Analisi della Nota di Bankitalia sul caso Banche venete

ilariabrunelli.files.wordpress.com

 

Analisi della Nota di Bankitalia sul caso Banche venete

La Commissione d’Inchiesta della Regione Veneto, nella persona del Presidente Consigliere Maurizio Conte, ha chiesto a Bankitalia quali provvedimenti ha preso la stessa relativamente alla crisi delle Banche Venete:

“compatibilmente con le disposizioni sul segreto d’ufficio anche nei confronti delle pubbliche amministrazioni, di cui all’articolo 7 del decreto legislativo 1o settembre 1993, n. 385, “Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia”, Lei riferisse sui provvedimenti di carattere generale ed individuale assunti dalla Banca d’Italia, conseguentemente alla crisi del sistema bancario in Veneto e degli Istituti bancari Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. La Commissione desidererebbe, altresì, essere da Lei informata sui provvedimenti di vigilanza ispettiva ed informativa la Banca d’Italia abbia assunto, nei confronti dei predetti Istituti.”

La Nota di Bankitalia fu inviata dal dottor Barbagallo, capo del dipartimento di Vigilanza della Banca d’Italia, alla Commissione d’inchiesta della Regione Veneto con lettera del 15 aprile 2016.

Qui si propone una analisi dettagliata di quanto dichiarato da Bankitalia.

 

NOTA DI BANKITALIA

ANALISI

1

“Con la presente nota si fornisce riscontro alle richieste formulate dalla Commissione d’inchiesta istituita dal Consiglio regionale del Veneto per indagare sui fatti che hanno coinvolto il sistema bancario regionale, con particolare riferimento agli intermediari Banca Popolare di Vicenza (BPV) e Veneto Banca (VB).

Le vicende delle due Popolari sono venute all’attenzione dell’opinione pubblica quando è stata data notizia delle indagini avviate dalla Magistratura. Nel dibattito pubblico che è seguito la Banca d’Italia è stata più volte chiamata in causa, spesso sulla base di presupposti sbagliati o di malintesi. L’Istituto non ha replicato per rispetto nei confronti della Magistratura inquirente, con la quale da mesi attivamente collabora. Pur non potendo entrare nel merito delle questioni oggetto d’indagine, in relazione alle quali la Banca d’Italia è tenuta al rispetto del segreto d’ufficio, alla luce della richiesta formulata da codesta Commissione, si possono fornire i seguenti riferimenti al fine di meglio chiarire alcuni fatti relativi all’azione di vigilanza esercitata su BPV e VB.

La crisi del sistema bancario veneto non riguarda solamente i casi di Veneto Banca e Banca Popolare Vicentina ma tutte le popolari venete (oltre trenta), alcune nate addirittura nella seconda metà dell’800.

Dopo più di un secolo, il Veneto in pochi anni non ha più nessuna banca veneta e i risparmiatori veneti hanno perso i loro risparmi.

DOMANDA: Com’è possibile che tutto questo sia accaduto in pochi anni e sotto la vigilanza di Bankitalia?

Bankitalia ha fallito nello scopo di vigilare “sulla sana e prudente gestione” dei singoli istituti e del sistema nella sua interezza e non ha assolto la funzione istituzionale di tutela del risparmio (principio sancito dalla Costituzione, art. 47).

DOMANDA: perché compensi e stipendi degli esponenti di Bankitalia e del suo governatore non sono collegati ai risultati conseguiti, come invece Bankitalia impone alle banche?

2

In via preliminare, si ritiene opportuno soffermarsi su due problematiche che, seppure con tempistiche e impatti differenti, si sono presentate in entrambe le banche venete e che sono legate alla loro comune natura di banche popolari non quotate. Si tratta, in particolare, delle modalità di determinazione del prezzo delle azioni e dei finanziamenti concessi dalle banche alla clientela per la sottoscrizione delle azioni della banca medesima.

Non si capisce perché Bankitalia risponda esclusivamente su due problemi dove la stessa non ha istituzionalmente responsabilità (modalità di determinazione del prezzo delle azioni e azioni finanziate), omettendo invece di rispondere su quelli dove ha responsabilità oggettive quali le cause che hanno determinato il deprezzamento del valore delle azioni conseguente al cambio di valutazione dei crediti introdotto dalla Banca d’Italia stessa (vd. punto 12) e/o la responsabilità sul cd “rischio sistemico” (vd. punto 1)

3

Relativamente al prezzo delle azioni, per le banche popolari non quotate il codice civile

1[nota 1: Art. 2528 del codice civile] attribuisce la responsabilità di fissare il prezzo all’assemblea dei soci, su proposta degli amministratori.

Nessun potere diretto sulla determinazione del prezzo è conferito alla Banca d’Italia, che non ha conseguentemente adottato provvedimenti specifici su questa materia. La Banca d ‘Italia ha ciononostante più volte richiamato entrambe le banche a dotarsi di idonee procedure e criteri obiettivi per attribuire un prezzo alle sue azioni, restando ferma la responsabilità degli organi aziendali, in particolare l’assemblea, di determinare quel prezzo.

Secondo quanto asserito, l’autodeterminazione del prezzo è legittima (prevista dal Codice civile, art. 2528) e sono i soci stessi gli artefici delle loro perdite visto che loro stessi hanno autodeterminato il prezzo.

Ma il problema del prezzo delle azioni e le perdite registrate dalla base sociale va inquadrato in una cornice ben diversa su cui la nota della vigilanza sorvola.

Nel caso “Banche venete” infatti, il problema non è stato tanto la modalità di determinazione del prezzo delle azioni ma la valutazione dell’attivo della banca e quindi dei crediti da cui sono discese le perdite (azione svolta a partire dal 2012 da Bankitalia (vedi punto 12) e solo di conseguenza il depauperamento del valore delle azioni.

4

Riguardo alla raccolta di capitale (ed emissione di azioni) a fronte di finanziamenti erogati dalle stesse banche emittenti ai sottoscrittori delle azioni (cosiddette azioni finanziate) occorre effettuare una precisazione molto importante: civilisticamente, i finanziamenti eventualmente accordati da una banca a un cliente in coincidenza con l’acquisto da parte di quest’ultimo di azioni della banca stessa sono legittimi alle condizioni di cui all’art. 2358 del codice civile. A fini prudenziali, tuttavia, la normativa di settore prevede che le azioni acquistate grazie a un finanziamento della banca emittente non possono essere conteggiate nel patrimonio di vigilanza. La ragione è evidente: il patrimonio

La prassi delle azioni finanziate ben tollerata, apprezzata e valutata da sempre dalla vigilanza, esiste da quando sono nate le banche popolari (già dalla fine dell’800) che, proprio per la natura stessa di cooperativa, richiedevano la sottoscrizione di azioni quale patto di reciproca solidarietà tra socio e banca.

È una prassi legittima (art. 2358 del codice civile) di cui alle banche si contesta non tanto il fatto in sé, quanto l’errore di conteggio nel patrimonio di vigilanza.

A questo punto, grave si presenta l’omissione in tal senso per lunghi anni da

 

è considerato da quelle regole come il primo cuscinetto di sicurezza per assorbire eventuali perdite; esso deve essere quindi costituito da risorse vere, non a elevato rischio di essere vanificate da un finanziamento non restituito.

Va peraltro tenuto presente che il legame fra acquisto e finanziamento non è rilevabile su base cartolare (ossia con verifiche “a distanza”); solo un’ispezione in loco, e solo se mirata, può rivelarlo, come poi avvenuto per entrambi gli intermediari.

parte degli ispettori di Bankitalia di un fenomeno sempre tollerato e mai normato, se non in seguito all’azione esercitata dalla Magistratura e al maggiore impulso fornito dalla vigilanza della BCE

Riguardo il fatto che tale fenomeno non sia rilevabile “su base cartolare” (ossia con verifiche a distanza o segnalazioni di vigilanza) ma solo con ispezioni in loco ciò è una vera e propria elusione delle proprie responsabilità.

È la stessa Bankitalia in virtù della “vigilanza informativa” che stabilisce, esercitando il proprio potere, cosa e quando le banche devono segnalare e lo fa con due precise circolari (n 272/08 “Matrice dei conti” e Circolare 154/91 “Segnalazioni di vigilanza delle istituzioni creditizie e finanziarie. Schemi di rilevazione e istruzioni per l’inoltro dei flussi informativi” e successivi aggiornamenti.)

Tra l’altro, tali informazioni erano già disponibili all’Autorità di vigilanza in quanto i finanziamenti sono registrati nella cosiddetta “centrale dei rischi” e come noto gli aumenti di capitale sociale deliberati dalle due Popolari Venete erano riservati a clientela retail e con diritto di prelazione ai soci, come si desume dai prospetti informativi autorizzati dall’altra autorità di Vigilanza “Consob”.

È imbarazzante ricordare alla Banca d’Italia che l’ingresso dei soci nella compagine delle Banche popolari è soggetto alla cosiddetta “clausola di gradimento” da parte di Bankitalia e vi sono precisi limiti all’acquisto di azioni stabiliti dalla stessa Banca d’Italia, il cui superamento è soggetto a preventiva autorizzazione da parte proprio di Banca d’Italia.

5

Ai fini della corretta comprensione degli interventi di seguito descritti è inoltre utile ricordare che, con l’avvio del Meccanismo di vigilanza unico (MVU), a partire dal 4 novembre 2014 la Banca centrale europea (BCE) è il soggetto responsabile della supervisione sui gruppi bancari “rilevanti”, identificati mediante un’apposita metodologia (allo stato sono 14 in Italia e tra questi anche i gruppi Veneto Banca e Popolare di Vicenza), in coordinamento con le autorità nazionali competenti (in Italia, la Banca d’Italia). L’attività di vigilanza viene svolta dai Joint Supervisory Team (JST), team composti da personale della BCE e della Banca d’Italia, che costituiscono il principale veicolo di cooperazione tra dette Autorità e il primo

degli intermediari. degli interventi si riferimento alla

interlocutore
descrizione
genericamente
Vigilanza per indicare la competente Autorità di supervisione.

Nella farà dizione

L’Autorità di vigilanza, nel tentativo di deresponsabilizzarsi sostenendo che dal 2014 è responsabile la BCE, omette di evidenziare come per gli atti antecedenti di oltre un decennio sia invece responsabile lei stessa.

6

Tanto premesso si procederà a illustrare separatamente le due situazioni delle banche oggetto della richiesta di codesta Commissione.

Bankitalia non fa nessun riferimento ai “fatti che hanno coinvolto il sistema bancario regionale” riguardo tutte le popolari e BCC venete.

7

VENETO BANCA

Nel caso di VB i primi forti segnali di scadimento della situazione tecnica vennero da accertamenti ispettivi condotti nel 2013 dalla Banca d ‘Italia.

Con questa affermazione Bankitalia certifica l’inadeguatezza della propria vigilanza informativa, regolamentare, cartolare ma anche delle precedenti ispezioni per più di un decennio precedente il 2013.

DOMANDA: Bankitalia ha preso provvedimenti nei confronti degli ispettori che hanno ricoperto inadeguatamente il loro ruolo?

8

Gli ispettori della Banca d’Italia rilevarono, tra l’altro, per la prima volta, il fenomeno delle azioni finanziate; VB non aveva infatti dedotto dal patrimonio di vigilanza il capitale raccolto a fronte di finanziamenti erogati dalla stessa VB a1 sottoscrittori delle sue azioni.

Come detto prima Bankitalia (vd. punto 4) aveva tutti gli strumenti per intercettare (persino a distanza su base cosiddetta “cartolare”) le azioni finanziate. È comunque quantomeno anomalo che non le abbia intercettate per lo meno nelle

 

Fu inviata una lettera indirizzata agli esponenti aziendali (cosiddetta “lettera contestuale”) in cui, ai sensi dell’art. 53, 3° comma, lettera b), del D. Lgs. 385/93, la Banca d ‘Italia chiese la convocazione di una riunione degli organi aziendali che recasse all’ordine del giorno l’esame e la discussione della complessiva situazione aziendale sulla base delle risultanze ispettive e della stessa “lettera contestuale”, con l’assunzione delle conseguenti urgenti decisioni. Fu richiesta a VB una radicale svolta nei propri assetti di governance, mediante iniziative decise e tempestive in netta discontinuità con il passato, e l’avvio di un’azione correttiva tesa, tra l’altro al rafforzamento della posizione patrimoniale.

ispezioni in loco precedenti.

L’obiezione non è però sul fatto in sé, ma su un errato conteggio nel patrimonio (“mancata deduzione dal patrimonio di vigilanza”) come previsto dalla normativa Bankitalia.

Non contesta quindi il danno ai cittadini quanto una anomalia amministrativa, non rispondente alle proprie norme.

9

In considerazione delle problematiche emerse, la Banca d’Italia richiese di pervenire, nel più breve tempo possibile, a un’operazione d’integrazione con altro intermediario di adeguato standing, che consentisse di avviare un percorso di riposizionamento strategico e di riequilibrio tecnico patrimoniale in un quadro di corrette dinamiche di governance.

L’”altro intermediario” che avrebbe dovuto acquistare Veneto Banca era Banca Popolare di Vicenza. La stessa BPV che nel 2014 avrebbe dovuto acquisire anche Banca Popolare di Marostica e persino Banca Etruria.

La stessa BPV che nel 2015 fu poi liquidata.

DOMANDA: come può essere che una banca considerata di “adeguato standing” al punto da poter acquisire altre banche, meno di un anno dopo sia considerata da liquidare?

Questo dimostra la responsabilità della Vigilanza e addirittura l’inadeguatezza dell’azione di supervisione.

10

Tenuto conto di quanto emerso in sede ispettiva, la Banca d’Italia chiese in ogni caso di procedere al ricambio integrale degli organi

amministrativo e di controllo 2[nota 2: All ‘epoca la Vigilanza non aveva il potere di rimuovere gli esponenti aziendali quando la loro permanenza in carica fosse di pregiudizio per la sana e prudente gestione. Tale potere, in passato più volte invocato dalla Banca d ‘Italia, è stato introdotto nell’ordinamento nazionale recentemente con il D. Lgs . n . 72/2015.]

A fronte dei rilievi contestati, nell’agosto 2014 la Banca d’Italia irrogò sanzioni pecuniarie nei confronti degli esponenti di VB per un ammontare complessivo pari a oltre 2,7 milioni di euro.

Bankitalia si limita a chiedere il ricambio dei vertici e a sanzionare. Una risposta generica e poco incisiva, al di sotto delle capacità di intervento di Bankitalia, che invece ha l’obbligo e gli strumenti per poter intervenire (vd. Testo unico bancario, D.Lgs n. 385/93 e Legge sul risparmio n. 262/05)

A fronte di informazioni da lei stessa evidenziate negli anni (vd. Relazioni annuali Economie regionali), Bankitalia avrebbe potuto e dovuto agire in via prudenziale per prevenire il deprezzameto del patrimonio dei soci ed evitare che le stesse banche finanziassero oltre i limiti sostenibili, con provvedimenti

 

In sede di controdeduzioni nell’ambito del procedimento sanzionatorio, VB ammise la sussistenza del fenomeno delle “azioni finanziate” rilevato negli accertamenti ispettivi, pur fornendone una ricostruzione significativamente più circoscritta e operando quindi solo parzialmente le richieste deduzioni dal patrimonio di vigilanza; la deduzione dell’intero importo, rilevato in sede ispettiva, non avrebbe comportato la riduzione dei livelli patrimoniali al di sotto dei limiti regolamentari allora vigenti.

Tenuto conto delle risposte aziendali e delle misure correttive prospettate dall’intermediario, che non apparivano idonee ad assicurare il deciso mutamento del governo aziendale richiesto, la Banca d’Italia, a gennaio e a marzo 2014, ribadiva nuovamente alla banca di dare seguito alla “lettera contestuale”, incluse le richieste di procedere all’integrale ricambio degli organi societari e di rettificare il patrimonio di vigilanza secondo quanto emerso in sede ispettiva. Nella lettera inviata a marzo, si richiedeva altresì l’integrale lettura delle missive della Banca d’Italia all’Assemblea dei soci di VB, chiamata a deliberare il bilancio 2013, al fine di assicurare piena consapevolezza da parte dei soci circa la situazione aziendale e le connesse misure assunte dalla Vigilanza.

Nell’aprile 2014, VB procedette al rinnovo degli organi sociali, con la nomina di un nuovo Consiglio di amministrazione e di un nuovo Collegio sindacale; tuttavia, non ci fu un’effettiva e radicale svolta nella governance, posto che l’allora Amministratore delegato venne confermato nel management della banca con il ruolo di Direttore Generale, mantenendo ampi poteri e deleghe, e rappresentando di fatto, in assenza della figura dell’Amministratore Delegato, la cinghia di trasmissione tra la struttura operativa e gli organi amministrativi della Banca.

Sempre nell’aprile 2014 fu avviata l’attività operativa del comprehensive assessment (CA)

3[nota 3: In prossimità dell ‘avvio del MVU , la BCE e le Autorità di Vigilanza bancaria nazionali competenti svolsero una valutazione approfondita sui bilanci dei gruppi bancari “rilevanti “(comprehensive assessment),

amministrativi come ad esempio:

  • –  l’imposizione in periodi di utili quali il 2011 e il 2012 del divieto di distribuzione di utili
  • –  l’imposizione di “requisiti per rischio di credito” maggiorati rivolti

a contenere l’evoluzione peggiorativa di cattivi affidamenti a tutela del valore delle azioni

Non averlo fatto è una omissione dei propri doveri.

 

composto da una revisione della qualità degli attivi (AQR) e da un esercizio di stress.], che impegnarono la Vigilanza fino alla pubblicazione dei risultati nell’ottobre dello stesso anno. VB fu sottoposta al CA 2014.

 

11

Terminato il CA, fu programmata immediatamente un’ispezione mirata, da effettuare nel primo semestre 2015, sulla governance, sulle remunerazioni e sul sistema dei controlli interni, con l’obiettivo di effettuare un follow-up sui rilievi emersi nel precedente accesso ispettivo; uno specifico approfondimento è stato condotto sul fenomeno delle “azioni finanziate”.

L’ispezione in loco ha messo in luce la reiterazione della prassi delle “azioni finanziate” senza deduzione dal patrimonio di vigilanza. Questo ha comportato un impatto negativo sotto il profilo patrimoniale per circa 300 milioni di euro, registrato dalla banca nella relazione trimestrale al 30 settembre e nel bilancio d’esercizio 2015; ulteriori 56 milioni di euro sono emersi dal completamento delle analisi svolte dalla funzione di revisione interna della banca su richiesta della Vigilanza, al fine di coprire la residuale parte di posizioni non esaminate nell’ambito del campionamento effettuato dagli ispettori.

Come prima (punto 7), i risultati dell’indagine del 2015 (vedi punto seguente) certificano automaticamente le responsabilità degli ispettori Bankitalia nel decennio precedente.

12

La situazione patrimoniale ha inoltre risentito anche del deterioramento del portafoglio creditizio che ha comportato la contabilizzazione di oltre 700 milioni di euro di rettifiche di valore su crediti nel bilancio 2015. La necessità di “squalificare” le azioni finanziate e di recepire le ulteriori perdite emerse hanno imposto alla banca di ricostituire i margini patrimoniali regolamentari. La Vigilanza ha richiesto a VB di ripristinare il rispetto dei requisiti patrimoniali prudenziali, di dare attuazione al proprio piano strategico , di individuare prontamente misure volte a fronteggiare eventuali esigenze impreviste di liquidità e rafforzare le strutture organizzative, i processi , le procedure e le strategie relative alle sue

funzioni di controllo interno 4[nota 4: Con riferimento alle irregolarità riscontrate nel corso

Bankitalia non menziona il motivo di tali rettifiche di valore sui crediti (da lei definite erroneamente “perdite”, in quanto sono solo accantonamenti prudenziali), dovuto a due specifiche azioni di Bankitalia avvenute proprio a partire dal 2012:

  1. 1)  Ciclo di ispezioni molto restrittive e “qualitative” (non oggettive) sulla classificazione dei crediti delle banche, quindi lasciando ampia discrezione ai singoli ispettori, con alta possibilità di differenze tra istituto e istituto nella classificazione di ciò che è considerato credito deteriorato.
  2. 2)  Cambio repentino del criterio di calcolo del valore degli immobili a garanzia di fondi deteriorati, con
 

dell’accesso ispettivo, le competenti strutture della Banca d’Italia e della BCE stanno esaminando i rilievi ispettivi per valutare l’opportunità o meno di avviare eventuali procedure sanzionatorie.].

introduzione del principio di “pronto realizzo”

Questi due fatti hanno modificato radicalmente il calcolo delle sofferenze creando il vero e proprio SCANDALO BANCHE VENETE. Vediamo come.

1) Per stessa ammissione di Bankitalia la “La verifica della qualità degli attivi (AQR) nel periodo 2012-13” è stata condotta “fornendo agli ispettori criteri più stringenti riguardo alla valutazione delle garanzie, dei tempi di recupero e dei tassi di attualizzazione” da condurre sui “profili qualitativi”, in maniera quindi non oggettiva, tracciabile e confrontabile. (fonte “Analisi dei prestiti deteriorati condotta dalla banca d’Italia: principali caratteristiche e risultati” capitolo “3.2. Metodologia e fasi dell’analisi ispettiva in loco”).

Ad esempio: una ditta che aveva ricevuto un fondo da due istituti diversi poteva essere considerata nella banca veneta insolvente (definitiva incapacità di restituire il fondo) e nella banca non veneta un incaglio (temporanea incapacità di restituire).

Questo ha significato un improvviso AUMENTO DEI CREDITI CLASSIFICATI come deteriorati.

2) Il 15° aggiornamento del 2 luglio 2013 alla Circolare n. 263 del 27 dicembre 2006 (provvedimento normativo di “vigilanza regolamentare” di Bankitalia) modifica i criteri di valutazione dei crediti deteriorati costringendo le banche a ricalcolare il valore degli immobili con il principio del “pronto realizzo”. In sostanza, il valore di quell’immobile diventa quello che si ottiene vendendolo immediatamente all’asta.

– Con la scarsa liquidità presente

   
  • –  In piena crisi economica
  • –  Con un mercato immobiliare in recessione
  • –  Con la rigidità dei meccanismi di aste dei tribunali (e addirittura la sospensione delle aste nei tribunali di Treviso e Padova per assenze di offerte)

    questo ha equivalso ad AZZERARE IMPROVVISAMENTE IL VALORE delle ipoteche, trasformandoli conseguentemente in “crediti marci”, “buchi di bilancio”.. in una parola nella “malagestio veneta”. In realtà il valore di quegli immobili non era ovviamente zero.

    Di fatto Bankitalia, pienamente consapevole della congiuntura economica e immobiliare (in particolare proprio nel Veneto, da lei attestata/dichiarata ad esempio nella Relazione economica Bankitalia 2013 – Regione Veneto) ha deliberatamente scelto di applicare una norma estremamente stringente (applicata in modalità cosi rigorosa solo in Italia), causando il crollo del valore dei crediti delle banche.

    Nella fase di maggiore congiuntura economica, l’azione della vigilanza invece di essere anti-ciclica è stata pro-ciclica, contribuendo ad aggravare la situazione economica nazionale e della regione Veneto in particolare, dove il fenomeno si è espresso con particolare violenza.

    Si evidenzia che il nuovo principio valutativo è stato applicato non tanto ai nuovi crediti concessi (come è giusto che sia per ogni norma di nuova introduzione) bensì calcolato su prestiti rilasciati anche più di 10 anni prima, con criteri differenti autorizzati dalla stessa Bankitalia.

    Mutui di medio lungo termine concessi quindi tra il 2000 e il 2012, con il beneplacito dell’allora vigilanza Bankitalia, che non sono mai stati contestati, si sono improvvisamente trasformati in “malagestio

   

veneta” nel 2013.

Poiché le ispezioni di Bankitalia fatte prima del 2013 non hanno mai eccepito su questi fondi, significa che:

– O esistevano i presupposti di finanziabilità e il deterioramento è pertanto conseguenza della crisi economica che Bankitalia avrebbe dovuto intercettare per tempo e limitare, introducendo forme di controllo prudenziale idonee a salvaguardare i risparmiatori, in virtù della sua responsabilità (*)

– O la diversa valutazione del merito creditizio e del valore delle garanzie è chiaramente l’effetto del cambio dei criteri di Bankitalia a seguito della sua circolare (in piena crisi economica e con il senno del dopo, una scelta anticiclica).

In caso diverso è corretto rivalersi sugli ispettori Bankitalia e le società di revisione che nel tempo hanno certificato i bilanci che quindi avrebbero dichiarato il falso nel decennio precedente.

In tutti e tre i casi la responsabilità di questi numeri e di quello che ne conseguì è di Bankitalia.

(*) […] ha il compito di monitorare nel continuo, con efficaci strumenti, l’evoluzione attuale e prospettica degli intermediari per coglierne tempestivamente l’eventuale deteriorarsi e introdurre forme di controllo prudenziale idonee a limitare i rischi e salvaguardare in tal modo sana e prudente gestione degli intermediari e tutela dei risparmiatori (Cfr “La vigilanza sulle banche e sui gruppi bancari” A.M Tarantola Vice direttore Generale Banca d’Italia responsabile della Vigilanza. Edizioni Il Mulino)

13

A partire da agosto 2015 sono stati sostituiti il vertice dell’esecutivo e gran parte dell’alta dirigenza; nell’ottobre 2015 la banca ha nominato un nuovo Presidente e, a dicembre, un nuovo Vice Presidente al posto dei precedenti, dimissionari; è stato definito un

I consigli di Bankitalia di trasformarsi in SPA e quotarsi in borsa per sanare la situazione hanno dimostrato il completo fallimento della strategia dell’Autorità e della sua capacità di vigilanza prudenziale.

 

piano di rafforzamento patrimoniale, per 1 miliardo di euro, il cui buon esito è assicurato dalla presenza di un consorzio di garanzia; è previsto un radicale progetto di riforma del governo societario, avviato con la recente trasformazione in società per azioni, che si completerà con la quotazione in Borsa. Nel complesso, l’insieme di queste iniziative sono potenzialmente idonee a ristabilire il rispetto dei requisiti patrimoniali imposti dalla Vigilanza e a sanare la maggior parte delle carenze riguardanti la gestione delle azioni della banca.

Con riferimento alle irregolarità riscontrate nel corso dell’accesso ispettivo, le competenti strutture della Banca d’Italia e della BCE stanno esaminando i rilievi ispettivi per valutare l’opportunità o meno di avviare eventuali procedure sanzionatorie.

Giova sottolineare che la trasformazione di VB in società per azioni è stata deliberata nel quadro delle disposizioni legislative (decreto- legge 24 gennaio 2015, n. 3, convertito con legge 24 marzo 2015, n. 33) che hanno dato avvio a un processo di riforma più volte auspicato dalla Banca d ‘Italia e divenuto ormai ineludibile; come in più occasioni richiamato 5[nota 5: Audizioni alla Camera dei Deputati del 17 febbraio 2015 del Direttore Generale della Banca d’Italia, dott. Salvatore Rossi e del 9 dicembre 2015 del Capo Dipartimento Vigilanza Bancaria e Finanziaria della Banca d’Italia, dott. Carmelo Barbagallo.], le debolezze nell’assetto di governance delle banche popolari rappresentano un fattore di vulnerabilità specifico del sistema bancario italiano, che ha limitato a lungo la capacità delle stesse di ricorrere al mercato dei capitali e di raggiungere adeguati livelli di patrimonializzazione.

Per VB, inoltre, la trasformazione in società per azioni si inserisce nell’ambito di un processo di modifica degli assetti di governance che prevede anche la quotazione in Borsa. Si tratta di interventi che accresceranno notevolmente la capacità di accesso al mercato dei capitali; contribuiranno alla risoluzione delle criticità che

Come dimostra l’esperienza di Banca Popolare di Vicenza, la quotazione in Borsa in assenza di una vigilanza bancaria attenta, non è la risposta alla crisi di un modello, come poteva essere quello cooperativo, nato nel secolo scorso.

Investire in azioni bancarie italiane non è infatti profittevole per tre motivi:

  • –  Con i tassi bassi (o negativi) la forbice dei tassi (differenza tra tassi attivi su impieghi e tassi negativi su raccolta) è prossima allo zero e pertanto la gestione del denaro, o “margine di interesse” che costituisce la fonte primaria dell’attività bancaria storica, è praticamente nulla;
  • –  Il margine da servizi generato dalle componenti commissionali delle banche è ormai limitato al minimo
  • –  Le rettifiche di valore imposte create da Banca d’Italia con il cambio di criterio (che tuttavia non sono ancora perdite ma semplici accantonamenti) hanno un alto impatto sul conto economico delle banche

    Un investitore consapevole difficilmente investe su una attività in perdita a meno che non sia uno speculatore professionista come dimostra l’oscillazione e forte deprezzamento dei titoli bancari italiani registrati nel 2015 e 2016.

    Da ciò discende che la scelta fatta da Bankitalia di spingere banche già in crisi alla quotazione comporta un chiaro trasferimento di ricchezza dai soci veneti a investitori spregiudicati e professionali.

 

caratterizzano l’attuale processo di determinazione del prezzo delle azioni, che la legge riserva alle competenze dell’Assemblea degli azionisti. La quotazione fornirà, inoltre, garanzie sulla liquidabilità dell’investimento per i soci che vorranno dismettere le azioni in loro possesso.

 

14

Sotto il profilo della vigilanza prudenziale, l’intero progetto rappresenta un passaggio molto importante per la banca e per i suoi azionisti in quanto consente il ripristino di adeguati margini patrimoniali e darà luogo a un radicale processo di modifica degli assetti di governance.

I presupposti prima e i fatti intervenuti poi hanno di fatto contraddetto quanto previsto e auspicato dalla Vigilanza stessa.

Proprio sotto il profilo della vigilanza prudenziale, il provvedimento legislativo del 2015 che impone la trasformazione in SPA delle “popolari” e la moral suasion imposta da Bankitalia a quotarsi, hanno generato un chiaro depauperamento del valore del patrimonio di queste banche, delle loro azioni e del patrimonio dei loro soci.

15

BANCA POPOLARE DI VICENZA

Nel caso della BPV, gli sviluppi più recenti dell’azione di vigilanza hanno avuto a oggetto l’operatività in azioni proprie. Nel 2013, in particolare, sono stati effettuati diversi interventi di vigilanza (con lettere e nel corso di incontri) per richiamare la banca a uno scrupoloso rispetto dei limiti normativi di carattere prudenziale previsti all’epoca (prima del 2014) per il riacquisto delle azioni proprie e per porre all’attenzione della banca l’esigenza di non ingenerare nei soci aspettative di sicura e pronta liquidabilità del titolo azionario o di garanzia di un rendimento minimo dell’azione.

Dal 2014, a seguito dell’entrata in vigore di un

regolamento europeo 6[nota 6: 575 del 26 giugno 2013.], le verifiche della Vigilanza sull’operatività in azioni proprie hanno assunto ancora maggiore rilievo. Mentre fino a tutto il 2013 la Vigilanza era chiamata ad autorizzare tali riacquisti solo se essi eccedevano il 5 per cento del capitale, dal gennaio del 2014 l’autorizzazione è invece richiesta in ogni caso. Il criterio per decidere se autorizzare o no è puramente di natura prudenziale: nel momento in cui la banca riacquista le proprie

Le anomalie rilevate riguardano l’operatività in “azioni proprie” e in particolare il riacquisto delle stesse per garantire la pronta liquidabilità del titolo azionario. Tale profilo, se censurabile sotto il profilo amministrativo quando operato in violazione di norme, in realtà è più garantista per il socio che vede così soddisfatto il rimborso delle azioni al bisogno.

Ovviamente vanno comunque garantiti idonei meccanismi che rispettino la par condicio dei soci e invece questo sembra non essere avvenuto. In realtà, ancora una volta in piena crisi è intervenuta una normativa regolamentare, questa volta di matrice comunitaria (regolamento EU n. 575/2013) che ha sottoposto a vincolo autorizzativo il riacquisto delle azioni rimettendo al controllo e autorizzazione della Banca d’Italia tale processo. E questo sembrerebbe non esserci stato.

La nota di Bankitalia conclude limitando la criticità al tema del riacquisto azioni senza averlo comunicato e al fenomeno delle già note “azioni finanziate” (vd punto 8)

 

azioni dai suoi soci riduce il patrimonio e ciò deve essere attentamente valutato dalla Vigilanza.

Nel corso del 2014 emerse che la BPV acquistava azioni proprie senza aver prima richiesto l’autorizzazione alla Vigilanza. In quella fase la Banca d’Italia era impegnata nell’esercizio di comprehensive assessment in vista del passaggio all’ MVU. D’intesa con le nuove strutture europee di vigilanza, la Banca d’Italia inserì, tra gli obiettivi di un’ispezione programmata per l’inizio del 2015, l’operatività in azioni proprie.

L’ispezione in loco, condotta da personale della Banca d’Italia sotto l’egida dell’MVU, oltre a far emergere i riacquisti di azioni proprie effettuati dalla BPV senza la necessaria autorizzazione, mise in luce un diverso problema, vale a dire quello delle azioni finanziate. L’ispezione infatti rivelò come la BPV non avesse dedotto per un ammontare cospicuo dal patrimonio di vigilanza il capitale raccolto a fronte di finanziamenti erogati dalla stessa BPV ai sottoscrittori delle sue azioni senza comunicarli alla Vigilanza 7[nota 7: Le operazioni non dedotte dal patrimonio di vigilanza richiamate nel testo non vanno confuse con altre operazioni di sottoscrizione di azioni realizzate nel 2013 e nel 2014 ed esplicitamente finanziate dalla banca ai sensi dell’art. 2358 del codice civile. Nel prendere atto di queste ultime, la Vigilanza aveva raccomandato con lettera a BPV il rispetto delle condizioni previste nella normativa civilistica, sottolineando che da un punto di vista prudenziale gli aumenti sarebbero stati computabili nel patrimonio dell’intermediario solo per la quota parte dei finanziamenti via via rimborsati dai soci.].

Questo ha comportato un impatto negativo sotto il profilo patrimoniale di circa 1 miliardo di euro, che è stato registrato dalla banca nella relazione semestrale al 30 giugno e nel bilancio d’esercizio 2015. La situazione patrimoniale ha inoltre risentito anche del deterioramento del portafoglio creditizio, che ha comportato la contabilizzazione di l ,3

Non dice nulla invece su fattori ben più rilevanti quali:

– i profili gestionali della banca. Ad esempio si ricorda il conflitto di interessi nella vendita alla “Popolare di Vicenza” di palazzo Repeta, di proprietà Bankitalia, a prezzi superiori a quelli di mercato.

– le modalità con cui gli ispettori hanno determinato il legame tra finanziamento e acquisto azioni che determina il fenomeno delle azioni finanziate (stante l’assenza di criteri oggettivi l’ispettore Bankitalia dispone di ampia discrezionalità) . Nuovamente si rimarca il fatto che fosse una prassi esistente e mai censurata da Bankitalia;

– omogeneità dei criteri adottati dalla vigilanza per il tramite dei suoi ispettori in altre banche (fenomeni uguali devono essere valutati con criteri oggettivi e non soggettivi in maniera analoga in tutto il sistema bancario) (vedi punto 11);

– il cambio del criterio per il calcolo degli immobili dato dalla Circolare Bankitalia e le “rettifiche prudenziali di valore/ valutazione portafoglio crediti” (vedi punto 11)

 

miliardi di euro di rettifiche di valore nel bilancio 2015 (+54% rispetto all’anno precedente).
La Vigilanza, già a seguito delle prime evidenze che stavano emergendo dagli accertamenti ispettivi avviati a febbraio 2015, ha sollecitato la BPV ad adottare immediati interventi correttivi.

Una volta conclusi gli accertamenti ispettivi, la Vigilanza ha assunto le conseguenti decisioni formali, che hanno imposto alla banca di ricostituire i margini patrimoniali regolamentari, di prevedere un nuovo piano industriale e un piano per fronteggiare le eventuali emergenze connesse con il reperimento della liquidità, di rafforzare le strutture organizzative, i processi, le procedure e le strategie relative alle sue funzioni di controllo interno.

 

16

Sotto la spinta dell’azione di vigilanza, l’alta dirigenza di BPV è stata rinnovata; nel Consiglio di Amministrazione si sono dimessi gli esponenti maggiormente coinvolti nelle criticità rilevate dall’ispezione, sono stati sostituiti tutti i responsabili delle funzioni di controllo interno. La banca, in coerenza con il nuovo piano industriale, ha poi deliberato un piano complessivo di rafforzamento patrimoniale o di modifica radicale della corporate governance che comprende la trasformazione in S.p.A. (approvata dall’Assemblea lo scorso 3 marzo), un aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro e la quotazione in Borsa delle azioni (tramite un’operazione di Initial Public Offering, IPO).

Come già evidenziato per VB, il complesso degli interventi consentirà di accrescere notevolmente la capacità di accesso al mercato dei capitali, contribuirà alla risoluzione delle criticità che caratterizzano l’attuale processo di determinazione del prezzo delle azioni e assicurerà la liquidabilità dell’investimento per i soci che vorranno dismettere le azioni in loro possesso.

Si tratta anche in questo caso di un passaggio molto importante per la banca e per i suoi azionisti, che si concluderà con il rinnovo

Come nel punto 12 si ricorda il completo fallimento e anzi il danno conseguito dai risparmiatori da tali indicazioni di Bankitalia.

L’aumento di capitale sociale (con vendita a clientela “inconsapevole” con la piena consapevolezza di Bankitalia), il cambio di governance e la quotazione hanno fatto inesorabilmente crollare il valore delle azioni praticamente a zero e rendere le banche preda del fondo “Atlante”.

A questo proposito si fa notare che Fondo Atlante, composto essenzialmente da Unicredit e Intesa, ha acquistato i crediti in sofferenza delle banche venete.

DOMANDA: come mai Bankitalia ha autorizzato due banche italiane ad acquistare i “crediti marci” di cui le banche venete, sempre da Bankitalia, erano invece costrette a liberarsi?

DOMANDA: perché se sono sofferenze considerate insolvibili nelle banche venete, quando diventano di Unicredit e Intesa prevedono addirittura guadagni? Non sarebbe stato giusto lasciarle alle banche

 

integrale degli organi aziendali; il nuovo Consiglio di amministrazione e il nuovo Collegio sindacale saranno infatti nominati dall’Assemblea degli azionisti successivamente al completamento dell’aumento di capitale e della quotazione in Borsa.

venete e concedere lo stesso tempo previsto dai due Istituti affinché fruttino?

Delle due l’una: o non è vero che sono prestiti insolvibili o bankitalia tratta diversamente le banche venete dalle altre.

Di fatto Unicredit e Banca Intesa con una mossa si sono aggiudicati la conquista del nord est Italiano e del 25% delle masse amministrate Italiane.

Inoltre se fino al 2012 le “Popolari Venete” e le BCC (ben più di 30) detenevano praticamente il monopolio del mercato bancario mentre i due principali players bancari nazionali Unicredit e Intesa avevano perso completamente le masse amministrate, oggi a causa della perdita di fiducia dopo lo “scandalo indotto banche venete”, la proporzione è completamente invertita, spostando i risparmi dei Veneti su Unicredit e Banca intesa.

I principali due azionisti di Bankitalia.

17

Infine, si fa presente che sono ancora in corso presso le autorità competenti , Banca d’Italia e BCE, le valutazioni circa l’avvio di procedure sanzionatorie a carico dell’intermediario e dei soggetti coinvolti nei fatti riscontrati negli ultimi accertamenti ispettivi.”

DOMANDA: tra i “soggetti coinvolti” sono compresi anche gli ispettori che condussero ispezioni nel decennio anteriore al 2013 senza rilevare le “difformità” contestate dalla stessa Bankitalia a partire dal 2013?

OSSERVAZIONI AGGIUNTIVE

  • –  Per più di 100 anni famiglie e imprese sono state legate a doppio filo con le loro banche locali ricevendo fidi e affidando i propri risparmi alle stesse anche come azionisti. Ciò sembra essere stato cancellato con un colpo di spugna in pochi anni a causa del fallimento del modello di vigilanza di Bankitalia che ha penalizzato le piccole banche locali per premiare le grandi banche internazionali. I nuovi “padroni del risparmio veneto” non più collegati al territorio da un rapporto di tipo popolare e cooperativo, continueranno a finanziare le famiglie e piccole imprese?
  • –  Osservando l’andamento fortemente oscillatorio dell’Euro Stoxx bancario ci si domanda se è questo il modello di stabilità auspicato da Bankitalia.
  • –  Se fosse stata una sola banca si poteva pensare che fosse responsabilità dei suoi esponenti ma le cronache hanno dimostrato che è un problema sistemico. In considerazioni delle gravi mancanze e interventi imprudenti della vigilanza, si ritiene sia possibile agire in via risarcitoria direttamente sugli stessi ispettori per i clienti e soci delle banche danneggiate.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...