Vaticano la multinazionale più potente al mondo

articolotre.com 9.7.18

-Marisa Denaro– Se si pensa ad una multinazionale vengono in mente uomini in giacca e cravatta che gestiscono milioni di euro, invece la più grande multinazionale è composta da uomini in abito talare.

La Chiesa Cattolica è la prima multinazionale con 2 mila miliardi di dollari di patrimonio immobiliare di cui circa il 22% del patrimonio immobiliare in Italia, riserve d’oro di oltre 60000 tonnellate sparse tra la US Federal Reaerve Bank e banche elvetiche e britanniche, per non parlare dei capitali depositati presso lo IOR, istituto opere religiose, la banca vaticana più volte coinvolta in scandali lambire anche da omicidi, finti suicidi e sparizioni.

Non solo oro e immobili ma azioni e obbligazioni detenute dal Vaticano in varie società sparse in tutto il mondo.

Un esempio su tutti l’Amministrazione patrimonio Sede Apostolica che dovrebbe gestire unicamente la curia romana, ha nelle sue disponibilità circa un miliardo di euro.

Non da meno sono i vari ordini religiosi, enti e fondazioni che gestiscono veri e propri imperi economici come Propaganda Fide ( il ministero delle missioni) che gestisce un patrimonio stimato in 10 miliardi di euro.

La Banca Cattolica Pax di Colonia, come riferisce il giornale tedesco Der Spiegel, sino al 2009 aveva investito in azioni di aziende che producono tabacco, armi finanziando con 1,6 miliardi di euro la Bae Systems colosso della difesa e persino contraccettivi possedendo 580 milioni di euro in azioni della società farmaceutica Wyeth.

Una volta scoperchiato il calderone rendendo pubblici i veri affari della Banca Cattolica Pax, la stessa si è premurata di informare  i propri clienti che aveva provveduto a vendere tutte le “cattive azioni”.

Non da meno sono gli arcivescovadi di Madrid e Burgos avendo investito 80 mila euro in azioni dei laboratori farmaceutici Pfizer che fabbricano Viagra e un anticoncezionale che si inietta ogni tre mesi.

Affari gestiti con estremo cinismo nel totale disprezzo del pensiero cattolico che da sempre ha condannato l’uso della pillola contraccettiva, condannando le donne che ne fanno uso da un lato e guadagnandoci dall’altro. Il tutto inoltre, accadeva mentre in Italia si assisteva ad un acceso dibattito sulla pillola abortiva RU486.

Chissà poi cosa hanno pensato i frati comboniani contrari alle banche che finanziano società che producono armi quando si sono resi conto che chi li finanziava indossava il crocifisso.

Il Vaticano ha partecipazioni in molte imprese in vari ambiti quali plastica, elettronica, cemento, acciaio e nel settore immobiliare. Ha partecipazioni in Italgas, Fiat come Alitalia.

Nonostante un capitale immenso sottostimato visto che non sono considerate le numerosissime opere d’arte di proprietà della Chiesa Cattolica, incassa anche l’8 Per mille aumentando ancor di più un capitale che da solo potrebbe sfamare le intere popolazioni disagiate del continente africano.

Lo Ior, a dispetto del suo nome, di opere religiose se ne occupa ben poco, gestisce circa 6 miliardi di euro ed è stata più volte al centro di casi di riciclaggio di denaro sporco come il caso del Banco Ambrosiano che porta con sé la morte del banchiere Roberto Calvi, per non parlare dei rapporti ambigui con Michele Sindona legato ad ambienti massonici-mafiosi o l’omicidio di Giorgio Ambrosoli, la sparizione di Emanuela Orlandi, i legami con la banda della Magliana,  la misteriosa ed improvvisa morte di Papa Luciani, gli scandali Enimont e i fondi neri amministrati dall’arcivescovo Marcinkus.

Persino lo scandalo calciopoli ha coinvolti lo Ior dove erano depositati fondi neri della Gea World di Alessando Moggi.

Interessi miliardari che vanno oltre i cardini della religione cattolica che predica la povertà e la carità.

Poveri a parole ma ricchi di fatto, pro vita ma contribuiscono a produrre anticoncezionali, contro le guerre e producono armi, a favore dell’ambiente bellezza del creato da preservare e producono plastica.

Banche venete: ecco il contratto segreto tra Banca Intesa e lo Stato senza censure in anteprima nazionale.

costantinorover.it 30.6.17

Contratto Stato italiano Banca Intesa

Sono in grado di produrre il contratto segreto fra Banca Intesa e lo Stato con il quale di fatto viene fatto un triplo regalo alla banca privata.

Il primo in Italia, prima ancora de Il fatto quotidiano (e scusate se è poco) posso produrre la copia depositata sul cerved – e quindi desecretata – del contratto capestro che condanna la democrazia e regala miliardi a palate a banca Intesa.

Non solo le si regala le due venete, ma le si sottraggono i contenziosi con i soci truffati e le si regalano pure dei miliardi.

E i risparmiatori?

Vengono cancellate le sentenze favorevoli ai truffati che avevano vinto le cause.
Bloccate tutte le cause in corso.
Persino chi ha ricevuto il “ristoro” elemosina potrebbe doverlo restituire.

Ma non basta.

IL CONTRATTO SEGRETO

Nel contratto segreto sancito tra le parti è prevista una clausola agghiacciante.

Lo Stato pagherà persino le nuove insegne da appendere agli sportelli delle ex venete.

Ti sto parlando di un contratto talmente complesso che ci sono voluti mesi (potrebbero essere stati cinque o sei) di trattative sugli accordi.

Altro che idea estemporanea nata in pochi giorni e spacciata come una concessione di Banca Intesa allo Stato.

 


PERCHÉ QUESTO REGALO AD UNA BANCA PRIVATA?

Allo Stato sarebbe costato molto meno rifinanziare le venete e persino risarcire i truffati.
Perché invece si è preferito violare oltre 20 norme del codice civile e la Costituzione?

Una delle risposte potrebbe essere che impacchettare i crediti deteriorati in un calderone a parte potrebbe essere un bel regalino ulteriore ai soliti amici, a cominciare da Algebris di Davide Serra.

Nei prossimi giorni maggiori particolari.

Nuova bufera su Carige, Fiorentino querela Tesauro e Mincione chiede la revoca del cda

ilsecoloxix.it 10.7.18

Paolo Fiorentino

Paolo Fiorentino

Genova – Il cda di Carige, che è in corso, sta valutando la richiesta di Raffaele Mincione, socio della banca al 5,4% attraverso la società Pop 12, di convocare l’assemblea «al più presto, ma non prima della seconda settimana del prossimo settembre» per revocare l’attuale cda ed eleggerne uno nuovo. È quanto comunica l’istituto in una nota e quanto ha anticipato il Secolo XIX nell’edizione odierna (articolo a seguire).

Toti: «Spero che trovino un accordo»

«Mi auguro che gli azionisti trovino un accordo, appoggino un piano di rilancio dell’amministratore delegato Fiorentino e finalmente si parta, dopo aver messo in sicurezza la banca, per un progetto di lungo periodo». Il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, commenta così la riunione del cda di Carige: «Una banca che ha fatto un aumento di capitale poco tempo fa – sottolinea – e che ha un capitale abbastanza strutturato per andare avanti, ha bisogno di un piano industriale che Fiorentino sta elaborando. La banca ha dei soci del territorio molto importanti: la famiglia Malacalza, il gruppo Volpi, Spinelli. È una banca – conclude Toti – che ha solide radici e grande fiducia in Liguria».

Savona: ‘Dobbiamo essere pronti a tutto, anche all’uscita dall’euro’

silenziefalsita.it 10.7.18

uscita-dall'euro

“Mi dicono tu vuoi uscire dall’euro? Badate che potremmo trovarci in situazioni in cui sono altri a decidere. La mia posizione e’ di essere pronti a ogni evenienza”.

Così Paolo Savona su un’eventuale uscita dall’euro dell’Italia.

Il ministro degli Affari Europei parlando davanti alle commissioni di Camera e Senato ha fatto sapere che dopo l’audizione vedrà Mario Draghi. “Mi recherò da Draghi appena terminato questo incontro. Prima volevo che la mia azione godesse della legittimazione democratica. Io ero stato delegittimato dai media e non mi sono mosso fino a questo momento per questi precisi motivi,” ha affermato.

Secondo il ministro bisogna affidare alla Banca Centrale Europea “pieno e autonomo esercizio di prestatore di ultima istanza. E’ una lacuna che si riflette nello spread”. Ovvero la BCE dovrebbe avere lo stesso potere delle altre banche centrali.

“In Banca d’Italia – ha spiegato – ho imparato che non ci si deve preparare a gestire la normalità ma l’arrivo del cigno nero, lo shock”.

Quanto al Piano B di uscita dall’euro, Savona ha detto che “vi è necessità di una stretta connessione tra architettura istituzionale dell’Ue e politiche di crescita se si vuole che l’euro sopravviva”.

Savona ha poi citato Dahrendorf quando scrisse, dopo la caduta del muro di Berlino, il libro ‘1989, Suggerimenti a un amico polacco’, per mettere in guardia “contro tutti i sistemi che finiscono in ‘ismo’: Comunismo, socialismo, capitalismo e anche l’europeismo che è diventato un’ideologia”.

“Mi sento cittadino europeo – ha prosguito – e dobbiamo fare di tutto per cercare di mettere all’ordine del giorno il discorso della cittadinanza europea” che fa parte del contratto di governo. “Non sono un sovranista, sono un trattativista”.


 

Banche e diamanti: aperto un tavolo per risarcire i risparmiatori

infovercelli24.it 10.7.18

FEDERCONSUMATORI: CREATO UN PROTOCOLLO PER DEFINIRE LE MODALITA’ DI VERIFICA DI TUTTE LE DOMANDE DI RIMBORSO

Ultimo tra i grandi Istituti di credito che a suo tempo avevano invitato investitori e risparmiatori a ricorrere all’acquisto di diamanti come forma d’investimento sicuro, ora anche BPM ha accettato la stesura di un protocollo operativo per la risoluzione delle controversie insorte tra gli istituti di credito e gli investitori su questa particolare forma di risparmio, rivelatasi in realtà poco vantaggiosa.

‘Al termine di un estenuante confronto tra le delegazioni di Federconsumatori e Adiconsum – spiega l’avvocato Matteo Ferrari Zanolini di Federconsumatori Piemonte – siamo arrivati alla definizione di protocollo per l’instaurazione di una serie di incontri tecnici di verifica delle singole posizioni dei risparmiatori che dal mese di luglio procederà all’esame delle domande di risarcimento presso le sedi di BPM, di Reggio Emilia, Modena, Bergamo, Verona, Milano e la possibilità anche di incontri a Novara presso la sede storica di BPN prima della fusione con Banco Popolare ora BPM’.

Attualmente, in Piemonte, Federconsumatori segue le problematiche di circa cinquanta persone coinvolte nella vicenda diamanti, oltre  un migliaio a livello nazionale: il fatto che dopo Intesa e Mps anche BPM (e quindi anche la Popolare di Novara) abbia deciso di dialogare con i rappresentanti dei propri clienti delusi, sicuramente potrebbe spingere altri investitori a valutare l’opportunità di intraprendere azioni risarcitorie.

Gli sportelli Federconsumatori di Borgosesia e Vercelli sono a disposizioni degli interessati per ogni chiarimento sull’argomento.

La flotta russa del Mar Nero pronta per esercitazioni missilistiche al largo della costa della Siria in vista del vertice Trump-Putin

controinformazione.info 10.7.18

La Russia fornisce soltanto un promemoria amichevole  circa le sue capacità missilistiche e aeronavali nell’area del Mediterraneo orientale.

Secondo l’ultimo “Notice to Airmen” ( NOTAM ), la task force mediterranea della Marina russa ospiterà esercitazioni navali al largo della costa della Siria per diverse settimane. Il punto di partenza dell’esercitazione navale inizierà l’11 luglio, appena cinque giorni prima di quando i presidenti russi e statunitensi Vladimir Putin e Donald Trump si incontreranno nella capitale finlandese di Helsinki per discutere della complicata situazione in Siria.
L’ubicazione dell’esercitazione da guerra sarà nel Mediterraneo orientale tra la costa siriana e la parte meridionale di Cipro attraverso il porto di Tartus, che sarà riservato per 10-20 navi da guerra che effettueranno esercitazioni missilistiche dall’11 al 12, al 18, 19 luglio, 25 e 26, ha riferito l’ agenzia di stampa russa TASS .

Durante l’esercitazione, lo spazio aereo verrà chiuso dalle 10:00 alle 18:00, ora di Mosca. Il NOTAM ha affermato che la Repubblica turca di Cipro del Nord è “l’unica autorità legittima e competente a fornire coordinamento del traffico aereo e informazioni aeronautiche entro i limiti dello spazio aereo consultivo”.

Il fatto rilevante è quello che le navi da guerra della Marina Russa condurranno esercitazioni missilistiche con una varietà di armi con guida di precisione. In particolare, la fregata russa Admiral Essen, una fregata con capacità missilistica della classe dell’ammiraglio Grigorovich – di base nella flotta del Mar Nero a Sebastopoli, armata con il sistema missilistico Kalibr (nome in codice NATO: “Sizzler”) parteciperà all’esercitazione.
Citato dalla TASS, l’ufficio stampa della flotta russa del Mar Nero ha riferito il 18 giugno, che le corvette di classe Buyan Grad Sviyazhsk e Veliky Ustyug, armate di sistemi missilistici Kalibr, hanno iniziato il loro viaggio verso il Mar Mediterraneo, partite dalla base russa da Sebastopoli.

Con una forza navale che Include  una dozzina o più di navi da guerra russe provenienti principalmente dalla flotta del Mar Nero che si riuniscono al largo della costa siriana per futuri lanci missilistici, prima del vertice di Trump-Putin, sembra che Mosca stia mandando alla CIA e al Pentagono un severo avvertimento se i rapporti dopo il summit dovessero vacillare.

Navi russe in Mediterraneo

Speriamo che questo non accada perché il desiderio manifestato da Trump di rimuovere le forze statunitensi dalla Siria prima di ottobre gli permetterà di dichiarare la proverbiale “Missione compiuta”, avendo  sconfitto il Daesh o Stato Islamico per le imminenti elezioni a medio termine degli Stati Uniti .

Nota: Le esercitazioni russe mandano anche un ulteriore messaggio della Russia agli USA ed ai loro alleati in Siria: le forze Russe  rimangono  ben posizionate in Siria a difendere il governo di Damasco, con il presidente Assad che resta  ben saldo al potere, dopo oltre sette anni di tentivi della coalizione USA di cambiare il regime e smembrare il paese.

Notate bene che il piano di USA-Israele-Arabia Saudita in Siria è fallito e gli anglo sionisti possono farsene una ragione anche  dando fiato alle trombe della loro propaganda per affermare che anche questo sia stato un “successo” della politica americana. Tutto il mondo ha visto chi ha causato questa guerra e l’enorme bilancio di morte e distruzone apportato contro il popolo siriano.

Fonte: Russia Insider

Traduzione e nota: Luciano Lago

La BRRD esiste e lotta assieme a noi. Dalla Spagna

7.6.17 phastidio.net

In Spagna, il Banco Santander rileva Banco Popular, la banca in dissesto per la quale ieri la supervisione della Bce aveva segnalato il rischio di non essere in grado di far fronte ai propri impegni, a causa del deterioramento delle condizioni di liquidità. Questa è una delle tre condizioni che determinano la necessità di risoluzione di una banca, come definite dalla normativa europea. Le altre condizioni sono che la risoluzione sia necessaria, nell’interesse pubblico (effetti sistemici e di stabilità), e che non vi sia prospettiva di evitare il fallimento entro un “ragionevole arco temporale” attraverso il ricorso ad azioni di supervisione o misure alternative del settore privato.

Di conseguenza, avendo verificato che la liquidazione di Banco Popular non avrebbe risposto alle esigenze di stabilità del sistema, è scattata la risoluzione. Che ha determinato, grazie alla presenza di un compratore, Santander, il preventivo azzeramento di azionisti e obbligazionisti subordinati della classe Additional Tier 1, o Co.Co bonds, e la conversione in azioni delle obbligazioni subordinate Tier2. Ma attenzione: le azioni rivenienti da questa conversione saranno a loro volta spazzate via, prima della ricapitalizzazione da parte del Santander. Questa azione serve a colmare il buco nella banca risolta, prima di disporne il trasferimento all’acquirente. Il costo per azionisti e obbligazionisti subordinati sarà di 3,3 miliardi di euro.

Quindi, nel caso di Banco Popular abbiamo avuto una applicazione pratica del meccanismo di risoluzione, innescato dal pronunciamento della vigilanza della Bce che attiva il Single Resolution Board per le determinazioni del caso. La presenza di un compratore privato come Santander è stato il tassello decisivo alla procedura, che comunque ha funzionato in modo molto pulito e rapido. Ora Santander, dopo aver rilevato per un euro Banco Popular, attuerà un aumento di capitale per 7 miliardi di euro, per compensare svalutazioni al portafoglio immobiliare di Popular stimate in 7,2 miliardi di euro su un totale di 7,9 previsti. L’acquisizione, secondo il piano industriale, sarà accrescitiva degli utili per azione a partire dal 2019. Dal 2020 sono previste sinergie per 500 milioni annui.

Tutti quelli che strepitano di impraticabilità della direttiva BRRD sono stati serviti. Ovviamente, ora avremo il concerto di frignoni a dire che il caso italiano è differente, che abbiamo peculiarità, e quant’altro. Può essere. Di certo, avere in casa un player globale e sano come il Santander ha facilitato enormemente il lavoro delle autorità europee. Da noi ci sarebbero la sanissima Intesa Sanpaolo e la risanata Unicredit, ma viste le quantità industriali di denaro gettate in Atlante, le due banche hanno azionato lo stop loss, e i loro capi (Carlo Messina) ora preferiscono decisamente la strada di invitare il governo a sbattere i pugnetti e pestare i piedini a Bruxelles e Francoforte. Ognuno ha il sistema paese che si merita, e che gli infligge i danni conseguenti.

E tuttavia, sarebbe utile ricordare un paio di altre cose: la prima, che dopo la risoluzione della banca è sempre possibile che arrivi un compratore estero, se non ci sono soggetti domestici in grado di rilevare la banca risolta. La seconda, che l’Italia ha tale e tanta debolezza nella gestione delle crisi bancarie che la Ue si è fatta commuovere dal piagnisteo del governo italiano ed è partita dal tetto anziché dalle fondamenta, concedendo cioè all’Italia di fornire liquidità a banche che in realtà sono a rischio insolvenza, come le venete. Della serie, “il medico pietoso fa la piaga purulenta”. Che poi ora si debba pure sentire Padoan che dice “le banche venete non sono in dissesto perché sono liquide”, farebbe ridere se non ci fosse da piangere.

Non esiste modo di lasciare intatti tutti i creditori, in una procedura di risoluzione. Questo è ciò che gli italiani si ostinano a non capire, preconizzando le cavallette ed il sacrificio del primogenito maschio se dovesse arrivare il bail-in sulle venete. In questo modo, l’estrema debolezza del sistema-paese porta a misure che non fanno che ampliarne il contagio e la fragilità sistemica, magari organizzando sceneggiate tipo mandare avanti l’a.d. di una banca in dissesto a confondere risoluzione per liquidazione, e vedere di nascosto l’effetto che fa. Spiacenti ma, per quanto ci riguarda, chi ha fatto un errore di questo tipo, mantenuto per quattro giorni, non può né deve restare al suo posto.

In chiusura, segnaliamo l’ennesima perla prodotta dal rapporto estremamente conflittuale con la realtà da parte dei media italiani. La produce Federico Fubini sul Corriere, inventandosi una “ordinata liquidazione” delle due venete in modalità Mulino Bianco, in cui cioè, secondo la sua personalissima lettura delle norme europee,

«Non sembrerebbe previsto un bail-in, dunque non verrebbero imposte perdite a chi detiene obbligazioni ordinarie né ai depositanti; ne subirebbero invece i detentori di titoli subordinati, i bond con rischi e rendimenti più alti, ma per loro il governo italiano punterebbe a rimborsi come avverrà per i creditori del Monte dei Paschi. La liquidazione ordinata “significa che non può essere intrapresa alcuna nuova attività”, indica la comunicazione Ue, ma solo “l’esecuzione delle attività esistenti”. In questo scenario le due banche riceverebbero aiuti pubblici solo per portare fino a scadenza o vendere le posizioni già aperte. Non potrebbero fare altro»

Fubini ignora che la “ordinata liquidazione” ha comunque in premessa l’ovvia esistenza di uno sbilancio tra attivo e passivo patrimoniale della banca liquidata, e che quel gap verrà colmato colpendo gli strumenti dei creditori, tutti. Quindi, dire che gli obbligazionisti ordinari ed i depositanti sarebbero salvi è una assoluta castroneria. Senza contare che la liquidazione implica (questa volta davvero, non come aveva confuso Viola) il richiamo a vista degli affidamenti, che sono parte del realizzo dell’attivo della banca in liquidazione da cui poi si produrrà l’eventuale rimborso dei creditori, secondo le priorità note. Dove diavolo sta scritto che l’attivo liquidato sarebbe capiente a rifondere integralmente depositanti ed obbligazionisti senior? Il consiglio resta sempre quello: non scrivete né parlate di argomenti che non padroneggiate. Così eviterete di dire che in natura esiste una cosa chiamata liquidazione che tutela alcuni creditori.

bubusettete

Risultati di chi laureato in filosofia parla di argomenti che non conosce.

Dario Stevanato@d_stevanato

Liquidazione che tutela alcuni creditori? Manco le basi di diritto societario e fallimentare. Gente che pontifica senza sapere nulla

Popolare di Vicenza e Veneto Banca, ecco verità e frottole sullo spezzatino servito da Padoan e Intesa Sanpaolo

Mario Seminerio formiche.net 30.6.17

Popolare di Vicenza e Veneto Banca, ecco verità e frottole sullo spezzatino servito da Padoan e Intesa Sanpaolo

Il commento di Mario Seminerio, curatore del blog Phastidio.net

Ora che le bocce sono ferme, col bailout delle due popolari venete con soldi dei contribuenti a sussidiare pesantemente il “salvatore”, possiamo tentare un’analisi di quanto accaduto e comprendere cosa ci aspetta. In entrambi i casi, nulla di buono.

Antefatto: per le due popolari venete il governo italiano aveva chiesto, analogamente a quanto fatto per MPS, la ricapitalizzazione precauzionale, con una non lieve forzatura, viste le condizioni delle banche. Mentre il percorso sembrava segnato in quella direzione è trapelato, nel modo ufficialmente ufficioso che caratterizza le comunicazioni del regolatore bancario europeo (e non solo le sue), che i privati dovevano contribuire per 1,2 miliardi prima della ricapitalizzazione statale. Si trattava di fondi a perdere. È quindi iniziato un balletto disperato, alla ricerca dell’ennesimo intervento di sistema, dopo le devastazioni del fondo Atlante.

Dopo il fallimento di quest’ultimo tentativo, è emersa con forza l’ipotesi che Intesa Sanpaolo potesse rilevare la parte sana delle due venete, lasciando il resto ad un iter riconducibile alla norma nazionale sulla liquidazione coatta amministrativa. A quel punto, la nostra vigile stampa ha iniziato un martellamento mediatico che puntava a creare un parallelismo tra la risoluzione di Banco Popular, con l’acquisto da parte di Santander, e l’intervento di Intesa. Si è iniziato da subito a parlare di “via iberica” al salvataggio delle venete. Peccato che la via iberica nulla c’entrasse, perché Santander ha sì rilevato Popular per un euro, dopo azzeramento di azionisti e creditori subordinati, ma si è anche impegnata a realizzare un aumento di capitale per 7 miliardi di euro, per poter assorbire svalutazioni per poco più di 7 miliardi sul portafoglio immobiliare di Popular. Ricordiamo che Santander capitalizza circa 85 miliardi di euro, Intesa Sanpaolo oggi vale circa 45 miliardi di euro.

Il governo italiano ha chiesto e ottenuto dalla vigilanza Bce la dichiarazione di fallimento delle due venete, dopo aver passato oltre un anno a dire che le medesime erano too big to fail, cioè sistemiche. Ma non ha per questo motivo abbandonato la tesi della sistemicità, anzi: l’ha rafforzata spostandola sull’esigenza di usare denaro pubblico con la finalità di non coinvolgere gli obbligazionisti senior, perché (a giudizio del governo) questo avrebbe avuto conseguenze devastanti per il paese. A questo punto, tuttavia, il problema era quello di riscrivere il TUB (Testo Unico Bancario), per evitare che i senior ricadessero nella liquidazione coatta amministrativa, come del resto ci si attende in un mondo “normale” di fronte ad un evento di liquidazione.

Dopo di che, il governo italiano ha ottemperato alle richieste di Intesa Sanpaolo, che prevedevano un sussidio di capitale per rilevare i prestiti in bonis delle venete, in modo non solo da non vedersi ridurre il grado di capitalizzazione ma anche da mantenere la religione del payout, cioè del pagamento del dividendo. In parole povere ed in soldoni: in modo da evitare che Intesa Sanpaolo fosse costretta ad effettuare un aumento di capitale. Il governo italiano si è avvalso della Comunicazione della Commissione europea di agosto 2013, che è anteriore alla BRRD e che tratta di liquidazione di banche in dissesto, e che prevede che:

  1. I costi della liquidazione devono essere contenuti al minimo necessario;
  2. Le distorsioni alla concorrenza devono essere limitate;
  3. Gli azionisti e i creditori subordinati devono condividere l’onere dell’operazione;
  4. In caso di acquisizione di un ramo d’azienda da parte di un soggetto terzo, l’operazione non deve pregiudicare le capacità operative di quest’ultimo.

Di certo, per Intesa è stato preso alla lettera il punto 4, con eccesso di scrupolo e zelo. Il comunicato governativo di ieri è meraviglioso, perché parla di un contest per scegliere chi dovrà rilevare le parti sane delle due venete:

«Su indicazione del Ministro, i commissari liquidatori nominati dalla Banca d’Italia possono cedere l’azienda bancaria a un soggetto selezionato sulla base di una procedura aperta, concorrenziale, non discriminatoria di selezione dell’offerta di acquisto più conveniente. Sono previste norme speciali per assicurare l’immediata efficacia della cessione nei confronti dei terzi, anche in considerazione della necessità di assicurare la continuità dell’esercizio dell’impresa per evitare lo scioglimento dei contratti conseguente all’avvio della procedura concorsuale»

In pratica, ci sarà l’asta ma per ora le diamo a Intesa perché altrimenti i contratti si scioglierebbero a causa della procedura concorsuale. Attendiamo con ansia il bando dei liquidatori che sollecita manifestazioni di interesse dopo che Intesa ha inglobato le banche, quindi.

Quanto paga lo stato italiano, cioè i contribuenti? Da subito, poco più di 5 miliardi come aiuto di stato a Intesa per farle rilevare i crediti in bonis senza costringerla ad accantonamenti di capitale. Si tratta di

«[…] un supporto finanziario per ricostituire i fondi propri del cessionario per un ammontare idoneo a fronteggiare l’assorbimento patrimoniale derivante dalle attività ponderate per il rischio acquisito»

Dopo di che, ci sono sino a massimi 12 miliardi in caso Intesa valutasse di non volere determinati crediti in bonis, giudicandoli ad alto rischio oppure scoprisse che alcuni crediti sono andati in malora entro tre anni dall’acquisizione. Avete letto bene: entro tre anni dall’acquisizione. Avete commenti? La DGComp di Margrethe Vestager non ha avuto nulla da eccepire su questo sussidio al compratore. Le sofferenze odierne delle due venete saranno “trattate” dalla SGA, Società Gestione Attivi, del Tesoro.

In sintesi: il governo italiano riscrive il TUB e la liquidazione coatta amministrativa per salvare gli obbligazionisti senior ed i depositanti sopra i centomila euro. Così facendo, aggira la BRRD. Too big to fail ma not too big to bail out. Vince la narrativa del terrore del bail-in, che passa in pochi giorni da perdite per 11 miliardi di euro in caso di liquidazione ad altre stime di voragini da 80 miliardi. La Ue avalla, non è chiaro se perché preoccupata per la stabilità dell’Italia o se per un diabolico piano che punta a lasciarci al nostro destino, fatto di debito pubblico sino al momento del default sovrano, circoscrivendo il più possibile il rischio di contagio derivante dal nostro collasso. Se abbiamo deciso di farci esplodere, dovrà essere in una stanza di cemento armato, pensano a Bruxelles, Berlino ed altrove.

Per oggi, il “trionfo” se lo gode la tecnostruttura di Banca d’Italia, che da tre anni teorizza ed invoca una bad bank di sistema fatta con denaro dei contribuenti. Con l’aumento di debito derivante dall’operazione, e da quelle che fatalmente verranno dopo aver aperto il vaso di Pandora il governatore Ignazio Visco, alla prossima uscita pubblica, potrà informarci che per andare sotto il 100% di debito-Pil serviranno avanzi primari del 5% del Pil per un decennio, e noi batteremo felici le manine.

Vincono anche i politici che puntavano a far saltare la nozione di bail-in e fare debito pubblico al bisogno.  Vincono anche i “consiglieri di sistema”, cioè tutta quella corte dei miracoli che a sua volta chiede più debito pubblico per risolvere i mali del mondo italiano.

Ora che l’Italia ha aggirato la direttiva BRRD, con i “propagandisti di sistema” a dire che in Europa sinora non c’è stato alcun bail-in (falso, ovviamente, e Popular-Santander è lì a dimostrarlo), possiamo festeggiare: non avremo più quella divorante invidia debitorum, cioè l’invidia per i soldi spesi da altri governi per salvare le proprie banche, siano essere tedescheportoghesi o di altrove. Finalmente anche noi faremo più debito pubblico. Sono i vantaggi di avere il rapporto debito-Pil al 133%, del resto. C’è margine, c’è ancora corda per impiccarsi.

Che vi fosse o meno alternativa, nella battaglia dei controfattuali sulle venete poco rileva, a questo punto. La traiettoria italiana viene confermata ed accentuata. I nodi di anni di sgoverno, ad ogni livello, e di una classe dirigente di inetti e ladri arrivano al pettine. Sono destinati a farci lo scalpo.

(Estratto di un articolo pubblicato sul blog Phastidio.net)

L’ONDA LUNGA DEI PANAMA PAPERS: ARRESTATI A ROMA GIAN LUCA APOLLONI E IL FACCENDIERE ROBERTO LAGANÀ. SEQUESTRATI 35 MILIONI DI EURO: LE ACCUSE IPOTIZZATE PER ENTRAMBI SONO TRUFFA AGGRAVATA E INDEBITA COMPENSAZIONE DI DEBITI TRIBUTARI E PREVIDENZIALI CON CREDITI INESISTENTI. AVREBBE CREATO OLTRE 200 SOCIETÀ SCHERMO NEI PARADISI FISCALI

dagospia.com 10.7.18

(ANSA) – La Guardia di Finanza ha arrestato Gian Luca Apolloni, professionista romano considerato dagli investigatori un faccendiere di primo piano nei ‘Panama Papers’. Secondo le indagini degli uomini del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Roma e dell’Ufficio antifrode dell’Agenzia delle Entrate, Apolloni avrebbe fatto da intermediario nella creazione di oltre 200 ‘società schermo’ a Panama, collegate ad ulteriori imprese aventi sede a Samoa, Bahamas, Anguilla, Isole Vergini Britanniche e Cipro.

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Assieme al faccendiere è stato arrestato anche l’imprenditore Roberto Laganà, titolare della ‘Rts società cooperativa’, mentre sono stati sequestrati complessivamente beni per 35 milioni. Le accuse ipotizzate per entrambi sono truffa aggravata e indebita compensazione di debiti tributari e previdenziali con crediti inesistenti.

Apolloni, che operava sia in Italia sia all’estero, era già finito in carcere per reati tributari nel luglio del 2013 quando, sulla base delle indagini della Dda di Bologna, era risultato in collegamento con Massimo Ciancimino, il figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito. Ed il 15 maggio di quest’anno è stato trasferito nel carcere di San Vittore per il coinvolgimento in una serie di reati fallimentari.

CIANCIMINOCIANCIMINO

Quest’ultima indagine che lo vede coinvolto, coordinata dalla Procura di Roma, è partita invece dalle rivelazioni dell’ ‘International Consortium of Investigative Journalists’, che ha pubblicato online i dati dello studio legale panamense Mossack Fonseca. Da quei dai si è risaliti ad Apolloni, quale intermediario nella creazione di oltre 200 ‘società schermo’. I finanzieri hanno accertato che la società RTS, per neutralizzare i propri debiti fiscali e previdenziali, ha eseguito numerose compensazioni indebite – tramite presentazione di modelli di pagamento F24 relativi a crediti d’imposta inesistenti – per oltre 15 milioni, azzerando in maniera fraudolenta le posizioni debitorie.

La società, su direttive di Apolloni, simulava inoltre investimenti in aree disagiate del sud Italia per vantare crediti d’imposta fittizi, utilizzando il codice tributo legato ai programmi di defiscalizzazione per incentivare lo sviluppo di quartieri e aree urbane caratterizzate da disagio sociale e occupazionale. E il faccendiere, sempre secondo le accuse, avrebbe anche truffato diverse persone che si erano rivolte a lui, su suggerimento di funzionari di una banca lussemburghese, per gestire le operazioni di rientro di capitali detenuti all’estero tramite la procedura della voluntary disclosure.

Isole Vergini BritannicheISOLE VERGINI BRITANNICHE

Spacciandosi per commercialista e professore di diritto tributario, si faceva accreditare le somme necessarie per il pagamento – in realtà mai avvenuto – delle imposte dovute: il tutto per una truffa da circa 2 milioni. I sequestri, per un valore complessivo di 35 milioni, hanno riguardato immobili, terreni e conti correnti e sono scattati anche sulla base di indagini della procura di Milano riguardanti la RTS e altre imprese di cui Apolloni era consulente.

UNA PIETRA NERA IN TESTA AL ”CORRIERE” – LA STORICA SEDE DI VIA SOLFERINO, VENDUTA DI CORSA AL FONDO BLACKSTONE PER 120 MILIONI (PER POI RIAFFITTARLA A 10,3 MLN L’ANNO) DA RCS QUANDO ERA IN MANO AL SALOTTO BUONO (FCA, MEDIOBANCA, DELLA VALLE, UNIPOLSAI ETC) ORA È NEL MIRINO DI ALLIANZ, PRONTA A PAGARE 250 MILIONI. PIÙ DEL DOPPIO. QUINDI LA TESI DEL CDR DEL GIORNALE, CHE ERA UNA SVENDITA, NON ERA COSÌ PEREGRINA…

dagospia.com 10.7.18

Andrea Montanari per ”MF – Milano Finanza

SEDE CORRIERE DELLA SERASEDE CORRIERE DELLA SERA

Nel novembre di cinque anni fa la vendita da parte di Rcs Mediagroup del complesso immobiliare di via Solferino-San Marco a Milano – operazione che rientrava in un più ampio progetto di ristrutturazione che prevedeva anche l’ accordo con le banche e l’ aumento di capitale, definito a metà del 2014 – aveva fatto storcere il naso a tanti, a partire da alcuni consiglieri della casa editrice, fino ai dipendenti e ai giornalisti del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport, che parlavano apertamente di svendita.

A rilevare gli asset dalla società, che all’ epoca faceva ancora riferimento al cosiddetto salotto buono della finanza italiana (Fca, Mediobanca, Pirelli, UnipolSai e così via) era stato il fondo Blackstone, uno dei più attivi negli ultimi anni sul mercato del real estate in Italia, che aveva staccato un assegno di 120 milioni, a fronte però di un nuovo contratto d’ affitto stipulato con Rcs per 10,3 milioni su base annua. Una cifra ritenuta bassa da buona parte del mercato, ma che era di fatto legata alla necessità del cda (e dei soci) di incassare in tempi rapidi una somma tale che potesse contribuire al risanamento dei conti.

BLACKSTONEBLACKSTONE

Oggi, con il gruppo editoriale saldamente nelle mani di Urbano Cairo, Blackstone è pronto a cedere la mano rispetto alla proprietà che ha una estensione di oltre 34 mila metri quadrati.

Perché, secondo quanto appreso da fonti del settore immobiliare da MF-Milano Finanza, il fondo internazionale sta definendo la vendita delle quote di maggioranza del fondo Delphine (nel quale è stato conferito il palazzo di via San Marco-Solferino) al colosso assicurativo Allianz.

il Presidente de La Stampa e di Fiat John Elkann e lAd di RCS Pietro Scott JovaneIL PRESIDENTE DE LA STAMPA E DI FIAT JOHN ELKANN E LAD DI RCS PIETRO SCOTT JOVANE

La trattativa che viene gestita direttamente dalla sede londinese di Blackstone (affiancato dall’ advisor Lazard) ha un controvalore che si avvicina ai 250 milioni. E se è vero che in Delphine sono state conferite due proprietà (superficie totale di 56 mila mq) è vero che il trophy asset che sta per passare indirettamente di mano è il prestigioso palazzo del centro di Milano dove ha sede il Corriere della Sera (via Solferino) e dove ora si trovano i nuovi uffici milanesi della Cassa Depositi e Prestiti e una filiale di Ubi Banca (via San Marco). Proprietà che rappresenta la parte preponderante della cifra oggetto della trattativa.

A dimostrazione che, forse, cinque anni fa la tesi dei giornalisti e dei sindacati delle due testate di proprietà di Rcs (la Gazzetta dello Sport nel frattempo si è trasferita nel quartier generale di via Rizzoli), sul valore del palazzo venduto non era cosi distante dalla realtà. Ovviamente, l’ operazione riguarda esclusivamente il passaggio proprietario delle quote rilevanti del fondo Delphine. E quindi con l’ arrivo di Allianz non ci saranno variazioni nei contratti di locazione degli spazi dei due immobili. Del fondo oggetto della trattativa, fino a due anni fa faceva parte anche l’ hotel Nhow di Milano, rivelato poi da Cattolica Assicurazioni per 52 milioni.

ape gazzettaAPE GAZZETTA

In ogni caso, in ambito immobiliare, le relazioni tra Blackstone e Allianz sembrano consolidate: lo scorso agosto la compagnia assicurativa ha acquistato la totalità delle quote del fondo immobiliare Kensington. (riproduzione riservata)

L’Europa cambi rotta nelle regole su banche e bond. I consigli di Patuelli (Abi)

 startmag.it 10.7.18

Un estratto della relazione tenuta oggi dal presidente Antonio Patuelli nel corso dell’assemblea dell’Abi (Associazione bancaria italiana)

La Bce di Mario Draghi ha garantito assai bassi tassi che, penalizzando le banche, hanno favorito la ripresa e salvato la Repubblica nella gestione del debito pubblico il cui peso, altrimenti, sarebbe caduto fiscalmente drammaticamente sulle imprese e sulle famiglie italiane. Il ritorno a politiche monetarie tradizionali sarà comunque con tassi proporzionati alla solidità dell’Euro.

LA SCELTA STRATEGICA

La scelta strategica deve essere di partecipare maggiormente all’Unione Europea impegnando di più l’Italia nelle responsabilità comuni, anche con un portafoglio economico nella prossima Commissione Europea. Altrimenti l’economia italiana potrebbe finire nei gorghi di un nazionalismo mediterraneo molto simile a quelli sudamericani. In questa primavera, in Argentina, il tasso di sconto ha perfino raggiunto il 40%. Con la Lira italiana, negli anni Ottanta, il tasso di sconto fu anche del 19%.

IL DA FARSI NELL’UNIONE BANCARIA

Occorre una nuova spinta per un’Unione bancaria con regole identiche, con Testi unici di diritto bancario, finanziario, fallimentare e penale dell’economia e con coerenza fra regole contabili e prudenziali.

LE CONTRADDIZIONI DA SUPERARE

Occorre superare le contraddizioni a cui sono soggette le banche che debbono operare come banche d’Europa, con la Vigilanza unica, e contemporaneamente come banche con ancora nazionali e diversi diritti bancari, finanziari, fallimentari, penali dell’economia e soggette alla concorrenza dei diritti tributari.

LA QUESTIONE DELLA GIUSTIZIA CIVILE

La concorrenza in Europa si basa molto anche sulla produttività della giustizia civile. La concorrenza è indispensabile e necessita di regole identiche in Europa, con uguali punti di partenza, altrimenti diviene conflitto. Questi testi unici sono molto urgenti e possono anche favorire la riduzione e la condivisione dei rischi per la realizzazione del “terzo pilastro”.

LE REGOLE SULLE BANCHE

Le regole per la solidità delle banche debbono essere inserite in una maggiore stabilità e certezza del diritto, anche prospettica, debbono essere frutto di preventive convergenze fra le diverse Istituzioni e Autorità europee e debbono rappresentare equi presidi per prevenire ogni rischio e non complicare i fattori di ripresa dello sviluppo e dell’occupazione che debbono essere la stella polare dell’Unione Europea.

DIRETTIVA BRRD DA RIVEDERE

La revisione della Direttiva su risanamento e risoluzione delle banche (BRRD) deve correggerne gli errori, innanzitutto per aumentare le tutele per i risparmiatori, anche in applicazione dell’articolo 47 della Costituzione italiana. Il MREL, requisito minimo di fondi propri e di passività utilizzabili in casi di crisi bancarie, deve essere equilibrato e coordinato con l’analogo requisito internazionale (TLAC), senza penalizzazioni per le banche europee che si rifletterebbero sull’economia tutta.

CAPITOLO PATRIMONIO E PRESTITI

L’Europa vince tutta insieme come quando riduce gli assorbimenti patrimoniali a fronte dei prestiti a diverse categorie di imprese e realizza i bonifici istantanei che consentono, in massimi dieci secondi, di trasferire denaro tracciato nell’area unica dei pagamenti in Euro.

LE SCELTE DELL’EUROPARLAMENTO

Apprezziamo le recenti scelte del Parlamento Europeo sui requisiti patrimoniali delle banche, fra cui i trattamenti meno gravosi per i finanziamenti alle piccole e medie imprese, per l’edilizia residenziale, per i prestiti garantiti da cessione del quinto, per la possibilità di dedurre dal capitale taluni investimenti in nuove tecnologie. Chiediamo che il Trilogo confermi presto queste scelte.

OK TAJANI

Esprimiamo apprezzamento al Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, al Presidente della Commissione economica, Roberto Gualtieri e a tutti coloro che sono impegnati per un’equilibrata Unione bancaria. Il realismo e il metodo della ragione debbono evitare di inasprire i conflitti nell’Europa e nell’Occidente che crescerebbero se venisse imposto un assorbimento patrimoniale sulle banche per il possesso di titoli pubblici che sono riserve di liquidità bancaria.

IL COMITATO DI BASILEA

I conflitti fra gli Stati su questi campi, prima delle banche, metterebbero in difficoltà gli Stati che hanno più debiti. Apprezziamo che il “Comitato di Basilea” non sia intervenuto sui titoli pubblici. L’Unione Europea deve essere più coordinata: le varie Istituzioni e Autorità non debbono sovrapporre normative come per gli NPL. I numeri dei “tetti” dei crediti deteriorati debbono essere motivati in modo trasparente, specificando le logiche che li esprimono, e non debbono soffocare la ripresa.

BASTA DISORDINE

L’Unione Europea è una e le fonti normative non possono essere disordinate. La certezza, l’univocità, la proporzionalità e la semplificazione del diritto devono essere garantite anche in una complessa fase di passaggio come quella che sta vivendo l’Unione bancaria che è la più avanzata integrazione d’Europa.

(estratto dalla relazione tenuta oggi dal presidente Antonio Patuelli nel corso dell’assemblea dell’Abi; la relazione integrale si può leggere qui)

EURO SI…EURO NO… EURO FORSE (di Fabio Dragoni)

 scenarieconoimci.it 10.7.18

“Euro si, euro no. La parola agli italiani” ma soprattutto ad Alessandro Marenzi il conduttore di SKY TG24 che lunedì 9 luglio ha condotto lo speciale dedicato a cosa pensano gli italiani della moneta unica. La trasmissione si è contraddistinta -nonostante le dichiarate buone intenzioni- per la solita grossa e grassa disinformazione un tanto al chilo.

La parte del leone come era lecito aspettarsi l’hanno fatta i mutui.

Viene intervistata una famiglia con cinque figli ed un mutuo da pagare erogato nel 2005 con una rata di 750 euro mentre oggi è di circa 600 euro. Si comincia subito con la panzana dei tassi di interesse. Grazie al calo degli interessi in tutti questi anni (vero) la famiglia intervistata ha avuto un beneficio sulla rata che è diminuita (altrettanto vero). Con il ritorno alla lira i tassi aumenterebbero (e perché mai?) ed il bilancio della famiglia salterebbe per aria. Marenzi ovviamente non spiega perché il Giappone con un debito pari al 230% rispetto al PIL paghi un -0,10%. Vale a dire chi investe in titoli nipponici a 10 anni paga lo stesso Governo per il disturbo. E non spiega perché ad esempio il tasso di interesse sui titoli di stati inglesi in sterline sia pari alla metà di quelli italiani. O perché la rata del mutuo della famiglia intervistata nel 2005 era più alta del 25% rispetto ad oggi. Eppure c’era l’euro allora come oggi. Per spiegare tutto questo sarebbe stato sufficiente che Marenzi avesse pronunciato 15 parole non declamare Guerra e Pace di Tolstoji. “I tassi di interesse li decide la banca centrale e non c’entra nulla la moneta”. Punto. Andrebbe contemporaneamente ricordato a Marenzi che la rata del mutuo la si paga con il reddito. E quando in Italia avevamo tassi al 12% non avevamo 6 milioni di disoccupati -inclusi i cosiddetti “scoraggiati” non contati dall’Istat- come oggi (più degli abitanti della Sicilia) o 5 milioni di italiani in povertà assoluta (più degli abitanti del Veneto). Tant’è che la gente acquistava case, pagava mutui. Insomma cose così. Puoi pure avere tassi di interesse pari a zero. Ma senza un lavoro non sarai in grado di rimborsare alcunché.

La disinformazione prosegue sovrana chiedendo ai giovani adolescenti in casa “che effetto vi fa pensare a 1.000 lire” lasciando intendere ai telespettatori che in caso di ritorno alla lira torneremo ad avere le vecchie 1.000 o 10.000 lire. Niente di più falso. Potremmo chiamare la nuova moneta lira o fiorino. Quanto al valore, sarebbe ovviamente convertita secondo il rapporto 1 a 1 con l’Euro. Non ci sarebbero problemi per fare i conti, come invece ci furono quando si passò all’Euro con quel famigerato rapporto di 1.936,27. Attenzione, la conversione non indica il “cambio” e può essere decisa come preferiamo: 1 a 1 è semplice, ma se si volesse si potrebbe fare anche 10 a 1, 10.000 a 1 o 1.547 a 1. Poi, dopo la conversione, il valore della nuova moneta nei confronti delle altre lo deciderà il mercato.

E qui veniamo alla terza mistificazione del servizio. La lira svaluterebbe ed i benefici effetti sulla bilancia commerciale -del resto oggi già in attivo- non sono minimamente considerati. In compenso si paventano devastanti effetti sui costi delle materie prime e quindi sull’inflazione con tanto di intervista ad un non meglio precisato consulente bancario che ci propina questa balla sesquipedale. Sarebbe stato ad esempio sufficiente chiedere a lui come a Marenzi cosa diavolo è successo alla nostra inflazione quando l’euro è passato in poco più di un anno da 1,4 dollari ad 1,05 dollari. Una svalutazione del 25% che il buon Marenzi ovviamente all’epoca salutava come una formidabile spinta alle nostre esportazioni. Mentre l’inflazione rimaneva così al palo da costringere la BCE ad inaugurare il famigerato Quantitave Easing pur di far ripartire economia e prezzi. Per prevedere il futuro cari colleghi di SKY TG24 è sufficiente studiare il passato. Quello stesso passato che avete raccontato fino all’altro ieri. Con le vostre stesse parole

 

Rolling Stone, l’esempio da clonare

 di: Luciano Scateni lavocedellevoci.it

Anche le pulci hanno la tosse, bellezza del proverbio popolare. Può darsi che qualcuno ricordi il transito di tale Povia al Festival di Sanremo. Poi la giusta eclisse. Ora, a conferma del giustificato ostracismo per l’autore di canzonette minimali, come “I bambini fanno oh”, il tizio, che non avrebbe ragione di parlare e invece esterna, lo fa con parole blasfeme di astiosa critica niente meno che ai Rolling Stone, mito della musica rock. In un video se la prende per la copertina di un loro disco anti Salvini: “Hanno aderito solo artisti comunisti (l’ignorante non usa la corretta espressione ‘artisti di sinistra’). Povia finge di non sapere che il mondo della cultura e dell’arte è quasi globalmente di sinistra e che i salviniani come lui, nel pianeta dello spettacolo, sono rari come le mosche bianche.

Ad Oslo è di lieta euforia il clima dei saggi che esplorano il mondo per assegnare l’alta onorificenza dei Nobel, tutti felicemente concordi sul destinatario. Negli States i giurati dell’Oscar, dopo rapida consultazione, hanno deciso il vincitore del roiconoscimento alla carriera in minuti sei, sono schizzati via, partiti a razzo per la Florida e le meritatissime Holidays marine. Analogo privilegio è toccato al pool di menti eccelse che designano il vincitore del prestigioso premio Pulitzer. Se la sono cavata in un amen. Alla giuria internazionale al femminile è bastata un’occhiata competente per decretare il vincitore di mister Universo, sempre lui. La Russia ha coniato la nuova moneta in argento da cento rubli con il volto rubicondo di Putin sul lato B e sul lato A il profilo volitivo di un amico della Russia. Identico identikit. Nessun dubbio per il presidente della Cina, sarà lo stesso soggetto il testimonial del nuovo suv elettrico e l’India, per non essere da meno, lo affiderà ai big della regia come protagonista di fiction e film d’autore made in Pechino. E l’Europa? Lo incoronerà imperatore di una monarchia plurima, guidata da Orbàn, Le Pen, Erdogan, Kurz, Morawiecki, Pellegrini, con obbligo scolastico sancito dalle rispettive Ccostituzioni di leggere e trarre insegnamento dal “Mein Kampf.”

Tutto chiaro? Protagonista assoluto dei riconoscimenti descritti è lui, il Matteo Salvini, l’uomo della pace, l’attore eccelso, lo scrittore sublime, l’adone della politica, il predestinato da dio e da folle di popolarqualunquisti, omofobi, razzisti e nostalgici del nazifascismo, a dettare le linee guida del futuro della Terra. Non ne siete convinti? O peggio, aderite alla campagna antiSalvini dei Rolling Stone? Attenti alle ronde armate di manganelli, ai flaconi di olio di ricino.

Chi si rivede: in corso di dorato pensionamento dell’ex cavaliere e in assenza di soggetti carismatici, dotati di charme da leader trascinatore di folle, Forza Italia resuscita Tajani dal limbo di un incarico di rappresentanza, qual è la presidenza del parlamento europeo e lo nomina vice Berlusconi. Un attimo dopo la gratificazione, omaggio di antica fedeltà al fondatore, Tajani, che peccato, non alla presenza del notaio di Porta a Porta, al secolo Bruno Vespa, spara a salve, l’annuncio, che nella sua ingenua incompetenza di improvvisatore, dovrebbe miracolosamente risolvere il dramma dell’emigrazione africana: “Un miliardo alla Libia, uno al Niger per la gestione dei flussi migratori” e voilà…tutto risolto. Qualcuno gli spieghi che non basterebbero neppure dieci o cento miliardi. Chi ne sa di più apra gli occhi a Tajani. Gli dica del neocolonialismo dei potenti del mondo che non consentirebbero mai di rinunciare alla rapina delle ricchezze di un continente depredato da secoli con la complicità di governi e tiranni locali, eletti e sostenuti dalle potenze mondiali. Gli facciano capire quanto rendono le guerre sanguinose da cui fuggono i profughi a chi produce e vende armi, gli rivelino le mire di mezzo mondo, Cina per in testa, Italia compresa, che non rinuncerebbero mai alla rapina di risorse naturali dell’Africa, a costruire grandi opere e usare la manodopera locale a costi vantaggiosi, in nero. C’era davvero bisogno di altri dilettanti allo sbaraglio?

Anche questa è l’Italia

Governo balneare

Carlo Bertani comedonchisciotte.org 10.7.18

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.com

Mattina d’Estate, quartiere periferico: cerco disperatamente un bar aperto, nel chiasso di stridii e rumori di autobus, per trascorrere un’ora e mezza. Niente di speciale: ho portato la macchina dal meccanico. E arriva lei, inaspettatamente, Sooror, da Tehran: la radio nazionale iraniana che, ogni tanto, mi chiama per un’intervista. Mi obbliga ad affrontare una situazione che continuo a rimuovere, quella dello strano connubio fra la forza politica più “vecchia” della repubblica e la più giovane. Fra un M5S che è nato da una costola di una sinistra becera, assolutista e orgogliosa del nulla che ha creato e, dall’altra, gli eredi delle “corna verdi”, Pontida, l’ampolla di acqua del “sacro” Po…e 50 milioni spariti nel nulla.

Di là della questione della cinquantina sparita – inutile: Bossi è sempre stato un ciarlatano, già ai tempi del sen. Miglio (che era di tutt’altra pasta) ed i figli l’hanno fottuto mica male, Lega Ladrona… – c’è poco da cincischiare. Serve a poco – come giustificazione – ricordare che gli altri hanno fatto peggio: sembra di riascoltare Craxi nel famoso discorso alla Camera, “Se qualcuno non sapeva nulla, si alzi, adesso!”

Ma qual è il futuro della Strana Alleanza?

In realtà, stiamo vivendo uno spezzone di Prima Repubblica: i governi balneari, Leone, sempre lui quando scoppiava la canicola ed i problemi s’accavallavano.

Perché, ad onor del vero, è stato fatto poco o nulla, a parte continuare in una strana ed eterna campagna elettorale.

La “questione migranti” è stata, in qualche modo, affrontata però, a capire veramente quel che è successo, tutto continua come prima. Qualche nave rimandata al mittente, altre che invece hanno avuto il “via libera” per sbarcare…ma, sul fronte europeo, nulla è cambiato. Macron continua a “fare il buliccio con il culo degli altri” – come usa dire a Genova – e la Merkel ha, semplicemente, detto “no” alla mobilità dei migranti in Europa: dove sbarcano, restano.

Gli austriaci, sempre servizievoli nei confronti dei loro padroni tedeschi, hanno abbozzato “Se mai, chiudiamo il Brennero” (anche se spiace un po’, per l’ambaradan logistico che andrà a succedere…100 euro in più per TIR, acc…) Conte crede d’aver capito una cosa, gli spagnoli un’altra, gli ungheresi un’altra ancora…così va l’Europa, “tutti assieme, in ordine sparso”.

Insomma, a fronte di una possibile crisi politica tedesca, che l’Italia vada a farsi fottere. Gliene potesse fregar di meno: tanto, andiamo al mare in Italia, poi si vedrà.

Quel “si vedrà” racchiude tutta la suspense della situazione, la storia di un governo nato non certo bene, obbligato a prendersi sul gobbo ministri che già furono di Monti, altri che hanno fatto lingua in bocca con Berlusconi. Paura, paura ad esprimere quello che gli italiani hanno veramente detto a Marzo: un “basta!” lungo milioni di chilometri, forte come milioni di decibel, profondo come milioni di metri.

Ora, se Salvini pensa veramente che quel che raccontano i sondaggi sia realtà – ossia se saranno voti – sta prendendo una badilata di quelle che ti spianano il muso. Sta condensando in un nuovo contenitore i medesimi voti, che furono di Fini, di Casini, di Buttiglione…oggi (ancora per poco) di Berlusconi e di sua pochezza (in peso numerico) Meloni. Fuori da lì, c’è poco: perché?

Poiché la storia della Destra italiana non è una storia d’intelletto, creativa: era già tutto perso al tempo di Ezra Pound o, se vogliamo, di Benedetto Croce, “sua filosofica indecisione”. Non elabora nulla, salvo triturare nel frullino i medesimi valori “adattati” al contesto odierno.

E’ sempre – parliamo di valori – la “maggioranza silenziosa” che fu di Montanelli, il “poderoso” centro-destra del ’94, ossia un fiume di valori che mi ricordano i versi di una vecchia canzone: “Vecchia, piccola borghesia…”

Al contrario della sinistra – che dai tempi “sovietici” è riuscita a riciclarsi nei valori di Blair, ossia quelli del neo-liberismo: avrebbe fatto meglio a “ripensare” una sinistra europea più combattiva e, soprattutto, “pensante” – la destra ha “trovato” (si fa per dire) per strada un imprenditore dei media come Berlusconi. Il quale ha confezionato una “frittura” di tutto ciò che la vecchia destra conservatrice e reazionaria conteneva. E lo ha rilanciato sulle Tv. Niente d’eccezionale, però ha funzionato.

Potrà funzionare di nuovo?

A mio avviso, no. Perché?

Il “fenomeno Berlusconi” è irripetibile, e Salvini non è certo l’erede di Berlusconi (meglio Renzi, senz’altro) e batte sempre sullo stesso chiodo, senza fantasia. Migranti, migranti, migranti…prima gli italiani…certo, però qualcuno comincia a dire: se quei soldi li avete presi, dovete restituirli, altrimenti siete nella stessa risma del PD, di FI, di Fini, dei vari centristi, ecc, ecc.

E qui c’è poco da dire (anche se i media ci hanno provato): il M5S ha avuto una decina di “infedeli” che hanno truffato sui rimborsi degli stipendi parlamentari. Una decina, in tutto – subito cacciati – ma era una questione interna, di accordi interni al partito: non hanno mai preso un euro dei rimborsi elettorali che loro spettavano.

Se, domani, Salvini chiederà “modifiche” al decreto Dignità (già, di per sé, poco “dignitoso”), suggerite da Berlusconi, lo scontro sarà già nell’Autunno, ma non credo che avverrà.

I nodi verranno al pettine quando dovranno affrontare il “nocciolo duro” dei loro programmi: la Flat Tax ed il Reddito di Cittadinanza. Perché sono riforme “pesanti” in termini di miliarduzzi, entrambe.

Personalmente, non capisco la Flat Tax: in un’Italia che è ai primi posti per sperequazione sul reddito (l’indice di Gini), riduciamo le aliquote ad una sola, due al massimo? A parte – trucchi da avvocaticchi a parte per ingannare la Consulta – che la Costituzione recita, all’art 53 “Il sistema tributario é informato a criteri di progressività” – e non vedo proprio come si potrebbe by-passarla – c’è qualcosa che non mi convince.

Si narra che, abbassando le tasse ad una (o due) aliquote, tutti le pagheranno: e perché? Già me li vedo – dai “signori del ferro” di Brescia ai “signori del frumento” di Foggia – tutti a correre da Equitalia: “adesso che sono diventate “giuste” le paghiamo volentieri!” Uh, come ci credo. Addirittura le cosche: riabilitateci! Vogliamo pagare!

Che gli attuali sistemi di accertamento del reddito siano iniqui ed imprecisi, ne sono pienamente convinto – basti pensare al farraginoso metodo degli “studi di settore”, per il quale un ristoratore che compra un’orata e poi non la vende, avrebbe guadagnato lo stesso – però c’è un sistema semplice, adottato nella Repubblica Socialista Nord-Americana: il reato d’evasione fiscale, siccome toglie risorse a tutti, è un reato contro la Nazione e, dunque, un reato penale. Si sorvola spesso su questo concetto, ma se non si pagano le tasse non ci sono più medici che ti aspettano al Pronto Soccorso, maestri in aula con i bambini, pompieri quando scoppia un incendio: soltanto quando si è accertata la base fiscale, ossia chi sono e quanti sono i contribuenti, qual è il loro reddito, allora si può parlare di sistemi fiscali. Altrimenti, sarà sempre e solo aria fritta: non sarebbe proprio necessario fare loro vedere il sole a scacchi: basterebbe il profumo. La borghesia è, per sua intima costituzione, codarda.

Infine, ricordiamo che Al Capone non fu “beccato” per centinaia di omicidi, bensì per evasione fiscale.

Dall’altra parte il M5S scalpita per vedere, finalmente, il suo “sogno nel cassetto” realizzato.

Abbiamo già detto mille volte che non si tratta di un vero RdC, bensì di un serio assegno di disoccupazione (la legge ricalca, a grandi linee, il sistema tedesco) perché è scandaloso che la seconda potenza industriale d’Europa non abbia un supporto al reddito in caso di disoccupazione.

La Legge Fornero, in aggiunta, ha creato una vasta zona d’ombra, che potremmo tratteggiare così: le aziende non sanno più che farsene dei dipendenti over 55, mentre la pensione arriva a 67. Si tratta di un “limbo” dove sguazzano circa 6 milioni di persone e le loro famiglie.

Un’analisi più seria dovrebbe prendere in esame le modalità dell’attuale sistema industriale – che viene definito ancora “manifatturiero”, mentre in realtà è “macchine-fatturiero” – e questo muta radicalmente i termini del problema.

Combinando il flebile “decreto Dignità” con la questione dei migranti, possiamo notare quanto le vere “pietre angolari” del sistema industriale (e, dunque, anche finanziario e sociale) siano state ignorate.

1) I padroni, se possono (ossia se glielo lasciano fare), pagano sempre di meno: questa è una legge vecchia quanto il mondo. E tu scrivi pure tutti i “decreti Dignità” che vuoi: se non aggiungi la sanzione amministrativa o penale, non avrai mai forza contrattuale all’interno della società.

2) La seconda ragione è più complessa e coinvolge da un lato il tasso di scolarità e, dall’altro, la tipologia delle aziende. A parte i dirigenti, la struttura di una moderna azienda è composta da molti quadri intermedi, che sono in gran parte tecnici. Sono quelli che fanno funzionare le macchine di processo: semplificando, i robot. Per far funzionare un’azienda moderna, servono tecnici specializzati e manodopera senza particolare preparazione, poiché la macchina va servita, non è lei a servire l’uomo. Perciò, da un lato tecnici scolarizzati e ben preparati, dall’altro dei semplici “robot-umani”. Per ora, il rapporto numerico è ancora a favore dell’uomo (per le mansioni semplici): domani, si vedrà. Ma questo è un altro discorso che, però, bisognerebbe iniziare a fare: non ho remore nel definire che questo è stato il grande errore delle sinistre europee, quello che le ha fatte finire ad osannare Blair o la Clinton.

Questo governo – diciamolo fuori dai denti – è solo una copia edulcorata del governo Monti: nei ruoli chiave, (Economia-Esteri) ci sono tutti uomini legati alle istituzioni europee: dove sono finiti i Bagnai, i Fioramonti, i Rovertini, i Borghi? Erano uno specchietto per allodole elettorale?

Come può pensare, il M5S, di proporre una legge che costerà decine di miliardi l’anno? Le obiezioni di Cottarelli e di Boeri non sono retoriche, bensì reali: ad esse, bisogna dare una risposta.

La risposta esiste, ed è una sola: la società industriale avanzata (ossia altamente automatizzata) non può sopravvivere se non si pone sul piatto una domanda: il profitto è solo prodotto dal capitale?

E’ una domanda semplice: dalla risposta che si dà a questa domanda – ma non perché fu proposta da Marx – ne discendono due scenari, ossia una società ordinata e vitale da un lato, un pessimo film hollywoodiano di fanta-storia, zeppo di fucili mitragliatori, dall’altra.

Ai tempi di Moro e di Berlinguer, le aliquote fiscali erano sette, e la più alta prevedeva una tassazione del 75% sui guadagni: si viveva abbastanza bene, ad Agosto tutti andavano in vacanza, non c’era quasi ticket sui medicinali, negli ospedali c’era posto e si veniva ricoverati “per analisi”. Gli studenti universitari meritevoli ricevevano un “pre-salario” di 500.000 lire che, riportati d oggi, sarebbero circa 5.000 euro l’anno, le donne andavano in pensione a 55 anni egli uomini a 60: chiunque con 35 anni di contributi. Il debito pubblico era sotto il 60% e tutto in mani italiane eppure, nei consessi internazionali, gli economisti si cospargevano il capo di cenere…ah, l’Italia, il suo debito pubblico…

A forza di ripeterlo, la vulgata è diventata un imperativo.

Era veramente una società fondata “sul lavoro”, ma oggi è stato realizzato il miracolo: le mansioni pesanti o ripetitive sono delle macchine, non dell’uomo. Solo l’azienda che produce con queste modalità sopravvive, le altre sono destinate al fallimento.

Allora, diamo una risposta alla domanda: il profitto è solo prodotto dal capitale?

E’ una risposta che non richiede complesse trattative europee, che non scomoda la geopolitica, non tocca principi etici: tutto ciò che ci circonda e che vediamo – dalle autostrade ai grattacieli, dagli autobus alle biciclette – è stato creato solo dal capitale?

Se così non è, o non lo ritenete, significa che una parte dei profitti vanno corrisposti a chi lavora – si potrà decidere se monetizzarlo subito, se posticiparlo nella futura pensione, se stornarlo sul welfare ecc…ma tutto questo è un problema successivo – ed allora bisognerà aprire nuovi orizzonti: potrà essere una seria leva fiscale, oppure la partecipazione agli utili aziendali (la tedesca mitbestimmung)…altro…vari tipi di “compensazione” sociale…ma la decisione cambia, e cambia il paradigma di riferimento.

Altrimenti, vi racconto già come andrà a finire.

Maledetto, però è bravo: è stato l’unico a capire.

Mi riferisco a Vittorio Sgarbi: un essere che, spesso, mi dà il voltastomaco al solo vederlo apparire. Ma è stramaledettamente intelligente, vede “oltre” e capisce prima degli altri. Che, ad onor del vero, sono una pletora di pecore stupide (PD o FI, non cambia).

Non vi ha stupito che Sgarbi abbia dato il suo, personale voto a favore del governo Conte? Perché già sa come finirà.

Ne ho avuto esperienza quando lottai contro la riforma Fornero: articoli sempre sul filo della decenza, ma al vetriolo, che cospargevano sale sulle ferite con il sorriso fra le labbra.

Il meccanismo è semplice.

La compagine di governo è solo apparentemente un consesso: in realtà, ci sono Esteri ed Economia da una parte, tutti gli altri dall’altra. Questo spiega l’ostracismo per Paolo Savona.

All’epoca, si lottava per vedere riconosciuta “quota 96” (la somma degli anni di lavoro più l’età anagrafica) ed era sorprendente osservare il “ciclo” che si ripeteva. Ricordo, fra i parlamentari, due nomi: Boccia e Damiano, del PD, che si mostravano (?) d’accordo con le nostre rivendicazioni.

Si perveniva ad un accordo di massima, poi il tutto passava all’Economia: Monti non si scomodava nemmeno, inviava un sottosegretario il quale, puntualmente, respingeva “non c’è copertura finanziaria”. E tu, da capo, a cercare voci di bilancio da tagliare.

Quando il gioco divenne pesante – e i miei articoli più velenosi – mandarono in pensione il sottoscritto ed il gestore del blog, che era seguito da migliaia d’insegnanti. All’insaputa l’uno dell’altro. Ci prendemmo delle “botte” di traditori, ma non potevamo farci niente, eravamo stati messi in pensione d’autorità a 63 anni.

Cosa succederà al RdC?

Andrà cento volte in commissione e verrà approvato, mille volte alla Presidenza del Consiglio…sarà approvato e riapprovato, ma…al ministero dell’Economia risponderanno picche: manca la copertura finanziaria. Poi, ci sarà il tormentone dei “decreti attuativi”, mediante i quali la platea degli aventi diritto sarà ristretta allo 0,0…%, i fondi – quindi – saranno stanziati con enormi ritardi…li conosco, lo fanno abitualmente.

Così, il M5S si logorerà, inizieranno le sfide interne fra “buonisti” e “duri e puri”…intanto, la Flat Tax passerà, perché va ad incrementare il reddito di pochi, ed i tagli necessari saranno trovati dopo. Sulla nostra pelle.

Vittorio Sgarbi, da furbastro di tre cotte qual è, aveva compreso che quel governo raffazzonato era quel che ci voleva per annientare le istanze della popolazione. “Populisti”, che è come dire “privi della coscienza di muoversi in un universo pre-ordinato”.

Nell’Autunno vedremo questo canovaccio andare in scena: guarderemo quali risposte sapranno dare i 5stelle: per gli altri, c’è sempre un paracadute, quello targato Berlusconi, o chi per lui. Dudù tornerà all’ovile per essere scannato: missione compiuta. Vedremo se il M5S si trascinerà in una crisi senza fine, pendolando fra vecchie parole d’ordine e nuove, pragmatiche, realtà oppure se si darà una scossa e farà saltare il banco finché è in tempo. Il PD continuerà a litigare: la fine della “feral tenzone” è prevista intorno al 2030.

Cala il sipario, si accendono le luci in sala, il pubblico mormora e stropiccia gli occhi: ci sarà ancora il tempo per un drink?

 

Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.com

Link: http://carlobertani.blogspot.com/2018/07/governo-balneare.html

10.07.2’08

Che cosa succederà fra Elliott, Milan, Mediaset, Vivendi e Tim? Fatti, nomi e scenari

di  startmag.it 10.7.18

Vivendi-Mediaset

Sarà breve l’iter per il passaggio del Milan sotto il controllo di Elliott, con l’uscita di scena di Li Yonghong.

Ieri sera sono arrivate anche le prime conferme da parte di fonti vicine al club, secondo le quali nel giro di 7-10 giorni si riunirà l’assemblea del Milan, per approvare la modifica della composizione del cda, e di sicuro verranno sostituiti almeno i consiglieri cinesi, con nuovi componenti indicati dal fondo statunitense, che potrebbe anche cambiare il management: Gandini e Maldini sono i nomi più gettonati, secondo le cronache sportive e finanziarie.

Fra le prime mosse di Elliott, dovrebbe esserci un’iniezione di 150 milioni di euro nelle casse del Milan: risorse fresche, utili anzi indispensabili, anche per affrontare con più serenità il mercato. Fonti vicine al club sottolineano anche che il cambio di proprietà, con l’azzeramento del debito ed Elliott che garantisce la continuità aziendale, può avere effetti positivi nel ricorso davanti al Tas contro l’esclusione dall’Europa League, tanto che la memoria difensiva sarebbe in fase di revisione.

Assente dal raduno a Milanello, Marco Fassone in serata ha preferito non parlare del futuro del club, durante la presentazione della maglia da trasferta realizzata dal nuovo sponsor Puma.

“Inizia una stagione nuova, una stagione importante per noi dopo un anno di rodaggio e grande cambiamento”, ha detto l’ad rossonero, Marco Fassone. Un nuovo cambiamento, però, sarebbe imminente, e nel giro di qualche mese ce ne sarà probabilmente un altro: sul fronte americano, la famiglia Ricketts e Stephen Ross sono i favoriti nella corsa al Milan, non è escluso un nuovo tentativo da parte di Rocco Commisso, né l’inserimento di nuovi potenziali acquirenti.

Secondo alcune indiscrezioni, Elliott avrebbe già avviato dietro le quinte trattative, prediligendo soggetti diversi da quelli che si sono rivolti a Li.

La prima garanzia che il pegno concede è il diritto di voto, facoltà che a Elliott permetterà di convocare un’assemblea dei soci della Rossoneri Lux di cui verranno cambiati gli amministratori. Eventualità peraltro già occorsa alla Rossoneri Champion Invest Lux, società partecipata da Elliott attraverso la Project RedBlack che controlla la Rossoneri Invest Lux, a sua volta proprietaria del club.

Stessa circostanza – il cambio degli amministratori – si verificherà poi al Milan, ultima controllata della catena: in una settimana, dieci giorni al massimo, verrà modificata la composizione del cda, con l’uscita di scena dei consiglieri cinesi e l’ingresso di nuovi componenti indicati dal fondo statunitense

“La parte italiana, capeggiata dal capo azienda Fassone, è invece destinata a rimanere magari con Paolo Scaroni presidente. Nell’area sportiva quello di Paolo Maldini è un nome che torna con forza d’ attualità: la settimana scorsa, a Ibiza, avrebbe incontrato rappresentanti del fondo”, ha scritto La Gazzetta dello Sport.

All’inizio dell’anno, Scaroni sul dossier Milan-Elliott ha detto: “Sinceramente non penso che Gordon Singer sia interessato a fare il presidente del Milan. Il prestito che Elliott ha fatto al Milan ha tutta una serie di garanzie e qualora non dovesse essere rimborsato nelle scadenze, ci sono delle clausole che possono portare alla cessione del Milan in modo tale che Elliott riporti a casa i suoi soldi. Che poi un fondo americano, che possiede soldi di terzi, mi sembra piuttosto inverosimile”.

Scaroni, già presidente di Enel ed Eni, è “storicamente vicino al fondo statunitense”, ha scritto di recente sul Messaggero Rosario Dimito, giornalista di lungo corso in materia finanziaria, oltre che a Silvio Berlusconi che lo ha voluto – sotto gli auspici anche di Gianni Letta – ai vertici dei colossi partecipate dallo Stato.

La partita del Milan s’interseca con quella sempre di Elliott nelle tlc a partire da Tim? Molti analisti si interrogano da settimane su tempi e modi del riassetto del comparto che non potrà non riguardare anche Mediaset.

L’assemblea degli azionisti di Mediaset nei giorni scorsi ha rinnovato il consiglio di amministrazione che sarà in carica per i prossimi tre esercizi, cioè fino all’approvazione del bilancio dell’esercizio 2020. Il nuovo board è composto da 15 membri: 12 sono espressione della lista di maggioranza presentata da Fininvest e guidata da Confalonieri, confermato alla presidenza; tre (Giulio Gallazzi, Costanza Esclapon e Raffaele Cappiello) sono espressione della lista presentato dal comitato dei gestori dei fondi di investimento (Assogestioni). Esclapon, imprenditrice nella comunicazione, ha lavorato spesso a fianco nelle aziende guidate da Luigi Gubitosi (Wind, Alitalia, Rai, fra l’altro).

Gubitosi, nel board di Tim rinnovato di recente dopo il ribaltone societario ad opera di Elliott, è espressione del fondo americano di Singer. Non solo: “Nel “toto nomine” per la successione a Genish, Gubitosi figura tra i “papabili” insieme con Rocco Sabelli, già ex ad della stessa Telecom”, ha scritto giorni fa Carlotta Scozzari di Business Insider Italia.

L’ultima assemblea dei soci di Tim ha decretato la vittoria del fondo americano Elliott sostenuto in maniera decisiva dalla Cassa depositi e prestiti. Una sortita, quella di Cdp, che ha destato le ire di Vivendi.

Ma non c’è solo chi preconizza scenari tra Elliott e Mediaset. Adesso Vivendi ha le mani più libere, si dice in Borsa. Ovvero: se prima la sua partecipazione in Tim era di fatto invendibile, o meglio il prezzo in una potenziale trattativa sarebbe stato dettato dall’acquirente e non dal venditore, ora lo scenario è cambiato di 180 gradi: è Vivendi a poter fare il prezzo.

E con un’eventuale uscita da Tim a un prezzo congruo, magari salito anche grazie all’arrivo di Elliott, gli sguardi del gruppo di Vincent Bolloré potranno rivolgersi su Mediaset. Fanta-finanza industriale? Chissà.

Gli analisti di Mediobanca Securities, commentando il ribaltone in Tim, nelle scorse settimane hanno scritto in un report che ora “un accordo tra Mediaset e Vivendi potrebbe arrivare presto, i toni attenuati potrebbero anche accelerare i colloqui da quella parte, aprendo la strada a una potenziale integrazione verticale”. E pochi giorni dopo Tim e Mediaset hanno annunciato un accordo sui contenuti tv.

La situazione è fluida. Ma una certezza c’è: Mediaset – non solo il Milan – deve trovare un equilibrio finanziario e un futuro societario. Chi se ne occuperà?