La Procura di Roma lo processa insieme all’imprenditore Anemone per finanziamento illecito a parlamentare, in relazione all’acquisto di un appartamento in via del Fagutale, di fronte al Colosseo. Anemone avrebbe pagato circa 1,1 milioni di euro sui 1,7 della somma versata da Scajola per l’acquisto dell’immobile. Il parlamentare è stato poi assolto per “incolpevolezzza” del versamento di Anemone. Questi, condannato a tre anni, se l’è cavata per prescrizione del reato.

Roberto Formigoni detto “il celeste” (Forza Italia): Condannato a sei anni di reclusione per lo scandalo della Fondazione Maugeri e dell’ospedale San Raffaele, favoriti dall’ex governatore della Lombardia. Soldi confluiti sui conti delle società di Daccò e Simone, presunti collettori delle tangenti, che avrebbero garantito a Formigoni circa otto milioni di euro in benefit di lusso, tra cui l’uso di yacht e il pagamento di vacanze lussuose.

Matteo Renzi: per carità nessun termine di paragone con i tre compari appena descritti, ma una riflessione sul potenziale economico dell’ex segretario Pd che è in trattativa a Firenze per l’acquisto di una gran bella casa dal costo ufficiale di un milione e trecentomila euro. E’ vero non è corretto tradurre l’importo in lire, ma per farsi un’idea del valore dell’immobile, che Renzi potrebbe comprare, il milione e 300mila euro nella vecchia moneta è pari a due miliardi e seicento milioni. La polemica nasce dalla dichiarazione dell’ex segretario Pd. “Ho solo 15mila euro sul mio conto”. Chi pesca nel torbido si chiede dove Renzi abbia messo insieme la cifra in questione. La replica ricorda che in caso di conclusione della trattiva il neo senatore venderebbe la casa di Pontassieve e integrerebbe la cifra necessaria con un mutuo. Insiste la voce maligna “ma i soldi per comprare la casa di Pontassieve, di suo lussuosa, dove li ha presi?” Invidia, strascichi della persecuzione subita da destra centro e sinistra, ballon d’essai? Chi vivrà, vedrà.

Un articolo di Repubblica, a proposito di case comprate e vendute conclude con un disinteressato “chi se ne frega, possiamo parlare d’altro?”. Eh no. Date per buone le motivazioni di Renzi, faccende come quelle di Fini, Scajola e Formigoni non sono faccende minori su cui glissare. Quanto a Renzi e ai professionisti della politica non è male tifare per un’inedita trasparenza, in onore di sobrietà alla De Nicola.

ARIECCO SCAFARTO / DAL CASO CONSIP AD ASSESSORE PER LA LEGALITA’

 di: PAOLO SPIGA lavocedellevoci.it

UCCISO DALLO STATO-2 / IL J’ACCUSE DI FIAMMETTA BORSELLINO

 di: Andrea Cinquegrani lavocedellevoci.it

Per fortuna esiste ancora la voce forte e coraggiosa di Fiammetta Borsellino a lottare per Giustizia e Verità sulla strage di via D’Amelio. 

Con ancora più forza – se ce n’era bisogno – in seguito alla discovery delle monumentali motivazioni presentate dopo un parto lungo 14 mesi in attesa degli esiti del Borsellino quater (quater!) 

Una sentenza che – come ha cercato di spiegare l’inchiesta di ieri della Voce – parla del “più grave depistaggio della storia d’Italia”. 

Ma – fino ad oggi – individua i responsabili in un gruppeto di poliziottti all’epoca guidati dal capo della Squadra Mobile di Palermo Arnaldo La Barbera. Il quale oggi non può rispondere alla montagna accusatoria che vede in lui il regista maximo di quel Depistaggio: dal momento che La Barbera è passato a miglior vita ben 15 anni fa, nel 2003. 

Un Depistaggio che ha avuto due punti cardine, come sottolineano i pm nisseni: il taroccamentodel pentito chiave, Vincenzo Scarantino, addestrato a tutto punto dai poliziotti agli ordini – sostengono i pm – di La Barbera; e la cui verbalizzazione è costata la bellezza di 16 anni di galera per 7 innocenti. E l’Agenda rossa, sempre nella valigetta di Borsellino, passata per diverse, troppe mani dopo l’attentato di via D’Amelio. 

Nessuna parola, nessuna frase nelle oltre 1.800 pagine della sentenza viene dedicata al ruolo svolto da uno o più magistrati. Sorge spontaneo l’interrogativo: ma vuoi vedere che si è trattato di un’inchiesta prima e di un processo poi autogestito dagli organi di polizia, direttore d’orchesta Arnaldo La Barbera? Ua fresca innovazione introdotta – a nostra insaputa – nel meccanismo del processo penale?

A ben leggere, nella montagna di carte e documenti fanno capolino solo poche righe, nelle quali, of course, non si trova alcun nome di toghe eccellenti. Dettaglia Repubblica: “Ci furono dunque poliziotti infedeli: per il funzionario Mario Bo e per i sottufficiali Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo la procura nissena chiede adesso il rinvio a giudizio per concorso in calunnia. Ma ci furono anche i pubblici ministeri che coordinarono in modo inadeguato l’inchiesta”. 

Inadeguato? Ai confini della realtà.

Per fortuna aveva buona memoria Agnese Borsellinoche ricordava bene le ultime frasi del marito: “Il giorno prima di morire Paolo mi disse che non sarebbe stata la mafia a ucciderlo, ma sarebbero stati i suoi colleghi e altri a permettere che ciò potesse accadere: in precedenza mi disse testualmente che c’era un colloquio tra la mafia e parti infedeli dello Stato’”. La famigerata Trattativa. 

E, soprattutto, c’è una intrepida Fiammetta Borsellino che non le manda a dire a nessuno e punta l’indice sugli inquirenti, su quelle toghe di peso che hanno condotto l’istruttoria e, di tutta evidenza, erano i superiori gerarchici di Arnaldo La Barbera & C.

Ecco alcune frasi di Fiammetta che andrebbero lette in tutti i tribunali italiani, in tutte le aule di giustizia e di educazione (quelle scolastiche) per far capire ai ragazzi cosa significa la parola giustizia con la G maiuscola. E soprattutto la Giustizia tradita. 

“Finora si ipotizza solo la responsabilità di poliziotti, ma la legge impone ai pm di coordinare la Polizia giudiziaria e io vorrei che il CSM verificasse se il coordinamento fu fatto bene”. 

Sulle iniziative che potrebbe adottare il presidente Sergio Mattarella per sollecitare il Csm, osserva: “Gli chiederò che sia fatta luce sulle responsabilità dei magistrati nelle indagini e nei processi sulla morte di mio padre. A noi il Csm ha sempre risposto picche”.

Ancora: “Ci sono evidenti lacune investigative e procedurali fin dal 2008. Sono solo responsabilità di poliziotti o anche dei magistrati? Noi familiari avvertiamo l’urgenza di questi accertamenti e pensiamo che non sia un problema personale ma dello Stato”.

Possibile mai che su tali interrogativi che pesano come macigni sulla coscienza di tutti gli italiani nessuno dica una parola? Muto Mattarella, un sepolcro imbiancato il Csm, intoccabili le toghe eccellenti, brancolanti tra poliziotti infedeli i pm nisseni? 

E poi zitta la politica, ammutolite le solite associazioni? Imbavagliati gli ‘intellettuali’ tanto al pezzo? Senza idee i Saviano di turno?

Ma in che mondo viviamo? Nel Cile di Pinochet o nella Turchia di Erdogan?     

Quegli invasati assurdi populisti che cercano la pace

Rosanna Spadini comedonchisciotte.org 3.7.18

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Come mai persone di sinistra abbiano cominciato da alcuni anni a votare M5S o Lega non è difficile capirlo, anzi chi voleva capire lo ha fatto diversi anni fa. La questione migranti e la chiusura dei porti italiani alle ONG lo dimostra ampiamente. Provate a chiedere agli USA se per caso i servizi segreti francesi e tedeschi abbiano provato a destabilizzare il governo italiano.

Il consigliere per la Sicurezza nazionale americano a Roma ha visto i vertici del governo italiano con cui ha condiviso la linea sull’avvicinamento alla Russia e sulla partnership Italia/Usa

Dietro le ONG che traghettavano i migranti sembra ci fossero proprio Francia e Germania, e gli USA ne avrebbero le prove. Inoltre Trump a fine giugno ha inviato a Roma John Bolton, il suo duro consigliere alla sicurezza nazionale, il quale dopo aver fatto tappa a Roma per incontrare i vertici del governo italiano e Salvini è volato a Mosca per preparare il vertice del 16 luglio tra Putin e Trump.

La visita romana conferma l’importanza che Washington dà al ruolo italiano nei contatti con la Russia  (con la presidenza di turno dell’Osce affidata all’Italia potrebbe fare da cornice ai talks tra i due super-leader). Trump ha definito l’Italia un «paese leader» dell’Alleanza Atlantica in una lettera inviata alla presidenza del Consiglio.

Poi il refrain è stato ripetuto da Salvini: «le navi straniere finanziate in maniera occulta da potenze straniere in Italia non toccheranno più terra». Quindi l’odio di Macron per l’Italia si spiegerebbe anche con il legame di stretta collaborazione che la Casa Bianca intende stringere con il governo giallo/verde.

Probabilmente Bolton a Roma ha portato informazioni sul ruolo dei servizi segreti, soprattutto di quelli francesi, che oltre a organizzare le provocazioni delle ONG, rappresentano il background del governo fantoccio del generale Khalifa Haftar di Tobruk, che si oppone al governo di Tripoli di Fayez El Serraj, riconosciuto dall’Onu, vicino all’Italia. Haftar invece è appoggiato dalla Francia. Bolton sembra aver confidato ai vertici del governo che i droni americani di base a Sigonella sostengono la nostra presenza in Libia con quotidiane missioni armate contro gli avversari delle milizie di Misurata.

Intanto il cosiddetto «fallimento diplomatico» di Conte al vertice UE sulla mancata gestione dei migranti sembra aver avuto un impatto devastante per zia Angie, dato che perfino i corrispondenti della ARD (Rai 1 tedesca) hanno chiesto le sue dimissioni.

Tutto il mondo occidentale appare investito da una violenta virata a destra, spinto dal vento inaugurato dalle politiche populiste, che in realtà identificano le forze nazionaliste sovraniste che negli ultimi tempi stanno sostenendo la loro battaglia contro la globalizzazione degli oligarchi  mondialisti.

Del tutto malvisto anche il prossimo incontro organizzato tra i presidenti Trump e Putin il 16 luglio a Helsinki, osteggiato del resto da molti settori del mondo occidentale, e in particolare dal comparto militare-industriale, la cabala degli oligarchi statunitensi ed europei, profittatori della guerra infinita.

Pace nel mondo, Siria, Ucraina e presunte interferenze nelle elezioni americane. Sarà un incontro a 360 gradi sui temi caldi del momento quello in Finlandia.

Il Daily Mail afferma  che «I timori crescono sul fatto che Donald Trump voglia un accordo di pace con Vladimir Putin che potrebbe minare fatalmente la NATO. I ministri stanno diventando sempre più allarmati per il fatto che il presidente degli Stati Uniti potrebbe offrire al presidente russo profonde concessioni come il ritiro delle forze dall’Europa».

Probabilmente sarebbe una vera pace, perché ciò che la Russia sembra volere sono relazioni amichevoli e commercio con gli USA, UE, Cina e tutti i paesi che vogliano commerciare (compresi a sorpresa gli Stati baltici).

Il ministro della Difesa dell’Estonia Jüri Luik ha incontrato il segretario alla Difesa statunitense James N. Mattis

Però il Deep State non dorme, dato che il segretario alla difesa James Mattis avrebbe  detto  al ministro della difesa dell’Estonia che «la Russia sta cercando di cambiare i confini internazionali con la forza» e alle riunioni di maggio con il presidente lituano e i ministri della difesa del Baltico «avrebbe rassicurato gli alleati  degli Stati baltici che la solidarietà americana è con loro e che la determinazione degli Stati Uniti vuole difendere il Baltico e altri territori della NATO contro ogni aggressione».

L’idea che la Russia voglia invadere Estonia, Lettonia o Lituania sembra probabilmente una fake paradossale, e Putin non è certo così incauto da non rendersi conto che un’azione del genere comporterebbe inevitabilmente un conflitto più ampio.

Inoltre sarebbe notevolmente imbarazzante per i media occidentali dare risalto alla indiscutibile affermazione del Rapporto mondiale 2018 della SIPRI di Stoccolma  che «Nel 2017 gli Stati Uniti spendono di più in campo militare [610 miliardi di dollari] rispetto ai successivi sette paesi alleati a più alta spesa… a 66,3 miliardi di dollari, le spese militari della Russia nel 2017 erano del 20% inferiori rispetto al 2016».

Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg

La Russia sta riducendo le spese per la difesa mentre l’alleanza militare USA-NATO, come  rilevato da Radio Free Europe, ha concordato il 7 giugno di «rafforzare la presenza della NATO in una potenziale crisi europea con lo schieramento di 30 battaglioni di truppe, 30 squadroni di aerei e 30 navi da guerra entro 30 giorni – il cosiddetto piano ‘Four 30s’». Questo quanto ha sostenuto il segretario generale dell’alleanza militare USA-NATO, Jens Stoltenberg, e ne sembrava fermamente convinto.

Questo è l’uomo che ha dichiarato nel marzo 2018 che il comparto militare USA-NATO stava aumentando il numero di schieramenti conflittuali. Mostrandosi anche orgoglioso del fatto che alla fine del 2017 c’erano più di 23.000 soldati coinvolti nelle operazioni NATO, con un aumento di oltre 5.000 dal 2014. Non sembra essere il modo più singolare di lottare per un «migliore rapporto» con la Russia, i cui confini e le coste sono invece costantemente minacciati attacchi  NATO e da aerei da guerra elettronica, navi equipaggiate con missili e manovre di truppe pesanti.

A giugno, immediatamente prima dell’inizio del torneo di calcio della Coppa del Mondo in Russia, l’alleanza USA-NATO (più Israele) ha  condotto un’esercitazione militare di due settimane  in Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia.

Le truppe americane del 2 ° reggimento di cavalleria partecipano a esercitazioni militari nei pressi di Kaunas, in Lituania

18.000 soldati hanno preso parte alle manovre che,  secondo il quartier generale del Pentagono in Europa, non erano per nulla «una provocazione della Russia». Proprio nell’imminenza dei mondiali di calcio in Russia, il Pentagono e Bruxelles hanno fatto del loro meglio per creare tensione verso il paese il cui bilancio della difesa è un terzo rispetto a quello dell’Europa e un decimo degli Stati Uniti e il cui  presidente ha dichiarato  che la sua stragrande priorità è la riduzione della povertà e «il benessere della popolazione e la prosperità della Russia famiglie».

Più o meno nello stesso periodo in cui il senatore americano Ben Sasse si  accorgesseche  «Putin non è nostro amico e non è il compagno del presidente. È un delinquente che usa l’aggressione in stile sovietico per scatenare una guerra ombra contro l’America». Certo che con quel tipo di atteggiamento, diffuso al Congresso, sarà difficile realizzare il desiderio di Trump di «andare d’accordo con la Russia».

Insomma Trump è il presidente più imprevedibile che gli Stati Uniti abbiano mai conosciuto. Si muove con disinvoltura tra tweet malevoli e discorsi indisponenti, e sa destare  reazioni scomposte, dal fanatismo feroce dei fans suprematisti, all’odio viscerale dei neocons guerrafondai. Non ha tutti i torti il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif che è un presidente «impulsivo e illogico»  ma al momento presenta le migliori possibilità di riavvicinamento e amicizia con la Russia. Il fatto che i guerrafondai di Washington si oppongano così violentemente ai suoi imminenti colloqui con il presidente Putin è una prova sufficiente che la strada è quella giusta, insieme all’accordo storico sul nucleare appena ottenuto con Kim Jong-un.

Nella società dello spettacolo in cui l’informazione è solo spettacolo, sarebbe giusto muoversi tra i fatti e le affermazioni dei big della politica, e in questo momento il gioco irragionevole, precipitoso, apparentemente illogico condotto da The Donald sembra tornarci comodo, per sostenere soprattutto le istanze del governo italiano nel riavvicinamento alla Russia e per mettere in crisi  gli oligarchi del liberismo mondialista.

Che stia scoppiando la pace tra Russia e Usa ??

 

Rosanna Spadini

Fonte: http://www.comedonchisciotte.org

03.07.2018

Il conflitto di interessi accuratamente nascosto

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Oggi avrei voluto scrivere sul Decreto Dignità, come l’ha battezzato Luigi Di Maio.

Ma Marco Travaglio ha fatto un commento che condivido in pieno, e non mi sembra il caso di ribadirne i contenuti.

Vorrei sottolineare un aspetto, da lui affrontato, ma che merita un faro di attenzione particolare in quanto mette a nudo il conflitto di interessi dei proprietari dei giornaloni (ovvero del ‘Giornale Unico Rosicante’ intelligente neologismo di Travaglio che racchiude Corriere, Repubblica-Stampa, il quasi spento Sole 24 Ore, Il Giornale, il Messaggero) e ne svela la trasudante oleosa ipocrisia.

I commenti provenienti da questa sedicente stampa libera, che della parola libertà ha conservato solo l’aspirazione a fare profitti ‘in libertà’ nonostante la loro pochezza industriale, non lasciano scampo al decreto del governo, bollato in toto senza remissione: nulla da salvare!

Ma loro fanno di tutto per nascondere ciò che davvero li preoccupa: la possibilità di attingere a mani basse a giovani laureati di belle speranze, ma attualmente disperati, da utilizzare nelle redazioni dei giornali a pochi spiccioli al giorno: finita la pacchia anche per loro!

Con il Decreto Di Maio a queste persone viene appunto restituita dignità: ad essi viene ingiunto di fare il lavoro sporco contro i 5 Stelle, loro non si sottraggono perché non ne hanno la forza e non sarebbe giusto rimproverarli perché in stato di necessità (sebbene questi ragazzi dovrebbero riflettere sul fatto che se i padri della Resistenza- loro mito, giustamente- avessero agito come loro, il regime fascista sarebbe oggi ancora in piedi).

Ma da ora in poi quel Decreto gli da la possibilità di tutelare meglio i loro interessi. I loro diritti sociali. Potranno continuare a essere la manovalanza armata delle redazioni pluridecorate e con super stipendi contro chi li ha riscattati dai soprusi, ma la loro coscienza si metterà a gridare e sarà difficile farla tacere.

Ma di questo vero e proprio conflitto di interessi degli editori, non troverete traccia, neanche ve lo lasciano immaginare. I commentatori lautamente pagati hanno fatto bene il proprio lavoro di depistaggio!

Voglio concludere con una nota che solo apparentemente non c’entra nulla con l’argomento ora trattato.

Mi interessa solo farvi notare il titolo di questo articolo e l’incipit di apertura: in Russia dovranno rimanere registrate per sei mesi telefonate, messaggi in funzione antiterrorismo.

Con la solita vomitevole ipocrisia, sembrerebbe che la norma sia orientata contro gli oppositori politici, come se la Russia fosse territorio esente dal terrorismo.

Ma la seconda osservazione rasenta l’evidenza di una gaffe o addirittura di una fake: anche in Italia esiste una legge analoga. Non parliamo poi di Usa, GB, Francia e Germania, dove la legislazione è notevolmente più incisiva e invasiva, dove la privacy è stata praticamente eliminata.

E così muore il giornalismo italiano.


 

Banca Cesare Ponti assume un direttore generale ex Unicredit

 Eugenio Montesano advisoronline.it 3.7.18

  • Michele Ungaro, 60 anni, è stato vice d.g. di Unicredit PB e chief operating officer di Cordusio Sim

Banca Carige ha annunciato la nomina di Michele Ungaro a direttore generale di Banca Cesare Ponti, la società di private banking del gruppo finanziario genovese, con effetto a partire dal 1° luglio scorso.

 

Michele Ungaro, 60 anni, laureato in economia, proviene da Unicredit dove ha ricoperto diversi ruoli manageriali. Nel private banking ha ricoperto il ruolo di vice direttore generale di Unicredit private banking e da ultimo di chief operating officer di Cordusio Sim, la società di wealth management del gruppo Unicredit.

 

La ristrutturazione dell’assetto organizzativo e la ridefinizione dell’attuale modello di private banking del gruppo rientra all’interno del piano industriale 2017-2020 e si concretizza con la nomina di una figura di pluriennale esperienza nel settore finanziario in generale e nel private banking in particolare.

 

“L’ingresso di Michele Ungaro rappresenta un ulteriore passo verso il rafforzamento del management del gruppo, oltre che un segnale concreto dell’attuazione del processo di integrale revisione delle attività, di cui il settore del private banking costituisce un elemento fondamentale”, ha dichiarato l’istituto di credito genovese in una nota.

SDL CENTROSTUDI, ‘lottiamo contro le banche ingiuste’

http://www.valledaostaglocal.it/2018/07/03/

Faccia a faccia con Serafino Di Loreto: l’uomo che ha salvato dalla crisi migliaia di italiani

Serafino Di Loreto

In Italia milioni di persone, nell’ultimo decennio (quello, dal 2008 a oggi, legato alla crisi economica in atto), hanno accumulato debiti per ben più di 500 miliardi di euro, secondo le ultime stime più attendibili. Per le aziende, invece, si parla di cifre pari ad almeno tre volte tanto.

Di questi, molti sono debiti non dovuti, ingiusti: si tratta di cartelle esattoriali cosiddette ‘pazze’ e contenziosi bancari che hanno causato ingentissimi danni economici a privati e imprese. Molti dei quali ci hanno rimesso patrimoni, denari, risparmi e attività. E, in più d’uno, ahinoi, anche la vita. Gesti estremi giunti come soluzione finale a un baratro di guai e insolvenze che si erano fatte insormontabili e indigeribili: oltre che per il portafoglio, anche per la dignità.

Dal 2010 Serafino Di Loreto, imprenditore (già in passato primo legale in Italia ad aver dichiarato guerra aperta e senza quartiere su scala nazionale agli illeciti di banche e Fisco ingiusti), ha creato SDL CENTROSTUDI SPA (www.sdlcentrostudi.it), azienda divenuta leader nel riottenere doverosa e dovuta giustizia perduta a tutti quei cittadini e contribuenti: che, entrati in Tribunale come presunti debitori, ne sono usciti certi creditori. Per dirla con il buon Gesù, trasfigurati. Posizione ribaltata. Ecco che cos’ha raccontato al nostro giornale.

Salve, Serafino: quanto è grande il fenomeno della ‘mala gestio’ di banche e Fisco?

Parliamo di milioni di italiani. Gente che, per via del calo di mercato, carenza di liquidità, perdita improvvisa del posto di lavoro, viene economicamente e patrimonialmente aggredita dagli istituti di credito per via dell’impossibilità di rispettare ratei e piani di rientro, come si fa con il peggiore dei delinquenti o degli insolventi. Siamo uno dei Paesi al mondo con il maggior numero di NPL: Non Performing Loans, più semplicemente detti ‘crediti deteriorati’. Incagli e sofferenze dovuti alle morosità crescenti di molti in buona fede e in altrettanto evidente, oggettiva difficoltà pecuniaria.

Persone che, in molti casi, perdono tutto: anche perché non sanno affatto come reagire legalmente.

La legge offre molteplici strumenti di difesa dalle cosiddette ingiustizie dei poteri forti. Peccato che, per ovvie ragioni, i media non ne parlino mai abbastanza, come nel caso della Legge 3/2012, nata per riabilitare privati e consumatori da debiti divenuti impossibili da gestire e sanare.

Anzi, a dire il vero, di questo poco e niente si racconta…

A partire dal 1999, anno in cui Piero Calabrò, Presidente della ‘Fondazione SDL per l’Educazione Finanziaria e gli Studi Aziendali’ da me fondata, ottenne in un tribunale italiano la prima sentenza significativa e storica di condanna all’usura e all’anatocismo bancario, si è invece aperto un mondo in costante e continua cresciuta ed evoluzione. E il fatto che anche le banche, se sbagliano, poi pagano, ha cominciato finalmente a far notizia com’è giusto che sia.

Su che presupposti, dunque, si basa la Sua attività?

Le banche vanno affrontate sul loro stesso terreno: quello dell’analisi contabile e dei dati, ovvero gli strumenti con cui stringono un invisibile ma doloroso cappio al collo ai propri clienti. Ed ecco che, quando un correntista è aggredito da una di esse, perizie econometriche di grande precisione e strategie processuali cucite su misura in fatto e in diritto possono persino capovolgere i ruoli: la banca diventa il debitore, il correntista il creditore. Che, come tale, ha diritto a un lecito risarcimento.

Lei è anche Presidente dell’Osservatorio Europeo per l’Educazione Finanziaria: in che modo, le banche, compiono illeciti?

Occorre sapere che, in caso di contenzioso, spesso e volentieri le banche possiedono nei propri archivi contratti neanche debitamente sottoscritti e firmati dai clienti. Oppure, per via di clausole illecite presenti nei moduli – avete presente le cosiddette ‘scritte in piccolo’? -, autrici di prelievi non dovuti e spesso oltre il tasso soglia di usura previsto dalla legge: di cui il cliente è ignaro che, nell’arco di anni e decenni, fanno cifra. Eccome!

A quanto ammontano le somme restituite agli italiani, al giorno d’oggi, da SDL CENTROSTUDI SPA?

Dal 2010 a oggi, in più di 7 anni, abbiamo recuperato un maltolto pari a oltre 250 milioni di euro, sia sul versante della lotta alle ingiustizie delle banche che alle malefatte del Fisco. Abbiamo assistito oltre 150 mila italiani in crisi, fornendo loro assistenza, supporto e soluzioni giuridiche corrette ed efficaci caso per caso, singolarmente. Gli unici a effettuare preanalisi gratuite ai clienti. E i numeri, dato il periodo in atto, sono in crescita.

Risultati importanti, certamente. Come li avete raggiunti?

Il nostro è un pool di circa 700 tra avvocati, commercialisti, esperti patrimoniali, fiscali a 360°, dislocati in tutta Italia in maniera uniforme. Professionisti tutti altamente qualificati e altrettanto costantemente aggiornati su quel che riguarda ad ampio raggio il complesso mondo del diritto.

Attaccare i poteri forti, spesso, vuol dire anche esporsi a propria volta al rischio di attacchi da parte di terzi. E’ successo anche a Voi?

Sì: e anche questo, in un certo senso, è un fiore all’occhiello. In Italia, se dai fastidio, specie se difendi i più deboli dagli abusi, vai ovviamente a toccare interessi ed equilibri decisamente molto importanti. Che si traducono in volgari e infondate fake news e ‘pareri’ strumentalizzati provenienti da certa stampa e da certo web a esso correlata, legati comunque ai poteri forti.

Esempi di cattiva informazione, non c’è dubbio.

Ma anche giornalismo strumentale di parte, e comunicazione social fuorviante cui rispondiamo come siamo soliti fare: con garbo, rispetto, argomentazioni oggettive, e trasferendo debitamente la questione ai nostri legali, qualora si ecceda e si scada nell’ingiuria.

Come ha già sottolineato anche in altre interviste, la Rete ha preso il posto del vecchio bar del paese in formato 3.0è così?

Internet è un luogo ove qualsiasi idiota, anche privo di ragione e sane ragioni, può dire la propria senza freni inibitori e remore: più si è popolari, più si corre il rischio di cadere vittima della malsana invidia di haters e dintorni, alias quelli che vengono chiamati ‘odiatori di professione’. Povera Italia.

Il fenomeno dei ‘leoni da tastiera’ la dice lunga

Sta all’intelligenza di chi ascolta o legge fare il dovuto discernimento, allontanando le mele marce dal resto del buon raccolto. La gente si fida di noi. Se, dopo quasi 8 anni, siamo ancora qui a sostenere e affiancare giornalmente, a titolo professionale, cittadini, correntisti e contribuenti nelle loro battaglie di giustizia, qualcosa vorrà pur dire.

Sempre attenti e vicini ai consumatori, siete gli unici, in Italia, a possedere una polizza assicurativa che rimborsa tutte le spese legali in caso di soccombenza in tribunale.

Grazie per averlo rilevato: un fatto, questo, che la dice lunga sulla nostra serietà, affidandoci in tal senso ai ‘Lloyd’s’ di Londra. Ci esponiamo volentieri al rischio di lavorare gratis perché animati da profonda onestà e altrettanti buonafede e impegno quotidiano e costante nel portare avanti, in tutti i sensi, le nostre cause di giustizia. Gli interessi di chi si affida a noi.

SDL fa, insomma, un mestiere sociale.

Noi proseguiamo sul cammino intrapreso in tempi non sospetti, fiduciosi e fieri della fiducia di chi oggi è ancora in piedi: ed è tornato a vivere serenamente, anche grazie a noi. Questo è il motivo principale per cui mi alzo dal letto entusiasta ogni mattino. A oggi, sono tanti quelli che ci devono un grazie immenso, e ce lo testimoniano giornalmente. Questo mi dà gioia.

Mozione fondo di risarcimento BPVi e Veneto Banca, Franco Conte (Codacons Veneto): “un successo”

Edoardo Andrein vicenzapiu.com 3.7.18

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Il coordinatore ANLA/Senior/Codacons Veneto, Franco Conte, commenta la mozione approvata dal Consiglio della Regione Venetosul fondo di risarcimento per i risparmiatori delle banche venete (qui per i dettagli, di seguito invece pubblichiamo il testo integrale): “E’ un successo della nostra costante azione contro chi cerca di sabotare, forse in buona fede, ma con grave danno per chi aspetta il giusto risarcimento da tre anni e da sei anni è privato della disponibilità dei suoi risparmi”.

Il Veneto – prosegue Conte – è una Regione importante anche negli equilibri della nuova maggioranza parlamentare e del nuovo Governo. Roma ci deve ascoltare, non ci sono alibi: devono pubblicare subito il decreto di attuazione e predisporre eventuali correttivi sulle criticità che emergessero. Un punto importante a nostro favore e speriamo un ko definitivo per i sabotatori del Fondo”.
Ecco il testo integrale della mozione:
MOZIONE N. 337
FONDO NAZIONALE PER LE VITTIME DI REATI FINANZIARI. LA REGIONE VENETO NE SOSTENGA L’ATTIVAZIONE ED INTERVENGA PER GARANTIRE LA MASSIMA OPERATIVITÀ NEI RIMBORSI presentata il 27 aprile 2018 dai Consiglieri Fracasso, Azzalin, Moretti, Pigozzo, Salemi, Zanoni, Zottis, Ferrari, Guarda e Dalla Libera
Il Consiglio regionale del Veneto

PREMESSO CHE:

– con l’approvazione della Legge n. 205 del 27 dicembre 2017 (Legge di Stabilità per il 2018) è stato istituito un Fondo nazionale per le vittime di reati finanziari, avente una dotazione di 100 milioni ed un arco temporale di intervento compreso tra il 2018 ed il 2021;
– il suddetto Fondo è stato creato allo scopo di compensare le vittime di violazioni degli obblighi di informazione, correttezza e trasparenza e va a riconoscere una distinzione tra investitori che subiscono perdite ingenti dopo aver assunto consapevolmente rischi eccessivi ed i risparmiatori privi di cultura finanziaria cui le banche hanno proposto e venduto come “sicuri” prodotti che invece comportavano rischi esorbitanti.

CONSIDERATO CHE:

– il Veneto, dove si è registrato il duplice tracollo Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, è la regione che conta il maggior numero di risparmiatori, oltre 200 mila, vittime delle suddette violazioni;
– nei giorni scorsi il sottosegretario all’Economia ha annunciato l’emanazione imminente dei decreti attuativi della legge istitutiva del suddetto Fondo. Dunque i rimborsi da parte del Ministero dell’Economia potrebbero cominciare già nei prossimi mesi;
– è indispensabile che tutte le istituzioni intervengano per sostenere in modo fattivo ogni azione in grado di garantire con urgenza il superamento del dramma in cui si sono ritrovate tante famiglie di artigiani, professionisti e piccoli imprenditori, ma anche di lavoratori dipendenti e pensionati (oltre i due terzi delle vittime sono ultra 65enni) le cui risorse sono state azzerate dall’acquisto di azioni delle banche popolari in cui da decenni tenevano i loro risparmi;
– è fondamentale, in vista del riconoscimento dei risarcimenti derivanti dal suddetto Fondo, che in Veneto vengano aperte almeno due sedi operative, a Vicenza e Treviso, per velocizzare e redigere in modo corretto le istruttorie. Un rallentamento delle operazioni rappresenterebbe un’ulteriore penalizzazione per chi, ormai da cinque anni, si ritrova a subire un danno pesantissimo ed ingiusto;

impegna la Giunta regionale

ad intervenire con urgenza a sostegno dell’attivazione del Fondo per le vittime di reati finanziari garantendo in territorio veneto la massima operatività ai fini del riconoscimento dei risarcimenti.

Agid, chi dopo Samaritani? Fatti, indiscrezioni e nomi sui vertici dell’Agenzia Digitale

Michele Arnese startmag.it 3.7.18

Cambio in vista ai vertici dell’Agid, l’Agenzia per l’Italia Digitale. Il ricambio è nei fatti visto che l’attuale direttore generale, Antonio Samaritani, nominato dal governo Renzi dopo la breve e contrastata esperienza di Alessandra Poggiani, non sarebbe stato confermato dall’attuale governo, come ha scritto ieri il Corriere delle Comunicazioni, visto che scadeva il 9 giugno scorso. Il termine previsto per la nomina del nuovo direttore generale è il 31 luglio.

NOMI E RUMORS SULL’AGENZIA DIGITALE

Secondo lo statuto dell’Agenzia, dovrebbe esserci un bando per selezionare nominare il nuovo direttore generale. Indiscrezioni giornalistiche accreditano l’ipotesi che possa essere l’avvocato milanese Massimo Melica il successore di Samaritani, che fino ad allora era responsabile ICT della Regione Lombardia.

LA NOMINA DI SAMARITANI

“La scelta di Samaritani – scrisse Alessandro Longo su Wired il 20 aprile del 2015 – sembra venire direttamente dalla ministra alla Pubblica Amministrazione Marianna Madia (Pd). Lo si può considerare anche come un “ripescaggio”, dato che Samaritani correva alla stessa poltrona anche nella precedente candidatura, quella poi vinta da Poggiani. Madia ha sottolineato che il Governo ha scelto Samaritani per dare continuità al lavoro fatto da Poggiani”.

I RUMORS SU MELICA NON SMENTITI DA MELICA

E’ stato lo stesso Melica a non smentire di fatto le voci che lo riguardano. Ieri su Facebook ha infatti scritto: “Ho appreso dall’attenta giornalista Federica Meta un mio eventuale coinvolgimento in Agid (Agenzia per l’Italia Digitale), vedremo all’atto della scadenza del bando, l’indirizzo che il Governo del cambiamento vorrà dare”. La nomina è appannaggio del dicastero della Pubblica amministrazione retto da Giulia Buongiorno (Lega).

IL PROGRAMMA DI MELICA

Melica ha anche aggiunto, anticipando una sorta di suo programma: “Vorrei un’Agenzia senza scheletri nell’armadio, senza “sorelle politiche”, mascherate da squadre digitali che ne impoveriscono la portata, senza fanatismo che ne depauperi la concretezza. Insomma, un ruolo di equilibrio tra la politica e le esigenze di innovazione, tra la norma e il mercato, tra il sogno e la fattibilità. Mi piacerebbe un’Agenzia che controlli la crescita digitale sul territorio e intervenga affinché l’accesso ai servizi digitali sia uguale dal Nord, in cui funziona di più, al Sud in cui ancora stenta a raggiungere livelli ottimali.

Conclusione di Melica: “Parafrasando il Capitano: “se posso essere al servizio del cambiamento, io ci sono””.

CHI E’ MELICA

Ecco la biografia di Melica che si può leggere sul sito dello studio Melica-Scandelin specializzato in “diritto delle tecnologie informatiche” di cui è managing partner:

“Avvocato cassazionista del Foro di Milano, collabora con riviste telematiche sui fenomeni sociali legati ad Internet. Presidente del Centro Studi di Informatica Giuridica Italia nonché di Innovatori. Componente della “Commissione europea IT Law” presso il “Council of the Bars and Law Societies of the European Union” (CCBE) Bruxelles”.

LA PASSIONE POLITICA

Un tecnico e un professionista dalla robusta passione politica. Non a caso Melica è stato tra i relatori alla scuola di formazione politica della Lega tenuta il 14 aprile scorso. Sul suo blog personale, l’avvocato nelle settimane scorse ha preso ad esempio le difese dell’economista Paolo Savona, quando il capo dello Stato di fatto disse di no alla nomina di Savona al ministero dell’Economia: “In un Paese in cui: ex terroristi scrivono libri e partecipano a talk show, vengono intitolate piazze a delinquenti, capitani di crociera fanno lezioni all’università, si annunciano dimissioni a tempo, dove il Ministro dell’Istruzione ha la terza media e quello della Sanità è diplomata al classico, quest’uomo fa paura per le sue idee, per i suoi studi, per essere una voce fuori dal coro”.

Nei mesi scorsi, Melica ha rimbrottato tra gli altri l’allora ministro della Difesa, Roberta Pinotti (Pd) e scritto: “Facebook e la censura pro-gay è lo strumento migliore per aumentare il razzismo, l’intolleranza l’omofobia”. Pochi giorni fa, postando su Facebook la foto della copertina di Panorama su Salvini (“Lo sceriffo”) ha scritto: “Il primo aspetto è come oggi Matteo sappia coniugare il ruolo politico con la comunicazione social, rendendo tutti partecipi del suo lavoro; il secondo, è come realmente si possa lavorare, ogni minuto della giornata, per il bene di tutti; il terzo, è che ti svegli al mattino più sereno perché sai che l’Italia sta cambiando”.

CHI E’ MELICA SECONDO MELICA

Ecco che cosa si legge sul profilo di Melica sul suo blog personale.

Sono nato due volte: la prima nel 1964 nel mondo analogico e la seconda nel 1990 nel pianeta digitale.

In entrambi i mondi svolgo la professione di avvocato, adesso cassazionista ed iscritto presso l’Ordine degli Avvocati di Milano. Dicono che sia esperto di diritto applicato alle nuove tecnologie della comunicazione ma come si può essere esperti per ciò che si sente come passione? In realtà mi è facile studiare, analizzare e riportare i fenomeni sociali legati ad internet e all’uso delle nuove tecnologie.

Mi guadagno da vivere come managing partner dello Studio Melica | Scandelin | Partners® e accumulo punti premio nelle trasferte ferroviarie tra una sede e l’altra dello Studio. Promuovo la cultura digitale attraverso la razionalità, ossia la concretezza delle idee e delle proposte.

Il mio peggior nemico è il fanatismo digitale, il voler credere che la tecnologia possa sostituirsi all’Uomo, il generare tra i giovani false aspettative legate al web.

Ho avuto la fortuna di iniziare ad occuparmi nel 1992 di diritto applicato alle nuove tecnologie con forme di consulenza per la gestione bancaria delle carte di credito e bancomat, di conseguenza le successive tematiche giuridiche legate ad internet e all’innovazione sono diventate, prima ancora del mio core business, la mia passione.

Ho insegnato “Informatica Giuridica” per il corso di laurea in giurisprudenza sino al 2013, da luglio 2011 e per un anno, ho scritto su Fanpage.it, in cui mi sono occupato di internet, politica e attualità. Ho collaborato con BlogLive.it per la rubrica Diritto & Byte e quando posso mi piace condividere le mie riflessioni attraverso Internet

La difesa di Fusi al processo per il crac Ccf

rainews.it 28.6.18

 

VIDEO

http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/media/tos-credito-cooperativo-fiorentino-fusi-verdini-processo-appello-f1d95167-36a3-4368-b3c8-1eb543e1b2ac.html

La difesa di Fusi al processo per il crac Ccf Torna in aula della corte d’appello di Firenze la vicenda del fallimento del Credito Cooperativo Fiorentino, la banca di Campi di cui è stato patron per vent’anni l’ex senatore Denis Verdini. Oggi la parola ai legali del costruttore: secondo i suoi legali l’accusa di concorso in bancarotta di una banca non può essere contestata all’imprenditore che chiede un finanziamento.

DUE PESI E DUE MISURE – BANKITALIA APPLICA DUE PERCENTUALI DIVERSE PER LE SOFFERENZE BANCARIE: QUELLE DELLE BANCHE VENETE VALGONO IL DOPPIO DI QUELLE DI ETRURIA – COME SI SPIEGA? NON SI SPIEGA – AUTORIZZATO IL VOTO DI FIDUCIA SUL DECRETO

dagospia.com 12.7.17

1. I MISTERI DI VIA NAZIONALE E DEL TESORO

Gianluca Paolucci per La Stampa

BANCHE VENETEBANCHE VENETE

Uno dei due numeri è sicuramente sbagliato. Il problema è che uno è la metà dell’ altro e entrambi riguardano la valutazione dei crediti deteriorati di una banca nell’ ipotesi di liquidazione coatta amministrativa (Lca). A complicare il tutto c’ è che entrambi i numeri hanno la stessa origine, cioè Bankitalia.

Il primo – 55% – è quello scritto nel decreto sul salvataggio delle banche venete. È grazie a quel 55% che tutta la costruzione, compresa la possibilità per il Tesoro di riprendere i soldi spesi nell’ operazione di salvataggio, sta in piedi.

protesta dei risparmiatori davanti banca etruria 7PROTESTA DEI RISPARMIATORI DAVANTI BANCA ETRURIA 7

Il secondo numero – 25,16% – è quello al quale arriva Deloitte che per conto di Bankitalia deve stabilire se nella risoluzione di Banca Etruria del novembre 2015, la procedura adottata abbia ottenuto dei risultati tali da risultate meno favorevole della liquidazione (Lca) per i creditori della banca aretina. È una valutazione richiesta dalla legge che ha disposto la risoluzione e dovrebbe servire a dimostrare che nessun creditore è stato danneggiato con la risoluzione stessa.

VISCO MATTARELLA1VISCO MATTARELLA1

Tradotto, il nodo è: se Etruria fosse stata messa in liquidazione, i titolari dei bond subordinati che sono stati azzerati potevano sperare di avere più di zero? La risposta che dà Deloitte a Bankitalia è no. E questo era noto. Quello che non era noto è appunto la valutazione dei crediti deteriorati e la metodologia per arrivare a questo risultato. In sostanza, dice Deloitte, sarebbero stati azzerati lo stesso perché in caso di Lca, i crediti deteriorati di Etruria non avrebbero permesso di recuperare più del 25,16% sui 2,7 miliardi lordi totali.

inchino padoan1INCHINO PADOAN1

Lo spiega nel dettaglio, motivando per le varie categorie di crediti il valore attualizzato e i tempi di recupero. Per arrivare a quel dato, Deloitte utilizza – non potrebbe essere altrimenti – oltre ai dati interni di Etruria, anche i dati ufficiali di Bankitalia e Abi. Il 55% utilizzato per stimare il recupero dei crediti deteriorati di Popolare Vicenza e Veneto Banca arriva sempre da Banca d’ Italia.

Più precisamente, da una ricerca dell’ Ufficio studi intitolata «I tassi di recupero delle sofferenze» pubblicata nelle Note di stabilità finanziaria e vigilanza del gennaio 2017. Guardando quale è stata la percentuale «storica» media di recupero delle sofferenze delle banche italiane e applicandola alle due banche venete, nel decreto si dice che quella percentuale storica media è il dato giusto per stimare la percentuale di recupero.

DELOITTEDELOITTE

Le date sono importanti: la relazione di Deloitte viene consegnata a Bankitalia, che la fa sua, nel luglio del 2016. La ricerca viene pubblicata nel gennaio 2017. Sei mesi dopo. Come si spiega questa differenza? Non si spiega.

Applicando gli stessi parametri utilizzati da Deloitte nell’ ipotesi di liquidazione di Etruria, il conto per lo Stato sarebbe risultato decisamente più alto: oltre 6 miliardi di euro in più, secondo i calcoli effettuati da Alvise Aguti, un consulente finanziario indipendente che collabora con il gruppo parlamentare M5S.

2. OK DELL’ANTITRUST ALL’OPERAZIONE DI BANCA INTESA

Camilla Conti per Il Giornale

popolare vicenza 3POPOLARE VICENZA 3

La recente soluzione delle crisi bancarie sembra aver convinto l’ Europa. Mentre il decreto salva-venete accelera verso la fiducia in Parlamento con il placet dell’ Antitrust. Il Garante ha infatti dato il via libera a Intesa Sanpaolo per l’ acquisizione degli attivi e rami di azienda di Veneto Banca e Pop Vicenza. Tenuto conto della «comprovata mancanza di interesse all’ acquisizione dei rami di impresa in oggetto da parte di altri operatori di mercato non si ritiene che la concentrazione in esame sia idonea a pregiudicare l’ assetto concorrenziale» nei mercati, ha spiegato l’ autorità.

veneto bancaVENETO BANCA

Nel frattempo, il Consiglio dei ministri in serata ha autorizzato la fiducia sul decreto legge. Un passaggio che «blinda» il provvedimento il cui testo sembra essere destinato a passare senza emendamenti e un segnale chiaro a Intesa che ha posto come condizione all’ acquisto delle due good bank di non vedere appunto cambiate le parti del dl che riguardano la transazione.

Ieri è inoltre arrivata, a sorpresa, la fiducia del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble: l’ Italia «ha fatto molto bene» nel gestire i problemi legati alle banche in difficoltà e le azioni intraprese sono una buona base per ulteriori miglioramenti», ha detto ieri. Anche il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, ha sottolineato che le decisioni prese sulle banche venete e su Monte Paschi «mettono fine all’ incertezza che pesava sul settore bancario e sull’ economia italiana».

carlo messina giovanni bazoliCARLO MESSINA GIOVANNI BAZOLI

Dalla cattedra europea si è però levata la voce dell’ altro «falco», il presidente dell’ Eurogruppo, l’ olandese Jeroen Dijsselbloem, secondo il quale il salvataggio delle due banche venete in giugno solleva la questione dell’ eventuale necessità di cambiare le regole Ue sugli aiuti di Stato. Tutte le decisioni sulle banche di questi ultimi mesi, ha aggiunto, «sono state prese nel pieno rispetto delle regole Ue però dei casi recenti casi hanno fatto emergere alcune questioni e c’ è margine per migliorare la situazione».

Di certo, la crisi delle banche italiane ruotava, e ruota ancora, attorno allo smaltimento dei crediti deteriorati che ancora zavorrano gli istituti nostrani. Il tema delle sofferenze è stato al centro del tavolo delle riunioni dell’ Eurogruppo e dell’ Ecofin e lo sarà anche oggi.

Mentre la Commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica online per facilitare lo sviluppo di mercati secondari per le sofferenze. «Gli alti livelli di npl in molti Stati membri frenano la crescita economica e possono essere fonte di rischi per l’ economia e il sistema finanziario della Ue», ha ricordato il vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis che durante l’ Eurogruppo, insieme alla Vigilanza bancaria della Bce e al Comitato di risoluzione unico, ha informato i ministri sui recenti sviluppi del settore bancario nell’ area euro.

Jeroen Dijsselbloem Piercarlo PadoanJEROEN DIJSSELBLOEM PIERCARLO PADOAN

Se per le banche italiane il tallone di Achille sono gli npl, per le big europee i problemi sono altri. Il Risk Outlook pubblicato ieri dalla Consob mostra come i maggiori istituti tedeschi, inglesi e francesi stiano facendo i conti con «le complesse e illiquide attività finanziarie per un ammontare iscritto in bilancio corrispondente fino a dieci volte il capitale common Equity Tier 1».

CARLO MESSINA IN CAMPO – IL CAPO DI INTESA, A POCHI GIORNI DALLE ELEZIONI PIÙ IMPORTANTI DEGLI ULTIMI DECENNI, CON I FONDI INTERNAZIONALI PRONTI A VENDERE I NOSTRI TITOLI IN CASO DI STALLO POLITICO, DIFENDE IL SISTEMA FINANZIARIO E INDUSTRIALE ITALIANO E RASSICURA L’EUROPA CON UNA INTERVISTA AL TEDESCO HANDESBLATT. CERTO, NON POTEVANO FARLA I POLITICI…

dagospia.com 28.2.18

 

Dagoreport

carlo messinaCARLO MESSINA

A pochi giorni dalle elezioni politiche italiane più importanti dell’ultimo decennio il messaggio più credibile sulla tenuta dei conti pubblici italiani e sulla salute delle banche, quindi sulla sostenibilità del sistema Italia, viene da Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa: “Non c’è nessun pericolo per la stabilità dell’euro, né per il debito pubblico italiano  poiché la durata media dei titoli di Stato è pari a sette anni. Anche se la Banca Centrale Europea dovesse ridurre il suo programma di acquisto di obbligazioni non mi aspetto una grande pressione sul mercato italiano. E politicamente parlando l’Italia non è in una situazione peggiore rispetto ad altri paesi europei. Neanche la Germania attualmente ha un governo stabile, o mi sbaglio?”.

Banca IntesaBANCA INTESA

Messina ha risposto alle domande di due giornalisti dell’Handsblatt, Regina Krieger e Michael Maisch, uno dei  più autorevoli giornali tedeschi che ha pubblicato l’intervista con grande rilievo su due pagine.

carlo messinaCARLO MESSINA

Il messaggio del capo della più grande banca italiana ai mercati finanziari e, in particolare, alla classe dirigente tedesca non è casuale: di fronte alle incertezze di un voto che potrebbe non definire un vincitore netto e, secondo alcuni commentatori, potrebbe vedere tre forze politiche diverse vincere in zone diverse del Paese (centrodestra al Nord, centrosinistra al Centro e Movimento 5 Stelle al Sud), non potevano certo essere i politici in una campagna elettorale giocata pressoché esclusivamente su promesse scarsamente realizzabili a mandare un segnale forte e chiaro all’Europa e a chi potrebbe speculare contro l’Italia.

INTESAINTESA

Una sorta di “supplenza” rispetto alla debolezza strutturale del sistema politico italiano, importante proprio perchè all’estero avvertono molto di più che in Italia la difficoltà di scegliere tra riformisti deboli e populisti senza competenza, tra anziani cavalli di ritorno e puledri già imbolsiti.

Il messaggio di Messina, che poche settimane fa presentando il piano industriale aveva indicato l’obiettivo di costruire la banca più importante d’Europa, sulla tenuta del sistema finanziario italiano fa il paio con la recente prova di forza delle imprese italiane che a metà febbraio avevano presentato davanti a settemila imprenditori a Verona un piano a medio termine per il Paese con più investimenti, più crescita e più occupazione.

Messina intervista da HandesblattMESSINA INTERVISTA DA HANDESBLATT

Messina lancia un messaggio forte e diretto: c’è un sistema finanziario e industriale italiano che è consapevole della propria forza, che vuole cogliere, consolidare e rendere stabile la ripresa e che in Europa vuole tutto intero il posto che compete non solo ad un paese fondatore ma ad un paese capace di competere ad armi pari con la Germania e capace di tenere a distanza la Francia. Il capo di Intesa non lo dice, ma proprio per questo le difficoltà dei treni con dieci centimetri di neve non sono proprio tollerabili.

 

BUONANOTTE ITALIA – IL SALVATAGGIO DELLE BANCHE VENETE FA SALIRE IL DEBITO PUBBLICO DI 11,2 MILIARDI: ALTRO CHE CALO, COME SOSTENEVA IL PREMIER USCENTE GENTILONI – MERCOLEDÌ L’ISTAT RIVEDRÀ I SUOI CALCOLI – IL DEFICIT/PIL PASSERÀ DALL’1,9 AD ALMENO IL 2,1% – VIDEO

dagospia.com 3.4.18

Da www.ilfattoquotidiano.it

 

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paolo gentiloni (3)PAOLO GENTILONI (3)

Il verdetto dell’Eurostat è arrivato. E cambia pesantemente le carte in tavola: altro che “calo del debito/pil rispetto al 2016″, come rivendicato dal premier uscente Paolo Gentiloni l’1 marzo quando Istat aveva diffuso le sue statistiche su pil e indebitamento del 2017. Il rapporto in realtà è aumentato anche lo scorso anno.

L’Ufficio europeo di statistica ha infatti sancito che i soldi stanziati dallo Stato per liquidare Popolare di Vicenza e Veneto Banca e cederle a Intesa con una ricca dote pesano eccome sul debitopubblico. Che sale ben oltre i 2.256 miliardi di euro stimati dall’Istat l’1 marzo in attesa di questa decisione. La cifra va ritoccata all’insù di 11,2 miliardi, incluse le garanzie.

SPORTELLO BANCA INTESASPORTELLO BANCA INTESA

L’operazione sulle ex popolari venete ha invece un impatto di 4,7 miliardi sul deficit: in questo caso si prende in considerazione solo l’intervento di cassa a favore dell’istituto guidato da Carlo Messina.

paolo gentiloni (2)PAOLO GENTILONI (2)

Per Eurostat “gli interventi del governo relativi alla liquidazione” delle due banche “devono essere classificati sulla base del loro impatto netto”. Quando all’impatto sul deficit 2017 “i flussi totali attesi in uscita possono essere stimati a 14,7 miliardi di euro, mentre il totale delle somme recuperate è atteso a 10 miliardi di euro. Come risultato dovrebbe essere dunque registrato nei conti un impatto negativo sul deficit per 4,7 miliardi”, intorno a 0,3 punti percentuali di pil in più rispetto alla stima del marzo. Quanto al debito pubblico, tenendo conto delle garanzie da 6,4 miliardi e dei 4,8 miliardi pagati cash a Intesa San Paolo, l’effetto “sia diretto che indiretto è pari a 11, 2 miliardi”.

carlo messinaCARLO MESSINA

Mercoledì Istat rivedrà di conseguenza i valori delle due grandezze rispetto al pil 2017. “Udite udite, cala il debito pubblico, è passato dal 132 (del 2016, ndr) al 131.5%”, aveva commentato Paolo Gentiloni un mese fa. Alla luce dei nuovi dati, però, il calo scompare: anzi, dal 132% si passa a 132,1.

Il rapporto deficit/Pil inizialmente stimato all’1,9% dovrebbe a sua volta salire raggiungendo o superando il 2,1% stimato dal governo nella Nota al Def di settembre.

paolo gentiloni (1)PAOLO GENTILONI (1)