Il magico tempismo della magistratura

di Andrea Scaraglino – 6 luglio 2018 lintellettualedissidente.it

Sconfitta sul piano elettorale e politico, la sinistra non può fare altro che ricorrere, per risollevarsi, alle inchieste giudiziarie della magistratura. Con ciò non si vuole scagionare la Lega, tuttavia il tempismo dell’inchiesta sembra, come sempre, piuttosto sospetto.

La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.” Così recita l’articolo 104 della Costituzione Italiana, questo il punto cardine della questione. Come si può, dopo l’esperienza della seconda repubblica, non nutrire dubbi, se non nel merito, almeno nel tempismo del terzo potere?

La sentenza della cassazione, che ordina il sequestro delle future entrate economiche della Lega fino alla somma di 49 milioni di euro, come risarcimento allo stato per via della truffa ordita a danno di Camera e Senato dall’allora segretario Bossi e dal tesoriere Belsito, ha spaccato il secondo.

Aspettando il verdetto del riesame di Genova (solo nel caso di conferma di quanto espresso dalla cassazione si arriverà al prelievo forzoso della somma in questione) il dibattito politico si infiamma. Anche l’alleato grillino, in evidente imbarazzo, prende le distanze dal Carroccio e dalle invettive del suo segretario nei confronti della magistratura, il Guardasigilli Bonafede non ha usato mezzi termini: “Tutti devono potersi difendere fino all’ultimo grado di giudizio. Poi, però, le sentenze vanno rispettate, senza evocare scenari che sembrano appartenere più alla Seconda Repubblica “.

Salvini promette battaglia, ha già chiesto un incontro con il Presidente Mattarella per vagliare l’opportunità democratica di questo provvedimento. Del resto non si può negare che il prelievo di 49 milioni di euro bloccherebbe l’apparato amministrativo del primo partito d’Italia e questo un problema di democrazia lo pone. Un problema che la magistratura ha posto più volte alla politica italiana e curiosamente sempre quando il governo non era a tinte rosse, oggi diremo arcobaleno.

Primo vero inciampo per Salvini e il suo partito, primo banco di prova dell’alleanza di governo, conferma del sospetto della politicizzazione della magistratura italiana. Un sospetto che da quel lontano 4 luglio 1964 ha assunto le sembianze della più corposa consorteria interna alla magistratura: Magistratura Democratica. Un’associazione, che insieme ad altre, ha riprodotto le divisioni politiche nazionali anche in seno al potere giudiziario. Presente come il polo progressista, essa sorge in relazione allo svilupparsi di quella nuova cultura degli anni Sessanta, che metteva in discussione i valori tradizionali e spingeva per il cambiamento sociale del paese. Un fine molto più che sociale, vien da dire: politico.

Del resto, non è la prima volta che una sinistra esanime e in profonda crisi di consenso trova appiglio in una qualche inchiesta giudiziaria o sentenza per riaprire la polemica politica da talk show e credersi, in fondo, migliore.

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