DIETRO LE QUINTE/ Confindustria, se Marcegaglia molla Boccia e gioca da sola

a decisione di Emma Marcegaglia di uscire da Federacciai è legata ufficialmente ai dazi Usa, ma è la spia di una fase impegnativa dentro e fuori Confindustria. NICOLA BERTI 

Emma Marcegaglia (LaPresse)Emma Marcegaglia (LaPresse)

La decisione di Emma Marcegaglia di ritirare il gruppo di famiglia da Federacciai – la federazione dei siderurgici di Confindustria – è ufficialmente legata a una diversità di vedute specifica: sulla risposta elaborata in Federacciai ai nuovi dazi Usa in materia di gestione dei flussi di import siderurgico per i trasformatori, fra i quali è anche il gruppo mantovano. Questa è almeno la motivazione della lettera con cui Marcegaglia ha comunicato la scelta a Vincenzo Boccia, suo attuale successore alla presidenza di Confindustria. A differenza di Fiat (che ruppe con Viale dell’Astronomia sotto la presidenza Marcegaglia, dopo la presidenza Montezemolo) e più recentemente di Luxottica, Marcegaglia ha sottolineato l’assenza di polemiche associative con Confindustria e la volontà di rimanere all’interno del mondo confederale nelle strutture territoriali. Al di là degli intenti, l’annuncio non sembra destinato tuttavia a scorrere via come acqua sulla pietra. Soprattutto in un passaggio politico delicato e complesso per gli industriali italiani.

Dietro le precisazioni di forma e di sostanza, la mossa è senza precedenti da parte di un past president per di più recente (2008-2012). Marcegaglia è stata poi “grande elettrice” di Boccia due anni fa e ricopre tuttora ruoli di primo livello del sistema-Confindustria: presidente della Luiss e – si diceva con insistenza negli ultimissimi giorni – possibile presidente del Gruppo 24 Ore, dopo le dimissioni improvvise e polemiche di Giorgio Fossa (lui pure past president in Viale dell’Astronomia). Al  Sole è stato invece designato Edoardo Garrone – già presente in consiglio – si dice per decisione diretta di Boccia. La struttura di Viale dell’Astronomia – oggi polarizzata attorno al direttore generale Marcella Panucci – gli avrebbe probabilmente preferito un altro consigliere del Sole: Marco Gay, ex presidente dei Giovani di Confindustria. Garrone dovrà comunque procedere celermente alla nomina di un nuovo amministratore delegato, dopo l’uscita di scena di Franco Moscetti.

Il candidato al centro dei rumor rimane Giuseppe Cerbone, un passato manageriale al Sole prima di approdare all’Ansa come amministratore delegato. Al suo arrivo – che resta probabile – molte indiscrezioni continuano ad associare anche un possibile ricambio alla direzione del quotidiano, oggi retta da Guido Gentili: forse con Fabio Tamburini, attuale vicedirettore dell’Ansa dopo aver diretto Radiocor e Radio24 in Viale Monte Rosa. Ma sull’ennesima manovra di organigramma in cantiere al Gruppo Sole – alle prese con un’impegnativa azione di risanamento e ristrutturazione – veniva data al lavoro proprio Marcegaglia, in tandem con un altro past president di Confindustria: Luigi Abete. Durante la sua presidenza, l’industriale mantovana ha nominato alla direzione Sole prima Gianni Riotta e poi Roberto Napoletano, oltre all’ex amministratore delegato Donatella Treu. E in più di un’occasione la Luiss è stata indicata come possibile leva finanziaria e strategica per il riassetto Sole, cui non stanno risultando sufficienti né l’aumento di capitale da 50 milioni varato l’autunno scorso, né la vendita della divisione Eventi & Formazione.

Il caso Sole – indicatore di una fase ricca di sommovimenti nel mondo confindustriale – non è comunque il solo nel quale si riverbera il “caso Marcegaglia”: e forse neppure il più significativo. L’incarico principale attualmente ricoperto dall’industriale mantovana è infatti quello di presidente dell’Eni (ed è fra l’altro questo ruolo a garantire a Marcegaglia un peso rilevante al vertice di Confindustria). All’Eni l’industriale mantovana è stata designata nel 2014 dal governo Renzi appena insediato e poi confermata nel 2017 dal governo Gentiloni, in teoria con scadenza 2020. E’ naturale tuttavia come anche il mondo delle aziende a controllo pubblico sia investito in pieno dal cambio di stagione politica seguito al voto, mentre Confindustria sta ancora aggiustando nuovi equilibri. E proprio il recentissimo “decreto dignità” – firmato dal nuovo super-ministro Di Maio – ha segnato un primo momento di contrapposizione netta fra Viale dell’Astronomia e il governo giallo-verde sul terreno delle regole del lavoro.

A rischio di illazione dietrologica, non giunge quindi del tutto sorprendente un’elaborata presa di distanze di Marcegaglia dalla “sua” Confindustria: nella quale già il governo Renzi era sembrato in qualche maniera voler contare proprio attraverso la forza crescente dei giganti pubblici associati (Eni, Enel, Ferrovie, etc). Quanto all’evoluzione organizzativa di un corpo intermedio da anni premuto su molti versanti politico-sociali e di mercato, il “caso Marcegaglia” altro non ha fatto che confermare l’attualità del problema: con la singolarità che il gruppo mantovano si è ritirato da una federazione di categoria, cioé dal format verticale che pare più resiliente alla crisi della rappresentanza imprenditoriale e dei servizi associativi.