Perché la criminalità punta sul Fintech. Rapporto Uif-Bankitalia sui rischi di riciclaggio

Michelangelo Colombo startmag.it 13.7.18

“L’applicazione delle nuove regole e l’ampliamento del novero dei soggetti obbligati sono destinati, in prospettiva, ad accrescere ulteriormente il numero delle segnalazioni di operazioni sospette che si sono attestate a circa 94.000 unità alla fine dello scorso anno, dopo il picco del 2016 (101.000 unità) dovuto alla componente straordinaria legata alle procedure di voluntary disclosure. Al netto di tale componente è proseguito pure nel 2017 il trend di crescita delle segnalazioni con un incremento del 9,7%, il più elevato dell’ultimo triennio”.

E’ quanto si legge tra l’altro nel rapporto annuale dell’Unità di informazione finanziaria che fa capo alla Banca d’Italia presentato oggi.

Particolarmente rilevante (+58%) è stato l’aumento delle segnalazioni relative al finanziamento del terrorismo che hanno raggiunto quasi 1.000 unità. A tale crescita ha contribuito l’azione di sensibilizzazione sulle più recenti manifestazioni del fenomeno svolta dalla UIF nei confronti dei segnalanti, si legge nel rapporto.

IL FINTECH SECONDO BANCA D’ITALIA

Passaggi rilevanti sono quelli che il rapporto dell’Uif-Bankitalia riserva al Fintech. Le chance per l’innovazione finanziaria utile a cittadini e imprese sono bilanciate dai rischi: “Tra le sfide ineludibili per l’apparato antiriciclaggio si pongono quelle connesse allo sviluppo del Fintech che produce rilevanti cambiamenti nei prodotti, nei servizi, e nelle relazioni con i consumatori. I nuovi settori offrono grandi opportunità agli operatori legali ma anche alla criminalità, sempre pronta a utilizzare a proprio vantaggio il dischiudersi di nuovi spazi operativi”.

CHE COSA SI LEGGE NEL RAPPORTO UIF

Da un lato, infatti, secondo il rapporto, “si accrescono i rischi peculiari dell’economia digitale, quali i furti di identità e le estorsioni on line, dall’altro

la rarefazione delle relazioni personali, le ampie possibilità di preservare l’anonimato e la perdita di significato dei riferimenti geografici rendono questi mercati attrattivi per il riciclaggio anche di proventi di reati tradizionali o per farvi “inabissare” fondi destinati a utilizzi illeciti, come il finanziamento del terrorismo e la corruzione”.

GLI AUSPICI DELLA BANCA D’ITALIA

Da qui l’auspicio degli esperti della Banca d’Italia: È importante che l’economia digitale non diventi una zona franca. Ciò nell’interesse della clientela ma anche degli stessi operatori dei nuovi mercati, che debbono conquistare e mantenere reputazione e credibilità”.

TIMORI E CHANCE

Comunque, “il timore di ciò che è nuovo non deve spingere a dettare regole apparentemente stringenti ma di fatto inapplicabili, a prevedere controlli soffocanti ma, nel nuovo mondo, facilmente aggirabili anche con arbitraggi normativi fra i diversi Stati”. Sono necessarie, dunque, “norme chiare ed essenziali e controlli effettivi per coniugare l’obiettivo della deterrenza delle condotte illecite con l’incentivo all’innovazione e all’efficienza a favore degli operatori corretti e degli utenti finali”.

LE SEGNALAZIONI RICEVUTE DALLA BANCA D’ITALIA

Nel rapporto si sottolinea come “non mancano le segnalazioni di operazioni sospette riferite all’utilizzo di criptovalute (oltre 200 segnalazioni nel 2017, circa 600 negli ultimi anni) indotte anche dalla Comunicazione in materia diffusa dalla UIF fin dal 2015. In molti casi i segnalanti sembrano mossi dall’intrinseca opacità dello strumento, senza che ulteriori elementi oggettivi o soggettivi inducano a ritenere effettiva la probabilità di un’attività illecita sottostante. In diversi casi, però, sono state chiaramente individuate le connessioni con estorsioni on line, truffe, schemi piramidali, che hanno anche innescato rilevanti attività investigative”.

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