Vaticano la multinazionale più potente al mondo

articolotre.com 9.7.18

-Marisa Denaro– Se si pensa ad una multinazionale vengono in mente uomini in giacca e cravatta che gestiscono milioni di euro, invece la più grande multinazionale è composta da uomini in abito talare.

La Chiesa Cattolica è la prima multinazionale con 2 mila miliardi di dollari di patrimonio immobiliare di cui circa il 22% del patrimonio immobiliare in Italia, riserve d’oro di oltre 60000 tonnellate sparse tra la US Federal Reaerve Bank e banche elvetiche e britanniche, per non parlare dei capitali depositati presso lo IOR, istituto opere religiose, la banca vaticana più volte coinvolta in scandali lambire anche da omicidi, finti suicidi e sparizioni.

Non solo oro e immobili ma azioni e obbligazioni detenute dal Vaticano in varie società sparse in tutto il mondo.

Un esempio su tutti l’Amministrazione patrimonio Sede Apostolica che dovrebbe gestire unicamente la curia romana, ha nelle sue disponibilità circa un miliardo di euro.

Non da meno sono i vari ordini religiosi, enti e fondazioni che gestiscono veri e propri imperi economici come Propaganda Fide ( il ministero delle missioni) che gestisce un patrimonio stimato in 10 miliardi di euro.

La Banca Cattolica Pax di Colonia, come riferisce il giornale tedesco Der Spiegel, sino al 2009 aveva investito in azioni di aziende che producono tabacco, armi finanziando con 1,6 miliardi di euro la Bae Systems colosso della difesa e persino contraccettivi possedendo 580 milioni di euro in azioni della società farmaceutica Wyeth.

Una volta scoperchiato il calderone rendendo pubblici i veri affari della Banca Cattolica Pax, la stessa si è premurata di informare  i propri clienti che aveva provveduto a vendere tutte le “cattive azioni”.

Non da meno sono gli arcivescovadi di Madrid e Burgos avendo investito 80 mila euro in azioni dei laboratori farmaceutici Pfizer che fabbricano Viagra e un anticoncezionale che si inietta ogni tre mesi.

Affari gestiti con estremo cinismo nel totale disprezzo del pensiero cattolico che da sempre ha condannato l’uso della pillola contraccettiva, condannando le donne che ne fanno uso da un lato e guadagnandoci dall’altro. Il tutto inoltre, accadeva mentre in Italia si assisteva ad un acceso dibattito sulla pillola abortiva RU486.

Chissà poi cosa hanno pensato i frati comboniani contrari alle banche che finanziano società che producono armi quando si sono resi conto che chi li finanziava indossava il crocifisso.

Il Vaticano ha partecipazioni in molte imprese in vari ambiti quali plastica, elettronica, cemento, acciaio e nel settore immobiliare. Ha partecipazioni in Italgas, Fiat come Alitalia.

Nonostante un capitale immenso sottostimato visto che non sono considerate le numerosissime opere d’arte di proprietà della Chiesa Cattolica, incassa anche l’8 Per mille aumentando ancor di più un capitale che da solo potrebbe sfamare le intere popolazioni disagiate del continente africano.

Lo Ior, a dispetto del suo nome, di opere religiose se ne occupa ben poco, gestisce circa 6 miliardi di euro ed è stata più volte al centro di casi di riciclaggio di denaro sporco come il caso del Banco Ambrosiano che porta con sé la morte del banchiere Roberto Calvi, per non parlare dei rapporti ambigui con Michele Sindona legato ad ambienti massonici-mafiosi o l’omicidio di Giorgio Ambrosoli, la sparizione di Emanuela Orlandi, i legami con la banda della Magliana,  la misteriosa ed improvvisa morte di Papa Luciani, gli scandali Enimont e i fondi neri amministrati dall’arcivescovo Marcinkus.

Persino lo scandalo calciopoli ha coinvolti lo Ior dove erano depositati fondi neri della Gea World di Alessando Moggi.

Interessi miliardari che vanno oltre i cardini della religione cattolica che predica la povertà e la carità.

Poveri a parole ma ricchi di fatto, pro vita ma contribuiscono a produrre anticoncezionali, contro le guerre e producono armi, a favore dell’ambiente bellezza del creato da preservare e producono plastica.

Banche venete: ecco il contratto segreto tra Banca Intesa e lo Stato senza censure in anteprima nazionale.

costantinorover.it 30.6.17

Contratto Stato italiano Banca Intesa

Sono in grado di produrre il contratto segreto fra Banca Intesa e lo Stato con il quale di fatto viene fatto un triplo regalo alla banca privata.

Il primo in Italia, prima ancora de Il fatto quotidiano (e scusate se è poco) posso produrre la copia depositata sul cerved – e quindi desecretata – del contratto capestro che condanna la democrazia e regala miliardi a palate a banca Intesa.

Non solo le si regala le due venete, ma le si sottraggono i contenziosi con i soci truffati e le si regalano pure dei miliardi.

E i risparmiatori?

Vengono cancellate le sentenze favorevoli ai truffati che avevano vinto le cause.
Bloccate tutte le cause in corso.
Persino chi ha ricevuto il “ristoro” elemosina potrebbe doverlo restituire.

Ma non basta.

IL CONTRATTO SEGRETO

Nel contratto segreto sancito tra le parti è prevista una clausola agghiacciante.

Lo Stato pagherà persino le nuove insegne da appendere agli sportelli delle ex venete.

Ti sto parlando di un contratto talmente complesso che ci sono voluti mesi (potrebbero essere stati cinque o sei) di trattative sugli accordi.

Altro che idea estemporanea nata in pochi giorni e spacciata come una concessione di Banca Intesa allo Stato.

 


PERCHÉ QUESTO REGALO AD UNA BANCA PRIVATA?

Allo Stato sarebbe costato molto meno rifinanziare le venete e persino risarcire i truffati.
Perché invece si è preferito violare oltre 20 norme del codice civile e la Costituzione?

Una delle risposte potrebbe essere che impacchettare i crediti deteriorati in un calderone a parte potrebbe essere un bel regalino ulteriore ai soliti amici, a cominciare da Algebris di Davide Serra.

Nei prossimi giorni maggiori particolari.

Nuova bufera su Carige, Fiorentino querela Tesauro e Mincione chiede la revoca del cda

ilsecoloxix.it 10.7.18

Paolo Fiorentino

Paolo Fiorentino

Genova – Il cda di Carige, che è in corso, sta valutando la richiesta di Raffaele Mincione, socio della banca al 5,4% attraverso la società Pop 12, di convocare l’assemblea «al più presto, ma non prima della seconda settimana del prossimo settembre» per revocare l’attuale cda ed eleggerne uno nuovo. È quanto comunica l’istituto in una nota e quanto ha anticipato il Secolo XIX nell’edizione odierna (articolo a seguire).

Toti: «Spero che trovino un accordo»

«Mi auguro che gli azionisti trovino un accordo, appoggino un piano di rilancio dell’amministratore delegato Fiorentino e finalmente si parta, dopo aver messo in sicurezza la banca, per un progetto di lungo periodo». Il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, commenta così la riunione del cda di Carige: «Una banca che ha fatto un aumento di capitale poco tempo fa – sottolinea – e che ha un capitale abbastanza strutturato per andare avanti, ha bisogno di un piano industriale che Fiorentino sta elaborando. La banca ha dei soci del territorio molto importanti: la famiglia Malacalza, il gruppo Volpi, Spinelli. È una banca – conclude Toti – che ha solide radici e grande fiducia in Liguria».

Savona: ‘Dobbiamo essere pronti a tutto, anche all’uscita dall’euro’

silenziefalsita.it 10.7.18

uscita-dall'euro

“Mi dicono tu vuoi uscire dall’euro? Badate che potremmo trovarci in situazioni in cui sono altri a decidere. La mia posizione e’ di essere pronti a ogni evenienza”.

Così Paolo Savona su un’eventuale uscita dall’euro dell’Italia.

Il ministro degli Affari Europei parlando davanti alle commissioni di Camera e Senato ha fatto sapere che dopo l’audizione vedrà Mario Draghi. “Mi recherò da Draghi appena terminato questo incontro. Prima volevo che la mia azione godesse della legittimazione democratica. Io ero stato delegittimato dai media e non mi sono mosso fino a questo momento per questi precisi motivi,” ha affermato.

Secondo il ministro bisogna affidare alla Banca Centrale Europea “pieno e autonomo esercizio di prestatore di ultima istanza. E’ una lacuna che si riflette nello spread”. Ovvero la BCE dovrebbe avere lo stesso potere delle altre banche centrali.

“In Banca d’Italia – ha spiegato – ho imparato che non ci si deve preparare a gestire la normalità ma l’arrivo del cigno nero, lo shock”.

Quanto al Piano B di uscita dall’euro, Savona ha detto che “vi è necessità di una stretta connessione tra architettura istituzionale dell’Ue e politiche di crescita se si vuole che l’euro sopravviva”.

Savona ha poi citato Dahrendorf quando scrisse, dopo la caduta del muro di Berlino, il libro ‘1989, Suggerimenti a un amico polacco’, per mettere in guardia “contro tutti i sistemi che finiscono in ‘ismo’: Comunismo, socialismo, capitalismo e anche l’europeismo che è diventato un’ideologia”.

“Mi sento cittadino europeo – ha prosguito – e dobbiamo fare di tutto per cercare di mettere all’ordine del giorno il discorso della cittadinanza europea” che fa parte del contratto di governo. “Non sono un sovranista, sono un trattativista”.


 

Banche e diamanti: aperto un tavolo per risarcire i risparmiatori

infovercelli24.it 10.7.18

FEDERCONSUMATORI: CREATO UN PROTOCOLLO PER DEFINIRE LE MODALITA’ DI VERIFICA DI TUTTE LE DOMANDE DI RIMBORSO

Ultimo tra i grandi Istituti di credito che a suo tempo avevano invitato investitori e risparmiatori a ricorrere all’acquisto di diamanti come forma d’investimento sicuro, ora anche BPM ha accettato la stesura di un protocollo operativo per la risoluzione delle controversie insorte tra gli istituti di credito e gli investitori su questa particolare forma di risparmio, rivelatasi in realtà poco vantaggiosa.

‘Al termine di un estenuante confronto tra le delegazioni di Federconsumatori e Adiconsum – spiega l’avvocato Matteo Ferrari Zanolini di Federconsumatori Piemonte – siamo arrivati alla definizione di protocollo per l’instaurazione di una serie di incontri tecnici di verifica delle singole posizioni dei risparmiatori che dal mese di luglio procederà all’esame delle domande di risarcimento presso le sedi di BPM, di Reggio Emilia, Modena, Bergamo, Verona, Milano e la possibilità anche di incontri a Novara presso la sede storica di BPN prima della fusione con Banco Popolare ora BPM’.

Attualmente, in Piemonte, Federconsumatori segue le problematiche di circa cinquanta persone coinvolte nella vicenda diamanti, oltre  un migliaio a livello nazionale: il fatto che dopo Intesa e Mps anche BPM (e quindi anche la Popolare di Novara) abbia deciso di dialogare con i rappresentanti dei propri clienti delusi, sicuramente potrebbe spingere altri investitori a valutare l’opportunità di intraprendere azioni risarcitorie.

Gli sportelli Federconsumatori di Borgosesia e Vercelli sono a disposizioni degli interessati per ogni chiarimento sull’argomento.

La flotta russa del Mar Nero pronta per esercitazioni missilistiche al largo della costa della Siria in vista del vertice Trump-Putin

controinformazione.info 10.7.18

La Russia fornisce soltanto un promemoria amichevole  circa le sue capacità missilistiche e aeronavali nell’area del Mediterraneo orientale.

Secondo l’ultimo “Notice to Airmen” ( NOTAM ), la task force mediterranea della Marina russa ospiterà esercitazioni navali al largo della costa della Siria per diverse settimane. Il punto di partenza dell’esercitazione navale inizierà l’11 luglio, appena cinque giorni prima di quando i presidenti russi e statunitensi Vladimir Putin e Donald Trump si incontreranno nella capitale finlandese di Helsinki per discutere della complicata situazione in Siria.
L’ubicazione dell’esercitazione da guerra sarà nel Mediterraneo orientale tra la costa siriana e la parte meridionale di Cipro attraverso il porto di Tartus, che sarà riservato per 10-20 navi da guerra che effettueranno esercitazioni missilistiche dall’11 al 12, al 18, 19 luglio, 25 e 26, ha riferito l’ agenzia di stampa russa TASS .

Durante l’esercitazione, lo spazio aereo verrà chiuso dalle 10:00 alle 18:00, ora di Mosca. Il NOTAM ha affermato che la Repubblica turca di Cipro del Nord è “l’unica autorità legittima e competente a fornire coordinamento del traffico aereo e informazioni aeronautiche entro i limiti dello spazio aereo consultivo”.

Il fatto rilevante è quello che le navi da guerra della Marina Russa condurranno esercitazioni missilistiche con una varietà di armi con guida di precisione. In particolare, la fregata russa Admiral Essen, una fregata con capacità missilistica della classe dell’ammiraglio Grigorovich – di base nella flotta del Mar Nero a Sebastopoli, armata con il sistema missilistico Kalibr (nome in codice NATO: “Sizzler”) parteciperà all’esercitazione.
Citato dalla TASS, l’ufficio stampa della flotta russa del Mar Nero ha riferito il 18 giugno, che le corvette di classe Buyan Grad Sviyazhsk e Veliky Ustyug, armate di sistemi missilistici Kalibr, hanno iniziato il loro viaggio verso il Mar Mediterraneo, partite dalla base russa da Sebastopoli.

Con una forza navale che Include  una dozzina o più di navi da guerra russe provenienti principalmente dalla flotta del Mar Nero che si riuniscono al largo della costa siriana per futuri lanci missilistici, prima del vertice di Trump-Putin, sembra che Mosca stia mandando alla CIA e al Pentagono un severo avvertimento se i rapporti dopo il summit dovessero vacillare.

Navi russe in Mediterraneo

Speriamo che questo non accada perché il desiderio manifestato da Trump di rimuovere le forze statunitensi dalla Siria prima di ottobre gli permetterà di dichiarare la proverbiale “Missione compiuta”, avendo  sconfitto il Daesh o Stato Islamico per le imminenti elezioni a medio termine degli Stati Uniti .

Nota: Le esercitazioni russe mandano anche un ulteriore messaggio della Russia agli USA ed ai loro alleati in Siria: le forze Russe  rimangono  ben posizionate in Siria a difendere il governo di Damasco, con il presidente Assad che resta  ben saldo al potere, dopo oltre sette anni di tentivi della coalizione USA di cambiare il regime e smembrare il paese.

Notate bene che il piano di USA-Israele-Arabia Saudita in Siria è fallito e gli anglo sionisti possono farsene una ragione anche  dando fiato alle trombe della loro propaganda per affermare che anche questo sia stato un “successo” della politica americana. Tutto il mondo ha visto chi ha causato questa guerra e l’enorme bilancio di morte e distruzone apportato contro il popolo siriano.

Fonte: Russia Insider

Traduzione e nota: Luciano Lago

La BRRD esiste e lotta assieme a noi. Dalla Spagna

7.6.17 phastidio.net

In Spagna, il Banco Santander rileva Banco Popular, la banca in dissesto per la quale ieri la supervisione della Bce aveva segnalato il rischio di non essere in grado di far fronte ai propri impegni, a causa del deterioramento delle condizioni di liquidità. Questa è una delle tre condizioni che determinano la necessità di risoluzione di una banca, come definite dalla normativa europea. Le altre condizioni sono che la risoluzione sia necessaria, nell’interesse pubblico (effetti sistemici e di stabilità), e che non vi sia prospettiva di evitare il fallimento entro un “ragionevole arco temporale” attraverso il ricorso ad azioni di supervisione o misure alternative del settore privato.

Di conseguenza, avendo verificato che la liquidazione di Banco Popular non avrebbe risposto alle esigenze di stabilità del sistema, è scattata la risoluzione. Che ha determinato, grazie alla presenza di un compratore, Santander, il preventivo azzeramento di azionisti e obbligazionisti subordinati della classe Additional Tier 1, o Co.Co bonds, e la conversione in azioni delle obbligazioni subordinate Tier2. Ma attenzione: le azioni rivenienti da questa conversione saranno a loro volta spazzate via, prima della ricapitalizzazione da parte del Santander. Questa azione serve a colmare il buco nella banca risolta, prima di disporne il trasferimento all’acquirente. Il costo per azionisti e obbligazionisti subordinati sarà di 3,3 miliardi di euro.

Quindi, nel caso di Banco Popular abbiamo avuto una applicazione pratica del meccanismo di risoluzione, innescato dal pronunciamento della vigilanza della Bce che attiva il Single Resolution Board per le determinazioni del caso. La presenza di un compratore privato come Santander è stato il tassello decisivo alla procedura, che comunque ha funzionato in modo molto pulito e rapido. Ora Santander, dopo aver rilevato per un euro Banco Popular, attuerà un aumento di capitale per 7 miliardi di euro, per compensare svalutazioni al portafoglio immobiliare di Popular stimate in 7,2 miliardi di euro su un totale di 7,9 previsti. L’acquisizione, secondo il piano industriale, sarà accrescitiva degli utili per azione a partire dal 2019. Dal 2020 sono previste sinergie per 500 milioni annui.

Tutti quelli che strepitano di impraticabilità della direttiva BRRD sono stati serviti. Ovviamente, ora avremo il concerto di frignoni a dire che il caso italiano è differente, che abbiamo peculiarità, e quant’altro. Può essere. Di certo, avere in casa un player globale e sano come il Santander ha facilitato enormemente il lavoro delle autorità europee. Da noi ci sarebbero la sanissima Intesa Sanpaolo e la risanata Unicredit, ma viste le quantità industriali di denaro gettate in Atlante, le due banche hanno azionato lo stop loss, e i loro capi (Carlo Messina) ora preferiscono decisamente la strada di invitare il governo a sbattere i pugnetti e pestare i piedini a Bruxelles e Francoforte. Ognuno ha il sistema paese che si merita, e che gli infligge i danni conseguenti.

E tuttavia, sarebbe utile ricordare un paio di altre cose: la prima, che dopo la risoluzione della banca è sempre possibile che arrivi un compratore estero, se non ci sono soggetti domestici in grado di rilevare la banca risolta. La seconda, che l’Italia ha tale e tanta debolezza nella gestione delle crisi bancarie che la Ue si è fatta commuovere dal piagnisteo del governo italiano ed è partita dal tetto anziché dalle fondamenta, concedendo cioè all’Italia di fornire liquidità a banche che in realtà sono a rischio insolvenza, come le venete. Della serie, “il medico pietoso fa la piaga purulenta”. Che poi ora si debba pure sentire Padoan che dice “le banche venete non sono in dissesto perché sono liquide”, farebbe ridere se non ci fosse da piangere.

Non esiste modo di lasciare intatti tutti i creditori, in una procedura di risoluzione. Questo è ciò che gli italiani si ostinano a non capire, preconizzando le cavallette ed il sacrificio del primogenito maschio se dovesse arrivare il bail-in sulle venete. In questo modo, l’estrema debolezza del sistema-paese porta a misure che non fanno che ampliarne il contagio e la fragilità sistemica, magari organizzando sceneggiate tipo mandare avanti l’a.d. di una banca in dissesto a confondere risoluzione per liquidazione, e vedere di nascosto l’effetto che fa. Spiacenti ma, per quanto ci riguarda, chi ha fatto un errore di questo tipo, mantenuto per quattro giorni, non può né deve restare al suo posto.

In chiusura, segnaliamo l’ennesima perla prodotta dal rapporto estremamente conflittuale con la realtà da parte dei media italiani. La produce Federico Fubini sul Corriere, inventandosi una “ordinata liquidazione” delle due venete in modalità Mulino Bianco, in cui cioè, secondo la sua personalissima lettura delle norme europee,

«Non sembrerebbe previsto un bail-in, dunque non verrebbero imposte perdite a chi detiene obbligazioni ordinarie né ai depositanti; ne subirebbero invece i detentori di titoli subordinati, i bond con rischi e rendimenti più alti, ma per loro il governo italiano punterebbe a rimborsi come avverrà per i creditori del Monte dei Paschi. La liquidazione ordinata “significa che non può essere intrapresa alcuna nuova attività”, indica la comunicazione Ue, ma solo “l’esecuzione delle attività esistenti”. In questo scenario le due banche riceverebbero aiuti pubblici solo per portare fino a scadenza o vendere le posizioni già aperte. Non potrebbero fare altro»

Fubini ignora che la “ordinata liquidazione” ha comunque in premessa l’ovvia esistenza di uno sbilancio tra attivo e passivo patrimoniale della banca liquidata, e che quel gap verrà colmato colpendo gli strumenti dei creditori, tutti. Quindi, dire che gli obbligazionisti ordinari ed i depositanti sarebbero salvi è una assoluta castroneria. Senza contare che la liquidazione implica (questa volta davvero, non come aveva confuso Viola) il richiamo a vista degli affidamenti, che sono parte del realizzo dell’attivo della banca in liquidazione da cui poi si produrrà l’eventuale rimborso dei creditori, secondo le priorità note. Dove diavolo sta scritto che l’attivo liquidato sarebbe capiente a rifondere integralmente depositanti ed obbligazionisti senior? Il consiglio resta sempre quello: non scrivete né parlate di argomenti che non padroneggiate. Così eviterete di dire che in natura esiste una cosa chiamata liquidazione che tutela alcuni creditori.

bubusettete

Risultati di chi laureato in filosofia parla di argomenti che non conosce.

Dario Stevanato@d_stevanato

Liquidazione che tutela alcuni creditori? Manco le basi di diritto societario e fallimentare. Gente che pontifica senza sapere nulla

Popolare di Vicenza e Veneto Banca, ecco verità e frottole sullo spezzatino servito da Padoan e Intesa Sanpaolo

Mario Seminerio formiche.net 30.6.17

Popolare di Vicenza e Veneto Banca, ecco verità e frottole sullo spezzatino servito da Padoan e Intesa Sanpaolo

Il commento di Mario Seminerio, curatore del blog Phastidio.net

Ora che le bocce sono ferme, col bailout delle due popolari venete con soldi dei contribuenti a sussidiare pesantemente il “salvatore”, possiamo tentare un’analisi di quanto accaduto e comprendere cosa ci aspetta. In entrambi i casi, nulla di buono.

Antefatto: per le due popolari venete il governo italiano aveva chiesto, analogamente a quanto fatto per MPS, la ricapitalizzazione precauzionale, con una non lieve forzatura, viste le condizioni delle banche. Mentre il percorso sembrava segnato in quella direzione è trapelato, nel modo ufficialmente ufficioso che caratterizza le comunicazioni del regolatore bancario europeo (e non solo le sue), che i privati dovevano contribuire per 1,2 miliardi prima della ricapitalizzazione statale. Si trattava di fondi a perdere. È quindi iniziato un balletto disperato, alla ricerca dell’ennesimo intervento di sistema, dopo le devastazioni del fondo Atlante.

Dopo il fallimento di quest’ultimo tentativo, è emersa con forza l’ipotesi che Intesa Sanpaolo potesse rilevare la parte sana delle due venete, lasciando il resto ad un iter riconducibile alla norma nazionale sulla liquidazione coatta amministrativa. A quel punto, la nostra vigile stampa ha iniziato un martellamento mediatico che puntava a creare un parallelismo tra la risoluzione di Banco Popular, con l’acquisto da parte di Santander, e l’intervento di Intesa. Si è iniziato da subito a parlare di “via iberica” al salvataggio delle venete. Peccato che la via iberica nulla c’entrasse, perché Santander ha sì rilevato Popular per un euro, dopo azzeramento di azionisti e creditori subordinati, ma si è anche impegnata a realizzare un aumento di capitale per 7 miliardi di euro, per poter assorbire svalutazioni per poco più di 7 miliardi sul portafoglio immobiliare di Popular. Ricordiamo che Santander capitalizza circa 85 miliardi di euro, Intesa Sanpaolo oggi vale circa 45 miliardi di euro.

Il governo italiano ha chiesto e ottenuto dalla vigilanza Bce la dichiarazione di fallimento delle due venete, dopo aver passato oltre un anno a dire che le medesime erano too big to fail, cioè sistemiche. Ma non ha per questo motivo abbandonato la tesi della sistemicità, anzi: l’ha rafforzata spostandola sull’esigenza di usare denaro pubblico con la finalità di non coinvolgere gli obbligazionisti senior, perché (a giudizio del governo) questo avrebbe avuto conseguenze devastanti per il paese. A questo punto, tuttavia, il problema era quello di riscrivere il TUB (Testo Unico Bancario), per evitare che i senior ricadessero nella liquidazione coatta amministrativa, come del resto ci si attende in un mondo “normale” di fronte ad un evento di liquidazione.

Dopo di che, il governo italiano ha ottemperato alle richieste di Intesa Sanpaolo, che prevedevano un sussidio di capitale per rilevare i prestiti in bonis delle venete, in modo non solo da non vedersi ridurre il grado di capitalizzazione ma anche da mantenere la religione del payout, cioè del pagamento del dividendo. In parole povere ed in soldoni: in modo da evitare che Intesa Sanpaolo fosse costretta ad effettuare un aumento di capitale. Il governo italiano si è avvalso della Comunicazione della Commissione europea di agosto 2013, che è anteriore alla BRRD e che tratta di liquidazione di banche in dissesto, e che prevede che:

  1. I costi della liquidazione devono essere contenuti al minimo necessario;
  2. Le distorsioni alla concorrenza devono essere limitate;
  3. Gli azionisti e i creditori subordinati devono condividere l’onere dell’operazione;
  4. In caso di acquisizione di un ramo d’azienda da parte di un soggetto terzo, l’operazione non deve pregiudicare le capacità operative di quest’ultimo.

Di certo, per Intesa è stato preso alla lettera il punto 4, con eccesso di scrupolo e zelo. Il comunicato governativo di ieri è meraviglioso, perché parla di un contest per scegliere chi dovrà rilevare le parti sane delle due venete:

«Su indicazione del Ministro, i commissari liquidatori nominati dalla Banca d’Italia possono cedere l’azienda bancaria a un soggetto selezionato sulla base di una procedura aperta, concorrenziale, non discriminatoria di selezione dell’offerta di acquisto più conveniente. Sono previste norme speciali per assicurare l’immediata efficacia della cessione nei confronti dei terzi, anche in considerazione della necessità di assicurare la continuità dell’esercizio dell’impresa per evitare lo scioglimento dei contratti conseguente all’avvio della procedura concorsuale»

In pratica, ci sarà l’asta ma per ora le diamo a Intesa perché altrimenti i contratti si scioglierebbero a causa della procedura concorsuale. Attendiamo con ansia il bando dei liquidatori che sollecita manifestazioni di interesse dopo che Intesa ha inglobato le banche, quindi.

Quanto paga lo stato italiano, cioè i contribuenti? Da subito, poco più di 5 miliardi come aiuto di stato a Intesa per farle rilevare i crediti in bonis senza costringerla ad accantonamenti di capitale. Si tratta di

«[…] un supporto finanziario per ricostituire i fondi propri del cessionario per un ammontare idoneo a fronteggiare l’assorbimento patrimoniale derivante dalle attività ponderate per il rischio acquisito»

Dopo di che, ci sono sino a massimi 12 miliardi in caso Intesa valutasse di non volere determinati crediti in bonis, giudicandoli ad alto rischio oppure scoprisse che alcuni crediti sono andati in malora entro tre anni dall’acquisizione. Avete letto bene: entro tre anni dall’acquisizione. Avete commenti? La DGComp di Margrethe Vestager non ha avuto nulla da eccepire su questo sussidio al compratore. Le sofferenze odierne delle due venete saranno “trattate” dalla SGA, Società Gestione Attivi, del Tesoro.

In sintesi: il governo italiano riscrive il TUB e la liquidazione coatta amministrativa per salvare gli obbligazionisti senior ed i depositanti sopra i centomila euro. Così facendo, aggira la BRRD. Too big to fail ma not too big to bail out. Vince la narrativa del terrore del bail-in, che passa in pochi giorni da perdite per 11 miliardi di euro in caso di liquidazione ad altre stime di voragini da 80 miliardi. La Ue avalla, non è chiaro se perché preoccupata per la stabilità dell’Italia o se per un diabolico piano che punta a lasciarci al nostro destino, fatto di debito pubblico sino al momento del default sovrano, circoscrivendo il più possibile il rischio di contagio derivante dal nostro collasso. Se abbiamo deciso di farci esplodere, dovrà essere in una stanza di cemento armato, pensano a Bruxelles, Berlino ed altrove.

Per oggi, il “trionfo” se lo gode la tecnostruttura di Banca d’Italia, che da tre anni teorizza ed invoca una bad bank di sistema fatta con denaro dei contribuenti. Con l’aumento di debito derivante dall’operazione, e da quelle che fatalmente verranno dopo aver aperto il vaso di Pandora il governatore Ignazio Visco, alla prossima uscita pubblica, potrà informarci che per andare sotto il 100% di debito-Pil serviranno avanzi primari del 5% del Pil per un decennio, e noi batteremo felici le manine.

Vincono anche i politici che puntavano a far saltare la nozione di bail-in e fare debito pubblico al bisogno.  Vincono anche i “consiglieri di sistema”, cioè tutta quella corte dei miracoli che a sua volta chiede più debito pubblico per risolvere i mali del mondo italiano.

Ora che l’Italia ha aggirato la direttiva BRRD, con i “propagandisti di sistema” a dire che in Europa sinora non c’è stato alcun bail-in (falso, ovviamente, e Popular-Santander è lì a dimostrarlo), possiamo festeggiare: non avremo più quella divorante invidia debitorum, cioè l’invidia per i soldi spesi da altri governi per salvare le proprie banche, siano essere tedescheportoghesi o di altrove. Finalmente anche noi faremo più debito pubblico. Sono i vantaggi di avere il rapporto debito-Pil al 133%, del resto. C’è margine, c’è ancora corda per impiccarsi.

Che vi fosse o meno alternativa, nella battaglia dei controfattuali sulle venete poco rileva, a questo punto. La traiettoria italiana viene confermata ed accentuata. I nodi di anni di sgoverno, ad ogni livello, e di una classe dirigente di inetti e ladri arrivano al pettine. Sono destinati a farci lo scalpo.

(Estratto di un articolo pubblicato sul blog Phastidio.net)

L’ONDA LUNGA DEI PANAMA PAPERS: ARRESTATI A ROMA GIAN LUCA APOLLONI E IL FACCENDIERE ROBERTO LAGANÀ. SEQUESTRATI 35 MILIONI DI EURO: LE ACCUSE IPOTIZZATE PER ENTRAMBI SONO TRUFFA AGGRAVATA E INDEBITA COMPENSAZIONE DI DEBITI TRIBUTARI E PREVIDENZIALI CON CREDITI INESISTENTI. AVREBBE CREATO OLTRE 200 SOCIETÀ SCHERMO NEI PARADISI FISCALI

dagospia.com 10.7.18

(ANSA) – La Guardia di Finanza ha arrestato Gian Luca Apolloni, professionista romano considerato dagli investigatori un faccendiere di primo piano nei ‘Panama Papers’. Secondo le indagini degli uomini del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Roma e dell’Ufficio antifrode dell’Agenzia delle Entrate, Apolloni avrebbe fatto da intermediario nella creazione di oltre 200 ‘società schermo’ a Panama, collegate ad ulteriori imprese aventi sede a Samoa, Bahamas, Anguilla, Isole Vergini Britanniche e Cipro.

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Assieme al faccendiere è stato arrestato anche l’imprenditore Roberto Laganà, titolare della ‘Rts società cooperativa’, mentre sono stati sequestrati complessivamente beni per 35 milioni. Le accuse ipotizzate per entrambi sono truffa aggravata e indebita compensazione di debiti tributari e previdenziali con crediti inesistenti.

Apolloni, che operava sia in Italia sia all’estero, era già finito in carcere per reati tributari nel luglio del 2013 quando, sulla base delle indagini della Dda di Bologna, era risultato in collegamento con Massimo Ciancimino, il figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito. Ed il 15 maggio di quest’anno è stato trasferito nel carcere di San Vittore per il coinvolgimento in una serie di reati fallimentari.

CIANCIMINOCIANCIMINO

Quest’ultima indagine che lo vede coinvolto, coordinata dalla Procura di Roma, è partita invece dalle rivelazioni dell’ ‘International Consortium of Investigative Journalists’, che ha pubblicato online i dati dello studio legale panamense Mossack Fonseca. Da quei dai si è risaliti ad Apolloni, quale intermediario nella creazione di oltre 200 ‘società schermo’. I finanzieri hanno accertato che la società RTS, per neutralizzare i propri debiti fiscali e previdenziali, ha eseguito numerose compensazioni indebite – tramite presentazione di modelli di pagamento F24 relativi a crediti d’imposta inesistenti – per oltre 15 milioni, azzerando in maniera fraudolenta le posizioni debitorie.

La società, su direttive di Apolloni, simulava inoltre investimenti in aree disagiate del sud Italia per vantare crediti d’imposta fittizi, utilizzando il codice tributo legato ai programmi di defiscalizzazione per incentivare lo sviluppo di quartieri e aree urbane caratterizzate da disagio sociale e occupazionale. E il faccendiere, sempre secondo le accuse, avrebbe anche truffato diverse persone che si erano rivolte a lui, su suggerimento di funzionari di una banca lussemburghese, per gestire le operazioni di rientro di capitali detenuti all’estero tramite la procedura della voluntary disclosure.

Isole Vergini BritannicheISOLE VERGINI BRITANNICHE

Spacciandosi per commercialista e professore di diritto tributario, si faceva accreditare le somme necessarie per il pagamento – in realtà mai avvenuto – delle imposte dovute: il tutto per una truffa da circa 2 milioni. I sequestri, per un valore complessivo di 35 milioni, hanno riguardato immobili, terreni e conti correnti e sono scattati anche sulla base di indagini della procura di Milano riguardanti la RTS e altre imprese di cui Apolloni era consulente.

UNA PIETRA NERA IN TESTA AL ”CORRIERE” – LA STORICA SEDE DI VIA SOLFERINO, VENDUTA DI CORSA AL FONDO BLACKSTONE PER 120 MILIONI (PER POI RIAFFITTARLA A 10,3 MLN L’ANNO) DA RCS QUANDO ERA IN MANO AL SALOTTO BUONO (FCA, MEDIOBANCA, DELLA VALLE, UNIPOLSAI ETC) ORA È NEL MIRINO DI ALLIANZ, PRONTA A PAGARE 250 MILIONI. PIÙ DEL DOPPIO. QUINDI LA TESI DEL CDR DEL GIORNALE, CHE ERA UNA SVENDITA, NON ERA COSÌ PEREGRINA…

dagospia.com 10.7.18

Andrea Montanari per ”MF – Milano Finanza

SEDE CORRIERE DELLA SERASEDE CORRIERE DELLA SERA

Nel novembre di cinque anni fa la vendita da parte di Rcs Mediagroup del complesso immobiliare di via Solferino-San Marco a Milano – operazione che rientrava in un più ampio progetto di ristrutturazione che prevedeva anche l’ accordo con le banche e l’ aumento di capitale, definito a metà del 2014 – aveva fatto storcere il naso a tanti, a partire da alcuni consiglieri della casa editrice, fino ai dipendenti e ai giornalisti del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport, che parlavano apertamente di svendita.

A rilevare gli asset dalla società, che all’ epoca faceva ancora riferimento al cosiddetto salotto buono della finanza italiana (Fca, Mediobanca, Pirelli, UnipolSai e così via) era stato il fondo Blackstone, uno dei più attivi negli ultimi anni sul mercato del real estate in Italia, che aveva staccato un assegno di 120 milioni, a fronte però di un nuovo contratto d’ affitto stipulato con Rcs per 10,3 milioni su base annua. Una cifra ritenuta bassa da buona parte del mercato, ma che era di fatto legata alla necessità del cda (e dei soci) di incassare in tempi rapidi una somma tale che potesse contribuire al risanamento dei conti.

BLACKSTONEBLACKSTONE

Oggi, con il gruppo editoriale saldamente nelle mani di Urbano Cairo, Blackstone è pronto a cedere la mano rispetto alla proprietà che ha una estensione di oltre 34 mila metri quadrati.

Perché, secondo quanto appreso da fonti del settore immobiliare da MF-Milano Finanza, il fondo internazionale sta definendo la vendita delle quote di maggioranza del fondo Delphine (nel quale è stato conferito il palazzo di via San Marco-Solferino) al colosso assicurativo Allianz.

il Presidente de La Stampa e di Fiat John Elkann e lAd di RCS Pietro Scott JovaneIL PRESIDENTE DE LA STAMPA E DI FIAT JOHN ELKANN E LAD DI RCS PIETRO SCOTT JOVANE

La trattativa che viene gestita direttamente dalla sede londinese di Blackstone (affiancato dall’ advisor Lazard) ha un controvalore che si avvicina ai 250 milioni. E se è vero che in Delphine sono state conferite due proprietà (superficie totale di 56 mila mq) è vero che il trophy asset che sta per passare indirettamente di mano è il prestigioso palazzo del centro di Milano dove ha sede il Corriere della Sera (via Solferino) e dove ora si trovano i nuovi uffici milanesi della Cassa Depositi e Prestiti e una filiale di Ubi Banca (via San Marco). Proprietà che rappresenta la parte preponderante della cifra oggetto della trattativa.

A dimostrazione che, forse, cinque anni fa la tesi dei giornalisti e dei sindacati delle due testate di proprietà di Rcs (la Gazzetta dello Sport nel frattempo si è trasferita nel quartier generale di via Rizzoli), sul valore del palazzo venduto non era cosi distante dalla realtà. Ovviamente, l’ operazione riguarda esclusivamente il passaggio proprietario delle quote rilevanti del fondo Delphine. E quindi con l’ arrivo di Allianz non ci saranno variazioni nei contratti di locazione degli spazi dei due immobili. Del fondo oggetto della trattativa, fino a due anni fa faceva parte anche l’ hotel Nhow di Milano, rivelato poi da Cattolica Assicurazioni per 52 milioni.

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In ogni caso, in ambito immobiliare, le relazioni tra Blackstone e Allianz sembrano consolidate: lo scorso agosto la compagnia assicurativa ha acquistato la totalità delle quote del fondo immobiliare Kensington. (riproduzione riservata)