Carige, il pallino nelle mani di Malacalza?

Rosario Murgida finanzareport.it 9.7.18

In arrivo un Cda da resa dei conti tra l’ad Fiorentino e i consiglieri rimasti dopo le dimissioni di Tesauro, Balzani e Lunardi


La bufera su Carige non si arresta e l’atmosfera diventa sempre più calda intorno all’istituto ligure. Domani è previsto un consiglio di amministrazione da molti definito da “resa dei conti”, in particolare dopo le dimissioni in serie di alcuni consiglieri, partire dal presidente Giuseppe Tesauro, passando per Stefano Lunardi e arrivando all’ultima dimissionaria, Francesca Balzani.

Al centro della scena ci sarà ovviamente l’amministratore delegato Paolo Fiorentino, fino a pochi giorni sostenuto senza remora alcuna ma ora finito, a sua volta, nel ciclone dell’ennesimo scandalo italiano fatto di malaffari e commistioni insane tra politica e imprenditoria, il caso dello Stadio della Roma.

Secondo quanto finora emerso, Tesauro non avrebbe presentato le sue dimissioni solo per le divergenze sulle scelte strategiche di Fiorentino e quindi della banca ma anche per alcune intercettazioni dell’inchiesta romana sullo stadio. L’imprenditore Luca Parnasi ha infatti chiesto proprio a Fiorentino di affidare una consulenza a Luca Lanzalone, l’ormai ex presidente Acea coinvolto direttamente nelle indagini della Procura di Roma che hanno portato a diversi arresti con l’accusa, tra le altre cose, di associazione per delinquere. Fiorentino non avrebbe affidato alcun mandato a Lanzalone ma il tono della conversazione intercettata avrebbe spinto Tesauro a prendere la decisione di lasciare l’incarico, mentre Lunardi e Balzani avrebbero preso la strada delle dimissioni perchè contrari alla vendita di numerosi cespiti, tra cui la quota detenuta nell’Autostrada dei Fiori.

Fiorentino rischia dunque di diventare il bersaglio di critiche e rimproveri da parte dei consiglieri in un Cda che ha come punti all’ordine del giorno la convocazione dell’assemblea straordinaria per la nomina del sostituto di Tesauro alla presidenza (in pole ci sarebbe l’ex sindaco di Genova, Giuseppe Pericu) e di Balzani nel comitato rischi. Di sicuro la situazione è sempre più pesante anche perchè il mercato ha già iniziato a porre la massima attenzione su una banca che non aveva certo bisogno di una nuova bufera mediatica dopo un anno passato tra defenestrazioni di manager come Guido Bastianini, un difficile aumento di capitale e un ancor più complesso programma di rafforzamento e pulizia di bilancio. A dimostrarlo è l’andamento del titolo in Borsa, arrivato ormai ai minimi storici dalle dimissioni di Tesauro in poi e oggi ulteriormente penalizzato (alle 9,44 perde il 3,5%).

Ora la palla passa ai consiglieri rimasti in Cda e non è escluso che sia Vittorio Malacalza, attuale vice presidente e maggior azionista della banca, a dover prendere in mano la situazione nonostante l’obbligo della Bce di non assumere un ruolo di direzione e controllo. Di certo Malacalza una posizione la prenderà, che sia dura o morbida si vedrà, anche perchè l’imprenditore piacentino ha già espresso nei mesi scorsi dure critiche proprio a Fiorentino, per esempio, per la conduzione della ricapitalizzazione.

Resa dei conti o no, Carige deve tornare sul binario dell’ordinaria amministrazione e non è escluso che Raffaele Mincione, il finanziere rimasto finora silente, non prenda la palla al balzo per tornare a chiedere il rinnovo integrale del consiglio di amministrazione e quindi dissotterrare l’ascia di guerra finora messa da parte malgrado i segnali di ostilità lanciati subito dopo l’annuncio dell’ingresso nel capitale della banca. Due incognite si innestano, dunque, in un quadro già complesso di suo. Di sicuro le nubi nere che aleggiano su Carige non sono destinate a sparire nell’immediato.