Il prosciutto Ferrarini dice no a Italmobiliare e QuattroR

Elena Dal Maso milanofinanza.it 4.7.18

Il gruppo alimentare di Reggio Emilia, in tensione finanziaria (250 mln di debiti), ha comunicato la chiusura delle trattative con Italmobiliare e QuattroR. Quest’ultima è una sgr che vede soci del fondo di investimento sottostante Cdp, Inail, Inarcassa e Cassa Forense

In una nota secca Italmobiliare  e QuattroR hanno reso noto di aver ricevuto ieri dai soci del gruppo Ferrarini una dichiarazione unilaterale di interruzione delle trattative in corso. Per questa ragione Italmobiliare e QuattroR “si riservano ogni iniziativa a tutela dei propri diritti”. QuattroR Sgr è una società, controllata dal management, che ha iniziato a operare a fine 2016 e gestisce un fondo di oltre 700 milioni di euro specializzato in investimenti in aziende italiane in temporaneo squilibrio finanziario. Fra i sottoscrittori del fondo vi sono Cassa Depositi e Prestiti (anchor investor), Inail, Inarcassa e Cassa Forense.

QuattroR sgr e Italmobiliare  avevano confermato a metà giugno le trattative in corso per l’acquisto di una quota di maggioranza di Ferrarini, il gruppo di Reggio Emilia produttore di prosciutti interamente controllato dalla seconda generazione dell’omonima famiglia. La società si troverebbe in tensione finanziaria per colpa di un incremento dell’indebitamento dovuto a finanziamenti che Veneto Banca aveva erogato a Ferrarini affinché acquistasse azioni della banca stessa.

 

Per uscire dall’impasse il gruppo reggiano ha concesso un’esclusiva a Italmobiliare  fino a fine agosto, con Italmobiliare  e il fondo QuattroR disponibili a rilevare una quota dell’80-90% in forma mista: in parte acquistando azioni delle due controllanti lussemburghesi Elle Effe sa e Agri-foods Investments sa e in parte in aumento di capitale. Il tutto per un investimento complessivo di circa 100 milioni di euro che sarebbe stato diviso tra i due investitori in ugual misura.

Il debito complessivo in questione ammonta a 250 milioni di euro, dei cui 112 in capo alla società operativa e il resto a carico di società agricole e holding. Dei 112 milioni, 30 milioni a testa sono debiti nei confronti di Unicredit e della Sga che ha ereditato i crediti deteriorati della ex Veneto Banca, 10 milioni sono nei confronti di Banco Bpm , 20 milioni verso Intesa Sanpaolo  e il resto verso Carisbo, Credit Agricole  Cariparma e Banca del Mezzogiorno. Dei 138 milioni di altri debiti che gravano sulle altre società della galassia, circa 100 milioni sono ancora verso la Sga. Nonostante Ferrarini abbia visto i ricavi fare un salto nel 2017 a 335 milioni (con un ebitda salito a 29,5 milioni), il peso del debito risulta oggi notevole.

Il gruppo aveva chiuso il 2016 con 203 milioni di euro di ricavi consolidati (da 252,7 milioni nel 2015), un ebitda di 19 milioni (da 22,9 milioni) e un debito finanziario netto di 123,8 milioni (da 142,8 milioni), che includeva 35,5 milioni di euro di minibond quotati all’ExtraMot Pro. Si tratta di un bond da 5,5 milioni a scadenza dicembre 2020 con cedola 5,625%, emesso nel dicembre 2016 e sottoscritto dal fondo di minibond di Duemme sgr (gruppo Mediobanca ), e di un bond da 30 milioni a scadenza aprile 2020 e cedola 6,375%, emesso nell’aprile 2015.