Le nomine della nuova maggioranza M5S-Lega per il Csm e per la Corte Costituzionale

Clairemont Ferrand silenziefalsita.it 9.8.18

Oggi Repubblica, per la penna del costituzionalista Michele Ainis, non riesce a nascondere l’ansia per il profondo rinnovamento che sta per avvenire nei massimi organi di garanzia della Repubblica Italiana.

Non è passato molto tempo da quando il PD esprimeva tutte le nomine non solo delle tre più alte cariche dello Stato – Presidenze della Repubblica, Senato e Camera – ma anche quelle del Consiglio Superiore della Magistratura e della Corte Costituzionale.

Ora le cose stanno cambiando velocemente e in maniera radicale e questo genera spavento: gli elefanti M5S e Lega entrano in un negozio di cristalli, un disastro immane.

Tuttavia il Prof. Michele Ainis non osa esporsi con la benché più sobria delle proteste perché consapevole che sarebbe coperto dalla più che ragionevole considerazione che i suoi amici del PD hanno occupato ‘manu militari’ quelle istituzioni.

Quindi il dovere del silenzio si impone per la forza delle cose e non lascia scampo.

Allo stesso tempo il messaggio a chi ancora rimane (per non molto tempo, le scadenze incombono…) con nomina del PD e ai magistrati di carriera nominati dagli organi di autogoverno è quello di scongiurarli dal familiarizzare con i barbari in arrivo pronti a distruggere tutto.

Si tengano lontani da loro, li considerino appestati quelli che stanno per essere nominati da 5Stelle e Lega.

Facciano una resistenza estrema, insomma.

Però il costituzionalista dem non sa dire assolutamente nulla in nome di quale principio, giammai ovviamente di diritto, ma neanche politico in senso più che largo, si possa o addirittura si debba fare questa resistenza.

Rimane un semplice auspicio appena balbettato che si esprime con queste parole: ‘Giuristi in divisa gialloverde stanno per accasarsi alla Consulta e al Csm. Non è l’ennesimo attentato all’indipendenza dei garanti, bensì un rosario di blandizie, adescamenti e lusinghe’.

Un senso generico di scoramento misto a paura dell’ignoto, si impadronisce di Prof. Michele Ainis (e soprattutto di chi detta la linea editoriale di Repubblica) e lui stesso dall’alto della sua scienza giuridica non sa definirlo né in termini tecnici né in termini politico/culturali.

Così finisce l’egemonia – di derivazione gramsciana ma che di quella radice non ha più nulla – della ormai defunta classe dirigente che piano, piano, ma inesorabilmente, ha tranciato tutte le radici che la tenevano legata e gli davano la linfa vitale e primordiale del meglio dei partiti popolari, Dc e PCI, che tanti coraggiosi e disinteressati PADRI DELLA PATRIA I VERI E PROPRI GIGANTI POLITICI HANNO SAPUTO DARE ALL’ITALIA SVILUPPO E RISPETTO IN TUTTO IL MONDO.

IL LORO TESTIMONE PASSA IN ALTRE MANI!

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