SPILLO/ Se Juncker barcolla come l’Europa delle tecnocrazie

Un video che sta circolando in rete mostra Jean-Claude Juncker che al Vertice Nato barcolla. Anche l’Ue che rappresenta, dice RAFFAELE IANNUZZI, non si regge in piedi

Jean-Claude Juncker (Lapresse)Jean-Claude Juncker (Lapresse)

Juncker non si regge in piedi? Il punto interrogativo è retorico, perché, in realtà, egli sta in piedi, perché sorretto da Macron e da altri volenterosi assiepati attorno a lui. Un video, impietoso, descrive l’imbarazzante situazione verificatasi al vertice Nato. 

Prendo a prestito una frase dal romanzo dello scrittore austriaco Thomas Bernhard Il soccombente: “Il soccombente è crollato a terra”. Juncker non è crollato, sostenuto da altri, ma come non pensare, ancorandosi a quell’immagine, che le sue traballante postura e malcerta andatura non siano la lampante metafora della soccombente Europa? Un altro grande scrittore, il francese Honoré de Balzac, avrebbe collocato questo episodio nella casistica studiata nella sua originale opera, Teoria dell’andatura: richiamarlo non è inutile, perché l’establishment dell’Ue appartiene all’immaginario del mondo contemporaneo.

Il soccombente è, oggi, Juncker, ma dietro le quinte dell’imbarazzo generale causato dai malanni fisici o da quanto solo il diretto interessato sa, c’è un nodo corposo da valutare con attenzione: il corpo è metafora del potere, almeno da Thomas Hobbes in avanti (ma già lo storico greco Polibio, nel II secolo a. C. aveva colto il nesso in oggetto). Il Leviatano è un corpo perfetto, geometricamente studiato per corrispondere in ogni sua parte. La visione scientista e meccanicistica del primo scienziato della politica è frutto di una pretesa assolutistica e intransigente: il controllo totale della società. L’iper-controllo è volto a ottenere quella che Watzlawick ha genialmente definito “ipersoluzione”, in altre parole, la cosiddetta “soluzione finale”. Termine che fa ancora raggelare il sangue, ma che non appartiene soltanto all’universo criminale nazista e totalitario in genere, ma anche al mondo della tecnocrazia “perfettista”. Tutto deve essere sotto controllo e deve essere pianificato. Anche l’eventuale caduta di un’intera area, come quella mediterranea, che guarda il sole africano albeggiare e i barconi catapultarsi, carichi di drammi ed equivoci di partenza, sulle coste italiane. In questo caso, l’entropia, il caos sistemico, è funzionale all’ipersoluzione di cui sopra e, dunque, rientra nell’algoritmo a essa dedicato.

Ecco il periclitare, l’oscillare faticoso e infine il soccombente moto dell’Ue: il corpo instabile di Juncker è metafora di ciò. “L’operazione è riuscita e il paziente è morto”, ecco il motto che troneggia sullo stemma familiare degli ideologi dell’ipersoluzione.

Un tempo, nel mondo delle democrazie nazionali, si proponeva il “riformismo a spizzichi” e il lucido pragmatismo, frutto del mix di ideali e orientamento attivo verso il mondo: il successo di questa mens politico-strategica ha rimesso in gioco l’Europa, fino al 1989. Dalla riunificazione della Germania in poi, toccando il vero punto genetico col Trattato di Maastricht, lo schema ideocratico dell’ipersoluzione ha consegnato l’Europa all’ombra del Soccombente. Oggi Juncker ci ricorda questa storia, mentre si appoggia, grato, a Macron. “Il soccombente è crollato a terra”.

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