Ecco la cassaforte di CR7 al sicuro nel quartiere portoghese in Lussemburgo

dagli inviati in Lussemburgo Roberto Galullo e Angelo Mincuzzi ilsole24ore.com 12.7.18

Il neo juventino Ronaldo gonfia la rete ma anche il portafogli. Ed è sempre questione di passaggi. Per segnare non gli serve necessariamente l’assist giusto, perché il portoghese Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro, per tutti CR7, tra i più grandi calciatori di tutti i tempi, il varco per il gol sa trovarselo spesso da solo.

Per gonfiare il portafogli, invece, il passaggio è quasi obbligato: Rue de Bonnevoie, Lussemburgo.

Qui, in una strada non troppo lontano dalla Gare centrale, la stazione della capitale, al numero 92, ha sede la Private Trustees SA, iscritta al registro di commercio del Lussemburgo con il numero B 74 700. In questa via e in quel numero civico prendono forma e vita buona parte degli affari di Cristiano Ronaldo. Negli uffici della società fiduciaria ha infatti sede la Crs Holding Sarl, controllata al 100% dal calciatore juventino.

La sorpresa nel quartiere portoghese in Lussemburgo

CR7 non ha scelto a caso la sede della società lussemburghese alla quale affidare la gestione di parte dei suoi beni. Rue de Bonnevoie, infatti, è il cuore di un quartiere che, secondo l’ultimo censimento utile, conta una popolazione di 15.596 abitanti. È il quartiere più popolato ed è considerato il distretto portoghese della città di Lussemburgo. In altre parole, almeno un po’, Ronaldo si sente a casa.

Quando il Sole-24 Ore ha raggiunto la sede della Private Trustees SA in Rue de Bonnevoie la sorpresa vera non è stata la reazione di chi ci lavora ma quella della gente che popola la via.

Le quattro finestre del primo piano del condominio grigio e rosa antico sono anonime come del resto lo è il portoncino di ingresso e il citofono. Quando gli inviati del Sole-24 Ore suonano, ad aprire, dopo non poche resistenze, giunge infatti una dipendente che fa una promessa che è facile scommettere che verrà disattesa. «Qui oggi non c’è nessuno che vi possa aiutare nella vostra richiesta di approfondimento sulla società – afferma – ma lasciatemi il vostro biglietto da visita e il vostro telefono e sarete richiamati».

Nessuno ha – ovviamente – chiamato o scritto alla posta elettronica ma a compensare il silenzio della società è intervenuta la gioia dei portoghesi “vicini di casa” di Cristiano Ronaldo (o quantomeno di parte dei suoi affari) senza saperlo.

È infatti bastato spostarsi di un centinaio di metri, entrare in un bar gestito da portoghesi, chiedere se avessero mai incrociato CR7 da quelle parti e registrare le reazioni (prima) e le emozioni (poi). Nessuno dei dipendenti sapeva che, lì, a due passi, c’era la società del loro idolo calcistico ma quando lo hanno saputo è stato coinvolgente registrare le emozioni. C’è chi ha cominciato a parlarne nel bar e chi è uscito di corsa per risalire la via fino al numero 92. Dopo, una frenesia che ha contagiato il locale, frequentato non solo da portoghesi.

Cristiano Ronaldo probabilmente da quelle parti non si è mai affacciato e chissà se l’ultima volta che ha varcato la frontiera con il Lussemburgo è stata quando – era il 7 dicembre 2012 – la sua nazionale si scontrò allo stadio Josy Barthel con quella di casa per le qualificazioni ai mondiali del 2014. Il Portogallo vinse 2-1 con gol (neppure a dirlo) di Ronaldo al 28esimo e di Postiga al 54esimo.

Il gol della bandiera lussemburghese fu segnato – per un incrocio del destino ripetuto tra i due Paesi – da Daniel da Mota Alves, attaccante del F91 Deudelange. Nato in Lussemburgo, da Mota Alves abbracciò la cittadinanza lussemburghese solo nel 2007. Sette anni dopo segnò la rete del vantaggio (rivelatasi poi illusoria) di fronte al suo idolo che, dopo quelli in madrepatria, Inghilterra e Spagna, ha deciso di calcare i campi di calcio italiani indossando la casacca bianconera.

Fabio Morvilli, presidente della Camera di commercio italo-lussemburghese sciorina le ragioni del profondo legame tra Portogallo e Lussemburgo. «Negli anni Settanta – spiega Morvilli nel suo studio – l’immigrazione portoghese ha sostituito quella italiana. Nel corso degli anni c’è stata una vera e propria azione di marketing da parte delle Istituzioni lussemburghesi nei confronti dei portoghesi, che lavorano con profitto e nei confronti dei quali è stato facilitato il ricongiungimento familiare. Siamo ormai alla seconda generazione e i portoghesi presenti sono circa 100mila».

I calcoli sono presto fatti: i residenti in Lussemburgo sono circa 583 mila e dunque uno su sei ha sangue portoghese nelle vene, senza contare i circa 20mila capoverdiani, provenienti dall’arcipelago africano, colonia portoghese dal 1495 fino al 5 luglio 1975.

Un po’ di Italia prima della Juventus

Il 17 aprile di quest’anno è avvenuta la cessione di 16.019.685 azioni (vale a dire l’intero capitale azionario) della Crs Holding da un trust dell’Isola di Jersey (“The Crs Holding Trust”) a favore di Cristiano Ronaldo, nato a Funchal, capitale dell’arcipelago di Madeira del Portogallo, il 5 febbraio 1985 e residente a Urbanización la Finca, Calle Lago Constanza 32, E – 28223 Pozuelo de Alarcón, Madrid (Spagna).

Il passaggio azionario, registrato elettronicamente sul registro di commercio lo stesso 17 aprile 2018, è avvenuto in realtà da Cristiano Ronaldo a Cristiano Ronaldo, visto che il beneficiaio del trust di Jersey era lo stesso CR7.

Battezzata dai media di tutto il mondo come una delle società attraverso le quali CR7 ha gestito fiscalmente i suoi faraonici compensi, la Crs Holding (l’acronimo si sposa alla perfezione con le iniziali di Cristiano Ronaldo dos Santos) è gestita dall’avvocato italiano Paolo Panico (1970), presidente ed amministratore delegato di Private Trustees SA, trust company indipendente soggetta alla vigilanza della Commission de surveillance du secteur financier lussemburghese. Istituita nel 1998, questa Commissione di sorveglianza del settore finanziario, ha assunto competenze di vigilanza per tutti i mercati e gli intermediari finanziari, con la sola eccezione del settore assicurativo.

Panico – come si può leggere sul suo profilo – è accademico della International academy of estate and trust law (Tiaetl), membro del comitato direttivo dell’International tax planning association (Itpa) e del consiglio direttivo della succursale Step Benelux (un’associazione con il quartier generale a Londra, presente in 95 Paesi, specializzata in eredità e pianificazione delle successioni societarie), nonché socio dell’associazione “Il Trust in Italia” costituita il 20 gennaio 1999 per impulso dei Consigli nazionali delle quattro professioni maggiormente interessate: dottori commercialisti, forense, notariato, ragionieri e periti commerciali e il cui statuto è stato redatto il 29 maggio 2014.

Panico ha insegnato come professore a contratto in alcune università italiane (Bocconi, Bergamo, Modena, Sassari) ed è responsabile del corso di “Legal structures” al master in Private wealth management dell’Università di Lussemburgo.

In altre parole, prima dello scambio di amorosi sensi con la Juventus, un po’ di Italia c’è già nell’agenda di Cristiano Ronaldo e chissà che non sia ancora Panico a dargli qualche suggerimento utile visto che, dopo l’ accordo con l’avvocatura di stato spagnola per chiudere il contenzioso fiscale e con il quale ha ammesso le proprie responsabilità per i reati che gli erano stati contestati accettando una condanna a 2 anni (con la condizionale) e un’ammenda di 18, 8 milioni, ora sembrano scendere in campo nuove potenziali grane fiscali.

Il 10 luglio l’ex direttore dell’Agenzia spagnola delle Entrate, Ignacio Ruiz Jarabo, ha spiegato al quotidiano sportivo spagnolo As, come il via libera di Florentino Perez e del Real Madrid non sia l’unico scoglio da superare affinché CR7 lasci la Spagna e si trasferisca alla Juve. Il fuoriclasse portoghese deve infatti prima saldare le pendenze con l’Erario spagnolo, altrimenti nei suoi confronti potrebbe scattare la procedura prevista da un accordo fiscale tra i due Paesi a causa della vicenda giudiziaria che lo la visto imputato fino alla richiesta di patteggiamento avanzata dallo stesso CR7. Il rischio che corre è quello del sequestro dello stipendio.

Ma in Rue de Bonnevoie adesso festeggiano la scoperta del loro “vicino” famoso. E chissà che la via non venga presto tappezzata di bandiere bianconere.

roberto.galullo@ilsole24ore.com

angelo.mincuzzi@ilsole24ore.com