ISTITUTO ITALIANO STUDI FILOSOFICI / QUEL GRANDE 14 LUGLIO

 di: MARIO AVENA lavocedellevoci.it

14 luglio, il giorno che tutti i francesi, e non solo, celebrano come il simbolo della libertà, della catene spezzate di tutte le schiavitù.

A Napoli quella mitica data viene celebrata in un modo molto speciale, attraverso una serie di iniziative che si snoderanno per tutta la giornata.

Epicentri lo storico Palazzo Serra di Cassano, nel cuore antico di Napoli, prestigiosa sede dell‘Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, fondato e animato per decenni dall’indomito avvocato Gerardo Marotta, che in quella iniziativa ha profuso tutte le sue energie intellettuali, organizzative e finanziarie. A

Altro epicentro, per la serata, il Maschio Angioino, che ospiterà lo spettacolo teatrale “Eleonora Pimentel Fonseca con civica espansione di cuore”, curato da Riccardo Luna. Lo spettacolo avrà inizio alle ore 21 e l’ingresso è libero.

Il programma della mattina, che si tiene come detto nell’avamposto della “libertà e della cultura”, palazzo Serra di Cassano appunto (via Monte di Dio 14), si apre alle 11 con il saluto dell’assessore allacultura del comune di Napoli Nino Daniele (che interviene anche in serata al Maschio Angioino), cui farà seguito il saluto del presidente dell’Istituto, avvocato Massimiliano Marotta.

Quindi si terranno le relazioni di Anna Maria Rao, docente dell’università Federico II, che discuterà su “L’esilio francese dei patrioti napoletani”.

Seguirà poi una “Breve storia di una lunga amicizia”, a cura del professor Antonio Gargano, memoria storica dell’Istituto e autentico braccio destro, per decenni, di Gerardo Marotta.

Verrà quindi aperta la mostra “Livres en francais publiés par l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici”.

Un appuntameno assolutamete da non perdere per chi ama Napoli, la sua storia spesso dimenticata, il suo patrimonio artistico-culturale con disinvoltura calpestato, i rapporti intensi con le altre nazioni, a partire dalla Francia.

In tali dolorosi anni di fatica quotidiana, tra uno Stato che ha storicamente elargito in maniera clientelare i finanziamenti pubblici, e la camorra che ha divorato fondi destiniati anche alla cultura, la ‘Resistenza’ dell’Istituto è stato un autentico miracolo: in questi 40 anni e passa l’unico faro di trasparenza, legalità e cultura. Capace di resistere ad ogni bufera, pur tra inenarrabili sacrifici.

Un Istituto nel deserto” avrebbe scritto oggi Giorgio Bocca nel suo mitico “Inferno – Profondo Sud, male oscuro” dedicato al Mezzogiorno  nel 1992, oltre un quarto di secolo fa.

Il grande storico e giornalista decicò in quello stesso volume un paragrafo alla Voce, titolato “Una Voce nel deserto” e un altro corposo paragrafo lo scrisse per magnificare le solitarie e coraggiose imprese di quell’ “avvocato Gerardo Marotta, un signore minuto, con un viso fine ed emotivo che di questa avidità speculativa (di quel blocco sociale mattonaro predatorio del dopo terremoto, ndr) ha fatto una ossessione morale e culturale, ci pensa giorno e notte, con la passione fredda ma travolgente degli intellettuali, quando gli capita di credere in qualcosa”.

Continuava il grande Bocca, riferendosi al fondatore: “E’ stato crociano, trokskista, bordighiano, comunista restando un uomo di libertà, parla della rivoluzione del 1799 come di una sua sofferta esperienza, destesta il cardinale Ruffo, il repressore, e anche un po’ la plebe che lo accolse con pazza gioia’”.

E Bocca raccolse una profezia dell’avvocato il quale lottava indomito per un futuro che però vedeva – già allora – denso di oscurità: “La sinistra – raccontava l’avvocato – ha finito per smarrire le sue ragioni etiche puntando tutto sul potere senza programma, sulla quantità economica senza qualità sociale, diventando così indifferente rispetto alla destra”.

Sono parole di oggi. Eppure le raccoglieva Bocca da Marotta la bellezza di 26 anni fa. Vero “sinistra”?

In basso pubblichiamo la locandina dell’evento di sabato 14 luglio.