Richiedenti l’asilo a lezione d'”amore”

PATRIZIA GUENZI caffe.ch 8.7.18

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Migranti e sessualità. È ancora tabù. Per la Svizzera e per gli stranieri. Spesso si aspetta che siano i richiedenti l’asilo a farsi avanti, a chiedere un consiglio, una visita ginecologica, un contraccettivo… Nel canton Vallese, invece, il responsabile del Dipartimento sanità è convinto che un progetto di integrazione debba comprendere anche la sessualità. Ha quindi organizzato dei corsi di educazione sessuale, obbligatori, per richiedenti l’asilo: dall’età del consenso alle mutilazioni genitali femminili, dall’autonomia sessuale ai metodi contraccettivi all’intimità. “Queste persone devono conoscere le strutture esistenti dove rivolgersi per chiedere aiuto – spiega Véronique Eckert, consulente sessuale che si occupa dei corsi -. Bisogna semplificare il più possibile l’accesso alle informazioni”.
Informazioni che in Ticino il Centro di registrazione di Chiasso assicura ai migranti appena arrivati. “Molto generiche – spiega la responsabile del Centro, Micaela Crippa -. Per i nostri ospiti forse sarebbe prematuro un corso, ma in generale iniziative di questo tipo sono senz’altro positive”. Anche per Brenno Balestra. Il primario di medicina interna all’ospedale di Mendrisio, “nosocomio di frontiera” per i migranti, ammette infatti che questo è un aspetto ancora trascurato. “Tuttavia – osserva -, non vorrei che queste iniziative siano dettate più da un bisogno nostro (di sicurezza, di ‘civilizzazione’), non dei migranti”. E tornano alla mente i fatti di Colonia del Capodanno 2016: decine di donne avevano denunciato alla polizia tedesca di essere state stuprate da un gruppo di uomini di origine nordafricana. Per il sindaco di Colonia non c’erano prove che tra gli aggressori ci fossero profughi.
Comunque sia, è evidente l’esigenza di parlare di sesso, ma anche di sentimenti, di parità tra uomo e donna coi richiedenti l’asilo. “C’è ancora la tendenza a considerare il sesso un affare privato – osserva la direttrice dell’Associazione Salute Sessuale Svizzera, Barbara Berger -, ma ricordiamo che per uno straniero l’accesso alle informazioni è molto più complicato”. Berger da sempre insiste sull’importanza di sostenere soprattutto i gruppi più vulnerabili e in settimana ha sollecitato la Confederazione affinché garantisca l’accesso alle cure e limiti le disuguaglianze e le discriminazioni nel campo della salute. “In particolare nei confronti delle donne in gravidanza – sottolinea -, per le quali le attenzioni sono spesso insufficienti, come lo dimostrano studi recenti. Faccio un esempio: i corsi preparto, dovrebbero essere tradotti simultaneamente”.
Monica Marcionetti, di Antenna May Day, a Lugano, che collabora con consultori e altri servizi di aiuto ai migranti, ha qualche perplessità sull’obbligatorierà di questi corsi: “Imporli mi sembra poco opportuno – osserva -. Penso sia meglio creare prima un clima di fiducia, come cerchiamo di fare noi durante gli incontri, per aiutare queste persone a confidare eventuali timori, difficoltà o problemi legati anche alla loro sfera sessuale”.
Prima del canton Vallese, la Germania ha organizzato “lezioni di sesso”, proprio sull’onda dello scandalo del Capodanno 2016, con una pagina web, “Zanzu”. Un elenco, in dodici lingue, per i nuovi arrivati su quali comportamenti tenere se vogliono avere rapporti sessuali con le donne tedesche. Un’iniziativa che Heinz-Jürgen Voss, esperto in sessuologia dell’Università di Merseburg, ha subito definito “razzista”, perché parte dal presupposto che gli stranieri hanno un’educazione sessuale inferiore a quella dei tedeschi. Melete Solomon, psicologa, coordinatrice di Amic, Associazione di mediatrici interculturali a Ginevra, replica: “Ciò che per noi occidentali è la normalità, salutarsi con un bacio o un abbraccio, stringersi la mano, per chi proviene da Paesi come la Siria, Afghanistan o Eritrea non lo è. Spiegare i nostri usi e costumi è fondamentale”. Ma anche, aggiunge Véronique Eckert, “affrontare il tema dell’uguaglianza tra uomo e donna, della contraccezione, dei sentimenti, del pudore, spiegare cosa vuol dire un no”.
E Berger invita tutti a prestare più attenzione e sensibilità nei confronti delle ragazze mutilate, costrette a sposarsi giovanissime con la forza, o violentate durante il viaggio verso l‘Europa. Un percorso molto pesante per alcune di loro. “C’è ancora molto da fare, non tutte le regioni della Svizzera garantiscono gli stessi trattamenti”, dice.
Dal 2014 i cantoni dispongono di un programma di integrazione che aiuta ogni migrante a orientarsi, identificarsi nella nuova realtà, affrontare le questioni legate ai temi culturali, della politica, del lavoro e della salute. “Per molti stranieri è ancora un tabù la sessualità – osserva Solomon -. Le donne si vergognano a farsi vedere incinte, hanno difficoltà a chiedere aiuto. L’accesso ad ogni e qualsiasi informazione di orgine sessuale è un loro diritto”.
Un diritto, certo, ma forse non così urgente. Prima ci sono altri bisogni, secondo Brenno Balestra. “Non sono sicuro che l’educazione sessuale sia una delle necessità più immediate per queste persone in cerca di asilo, di sicurezza, di occupazione, di familiari dispersi, di cure mediche immediate, ecc. – osserva il medico -. Diverso è, probabilmente, in un programma d’integrazione una volta ottenuto l’asilo e risolti i problemi più immediati. Sarebbe però interessante sapere cosa ne pensano i migranti stessi”.

p.g.