Ospedali, 387 in Gran Bretagna e 1.400 in Italia: chi ha ragione?

 di  firstonline.info

La sanità è stata finora un fiore all’occhiello della Lombardia ma i nodi stanno venendo al pettine e la carenza di personale negli ospedali è allarmante: con buona pace dei localismi, la riconversione dei piccoli ospedali è urgente e non è un problema solo regionale – Il confronto con il sistema inglese è illuminante

Ospedali, 387 in Gran Bretagna e 1.400 in Italia: chi ha ragione?

Che la sanità sia un fiore all’occhiello della Lombardia, soprattutto se comparata con molte altre regioni italiane, è fuori discussione. La domanda è se continuerà ad esserlo e quali potrebbero essere i provvedimenti da assumere in tempi brevi per garantirlo. In questi giorni si vedono già le avvisaglie della tradizionale criticità estiva, conseguenza delle ferie (legittime) dei dipendenti, ma questa volta il rischio è che le difficoltà non si superino con la fine delle vacanze.

La situazione più complicata è quella degli ospedali che costituiscono la “linea del fronte” nel rapporto con i cittadini e che soffrono di una carenza di personale ormai allarmante. La Lombardia (i dati si riferiscono al 2014 e non sono stati aggiornati) ha la spesa più bassa d’Italia per il personale dipendente del Servizio Sanitario Nazionale, pari al 27,9% rispetto ad una media nazionale del 32,2%.

Se si fa un confronto con le Regioni con i bilanci in regola il Veneto è al 30,3%, l’Emilia-Romagna al 34,9%, la Liguria al 35%, la Toscana al 35,6%, l’Umbria al 37,2%. Questo “gap” riguarda anche il personale convenzionato come i medici di medicina generale (o di famiglia) che sono ad esaurimento anagrafico considerato che la maggior parte sono ultra 55enni ed i corsi di specializzazione ne preparano un numero assolutamente insufficiente.

Ancor più preoccupante che le nostre Università formino medici preparati che in buon numero trovano lavoro solo all’estero, soprattutto nei paesi europei, a spese del contribuente italiano. Il fatto è che l’insufficienza degli organici mette a rischio la qualità del servizio. D’altra parte un aumento della spesa per il personale di 4-5 punti percentuali richiederebbe alla Regione Lombardia uno sforzo finanziario insostenibile.

Tanto più nel momento in cui il Fondo Sanitario dello Stato non è ancora in grado di garantire l’incremento dei costi del nuovo contratto di lavoro che ha visto la luce dopo nove anni di blocco. Se è difficile (e iniquo) percorrere la strada dei tagli puri e semplici c’è solo un modo di attenuare le criticità di organico per garantire continuità e qualità del servizio, quello di razionalizzare il sistema.

Il che significa, con buona pace dei localismi, immotivati ma agguerriti e fomentati spesso da una classe politica incapace di costruire il futuro, predisporre un piano di riconversione di piccoli ospedali da strutture per acuti a centri per le patologie croniche, soprattutto per gli anziani, per le patologie di guardia medica e per evitare che i cittadini intasino i pronto soccorso degli ospedali che debbono trattare gli acuti.

Senza voler “importare” modelli sarebbe utile riflettere sulla realtà del servizio sanitario in Gran Bretagna che con 63 milioni di abitanti ha 387 ospedali mentre l’Italia, con 60 milioni, ne ha 1400.

Le strutture di modeste dimensioni sono per altro sconsigliate ai cittadini per ragioni evidenti anche se può essere rassicurante, sotto il profilo psicologico, avere l’ospedale sotto casa. Allo stato sono una ventina le strutture in Lombardia che potrebbero essere riconvertite. Da questo punto di vista la Lombardia è in ritardo rispetto ad altre Regioni limitrofe che hanno già provveduto ad un riordino del sistema ospedaliero.

Certo va erogato un servizio di qualità in centri ospedalieri in grado di curare pazienti che manifestano forme acute di malattia, ma questo deve essere il risultato di un serio progetto di riordino che non chiude nulla, aumenta l’offerta di servizi per patologie croniche e consente alle “vere” strutture ospedaliere livelli di disporre di organici adeguati per garantire qualità ed efficienza delle prestazioni.

Si tratta in buona sostanza non di spendere di meno, ma di utilizzare al meglio le risorse. Certo se si pensa che la trattativa con il Governo sull’autonomia regionale porterà un fiume di denaro nelle casse regionali si potrebbe continuare a rinviare le scelte necessarie. Ma non sarà così e le nubi che si addensano sui bilanci futuri dello Stato, anche in presenza di una trattativa in sede europea, complessa e non indolore, consiglierebbero di prendere decisioni tempestive e coraggiose coinvolgendo in un confronto serio e costruttivo tutte le forze politiche e sociali.

 

 

Nasce nel 1947 a Milano e nel 1971 si laurea presso l’Università Bocconi di Milano in Economia e Commercio. Nel 1969 è stato Vice-presidente del Centro di formazione per lavoratori dell’Edilizia (oggi ESEM) di Milano e membro del Collegio dei Revisori dei Conti della Cassa Edile di Milano. Dal 1972 al 1978 è Segretario Generale della UIL Metalmeccanici di Milano, allora parte integrante dell’FLM. Dal 1978 è nella segreteria nazionale dell’UILCID, di cui è diviene Segretario Generale nell’ottobre 1979. Dal 1986 al 1989 per la UIL è stato responsabile dei rapporti con il Governo per la politica fiscale e con Governo e Gruppi parlamentari per la definizione del disegno di legge per la regolamentazione dell’esercizio dello sciopero nei servizi pubblici essenziali. Nel gennaio 1989 viene eletto segretario generale della UIL Lombardia. Nel 1992 membro del Consiglio generale della Fiera Milano. Giornalista pubblicista dal 1980, ha scritto per riviste specializzate e per i principali quotidiani interventi sui temi economico-sociali con specifico riferimento alla contrattazione, all’organizzazione del lavoro e alla ristrutturazione delle imprese. Ha promosso in particolare in numerose occasioni il dibattito per affermare ed ampliare sul nostro paese le esperienze di azionariato dei dipendenti e di partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese. È Presidente della Fondazione Anna Kuliscioff e della Società della pace e della giustizia internazionale