DAVIDE CONTRO GOLIA L’Espresso guida la nave contro Salvini, affonderà

il populista.it 10.7.18 Andrea Lorusso

Il direttore de “L’Espresso” Marco Damilano, si lancia in un manifesto contro il Segretario della Lega

Ora è ufficiale, mancava il cappello, la bollatura notarile, il gruppo editoriale di De Benedetti, con il settimanale l’Espresso, si lancia a cuore aperto nella demolizione salviniana, vissuta come un pericolo democratico non coercibile nelle stanze parlamentari. Il direttore Damilano non usa mezzi termini: “Questo vento ha cominciato a soffiare nel 2016 con la Brexit e con l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca. Si nutre dello smarrimento del ceto medio in Occidente. E in Italia spinge un personaggio altrimenti modesto – un simpatico cazzone – come Matteo Salvini verso ambizioni di mantenimento al vertice dello Stato pluridecennali, più degne di un regime che di una moderna democrazia occidentale.”

Ma non è il solo, precedentemente abbiamo parlato di un Gad Lerner col Rolex, che ha contribuito a costruire culturalmente un Paese in cui a sempre più persone è proibito permettersi un orologio simile, e nel frattempo costringe il ceto medio ad aprire casa e portafogli alle migrazioni.

Non dimentichiamoci Saviano, a cui addirittura lo scrittore Sandro Veronesi in una lettera aperta ha chiesto di condividere i loro corpi, per portarli su qualche barcone, e chissà quanto poi se ne spiaccia il Mondo tutto.

E poi il veterano Camilleri, scrittore siciliano 93enne: “Non voglio fare paragoni, ma intorno alle posizioni estremiste di Salvini avverto lo stesso consenso che a dodici anni, nel 1937, sentivo intorno a Mussolini”. Delirio? Può darsi, ma precisa: “È un brutto consenso perché fa venire alla luce il lato peggiore degli italiani, quello che abbiamo sempre nascosto. Prima di tutto il razzismo. Noi ci siamo riparati dietro l’immagine stereotipata di ‘italiani brava gente’, ma non è sempre stato così”. Insomma, noi finti buoni, loro veri buonisti.

Non paghi andiamo a stanare le trattative in casa Mediaset, per portare nientepopodimenoche Matteo Renzi su Rete 4, a parlare di arte, cultura e Ponte Vecchio di Firenze. Nel riordino dell’informazione sulle tv del Cavaliere, tre colossi come Giordano, Del Debbio e Belpietro, sono stati silurati per essere troppo poco “moderati” o molto vicini come filone di pensiero alla Lega.

Fa la sua figura anche il magazine settimanale edito in casa Mondadori, ovvero quel Panorama che continua a sfornare copertine ed editoriali infelici. Dalle paginate dedicate al vice Presidente di Forza Italia Tajani che avverte sui pericoli populisti, alle lunghe analisi di Giuliano Ferrara, che nel numero in edicola fino al 5 luglio c.a. esorta: “Il nostro ducetto nazionalpadano che vuole per sé un trentennio di regime”.

Si vis pacem, para bellum. L’Esecutivo grilloleghista costringe il sistema a gettare la maschera, costringe gli animi un tempo fintamente bellici gli uni contro gli altri, ad allearsi nel più mefistofelico sodalizio anti, anti-establishment. È la riorganizzazione degli apparati, la rinascita del Nazareno, una corazzata Potëmkin direbbe Fantozzi, e cioè: “Una cag**a pazzesca!”

La prova provata se mai ce ne fosse ancora bisogno, che sino ad oggi le contrapposizioni sono state plastiche, fittizie, e che ognuno portava avanti lo stesso identico schema, programma, con qualche distinguo nei termini e nei “valori”. Nelle cose che contano, negli assetti della finanza, dell’economia, della moneta, dei business, facce della stessa medaglia.

Abbiamo provato “testa” ed abbiamo provato “croce”, è chiaro che il bluff del lancio della monetina non regga più agli occhi degli elettori. I cittadini restano gli unici alleati di Salvini e Di Maio in questo momento. Non tralasciamo nemmeno la Magistratura che corre dietro la Lega per fondi che non ci sono più, di cui nessuno ha traccia, e che sono riconducibili a gestioni del passato, per cui tesorieri e segretari stanno rispondendo in Tribunale. Nonostante il partito abbia cambiato volti, programmi, statuti, nomi, e perfino codice del 2×1000, si vuole tendere la mano nel borsello del nuovo corso politico, minando un diritto Costituzionale per cui nessuno indosserà magliette rosse.