Brexit, mai dare Londra per sconfitta La Gran Bretagna sta giocando bene

 

Lorenzo Vita occhidellaguerra.it 11.7.18

La Gran Bretagna e il governo di Theresa May vivono le ore più calde. Le dimissioni dell ministro per la Brexit, David Davis, e di quello degli Esteri, Boris Johnson, rappresentano una vero terremoto politico. I due, tra i più ferrei sostenitori della linea dura, hanno deciso di abbandonare il governo dopo che si è palesato il piano May per un’uscita soft dall’Unione europea.

La volontà di Londra di giungere a un accordo con Bruxelles che evitasse la rottura totale, specialmente sotto il profilo commerciale, ha portato allo strappo interno al mondo dei cosiddetti brexiters. La riunione di venerdì nella residenza di campagna di Chequers ha certificato il fallimento della linea dura. I conservatori hanno puntato su un compromesso. E l’accoppiata Johnson-Davisè stata sconfitta. E adesso, per May e il suo governo, arrivano ore difficili: forse le più complesse dall’inizio del mandato.

Una soluzione di compromesso

Ma attenzione a cantare il de profundis sia della Brexit che del governo britannico. Perché è vero il terremoto politico in atto nel mondo conservative.  Come è anche vero il fatto che ci troviamo di fronte a una linea molto meno di scontro tra Londra e Bruxelles. Ma possiamo definire questa via intrapresa dal governo May una sconfitta? Dipende.

Il popolo britannico ha scelto la via dell’uscita dall’Unione europea. E questo mandato, il governo britannico lo sta rispettando nonostante le pressioni enormi poste dalla comunità internazionali, dai grandi fondi speculativi, dall’alta finanza e dalla stessa Unione europea.

Nessun potere forte ha ancora accettato nel profondo il voto popolare. C’è chi spera in un ripensamento collettivo. C’è chi vuole un nuovo referendum. C’è chi minaccia e ha minacciato l’assedio economico per evitare che Londra portasse avanti questa scelta di rispettare la volontà popolare. Il pericolo di vedere frustrati anni di negoziati e il voto di decine di milioni di cittadini era alle porte.

La partita della premier britannica si è dunque spostata su un altro livello: uscire, ma cercando la via del compromesso. Rispettare il mandato popolare, ma facendo in modo che questo non comportasse lo scontro. Una mossa che i brexiters più convinti hanno già definito una ritirata. Il “sogno sta morendo, soffocato da insicurezze superflue”, ha scritto Boris Johnson nella sua lettera di dimissioni. Ma se invece fosse stato sempre questo il “sogno” di Downing Street?

Trump, l’Unione europea e la Brexit

L’idea è che la Gran Bretagna abbia prima pensato a una linea negoziale dura. Poi, una volta compreso che il vento potesse soffiare dalla parte giusta, ha scelto la via del dialogo. E in questo cambio di tendenza, Donald Trump abbia avuto un ruolo molto importante. Confermato anche dal viaggio di John Bolton a Londra e dagli incontri con i conservatori pro-Brexit nel Regno Unito.

Il fatto che il presidente degli Stati Uniti abbia intrapreso una guerra frontale nei confronti dell’Unione europea, ha fornito a Londra un’assist senza precedenti. Perché in un momento storico in cui vacillano le certezze del commercio fra Europa e America, l’Unione europea ha iniziato a ricredersi sulla rotta di collisione nei confronti del governo britannico. La guerra dei dazi con gli Stati Uniti e la guerra commerciale contro il Regno Unito in chiave anti-Brexit avrebbero condotto l’Ue a perdere quote di mercato fondamentali.

Londra è sempre stata convinta che, una volta arrivato il vento trumpiano della guerra dei dazi, Bruxelles si sarebbe posta in un’ottica meno violenta nei confronti della Gran Bretagna. Le grandi aziende tedesche e francesi non possono accettare la guerra tariffaria Usa e la contemporanea perdita del mercato britannico. Le perdite sarebbero troppo rilevanti. Per questo, l’idea di molti all’interno dell’esecutivo May era quella di tirare la corda fino al limite per poi sfruttare l’occasione giunta da Oltreoceano per attendere una controfferta migliore da parte dell’Europa.

La controfferta è arrivata. Una proposta che non piace ai sostenitori più duri della Brexit, ma che trova consenso anche nei settori più scettici. E questo aiuta Theresa May a evitare una crisi di governo che farebbe tremare tutto il suo esecutivo. Ma che aiuta anche l’Unione europea a salvarsi da una situazione potenzialmente pericolosa, visto che il surplus con la Gran Bretagna nel mercato dei beni esiste. 

Donald Trump ha voluto garantire il Regno che gli Stati Uniti sono pronti a concludere un accordo commerciale con la Gran Bretagna non appena formalizzata la Brexit. E l’impegno del presidente Usa potrebbe essere confermato già nei prossimi giorni durante il suo viaggio in terra britannica. In un anno, il governo britannico potrebbe passare dal rischio crollo a un accordo commerciale con l’Ue e con gli Usa: non propriamente una sconfitta.

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