Le domande irrituali inviate dal presidente Schaeuble alla Vigilanza unica Clamoroso, il Bundestag indaga sulle banche italiane

di Francesco Ninfole milanofinanza.it 13.7.18

 

Il Parlamento tedesco ha chiesto alla Vigilanza Unica della Banca centrale europea informazioni sull’impatto dell’aumento dello spread del Btp sugli istituti tricoloreIl Bundestag ha chiesto informazioni alla Vigilanza Bce sulle banche italiane. In particolare, in una lettera del 13 giugno (quindi subito dopo l’aumento dello spread di fine maggio) il presidente del Parlamento federale ed ex ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble per conto del liberale Frank Schäffler ha chiesto alla Bce innanzitutto i dati (peraltro pubblici) sulle esposizioni delle banche italiane ai titoli di Stato. Poi il Bundestag ha fatto altre richieste piuttosto irrituali. Ha domandato «in quale modo gli aumenti nei tassi dei titoli di Stato italiani siano incorporati negli stress test» e se gli scenari considerassero un’uscita dall’euro. Addirittura il Parlamento tedesco ha chiesto «il tasso al quale le banche sarebbero dichiarate in dissesto o a rischio di dissesto» e «sarebbero una minaccia per la stabilità finanziaria». È quanto emerge dalla lettera di risposta inviata a Schaeuble dal presidente della Vigilanza Bce Danièle Nouy.
Lo scambio di lettere lascia intendere quanto alta sia l’attenzione (al punto da sconfinare nell’ossessione) da parte della Germania sull’Italia, in particolare quando si parla di titoli di Stato e banche. Nouy ha risposto ricordando che esistono linee guida Eba per determinare se una banca è in dissesto o a rischio di dissesto (failing or likely to fail). Un solo elemento di vulnerabilità non basterebbe per far scattare la decisione sul fallimento. Al contrario, la prassi prevede che sia fatta «un’analisi complessiva degli elementi oggettivi sia qualitativi che quantitativi, considerando tutte le altre circostanze e informazioni rilevanti sulla banca». Perciò, «dato il numero di fattori da considerare» al momento della valutazione, «non è possibile determinare ex ante un livello dei rendimenti dei titoli di Stato in cui le banche fallirebbero o rischierebbero di fallire o sarebbero una minaccia per la stabilità finanziaria». Nouy ha osservato inoltre che la crisi del debito sovrano del 2011 è stata «problematica per le banche», ma da allora la resistenza del settore europeo «è notevolmente aumentata». Di conseguenza, «gli istituti europei sono ora meglio equipaggiati per far fronte a una crisi di questo tipo». Quanto alle domande sugli stress test, Nouy ha detto che gli esami conderano «un significativo allargamento degli spread» e si basano su una valutazione dei rischi attuali. Perciò il supervisore, ricordando le parole del presidente Bce Mario Draghi, ha sottolineato che «l’euro è irrevocabile e non è appropriato che la Bce faccia riflessioni su ipotesi non previste dal Trattato sul funzionamento dell’Ue».
Basteranno queste osservazioni per frenare i timori tedeschi? Non c’è dubbio che l’Italia debba fare di più per guadagnare la piena fiducia degli altri Stati Ue e degli investitori sul debito pubblico, soprattutto dopo le uscite autolesioniste di maggio. Ma è anche vero che in Germania a volte si guarda con più attenzione alle questioni italiane che ai problemi che hanno portato i contribuenti tedeschi a versare 250 miliardi di aiuti di Stato alle banche. Dopo la lettera del Bundestag, a qualche parlamentare italiano potrebbe ora venir voglia di fare alla Bce domande (possibilmente meno strampalate) sui punti di debolezza delle banche tedesche, anche per stimolare un’ulteriore riduzione dei loro rischi, prima che siano condivisi tra tutti i Paesi dell’Eurozona.