TINTINNIO DI MANETTE – ARRESTATO A MESSINA GIUSEPPE MINEO, L’UOMO CHE RENZI VOLEVA COME GIUDICE DEL CONSIGLIO DI STATO – SECONDO IL GIP “HA MOSTRATO DI ESSERE AVVEZZO A UNA PARTICOLARE PROFESSIONALITÀ A DELINQUERE”, E AVREBBE CHIESTO UNA TANGENTE DI 115MILA EURO A FAVORE DELL’EX GOVERNATORE SICILIANO RAFFAELE DRAGO

dagospia.com 5.7.18

Fabio Amendolara per “la Verità”

CONSIGLIO DI STATO PALAZZO SPADACONSIGLIO DI STATO PALAZZO SPADA

Quando l’ ex presidente del consiglio Matteo Renzi propose Giuseppe Mineo come giudice del Consiglio di Stato, ossia il massimo organo della giustizia amministrativa, si crearono non pochi imbarazzi. Quel giudice che secondo Renzi aveva, tranne che per l’ età, tutte le carte in regola per ricoprire quell’ incarico così delicato, in realtà si portava sulle spalle ben due nomine politiche da giudice dell’ organo che nella Regione a statuto speciale ricopre le stesse funzioni del Consiglio di Stato, ossia il Consiglio di giustizia amministrativa siciliana, una delle quali targata Raffaele Lombardo (ex presidente della Regione). Poi si scoprì che era stato sanzionato per il ritardo con cui depositava le decisioni e la nomina saltò.

 

GIUSEPPE MINEOGIUSEPPE MINEO

Ora i magistrati di Messina, scoprendo che tentava di sovvertire le sentenze, hanno ampliato il suo curriculum. E Mineo, protagonista della seconda puntata dell’ inchiesta che il 6 febbraio 2018 portò all’ arresto di 15 persone, tra le quali gli avvocati Giuseppe Calafiore e Piero Amara (difensore anche dell’ Eni), ieri è finito dietro le sbarre.

 

L’ accusa: «Corruzione in atti giudiziari». Delfino di Pietro Barcellona, che fu insigne giurista, filosofo e poi anche deputato comunista, Mineo è professore associato di diritto privato all’ università di Catania. Nel 2010 approda al Consiglio di giustizia amministrativa siciliana e ne esce qualche mese fa, con la nomina che il Comune di Vittoria gli ha fatto a capo del nucleo di valutazione dei dirigenti dell’ ente e delle performance dell’ amministrazione.

 

matteo renzi in senato 2MATTEO RENZI IN SENATO 2

Avrebbe dovuto controllare la regolarità contabile e amministrativa del Comune. Funzioni che, però, secondo il gip di Messina, Maria Militello, lo rendono particolarmente esposto ad accordi corruttivi. Secondo la toga «ha mostrato di essere avvezzo a una particolare professionalità a delinquere, in spregio alla funzione ricoperta».

 

E infatti le esigenze cautelari sono basate su questa valutazione: «Nulla potrebbe contenere la disinvoltura con la quale Mineo ha piegato la funzione giurisdizionale ad interessi privati». Ma cosa ha combinato di così grave il pupillo renziano da attirarsi bacchettate così pesanti da una collega?

 

Mineo avrebbe chiesto una tangente di 115.000 euro da destinare all’ ex governatore della Sicilia Raffaele Drago, che in quel periodo non viveva un buon momento e poi è deceduto: avrebbe dovuto affrontare di lì a poco un intervento in Malesia ed era stato condannato in via definitiva a tre anni per peculato perché si era appropriato dei fondi della presidenza senza rendicontarli.

PALAZZO SPADA CONSIGLIO DI STATOPALAZZO SPADA CONSIGLIO DI STATO

 

In particolare, secondo l’ accusa, la corruzione sarebbe avvenuta per «determinare, nella qualità di giudice relatore, il collegio del Consiglio di giustizia amministrativa ad assumere contra legem decisioni favorevoli alle imprese Open land srl e Am group srl nell’ ambito di contenziosi amministrativi con il Comune e la Sovrintendenza di Siracusa».

 

Inoltre Mineo avrebbe rivelato informazioni riservate sui procedimenti facendosi così erogare su un conto a Malta, intestato ad Alessandro Ferraro, i 115.000 euro.

PROCURA MESSINAPROCURA MESSINA

Il secondo protagonista di questo capitolo dell’ inchiesta è proprio Ferraro, finito ai domiciliari. Dai giudici viene indicato come «tramite tra malavita catanese e siracusana». Ma nella vita Ferraro è soprattutto noto per essere uno stretto collaboratore degli avvocati Calafiore e Amara, quest’ ultimo, socio di Andrea Bacci, il ristrutturatore della casa dell’ ex premier, in passato socio d’ affari di babbo Tiziano Renzi.

 

Sul conto maltese, tra il 16 maggio e il 29 luglio 2016, Ferraro riceve otto bonifici. La coincidenza inquietante è che proprio in quei giorni il governo Renzi indica Mineo per il posto al Consiglio di Stato. Era quella nomina, secondo l’ accusa, il compenso per la sentenza da pilotare nel procedimento per il risarcimento che nel 2016 rischiò di mandare in default il Comune e la Sovrintendenza di Siracusa.

 

MATTEO RENZI E IL PALLONEMATTEO RENZI E IL PALLONE

Nel primo caso, l’ oggetto del contenzioso era un permesso per demolire e poi ricostruire un centro commerciale. Nel secondo caso, invece, c’ era il no alla Am group per la realizzazione di 71 villette a schiera nell’ area a ridosso delle mura di Dionisio a Siracusa. Grazie agli interventi dei due azzeccagarbugli Calafiore e Amara, per valutare i vincoli archeologici, secondo l’ accusa, i giudici nominarono come consulente tecnico un ingegnere aerospaziale. Con la perizia favorevole all’ impresa il gioco era ormai fatto.

Ma il diavolo fa le pentole e non i coperchi. E il presidente del Consiglio di giustizia amministrativa Claudio Zucchelli si mette di traverso. Con una email sostiene l’ improcedibilità di entrambi i ricorsi. Il tentativo di sovrastimare il risarcimento del danno, quindi, fallisce. In più, secondo il gip, «la destinazione solidaristica delle somme per l’ amico Drago» non salva Mineo. E non gli evita il carcere, per due motivi ben precisi: «L’ elevato importo non era certo destinato tutto a coprire i costi della malattia e avrebbe potuto aiutare l’ amico fraterno con un prestito invece di fare mercimonio dell’ attività giurisdizionale ricoperta».

Facebook nasconde Oltre la Linea

oltrelalinea.news 4.7.18 Stella Fergola

Molti di voi avranno sicuramente notato che gli articoli di Oltre la Linea non vengono più visualizzati sulla home di Facebook, o quanto meno vengono visualizzati sporadicamente.

Noi addetti ai lavori avevamo già registrato, da venerdì 29 giugno, che i pezzi condivisi avevano pochissime coperture. Per chi non lo sapesse, la copertura è il numero di persone che visualizza l’articolo su Facebook prima del clic: ebbene, le nostre coperture sono passate da una media di diverse decine di migliaia a pezzo (anche più di 100mila in certi casi) a un massimo di 150-160 circa per singolo contenuto, anche a diversi giorni dall’uscita sulla nostra pagina.

Per fare un esempio spicciolo, anche un articolo di sport, che normalmente non rappresenta il nostro focus editoriale e non viene recepito dai nostri lettori con il medesimo interesse rispetto a politica, storia e attualità (gli ambiti su cui il nostro giornale solitamente si concentra), riusciva, prima, a raggiungere circa 2000 persone.

Su temi di nostro precipuo interesse, i risultati erano ben più ampi:

La situazione attualmente è invece la seguente:

Ciò avviene perché lo stesso Facebook ha deciso di “privilegiare i siti affidabili” da qualche giorno, inserendoci, manco a dirlo e in modo del tutto arbitrario, sulla lista nera. Secondo quanto riporta l’Ansa, l’ “affidabilità” sarebbe stabilita sulla base di sondaggi al pubblico.

Curioso però come nessuna fonte riporti i risultati di queste presunte “interviste”, essendo molto generosi nel considerarle metro di giudizio scientifico per valutare quanto un media sia “affidabile” o meno. E ammettendo pure che, se dovessero farci la grazia di mostrarli, siano veritieri e genuini.

Si tratta di una censura a tutti gli effetti, attuata con la strategia scaltra del danno “invisibile” che, se non ci banna direttamente dall’attività social, rende quanto meno molto complicato il nostro lavoro.

Qualcuno – che evidentemente non sa di cosa sta parlando – ha anche scritto che la crescita del traffico sui social è molto bassa, del 5% rispetto alle tradizionali indicizzazioni su google. Vorremmo rispondere a siffatti geni con il brutto vizio di parlare di cose che non conoscono che, sebbene il concetto di crescita sia differente da quello che stiamo provando a sostenere noi ad oggi, di fatto, il 95% dei nostri lettori vengono direttamente dai social network e proprio da Facebook in particolare. Siccome noi monitoriamo le nostre visite e non parliamo tanto per dare fiato alla bocca, ci permettiamo di sottolineare come, se non si hanno dei dati a disposizione, forse, sia meglio tacere.

Che concludere, dunque? Ciò che personalmente ho sempre sostenuto, ossia che le democrazie occidentali non hanno mai avuto una vera opposizione, esattamente come i regimi totalitari del Novecento. Da quando questa ha iniziato a palesarsi, come avvenuto in modo cristallino in questi anni di crisi, esse sbarellano sul proprio contorto concetto di libertà, ed ecco che Karl Popper viene in soccorso, tutto si giustifica, tutto si tace.

Cambiano solo le modalità, con un pubblico abbastanza abituato a desiderare la propria gabbia che raramente manifesta dissenso. Ora, forse, qualche scricchiolio lo stava mostrando.

E i cortocircuiti aumentano. Anche se si pubblicano fonti, link esterni, traduzioni, video originali, fatti e numeri. Probabilmente basterà un semplice articolo di opinione (che non è qualificabile come affidabile o meno, qualsiasi cosa si scriva) come pretesto.

Se se la prendono con pesci relativamente piccoli come noi, vuol dire che sono proprio alla frutta.
Mi permetto di concludere scrivendo solo un’ultima considerazione: un tempo le fughe avvenivano da Est ad Ovest, oggi avviene il contrario. Un saluto ai democretini e al loro mondo di plastica, noi sappiamo da dove ripartire, perché stiamo lavorando per arrivare a voi in ogni caso, garantendovi l’informazione che meritate.

(di Stelio Fergola)

Un disgustoso conflitto di interessi: la ditta del marito di Theresa May ha ricavato profitti immensi dai bombardamenti della Siria

oltrelalinea.news 5.7.18

È risaputo che il marito di Theresa May, Philip, agisce essenzialmente come consigliere non ufficiale del Primo Ministro – un fatto dimostrato dall’ex deputato conservatore del Chichester, Andrew Tyrie, che ha dichiarato durante un profilo di Newsnight del marito del premier che “Philip è chiaramente un consulente informale di Theresa. Probabilmente un ruolo molto simile a quello svolto da Denis per Margaret Thatcher.” Mentre è abbastanza ovvio che quasi tutti i coniugi sono l’un per l’altra dei consulenti informali, l’ammissione di Tyrie, secondo cui il marito del Primo Ministro ha una così grande influenza sulle decisioni della moglie, è resa ancora più preoccupante dal fatto che Mr May – che è un dirigente senior di una società di investimento da 1,4 milioni di sterline – è in grado di trarre vantaggio finanziario dalle decisioni prese dalla moglie, il primo ministro.

Il fatto che Philip May sia al tempo stesso un Senior Executive di una società di investimento enormemente potente, e sia a conoscenza di informazioni privilegiate a disposizione del Primo Ministro – informazioni che, una volta pubbliche, influiscono enormemente sui prezzi delle azioni delle società in cui investe la sua azienda – rende l’occupazione ufficiale di Mr May uno stupefacente conflitto di interessi per il marito di un primo ministro in carica. Tuttavia, a parte la facilità con cui è in grado di raccogliere informazioni privilegiate da sua moglie sulle potenziali decisioni che potrebbero andare a fare enormi profitti per la sua azienda, c’è un conflitto di interessi molto più oscuro che finora è rimasto sotto silenzio. Philip May è Senior Executive di Capital Group, una società di investimento che acquista azioni di ogni sorta di società in tutto il mondo, incluse migliaia di azioni della più grande società di difesa al mondo, Lockheed Martin. Secondo Investopedia, Capital Group di Philip May possedeva circa il 7,09% di Lockheed Martin nel marzo 2018 – una quota che si dice valga più di 7 miliardi di sterline in questo momento. Mentre altre fonti dicono che la partecipazione al capitale di Lockheed Martin potrebbe essere più vicina al 10%. Il 14 aprile 2018, il primo ministro Theresa May ha sancito l’azione militare britannica sulla Siria in risposta a un apparente attacco chimico alla città di Douma – attacchi aerei che hanno visto il debutto di un nuovo tipo di Missile da crociera, il JASSM, prodotto esclusivamente dalla Lockheed Martin Corporation.

Il debutto di questa nuova arma – incredibilmente costosa – era esattamente ciò a cui si riferiva il presidente degli Stati Uniti Donald Trump quando ha twittato che le armi utilizzate contro la Siria sarebbero state “belle, nuove e ‘intelligenti!” Ogni singolo JASSM usato nel recente bombardamento della Siria costa più di $ 1.000.000, e come risultato del loro uso diffuso durante il recente bombardamento della Siria da parte delle forze occidentali, il prezzo delle azioni di Lockheed Martin è salito alle stelle. Di conseguenza, con gli attacchi aerei sulla Siria che hanno enormemente aumentato il prezzo delle azioni della Lockheed Martin quando i mercati sono riaperti lunedì, la società di Philip May ha successivamente guadagnato una fortuna dal loro investimento nel gigante della Difesa. È ovvio che produttori di armi come Lockheed Martin traggono benefici economici dalle vendite e dall’uso successivo dei loro “prodotti” in guerra: il netto aumento del valore delle azioni degli appaltatori per la Difesa da quando è iniziata la cosiddetta “Guerra al Terrore” nel 2001 è una testimonianza di questo fatto grottesco.

Il fatto che anche imprese di investimento come Capital Group traggano profitto da questi bagni di sangue è disgustoso di per sé. Ma che il marito del primo ministro britannico in carica stia beneficiando finanziariamente delle stesse decisioni che sua moglie, il Primo Ministro, prende o meno nell’inviare truppe britanniche in combattimento dovrebbe far venire la nausea ad ogni singola persona in tutto il paese, e in particolare a chiunque insista ancora a votare per i conservatori. Il primo ministro ha preso la decisione di bombardare la Siria – senza nemmeno aver consultato il Parlamento – sapendo perfettamente che l’impresa di investimento del marito avrebbe avuto immensi introiti dal bagno di sangue. Se questo non è sufficiente per farvi cadere sulla sedia e prendere atto di quanto sia disgustosamente corrotto e moralmente in bancarotta l’establishment inglese, allora siete senza salvezza.

(da Global Research – traduzione di Claudio Napoli)

GACS: Italia chiede a Ue proroga di altri sei mesi, firmato decreto per garanzie su NPL Mps

GACS, ovvero garanzia pubblica sulle cartolarizzazioni dei crediti deteriorati che, pur se in misura molto minore rispetto al passato, continuano a intasare i bilanci delle banche italiane. Un assist fondamentale per il settore visto che, una volta apposte ai crediti che si desidera smobilizzare, tali GACS rendono gli stessi crediti più appetibili agli occhi degli investitori. In un’intervista a Bloomberg, il ministro dell’economia Giovanni Tria ha confermato le indiscrezioni e ha reso noto che il dicastero ha notificato alla Commissione europea la richiesta per la seconda proroga dei termini per la scadenza delle GACS, fissata al momento al 6 settembre.
Abbiamo appena notificato alla Commissione europea la richiesta” di estendere il programma di altri sei mesi, ha detto il ministro.

Ciò significa che, se accettata, la richiesta permetterà alle banche di beneficiare per altri sei mesidella garanzia pubblica sulle tranche senior delle cartolarizzazioni degli NPL. Il Sole 24 Ore ha scritto che, con un rinvio fino al marzo del 2019, verrebbe spianata la strada “a operazioni per almeno 30 miliardi di euro”.

Da segnalare che le banche che sono al lavoro sul tema della cartolarizzazione dei crediti deteriorati – e che intendono dunque dismetterli – sarebbero secondo il quotidiano finanziario UniCredit, Intesa SanPaolo, Ubi Banca, Banca Carige, Bper Banca e Banco BPM.

Sempre Il Sole ha reso noto oggi che nelle ultime ore è stato firmato il decreto con cui è stata concessa a MPS la garanzia statale. La Gacs in questo caso riguarda la tranche senior da 2,9 miliardi di euro della cartolarizzazione da 24,1 miliardi di euro di NPL da parte dell’istituto senese.

Il piano sulle GACS è stato approvato dalla Commissione europea nel 2016 ed è stato rinnovato per un anno lo scorso anno. Al momento dell’approvazione, ricorda Bloomberg, la Commissione aveva affermato che il meccanismo avrebbe aiutato le banche a fare pulizia nei loro bilanci e a erogare maggior credito.

L’Eurostat ha reso noto che le garanzie statali alle banche sono salite lo scorso anno a 25 miliardi di euro, dai 7 miliardi di euro del 2016.

Le garanzie sono state utilizzate per lo smobilizzo dei crediti deteriorati da banche che includono UniCredit, Banca Popolare di Bari, Carige Spa e Banco BPM.

Niente bavaglio al web, Strasburgo boccia il piano Oettinger

LIBREIDEE.ORG 5.7.18

Sventato, per il momento, il temutissimo “bavaglio” al web. L’aveva predisposto la commissione giuridica del Parlamento Europeo su input della Commissione Ue, in particolare del commissario Günther Oettinger, l’uomo che – all’indomani delle elezioni del 4 marzo – disse che sarebbero stati “i mercati” a insegnare a gli italiani come votare. In pratica: con il pretesto della revisione (necessaria) della tutela del copyright, ferma al 2001, l’Unione Europeaavrebbe, di fatto, proibito la libera circolazione di contenuti, idee e immagini su Internet, mettendo a tacere blog e social. Ma il passaggio democratico cercato dalla Commissione – la validazione (peraltro non vincolante) del Parlamento Europeo – ha dato esito negativo: 318 i voti contrari e 278 i favorevoli, più 31 astenuti. Merito anche della tambureggiante opposizione scatenatasi proprio via web, a partire dall’allarme lanciato in Italia da Claudio Messora su “ByoBlu”: quasi un milione le firme raccolte in pochi giorni dalla petizione online su “Change.org”. «Oggi è un giorno importante, il segno tangibile che finalmente qualcosa sta cambiando anche a livello di Parlamento Europeo», afferma Luigi Di Maio il 5 luglio, a poche ore dal voto di Strasburgo.

La seduta plenaria dell’Europarlamento, scrive il vicepremier grillino sul “Blog delle Stelle”, ha rigettato il mandato sul copyright al relatore Axel Voss, smontando l’impianto della direttiva-bavaglio. La proposta della Commissione Europea Luigi Di Maioritorna dunque al mittente, rimanendo lettera morta. Per Di Maio il segnale è chiaro: «Nessuno si deve permettere di silenziare la Rete e distruggere le incredibili potenzialità che offre in termini di libertà d’espressione e sviluppo economico». La direttiva avrebbe infatti costretto a ricorrere a speciali iter autorizzativi – anche a pagamento – per la semplice possibilità di inserire un link: procedura che avrebbe segnato in Europa la fine del web così come lo conosciamo, fondato sulla libera condivisione dei contenuti in tempo reale, attraverso la rete dei social media. «In ogni caso, anche qualora il testo fosse passato al vaglio di Strasburgo – avverte Di Maio – ci saremmo battuti in sede di Consiglio; a livello nazionale saremmo invece stati disposti a non recepirla». Lo disse subito, il leader dei 5 Stelle: se l’Ue dovesse malauguratamente adottare quella norma-vergogna, l’Italia eviterebbe di applicarla.

«Voglio ringraziare tutti i nostri rappresentanti a Bruxelles e anche gli altri europarlamentari che hanno deciso di seguirci in questa battaglia per la libertà d’informazione», aggiunge lo stesso Di Maio. «Ora si apre una nuova battaglia: nella prossima plenaria si terrà infatti un dibattito politico e la possibilità di presentare emendamenti». Di Maio si dice sicuro che gli articoli più pericolosi della direttiva – l’11 e il 13 – verranno definitivamente rimossi. «Questa direttiva – spiega – riportava infatti due concetti inaccettabili: il primo prevedeva un diritto per i grandi editori di autorizzare o bloccare l’utilizzo digitale delle loro pubblicazioni introducendo anche una nuova remunerazione, la cosiddetta “link tax”, mentre il secondo imponeva alle società che danno accesso a grandi quantità di dati di adottare misure per controllare ex ante tutti i contenuti caricati dagli utenti». Assicura Di Maio: «Questo governo vigilerà affinché la libertà di Internet venga salvaguardata, senza scendere ad alcun compromesso e rifiutando ogni bavaglio».

GILBERTO E LA BUSTA PAGA BRACCIANTE AGRICOLO

https://scenarieconomici.it/author/maurizio-gustinicci/ 5.7.18

Grazie al mio amico Gilberto, oggi scopriamo che:

Una busta paga da bracciante agricolo

valeva (oggi) quasi 1.900 euro attualizzati:

Chiaramente è il valore di allora, prima che partisse la rivalutazione della lire cauaa.distruzione massa monetaria (1988), prima che ripartisse la successiva rivalutazione del 1996-98.

Gilberto si corregge poi sul valore attualizzare (lo afferma con le sue parole):

Ma l’idea di fondo è quella! I lavori in Italia erano pagati bene prima che partisse il progetto Eurozona. Dopo non più! Capito perchè GLI ITALIANI CERTI LAVORI NON VOGLIONO PIÙ FARLI?

Ad maiora.

Banche venete, immobili sul mercato dopo l’estate

Rosario Murgida finanzareport.it 5.7.18

I commissari liquidatori avrebbero intenzione di procedere con la cessione del patrimonio immobiliare subito dopo la pausa estiva. Sul mercato anche palazzi storici

I commissari liquidatori di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza sono decisi a mettere sul mercato dopo la pausa estiva le proprietà immobiliari non confluite nelle attività in bonis passate a Intesa Sanpaolo.

In tal modo, secondo indiscrezioni di stampa, i vorrebbe imprimere un colpo di acceleratore alle procedure di liquidazione delle due ex banche popolari venete magari affidandosi a un operatore specializzato. Sul mercato arriveranno due lotti di immobili, per lo più della vecchia Banca Popolare di Vicenza. Tra questi figurano anche cespiti di pregio come l’edificio rinascimentale noto come Palazzo Thiene, ex sede proprio della popolare vicentina, i vecchi uffici operativi di Milano e Roma e filiali in zone anche di prestigio se non di lusso come nel caso di Piazza del Tritone nella capitale per non parlare dell’Hotel San Marco di Cortina.

Se non ci liberiamo dell’euro siamo condannati all’austerità

paolobecchi.wordpress.com 4.7.18

di Paolo Becchi e Giovanni Zibordi su Libero,

M5S e Lega hanno vinto le elezioni dicendo basta all’austerità e proponendo 130 miliardi di spese per reddito di cittadinanza e flat tax. Entrambi hanno promesso pensioni dignitose con il superamento della legge Fornero.

Il Pil dell’Italia è oggi di 1.600 miliardi. All’incirca come 10 anni fa. Se invece avesse continuato a salire della percentuale media del periodo 1950-2000 (tra il 4 e il 5%, inclusa inflazione) sarebbe oggi oltre i 2.000 miliardi. Una politica espansiva dell’ordine di 100 miliardi l’anno è quindi adeguata a un Paese che ha perso 400 miliardi di Pil potenziale. Il problema di fondo è che le economie avanzate oggi hanno molto debito, sia pubblico che privato. In media pari a circa 3 volte il Pil. Le Banche Centrali hanno stampato migliaia di miliardi per comprare debito sul mercato e alleggerirne il peso. La Bce ha stampato (elettronicamente) 3 mila miliardi. Ha comprato e fatto comprare alle banche italiane e Bankitalia circa 700 miliardi di Btp riducendone i rendimenti fino a zero sulle scadenza a uno o due anni.

Il Ministro dell’Economia Tria parla solo di ridurre i deficit per restare dentro i vincoli Ue: dal 2,3% del 2017 all’1,6% nel 2018. Secondo quanto concordato dai governi precedenti, andrebbe ridotto a zero nel 2020.

PROMESSE

Rispettare i vincoli Ue, come vuole il Ministro, significa però non realizzare il programma espansivo annunciato da Salvini e Di Maio. Non è, si badi, solo Tria ad avere invertito la rotta, perché si sono moltiplicate le dichiarazioni all’interno del governo, in parte anche contrastanti, per cui, ad esempio, sembrerebbe rimandata all’anno prossimo la flat tax. Non solo. In questi giorni il sottosegretario all’ Economia, Laura Castelli del M5S, ha dichiarato: «Non so, se servirà una manovra correttiva, ma pare di sì». Solo Matteo Salvini continua, con grande coerenza, a ricordare che «se i vincoli europei sono dannosi non è detto che debbano essere rispettati». Ma al Ministero dell’Economia c’è Tria che intende rispettarli. I documenti che vengono firmati (vedi il Def per il 2018 e quelli del recente summit europeo) per ora lo confermano. C’è allora una via d’uscita al copione dei vincoli di bilancio Ue?

Solo due anni fa l’attuale Ministro dell’Economia scriveva articoli dal titolo molto esplicito «Superare il tabù della monetizzazione del deficit per salvare l’euro», in cui proponeva di finanziare un 2% in più di deficit stampando moneta. Tria spiegava che l’austerità ha fallito e che l’unica soluzione era la seguente: invece di indebitarsi sempre sui mercati lo Stato stampi moneta (per finanziare investimenti pubblici).

STAMPARE MONETA

Stampare moneta è un tabù, come scriveva Tria, che va superato, perché consente di alleggerire il peso del debito senza affossare l’economia come avviene con l’austerità. Perché non c’è traccia di questa soluzione alternativa alla nuova austerità? Siamo condannati, qualunque governo si elegga, anche populista e “sovranista”, a rimanere per sempre sotto il ricatto dei mercati che impongono l’austerità. Cioè una tassazione soffocante, il blocco degli investimenti pubblici e la disoccupazione crescente?

In realtà no, la soluzione prospettata un tempo anche da Tria di stampare moneta e non di indebitarsi è quella giusta. E nel programma della Lega, poi ripreso nel “contratto di governo”, c’è un principio di soluzione che va in questa direzione senza neppure violare i Trattati europei: la proposta dell’emissione di 70 miliardi di mini-Bot per pagare i crediti delle imprese verso lo Stato, una proposta che va nel senso di quanto affermato da diversi economisti come Stiglitz, per i quali l’Italia può, intanto creare una moneta fiscale parallela all’euro.

Insomma, è vero che non ha alcun senso criticare un governo a poco più di un mese dal suo insediamento, è vero anche che in questo mese Salvini ha dato forti segnali sull’immigrazione ma per l’economia non possiamo aspettare a lungo. Dateci a settembre i mini-Bot, per dimostrare che si intende fare sul serio.

Dove hanno preso tutti quei miliardi per salvare le banche?’ Di Maio rilancia il tweet di Jerry Calà contro il precedente governo

Silenziefalsita.it 5.7.18

Luigi Di Maio rilancia il tweet di Jerry Calà contro il precedente governo.

L’attore ha scritto sul proprio profilo:

Tutti in tv si chiedono dove troverà questo governo i soldi per mantenere le promesse elettorali. Basterebbe che il precedente governo gentilmente svelasse dove ha preso tutti quei miliardi per salvare le banche…”.

Il vicepremier ha retwittato il post di Jerry Calà aggiungendo questo commento: “Libidine, doppia libidine, libidine coi fiocchi! ”

L’eredità di Renzi: ecco il contratto dell’Airbus A340-500

silenziefalsita.it 5.7.18

I contribuenti italiani stanno pagando per il super jet che l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi ha voluto aggiungere ai voli di Stato.

Si parla di un contratto da oltre 70 milioni di euro con Alitalia. E l’Airbus A340-500, questo il modello dell’aereo, non è stato comprato ma è stato preso in leasing dalla compagni, cioè in affitto.

Ma, in realtà, spiega Daniele Martini sul Fatto Quotidiano, a prendere i soldi non è Alitalia. Sono gli emirati di Etihad. Proprio quelli che avrebbero dovuto salvare la compagnia aerea italiana. E invece Alitalia è fallita e gli arabi fuggiti.

Con un bel bottino però: il programma Mille Miglia e vari velivoli, tra cui quello preso in affitto da Renzi.

I 70 milioni di cui parlavamo prima sono solo una delle cinque parti del contratto.

La più consistente certamente, ma non l’unica.

Infatti si arriva quasi ad un totale di 150 milioni di euro. Oltre il leasing, bisogna aggiungere varie voci. La manutenzione e i servizi Camo di ingegneria sono stati valutati 31 milioni e 751 mila euro.

Le misure di supporto, l’handling, e il ricovero in un hangar di Fiumicino costano ben 12 milioni e 500 mila euro. Quasi 20 milioni di euro sono stati versati per la riconfigurazione Vip dell’aereo, per dotarlo di sala conferenze e camere lussuose, ma i lavori non sono mai stati fatti. E 4 milioni, infine, sono necessari all’addestramento del pilota.

Perché quel modello di Airbus non è uno qualunque.

È un aereo molto particolare. Nel senso che è un aborto ingegneristico, come pochi se ne sono visti nella storia dell’aeronautica. Ne sono stati prodotti solo 40 esemplari e poi la produzione è stata arrestata.

Ma la beffa più grande non è ancora arrivata. L’Air Transport World ha comunicato che l’ultimo Airbus A340-500 è stato venduto per 27 milioni di dollari. Equivalenti, cioè alla sola prima rata versata dai contribuenti italiani alla compagnia aerea Etihad.

Non è ancora finita. Se volessimo rendere l’aereo, nel contratto è stata inserita una clausola rescissoria che obbliga lo Stato a pagare comunque l’affitto dell’aereo.