Gattuso indagato: trasferimento fraudolento di valori e riciclaggio di denaro

informazionixresistere.fr 14.7.18

Milan, Gennaro Gattuso indagato per riciclaggio di denaro – di Marco Beltrami

L’allenatore del Milan, Gennaro Gattuso, è indagato per trasferimento fraudolento di valori in quanto socio al 35% dall’1 novembre 2011 al 19 dicembre 2013 di una società che è risultata fallita da maggio del 2014 e specializzata nell’allevamento di suini.

Il tutto nell’ambito di un’indagine denominata ‘Perseo’ e condotta dai Carabinieri di Rivarolo Canavese e dal Nucleo investigativo di Torino, sotto la direzione e il coordinamento della Procura di Ivrea. Replica: “Atto dovuto, mai avuto ruoli operativi”.

Le questioni societarie, l’incognita legata al ricorso al Tas e all’esclusione dall’Europa, e i dubbi sul mercato. Non è un momento facile per il Milan, e come se non bastasse è arrivata anche una brutta notizia per Gennaro Gattuso: l’allenatore rossonero infatti è indagato, con l’accusa trasferimento fraudolento di valori.

Il tutto nell’ambito di un’indagine denominata Perseo e condotta dai carabinieri di Rivarolo Canavese (Torino) e dal Nucleo investigativo di Torino, sotto la direzione e il coordinamento della Procura di Ivrea. Con il Ringhio del Milan, indagate altre 42 persone.

Perchè Gennaro Gattuso è indagato

L’indagine denominata Perseo e condotta dai carabinieri della stazione di Rivarolo Canavese (Torino) e dal Nucleo investigativo di Torino, sotto la direzione e il coordinamento della Procura di Ivrea, è incentrata su accuse di trasferimento fraudolento di valori e riciclaggio di proventi illeciti.

Il nome di Gattuso è finito nella lista degli indagati, in quanto socio al 35% dall’1 novembre 2011 al 19 dicembre 2013 di una società che è risultata fallita da maggio del 2014, e specializzata nell’allevamento di suini.

Un’azienda riconducibile ad uno dei principali personaggi coinvolti nella vicenda ovvero Pasquale Motta, un imprenditore locale che secondo gli inquirenti sarebbe legato alla ‘ndrangheta anche se a suo carico non risultano affiliazioni con le associazioni malavitose locali.

Gattuso indagato, ecco l’inchiesta

Nell’indagine, come evidenziato dall’edizione torinese de La Repubblica, è stato evidenziato un elenco di prestanome utilizzati in modo che le società non fossero riconducibili a quello che era il vero titolare ovvero Pasquale Motta.

Il nome di quest’ultimo è finito per comparire spesso e volentieri con quelli coinvolti nelle grandi inchieste per la criminalità organizzata calabrese, insediatasi in Piemonte.

Nell’ordinanza firmata dal gip della procura di Ivrea Alessandro Scialabba, è stato evidenziato come Motta spostasse grandi quantità di soldi dalle società dove non rientrava a livello amministrativo. Tra queste aziende anche quelle legate a prestanome come quella dell’allenatore del Milan, secondo l’accusa.

La replica: Indagine atto dovuto, mai avuto ruoli operativi

L’allenatore del Milan, Gennaro Gattuso, in una nota, respinge ogni addebito sull’inchiesta di Ivrea. In una nota pubblicata dall’Agenzia Ansa il tecnico precisa che il documento ricevuto dai pm di Ivrea “è un atto dovuto per la sua posizione di ex socio di una società sulla quale si è attenzionata l’attività di indagine.

L’indagine verte su un soggetto che solo indirettamente risulta essere collegato a quella società, da cui lui stesso è uscito dopo un breve periodo e nella quale non ha mai ricoperto alcun ruolo operativo, possedendo esclusivamente una quota del capitale sociale”. Fonte: fanpage.it – Titolo originale: Milan, Gennaro Gattuso indagato per riciclaggio di denaro

Se sul recupero crediti il governo è in contraddizione. Riflessioni sulla Sga delle banche venete

Mariarosaria Marchesano iilfiglio.it

14 LUGLIO, 2018

Milano. C’è un’ambiguità di fondo del governo sul tema dei crediti deteriorati. Da un lato, si dimostra preoccupato dell’impatto che le azioni di recupero possono avere sulla popolazione e dall’altro deve massimizzare il risultato quando è direttamente coinvolto. Con il crescere delle dismissioni di pacchetti di non performing loan da parte degli istituti di credito (le previsioni dicono che il 2018 si chiuderà con 80 miliardi) è prevedibile che aumenti la pressione su migliaia di famiglie e imprese debitrici.

Ebbene, su questo punto il contratto Lega-5Stelle, al capitolo quinto, prevede quanto segue: “In materia di recupero forzato dei crediti da parte di banche e società finanziarie, intendiamo sopprimere qualunque norma che consenta di poter agire nei confronti dei cittadini debitori senza la preventiva autorizzazione dell’autorità giudiziaria”. Nessuno sa ancora bene come si tradurrà questo proposito nel concreto, ma è abbastanza per capire qual è la linea adottata. Peccato che lo stesso contratto non dica nulla per le situazioni in cui lo stato è parte in causa.

Prendiamo il caso del recupero di 18,7 miliardi di crediti deteriorati delle ex banche venete. Ad occuparsene è la Sga, società al 100 per cento del ministero dell’Economia, la quale, però, quando ha fatto lo stesso lavoro per i crediti del vecchio Banco di Napoli operava come bad bank dell’istituto di credito partenopeo con i soli diritti di voto in pegno al Tesoro che si manteneva neutro. Alla Sga lo scorso marzo sono stati trasferiti i prestiti inesigibili di Veneto Banca e Popolare di Vicenza, finite in liquidazione coatta amministrativa in virtù del piano approvato nel 2017 dal precedente governo previa negoziati con la Commissione europea. Un percorso blindato da una serie di decreti che difficilmente può essere messo in discussione. Anche perché i proventi dei recuperi (la stima è di oltre il 50 per cento) sono destinati al rimborso dei creditori delle due banche, in primis Intesa Sanpaolo (con la quale le liquidazioni hanno acceso un mutuo) e poi con le migliaia di piccoli risparmiatori che hanno subito un danno patrimoniale con il crac delle due ex popolari.

Il piano industriale della Sga è arrivato l’11 luglio sulle scrivanie dei commissari liquidatori: le posizioni debitorie sono in tutto 124 mila di cui circa 25 mila corrispondono ad aziende che devono restituire complessivamente 6,3 miliardi di euro su un totale di 18,7 miliardi. Dalla distribuzione geografica, emerge per la prima volta che la maggior parte delle imprese debitrici è concentrato tra Veneto e Lombardia che, insieme rappresentano circa il 58 per cento del gross book value, cioè il valore lordo dei prestiti. Ma attenzione, perché il raggio d’azione delle venete era molto esteso per cui una buona parte dei debiti si trova anche nel sud Italia, in particolare in Puglia e in Sicilia, dove le venete operavano attraverso le controllate Banca Apulia e Banca Nuova, oggi passate sotto il cappello di Intesa Sanpaolo.

Ebbene, la gigantesca operazione che sta per partire, mette attualmente in contraddizione il governo: se vorrà rispettare allo stesso tempo l’obiettivo di ottimizzazione dei recuperi e allo stesso tempo la promessa di rendere soft l’impatto su territori che rappresentano importanti bacini elettorali sia per Lega sia per i 5 Stelle. Per dirla in altro modo, un conflitto di interessi tra la necessità di compiere con successo l’operazione di recupero e l’utilità di conservare o aumentare consenso elettorale, di certo di non perderlo.

Intanto, la Sga amministrata da Marina Natale, manager proveniente da Unicredit, va avanti seguendo il percorso impostato finora dal suo azionista e cioè dal Mef. Ma se la società vorrà almeno ispirarsi a una linea di maggiore elasticità soprattutto nei confronti delle imprese non potrà tardare a trovare nuova finanza per riportarle in bonis. In proposito è al vaglio l’emissione di obbligazioni da parte della Sga vista che quasi tutta la liquidità accumulata con l’operazione Banco Napoli è finita nel fondo Atlante2, rinominato Italian Recovery Fund. Ma questa è un’altra storia.

Chi sono i sommozzatori che hanno tirato fuori i ragazzi thailandesi

occhi della guerra.it 14.7.18

Da Chiang Mai (Thailandia) – I soccorritori che hanno lavorato all’enorme operazione di salvataggio dei tredici ragazzi intrappolati nelle viscere della grotta di Tham Luang, erano un mix di uomini dei reparti speciali della marina thailandese e di subacquei internazionali. Nonostante le poche informazioni rilasciate, l’ex governatore Narongsak Osottanakorn, al comando della missione, ha sempre parlato di novanta incursori: quaranta del gruppo d’élite thailandese Underwater Demolition Assault Unit (Adau), conosciuti anche come Navy Seals, e cinquanta provenienti da diverse parti del mondo. Ecco alcuni di loro.

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I ragazzi intrappolati nella grotta

e il senso di appartenenza del popolo Thai

Gli ultimi uomini dei Navy Seals thailandesi ad uscire dalla grotta

L’ultimo ad uscire dalla grotta è stato Pak Loharnshoon, medico thailandese dell’Adau. Sarebbe stato lui a voler rimanere fino alla fine, offrendosi volontario. L’incursore (uno degli uomini nella foto sopra) si vede in un video che è stato condiviso la settimana scorsa sulla pagina Facebook ufficiale dei Navy Seals thai mentre prestava soccorso ai baby calciatori.

Richard Harris, 53 anni, anestesista australiano

Un altro dottore ad uscire tra gli ultimi è stato l’australiano Richard Harris, 53 anni. Anestesista di Adelaide, lavora per il servizio di evacuazione aero-medica del SA Ambulance Service. Doveva essere in vacanza, ma le sue ferie, alla fine, ha preferito prenderle per soccorrere i tredici ragazzi intrappolati.

Si è aggiunto alla squadra di aiuto dopo la chiamata di alcuni sommozzatori britannici, che conoscevano da tempo le sue straordinarie capacità, risultato di trent’anni di esperienza nelle grotte. Sabato scorso si è immerso per la prima volta nella caverna e, dopo aver visitato i giovani, è stato proprio lui ha dare il via libera alla missione di recupero.

Harris, una volta tornato alla luce dopo tre giorni di buio dentro Tham Luang, ha avuto la triste notizia della morte di suo padre, deceduto proprio mentre lui stava salvando altre vite. Nel 2011, ha recuperato il corpo di Agnes Milowka, amica ed esperta sub, che è rimasta senza aria durante una spedizione estremamente difficile nel sud dell’Australia.

Il momento in cui sono stati trovati i ragazzi scomparsi

John Volanthen è il britannico che per primo ha ritrovato i 12 giovani e il vice allenatore dispersi nella grotta dal 23 giugno scorso. Lui, Richard Stanton e l’esperto di speleologia Robert Harper, sono stati chiamati dalle autorità thailandesi e sono arrivati nel nord del Paese tre giorni dopo che i ragazzi erano scomparsi. In passato gli specialisti hanno partecipato a numerose operazioni di salvataggio in Norvegia, Francia e Messico.

La foto postata su Facebook da Mikko Paasi, uno dei volontari che ha partecipato all’operazione di soccorso

Il finlandese Mikko Paasi (al centro nella foto sopra), fondatore di un centro immersioni sulla piccola isola thailandese di Koh Tao, specializzato in immersioni tecniche, si è aggiunto alla squadra di aiuti subito dopo il ritrovamento. Il 2 luglio, il giorno in cui i ragazzi e il loro allenatore sono stati scoperti, la moglie di Mikko aveva scritto su Facebook di aver comprato il biglietto aereo per il marito. Destinazione: Chiang Rai, per unirsi agli altri volontari. Un regalo, ha poi spiegato, per il loro ottavo anniversario di matrimonio. 

Con il gruppo c’era anche il danese Claus Rasmussen (a destra nella foto in alto), che vive da anni in Thailandia, dove è proprietario di una scuola di sub. In passato è stato in diversi paesi del sud est asiatico, compiendo numerose immersioni.

Il danese Ivan Karadzic

Un altro danese è Ivan Karadzic, un esperto di immersioni tecniche trasferito nel Paese. Alla notizia della morte dell’ex incursore dei Navy Seals Saman Gunan, sui social aveva scritto: “Riposa in pace, sei un eroe e non dimenticheremo mai il tuo sacrificio”.

Erik Brown, istruttore tecnico subacqueo di Vancouver che ha partecipato alle missioni di Tham Luang

Insieme ai soccorritori c’era anche il cittadino canadese Erik Brown,  istruttore tecnico subacqueo di Vancouver. Ha iniziato ad immergersi oltre dieci anni fa e ha fondato il Team Blue Immersion, una scuola di immersioni in Egitto. Su Facebook ha scritto che in questi giorni ha partecipato a sette missioni subacquee, per un totale di 63 ore passate all’interno della grotta di Tham Luang.

La cerimonia funebre di Saman Gunan, ricordato con tutti gli onori militari

Anche Saman Gunan, come gli altri, aveva preso le ferie per andare a salvare i giovani rinchiusi nella grotta. “Andiamo a riportarli a casa”, aveva annunciato prima di prendere l’aereo per il nord del Paese. Ma lui, ex incursore dei Navy Seals thailandesi, che prestava servizio come volontario, ha perso conoscenza ed è morto nella notte tra giovedì e venerdì della settimana scorsa, a soli 38 anni. Stava cercando di tornare all’uscita dopo aver posizionato alcune bombole di ossigeno in una cavità della caverna che fa da base intermedia prima del tratto finale del tragitto. Non ce l’ha fatta.

a dinamica del suo decesso non è ancora chiara: forse ha esaurito l’ossigeno, oppure la bombola era difettosa. Gunan, raccontano i suoi amici ed ex compagni, era addestrato e molto preparato. Appassionato di corsa e ciclismo, si era congedato, continuando sempre a partecipare ad esercitazioni militari. Celebrato come eroe in tutto il Paese, anche a lui è stata dedicata la riuscita dell’operazione di soccorso.

Il ministro Fraccaro: ‘Dopo taglio vitalizi, riduzione del numero dei parlamentari: via in 345’

silenziefalsita.it 14.7.18

Dopo il taglio dei vitalizi degli ex deputati, in attesa di quello degli ex senatori, il M5S si prepara a procedere con la riduzione del numero dei parlamentari.

L’idea dei 5Stelle è quella di tagliare 345 poltrone e ridurre a 400 deputati e 200 senatori il Parlamento.

Lo ha fatto sapere il ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta Riccardo Fraccaro in un’intervista al Fatto Quotidiano rilanciata sulla propria pagina Facebook.

Fraccaro ha spiegato che la riduzione del numero dei parlamentari, oltre ad ottenere forti risparmi, migliorerà l’efficienza del processo decisionale.

“Finalmente il cambiamento è arrivato. La necessità per le istituzioni di autoriformarsi risponde alle istanze espresse a gran voce dai cittadini” ha commentato.

Il ministro ha anche osservato che tagliare di un terzo il numero dei parlamentari consentirà a Camera e Senato di operare con più efficienza e rispondere meglio alle esigenze del Paese.

“Abbiamo voluto inserire questo punto nel contratto di Governo – ha continuato – anche per le ricadute positive in termini di spesa, nell’ottica di una ulteriore riduzione dei costi della politica”.

Per di più questo consentirà all’Italia di allinearsi al resto d’Europa.

In Germania, ad esempio, i parlamentari sono 700. In Gran Bretagna circa 650 e in Francia poco meno di 600.

L’esponente pentastellato ha assicurato che sarà garantita la centralità del Parlamento, “cosa per nulla scontata visti i precedenti”. E poi, ha aggiunto, “non faremo le ‘grandi’ riforme, testi complessi con dentro decine di questioni”.

“Questa sarà una delle riforme più importanti che attueremo per valorizzare il Parlamento come centro dell’attività politica nell’interesse esclusivo dei cittadini,” ha affermato Fraccaro. E ha concluso: “Con il M5S al Governo si cambia davvero”.

Pippo nazionale ora sale sul cavallo. Baudo verso la presidenza della Rai. Per la carica di Ad partita a due tra Salini e Castellari

La notiziagiornale.it di Antonio Acerbis 14.7.18

Il tormentone, ormai, lo conoscono tutti. “L’ha inventata lui” la televisione. E già solo per questo il suo nome alla presidenza della Rai sarebbe più che meritato. Le ultime indiscrezioni parlano di Pippo Baudo verso la presidenza di Viale Mazzini. La partita, ovviamente, resta ancora tutta da giocare, soprattutto considerando che inevitabilmente si intreccia con le nomine al vertice di Cassa Depositi e Prestiti, fissate per il 18 luglio, stessa data dell’elezione del cda Rai, e con la formazione del Copasir e della Commissione di Vigilanza, che deve votare il presidente della tv pubblica a maggioranza dei due terzi. Una figura sulla quale si gioca molto del futuro assetto, perché deve essere di garanzia, trovare il consenso di tutte (o quasi) le parti in causa ed avere un curriculum adeguato. Per questo il pensiero va ai volti storici Rai, che potrebbero essere nominati in quota Tesoro e quindi non aver necessariamente presentato la candidatura a consigliere di amministrazione. Tra questi, come rivelato ieri dall’Ansa, circola con insistenza proprio il nome di Pippo Baudo, che potrebbe mettere d’accordo ampi strati di maggioranza e opposizione (e, diciamolo, anche i cittadini italiani) e potrebbe festeggiare con la poltrona più rappresentativa di Viale Mazzini i 60 anni di carriera.

Il retroscena – Il nome non sarebbe sgradito soprattutto al mondo Cinque stelle, considerando che Baudo ha più volte raccontato di aver lanciato (“l’ho inventato io”, anche qui) Beppe Grillo, che potrebbe far sentire così la sua voce nella partita. Anzi, secondo alcuni l’idea di Baudo sarebbe arrivata proprio dal fondatore del Movimento cinque stelle. Unico problema e grosso punto di domanda da parte dei detrattori è, però, l’età: non è infatti detto che il presentatore se la senta, a 82 anni, di affrontare l’impegno. Un ostacolo che spingerebbe molti, specie in quota Lega, a desistere dalla “pazza idea”. Gli altri nomi che restano ad oggi ancora in corsa sono quelli di Milena Gabanelli, Giovanni Minoli e Ferruccio De Bortoli.

L’altra partita – La partita, ovviamente, non si chiude qui. Tutta da definire anche la successione di Mario Orfeo alla guida dell’azienda. Il giornalista, che prioprio ieri ha rivendicato i passi avanti compiuti dall’azienda certificati dal Qualitel, ha già espresso la volontà di rimanere a Viale Mazzini. Difficile che accetti l’incarico di amministratore delegato il country manager di Google per l’Italia, Fabio Vaccarono, dato tra i preferiti dal Movimento 5 Stelle. A pesare nella scelta potrebbe essere, tra l’altro, la possibile applicazione del tetto di 240mila euro allo stipendio in Rai. Come già illustrato da La Notizia nei giorni scorsi, ecco allora salire le quotazioni di Fabrizio Salini, ex direttore di La7, e soprattutto quelle di Andrea Castellari di Viacom. Non mancano, poi, dirigenti interni in cerca di sponde nella maggioranza, soprattutto nel M5S, per tentare il grande salto. Quanto ai consiglieri quattro saranno espressi dalle due Camere. Tre dovrebbero essere votati dalla maggioranza e si fanno i nomi, tra gli altri, del giornalista Rai Dino Sorgonà e Carlo Freccero, che sarebbe in lizza anche per la poltrona di presidente o per un ruolo più operativo nella tv pubblica. Se venisse assegnato un consigliere al Pd, c’è chi tra i dem propone di puntare su Michele Santoro, per dare un segnale alla maggioranza con l’indicazione di un nome indipendente. Tra i nomi in corsa anche Giovanni Minoli, Fabrizio Del Noce, Dino Giarrusso. Insomma, non resta che sedersi e godersi lo spettacolo.

Mario Giordano sul taglio dei vitalizi: ‘La battaglia non è finita… non smettete di urlare’

silenziefalsita.it 14.7.18

Grazie a tutti voi che avete urlato con me, che avete perso la voce, che mi avete sostenuto. Questo dimostra una cosa, che non è vero che urlare non serve a nulla”.

Così Mario Giordano sul taglio dei vitalizi durante una diretta su Facebook.

L’ex direttore del Tg4 ha esultato perché la riforma “è effettiva” ma non bisogna smettere, ha sottolineato.

“E perché dobbiamo andare avanti? – ha proseguito – Perché adesso partono i ricorsi. Facciano i ricorsi, se vogliono difendere l’inalienabile diritto di Cicciolina di continuare a prendere 3100 euro al mese, se vogliono difendere il vitalizio di Eugenio Scalfari, vogliono difendere il diritto di Angelo Pezzana di continuare a prendere 3108 euro al mese perché ha fatto una settimana in Parlamento, lo facciano.”

L’egoismo umano non ha limiti, va riconosciuto – ha continuato Mario Giordano – ma l’importante è che non dicano che lo fanno per i cittadini italiani. Io divento matto quando dicono che lo fanno per i cittadini. Ai cittadini italiani è sempre stato tagliato tutto”.

E ancora: “Dicono ‘no, non si può tagliare perché uno che si aspettava di prendere 9mila euro al mese deve cambiare stile di vita’. Quanti di voi hanno dovuto cambiare stile di vita in questi anni? Quanti di voi sono arrivati alla soglia della pensione e gli hanno detto: ‘no, cambi stile di vita, devi lavorare ancora 5 anni’. Quanti? E nessuno di questi signori che adesso protesta, che adesso viene in tv, hanno fatto sentire la loro voce per difendere le vostre pensioni. Non dicano che lo fanno per gli italiani perché non è così”.

“E l’altra cosa che non ci devono dire – ha aggiunto – è che lo fanno per la dignità della politica. La dignità della politica l’hanno rovinata loro difendendo i loro interessi, i loro privilegi. Sono stati per anni in Parlamento ad approvare qualsiasi legge che massacrava i pensionati italiani e non hanno mai detto niente, adesso alzano la voce perché viene toccato un loro privilegio. Si vergognassero”.

Un grande politico: il suo programma per i cittadini, contro oligarchi e grande capitale.

Ulrich Anders scenarieconomici.it 13.7.18

Oggi vi proponiamo il grande discorso che Franklin Delano Roosevelt pronunciò in occasione dello Stato dell’Unione dell’ 11 gennaio 1944. Roosevelt, già troppo malato per andare al balcone come suo solito, promise nel discorso radiofonico ai suoi concittadini – ancora in guerra – una Seconda Carta dei Diritti. Questa doveva completare in campo economico la prima Costituzione e promuovere concretamente quella ricerca della felicità che enunciava ma non garantiva effettivamente a tutti i cittadini. Roosevelt avrebbe voluto vararla rapidamente per legge e in seguito incardinarla nella Costituzione del 1787 come Emendamento, ma la morte lo colse un anno dopo.

Molti ritengono che la Carta di Roosevelt, rimasta lettera morta in USA per la sua morte un anno dopo, sia stata l’ispirazione delle Costituzioni dei paesi sconfitti, dall’Italia al Giappone.

Come tutti i grandi discorsi presidenziali è breve ed essenziale – al contrario delle ampollose lezioncine retoriche di fine anno che noi italiani ben conosciamo. Eccovelo, in traduzione esclusiva di Scenari Economici:

“È nostro dovere ora iniziare a disporre i piani e determinare la strategia per conquistare una pace duratura e l’istituzione di uno standard di vita americano più alto che mai prima. Non possiamo essere contenti, non importa quanto elevato sia quel tenore di vita generale, se una qualche frazione del nostro popolo – che sia un terzo o un quinto o un decimo – è mal nutrito, mal vestito, malato, male alloggiato e insicuro.

Questa Repubblica ebbe il suo inizio, e raggiunse la sua attuale forza, sotto la protezione di certi diritti politici inalienabili, tra cui il diritto alla libertà di parola, alla libertà di stampa, al libera culto, al processo con giuria, alla libertà da perquisizioni e confische irragionevoli. Erano i nostri diritti alla vita e alla libertà.

Poiché la nostra nazione è cresciuta in dimensioni e statura, tuttavia – con l’espansione della nostra economia industriale – questi diritti politici si sono rivelati inadeguati per assicurarci l’uguaglianza nella ricerca della felicità.

Siamo giunti a una chiara consapevolezza del fatto che la vera libertà individuale non può esistere senza la sicurezza economica e l’indipendenza. “Gli uomini bisognosi non sono uomini liberi”. Le persone affamate e senza lavoro sono la sostanza di cui sono fatte le dittature.

Ai nostri giorni queste verità economiche sono state accettate come ovvie. Abbiamo accettato, per così dire, una seconda Dichiarazione dei diritti in base alla quale una nuova base di sicurezza e prosperità può essere stabilita per tutti, indipendentemente dalla stazione, dalla razza o dal credo.

Tra questi ci sono:

1. Il diritto a un lavoro utile e remunerativo nelle industrie o negozi o fattorie o miniere della nazione;

2. Il diritto a guadagnare abbastanza per fornire cibo e vestiti adeguati e svago;

3. Il diritto di ogni agricoltore di allevare e vendere i suoi prodotti a un ritorno che darà a lui e alla sua famiglia una vita decente;

4. Il diritto di ogni uomo d’affari, grande e piccolo, di commerciare in un’atmosfera di libertà dalla concorrenza sleale e dal dominio dei monopoli in patria o all’estero;

5. Il diritto di ogni famiglia a una casa decente;

6. Il diritto a cure mediche adeguate e l’opportunità di raggiungere e godere di buona salute;

7. Il diritto ad una protezione adeguata dai timori economici della vecchiaia, della malattia, dell’incidente e della disoccupazione;

8. Il diritto ad una buona educazione

Tutti questi diritti rappresentano la sicurezza. E dopo che questa guerra è stata vinta, dobbiamo essere pronti ad andare avanti, nell’attuazione di questi diritti, a nuovi obiettivi di felicità e benessere umani.

Il ruolo legittimo dell’America nel mondo dipende in gran parte dal modo in cui questi e altri diritti simili saranno messi in pratica per tutti i nostri cittadini. Perché se non c’è sicurezza qui a casa non può esserci pace duratura nel mondo“.

Forte. Consiglio a tutti i politici di stamparlo e tenerlo nel taschino – specialmente ai sedicenti “popolari” e agli autoproclamati “democratici”.

Dove sono finiti i miliardi di dollari degli aiuti all’Africa?

Ilaria Bifarini scenarieconomici.it 14.7.18

Ingenti prestiti da parte delle organizzazioni finanziari internazionali, consistenti sgravi del debito statale, fondi raccolti da iniziative private, che hanno mobilitato tutti, dai singoli cittadini occidentali attraverso forme organizzate di beneficenza alle star dello spettacolo, che si sono spese per i diritti dei più deboli attraverso concerti ed esibizioni.

Fiumi di miliardi di dollari che non sembrano aver intaccato per nulla il problema del sottosviluppo e della povertà endemica del Terzo Mondo. Anzi. E’ stato riscontrato che, dalla metà degli anni Novanta, circa 60 paesi in via di sviluppo siano diventati più poveri in termini di reddito pro-capite rispetto a 15 anni prima. Entro il 2030 i due terzi dei poveri di tutto il mondo proveranno dall’Africa.

L’Africa dunque è sempre più povera, ma di una povertà nuova rispetto a quella del passato coloniale. Il continente africano annovera infatti i paesi con i più alti livelli di disuguaglianza al mondo, in cui il divario tra una ristretta élite dedita al lusso e il resto della popolazione che vive in uno stato di miseria è abissale.

Dunque, cosa non ha funzionato? Dove sono finiti i fiumi di miliardi di dollari?

La risposta in realtà è alquanto intuitiva: hanno seguito la stessa corrente che trascina la ricchezza collettiva su scala mondiale. Sono finiti in conti offshore, hanno arricchito a dismisura élite locali consenzienti e complici dei grandi speculatori internazionali e soprattutto hanno arricchito loro, i Signori del debito. Dopo essere finita nella spirale micidiale dei prestiti per il pagamento del debito e degli interessi maturati su di esso a seguito della crisi del debito del 1982 che ha coinvolto i paesi del Terzo Mondo, l’Africa post coloniale ha definitivamente perso ogni possibilità di sviluppo. Si stima che per ogni dollaro preso a prestito da banche e organizzazioni finanziarie internazionali ne abbia restituiti 13! Un Piano Marshall al contrario, che ha dirottato i soldi stanziati per il Terzo Mondo verso i finanziatori del debito del Primo Mondo. La stessa depredazione da parte della finanza attraverso l’arma del debito che sta oggi asfissiando il nostro paese (in 20 anni abbiamo pagato ben 1700 miliardi di euro di soli interessi!).

Il passaggio dal colonialismo imperialista al post-colonialismo del debito è stato brutale per il Continente Nero e ha soffocato quei timidi tentativi di sviluppo economico nazionale avviati attraverso la politica di sostituzione delle importazioni. Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale sono intervenuti attraverso i cosiddetti “programmi di aggiustamento strutturale” (PAS): in cambio di prestiti e assistenza hanno imposto il controllo economico, monetario e politico dell’Africa. Contravvenendo a ogni logica e a ogni esempio di percorso di sviluppo economico nazionale, hanno imposto l’apertura incondizionata alle liberalizzazioni e al libero scambio a paesi che non avevano ancora avviato la creazione di un tessuto industriale e produttivo su base locale. Il modello coercitivamente introdotto ha previsto l’utilizzo dei prestiti per incentivare le esportazioni, senza nessun investimento nello sviluppo tecnologico e del capitale umano, al fine di ottemperare gli oneri del debito. Sono state abolite tutte le forme di protezionismo necessarie a tutelare l’economia locale e sfruttare le potenzialità di sviluppo industriale nazionale. Così in Ghana nel 2002 sono state abolite le tariffe sull’importazione di prodotti alimentari, con una conseguente impennata di importazioni di prodotti alimentari dall’Unione Europea, come i famosi scarti di pollo congelati che costano un terzo di quelli prodotti localmente. Nello Zambia l’abolizione dei dazi sulle importazioni dei capi di abbigliamento ha soffocato una piccola rete di ditte locali a favore delle importazioni dei capi di abbigliamento usati dall’Occidente.

I programmi del Fondo Monetario hanno inoltre imposto tagli alla spesa sanitaria e all’istruzione, i cui livelli erano già molto carenti, e la privatizzazione di servizi pubblici essenziali – come la fornitura idrica- in gran parte dei paesi.

Sebbene le due istituzioni di Bretton Woods (FMI e BM) abbiano spesso imputato la causa dell’evidente fallimento dei propri “piani di aggiustamento strutturale” al fenomeno radicato della corruzione dei governanti africani, il loro coinvolgimento è ineludibile. Così, nonostante fosse risaputa l’indole cleptomane di Mobutu nello Zaire, che rubò oltre la metà degli aiuti economici ricevuti dal paese, essi continuarono a concedergli prestiti. Non a caso i programmi di privatizzazione del Fondo Monetario sono altresì conosciuti come “programmi di tangentizzazione”.

Gran parte di questi fondi sono finiti nelle offshore, dove gran parte dei trilioni di denaro sporco che ogni anno vengono versati provengano dal Terzo Mondo. In questo immenso flusso di denaro “è stato stimato che almeno metà dei fondi presi in prestito dai principali debitori siano tornati indietro dalla porta di servizio, di solito nello stesso anno -se non nello stesso mese- in cui arrivano prestiti” (James S. Henry, “Where the money went”).

Non dobbiamo dunque stupirci se la povertà e sottosviluppo dell’Africa sono peggiorati e se al flusso di denaro fanno seguito gli attuali flussi migratori di esseri umani. Il colonialismo mondiale del debito prevede anche questo.

Ilaria Bifarini

Bechis: ‘Veltroni è andato in pensione a 49 anni. Ecco il velo sollevato da Fico’

Silenziefalsita.it 14.7.18

Il fondatore del Pd Walter Veltroni è andato in pensione a 49 anni, il 20 luglio del 2004 e da quel giorno ha potuto prendere un vitalizio mensile da 9.850,58 euro, oltre allo stipendio da sindaco di Roma che a quell’epoca valeva altrettanto.

Lo scrive Franco Bechis sul Corriere dell’Umbria, ricordando che mentre Veltroni andava in pensione, l’età pensionabile per gli italiani saliva a 65 anni, proprio grazie a una nuova modifica di legge approvata nello stesso anno.

Bechis spiega poi che Veltroni, oggi 63enne, è entrato in Parlamento nel 1987 e grazie alle regole vigenti in quegli anni ha potuto maturare un lauto vitalizio e soprattutto intascarlo a soli 49 anni.

Il vitalizio è stato sospeso al fondatore del Partito Democratico nel 2008 quando entrò nuovamente in Parlamento per poi ripartire dal 15 marzo 2013, quando è finita la XVI legislatura.

Grazie alla delibera approvata da Roberto Fico in Ufficio di Presidenza il vitalizio di Veltroni da novembre passerà a 6.200 euro al mese, una diminuzione di 3.632,66 euro mensili.

Sempre una cifra notevole, ma basata sui contributi versati dall’ex sindaco della capitale.

Bechis fa poi una domanda “a tutti quelli che strepitano sul diritto acquisito” portato via: “mi fate vedere una legge, un decreto, un articolo della Costituzione – domanda il giornalista – che stabilisce quel diritto acquisito?”

“E resto senza risposta: – continua – perché nessuna norma nei codici italiani stabilisce il diritto al vitalizio e ne regola il calcolo”.

L’ex vicedirettore di Libero ricorda che sui vitalizi i parlamentari fecero “tutto in segreto, all’interno di un comitato ristretto degli uffici di presidenza del Parlamento a metà anni Cinquanta e non hanno mai reso pubblico cosa avevano deciso per se stessi”.

Perciò, visto che l’ufficio di presidenza potè dare i vitalizi, “l’ufficio di presidenza oggi può cambiare la sua decisione”. E a chi dice che il taglio dei vitalizi crea un precedente per procedere con il taglio delle pensioni ai cittadini, Bechis risponde: “Una disperata panzana”.

Medici che giocano e ridono usando dei bambini abortiti: il video scandalo

Pietro informazionexresistere.fr 14.7.18

Video scandalo: medici che giocano e ridono usando dei bambini abortiti

Quello che toglie il fiato è dover ancora spiegare l’ovvio – di Paola Belletti

E’ un video pubblicato su una pagina Facebook venezuelana che raccoglie e propone cose curiose, strane: “Vídeos Mundo Curioso“, noi lo abbiamo saputo da Notizie Provita che spiega:

«Il video ha registrato oltre 9,3 milioni di visualizzazioni su Facebook. È stato quindi registrato e pubblicato sul canale YouTube “Red Capital News” il 6 luglio 2018, dove ha registrato altre 5.000 visualizzazioni. Da lì è arrivato all’account Twitter @KBMAGAFL, dove ha ricevuto oltre 6.000 like».

Cosa può permettere a questi uomini di giochicchiare con due corpicini esanimi, di farli ballare e poi di gettarli ridacchiando nel bidone di metallo senza provare disgusto di se stessi?

Come si può arrivare a tanto? Si accomodino gli araldi del “grumo di cellule” e osservino, ma senza battere ciglio, questa scena.

Vengano anche le paladine della libertà della donna padrona del proprio corpo; sì, algida titolare di un utero del quale possa e debba disporre a piacimento, ma tenuta all’oscuro del fatto che chi lo abita non è un ammasso informe che le ruba il sangue.

E’ un’altra creatura umana incamminata a pieno titolo nella strada dell’esistenza., un suo pari. E molto probabilmente il maggior motivo di gioia che possa mai provare nella sua di esistenza.

Medici che giocano con cadaveri di esseri umani innocenti

Eppure questi episodi sono, possono essere gli ultimi nati di un’aberrazione travestita da civiltà: la legalizzazione o addirittura la promozione, la nobilitazione dell’Interruzione Volontaria di Gravidanza, tutta maiuscole e distintivo.

Sì, sono storie o frasi che è capitato a tutti di sentire, se non peggio di pronunciare: “sarebbe egoismo farli nascere”; “un figlio è una responsabilità: perché condannarlo ad essere infelice?” “Ne avrai altri, sani, non ti incaponire”. E via farneticando e istigando.

Se diciamo che il concepito qualche volta, magari solo in casi estremi, non è degno di portare a termine il suo processo di crescita in relazione alla madre, il fiume carico di acque turbolente che preme dietro la diga eromperà e sommergerà la valle.

La diga è la legge, quella naturale per prima e quelle positive che su di essa devono poggiare, poi; il fiume è la natura umana con le sue feroci inclinazioni al male, la valle siamo noi. La vita, le famiglie, la società, la pace. Eccoci, siamo quasi sommersi.

E’ ora di mettere mano alle idrovore, di riparare dighe, di tornare a conoscere davvero l’uomo, la sua natura, la sua dignità e il precipizio sull’orlo del quale stupidamente si è messo a giocare. Signore della vita, abbi pietà di noi.

Disgusting Doctors Playing With Aborted Baby

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Fonte: Aleteia – Titolo originale: Video scandalo: medici che giocano e ridono usando dei bambini abortiti

Se non vedi il video qui sopra, clicca qui: https://www.facebook.com/joshua.feuerstein.5/videos/1398321100270568/