Gattuso indagato: trasferimento fraudolento di valori e riciclaggio di denaro

informazionixresistere.fr 14.7.18

Milan, Gennaro Gattuso indagato per riciclaggio di denaro – di Marco Beltrami

L’allenatore del Milan, Gennaro Gattuso, è indagato per trasferimento fraudolento di valori in quanto socio al 35% dall’1 novembre 2011 al 19 dicembre 2013 di una società che è risultata fallita da maggio del 2014 e specializzata nell’allevamento di suini.

Il tutto nell’ambito di un’indagine denominata ‘Perseo’ e condotta dai Carabinieri di Rivarolo Canavese e dal Nucleo investigativo di Torino, sotto la direzione e il coordinamento della Procura di Ivrea. Replica: “Atto dovuto, mai avuto ruoli operativi”.

Le questioni societarie, l’incognita legata al ricorso al Tas e all’esclusione dall’Europa, e i dubbi sul mercato. Non è un momento facile per il Milan, e come se non bastasse è arrivata anche una brutta notizia per Gennaro Gattuso: l’allenatore rossonero infatti è indagato, con l’accusa trasferimento fraudolento di valori.

Il tutto nell’ambito di un’indagine denominata Perseo e condotta dai carabinieri di Rivarolo Canavese (Torino) e dal Nucleo investigativo di Torino, sotto la direzione e il coordinamento della Procura di Ivrea. Con il Ringhio del Milan, indagate altre 42 persone.

Perchè Gennaro Gattuso è indagato

L’indagine denominata Perseo e condotta dai carabinieri della stazione di Rivarolo Canavese (Torino) e dal Nucleo investigativo di Torino, sotto la direzione e il coordinamento della Procura di Ivrea, è incentrata su accuse di trasferimento fraudolento di valori e riciclaggio di proventi illeciti.

Il nome di Gattuso è finito nella lista degli indagati, in quanto socio al 35% dall’1 novembre 2011 al 19 dicembre 2013 di una società che è risultata fallita da maggio del 2014, e specializzata nell’allevamento di suini.

Un’azienda riconducibile ad uno dei principali personaggi coinvolti nella vicenda ovvero Pasquale Motta, un imprenditore locale che secondo gli inquirenti sarebbe legato alla ‘ndrangheta anche se a suo carico non risultano affiliazioni con le associazioni malavitose locali.

Gattuso indagato, ecco l’inchiesta

Nell’indagine, come evidenziato dall’edizione torinese de La Repubblica, è stato evidenziato un elenco di prestanome utilizzati in modo che le società non fossero riconducibili a quello che era il vero titolare ovvero Pasquale Motta.

Il nome di quest’ultimo è finito per comparire spesso e volentieri con quelli coinvolti nelle grandi inchieste per la criminalità organizzata calabrese, insediatasi in Piemonte.

Nell’ordinanza firmata dal gip della procura di Ivrea Alessandro Scialabba, è stato evidenziato come Motta spostasse grandi quantità di soldi dalle società dove non rientrava a livello amministrativo. Tra queste aziende anche quelle legate a prestanome come quella dell’allenatore del Milan, secondo l’accusa.

La replica: Indagine atto dovuto, mai avuto ruoli operativi

L’allenatore del Milan, Gennaro Gattuso, in una nota, respinge ogni addebito sull’inchiesta di Ivrea. In una nota pubblicata dall’Agenzia Ansa il tecnico precisa che il documento ricevuto dai pm di Ivrea “è un atto dovuto per la sua posizione di ex socio di una società sulla quale si è attenzionata l’attività di indagine.

L’indagine verte su un soggetto che solo indirettamente risulta essere collegato a quella società, da cui lui stesso è uscito dopo un breve periodo e nella quale non ha mai ricoperto alcun ruolo operativo, possedendo esclusivamente una quota del capitale sociale”. Fonte: fanpage.it – Titolo originale: Milan, Gennaro Gattuso indagato per riciclaggio di denaro

Se sul recupero crediti il governo è in contraddizione. Riflessioni sulla Sga delle banche venete

Mariarosaria Marchesano iilfiglio.it

14 LUGLIO, 2018

Milano. C’è un’ambiguità di fondo del governo sul tema dei crediti deteriorati. Da un lato, si dimostra preoccupato dell’impatto che le azioni di recupero possono avere sulla popolazione e dall’altro deve massimizzare il risultato quando è direttamente coinvolto. Con il crescere delle dismissioni di pacchetti di non performing loan da parte degli istituti di credito (le previsioni dicono che il 2018 si chiuderà con 80 miliardi) è prevedibile che aumenti la pressione su migliaia di famiglie e imprese debitrici.

Ebbene, su questo punto il contratto Lega-5Stelle, al capitolo quinto, prevede quanto segue: “In materia di recupero forzato dei crediti da parte di banche e società finanziarie, intendiamo sopprimere qualunque norma che consenta di poter agire nei confronti dei cittadini debitori senza la preventiva autorizzazione dell’autorità giudiziaria”. Nessuno sa ancora bene come si tradurrà questo proposito nel concreto, ma è abbastanza per capire qual è la linea adottata. Peccato che lo stesso contratto non dica nulla per le situazioni in cui lo stato è parte in causa.

Prendiamo il caso del recupero di 18,7 miliardi di crediti deteriorati delle ex banche venete. Ad occuparsene è la Sga, società al 100 per cento del ministero dell’Economia, la quale, però, quando ha fatto lo stesso lavoro per i crediti del vecchio Banco di Napoli operava come bad bank dell’istituto di credito partenopeo con i soli diritti di voto in pegno al Tesoro che si manteneva neutro. Alla Sga lo scorso marzo sono stati trasferiti i prestiti inesigibili di Veneto Banca e Popolare di Vicenza, finite in liquidazione coatta amministrativa in virtù del piano approvato nel 2017 dal precedente governo previa negoziati con la Commissione europea. Un percorso blindato da una serie di decreti che difficilmente può essere messo in discussione. Anche perché i proventi dei recuperi (la stima è di oltre il 50 per cento) sono destinati al rimborso dei creditori delle due banche, in primis Intesa Sanpaolo (con la quale le liquidazioni hanno acceso un mutuo) e poi con le migliaia di piccoli risparmiatori che hanno subito un danno patrimoniale con il crac delle due ex popolari.

Il piano industriale della Sga è arrivato l’11 luglio sulle scrivanie dei commissari liquidatori: le posizioni debitorie sono in tutto 124 mila di cui circa 25 mila corrispondono ad aziende che devono restituire complessivamente 6,3 miliardi di euro su un totale di 18,7 miliardi. Dalla distribuzione geografica, emerge per la prima volta che la maggior parte delle imprese debitrici è concentrato tra Veneto e Lombardia che, insieme rappresentano circa il 58 per cento del gross book value, cioè il valore lordo dei prestiti. Ma attenzione, perché il raggio d’azione delle venete era molto esteso per cui una buona parte dei debiti si trova anche nel sud Italia, in particolare in Puglia e in Sicilia, dove le venete operavano attraverso le controllate Banca Apulia e Banca Nuova, oggi passate sotto il cappello di Intesa Sanpaolo.

Ebbene, la gigantesca operazione che sta per partire, mette attualmente in contraddizione il governo: se vorrà rispettare allo stesso tempo l’obiettivo di ottimizzazione dei recuperi e allo stesso tempo la promessa di rendere soft l’impatto su territori che rappresentano importanti bacini elettorali sia per Lega sia per i 5 Stelle. Per dirla in altro modo, un conflitto di interessi tra la necessità di compiere con successo l’operazione di recupero e l’utilità di conservare o aumentare consenso elettorale, di certo di non perderlo.

Intanto, la Sga amministrata da Marina Natale, manager proveniente da Unicredit, va avanti seguendo il percorso impostato finora dal suo azionista e cioè dal Mef. Ma se la società vorrà almeno ispirarsi a una linea di maggiore elasticità soprattutto nei confronti delle imprese non potrà tardare a trovare nuova finanza per riportarle in bonis. In proposito è al vaglio l’emissione di obbligazioni da parte della Sga vista che quasi tutta la liquidità accumulata con l’operazione Banco Napoli è finita nel fondo Atlante2, rinominato Italian Recovery Fund. Ma questa è un’altra storia.

Chi sono i sommozzatori che hanno tirato fuori i ragazzi thailandesi

occhi della guerra.it 14.7.18

Da Chiang Mai (Thailandia) – I soccorritori che hanno lavorato all’enorme operazione di salvataggio dei tredici ragazzi intrappolati nelle viscere della grotta di Tham Luang, erano un mix di uomini dei reparti speciali della marina thailandese e di subacquei internazionali. Nonostante le poche informazioni rilasciate, l’ex governatore Narongsak Osottanakorn, al comando della missione, ha sempre parlato di novanta incursori: quaranta del gruppo d’élite thailandese Underwater Demolition Assault Unit (Adau), conosciuti anche come Navy Seals, e cinquanta provenienti da diverse parti del mondo. Ecco alcuni di loro.

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I ragazzi intrappolati nella grotta

e il senso di appartenenza del popolo Thai

Gli ultimi uomini dei Navy Seals thailandesi ad uscire dalla grotta

L’ultimo ad uscire dalla grotta è stato Pak Loharnshoon, medico thailandese dell’Adau. Sarebbe stato lui a voler rimanere fino alla fine, offrendosi volontario. L’incursore (uno degli uomini nella foto sopra) si vede in un video che è stato condiviso la settimana scorsa sulla pagina Facebook ufficiale dei Navy Seals thai mentre prestava soccorso ai baby calciatori.

Richard Harris, 53 anni, anestesista australiano

Un altro dottore ad uscire tra gli ultimi è stato l’australiano Richard Harris, 53 anni. Anestesista di Adelaide, lavora per il servizio di evacuazione aero-medica del SA Ambulance Service. Doveva essere in vacanza, ma le sue ferie, alla fine, ha preferito prenderle per soccorrere i tredici ragazzi intrappolati.

Si è aggiunto alla squadra di aiuto dopo la chiamata di alcuni sommozzatori britannici, che conoscevano da tempo le sue straordinarie capacità, risultato di trent’anni di esperienza nelle grotte. Sabato scorso si è immerso per la prima volta nella caverna e, dopo aver visitato i giovani, è stato proprio lui ha dare il via libera alla missione di recupero.

Harris, una volta tornato alla luce dopo tre giorni di buio dentro Tham Luang, ha avuto la triste notizia della morte di suo padre, deceduto proprio mentre lui stava salvando altre vite. Nel 2011, ha recuperato il corpo di Agnes Milowka, amica ed esperta sub, che è rimasta senza aria durante una spedizione estremamente difficile nel sud dell’Australia.

Il momento in cui sono stati trovati i ragazzi scomparsi

John Volanthen è il britannico che per primo ha ritrovato i 12 giovani e il vice allenatore dispersi nella grotta dal 23 giugno scorso. Lui, Richard Stanton e l’esperto di speleologia Robert Harper, sono stati chiamati dalle autorità thailandesi e sono arrivati nel nord del Paese tre giorni dopo che i ragazzi erano scomparsi. In passato gli specialisti hanno partecipato a numerose operazioni di salvataggio in Norvegia, Francia e Messico.

La foto postata su Facebook da Mikko Paasi, uno dei volontari che ha partecipato all’operazione di soccorso

Il finlandese Mikko Paasi (al centro nella foto sopra), fondatore di un centro immersioni sulla piccola isola thailandese di Koh Tao, specializzato in immersioni tecniche, si è aggiunto alla squadra di aiuti subito dopo il ritrovamento. Il 2 luglio, il giorno in cui i ragazzi e il loro allenatore sono stati scoperti, la moglie di Mikko aveva scritto su Facebook di aver comprato il biglietto aereo per il marito. Destinazione: Chiang Rai, per unirsi agli altri volontari. Un regalo, ha poi spiegato, per il loro ottavo anniversario di matrimonio. 

Con il gruppo c’era anche il danese Claus Rasmussen (a destra nella foto in alto), che vive da anni in Thailandia, dove è proprietario di una scuola di sub. In passato è stato in diversi paesi del sud est asiatico, compiendo numerose immersioni.

Il danese Ivan Karadzic

Un altro danese è Ivan Karadzic, un esperto di immersioni tecniche trasferito nel Paese. Alla notizia della morte dell’ex incursore dei Navy Seals Saman Gunan, sui social aveva scritto: “Riposa in pace, sei un eroe e non dimenticheremo mai il tuo sacrificio”.

Erik Brown, istruttore tecnico subacqueo di Vancouver che ha partecipato alle missioni di Tham Luang

Insieme ai soccorritori c’era anche il cittadino canadese Erik Brown,  istruttore tecnico subacqueo di Vancouver. Ha iniziato ad immergersi oltre dieci anni fa e ha fondato il Team Blue Immersion, una scuola di immersioni in Egitto. Su Facebook ha scritto che in questi giorni ha partecipato a sette missioni subacquee, per un totale di 63 ore passate all’interno della grotta di Tham Luang.

La cerimonia funebre di Saman Gunan, ricordato con tutti gli onori militari

Anche Saman Gunan, come gli altri, aveva preso le ferie per andare a salvare i giovani rinchiusi nella grotta. “Andiamo a riportarli a casa”, aveva annunciato prima di prendere l’aereo per il nord del Paese. Ma lui, ex incursore dei Navy Seals thailandesi, che prestava servizio come volontario, ha perso conoscenza ed è morto nella notte tra giovedì e venerdì della settimana scorsa, a soli 38 anni. Stava cercando di tornare all’uscita dopo aver posizionato alcune bombole di ossigeno in una cavità della caverna che fa da base intermedia prima del tratto finale del tragitto. Non ce l’ha fatta.

a dinamica del suo decesso non è ancora chiara: forse ha esaurito l’ossigeno, oppure la bombola era difettosa. Gunan, raccontano i suoi amici ed ex compagni, era addestrato e molto preparato. Appassionato di corsa e ciclismo, si era congedato, continuando sempre a partecipare ad esercitazioni militari. Celebrato come eroe in tutto il Paese, anche a lui è stata dedicata la riuscita dell’operazione di soccorso.

Il ministro Fraccaro: ‘Dopo taglio vitalizi, riduzione del numero dei parlamentari: via in 345’

silenziefalsita.it 14.7.18

Dopo il taglio dei vitalizi degli ex deputati, in attesa di quello degli ex senatori, il M5S si prepara a procedere con la riduzione del numero dei parlamentari.

L’idea dei 5Stelle è quella di tagliare 345 poltrone e ridurre a 400 deputati e 200 senatori il Parlamento.

Lo ha fatto sapere il ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta Riccardo Fraccaro in un’intervista al Fatto Quotidiano rilanciata sulla propria pagina Facebook.

Fraccaro ha spiegato che la riduzione del numero dei parlamentari, oltre ad ottenere forti risparmi, migliorerà l’efficienza del processo decisionale.

“Finalmente il cambiamento è arrivato. La necessità per le istituzioni di autoriformarsi risponde alle istanze espresse a gran voce dai cittadini” ha commentato.

Il ministro ha anche osservato che tagliare di un terzo il numero dei parlamentari consentirà a Camera e Senato di operare con più efficienza e rispondere meglio alle esigenze del Paese.

“Abbiamo voluto inserire questo punto nel contratto di Governo – ha continuato – anche per le ricadute positive in termini di spesa, nell’ottica di una ulteriore riduzione dei costi della politica”.

Per di più questo consentirà all’Italia di allinearsi al resto d’Europa.

In Germania, ad esempio, i parlamentari sono 700. In Gran Bretagna circa 650 e in Francia poco meno di 600.

L’esponente pentastellato ha assicurato che sarà garantita la centralità del Parlamento, “cosa per nulla scontata visti i precedenti”. E poi, ha aggiunto, “non faremo le ‘grandi’ riforme, testi complessi con dentro decine di questioni”.

“Questa sarà una delle riforme più importanti che attueremo per valorizzare il Parlamento come centro dell’attività politica nell’interesse esclusivo dei cittadini,” ha affermato Fraccaro. E ha concluso: “Con il M5S al Governo si cambia davvero”.

Pippo nazionale ora sale sul cavallo. Baudo verso la presidenza della Rai. Per la carica di Ad partita a due tra Salini e Castellari

La notiziagiornale.it di Antonio Acerbis 14.7.18

Il tormentone, ormai, lo conoscono tutti. “L’ha inventata lui” la televisione. E già solo per questo il suo nome alla presidenza della Rai sarebbe più che meritato. Le ultime indiscrezioni parlano di Pippo Baudo verso la presidenza di Viale Mazzini. La partita, ovviamente, resta ancora tutta da giocare, soprattutto considerando che inevitabilmente si intreccia con le nomine al vertice di Cassa Depositi e Prestiti, fissate per il 18 luglio, stessa data dell’elezione del cda Rai, e con la formazione del Copasir e della Commissione di Vigilanza, che deve votare il presidente della tv pubblica a maggioranza dei due terzi. Una figura sulla quale si gioca molto del futuro assetto, perché deve essere di garanzia, trovare il consenso di tutte (o quasi) le parti in causa ed avere un curriculum adeguato. Per questo il pensiero va ai volti storici Rai, che potrebbero essere nominati in quota Tesoro e quindi non aver necessariamente presentato la candidatura a consigliere di amministrazione. Tra questi, come rivelato ieri dall’Ansa, circola con insistenza proprio il nome di Pippo Baudo, che potrebbe mettere d’accordo ampi strati di maggioranza e opposizione (e, diciamolo, anche i cittadini italiani) e potrebbe festeggiare con la poltrona più rappresentativa di Viale Mazzini i 60 anni di carriera.

Il retroscena – Il nome non sarebbe sgradito soprattutto al mondo Cinque stelle, considerando che Baudo ha più volte raccontato di aver lanciato (“l’ho inventato io”, anche qui) Beppe Grillo, che potrebbe far sentire così la sua voce nella partita. Anzi, secondo alcuni l’idea di Baudo sarebbe arrivata proprio dal fondatore del Movimento cinque stelle. Unico problema e grosso punto di domanda da parte dei detrattori è, però, l’età: non è infatti detto che il presentatore se la senta, a 82 anni, di affrontare l’impegno. Un ostacolo che spingerebbe molti, specie in quota Lega, a desistere dalla “pazza idea”. Gli altri nomi che restano ad oggi ancora in corsa sono quelli di Milena Gabanelli, Giovanni Minoli e Ferruccio De Bortoli.

L’altra partita – La partita, ovviamente, non si chiude qui. Tutta da definire anche la successione di Mario Orfeo alla guida dell’azienda. Il giornalista, che prioprio ieri ha rivendicato i passi avanti compiuti dall’azienda certificati dal Qualitel, ha già espresso la volontà di rimanere a Viale Mazzini. Difficile che accetti l’incarico di amministratore delegato il country manager di Google per l’Italia, Fabio Vaccarono, dato tra i preferiti dal Movimento 5 Stelle. A pesare nella scelta potrebbe essere, tra l’altro, la possibile applicazione del tetto di 240mila euro allo stipendio in Rai. Come già illustrato da La Notizia nei giorni scorsi, ecco allora salire le quotazioni di Fabrizio Salini, ex direttore di La7, e soprattutto quelle di Andrea Castellari di Viacom. Non mancano, poi, dirigenti interni in cerca di sponde nella maggioranza, soprattutto nel M5S, per tentare il grande salto. Quanto ai consiglieri quattro saranno espressi dalle due Camere. Tre dovrebbero essere votati dalla maggioranza e si fanno i nomi, tra gli altri, del giornalista Rai Dino Sorgonà e Carlo Freccero, che sarebbe in lizza anche per la poltrona di presidente o per un ruolo più operativo nella tv pubblica. Se venisse assegnato un consigliere al Pd, c’è chi tra i dem propone di puntare su Michele Santoro, per dare un segnale alla maggioranza con l’indicazione di un nome indipendente. Tra i nomi in corsa anche Giovanni Minoli, Fabrizio Del Noce, Dino Giarrusso. Insomma, non resta che sedersi e godersi lo spettacolo.

Mario Giordano sul taglio dei vitalizi: ‘La battaglia non è finita… non smettete di urlare’

silenziefalsita.it 14.7.18

Grazie a tutti voi che avete urlato con me, che avete perso la voce, che mi avete sostenuto. Questo dimostra una cosa, che non è vero che urlare non serve a nulla”.

Così Mario Giordano sul taglio dei vitalizi durante una diretta su Facebook.

L’ex direttore del Tg4 ha esultato perché la riforma “è effettiva” ma non bisogna smettere, ha sottolineato.

“E perché dobbiamo andare avanti? – ha proseguito – Perché adesso partono i ricorsi. Facciano i ricorsi, se vogliono difendere l’inalienabile diritto di Cicciolina di continuare a prendere 3100 euro al mese, se vogliono difendere il vitalizio di Eugenio Scalfari, vogliono difendere il diritto di Angelo Pezzana di continuare a prendere 3108 euro al mese perché ha fatto una settimana in Parlamento, lo facciano.”

L’egoismo umano non ha limiti, va riconosciuto – ha continuato Mario Giordano – ma l’importante è che non dicano che lo fanno per i cittadini italiani. Io divento matto quando dicono che lo fanno per i cittadini. Ai cittadini italiani è sempre stato tagliato tutto”.

E ancora: “Dicono ‘no, non si può tagliare perché uno che si aspettava di prendere 9mila euro al mese deve cambiare stile di vita’. Quanti di voi hanno dovuto cambiare stile di vita in questi anni? Quanti di voi sono arrivati alla soglia della pensione e gli hanno detto: ‘no, cambi stile di vita, devi lavorare ancora 5 anni’. Quanti? E nessuno di questi signori che adesso protesta, che adesso viene in tv, hanno fatto sentire la loro voce per difendere le vostre pensioni. Non dicano che lo fanno per gli italiani perché non è così”.

“E l’altra cosa che non ci devono dire – ha aggiunto – è che lo fanno per la dignità della politica. La dignità della politica l’hanno rovinata loro difendendo i loro interessi, i loro privilegi. Sono stati per anni in Parlamento ad approvare qualsiasi legge che massacrava i pensionati italiani e non hanno mai detto niente, adesso alzano la voce perché viene toccato un loro privilegio. Si vergognassero”.

Un grande politico: il suo programma per i cittadini, contro oligarchi e grande capitale.

Ulrich Anders scenarieconomici.it 13.7.18

Oggi vi proponiamo il grande discorso che Franklin Delano Roosevelt pronunciò in occasione dello Stato dell’Unione dell’ 11 gennaio 1944. Roosevelt, già troppo malato per andare al balcone come suo solito, promise nel discorso radiofonico ai suoi concittadini – ancora in guerra – una Seconda Carta dei Diritti. Questa doveva completare in campo economico la prima Costituzione e promuovere concretamente quella ricerca della felicità che enunciava ma non garantiva effettivamente a tutti i cittadini. Roosevelt avrebbe voluto vararla rapidamente per legge e in seguito incardinarla nella Costituzione del 1787 come Emendamento, ma la morte lo colse un anno dopo.

Molti ritengono che la Carta di Roosevelt, rimasta lettera morta in USA per la sua morte un anno dopo, sia stata l’ispirazione delle Costituzioni dei paesi sconfitti, dall’Italia al Giappone.

Come tutti i grandi discorsi presidenziali è breve ed essenziale – al contrario delle ampollose lezioncine retoriche di fine anno che noi italiani ben conosciamo. Eccovelo, in traduzione esclusiva di Scenari Economici:

“È nostro dovere ora iniziare a disporre i piani e determinare la strategia per conquistare una pace duratura e l’istituzione di uno standard di vita americano più alto che mai prima. Non possiamo essere contenti, non importa quanto elevato sia quel tenore di vita generale, se una qualche frazione del nostro popolo – che sia un terzo o un quinto o un decimo – è mal nutrito, mal vestito, malato, male alloggiato e insicuro.

Questa Repubblica ebbe il suo inizio, e raggiunse la sua attuale forza, sotto la protezione di certi diritti politici inalienabili, tra cui il diritto alla libertà di parola, alla libertà di stampa, al libera culto, al processo con giuria, alla libertà da perquisizioni e confische irragionevoli. Erano i nostri diritti alla vita e alla libertà.

Poiché la nostra nazione è cresciuta in dimensioni e statura, tuttavia – con l’espansione della nostra economia industriale – questi diritti politici si sono rivelati inadeguati per assicurarci l’uguaglianza nella ricerca della felicità.

Siamo giunti a una chiara consapevolezza del fatto che la vera libertà individuale non può esistere senza la sicurezza economica e l’indipendenza. “Gli uomini bisognosi non sono uomini liberi”. Le persone affamate e senza lavoro sono la sostanza di cui sono fatte le dittature.

Ai nostri giorni queste verità economiche sono state accettate come ovvie. Abbiamo accettato, per così dire, una seconda Dichiarazione dei diritti in base alla quale una nuova base di sicurezza e prosperità può essere stabilita per tutti, indipendentemente dalla stazione, dalla razza o dal credo.

Tra questi ci sono:

1. Il diritto a un lavoro utile e remunerativo nelle industrie o negozi o fattorie o miniere della nazione;

2. Il diritto a guadagnare abbastanza per fornire cibo e vestiti adeguati e svago;

3. Il diritto di ogni agricoltore di allevare e vendere i suoi prodotti a un ritorno che darà a lui e alla sua famiglia una vita decente;

4. Il diritto di ogni uomo d’affari, grande e piccolo, di commerciare in un’atmosfera di libertà dalla concorrenza sleale e dal dominio dei monopoli in patria o all’estero;

5. Il diritto di ogni famiglia a una casa decente;

6. Il diritto a cure mediche adeguate e l’opportunità di raggiungere e godere di buona salute;

7. Il diritto ad una protezione adeguata dai timori economici della vecchiaia, della malattia, dell’incidente e della disoccupazione;

8. Il diritto ad una buona educazione

Tutti questi diritti rappresentano la sicurezza. E dopo che questa guerra è stata vinta, dobbiamo essere pronti ad andare avanti, nell’attuazione di questi diritti, a nuovi obiettivi di felicità e benessere umani.

Il ruolo legittimo dell’America nel mondo dipende in gran parte dal modo in cui questi e altri diritti simili saranno messi in pratica per tutti i nostri cittadini. Perché se non c’è sicurezza qui a casa non può esserci pace duratura nel mondo“.

Forte. Consiglio a tutti i politici di stamparlo e tenerlo nel taschino – specialmente ai sedicenti “popolari” e agli autoproclamati “democratici”.

Dove sono finiti i miliardi di dollari degli aiuti all’Africa?

Ilaria Bifarini scenarieconomici.it 14.7.18

Ingenti prestiti da parte delle organizzazioni finanziari internazionali, consistenti sgravi del debito statale, fondi raccolti da iniziative private, che hanno mobilitato tutti, dai singoli cittadini occidentali attraverso forme organizzate di beneficenza alle star dello spettacolo, che si sono spese per i diritti dei più deboli attraverso concerti ed esibizioni.

Fiumi di miliardi di dollari che non sembrano aver intaccato per nulla il problema del sottosviluppo e della povertà endemica del Terzo Mondo. Anzi. E’ stato riscontrato che, dalla metà degli anni Novanta, circa 60 paesi in via di sviluppo siano diventati più poveri in termini di reddito pro-capite rispetto a 15 anni prima. Entro il 2030 i due terzi dei poveri di tutto il mondo proveranno dall’Africa.

L’Africa dunque è sempre più povera, ma di una povertà nuova rispetto a quella del passato coloniale. Il continente africano annovera infatti i paesi con i più alti livelli di disuguaglianza al mondo, in cui il divario tra una ristretta élite dedita al lusso e il resto della popolazione che vive in uno stato di miseria è abissale.

Dunque, cosa non ha funzionato? Dove sono finiti i fiumi di miliardi di dollari?

La risposta in realtà è alquanto intuitiva: hanno seguito la stessa corrente che trascina la ricchezza collettiva su scala mondiale. Sono finiti in conti offshore, hanno arricchito a dismisura élite locali consenzienti e complici dei grandi speculatori internazionali e soprattutto hanno arricchito loro, i Signori del debito. Dopo essere finita nella spirale micidiale dei prestiti per il pagamento del debito e degli interessi maturati su di esso a seguito della crisi del debito del 1982 che ha coinvolto i paesi del Terzo Mondo, l’Africa post coloniale ha definitivamente perso ogni possibilità di sviluppo. Si stima che per ogni dollaro preso a prestito da banche e organizzazioni finanziarie internazionali ne abbia restituiti 13! Un Piano Marshall al contrario, che ha dirottato i soldi stanziati per il Terzo Mondo verso i finanziatori del debito del Primo Mondo. La stessa depredazione da parte della finanza attraverso l’arma del debito che sta oggi asfissiando il nostro paese (in 20 anni abbiamo pagato ben 1700 miliardi di euro di soli interessi!).

Il passaggio dal colonialismo imperialista al post-colonialismo del debito è stato brutale per il Continente Nero e ha soffocato quei timidi tentativi di sviluppo economico nazionale avviati attraverso la politica di sostituzione delle importazioni. Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale sono intervenuti attraverso i cosiddetti “programmi di aggiustamento strutturale” (PAS): in cambio di prestiti e assistenza hanno imposto il controllo economico, monetario e politico dell’Africa. Contravvenendo a ogni logica e a ogni esempio di percorso di sviluppo economico nazionale, hanno imposto l’apertura incondizionata alle liberalizzazioni e al libero scambio a paesi che non avevano ancora avviato la creazione di un tessuto industriale e produttivo su base locale. Il modello coercitivamente introdotto ha previsto l’utilizzo dei prestiti per incentivare le esportazioni, senza nessun investimento nello sviluppo tecnologico e del capitale umano, al fine di ottemperare gli oneri del debito. Sono state abolite tutte le forme di protezionismo necessarie a tutelare l’economia locale e sfruttare le potenzialità di sviluppo industriale nazionale. Così in Ghana nel 2002 sono state abolite le tariffe sull’importazione di prodotti alimentari, con una conseguente impennata di importazioni di prodotti alimentari dall’Unione Europea, come i famosi scarti di pollo congelati che costano un terzo di quelli prodotti localmente. Nello Zambia l’abolizione dei dazi sulle importazioni dei capi di abbigliamento ha soffocato una piccola rete di ditte locali a favore delle importazioni dei capi di abbigliamento usati dall’Occidente.

I programmi del Fondo Monetario hanno inoltre imposto tagli alla spesa sanitaria e all’istruzione, i cui livelli erano già molto carenti, e la privatizzazione di servizi pubblici essenziali – come la fornitura idrica- in gran parte dei paesi.

Sebbene le due istituzioni di Bretton Woods (FMI e BM) abbiano spesso imputato la causa dell’evidente fallimento dei propri “piani di aggiustamento strutturale” al fenomeno radicato della corruzione dei governanti africani, il loro coinvolgimento è ineludibile. Così, nonostante fosse risaputa l’indole cleptomane di Mobutu nello Zaire, che rubò oltre la metà degli aiuti economici ricevuti dal paese, essi continuarono a concedergli prestiti. Non a caso i programmi di privatizzazione del Fondo Monetario sono altresì conosciuti come “programmi di tangentizzazione”.

Gran parte di questi fondi sono finiti nelle offshore, dove gran parte dei trilioni di denaro sporco che ogni anno vengono versati provengano dal Terzo Mondo. In questo immenso flusso di denaro “è stato stimato che almeno metà dei fondi presi in prestito dai principali debitori siano tornati indietro dalla porta di servizio, di solito nello stesso anno -se non nello stesso mese- in cui arrivano prestiti” (James S. Henry, “Where the money went”).

Non dobbiamo dunque stupirci se la povertà e sottosviluppo dell’Africa sono peggiorati e se al flusso di denaro fanno seguito gli attuali flussi migratori di esseri umani. Il colonialismo mondiale del debito prevede anche questo.

Ilaria Bifarini

Bechis: ‘Veltroni è andato in pensione a 49 anni. Ecco il velo sollevato da Fico’

Silenziefalsita.it 14.7.18

Il fondatore del Pd Walter Veltroni è andato in pensione a 49 anni, il 20 luglio del 2004 e da quel giorno ha potuto prendere un vitalizio mensile da 9.850,58 euro, oltre allo stipendio da sindaco di Roma che a quell’epoca valeva altrettanto.

Lo scrive Franco Bechis sul Corriere dell’Umbria, ricordando che mentre Veltroni andava in pensione, l’età pensionabile per gli italiani saliva a 65 anni, proprio grazie a una nuova modifica di legge approvata nello stesso anno.

Bechis spiega poi che Veltroni, oggi 63enne, è entrato in Parlamento nel 1987 e grazie alle regole vigenti in quegli anni ha potuto maturare un lauto vitalizio e soprattutto intascarlo a soli 49 anni.

Il vitalizio è stato sospeso al fondatore del Partito Democratico nel 2008 quando entrò nuovamente in Parlamento per poi ripartire dal 15 marzo 2013, quando è finita la XVI legislatura.

Grazie alla delibera approvata da Roberto Fico in Ufficio di Presidenza il vitalizio di Veltroni da novembre passerà a 6.200 euro al mese, una diminuzione di 3.632,66 euro mensili.

Sempre una cifra notevole, ma basata sui contributi versati dall’ex sindaco della capitale.

Bechis fa poi una domanda “a tutti quelli che strepitano sul diritto acquisito” portato via: “mi fate vedere una legge, un decreto, un articolo della Costituzione – domanda il giornalista – che stabilisce quel diritto acquisito?”

“E resto senza risposta: – continua – perché nessuna norma nei codici italiani stabilisce il diritto al vitalizio e ne regola il calcolo”.

L’ex vicedirettore di Libero ricorda che sui vitalizi i parlamentari fecero “tutto in segreto, all’interno di un comitato ristretto degli uffici di presidenza del Parlamento a metà anni Cinquanta e non hanno mai reso pubblico cosa avevano deciso per se stessi”.

Perciò, visto che l’ufficio di presidenza potè dare i vitalizi, “l’ufficio di presidenza oggi può cambiare la sua decisione”. E a chi dice che il taglio dei vitalizi crea un precedente per procedere con il taglio delle pensioni ai cittadini, Bechis risponde: “Una disperata panzana”.

Medici che giocano e ridono usando dei bambini abortiti: il video scandalo

Pietro informazionexresistere.fr 14.7.18

Video scandalo: medici che giocano e ridono usando dei bambini abortiti

Quello che toglie il fiato è dover ancora spiegare l’ovvio – di Paola Belletti

E’ un video pubblicato su una pagina Facebook venezuelana che raccoglie e propone cose curiose, strane: “Vídeos Mundo Curioso“, noi lo abbiamo saputo da Notizie Provita che spiega:

«Il video ha registrato oltre 9,3 milioni di visualizzazioni su Facebook. È stato quindi registrato e pubblicato sul canale YouTube “Red Capital News” il 6 luglio 2018, dove ha registrato altre 5.000 visualizzazioni. Da lì è arrivato all’account Twitter @KBMAGAFL, dove ha ricevuto oltre 6.000 like».

Cosa può permettere a questi uomini di giochicchiare con due corpicini esanimi, di farli ballare e poi di gettarli ridacchiando nel bidone di metallo senza provare disgusto di se stessi?

Come si può arrivare a tanto? Si accomodino gli araldi del “grumo di cellule” e osservino, ma senza battere ciglio, questa scena.

Vengano anche le paladine della libertà della donna padrona del proprio corpo; sì, algida titolare di un utero del quale possa e debba disporre a piacimento, ma tenuta all’oscuro del fatto che chi lo abita non è un ammasso informe che le ruba il sangue.

E’ un’altra creatura umana incamminata a pieno titolo nella strada dell’esistenza., un suo pari. E molto probabilmente il maggior motivo di gioia che possa mai provare nella sua di esistenza.

Medici che giocano con cadaveri di esseri umani innocenti

Eppure questi episodi sono, possono essere gli ultimi nati di un’aberrazione travestita da civiltà: la legalizzazione o addirittura la promozione, la nobilitazione dell’Interruzione Volontaria di Gravidanza, tutta maiuscole e distintivo.

Sì, sono storie o frasi che è capitato a tutti di sentire, se non peggio di pronunciare: “sarebbe egoismo farli nascere”; “un figlio è una responsabilità: perché condannarlo ad essere infelice?” “Ne avrai altri, sani, non ti incaponire”. E via farneticando e istigando.

Se diciamo che il concepito qualche volta, magari solo in casi estremi, non è degno di portare a termine il suo processo di crescita in relazione alla madre, il fiume carico di acque turbolente che preme dietro la diga eromperà e sommergerà la valle.

La diga è la legge, quella naturale per prima e quelle positive che su di essa devono poggiare, poi; il fiume è la natura umana con le sue feroci inclinazioni al male, la valle siamo noi. La vita, le famiglie, la società, la pace. Eccoci, siamo quasi sommersi.

E’ ora di mettere mano alle idrovore, di riparare dighe, di tornare a conoscere davvero l’uomo, la sua natura, la sua dignità e il precipizio sull’orlo del quale stupidamente si è messo a giocare. Signore della vita, abbi pietà di noi.

Disgusting Doctors Playing With Aborted Baby

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Prova a guardare il video su www.youtube.com oppure attiva JavaScript se è disabilitato nel browser.

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Fonte: Aleteia – Titolo originale: Video scandalo: medici che giocano e ridono usando dei bambini abortiti

Se non vedi il video qui sopra, clicca qui: https://www.facebook.com/joshua.feuerstein.5/videos/1398321100270568/

MASSONERIA / BASTA AFFARI, INTRIGHI & OPACITA’. LO CHIEDONO I 5 STELLE

13 luglio 2018

 di: Andrea Cinquegrani lavocedellevoci.it

Dopo anni di ombre e opacità, finalmente, arriva un disegno di legge per fare una buona volta chiarezza su un tema – quello della Massoneria – che ha contrassegnato e marchiato la storia d’Italia negli ultimi quartant’anni, compreso il periodo degli anni di piombo.

Grazie ai 5 Stelle e soprattutto al senatore Elio Lannutti per aver avuto il coraggio e la forza politica di portare avanti il progetto, che di seguito potete leggere nella sua interezza.

E grazie di averlo dedicato a Ferdinando Imposimato, il simbolo della magistratura che lotta e dona tutta la sua vita alla giustizia con la G maiuscola: in tutta la carriera di toga di frontiera prima e di politico poi, infatti, Imposimato ha profuso ogni sua energia nello scoprire e denunciare le connection tra poteri occulti, politica e mafie, spesso e volentieri in combutta con i colletti bianchi della pubblica amministrazione e anche con certi livelli della magistratura.

IMPOSIMATO, UNA VITA CONTRO MAFIOSI & MASSONI

La copertina della Voce di ottobre 1993. In apertura le tre cover degli elenchi pubblicati dalla Voce nel 2007

E’ della metà degli anni ’90 la sua mitica relazione di minoranza in seno alla Commissione Antimafia (all’epoca presieduta, dal ’94 al ’96, dalla forzista Tiziana Parenti).

Praticamente abbandonato dalla sinistra consociativa dell’allora Pds-Ds, in perfetta solitudine, Imposimato ebbe il coraggio di denunciare i più sporchi affari che potevano garantire palate da miliardi di lire prima e da milioni di euro poi lungo tutto il fronte delle opere pubbliche: partendo dal lavoro che avevano appena cominciato a svolgere, nel ’90, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, i quali per primi radiografarono l’inizio delle grandi manovre per l’Alta Velocità (con ogni probabilità il movente delle loro esecuzioni, almeno la strage di via Capaci).

Logica conseguenza, un paio d’ani dopo, la pubblicazione del libro “Corruzione ad Alta Velocità”, scritto a quattro mani con un altro grande giornalista investigativo, Sandro Provvisionato. Balzavano alla luce, in modo documentale, sia il ruolo che la classe politica (a capo dell’esecutivo allora c’era Romano Prodi) aveva avuto in quel business partito da appena 27 mila miliardi di vecchie lire e già allora, nel 1999, capace di oltrepassare quota 150 mila; sia il ruolo delle mafie scese in campo sul fronte di appalti e subappalti; che sul fronte dei “maxi faccendieri”, in pole position Pierfrancesco Pacini Battaglia, l’uomo di tutti i segreti sul fronte delle maxi tangenti Enimont e di tutti i misteri sull’Alta Velocità: “l’uomo a un passo da Dio”, così lo etichettò il pm Antonio Di Pietro. Miracolato, Chicci Pacini Battaglia, perchè sulla sua strada trovò un vero Salvatore, alias Giuseppe Lucibello, avvocato arrivato a Milano per patrocinare la causa di un solo cliente eccellente, Pacini Battaglia: era un grande amico di Di Pietro, Lucibello e questo fu il vero miracolo di San Gennaro. Ma “Pacini Battaglia – come ricostruirono mai smentiti Imposimato a Provvisionato – “venne sbancato” da quel Pm, non “sbiancato”, come una rozza e ridicola ‘traduzione’ voleva far credere.

Incappucciato e coperto al punto giusto, Pacini Battaglia era uno dei grandi registi occulti per portare avanti, in nome degli “ideali dei perfetti muratori”, gli affari che contano. In un servizio della Voce d’inizio anni ’90 documentammo i rapporti societari tra lo stesso Super Chicci e Ettore Incalza, altro gran brasseur d’affari, finito nell’inchiesta sui grandi appalti (anche Tav) portata avanti dalla procura romana tre anni fa. Il solito flop.

Ho coscosciuto Ferdinando Imposimato almeno 40 anni fa, e non ho mai notato in un inquirente una tale tempra investigativa, una tale intelligenza nell’intuire le connection, e soprattutto anticipare gli scenari che di lì a poi (anche molti anni) si sarebbero verificati. Il suo impegno lo pagò con una delle prime, tragiche vendette trasversali, perchè gli ammazzarono il fratello Franco, sindacalista in prima linea alla Face Standard, azienda trent’anni fa leader nel casertano. Gli fecero pagare le inchieste che stava conducendo sulla Banda della Magliana (e i rapporti con l’emergente entourage berlusconiano), in attività non solo a Roma ma capace di allargarsi anche in altre aree d’Italia e prendere parte a giganteschi intrighi internazionali, come il caso del rapimento di Emanuela Orlandi (e l’attentato al Papa Giovanni Paolo II).

Ferdinando Imposimato

Negli ultimi anni l’impegno di Ferdinando si era allargato ad altri agghiaccianti scenari internazionali, come la tragedia delle Torri Gemelle: e per il Tribunale Internazionale dell’Aja aveva redatto una ponderosa relazione in cui documentava tutti gli interessi a stelle e strisce nell’innescare quella miccia che avrebbe poi portato alla guerra d’aggressione in Iraq, con l’obiettivo dei pozzi petroliferi e del controllo di quei territori strategici.

LANNUTTI & I MISTERI BANCARI INCAPUCCIATI

Negli ultimi due anni, poi, la strenua battaglia in lungo e in largo per l’Italia in vista del referendum in difesa della Costituzione, per la quale si è battuto come un leone: e sempre affiancato da Elio Lannutti, lo storico fondatore dell‘Abusbef, la sigla che da sempre tutela gli interessi dei risparmiatori.

E a proposito di massoneria, Lannutti è fresco autore di un best seller scritto con Franco Fracassi, “Morte dei Paschi”, dedicato al giallo del ‘suicidio’ (ricordate il caso Pinelli negli anni di piombo?) di David Rossi, il responsabile delle comunicazioni del Monte dei Paschi di Siena volato giù dal quarto piano di palazzo Salimbeni.

E anche stavolta, cosa ha mai fatto la magistratura? Se Di Pietro a suo tempo insabbiò a Milano le prime inchieste sui business della TAV – come inchiodano Imposimato e Provvisionato nel loro j’accuse – stavolta è stata la procura di Siena, per ben due volte a chiedere l’archiviazione del caso. Sul quale si spera possa far luce la procura di Genova, ora titolare del fascicolo.

La Voce, dal canto, suo, fin dai suoi esordi, nel 1984, ha realizzato inchieste su inchieste non solo sulla Massoneria (anche deviata) ma su una serie di Ordini spesso e volentieri border line, o comunque sui quali sarebbe necessario puntare più spesso i riflettori. Come l’Ordine di Malta (e soprattutto quel livello segreto della cosiddetta “Malta Rossa”), l’Ordine del Santo Sepolcro, i Templari, l’Ordine di Carinzia e chi ne ha più ne metta nel fittissimo sottobosco di congreghe e conventicole che spesso partono con ottimi ideali esoterici, ma poi si perdono per strada e percorrono altri itinerari.

Abbiamo seguito passo passo, sin dalla fine degli anni ’80, gli intrecci affaristici tra massoneria e camorra (l’allora emergente clan Zagaria) sul fronte dei rifiuti, quelli super tossici of course: e documentammo le frequenti visite rese dagli uomini di Francesco Bidognetti, alias Cicciotto ‘e Mezzanotte, in quel di Villa Wanda, la maison del Venerabile, Licio Gelli. Storie, evidentemente, venute alla luce solo anni più tardi. Come del resto il memoriale di Franceso Schiavone del 1996, che forniva addirittura la mappa di tutte le location degli sversamenti tossici & illeciti: si è fatto qualcosa in vent’anni e passa?

Così come s’è mai fatto qualcosa per frenare i sempre più massicci riciclaggi di camorra e massoneria in svariati settori, come quello turistico, dei servizi o del tempo libero: una per tutte – tanto per riferirsi a un quarto di secolo fa – l’assalto al Kursaal di Montecatini?

Fece grande scalpore, a metà anni ’90, la pubblicazione di una cover story, titolo “Massoni su il cappuccio”: un pamphlet con tutti gli iscritti campani non solo al Grande Oriente d’Italia, ma anche ad altre logge che andavano per la maggiore, come la Gran Loggia d’Italia. Fu un botto, oltre 10 mila copie vendute. Si trattava di un diritto-dovere alla ‘conoscenza’ – come spiegavamo ai lettori – per far trasparenza su elenchi di affiliati spesso e volentieri per scopi sociali, civili, etici: quale bisogno, quindi, di segretezze, velo, cappucci se si tratta di rapporti alla luce del sole?

GLI ELENCHI DELLA VOCE 

Dieci anni dopo, nel 2007, quando la Voce è uscita a diffusione nazionale, abbiamo pubblicato l’elenco integrale – 27 mila nomi e passa – di tutti gli iscritti a livello nazionale. Un lavoro titanico. Un lavoro che risulta utile ancor oggi: quando ad esempio si scopre che tra gli affiliati al Grande Oriente d’Italia (e ha l’ardire di smentire!) c’è il professor Roberto Burioni, il Mago No Vax che va per la maggiore, con tanto di data di nascita e luogo di nascita: ha un gemello – forse a sua insaputa  – in circolazione? Sarebbe da Nobel!

Due, in genere, sono i paraventi dietro ai quali si nascondono gli incapucciati: la solita “privacy” e “l’assonnamento”. Nel secondo caso si tratta, in sostanza, per chi è iscritto, ad un certo punto di prendersi una pausa di riflessione, in gergo di “assonnarsi”. Dopo di che si può rientrare tranquillamente nei ranghi o continuare a dormire. Ma su questo punto la legge massonica è chiara: la massoneria non è un giochetto, non si tratta di porte girevoli, chi entra e chi esce a suo piacimerto: se ti iscrivi lo sei per la vita, una sorta di patto di sangue. Un sonnellino, se vuoi, te lo puoi concedere… Non di più.

Siamo tornati sull’argomento anche negli ultimi mesi, in occasione di alcune prestigiose convention di volta in volta organizzate dal Grande Oriente o dalla Gran Loggia. Tra i frequentatori più assidui (ha partecipato alle ultime due kermesse, di novembre 2017 e d’inizio 2018) lo storico e giornalista Paolo Mieli.

Tra le toghe più presenti David Monti, il magistratato che una ventina d’anni fa avviò alla procura di Aosta l’indagine Phoney Money, su una connection internazionale che coinvolgeva superfaccendieri internazionali, massoni, alti prelati, politici e chi più ne ha più ne metta. Che fine avrà mai fatto quell’inchiesta? Il pm potrebbe spiegarlo ad una prossima convention.

 

Di seguito pubbichiamo il testo del disegno di legge, primo firmatario Elio Lannutti, in tema appunto di massoneria.

Atto n. 4-00361

Pubblicato il 12 luglio 2018, nella seduta n. 21

LANNUTTI , DI NICOLA , SILERI , AUDDINO , GIANNUZZI – Al Ministro dell’interno. –

Premesso che:

in data 24 aprile 2018, il primo firmatario del presente atto di sindacato ispettivo ha presentato un disegno di legge (AS 364, ancora da assegnare), firmato anche dai senatori Barbara Lezzi, Primo Di Nicola, Nicola Morra, Maria Domenica Castellone, Elena Fattori e Pierpaolo Sileri, recante “Disposizioni in materia di incompatibilità con la partecipazione ad associazioni che comportano vincolo di obbedienza come richiesto da logge massoniche o associazioni similari fondate su giuramenti o vincoli di appartenenza”;

in data 16 maggio, nella bozza di contratto di governo M5S-Lega, si leggeva il «codice etico per i membri del consiglio dei ministri: via se hanno condanne, se sono massoni o sono in conflitto di interessi con la materia oggetto di delega»;

in data 18 maggio, su “Affari Italiani” un articolo dal titolo “Governo, la Massoneria contro Lega-M5S: Il Contratto è incostituzionale”, si legge: «La Giunta del Grande Oriente d’Italia ritiene incostituzionali le disposizioni sulla Massoneria contenute nel Contratto stipulato tra le parti del futuro esecutivo. E chiede l’intervento del Presidente della Repubblica»;

si legge ancora: «I Massoni del Grande Oriente d’Italia giurano solennemente fedeltà alla Repubblica Italiana. Lo fanno sulla Carta Costituzionale e s’impegnano a rispettarne le norme e le leggi. L’idea di inserire una clausola antimassonica nel contratto stretto tra Lega e M5S è contraria ai principi costituzionali. Ricorda le leggi fasciste che i Massoni hanno sempre denunciato e che sono la conseguenza di una pericolosa deriva liberticida. Gli articoli 2, 3,18 e 21 della Costituzione sono molto chiari e non ammettono patti negoziali che impediscano a categorie di cittadini di esercitare la libertà di partecipazione, d’espressione e d’associazione in tutte le sue forme. Chi pensa per fini politici di sfruttare una campagna contro i Massoni e di impedire l’esercizio dei diritti primari commette un abuso e deve assumersene ogni responsabilità. Questa odiosa discriminazione non solo reca offesa alla storia d’Italia, al cui farsi come Nazione e al cui progresso civile i Massoni da Garibaldi a Carducci, da Mameli a Crispi, da Fermi a Ruini, a Quasimodo, hanno dato un contributo fondamentale; ma procura anche inquietudine nell’opinione pubblica di tutte le grandi Democrazie Occidentali, dagli Stati Uniti all’Inghilterra, alla Francia, nelle quali l’appartenenza alla Massoneria è sinonimo di attaccamento patriottico e lealismo costituzionale. Ricordiamo a tutti i Deputati e Senatori neoeletti e in modo particolare ai leader ed ai Parlamentari delle due formazioni che si candidano a reggere le sorti della nostra Nazione che essi devono rappresentare tutti i cittadini e li invitiamo a ri-leggere qualche utile pagina di storia partendo dal Risorgimento e finendo all’Istituzione della Repubblica Italiana. I Liberi Muratori del Grande Oriente d’Italia chiedono al Capo dello Stato, garante di tutti gli italiani, che vigili perché la Costituzione sia applicata nella sua interezza e senza discriminazioni»;

Stefano Bisi

risulta che un video pubblicato online da Stefano Bisi stigmatizzi la proposta di legge citata;

prima ancora che fosse depositato il disegno di legge AS 364, in data 29 marzo, Michel Emi Maritato, “uno dei massimi tributaristi, appartenente alle logiche massoniche”, ha pubblicato su “Agorà” una nota: «Sono fermamente contrario alla proposta di legge, annunciata in questi giorni dal senatore grillino Elio Lannutti, sul divieto di svolgere incarichi pubblici a chi è iscritto alla massoneria. Si tratta di una proposta antidemocratica, dittatoriale, evidentemente messa in giro sic et simpliciter per avere un po’ di pubblicità e un po’ di attenzione mediatica. Una proposta, quella di Elio Lannutti, peraltro discriminatoria, visto e considerato che punta a creare – di fatto – cittadini di Serie A e cittadini di Serie B. Infatti, sono dell’opinione che nella propria sfera privata ognuno sia libero di comportarsi come meglio crede, ovviamente nel rispetto delle leggi. E non mi pare proprio che la legge consideri la massoneria un reato. Dunque, consiglio al senatore pentastellato di pensare prima di dare fiato alle trombe, considerata soprattutto l’origine alquanto massonica del Movimento a cui appartiene e che lo ha eletto in Parlamento»;

in data 4 luglio in un articolo su “La Notizia” dal titolo “Stretta sui grembiulini. I 5 Stelle fanno sul serio contro la massoneria. Regole ferree sulle incompatibilità” si legge: «Non solo magistrati e militari di carriera. Le logge massoniche diventano incompatibili pure per prefetti, personale diplomatico e dirigenti di Polizia. Per loro, aderire ad associazioni che richiedano “la prestazione di un giuramento o di una promessa con contenuto contrastante con i doveri di ufficio” potrebbe costare molto caro. E non finisce qui. Se la proposta di legge del Movimento 5 Stelle presentata al Senato – primo firmatario Elio Lannutti – dovesse vedere la luce, chi “promuove, dirige o svolge attività di proselitismo di un’associazione segreta”, e come tale vietata dalla Costituzione, rischia addirittura una condanna da 3 a 7 anni di carcere. (…) Insomma, un vero e proprio giro di vite quello previsto dal testo cofirmato dai parlamentari Barbara Lezzi, Primo Di Nicola, Nicola Morra, Maria Domenica Castellone e Pierpaolo Sileri. Ancor più necessario, secondo i proponenti, alla luce dei tanti oscuri avvenimenti che hanno segnato la storia recente del nostro Paese. “L’Italia ha vissuto anni di piombo e terrorismo, stragi impunite e misteri irrisolti, sui quali in alcuni casi aleggia l’ombra della massoneria e della P2”, sottolinea la relazione introduttiva della proposta di legge che cita, in più di un passaggio, il giudice Ferdinando Imposimato, scomparso lo scorso 2 gennaio. E che, dopo la morte di David Rossi, il capo della comunicazione del Monte dei Paschi volato da una finestra della storica sede dell’istituto di credito di Rocca Salimbeni, tornò “a ribadire la necessità e l’urgenza di una legge per impedire a chi esercita pubbliche funzioni di essere affiliato ad associazioni segrete che contrastano con la Costituzione e i pubblici interessi”. Ma anche, si legge ancora nel testo, “di una legge che sancisca l’incompatibilità tra lo svolgimento di una funzione pubblica e l’appartenenza ad associazioni segrete che occultano la loro esistenza, le loro finalità e attività sociali, e che potrebbero svolgere attività diretta o indiretta per interferire sull’esercizio delle funzioni di amministrazioni pubbliche, di enti pubblici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale”. (…) Ma cosa prevede nel dettaglio la proposta di Lannutti ispirata proprio agli avvertimenti di Imposimato? Definite associazioni segrete quelle che “anche all’interno di associazioni palesi, occultano la loro esistenza” o tengono segrete “finalità e attività sociali” o “rendono sconosciuti” i soci, il testo prevede la pena da 3 a 7 anni per chi le promuove, le dirige o svolge opera di proselitismo. Viene poi introdotta una rigida disciplina delle incompatibilità. In base alla quale “la partecipazione ad associazioni che comportino il vincolo di obbedienza”, ossia le logge massoniche, è incompatibile con le funzioni di magistrato ordinario e speciale, di giudice onorario di pace, di componente delle commissioni tributarie e di giudice popolare delle corti d’assise e di assise d’appello. Stessa incompatibilità con la partecipazione o affiliazione ad associazioni di stampo massonico segrete o coperte è posta a carico dei dirigenti delle PA, degli ufficiali delle Forze armate, del personale militare e delle Forze di Polizia, degli avvocati dello Stato, del personale della carriera diplomatica e prefettizia, del personale dei vigili del fuoco e di tutti i dipendenti del ministero dell’Interno. Ma anche di amministratori e sindaci di società pubbliche»;

in data 5 luglio è uscito un comunicato del GOD, Grande Oriente Democratico, dal seguente tenore: «Primo avviso da parte del Movimento Roosevelt (MR (…) e di Grande Oriente Democratico (GOD) (…) ad Elio Lannutti (…) e a tutti quei parlamentari di qualsiasi gruppo che volessero perseverare nei propri atti fascio-comunisti, incostituzionali, illiberali e antidemocratici contro la libertà di associazione dei cittadini italiani in generale e contro le associazioni massoniche (niente affatto segrete) in particolare. Se è vera la notizia riportata nell’articolo sottostante, la questione porrebbe oltre tutto la necessità di denunciare erga omnes la titanica ipocrisia di tutti coloro che, nel M5S, per un verso vietano (da contratto politico privatistico) la partecipazione di massoni al Governo Conte e per altro verso sostengono un esecutivo ad alta densità massonica (progressista), come quello che vede vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Inoltre, le proibizioni anti-massoniche ipotizzate nell’incostituzionale disegno di legge preconizzato nell’articolo sottostante andrebbero come sempre a colpire massoni “manifesti” e alla luce del sole, e non quelli “coperti e segreti”. Forse è proprio questo quello che vogliono Elio Lannutti (…) ed altri parlamentari M5S o di altri gruppi? Al riguardo, consigliamo loro la lettura del seguente intervento di Enzo Di Frenna, giornalista e intellettuale da tempo vicino proprio al Movimento 5 Stelle (…) Infine, aggiungiamo queste considerazioni, a diretta firma di Gioele Magaldi, Presidente MR e Gran Maestro di GOD: Caro Livio Varriale, Marisa Franca Costelli, Gatto Mavuone e cari tutti, usciranno presto comunicati puntuali in cui Elio Lannutti e gli altri verranno avvisati di fare un immediato passo indietro su queste iniziative massonofobiche liberticide, antidemocratiche e incostituzionali. Il rischio, lo dico con chiarezza e senza possibilità di fraintendimenti, è che mettano a repentaglio la stessa sopravvivenza del Governo Conte (il che sarebbe un vero peccato, perché questo esecutivo giallo-verde può fare molto di buono in Italia e in Europa) e che (…) come boomerang» mettano in luce negativamente la «titanica ipocrisia del M5S sul tema “massoneria”. Quanto a Ferdinando Imposimato, conservo ancora le sue parole e i suoi messaggi di stima e congratulazioni per l’opera massonica (progressista e democratica) del sottoscritto. E questo è un argomento su cui non intendo/intendiamo più scherzare. Soprattutto Lannutti si dia una regolata e sappia che siamo a conoscenza del fatto che ci sono molte questioni riguardanti inchieste giornalistiche sul malaffare ad alto livello, da lui di fatto misteriosamente “stoppate di fatto” a un millimetro dalla loro concretizzazione. Lo invitiamo a riprendere in mano tali inchieste e ad occuparsi di esse (invece che di proposte di legge illiberali e incostituzionali) di concerto con i giornalisti che aveva coinvolto, lasciandoli poi col cerino in mano. Tanti saluti a tutti. Gioele Magaldi»,

Gioele Magaldi

si chiede di sapere:

se il controllo sulla costituzionalità di una legge, il cui disegno di legge è ancora da calendarizzare ed approvare, che ha l’obiettivo di sancire l’incompatibilità tra lo svolgimento di una funzione pubblica e l’appartenenza ad associazioni segrete che occultano la loro esistenza, le loro finalità e attività sociali, e che potrebbero svolgere attività diretta o indiretta per interferire sull’esercizio delle funzioni di amministrazioni pubbliche, di enti pubblici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale, venga preventivamente svolto dalla massoneria e dai maestri Bisi, Maritato e Magaldi, anziché dalla Corte costituzionale;

se il Ministro in indirizzo ritenga che le “diffide” da parte di Gioele Magaldi, Stefano Bisi ed altri appartenenti alla massoneria, verso il Governo legittimamente eletto da 17 milioni di cittadini alle elezioni del 4 marzo, ed addirittura contro rappresentanti del Senato della Repubblica che esercitano il loro mandato sancito dalla Costituzione, concretizzino reati penali, minacce ed intimidazioni, che devono essere perseguiti con vigore, per stroncare una vera e propria lesione dei diritti costituzionali e verso il Parlamento;

se non vi sia il dovere di intervenire per rendere trasparenti associazioni segrete le quali anche all’interno di associazioni palesi occultano la loro esistenza o tengono segrete finalità e attività sociali o rendono sconosciuti i soci, con pene da 3 a 7 anni per chi le promuove, le dirige o svolge opera di proselitismo, con una rigida disciplina delle incompatibilità, in base alla quale “la partecipazione ad associazioni che comportino il vincolo di obbedienza”, ossia le logge massoniche, sia incompatibile con incarichi pubblici o di rilievo pubblico;

quali misure urgenti di competenza intenda attivare per impedire una gravissima lesione della sovranità parlamentare da parte di massoni ed affiliati a logge segrete dove vige il vincolo di obbedienza, che tramano nell’ombra contro l’ordinamento costituzionale, spesso con trame oscure contro gli interessi generali, contro i singoli cittadini che vengono stritolati qualora in conflitto con gli affiliati, contro il bene comune e la stessa sicurezza dello Stato, ritenendo di essere gli unici tenutari della verità e dell’ordine costituito.

Amica Europa: la Germania blocca la tranche di finanziamenti UE alla Grecia perchè questa non ha ancora aumentato l’IVA

Fabio Lugano scenarieconomici.it 14.7.18

Cari amici,

essere nella UE è proprio utile, direi un bene. L’Europa dei sobri è un PARADISO di solidarietà, di pace e di amicizia…

Oppure no, è solo una versione diversa dell’Inferno. Come ci fa notare Keeptalkingaboutgreece la Germania si oppone all’esborso della tranche di 15 miliardi di euro del finanziamento europeo alla Grecia perchè questa non avrebbe ancora aumentato l’IVA alle cinque isole che ne erano state esentate per l’emergenza migranti. Questi aumenti erano stati programmati per il primo luglio, ma il primo ministro Tsipras li aveva rinviati al 31 dicembre valutando di rinviarli nuovamente, a causa dell’invasione dei migranti. In realtà la Grecia ha affermato di non aver proceduto in modo unilaterale, ma in accordo con le istituzioni europee e con l’approvazione di Jucker. Invece, dopo il meeting dell’Eurogruppo, il capo dell’ESM, il tedesco Klaus Regling, ha confermato le riserve tedesche collegate all’aumento dell’IVA. La cifra collegata è tra l’altro ridicola, 28 milioni di euro, lo 0,5% di quanto dovrebbe essere erogato dalla Troika, ma Regling ha confermato che senza quella cifra il Parlamento Tedesco non approverà l’accordo.

Il capo dell’eurogruppo, Mario Centeno, ha invece affermato che la cifra verrà sborsata ad agosto e che l’operazione è stata approvata da 18 paesi.

Comunque salta all’occhio la “Solidarietà” europea, la “Fratellanza” fra paesi: la Germania blocca un esborso necessario per l’economia greca, anche se in realtà si tratta di una pietra al collo di Atene perchè non è stato pagato lo 0,5%. La scuola democratica della Germania è quella di Brenno, del “Vae Victis”, ma, attenzione, la cosa finì male.

 

 

Come devono districarsi le banche nel Fintech. I consigli di Bankitalia e Abi

http://www.startmag.it Sebastiano Torrisi 14.7.18

La rotta tracciata dal presidente dell’Abi Antonio Patuelli e dal governatore di Bankitalia Ignazio Visco nel corso della recente assemblea dell’Abi

L’innovazione non deve mai andare a scapito della legalità mentre efficienza e garantismo, Fintech e diritto debbono procedere assieme. Allo stesso tempo le banche tradizionali devono sfruttare appieno le potenzialità della “Finanza tecnologica” senza sottovalutarla. Pena la perdita di terreno nei confronti dei nuovi operatori, spesso soggetti a minori oneri regolamentari, e dei giganti della tecnologia che si sono già affacciati sul mondo del credito e della finanza. I richiami per il mondo bancario italiano arrivano dal gotha istituzionale italiano e cioè dal Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana Antonio Patuelli e dal governatore di Bankitalia Ignazio Visco, entrambi nel corso della recente assemblea dell’Abi.

PATUELLI (ABI): L’INNOVAZIONE NON DEVE MAI ANDARE A SCAPITO DELLA LEGALITÀ

“Le tecnologie offrono nuovi spazi di libertà e nuovi rischi: occorre cogliere positività e potenzialità delle innovazioni e non arrendersi mai di fronte ai rischi verso la sicurezza e le libertà. Efficienza e garantismo, fintech e diritto debbono procedere assieme”, ha detto Patuelli nel corso della recente Assemblea dell’Abi. “La concorrenza fra le banche è anche in qualità, sicurezza e libertà di scelta nei servizi, in completezza e chiarezza delle informazioni. Le regole dello Stato costituzionale di diritto debbono applicarsi ugualmente al mondo reale e a quello virtuale – ha aggiunto il presidente di Abi –. L’innovazione non deve mai andare a scapito della legalità. Le banche sono all’avanguardia per la legalità contro tutte le forme di riciclaggio, connessione di tanti reati. La nuova frontiera dei diritti civili è anche l’impegno per la tutela dei dati personali contro intrusioni illecite e rischiose per le libertà, affinché la globalizzazione non sia anarchia planetaria a scapito dei diritti umani e civili. Fintech, investimenti e nuovi soggetti, mercato e certezza del diritto, concorrenza leale e garantita da norme e Vigilanza, sono interconnessi e rappresentano sfide innanzitutto culturali e di metodo”.

VISCO (BANKITALIA): SFIDA PER LE BANCHE PASSA DAL FINTECH, SERVONO PIÙ INVESTIMENTI

“Con la diffusione dell’innovazione tecnologica in campo finanziario, il ‘fintech’, il contesto di riferimento sta mutando rapidamente. Nuovi soggetti creano modelli di attività diversi e più efficienti, spesso spiazzando alcune funzioni storicamente svolte dalle banche, come l’offerta di servizi di pagamento, di gestione del risparmio, di intermediazione mobiliare. Secondo analisi di mercato, gli intermediari tradizionali ritengono a rischio una parte della propria attività che riguarda circa un quarto dei ricavi su un orizzonte di cinque anni – ha osservato il governatore di Bankitalia –. Rispetto ai nuovi entranti, le banche godono dei vantaggi derivanti da stabili relazioni con la clientela e dal patrimonio informativo raccolto negli anni. Sfruttarli meglio ricorrendo alle nuove tecnologie può consentire di ampliare l’offerta di servizi, accrescere la qualità della relazione con il cliente, gestire più efficacemente i rischi. Gli investimenti in questo campo restano contenuti e sono per lo più effettuati dagli intermediari maggiori. Pesano le difficoltà che si incontrano nell’adeguamento degli assetti organizzativi e dei processi operativi, nel reperimento delle necessarie competenze, nell’integrazione con le infrastrutture informatiche preesistenti”.

Secondo Visco “se non si sfruttano appieno le potenzialità del ‘fintech’ si corre il rischio di perdere rapidamente terreno nei confronti dei nuovi operatori, spesso soggetti a  minori oneri regolamentari, e dei giganti della tecnologia che si sono già affacciati sul mondo del credito e della finanza. In questo contesto gli intermediari sono oggi chiamati a recuperare margini di efficienza e a sostenere la redditività attraverso la diversificazione dei ricavi e il contenimento dei costi amministrativi e del lavoro, in particolare di quelli derivanti dall’estesa presenza sul territorio con la rete delle dipendenze. In un mercato bancario ormai maturo, da noi come negli altri paesi europei, lo sfruttamento delle economie di scala e l’assorbimento dell’eccesso di capacità potranno beneficiare di una nuova fase di concentrazione”, ha concluso il governatore di Bankitalia.

Alzheimer ed herpes: trovate prove rilevanti del legame con il virus

Denise informatixresistere.fr 14.7.18

 

Alzheimer ed herpes, scoperta rivoluzionaria: trovate prove rilevanti del legame col virus – di Andrea Centini

Un team di ricerca americano ha scoperto che le placche di beta-amiloide, il cui accumulo è associato alla neurodegenerazione, potrebbero essere rilasciate come risposta immunitaria per bloccare le infezioni da herpes virus.

Lo sviluppo del morbo di Alzheimer, in soggetti predisposti, potrebbe dunque derivare dalle infezioni di questi agenti patogeni nel cervello.

Il virus dell’herpes potrebbe giocare un ruolo significativo nello sviluppo del morbo di Alzheimer, la forma di demenza più diffusa e temuta al mondo.

La presenza di questo virus nel cervello potrebbe infatti scatenare una risposta immunitaria basata sul rilascio delle placche di beta-amiloide, proteine ‘appiccicose’ che verrebbero utilizzate dal nostro organismo come una sorta di arma di difesa contro l’invasione virale.

Com’è noto, l’accumulo di beta-amiloide e i grovigli di proteina tau nel tessuto cerebrale sono fortemente collegati alla neurodegenerazione, cioè alla distruzione dei collegamenti fra neuroni, che è alla base della demenza.

Di conseguenza si ipotizza che tutto il processo patologico possa essere determinato una risposta immunitaria anomala, che col tempo può sfociare nei deficit cognitivi.

A dimostrare questo nuovo legame tra morbo di Alzheimer ed herpes virus un team di ricerca del MassGeneral Institute for Neurodegenerative Disease (MIND) e del Dipartimento di Neurologia presso la prestigiosa Scuola di Medicina dell’Università di Harvard.

Gli scienziati, guidati dai professori Rudolph E. Tanzi e Robert D. Moir, hanno condotto diversi esperimenti con topi e su cellule in coltura su piastre di Petri, evidenziando l’accumulo di placche di beta-amiloide in presenza dell’infezione da herpes virus.

Gli studiosi hanno utilizzato due differenti tipologie di virus, l’herpes virus 1 (HVS-1) – quello responsabile del fastidioso herpes labiale – e l’HVS-6; entrambi i patogeni erano stati associati al morbo di Alzheimer da ricerche precedenti ritenute ‘controverse’.

Nuovi dettagli dalla ricerca sul legame tra Alzheimer ed herpes

Uno dei dettagli più interessanti emersi dai nuovi esperimenti, risiede nel fatto che i topi geneticamente modificati per produrre placche di beta amiloide di origine umana avevano una migliore risposta contro l’invasione virale.

Ciò suggerisce che queste proteine alla base della neurodegenerazione, nel nostro cervello, possano essere davvero un sistema di difesa contro le infezioni di questi specifici virus.

A suffragio di questa ipotesi, un recente studio condotto da ricercatori della Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York, nel quale è stato dimostrato che nel cervello delle persone che hanno manifestato sintomi dell’Alzheimer la concentrazione di herpes virus risulta doppia.

Naturalmente Moir e colleghi non intendono additare l’herpes virus come unico responsabile del morbo di Alzheimer, tuttavia il suo ruolo potrebbe essere davvero significativo.

Un patrimonio genetico sensibile, fattori ambientali e altri parametri predisponenti potrebbero concorrere allo sviluppo della malattia in seguito all’infezione, benché siano ancora molti i nodi da sciogliere, come ad esempio il ruolo dei grovigli di proteina tau.

I dettagli dell’affascinante ricerca sono stati pubblicati sull’autorevole rivista scientifica Neuron.

Fonte: scienze.fanpage.it – Titolo originale: Alzheimer ed herpes, scoperta rivoluzionaria: trovate prove rilevanti del legame col virus

SPILLO/ Se Juncker barcolla come l’Europa delle tecnocrazie

Un video che sta circolando in rete mostra Jean-Claude Juncker che al Vertice Nato barcolla. Anche l’Ue che rappresenta, dice RAFFAELE IANNUZZI, non si regge in piedi

Jean-Claude Juncker (Lapresse)Jean-Claude Juncker (Lapresse)

Juncker non si regge in piedi? Il punto interrogativo è retorico, perché, in realtà, egli sta in piedi, perché sorretto da Macron e da altri volenterosi assiepati attorno a lui. Un video, impietoso, descrive l’imbarazzante situazione verificatasi al vertice Nato. 

Prendo a prestito una frase dal romanzo dello scrittore austriaco Thomas Bernhard Il soccombente: “Il soccombente è crollato a terra”. Juncker non è crollato, sostenuto da altri, ma come non pensare, ancorandosi a quell’immagine, che le sue traballante postura e malcerta andatura non siano la lampante metafora della soccombente Europa? Un altro grande scrittore, il francese Honoré de Balzac, avrebbe collocato questo episodio nella casistica studiata nella sua originale opera, Teoria dell’andatura: richiamarlo non è inutile, perché l’establishment dell’Ue appartiene all’immaginario del mondo contemporaneo.

Il soccombente è, oggi, Juncker, ma dietro le quinte dell’imbarazzo generale causato dai malanni fisici o da quanto solo il diretto interessato sa, c’è un nodo corposo da valutare con attenzione: il corpo è metafora del potere, almeno da Thomas Hobbes in avanti (ma già lo storico greco Polibio, nel II secolo a. C. aveva colto il nesso in oggetto). Il Leviatano è un corpo perfetto, geometricamente studiato per corrispondere in ogni sua parte. La visione scientista e meccanicistica del primo scienziato della politica è frutto di una pretesa assolutistica e intransigente: il controllo totale della società. L’iper-controllo è volto a ottenere quella che Watzlawick ha genialmente definito “ipersoluzione”, in altre parole, la cosiddetta “soluzione finale”. Termine che fa ancora raggelare il sangue, ma che non appartiene soltanto all’universo criminale nazista e totalitario in genere, ma anche al mondo della tecnocrazia “perfettista”. Tutto deve essere sotto controllo e deve essere pianificato. Anche l’eventuale caduta di un’intera area, come quella mediterranea, che guarda il sole africano albeggiare e i barconi catapultarsi, carichi di drammi ed equivoci di partenza, sulle coste italiane. In questo caso, l’entropia, il caos sistemico, è funzionale all’ipersoluzione di cui sopra e, dunque, rientra nell’algoritmo a essa dedicato.

Ecco il periclitare, l’oscillare faticoso e infine il soccombente moto dell’Ue: il corpo instabile di Juncker è metafora di ciò. “L’operazione è riuscita e il paziente è morto”, ecco il motto che troneggia sullo stemma familiare degli ideologi dell’ipersoluzione.

Un tempo, nel mondo delle democrazie nazionali, si proponeva il “riformismo a spizzichi” e il lucido pragmatismo, frutto del mix di ideali e orientamento attivo verso il mondo: il successo di questa mens politico-strategica ha rimesso in gioco l’Europa, fino al 1989. Dalla riunificazione della Germania in poi, toccando il vero punto genetico col Trattato di Maastricht, lo schema ideocratico dell’ipersoluzione ha consegnato l’Europa all’ombra del Soccombente. Oggi Juncker ci ricorda questa storia, mentre si appoggia, grato, a Macron. “Il soccombente è crollato a terra”.