Incompiute d’Italia. Sono 647 le opere rimaste sospese, 162 solo in Sicilia. Servono 2 miliardi per finirle

Carmine Gazzanni lanotiziagiornle.it 6.7.18

opere incompiute

La lista è infinita. Nonostante rispetto al 2016 ci sia stata una notevole contrazione, secondo l’ultimo report del ministero delle Infrastrutture (aggiornato al 2017) le opere incompiute d’Italia sono ancora 647 (erano 752 l’anno scorso, 120 in più). Una montagna di ponti non finiti, di strade interrotte, di piscine promesse e mai realizzate. E poi dighe, scuole, ambulatori. Ciò che realmente fa impressione, però, è il conto finale: secondo i dati ministeriali, occorrerebbero più di 2 miliardi per completare tutti i lavori. Ma c’è di più: se andiamo a considerare l’importo totale per la realizzazione delle opere (e, dunque, quanto è stato speso fino ad ora e quanto dovrà essere ancora speso) la cifra sale a quasi 4 miliardi. Soldi buttati e bloccati a causa dell’incuria. Senza dimenticare un altro aspetto. Come denunciano diverse associazioni come l’Ance e Legambiente, non tutte le incompiute rientrano nell’anagrafe. Non fosse altro che spesso è spesso difficile dare una definizione rigorosa di “incompiuto” e rintracciare le varie opere che potrebbero rientrare nel novero.

Viaggio nell’incompiuto – In questa speciale classifica dell’incompiuto a svettare è la Sicilia dove, addirittura, le opere da ultimare sono aumentate: siamo passati, infatti, da 159 a 162. E, ovviamente, tra i vari progetti c’è di tutto. C’è il caso dell’auditorium comunale ad Aragona: l’opera dovrebbe costare 1,9 milioni di euro, ma i lavori sono stati immediatamente interrotti (dal report risultano spesi solo pochi spiccioli). La ragione? Non sussistono “le condizioni di riavvio degli stessi”. Clamoroso il caso dei bagni di cura saunistica a Pantelleria, costati mezzo milione e completati al 100% ma fermi non si sa bene per quale motivo. O, meglio, si sa ma resta una motivazione a dir poco incomprensibile: “I lavori di realizzazione, ultimati, non sono stati collaudati nel termine previsto – recita il report ministeriale – in quanto l’opera non risulta rispondente a tutti i requisiti previsti dal capitolato e dal relativo progetto esecutivo”. Dopo la Sicilia, seguono la Sardegna, (86) la Puglia (54) e il Lazio (45). E poi ci sono le grandi opere infrastrutturali che ricadono sotto l’egida direttamente del ministero delle Infrastrutture, oggi guidato dal pentastellato Danilo Toninelli: tra le 37 incompiute (l’anno scorso erano 54) non si può non ricordare la Città dello Sport di Tor Vergata con la “Vela” di Calatrava. Un’opera mastodontica ferma a non più del 16% del totale, per la cui ultimazione occorrerebbero più di 406 milioni di euro (ad oggi ne abbiamo spesi circa 200). Non che il Nord, ovviamente, sia diverso. In Lombardia, ad esempio,  si contano 27 incompiute. Come l’asilo nido del Comune di Offanengo (Cremona): l’opera complessiva ha un costo di circa 1,5 milioni; i lavori sono stati interrotti e, a leggere il report, gli oneri per l’ultimazione sarebbero intorno ai 15mila euro. Briciole. Eppure tutto è fermo perché la società che gestiva i lavori pare essere fallita. Capita anche questo nel fantastico mondo dell’incompiuto italico.

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