ESCLUSIVO: Ecco come JPMorgan ha raccolto 57 miliardi cash in 6 ore, permettendo a Bayer la fusione record con Monsanto

  • Dakin Campbell businessinsider.com 4.7.18

Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan. REUTERS/Gary Cameron
  • JPMorgan ha raccolto quasi 57 miliardi di dollari (49,2 miliardi di euro) di liquidità in modo che l’azienda farmaceutica tedesca Bayer potesse pagare Monsanto, portando così a termine la più grande acquisizione di tutti i tempi con un pagamento in contanti.
  • Pur non essendo coinvolta nell’affare come società di consulenza, JPMorgan è stata scelta per far fronte alla complessità operativa determinata dall’ingente mobilitazione di liquidità.
  • La banca già da tempo ha investito sulla propria unità di business dedicata ai servizi di tesoreria proprio in vista di occasioni come questa.
 

Il giorno era finalmente arrivato.

 

Quasi due anni dopo il lancio della prima offerta di acquisizione di Monsanto da parte della Bayer e diciotto mesi dopo che l’azienda farmaceutica tedesca era finalmente riuscita a stipulare un accordo da 6 miliardi di dollari (5,2 miliardi di euro) per l’acquisizione dell’azienda agrochimica, un paio di settimane fa era finalmente giunto il momento di chiudere la transazione.

E quando si è trattato di chiudere la più grande acquisizione aziendale della storia con pagamento in contanti, Bayer si è rivolta a JPMorgan, la banca che non era stata coinvolta come società di consulenza in vista dell’accordo originario dopo che erano sorti una serie di conflitti. Alla società bancaria statunitense è stato affidato il compito poco affascinante ma enormemente importante di raccogliere quasi 57 miliardi di dollari (49,2 miliardi di euro) di liquidità da decine di banche sparse in diversi paesi del mondo, radunando il denaro in un unico conto e allertando le altre parti coinvolte (i restanti 9 miliardi di dollari sarebbero stati finanziati mediante la vendita di alcuni asset).

Il tutto prima che avesse inizio a Wall Street la giornata di contrattazioniper il titolo Monsanto.

Ecco come la banca è riuscita a gestire quello che avrebbe potuto essere un incubo operativo. Il resoconto è basato su colloqui con persone che hanno partecipato direttamente al processo o hanno ricevuto briefing al riguardo, le quali, per poter descrivere queste transazioni private, hanno chiesto di rimanere anonime.

La mobilitazione dei soldi ha inizio

È la mattina di giovedì 7 giugno 2018.

Nelle ultime settimane alcuni dirigenti Bayer hanno contattato i prestatori che si sono impegnati a finanziare l’acquisizione di Monsanto, ricordando loro gli obblighi presi. Quando gli enti di controllo hanno autorizzato la vendita di certi asset, una precondizione da soddisfare per poter ottenere l’approvazione dell’antitrust, il tesoriere dell’azienda tedesca Christian Held ha comunicato ai prestatori una scadenza ancora più rigida.

Adesso che la scadenza è arrivata – a New York sono le prime ore del mattino – i dipendenti di Londra si svegliano per andare in ufficio, dove iniziano a raccogliere i soldi. Alle due del mattino circa, ora di New York, le sette di mattina nella capitale finanziaria europea, i prestatori di Asia ed Europa iniziano a trasferire i fondi su un unico conto aperto presso la filiale londinese di JPMorgan. Nello stesso momento la banca avvia una conference call interna, chiamata in gergo bridge (ponte), alla quale partecipano i membri di diversi team, compresi quelli dedicati alle operazioni, ai crediti e alla prevenzione delle frodi. La chiamata è andata avanti per l’intera durata del trasferimento.

Le banche coinvolte seguono le istruzioni fornite loro, insieme al numero di conto, durante le chiamate e nelle email di pianificazione scambiate con JpMorgan nei giorni precedenti. I soldi provengono da prestiti promessi alla Bayer più di un anno e mezzo fa allo scopo di finanziare l’acquisizione di Monsanto.

In passato, secondo le fonti interpellate, l’operazione si sarebbe svolta molto più lentamente. Alcune persone hanno spiegato che una banca come JpMorgan, coinvolta in qualità di agente, avrebbe impiegato diversi giorni per raccogliere i soldi prima della definitiva chiusura dell’accordo, in modo tale da semplificare notevolmente, dal punto di vista operativo, il trasferimento del denaro.

Tuttavia, dopo l’approvazione delle nuove regole sul capitale, avvenuta negli anni successivi alla crisi finanziaria le società sono state scoraggiate dal tenere liquidità in cassa da un giorno all’altro. Per questo motivo devono necessariamente raccogliere i fondi in un solo giorno, con tempistiche molto più strette.

A New York inizia a sorgere il sole

Un manifestante indossa un costume a forma di pillola con i nomi della Bayer e di Monsanto nel corso di una dimostrazione contro l’acquisizione della Monsanto da parte della Bayer, al di fuori del World Conference Center di Bonn. Patrik Stollarz/ Afp/Getty Images

A mano a mano che JPMorgan riceve la somma di denaro dovuta da ognuna delle trenta banche che fanno parte del consorzio, trasferisce i soldi dal conto di Londra a un altro conto corrispondente in quel di New York. I dashboard gestiti dalla società bancaria mostrano la liquidità in entratamediante l’incremento del saldo del conto, che sale come l’indicatore del carburante contenuto nel serbatoio di un’automobile.

Quando il sole inizia a sorgere sullo skyline di New York i dipendenti di JPMorgan in Europa sono pronti a passare la palla ai colleghi statunitensi. Alle 6:30 del mattino, ora di New York, l’intera somma richiesta è arrivata.

Tre quarti d’ora dopo – meno di sei ore dopo che i fondi hanno iniziato ad affluire nel conto di JPMorgan – gli avvocati della Bayer tengono una conference call con alcuni rappresentanti della banca e di Computershare, una società contabile. Effettuano le procedure previste per chiudere tutta la documentazione, simili a quelle richieste per definire l’acquisto di un immobile.

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Ciò che ancora manca è il denaro investito nei fondi comuni che operano sul mercato monetario, dove Bayer ha parcheggiato una parte della liquidità destinata all’acquisizione di Monsanto. I sistemi contabili di questi fondi saranno operativi solo dalle 7:30 di mattina, ragion per cui JPMorgan, per qualche minuto, deve anticipare diversi miliardi di dollari. È una somma aggiuntiva rispetto alla promessa fatta dalla società di coprire il 20% dei fondi presi a prestito qualora un’altra banca non riesca a trasferirli o debba far fronte a un problema di natura tecnologica.

In totale, JPMorgan raccoglie all’incirca 43 miliardi di dollari (37,1 miliardi di euro) di fondi messi a disposizione da un consorzio di trenta banche più altri 14 miliardi di dollari in contanti (12 miliardi di euro).

Alla fine il tesoriere della Bayer ordina a JPMorgan di trasferire 57 miliardi di dollari (49,2 miliardi di euro) alla Computershare.

La società contabile conferma l’avvenuta ricezione.

Una volta contati tutti i soldi bisogna consegnare la documentazione prevista. Alle otto di mattina del 7 giugno 2018 aprono i tribunali del Delaware. Monsanto, la cui sede legale si trova in quello Stato, trasmette al segretario di Stato un certificato di fusione aziendale. Inoltre invia una cosiddetta “stop-transfer letter” a Computershare, che funge da agente di trasferimento.

È uno degli ultimi passi da compiere prima di contattare il New York Stock Exchange, il quale si assicura che il titolo Monsanto sia sospeso dalle contrattazioni.

Il più grande trasferimento di liquidità di tutti i tempi si è svolto dunque senza nessun intoppo.

DISOCCUPAZIONE, SALARI BASSI E POVERTÀ, OCSE CONFERMA IL DISASTRO DEL PD

tgcom24.mediaset.it 4.7.18

Il tasso di disoccupazione in Italia “è sceso all’11,2% nell’aprile 2018, ma resta il terzo più alto tra i Paesi dell’Ocse”. Lo scrive l’Organizzazione, aggiungendo che “i salari reali sono scesi dell’1,1% tra il quarto trimestre 2016 e il quarto trimestre 2017”. L’Ocse segnala inoltre un alto livello di insicurezza per quanto riguarda il mercato del lavoro, la cui situazione è “migliorata negli ultimi anni, ma più lentamente che in altri Paesi”.

Nel nostro Paese i salari reali scendono nonostante la ripresa economica, sottolineano gli esperti, a causa della “stagnazione della produttività e una percentuale significativa di lavoratori a basso reddito con contratti temporanei e/o part-time involontario”.

La performance del mercato del lavoro italiano è “al di sotto della media Ocse in tutti gli indicatori, tranne per quanto riguarda la qualita’ del reddito da lavoro”, si legge ancora nelle prospettive 2018 sull’Occupazione. “Non sorprende che, dato l’ancora elevato tasso di disoccupazione e l’incidenza di contratti a termine, il livello d’insicurezza nel mercato del lavoro (la probabilità di perdere il posto e restare senza reddito) sia il quarto più alto tra i Paesi Ocse dopo Grecia, Spagna e Turchia”.

Stando ai dati, l’occupazione in percentuale della popolazione tra i 15 e i 74 anni “è aumentata di 2,3 punti percentuali dal livello più basso nel 2013, arrivando al 50,9% e tornando quasi al livello pre-crisi (51%)”. Le proiezioni Ocse suggeriscono inoltre che “la tendenza positiva continuerà nei prossimi due anni”.

Secondo l’Ocse, in Italia “la povertà è aumentata: il 13,6% delle persone in età lavorativa vive in famiglie con un reddito inferiore al 50% del reddito medio. Erano il 10,7% nel 2006”.

Meno di uno su 10 con sussidio di disoccupazione – In Italia meno di un disoccupato su dieci riceveva il sussidio di disoccupazione nel 2016, una delle percentuali più basse tra i Paesi Ue. “Ciò deriva – segnala ancora l’organismo internazionale – dalla combinazione di un’alta percentuale di disoccupati di lungo periodo e di una durata massima del sussidio relativamente bassa”. La percentuale di disoccupati coperti dal sussidio, però, “dovrebbe migliorare con l’entrata a pieno regime della riforma degli ammortizzatori sociali contenuta nel Jobs Act”. Inoltre, per l’Ocse, “la creazione dell’Anpal è stata un passo importante, ma l’Italia deve continuare a investire nelle politiche attive”