INCHIESTA. Milan, Mr Li e’ scomparso: come i 500 milioni dell’acquisizione

http://carlofesta.blog.ilsole24ore.com/2018/07/12/inchiesta-milan-mr-li-e-scomparso-come-i-500-milioni-dellacquisizione/

Immaginatevi un’autostrada che porta diretta a un burrone. Insomma, morte sicura. Ma un chilometro prima, per fortuna, ci sono almeno due uscite di emergenza da imboccare per mettersi in salvo. Ma il guidatore decide di continuare sull’autostrada e di finire nel burrone.
Come definereste colui che fa una scelta di questo tipo? Un suicida? Un folle? Ecco Yonghong Li ha piu’ o meno preso una decisione di questo tipo, anche se sul tavolo non c’era per fortuna la vita ma oltre 500 milioni di euro, cioe’ la cifra persa con il passaggio del Milan ad Elliott. Il problema e’ che non si capisce perche’ Mr Li abbia fatto cosi’. Spieghiamoci meglio. Proprio chi scrive, il 14 aprile dello scorso anno, cioe’ il giorno del closing, ha previsto questo finale con decine di articoli che mettevano in evidenza le incongruenze di Mr Li. Al punto da scrivere anche un libro con titolo profetico.
Ora a distanza di 15 mesi bisogna porsi tanti quesiti. Mr Li non e’ infatti, secondo le testimonianze passate, ne’ un folle ne’ un suicida. Lo testimonia la Consob cinese quando gli ha comminato una multa per un’operazione di Borsa. Lo testimoniano decine di articoli, sempre su giornali cinesi, sulla sua attivita’ imprenditoriale passata e sui tanti prestanome che sono apparsi in passato. Fino a un caso di doppia identita’.

I soldi di Mr Li arrivavano misteriosamente tramite triangolazioni nei paradisi fiscali per arrivare poi da li in Lussemburgo e quindi in Italia. I conti delle banche italiane ricevevano quei soldi. Prima quello di Fininvest in Unicredit, poi chiuso dopo l’acquisizione. Poi, per gli aumenti di capitale di Yonghong Li, quello di Bpm del Milan, della filiale di via Turati: un conto utilizzato dal Milan gia’ nell’era del Biscione.

Il problema che resta da capire, il nodo da sciogliere, e’ se questi soldi rispettavano o meno il requisito bancario della kyc, cioe’ know your customer, conosci il tuo cliente.

Se lo deve essere chiesto Banca d’Italia che ha lanciato degli Sos su alcuni flussi di capitali, circa 200 milioni di euro, alla Procura di Milano, che ha poi aperto un fascicolo senza indagati e senza ipotesi di reato.

Riuscire a far arrivare tra i 500 e i 600 milioni di euro in Italia non e’ comune a tutti. Mr Li ha un patrimonio modesto in Cina. Non e’ mai stato supportato dal Governo cinese, malgrado tutte le bufale che giravano a suo tempo. Parte di quei soldi sono arrivati da Huarong, il gestore di capitali cinese. Ma non si trattava di un impegno diretto di Huarong, quanto piuttosto di un prestito oppure di un ruolo da societa’ fiduciaria, per coprire, schermare qualcuno che voleva restare sconosciuto. Un’altra piccola parte sono arrivati da una piccola societa’ con sede alle Cayman, Teamway, che qualche mese prima faceva capo a una star del cinema cinese e a suo marito, noti per essere stati sanzionati entrambi dalla Consob cinese. Yonghong Li doveva avere il suo quartier generale ad Hong Kong. Ma immaginatevi la sorpresa della corrispondente di Reuters ad Hong Kong quando entrando nella stanzetta al decimo piano, indicata come quartier generale di Mr Li, si e’ ritrovata davanti due scatoloni, telefoni staccati per non aver pagato le bollette e piatti con dentro vermi. Il tutto testimoniato da immagini svelate in Italia da Report.

Ma torniamo all’acquisizione e al finanziamento con Elliott. Sono passati 15 mesi dall’aprile dello scorso anno quando il fondo americano di Paul Singer, grazie a un prestito da 303 milioni di euro, permise al cinese Yonghong Li di acquistare il club rossonero da Fininvest e di pianificare la economicamente sontuosa campagna acquisti della scorsa stagione. A posteriori quella mossa, che già a quel tempo era apparsa assai rischiosa, si è rivelata un vero boomerang per l’uomo d’affari cinese che verrà ricordato per essere stato non soltanto il peggior presidente della storia rossonera (con la squalifica di un anno nelle coppe da parte dell’Uefa), ma anche come colui che ha perso più soldi (circa 500 milioni) nel minor tempo possibile (15 mesi) nella storia del calcio. 

Eppure il cinese Yonghong Li ha avuto diverse occasioni per evitare un finale disastroso di questo tipo. Avrebbe potuto raggiungere un accordo con lo statunitense Rocco Commisso, accettare una minoranza e limitare le perdite ben prima del venerdì della scorsa settimana quando il suo veicolo lussemburghese, Rossoneri Lux, e’ finito in default con Elliott per soli 32 milioni, rispetto ai 500 milioni gia’ versati. Avrebbe potuto valutare anche l’offerta della famiglia Ricketts. Invece Yonghong Li ha continuato nella sua folle corsa che lo ha portato direttamente verso la rovina economica senza batter ciglio. Come definire altrimenti la perdita non soltanto del Milan, ma anche di un investimento di oltre 500 milioni di euro? Per lui che, assieme alla moglie, po’ contare su un patrimonio personale più o meno della stessa cifra. 

Il futuro, forse, svelerà chi è veramente Yonghong Li e perché si sia avventurato in questa strada senza uscita. 

Per ora le ultime indiscrezioni lo darebbero impegnato a trovare fuori tempo massimo una soluzione da presentare ad Elliott per limitare i danni. Forse arrivando anche a un contenzioso legale. Ma il gruppo americano, che nell’operazione ha agito tramite uno dei suoi fondi di debito, probabilmente non gli lascerà nulla. Nel comunicato diffuso nella notte tra martedì e mercoledì da New York non è nemmeno stata fatta menzione di quello che fino a due giorni prima era l’azionista di controllo del club.

Ora, nelle pieghe del contratto di finanziamento firmato con Elliott 15 mesi fa, resta da capire se esista o meno una clausola a sua parziale difesa, che gli possa consentire di usufruire dell’extra profitto, eccedente il rimborso di Elliott e dei creditori, in caso di futura vendita del club rossonero. Tuttavia parrebbe che questa clausola non esista e che quindi l’uomo d’affari cinese difficilmente riuscirà ad ottenere qualcosa se non forse avviando una causa legale, che potrebbe essere lunga e faticosa. In ogni caso la domanda sorge spontanea: perché Mr Li ha accettato 15 mesi fa un contratto così penalizzante? Un vero contratto capestro.

Ora di Mr Li, l’uomo d’affari che non conosceva l’inglese, che parlava un dialetto mandarino molto stretto, che non ha mai voluto apparire davanti alla stampa, che non ha mai voluto rilasciare interviste, il cinese con l’unghia del mignolo lunghissima (un vezzo che in Cina e’ di moda tra i cinesi usciti dalla poverta’) non c’e’ piu’ traccia ne’ negli articoli dei giornali, ne’ tra i tifosi, ne’ nel mondo finanziario.

Mr Li e’ scomparso nello stesso modo con il quale era apparso, improvvisamente e misteriosamente, 15 mesi prima nell’accordo firmato con Fininvest.

Juncker completamente ubriaco al vertice Nato, due persone per sostenerlo

stopeuro.news 13.7.18

 

Il capo della Commissione europea, per usare un eufemismo, non ha un bell’aspetto. Lo spettacolo è poco edificante.

Stoltenberg e Trump sono chiaramente in imbarazzo, la Merkel si comporta come se ci fosse già abituata. Poroshenko cerca di essere utile. Gli uomini della sicurezza ridono. Anche la May sorride bonariamente.

La versione ufficiale, per chi ci crede, è che si trattava di un attacco di sciatica. (Avete mai visto qualcuno che barcolla e ride per un attacco di sciatica?)

Euronews ha contattato la Commissione europea per un commento. Un portavoce ha detto: “Non è appropriato discutere di problemi di salute pubblicamente“. Praticamente, è come se avesse risposto. Purtroppo.

Deputata polacca scrive a Juncker: Il suo alcolismo è un problema per gli interessi europei

Infine arriva il ridicolo commento dalla UE: “Momento di dolore“. Peccato che ridacchiavano tutti, compreso l’addolorato.

 

Prosciutto cotto Fiorucci: lotto ritirato per rischio Listeria

Antonio Palma informarexresistere.fr 13.7.18

prosciutto cotto fiorucci

Rischio Listeria, ritirato lotto di prosciutto cotto Fiorucci

l prodotto interessato dal ritiro dal commercio è il prosciutto cotto preconfezionato a marchio Fiorucci.

Il richiamo in via precauzione per rischio microbiologico a causa della possibile presenza di Listeria monocytogenes già responsabile di numerosi richiami e allerte alimentari nei gioni scorsi.

Dopo i numerosi casi di richiamo dei giorni scorsi che hanno riguardato in particolare verdure surgelate, il Ministero della salute  ha comunicato oggi un nuovo ritiro dal commercio di prodotti alimentari per la possibile presenza di Listeria monocytogenes.

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Il nuovo avviso, pubblicato sul sito del Mistero nelle sezione dedicata ai richiami di prodotti alimentari da parte degli operatori, riguarda un lotto di prosciutto cotto confezionato a marchio Fiorucci.

Nel dettaglio, il prodotto interessato è il prosciutto cotto “Fiorucci Quanto basta per due persone”, senza glutine senza lattosio, venduto in vaschette da 90 grammi con il numero di lotto 8278001840 e data di scadenza 05/08/2018.

Il prosciutto cotto richiamato per rischio microbiologico è stato prodotto dall’azienda  Cesare Fiorucci Spa nello stabilimento di viale Cesare Fiorucci 11 a Santa Palomba (Pomezia), Roma.

Come fa sapere l’azienda, il richiamo è scattato a scopo precauzionale e in via cautelativa ma si invitano i consumatori che  avessero già acquistato il prodotto con il lotto e la data di scadenza indicata a non consumarlo e a riportarlo in un punto vendita.

Per ogni ulteriori informazioni è possibile contattare la ditta Cesare Fiorucci spa al numero verde 800868060 oppure all’indirizzo email servizioclientifiorucci@campofriofg.com. Fonte: fanpage.it – Titolo originale: Rischio Listeria, ritirato lotto di prosciutto cotto Fiorucci

Le domande irrituali inviate dal presidente Schaeuble alla Vigilanza unica Clamoroso, il Bundestag indaga sulle banche italiane

di Francesco Ninfole milanofinanza.it 13.7.18

 

Il Parlamento tedesco ha chiesto alla Vigilanza Unica della Banca centrale europea informazioni sull’impatto dell’aumento dello spread del Btp sugli istituti tricoloreIl Bundestag ha chiesto informazioni alla Vigilanza Bce sulle banche italiane. In particolare, in una lettera del 13 giugno (quindi subito dopo l’aumento dello spread di fine maggio) il presidente del Parlamento federale ed ex ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble per conto del liberale Frank Schäffler ha chiesto alla Bce innanzitutto i dati (peraltro pubblici) sulle esposizioni delle banche italiane ai titoli di Stato. Poi il Bundestag ha fatto altre richieste piuttosto irrituali. Ha domandato «in quale modo gli aumenti nei tassi dei titoli di Stato italiani siano incorporati negli stress test» e se gli scenari considerassero un’uscita dall’euro. Addirittura il Parlamento tedesco ha chiesto «il tasso al quale le banche sarebbero dichiarate in dissesto o a rischio di dissesto» e «sarebbero una minaccia per la stabilità finanziaria». È quanto emerge dalla lettera di risposta inviata a Schaeuble dal presidente della Vigilanza Bce Danièle Nouy.
Lo scambio di lettere lascia intendere quanto alta sia l’attenzione (al punto da sconfinare nell’ossessione) da parte della Germania sull’Italia, in particolare quando si parla di titoli di Stato e banche. Nouy ha risposto ricordando che esistono linee guida Eba per determinare se una banca è in dissesto o a rischio di dissesto (failing or likely to fail). Un solo elemento di vulnerabilità non basterebbe per far scattare la decisione sul fallimento. Al contrario, la prassi prevede che sia fatta «un’analisi complessiva degli elementi oggettivi sia qualitativi che quantitativi, considerando tutte le altre circostanze e informazioni rilevanti sulla banca». Perciò, «dato il numero di fattori da considerare» al momento della valutazione, «non è possibile determinare ex ante un livello dei rendimenti dei titoli di Stato in cui le banche fallirebbero o rischierebbero di fallire o sarebbero una minaccia per la stabilità finanziaria». Nouy ha osservato inoltre che la crisi del debito sovrano del 2011 è stata «problematica per le banche», ma da allora la resistenza del settore europeo «è notevolmente aumentata». Di conseguenza, «gli istituti europei sono ora meglio equipaggiati per far fronte a una crisi di questo tipo». Quanto alle domande sugli stress test, Nouy ha detto che gli esami conderano «un significativo allargamento degli spread» e si basano su una valutazione dei rischi attuali. Perciò il supervisore, ricordando le parole del presidente Bce Mario Draghi, ha sottolineato che «l’euro è irrevocabile e non è appropriato che la Bce faccia riflessioni su ipotesi non previste dal Trattato sul funzionamento dell’Ue».
Basteranno queste osservazioni per frenare i timori tedeschi? Non c’è dubbio che l’Italia debba fare di più per guadagnare la piena fiducia degli altri Stati Ue e degli investitori sul debito pubblico, soprattutto dopo le uscite autolesioniste di maggio. Ma è anche vero che in Germania a volte si guarda con più attenzione alle questioni italiane che ai problemi che hanno portato i contribuenti tedeschi a versare 250 miliardi di aiuti di Stato alle banche. Dopo la lettera del Bundestag, a qualche parlamentare italiano potrebbe ora venir voglia di fare alla Bce domande (possibilmente meno strampalate) sui punti di debolezza delle banche tedesche, anche per stimolare un’ulteriore riduzione dei loro rischi, prima che siano condivisi tra tutti i Paesi dell’Eurozona.

Sbarco Diciotti, Prof Sinagra: Mattarella ha agito in violazione di ogni regola e criterio costituzionale (da ImolaOggi)

 scenarieconomici.it 13.7.18

 

 

 

La lettera del professor Sinagra, ordinario di diritto alla Sapienza, è caduta in un assordante silenzio da parte di media italiani. Unico a riportarla, a nostra notizia, il sito Imolaoggi. Dato che si presenta come alternativa rispetto alla lettura dei soliti media “Dalla lingua felpata” ci permettiamo di riproporvela. 

 

I mezzi di informazione riferiscono che il noto Sergio Mattarella in ulteriore violazione della Costituzione, che egli ha l’obbligo primario di salvaguardare, continua a interferire negli affari del Governo e per di più in modo informale e inammissibilmente ufficioso.

In violazione di ogni regola, limite e criterio costituzionale egli, come riferisce la stampa e la televisione e come è comunque notizia diffusa e non smentita dal Capo del Governo, egli è intervenuto nella vicenda dei 67 africani condotti a Trapani dalla Nave “Diciotti” della nostra Guardia Costiera.

Siamo in presenza di un ulteriore gravissimo “vulnus” alla Costituzione, che nasconde non chiare finalità, specie se si considera che il noto Mattarella Sergio è rimasto muto e quasi nascosto quando la Repubblica italiana e il suo Governo venivano volgarmente insultati e minacciati da vertici istituzionali di altri Stati, a cominciare da quell’ineffabile personaggio di Emanuele Macron e dal portavoce del suo Partito “En Marche” (ovviamente, verso la spazzatura).

È legittimo chiedersi chi siano i “danti causa” di Mattarella Sergio e a chi questi debba rispondere!
A questo punto occorre il formarsi di una diffusa coscienza e volontà popolare perché Sergio Mattarella venga esonerato dalle sue funzioni svolte in modo quanto meno non chiaro e che la questione venga valutata e decisa dal Parlamento cui spetta tale compito.

Donde, esilium Mattarellae salus Rei Publicae.

 

Augusto Sinagra

Professore ordinario di diritto delle Comunità europee presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

NUCLEARE CITTÀ SEGRETE – PROGETTATE PER L’APOCALISSE (1)

nogeoingegneria.com Massimiliano Ferrara 11.7.18

In attesa del conflitto globale, a Krasnoyarsk-26 non si viveva affatto male per gli standard di vita dell’Unione Sovietica.  In cambio lo stato comunista imponeva la più assoluta segretezza su quanto accadeva in città

 

RUSSIA: Krasnoyarsk-26, la città segreta progettata per l’apocalisse           

Di Massimiliano Ferraro

Zheleznogorsk è una cittadina della Russia orientale, affacciata sul fiume Yenisei. Si chiama così solo dal 1992, nonostante la sua costruzione sia avvenuta nel 1950, quando la zona su cui sorge non era nient’altro che un territorio desolato al confine della foresta siberiana. Per oltre 40 anni, fino alla disintegrazione dell’impero sovietico, quasi nessuno è stato al corrente della sua esistenza. Eppure la città era popolata da centinaia di ingegneri, fisici e soldati che chiamavano il posto in cui vivevano con il nome in codice di Krasnoyarsk-26.

Sotto la bandiera rossa dell’Urss issata nella inospitale Siberia, centomila fantasmi hanno vissuto e lavorato ogni giorno in una città altrettanto fantasma, non segnata sulle carte geografiche, difficile da raggiungere e mantenuta appositamente isolata dal mondo. Krasnoyarsk-26 era una delle città segrete dell’Unione Sovietica. Una delle meraviglie moderne dell’ingegneria militare, il complesso nucleare segreto più grande del mondo. Pochi palazzi residenziali costruiti attorno a tre reattori per la produzione di plutonio per le armi atomiche che avrebbero dovuto servire ai russi per vincere la Terza guerra mondiale contro gli Stati Uniti.

Per decenni, in silenzio, la città si è preparata all’apocalisse. Continue esercitazioni, esperimenti e test venivano condotti in strutture sotterranee multilivello con oltre 3500 stanze o in gallerie scavate a 200 metri di profondità all’interno di una montagna. Tutti dovevano essere pronti a tutto, anche ad un attacco a sorpresa. Ecco perché gli impianti dei reattori erano progettati non solo per resistere ad un bombardamento nucleare, ma anche per reagire continuando a produrre plutonio per gli armamenti.

Ma in attesa del conflitto globale, a Krasnoyarsk-26 non si viveva affatto male per gli standard di vita dell’Unione Sovietica. Chi lavorava agli impianti nucleari era ottimamente pagato e poteva godere di molti privilegi sociali per sé e per la propria famiglia. In cambio lo stato comunista imponeva la più assoluta segretezza su quanto accadeva in città. Gli spostamenti degli abitanti erano scoraggiati dalle autorità locali, per entrare o uscire dai confini di quel lembo di Siberia ci voleva un pass speciale. Anche le comunicazioni con il resto del paese erano difficoltose ed avvenivano per lo più per corrispondenza. Le lettere dei familiari dei lavoratori della città segreta, inviate da Mosca o da San Pietroburgo, dovevano essere indirizzate ad una casella postale chiamata appunto “Krasnoyarsk-26”. Nessuna riservatezza, ogni riga era passata al setaccio dagli agenti del KGB.

Molto più agevole era invece l’interconnessione con le altre città segrete russe come Chelyabinsk-65 o Tomsk-7, con cui venivano scambiati minerali ad altri materiali utili per scopi bellici. Nella più rigida disciplina militare, tutto a Krasnoyarsk-26 è rimasto uguale per oltre quarant’anni. La vita dei figli dei soldati e dei fisici nucleari si svolgeva su strade desolate al di sopra dei labirinti sotterranei, in cui costantemente in allarme lavoravano i loro padri. In attesa della resa dei conti finale. Quella che non è mai arrivata.

Nel 1992 il presidente russo Boris Eltsin ha finalmente riconosciuto con un decreto l’esistenza delle città segrete. Krasnoyarsk-26 è apparsa per la prima volta sulle cartine geografiche ufficiali con il nome storico di Zheleznogorsk e nulla è più stato uguale. Chiunque ora può entrare ed uscire ma nella ex città segreta non ci vengono molti turisti perché c’è poco da vedere.

Due dei tre reattori sono stati spenti, alcune attività belliche riconvertite. Rimangono però i segni indelebili della catastrofe ecologica che l’attività della misteriosa Krasnoyarsk-26 ha procurato nella regione siberiana: 3000 tonnellate di scorie radioattive accumulate, materiale pericolosissimo che nessuno a Mosca ha ancora deciso come smaltire. È il prezzo da pagare per aver progettato la fine del mondo.

FONTE http://www.eastjournal.net/archives/5460

SEGUE…

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La figlia autistica porta a casa una brutta pagella: il papà gliela riscrive

Silvia Lucchetti | Lug 12, 2018 it.aleteia.org

Sophie ha paura di aver deluso i genitori con la sua pagella insufficiente. Ma il padre sa quanto duramente ha lavorato e le scrive nuovi voti per ricordarle quanto vale!

Chi non ha mai provato la frustrazione di aver ricevuto un votaccio a scuola dopo essersi impegnato a lungo?

Ricordo che un giorno andai amareggiata dall’insegnante che mi impartiva ripetizioni di latino e greco perché la mia professoressa aveva riportato le versioni corrette e mi era toccata un’altra insufficienza. Lei guardò la brutta attentamente, fece le sue correzioni e poi disse: per me questa versione era da sei e mezzo. Lo scrisse pure così che mi rimanesse impresso. In quel momento provai un grande senso di leggerezza e soddisfazione. Pensai: valgo qualcosa, il mio sacrificio è servito.

Il timore di deludere i genitori

Sophie, una bambina australiana di 9 anni che soffre di autismo, rientra a casa singhiozzando temendo di deludere i genitori con una pagella piena di voti insufficienti. Suo padre Shane invece la sorprende con un gesto semplice ma efficace che non solo le restituisce il buon umore ma le ricorda quanto vale.

Leggi anche: Francesco, ragazzo autistico, alla maturità: “Grazie, rimanete nel mio cuore” (VIDEO)

La nuova pagella

Il papà decide di scrivere una nuova pagella evidenziando le caratteristiche che contraddistinguono sua figlia e la rendono una bambina unica e speciale. Così Sophie guadagna una sfilza di A e A+: in simpatia, amore per i cani, figlia migliore di sempre, immaginazione…

Visualizza l’immagine su Twitter

Shane Jackson

@ShaneJacks

My daughter who has ASD received straights Ds on her report today. She cried and said “I’ve let everyone down” this is my report card for her.

15:14 – 27 giu 2018


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Il padre: ciò che conta è l’impegno… non il risultato

«Ha lavorato duramente e abbiamo visto alcuni grandi miglioramenti. Eravamo davvero ottimisti sul fatto che ci potessero essere dei miglioramenti nei risultati. Poi Sophie ha ricevuto la pagella ed è rimasta davvero delusa: ha lavorato così tanto che pensava di avere raggiunto un livello più alto rispetto allo scorso anno. Noi sappiamo che si è impegnata duramente, qualunque sia il risultato» (Vanity Fair)

Il sorriso di Sophie

Alla bambina è stato diagnosticato un disturbo dello spettro autistico all’età di tre anni ma oggi frequenta la scuola tradizionale e un corso di tre volte alla settimana (Vanity Fair).

«È per questo che ho pensato di fare un resoconto di tutte le cose che rendono Sophie unica. A lei è piaciuto ed è tornata ottimista da quando gliel’ho dato: ha sortito l’effetto che volevo» (Ibidem).

Il post su Twitter ha ottenuto migliaia di condivisioni e tantissimi commenti di insegnanti, genitori con figli affetti dalla stessa patologia e utenti commossi. Anche Sophie ha promosso Shane a pieni voti: A+ come «miglior papà di sempre» (Ibidem).

Leggi anche: Il miracolo dell’amore incondizionato di un padre per il figlio autistico (VIDEO)

Sentirsi amati

Tutti abbiamo bisogno di sapere di essere amati così come siamo, senza pensare di dover meritare l’amore. Papa Francesco ne ha parlato in una bellissima catechesi, ve ne proponiamo un piccolo estratto:

Nessuno di noi può vivere senza amore. E una brutta schiavitù in cui possiamo cadere è quella di ritenere che l’amore vada meritato. Forse buona parte dell’angoscia dell’uomo contemporaneo deriva da questo: credere che se non siamo forti, attraenti e belli, allora nessuno si occuperà di noi. Tante persone oggi cercano una visibilità solo per colmare un vuoto interiore: come se fossimo persone eternamente bisognose di conferme. Però, ve lo immaginate un mondo dove tutti mendicano motivi per suscitare l’attenzione altrui, e nessuno invece è disposto a voler bene gratuitamente a un’altra persona? Immaginate un mondo così: un mondo senza la gratuità del voler bene! Sembra un mondo umano, ma in realtà è un inferno. Tanti narcisismi dell’uomo nascono da un sentimento di solitudine e di orfanezza. Dietro tanti comportamenti apparentemente inspiegabili si cela una domanda: possibile che io non meriti di essere chiamato per nome, cioè di essere amato? Perché l’amore sempre chiama per nome … (Vatican.va)

La storia della nonna che vende presine cucite all’uncinetto per strada

Denise informazionexresistere.fr 13.7.18

Prati, la storia della nonna che vende presine cucite all’uncinetto in strada – di Redazione Roma

Una nonna vende presine in strada e cuce sotto gli occhi dei passanti che, incantati si fermano a guardarla.

La scena è stata notata difronte al Tribunale, nel quartiere Prati di Roma e ha riscosso grande interesse.

La signora Angela, 98 anni, ha una grande passione, l’uncinetto, ha allestito un grazioso mercatino perché ama sentirsi attiva e stare in mezzo alla gente.

Molte persone si sono preoccupate per lei credendo che fosse sola e bisognosa e si sono attivate per aiutarla.

Una nonna vende presine in strada e cuce sotto gli occhi dei passanti che, incantati si fermano a guardarla.

La scena è stata notata difronte al Tribunale, nel quartiere Prati di Roma e ha riscosso grande interesse.

La signora Angela ha una grande passione, l’uncinetto e con le sue preziose mani ha realizzato tante creazioni.

La donna, di ben 98 anni, ha allestito un grazioso mercatino perché ama sentirsi attiva e stare in mezzo alla gente.

Ha attirato l’attenzione di moltissime persone che l’hanno vista sul marciapiede, da sola, seduta su una sedia e hanno pensato che si trattasse di una donna bisognosa, che chiedeva l’elemosina.

L’affetto e la vicinanza delle persone non ha tardato a manifestarsi: nel giro di poche ore in tanti hanno cercato di informarsi su di lei e su come comprare i suoi centrini, per aiutarla.

Un ragazzo ha creato un gruppo WhatsApp che ha trovato tante adesioni e lui stesso si è offerto per le spedizioni.

L’intervento del figlio di nonna Angela

“Mia madre non ha bisogno di aiuti economici, perché ha la pensione e ci sono io a prendermi cura di lei – ha spiegato il figlio Stefano a Fanpage.it

Cucire la fa sentire attiva e lo fa per lei, non vuole stare in casa ma uscire all’aria aperta e vedere il movimento delle persone che passeggiano in strada.

L’ho sempre lasciata libera”. La signora Angela, gode di ottima salute, è autosufficiente e, nonostante l’età, non ha l’accompagno.

“Nelle ultime 24 ore sono stato avvisato da molti amici su una foto di mia madre che era finita su Facebook e che io non ho notato”.

Poi ha ringraziato le persone di buon cuore pronte a donare e le ha incoraggiate a dare i propri soldi a chi veramente ne ha bisogno.

Comprano le presine della nonna. In tanti si sono interessati alla signora pensando in un primo momento che avesse bisogno di aiuto.

Un ragazzo, Claudio, un giorno fa ha creato un gruppo WhatsApp al quale hanno aderito una cinquantina persone che hanno chiesto informazioni su come poter acquistare i lavoretti realizzato all’uncinetto.

“Ho notato il post con le foto della signora su Facebook condiviso dai mei amici e non sono riuscito a restare indifferente.

Mi sono organizzato per occuparmi personalmente delle spedizioni” ma quando si è recato sul posto, il figlio l’ha informato che la donna non era sola e che si trattava di un equivoco. Fonte: roma.fanpage.it

INTERNAZIONALI L’economia di Putin non fa gol

Andrea Goldstein lavoce.info 13.7.18

Nonostante l’enorme potenziale, la Russia è sulla strada del declino economico. La crescita demografica è nulla e l’economia continua a fare affidamento su estrazione di risorse minerali e settori protetti. Non può certo essere un modello per l’Italia.

Perché la Russia cresce poco

Tutti gli occhi sono puntati sulla Russia. La Coppa del mondo di calcio è stata un successo d’immagine per Vladimir Putin e l’incontro di Helsinki con Donald Trump ne sancirà l’assoluzione politica, a quattro anni dall’invasione della Crimea. Per alcuni in Occidente il presidente russo, al potere dal 2000, è un esempio fulgido di governante illuminato che agisce nell’interesse della nazione e al servizio del popolo. Peccato che il bilancio della Putinomics sia modestissimo.

Primo paese al mondo per superficie e nono per popolazione, terzo produttore di petrolio e secondo di gas, ricco di ogni materia prima, da sempre la Russia ha un enorme potenziale. Negli ultimi venti anni la crescita è stata però insoddisfacente: a parte il rimbalzo tecnico dell’inizio del XXI secolo dopo la crisi, la Russia ha raramente fatto meglio rispetto ad alcuni gruppi di paesi comparabili, come l’Opec e i Bics (Brasile, Cina, India e Sudafrica): fatto 100 il Pil del 2000 (in dollari costanti del 2010), l’indice arriva a 176 per la Russia nel 2017, a 204 per l’Opec senza il Venezuela, a 320 per i Bics.

Figura 1 – Tasso di crescita annua del Pil (in dollari costanti del 2010)

Fonte: World Bank, WDI database.

Il reddito pro capite (espresso in parità di potere d’acquisto) è passato da 14 mila dollari (costanti) 2011 nel 2000 a 24.765 nel 2017, ma se un russo è mediamente molto più abbiente di un cinese o un indiano, in compenso in questi paesi l’aumento è stato decisamente superiore (da 3.700 e 2.495, rispettivamente, a 15.309 e 6.426). Il ritorno dell’inflazione e l’erosione del potere d’acquisto dei salari hanno provocato un impoverimento: secondo la definizione dell’Istituto federale di statistica Rosstat (135 euro al mese), nel 2016 quasi un russo su sette viveva nell’indigenza (Macro Poverty Outlook for Europe and Central Asia).

I motivi dell’insoddisfacente andamento, che i media controllati dal Cremlino sono riusciti a imputare alle sanzioni, sono vari. La crescita demografica è nulla (solo Giappone e Italia fanno peggio nel G20), l’età mediana è di gran lunga la più elevata tra i Brics e oltretutto c’è un netto squilibrio di genere, troppe femmine e pochi maschi. Anche se l’ingresso nel Wto è servito a combattere certi malfunzionamenti dell’economia di mercato, due decenni di un regime che ha fatto della stabilità il suo slogan hanno lasciato in eredità monopoli inefficienti e pervasivi – come i mastodonti dell’energia Gazprom e Rosneft, Rosatom (nucleare), Rosoboronexport (militare-industriale) e Rossijskie železnye dorogi (ferrovie).

Salvare il sistema bancario è costato all’erario più del 3 per cento del Pil e ha lasciato nelle mani dello stato circa il 65 per cento degli attivi, ormai vicini a 80 per cento dopo la nazionalizzazione di Otkritie e Bin. Mentre gli alti tassi d’interesse necessari per garantire un minimo di stabilità monetaria e il pessimo clima imprenditoriale deprimono gli investimenti: in un’economia che resta fortemente dipendente dalle risorse energetiche, le riserve si assottigliano, quelle di petrolio sono passate da 114 miliardi di barili (1996) a 110 (2016), nel caso del gas c’è stato un aumento, risibile però rispetto a quelli in Qatar, Iran, Turkmenistan e Usa (BP’s Statistical Review of World Energy).

Troppa fiducia nel settore energetico

La composizione della crescita è quella di sempre: estrazione di risorse minerali e settori protetti (non-tradable). Resta invero preoccupante come neanche le contro-sanzioni che penalizzano le importazioni di prodotti occidentali (come i formaggi italiani) e il deprezzamento del rublo siano sufficienti a promuovere la sostituzione delle importazioni, che nel 2014 rappresentavano l’85–90 per cento della domanda di beni strumentali e il 50–70 per cento di quella di beni di consumo. Ci sono pochissimi casi di marchi capaci di farsi notare sulla scena internazionale (Natura Siberica nella cosmetica, Kaspersky nella sicurezza informatica), mentre in compenso un quarto della popolazione urbana vive nelle 319 monogorod, città sovietiche, spesso in Siberia, con alti tassi d’inquinamento, alcolismo e suicidi (The effect of rapid privatisation on mortality in mono-industrial towns in post-Soviet Russia: a retrospective cohort study).

In teoria, un punto di forza per diversificare l’economia ci sarebbe: il capitale umano. Gli studenti russi sono i più brillanti al mondo (What Makes a Good Reader: International Findings from PIRLS 2016). Piuttosto che nella zona economica speciale di Skolkovo, gli startuppari però preferiscono cercare fortuna all’estero, sognando di emulare Sergej Brin di Google, o Pavel Durov di Telegram. E nella patria di Isaac Asimov ci sono 3 robot ogni 10mila lavoratori, rispetto a una densità media mondiale di 74.

La Russia non è a un bivio. La strada del suo declino economico è tracciata dalla demografia e dall’esaurimento della manna energetica. Le riforme strutturali sono viste sempre più come un cavallo di Troia dell’Occidente e politiche impregnate di retorica anti-occidentale, ideologia autarchica e pratiche autoritarie non servono certo per migliorare le prospettive.

Stagnazione non equivale però a collasso: la Russia resta una potenza nucleare, il prezzo del petrolio, quantomeno nel prossimo quinquennio, non dovrebbe subire un nuovo tracollo e l’assenza di alternative percorribili garantisce la stabilità politica che sta a cuore agli investitori stranieri che fanno credito al Cremlino. Ma sicuramente la Russia non è un modello per l’Italia.