Addio al Nazareno degli affari. Berlusconi jr pianta in asso Carrai. Uscita a sorpresa del rampollo dal capitale della Cgnal

Stefano Sansonetti lanotiziagiornale.it 12.7.18

Il Nazareno degli affari si spacca. Eppure il settore del business, il poliedrico mondo dei “Big Data”, sembrava promettere bene. E invece Luigi Berlusconi, figlio minore dell’ex presidente del Consiglio Silvio, e Marco Carrai, fedele Richelieu renziano, hanno deciso di separare le loro strade. O meglio, è stato Berlusconi jr a sbattere la porta uscendo dal capitale della Cgnal, creatura di Carrai fondata 4 anni fa per buttarsi a capofitto nel business della profilazione dei dati a favore delle grandi aziende. In base a quanto emerge dalle visure camerali, infatti, oggi il capitale della Cgnal risulta per il 70,8% in mano alla Cambridge Management Consulting Labs (la prima società di consulenza di Carrai e soci), per il 23,6% alla Carfin (la finanziaria della famiglia Carrai) e per il 5,5% alla Dedalus (società dell’healthcare che fa capo all’altro renzianissimo Giorgio Moretti).

La novità – Nello stesso capitale, invece, non risulta più la presenza di Ithaca srl, veicolo riconducibile a Luigi Berlusconi che era entrato in compagine nel 2016 con un 10%. Non solo, fino a qualche mese fa nel Cda della Cgnal compariva Giorgio Valaguzza, analista finanziario già compagno di Barbara Berlusconi e ben introdotto nella famiglia. Valaguzza, adesso, non sta più nel Cda della società che si occupa di Big Data, mentre continua a figurare come amministratore della Ithaca srl. Quest’ultima, è il caso di ricordare, formalmente fa capo alla Sirefid, una fiduciaria del gruppo Intesa Sanpaolo  individuata all’epoca da Silvio Berlusconi con l’intenzione di parcheggiarci il pacchetto Mediolanum eccedente il 9,9% del capitale (in seguito alla condanna per frode fiscale che gli aveva fatto perdere i requisiti di onorabilità). Ma negli ambienti finanziari è sempre circolata la voce, mai smentita, che dietro Ithaca srl ci fossero proprio i fondi di Berlusconi jr. I quali, tra l’altro, erano stati inizialmente dirottati sulla Eligotech, società di Amsterdam un tempo attiva nella produzione di software e successivamente confluita nella Cgnal. Di sicuro la società, oggi quasi integralmente riconducibile a Carrai, sta soffrendo di qualche fibrillazione di troppo. E questo nonostante sia riuscita negli anni scorsi ad accaparrarsi consulenze da gruppi finanziari come Unipol, Intesa e Unicredit (vedi in proposito La Notizia dello scorso 24 gennaio). Sempre dalle visure camerali emerge che già il 30 dicembre del 2016 i soci erano stati chiamati a sostenere un aumento di capitale. Un anno dopo, il 3 dicembre del 2017, l’assemblea della società ha deliberato di ripianare perdite che al 30 settembre di quell’anno ammontavano a 623 mila euro (in aumento rispetto al rosso di 560 mila euro fatto segnare a fine 2016). Il tutto mediante operazioni di azzeramento delle riserve, azzeramento del capitale sociale, ricostituzione dello stesso al minimo di 10 mila euro “aumentato di un sovrapprezzo complessivo di euro 532 mila da utilizzare per l’integrale copertura delle residue perdite”.

La parabola – Senza contare che la società il 10 gennaio del 2017 era pura stata messa in liquidazione, revocata il 12 febbraio del 2018. Anche la flessione del numero dei dipendenti dell’azienda tradisce qualche problemino. Se nel 2016 erano 23, nel 2017 sono crollati a 11, per poi risalire timidamente a 13 nella prima parte di quest’anno. Ma è verosimile che tutti questi spigolosi tornanti abbiano indotto Berlusconi jr a gettare la spugna e tirarsi fuori dall’avventura imprenditoriale con Carrai.

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