Gianfranco Fini: i silenzi di anni fa e quelli di oggi del circolo mediatico italiano

silenziefalsita.it 18.7.18

gianfranco-fini

Oggi Luigi Di Maio ha denunciato un comportamento giornalistico scorretto da parte del berlusconiano ‘Il Giornale’ in cui informazione e propaganda erano così tanto intrecciati da risultare impossibile separare la notizia dal commento malevolo e propagandistico contro il Movimento 5 Stelle.

Questo però non ci impedisce di riconoscere al giornale di Sallusti ciò che gli va riconosciuto e che i media italiani mettono sotto silenzio.

Potrebbe “Silenzi e Falsità” non farvi conoscere questo inaccettabile silenzio solo perché si tratta de ‘Il Giornale’?

Se lo facessimo predicheremmo bene e razzoleremmo male, comportandoci esattamente come chi fa informazione senza un minimo di professionalità e obiettività.

Veniamo ai fatti.

Nell’agosto del 2010 ci fu un attacco virulento contro ‘Il Giornale’ e contro il giornalista Nicola Porro in particolare, accusati dalla stragrande maggioranza di media – in prima fila con i bazooka da guerra stavano Corriere, Repubblica, Stampa e via dicendo – di fare una campagna diffamatoria contro Gianfranco Fini per motivi politici.

La principale delle accuse che allora formulava ‘Il Giornale’ a Gianfranco Fini era di aver svenduto a prezzo “vile” una villa di pregio a Montecarlo a una società con sede in un paradiso fiscale, la quale poi l’avrebbe rivenduta a prezzo super maggiorato a un’altra società sempre con sede in un paradiso fiscale.

Quest’ultima avrebbe ottenuto un guadagno che si aggira attorno a un milione di euro.

Fini però veniva presentato dai media come martire della persecuzione berlusconiana per mano di giornalisti servi e compiacenti.

Per chi avesse interesse e pazienza per avere maggiori dettagli legga questo articolo di Alessandro Sallusti su “Il Giornale” e questo di Nicola Porro.

Mi interessa solamente mettere in evidenza che allora dei giornalisti aggredirono altri giornalisti considerati malevolmente a prescindere da una equanime esame dei fatti.

Oggi la decisione della magistratura con il rinvio a giudizio di Gianfranco Fini e famiglia allargata, dimostra che i giornalisti de ‘Il Giornale’ fecero buon giornalismo di inchiesta, basato su fatti veri e non campati per aria.

Oggi dovrebbero riconoscere il loro errore e chiedere scusa.

Ma non l’hanno fatto.


 

Che cosa sta succedendo fra Di Maio, Salvini e Tria sulle nomine in Cdp

i Michele Arnese startmag.it 18.7.18

Fatti, nomi e indiscrezioni sulle nomine ai vertici della Cassa depositi e prestiti (Cdp)

Alle 18 di oggi era in programma l’assemblea dei soci della Cassa depositi e prestiti (Cdp) per la presentazione della lista dell’azionista Tesoro per il rinnovo del consiglio di amministrazione.

Ma l’assemblea è stata di nuovo aggiornata per i dissidi all’interno del governo. Da giorni c’era un accordo di massima – con l’assenso del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, e del premier Giuseppe Conte – su Dario Scannapieco (vicepresidente della Bei) come amministratore delegato e su Fabrizio Palermo (direttore finanziario di Cdp) come direttore generale. Mentre le fondazioni bancarie, azioniste di minoranza della Cassa controllata dal ministero dell’Economia e delle Finanze), hanno designato da tempo Massimo Tononi per la presidenza (posto che spetta per statuto agli enti di natura creditizia).

Ma l’intesa di massima oggi si è definitivamente frantumata per diversi motivi.

Il Movimento 5 Stelle capeggiato da Luigi Di Maio ha detto no a Scannapieco (troppo vicino alle fondazioni, al Quirinale e a Draghi?) mentre da tempo i Pentastellati sostengono il nome di Palermo anche, nel caso, per il ruolo di amministratore delegato che Palermo di certo non disdegnerebbe visto che ora è il cfo della Cassa.

La Lega, che tramite “l’uomo delle nomine” Giancarlo Giorgetti aveva dato l’assenso al duo Scannapieco-Palermo, si sarebbe ritratta sul nome di Scannapieco, secondo l’indiscrezione odierna dell’Ansa. Ma in ambienti parlamentari c’è chi assicura che il leader della Lega, Matteo Salvini, non ha posto veti su Scannapieco. Anche se il Carroccio preferiva, e preferisce, Marcello Sala.

A far accantonare l’idea dello schema a due Scannapieco-Palermo sarebbero state le voci – giunte anche a Palazzo Chigi e al ministero dell’Economia – che i due non hanno un particolare feeling. Una questione, non secondaria, di cui presidente del Consiglio e ministro dell’Economia hanno accennato anche con altri interlocutori politici e istituzionali.

Il sen Elio Lannutti “interroga” sulla mancata costituzione di parte civile di MPS contro Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, poi BPVi

Di Note ufficiali vicenzapiu.com 18.7.18

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Mps: come mai non si è costituito parte civile, contro Alessandro ProfumoFabrizio Viola e le contigue Consob e Bankitalia? Pubblicato il 17 luglio 2018, nella seduta n. 22 Elio Lannutti – Al Ministro dell’economia e delle finanze. – Premesso che: come si apprende da un articolo de “la Repubblica” del 12 luglio 2018 «Mps non si costituirà parte civile contro gli ex vertici Alessandro Profumo e Fabrizio Viola. Lo ha deciso all’unanimità il consiglio di amministrazione dell’istituto senese”.

Il cda, si legge in una nota, “all’esito di una approfondita fase istruttoria condotta con l’ausilio di autorevoli consulenti legali esterni, ha valutato che, allo stato, non sussistano le condizioni per procedere alla costituzione di parte civile nel procedimento [penale] nel cui contesto l’ex presidente del consiglio di amministrazione Alessandro Profumo e l’ex amministratore delegato Fabrizio Viola sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di manipolazione di mercato e false comunicazioni sociali, mentre l’allora presidente del collegio sindacale e attuale sindaco effettivo, Paolo Salvadori, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di false comunicazioni sociali. Nel formulare le proprie valutazioni, il consiglio di amministrazione – viene precisato nella nota – ha considerato nel loro insieme tutti gli elementi decisionali disponibili, avendo esclusivo riguardo al perseguimento degli interessi della banca e alla tutela dell’integrità del suo patrimonio”»; si legge sul “Corriere della sera” del 27 aprile 2018: «Con una decisione non scontata da parte del gup di Milano, (…) gli ex vertici di Mps Alessandro Profumo – già presidente della banca e ora A.D di Leonardo – e l’ex ceo Fabrizio Viola – in seguito alla guida e poi commissario di Banca Popolare di VicenzaVeneto Banca – oltre a Paolo Salvadori, ex presidente del collegio sindacale, e alla stessa banca per responsabilità ex legge 231, sono stati rinviati a giudizio per aggiotaggio (ipotesi caduta per Salvadori) e falso in bilancio per il caso della contabilizzazione a bilanci dei cosiddetti “derivati” Santorini e Alexandria. Il processo inizierà il 17 luglio. La Procura aveva chiesto per tutti gli imputati il proscioglimento. Il gup Alessandra Del Corvo, non accogliendo le richieste dei pm e delle difese, ha mandato gli imputati a processo. (…) “Sono sorpreso ma confermo con determinazione di essere sereno per le scelte fatte in Mps. Dimostreremo di aver sempre operato correttamente nell’interesse dell’istituto e dei suoi azionisti, peraltro in stretta collaborazione con Banca d’Italia e Consob, e riconfermo la mia totale fiducia nella magistratura”, così Alessandro Profumo, secondo quanto indicato da fonti vicine al manager, ha commentato la decisione del gup. (…) I pm Giordano Baggio, Stefano Civardi e Mauro Clerici già nel settembre 2016 avevano chiesto l’archiviazione delle accuse a carico degli imputati (la tranche d’indagine era stata trasmessa per competenza da Siena a Milano) ma nell’aprile 2017 si erano visti respingere l’istanza dal gip Livio Cristofano, che aveva ordinato l’imputazione coatta. Da qui la richiesta di rinvio a giudizio e l’udienza preliminare nella quale il pm Civardi nella scorsa udienza aveva chiesto nuovamente il proscioglimento con argomentazioni simili a quelle dell’istanza di archiviazione. (…) Dopo la crisi di Mps di fine 2011 a Siena erano arrivati Viola e Profumo per ristrutturare l’istituto. A febbraio 2013 avevano effettuato una correzione (“restatement”) del bilancio di Mps denunciando circa 700 milioni di perdite nascoste dietro una contabilizzazione non corretta di alcune operazioni di finanziamento a lungo termine su Btp (tecnicamente “enhanced long term repo”), realizzate con Deutsche Bank – operazione Santorini – e Nomura – operazione Alexandria. Tali contratti vennero denunciati come derivati ma, anche sulla base di un parere di Banca d’Italia-Consob-Ivass sul trattamento contabile, vennero mantenute iscritte secondo il criterio adottato da Mussari e Vigni, cioè “a saldi aperti” ovvero come prestiti e acquisti contemporanei e non “a saldi chiusi”, cioè come derivati, con effetti sia sul conto economico sia a livello di patrimonio. Vennero anche avviate cause per 1,2 miliardi di euro contro le 2 banche internazionali che portarono più avanti a due transazioni. Nel frattempo, nel 2016, la stessa Mps dovette correggere i bilanci fino al 2015 su ordine della Consob dopo che dalle indagini era emerso che i Btp alla base di alcune di quelle operazioni non erano stati acquistati da Mps. Da qui la nuova inchiesta, nata anche su impulso di un “supertestimone” come Giuseppe Bivona, ex manager di Goldman Sachs, e ora alla guida di una società di consulenza, Bluebell Partners, che da anni spulcia i bilanci senesi. Secondo i pm, Profumo e Viola non sarebbero stati da processare perché avrebbero agito senza alcuna intenzione di falsificare i conti (tra il 2011 e il 2014) né di occultare le perdite, anche perché avrebbero dato indicazione degli effetti contabili dei derivati in maniera pro-forma nei bilanci da loro firmati, senza dunque intenzione di ingannare il mercato. Diversa la lettura del gip dell’imputazione coatta (che agli atti aveva anche una nuova consulenza disposta dalla Procura generale) che aveva ravvisato nelle condotte dei manager presunti profili ingannevoli nei confronti del mercato perché quella contabilizzazione non aveva dissipato le ambiguità sui derivati»; secondo Bivona, vi sono responsabilità da parte di Viola, Profumo, Consob e Banca d’Italia nella falsificazione dei bilanci MPS, come riportato da un lancio dell’agenzia “Ansa” del 16 aprile 2018: «”Che Alexandria e Santorini fossero dei derivati era scritto più di 400 volte negli stessi contratti. Leggendoli, chiunque sarebbe dovuto saltare sulla sedia”». Lo ha detto Giuseppe Bivona, quale consulente di alcune parti civili, testimoniando al processo. «Secondo Bivona, nella vicenda Mps hanno responsabilità non solo gli ex vertici, ma anche le autorità di controllo come Bankitalia e Consob, e i vertici che hanno “ereditato” la banca dall’ex presidente Giuseppe Mussari. Oltre a Mussari, fra gli imputati ci sono l’ex direttore generale Antonio Vigni, l’ex responsabile dell’area finanza Gianluca Baldassarri e l’ex direttore finanziario Daniele Pirondini. Sono accusati, a vario titolo, di falso in bilancio, aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza. L’ex a.d Fabrizio Viola e l’ex presidente Alessandro Profumo “avevano tutte le informazioni necessarie – ha spiegato Bivona – Eppure, anche nei bilanci successivi al loro arrivo, quindi dal 2012 in poi, i derivati sono contabilizzati come titoli di Stato. Questa pratica è finita nel 2015, quando è intervenuta la procura”. “Nel 2012 un’ispezione di Bankitalia aveva rilevato che si trattava di derivati – ha ricostruito Bivona – nel 2013 lo hanno riconosciuto Nomura, controparte in Alexandria, e Deutschebank, controparte in Santorini, oltre al Riesame di Siena. Ne deriva che quei bilanci erano viziati. Eppure, nessuna autorità di vigilanza ha avuto da ridire sugli aumenti di capitale del 2014 e 2015. È stata la procura a fare quello che non avevano fatto Consob e Bankitalia”. Sia Consob sia Bankitalia sono parti civili al processo. A Milano è in corso anche l’udienza preliminare a carico di Profumo e Viola: per la seconda volta il pm ha chiesto il loro proscioglimento. Il 12 aprile, l’assemblea di Mps ha giudicato inammissibile la richiesta di azione di responsabilità promossa da Bivona nei confronti di Profumo e Viola», si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto; se ritenga che la mancata costituzione di parte civile contro Profumo e Viola da parte del presidente MPS Bariatti, vice presidente Turicchi e del consigliere Kostoris non integri un conflitto di interessi, essendo solidale la responsabilità del consiglio di amministrazione, gli stessi che come membri dello stesso consiglio avevano approvato l’ultima semestrale nel 2015 accusata di essere falsa; se non abbia il dovere, anche alla luce di una decisione che comporta pregiudizio al patrimonio di Monte dei Paschi di Siena, di attivarsi, per quanto di competenza, al fine di revocare il mandato dell’intero consiglio di amministrazione, mettendo all’ordine del giorno della prossima assemblea degli azionisti un’azione di responsabilità verso tutti i protagonisti del grave dissesto; se ritenga che le dichiarazioni di Profumo di avere agito nell’interesse dell’istituto e dei suoi azionisti, “in stretta collaborazione con Banca d’Italia e Consob”, non rappresentino la prova della responsabilità delle autorità vigilanti, che hanno sempre agito per tutelare gli interessi esclusivi delle banche e dei banchieri, calpestando i diritti di clienti, risparmiatori e lavoratori; quali misure urgenti intenda attivare, per restituire correttezza, trasparenza e legalità, sia nell’operato dei banchieri, sia soprattutto nello svolgimento delle funzioni di vigilanza da parte di Banca d’Italia e Consob.

Diamanti: continua la trattativa Adiconsum-Federconsumatori e Banco Bpm. Mercoledì assemblea pubblica a Modena

sassuolo2000.it 16.7.18

Continua la trattativa tra le associazioni dei consumatori Adiconsum e Federconsumatori con il Banco Bpm per cercare una soluzione alla “vicenda diamanti”. Dopo gli incontri del 9 luglio a Reggio Emilia e 12 luglio a Bergami, oggi – lunedì 16 luglio – i rappresentanti delle due associazioni e della banca si sono incontrati a palazzo Carandini a Modena.

Nelle riunioni si procede alla disamina delle posizioni individuali in modo da considerare le specificità proprie delle posizioni dei clienti. Per quanto riguarda le eventuali procedure già aperte dai clienti, le parti ricercheranno le idonee soluzioni al fine di privilegiare il processo valutativo nell’ambito degli incontri.

I prossimi incontri tra Adiconsum, Federconsumatori e Banco Bpm sono in programma giovedì 19 luglio a Verona e venerdì 20 luglio a Milano.

Per un aggiornamento sugli sviluppi, Adiconsum Emilia Centrale ha organizzato un’assemblea pubblica in programma dopodomani – mercoledì 18 luglio – dalle 16.30 alle 19 presso l’auditorium “Romano Artioli” a Modena (palazzo Europa, lato via Rainusso 58).

Per un’estate da dissidenti

di Giorgio Rizzi – 18 luglio 2018 lintellettualedissidente.it

Se non avete ancora fatto la scorta di libri per l’estate, e se non volete finire a rovistare tra gli anonimi scaffali dell’Autogrill nella speranza di trovare un romanzetto d’appendice appena digeribile, abbiamo selezionato per voi cinque titoli delle edizioni GOG e cinque liquori da abbinarvi per rendere più piacevole e suggestiva la lettura.

1) Escolios I

Escolios a un texto implícito - Nicolás Gómez Dávila

Il Nietzsche della Colombia non delude mai. Se pensate che lo stile aforistico sia roba per filosofi effemminati, Nicolás Gómez Dávila vi farà ricredere. Secco, provocante, pungente, a tratti ironico, questo filosofo reazionario – un cacciatore di ombre sacre sulle colline eterne – cambierà il vostro modo di guardare il mondo. In barba ai filosofi sistematici, ai pensatori prolissi e verbosi, alla pedanteria accademica, Gómez Dávila predilige la semplicità, le poche parole: Tra poche parole è difficile nascondersi, come tra pochi alberi. Più antimoderno di ogni antimoderno, il colombiano dà il massimo quando se la prende con i “falsi miti di progresso” e la retorica democratica – costruita sopra una piramide di crani –, ma anche quando commenta con disincanto il declino della borghesia e l’ascesa della società dei consumi. Questo non è un libro da spiaggia, non è un libro da leggere sotto l’ombrellone, immersi nel carnaio estivo di creme, sudore, tatuaggi e lettini. Finireste per disprezzare tutti. È un libro da leggere sulle colline eterne, in compagnia di unabottiglia di Rum colombiano invecchiato almeno quattordici anni in botti di rovere bianco.

2) Maledetti 70

Maledetti '70

Un vero e proprio tuffo spazio-temporale nelle acque più torbide e in quelle più gaie di una decade infuocata. Gli autori riescono a raccontare, attraverso le storie di personaggi inverosimili e bizzarri, l’atmosfera dei ’70: anni di piombo, anni maledetti, ma non solo. Insieme ad un’Italia a mano armata, c’è anche l’Italia imbambolata dalle forme della Fenech, l’Italia di Gianni Riva, quella che si innamora del genere polizziotesco con Maurizio Merli, quella che ascolta gli Squallor, quella che dirotta un boeing con Ralph Minchiello. Una stagione incredibilmente affascinante, raccontata con un metodo storiografico del tutto inconsueto, un metodo che non segue gli eventi cronologicamente, ma che in un ordine apparentemente casuale, come in un collage di volti e aneddoti, riesce a ritrarre con più fedeltà il modo in cui una generazione ha pensato e vissuto. Libro da leggere ovunque, in qualsiasi situazione, preferibilmente bevendo un bicchiere di cedrata Tassoni. In alternativa un Cynar.

3) L’evoluzione dei popoli

L'evoluzione dei popoli

La Francia vince il mondiale. Il cronista progressista parla di vittoria del multiculturalismo e dell’integrazione. E il buon Gustave Le Bon, una delle intelligenze più brillanti del secolo scorso, come avrebbe interpretato l’attuale situazione? Per fortuna ci ha lasciato questo saggio, frutto delle osservazioni fatte durante i suoi pellegrinaggi asiatici. Ebbene i popoli hanno un’anima, e ogni popolo possiede una costituzione mentale altrettanto fissa quanto i suoi caratteri anatomici. Biologico e psichico, terra e spirito, clima e morale, ambiente e cultura si legano indissolubilmente e danno vita ad un popologuidato più dai suoi morti che dai suoi vivi, da idee, tradizioni, opinioni, credenze, da un passato comune. Tuttavia, quando i popoli raffinano eccessivamente la loro intelligenza, sono destinata a decadere, perché solo i fanatici, d’intelligenza ristretta, ma di carattere energico e di forti passioni, possono fondare religioni, imperi e sollevare il mondo. Prima di Spengler e di Evola. Libro nostalgico, testimone di una borghesia in declino, impaurita dall’avvento della “ribellione delle masse”. Atmosfere esotiche. Si consiglia di accompagnare con un blended whiskey giapponese. Temperatura ambiente.

4) Il crepuscolo dei filosofi

Il crepuscolo dei filosofi

Ossigeno. Ossigeno intellettuale allo stato puro. Se anche voi avete scalato la montagna di fango della fenomenologia dello spirito di Hegel, se avete sputato sangue sull’a-priori di quell’eunuco piccolo-borghese di Kant, se vi siete arrovellati sul fumoso concetto di volontà in Schopenhauer, se ancora fate finta di aver capito l’eterno ritorno di Nietzsche, se avete detestato le utopie parascientifiche di quel disadattato di Comte, incapace persino di attuare per bene un suicidio, allora leggete Papini. Leggete come un ventiquattrenne, stanco di una vita passata sui libri a studiare questi nonni venerabili della modernità, decide di prenderli a cazzotti uno per uno, e liberarsi così da tutte le loro odiose sofisticazioni intellettuali. Papini ci insegna che la vita è altrove. La vita non è un sistema, tanto meno se questo sistema sta in piedi e funziona. La vita non è una formuletta. La vita è sporca, è fatta di sangue e di passione. Il libro fu recensito da Benedetto Croce, che ovviamente lo stroncò. Chissenefrega. Libro corrosivo. Assenzio verde.

5) Una donna alla finestra

Una donna alla finestra

Chi non è mai stato in Grecia di questo libro amerà solo la storia. Il voluttuoso ménage à trois tra il comunista in fuga, la bella borghese annoiata, e suo marito, un giovane seduttore italiano. Ma tutti gli altri, tutti quelli che in Grecia ci hanno messo piede anche solo una volta, verranno traghettati da Drieu La Rochelle in un viaggio sinestetico tra gli odori e i colori della Grecia, tra i profumi di foglia d’ulivo essiccata al sole e il giallo ocra delle distese di grano bruciato, dove l’azzurro del mare prende improvvisamente il sapore del timo selvatico. Drieu riesce con la forza delle parole a restituire i colori e i sapori della macchia mediterranea. Ma tutto questo è solo sullo sfondo. Al centro c’è una storia d’amore, c’è la fuga rocambolesca di un uomo combattuto tra questo amore e la rivolta inutile contro un mondo debole e prossimo alla decadenza. Libro da leggere in spiaggia, possibilmente in una bella caletta appartata nelle isole Cicladi. La lettura, se non vi piace l’Ouzo, può essere accompagnata dalla classica birra Mythos. Dal 2008, però, la Mythos fa parte del gruppo Carlsberg. Quindi vada per l’Ouzo, con buona pace del fegato.

Ferrovie-Anas, ecco perché M5S e Lega meditano di far deragliare la fusione

 startmag.it 18.7.18

Sventagliata di dubbi e critiche da parte di Movimento 5 Stelle e Lega sulla fusione Ferrovie-Anas decisa dai governi Renzi e Gentiloni e accolta con entusiasmo dal gruppo Ferrovie capeggiato dall’amministratore delegato, Renato Mazzoncini.

Oggi sia il ministro delle Infrastrutture e ai Trasporti, Danilo Toninelli (M5S), sia due esponenti di rilievo della Lega, i sottosegretario ai Trasporti, Edoardo Rixi e Armando Siri, hanno espresso rilievi di varia gradazione sull’operazione di integrazione di Anas in Ferrovie italiane.

La novità politica è che mentre finora erano stati i Cinque Stelle a stimmatizzare l’operazione già prima della campagna elettorale, mentre la Lega finora non si era esposta troppo sulla questione.

Ecco le parole di ministri e politici, con alcuni commenti recenti di economisti esperti di trasporti.

LE PAROLE DEL MINISTRO TONINELLI

“Sulla fusione Fs-Anas stiamo valutando. Se non dovessero esserci vantaggi nella fusione ma che si tratta di un’operazione solo finanziaria non ci sarà problema a tornare indietro”, ha detto Danilo Toninelli, ministro per le Infrastrutture e i Trasporti, a Rainews24.

IL COMMENTO DEL SOTTOSEGREARIO RIXI

Più nette le parole del leghista Rixi: “Siamo convinti che la fusione non sia inevitabile e questo governo non e’ favorevole all’accorpamento”, ha infatti detto il sottosegretario ai trasporti Edoardo Rixi (Lega) al quotidiano La Stampa evocando un possibile stop alla fusione tra Anas e Ferrovie. ”Crediamo – ha aggiunto – che le due società debbano restare divise perché hanno ruoli e compiti differenti. I servizi sono prioritari: Fs deve occuparsi dello sviluppo del trasporto passeggeri e della movimentazione delle merci, mentre Anas deve focalizzare le proprie energie alla gestione della manutenzione stradale”.

LE CRITICHE DEL SOTTOSEGRETARIO SIRI

Sulla stessa posizione anche il sottosegretario Siri: “Sulla fusione tra Ferrovie e Anas si faccia marcia indietro”, ha detto al Corriere della sera il sottosegretario alle Infrastrutture e i trasporti. “Si tratta di una scelta che non discende da un disegno di politica industriale ma si mettono insieme due realtà che hanno mission diverse tra loro – ha spiega l’esponente del Carroccio – Questo matrimonio non s’ha da fare, il compito di Ferrovie resta fare funzionare bene i treni, a cominciare dal trasporto locale che versa in condizioni di grave inefficienza, mentre quello di Anas è preoccuparsi della manutenzione corretta e puntuale delle strade. Non si vede la ragione per cui Ferrovie debba caricarsi di una serie di costi derivanti da Anas, con il rischio, tra l’altro di accollarsi tutto il contenzioso che pende sul bilancio di Anas”.

Siri fa riferimento a uno dei nodi della fusione, ossia “il colossale contenzioso con le ditte di costruzione e i fornitori accumulato nel corso degli anni e che ammonta alla bellezza di 9 miliardi di euro”, come ha scritto Daniele Martini in un articolo sul Fatto Quotidiano. “L’idea alla base dell’operazione su questo particolare dossier – dice a Start Magazine un addetto ai lavori che preferisce l’anonimato – è che evidentemente i governi precedenti hanno pensato che il colosso Fs fosse più in grado di Anas di spuntare oneri minori dal contenzioso che aveva Anas”.

I RILIEVI DELL’ECONOMISTA MARCO PONTI

Ma risparmierà davvero 40 milioni all’anno il nuovo soggetto Ferrovie dello Stato-Anas come detto quando fu annunciata l’integrazione? «L’oste ci continua a dire che il suo vino è buono», ha risposto l’economista dei trasporti Marco Ponti, alla domanda del giornale on line Linkiesta: “Non c’è stata alcuna analisi indipendente. I vantaggi si sarebbero potuti stimare solo con un’analisi effettuata da soggetti individuati con una gara internazionale. Sarebbe stata opportuna, perché avrebbe permesso una maggiore trasparenza sull’uso dei soldi pubblici».
I 40 milioni di risparmi annui, o meglio 400 milioni in dieci anni, sono il risparmio promesso dalle Fs dall’incorporazione di Anas e deriverebbero da sinergie su più fronti. “Sono tutte cose verosimili ma non dimostrabili. Le economie di scala non si ottengono in modo lineare: ci sono vantaggi fino a delle soglie, superate le quali non ci sono più risparmi», secondo l’economista Ponti: “Dobbiamo sapere se a fronte di risparmi diminuiranno i trasferimenti o se aumenteranno gli investimenti».

IL COMMENTO DEL PROF. UGO ARRIGO

In attesa che il quadro si chiarisca e che l’esecutivo gialloverde prenda le decisioni che al momento sta annunciando o abbozzando, Ugo Arrigo, docente di economia politica e finanza pubblica all’università Bicocca di Milano, autore di diversi studi sulle Ferrovie anche a livello comparato, ritiene che “l’operazione si possa smontare, sebbene sia difficile tornare indietro utilizzando strumenti privatistici”. “I due gestori delle reti, ferroviaria e autostradale – ha detto di recente a Business Insider Italia – andrebbero invece trasformati in un ente pubblico economico cambiandone tramite legge la natura giuridica, dopo avere portato fuori la parte del business di mercato dedicata ai treni, ossia Trenitalia. In questo modo – prosegue Arrigo – si andrebbe a proporre un modello di successo simile a quello svedese, con reti poco costose, efficienti e gestite in maniera integrata”.

La D.I.A. dà ragione alla Meloni: le mafie straniere esistono e trafficano in migranti

lavocedelpatriota.it Ulderico de Laurentis 18.7.18

Eppure ieri alla Camera M5S e Lega, votando come il PD, hanno respinto un emendamento di Fratelli d’Italia per lo studio di queste mafie considerandolo discriminatorio e addirittura di impedimento ai lavori della Commissione Antimafia

La Direzione Investigativa Antimafia ha presentato oggi a Roma il suo rapporto semestrale, indicando come in Italia esistano mafie straniere, organizzazione il cui business è anche “il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, con tutta la sua scia di reati ‘satellite’, per le proporzioni raggiunte, e grazie ad uno scacchiere geo-politico in continua evoluzione, è oggi uno dei principali e piùremunerativi business criminali, che troppe volte si coniuga tragicamente con la morte in mare di migranti, anche di tenera età”. Sono coinvolti “maghrebini, soprattutto libici e marocchini, nel trasporto di migranti dalle coste nordafricane verso le coste siciliane”.

La relazione semestrale della DIA descrive lo scenario criminale nazionale come “segnato da un’interazione tra i sodalizi italiani e quelli di matrice straniera, l’agenzia inoltre sottolinea come “lo scenario criminale nazionale” continui ad “essere segnato da un’interazione tra i sodalizi italiani e queli di matrice straniera”, mentre la collaborazione tra associazioni malavitose italiane e straniere assume “connotazioni particolari a seconda dell’area geografica in cui tali sinergie vengono a realizzarsi. Nelle regioni del Sud Italia i gruppi stranieri agiscono, tendenzialmente, con l’assenso delle organizzazioni mafiose autoctone mentre, nelle restanti regioni, tendono a ritagliarsi spazi di autonomia operativa, che sfociano anche in forme di collaborazione su piani quasi paritetici”.

Eppure proprio ieri la bagarre alla Camera, quando Lega, M5s votano insieme al PD contro la proposta di Fratelli d’Italia di inserire tra le linee prioritarie della Commissione Antimafia lo studio delle mafie cinese. e nigeriana. «Non è vero che gli emendamenti che stiamo presentando –  aveva puntualizzato Giorgia Meloni – impedirebbero alla commissione di indagare su tutte le mafie straniere. Noi chiediamo sia data una priorità a quei fenomeni che non sono stati ancora adeguatamente studiati, com’è appunto la mafia nigeriana, pressoché sconosciuta fino alla drammatica vicenda di Pamela Mastropietro. Noi diciamo: occupiamoci della mafia, anche straniera, con particolare riguardo ai fenomeni che conosciamo meno».

Ma ecco cosa si legge nei rapporti della DIA a proposito di queste mafie.

Criminalità Cinese

Come rilevato nel tempo – scrive la DIA – la criminalità cinese rivolge i suoi interessi criminali prevalentemente al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (finalizzata alla “tratta”, al lavoro “nero” e alla prostituzione), ai reati contro la persona (talvolta commessi nell’ambito di azioni intimidatorie o scontri tra appartenenti a gruppi contrapposti), alle rapine ed estorsioni in danno di connazionali, alla contraffazione di marchi648, al contrabbando di sigarette, alla falsificazione di documenti, settori ai quali vanno aggiunte, seppur in maniera residuale, le attività connesse al gioco d’azzardo e ai traffici di stupefacenti, in particolare metanfetaminici (tipo Shaboo), talvolta praticati in collegamento con la comunità filippina. Tali condotte delittuose fungono spesso da reati-presupposto per altri delitti, quali il riciclaggio e il reimpiego di capitali.

Criminalità Nigeriana

La criminalità nigeriana si caratterizza per l’alta specializzazione nei traffici di stupefacenti, nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e nella tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento della prostituzione.

La presenza di comunità di cittadini nigeriani, tra i quali numerosi irregolari, riguarda buona parte del territorio nazionale, dal nord (Piemonte, Lombardia e Veneto), al centro e sud Italia (in Campania, nell’area domiziana, ed in Sicilia, in particolare a Palermo). In Italia, così come in altri Paesi, è stata da tempo riscontrata l’operatività delle organizzazioni criminali nigeriane, di matrice “cultista”, tra le quali emergono per il numero dei componenti la “Supreme Eye Confraternity (SEC)” e la “Black Axe Confraternity”. Tali gruppi, ramificati a livello internazionale, si caratterizzano per la forte componente esoterica, a sfondo voodoo o ju-ju, che va ad influire in maniera sostanziale sul reclutamento e sull’operato dei partecipanti, nonché, data l’alta valenza suggestiva, anche sulle stesse vittime del reato di tratta che restano, così, indissolubilmente legate, per timore di ritorsioni, ai trafficanti. I rituali,

praticati con unghie, capelli e sangue delle vittime, mediante la pronuncia di un giuramento nella mani delle cd. maman – donne più anziane, a loro volta nel passato vittime, spesso, di tratta – inducono le malcapitate a perdere il senso della propria individualità, nella convinzione di essere oramai divenute “proprietà” di altri.

In tale contesto, proprio la tratta degli esseri umani finalizzata alla prostituzione costituisce un’importante fonte di finanziamento per la criminalità nigeriana. Si può, ormai, parlare di una collaudata metodologia operativa che interessa l’intera filiera connessa allo sfruttamento della prostituzione, che inizia con il reclutamento delle donne in Nigeria, sino alla produzione di falsa documentazione, per la regolarizzazione sul territorio nazionale della loro posizione.

Soros e il Mito della “Democrazia Europea”: Una Rivelazione Shock

controinformazione.info 18.7.18

DI ALEX GORKA

Ormai è un segreto di pulcinella che la “rete di Soros” abbia un’ampia sfera d’influenza sul Parlamento europeo e su altre istituzioni dell’Unione europea.

La lista di Soros è stata resa pubblica recentemente. Il documento elenca 226 parlamentari europei provenienti da tutto lo spettro politico, tra cui l’ex Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, l’ex presidente del Belgio Guy Verhofstadt, sette vicepresidenti e un numero di commissari, coordinatori e questuanti vari.

Queste persone portano avanti le idee di Soros, come ad esempio far entrare più migranti, matrimoni dello stesso sesso, integrazione dell’Ucraina nella UE e contrasto alla Russia. I membri del Parlamento Europeo sono 751 e questo significa che gli amici di Soros occupano più di un terzo dei seggi.

George Soros, investitore ungaro-americano e fondatore e proprietario della ONG Open Society Foundations , ha potuto incontrare il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker in un “incontro a porte chiuse e senza nessuna agenda ufficiale” , cosa che ha sottolineato come le proposte della UE per ridistribuire le quote di migranti tra i vari paesi siano molto vicine ai programmi studiati da Soros per affrontare la crisi.

Il finanziere miliardario crede che l’Unione europea debba accogliere milioni di immigrati provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa settentrionale, fornendo a ciascuno di essi un aiuto annuale di 15.000 euro e collocare questi migranti in un qualsiasi Stato membro dove i migranti non vogliono andare e dove non sono necessariamente benvenuti.

Il Primo Ministro ungherese Viktor Orbán ha accusato la EU di “essere manipolata” da Soros e crede che la politica delle frontiere aperte proposta dal miliardario sia il motivo della campagna contro l’Ungheria. Il motivo è il tentativo del governo (ungherese) di intraprendere una azione legale con una nuova legge che richiede che le ONG, sostenute da stranieri – molte delle quali finanziate da Soros – indichino i nomi dei loro grandi donatori d’oltremare su un pubblico registro e che le fonti dei loro finanziamenti siano trasparenti . Il governo ungherese sta impegnandosi per chiudere l’Università Centrale Europea di Budapest, fondata da Soros.

“Tutta l’Unione europea è in difficoltà perché i suoi capi ed i suoi burocrati adottano decisioni come queste”, ha dichiarato Orbán.

“La popolazione appoggia l’ideale dell’Unione Europea, ma allo stesso tempo, non può sopportare la sua leadership, quando insulta gli Stati membri con cose del genere e quando abusa dei suoi poteri. Tutti in Europa possono vederlo e per questo la leadership europea non viene rispettata”.

George Soros con Gentiloni

Il gruppo di Visegrad sta cercando di resistere alla pressione della UE sulla politica degli immigrati. La European Commission of Migration and Home Affairs sta spingendo per un nuovo disegno di legge che renda obbligatori i contingenti di migranti e almeno 30 amici di Soros lavorano per questa commissione.

Molte delle persone elencate nel documento sono note per i loro attacchi contro la Russia. Per esempio, Rebecca Harms, deputata tedesca del Partito dei Verdi, chiede regolarmente al Parlamento europeo un regime di sanzioni contro Mosca ancora più duro. Guy Verhofstadt accusa la Russia di essere responsabile di qualsiasi cosa vada male in Europa. Il suo articolo Putting Putin in his Place ha fatto molto rumore l’anno scorso. Nel 2012, l’ex premier croato Tonino Picula, che era Capo di una missione di osservatori dell’OCSE, sostenne che le elezioni presidenziali russe del 2012 erano state irregolari e “manipolate” a favore di Vladimir Putin.

L’elenco di Soros mette in luce la questione di cosa renda le politiche attuate dalla UE contrarie agli interessi degli europei. La risposta è la corruzione. I politici corrotti da Soros ballano con la sua musica e lottano contro i tentativi dei leader nazionali di proteggere gli interessi dei propri popoli.

Spesso chi si oppone a quelle politiche deve confrontarsi con la resistenza delle élite politiche del proprio paese. Lo scontro tra il Primo Ministro Orbán e la rete di Soros è un buon esempio che può spiegare come funziona. Il Parlamento europeo sotto l’influenza degli amici di Soros sta spingendo l’Europa a suicidarsi facendo entrare migranti a milioni.

Questo dimostra che la democrazia europea è solo di facciata e nasconde le attività di una struttura di potere vicina ad un sistema feudale in cui è il Signore locale che tiene le redini. Difficilmente si può dire potere al popolo.

La pubblicazione delle liste di Soros fornisce un indizio per comprendere chi governa veramente la UE e chi istighi sentimenti russofobi in Europa. In realtà, questo succede ogni volta che un paese della UE – come l’Ungheria – si trovi sulla stessa barca della Russia e che si oppone alle stesse forze USA, per proteggere la propria sovranità e la propria indipendenza.

Questo è il momento giusto per gli europei per cominciare a pensare a cambiare il sistema in modo da eliminare qualsiasi pressione esterna.

Alex Gorka

Traduzione: Bosque Primario

Fonte : www.strategic-culture.org

Vedi anche: La lista dei 14 parlamentari italiani di Soros

Banche: Abete; Di Maio faccia nomi, critiche un boomerang

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

“Siamo fiduciosi che la politica rispetti le imprese qualunque mestiere facciano; se ha delle critiche faccia nomi e cognomi motivandole perche’ le critiche generiche non funzionano e diventano un boomerang per che le ha fatte”.

Replica così Luigi Abete, presidente di Bnl e della Febaf, all’attacco alle banche fatto dal vicepremier, Luigi Di Maio. Parlando alla giornata dell’investitore istituzionale, organizzato da Febaf, Abete non entra nel merito della questione ma spiega di aver “fatto il presidente di Confindustria 25 anni fa e anche allora c’era la politica giustizialista da un lato e quella giustificazionista dall’altro. Non va bene nè la prima nè la seconda. Le imprese hanno un nome e un cognome, una storia e delle responsabilità”.

“Se ci sono delle situazioni che meritano di essere identificate -continua- lo si dica altrimenti sono atteggiamenti che oggi il mondo del giornalismo e non io, chiamerebbe populistici perché fanno parte del modo di fare politica in Italia. Non solo da parte di una singola forza politica ma direi in generale da parte di molte forze politiche. Quindi non entro in un dibattito che non merita di essere attivato”, conclude Abete.

pev

(END) Dow Jones Newswires

July 18, 2018 06:58 ET (10:58 GMT)

Caltagirone, Mainetti, Palenzona e De Agostini, come volano i mattoni sugli immobili di Enasarco

 startmag.it 18.7.18

Il gruppo Caltagirone corre indirettamente in soccorso della sgr Sorgente di Mainetti nell’intricata vicenda dei fondi immobiliari della fondazione Enasarco? Fatti, nomi, numeri e indiscrezioni

Si arroventa il dossier degli immobili Enasarco.

Dopo il ricorso al Consiglio di Stato studiato dalla sgr Sorgente di Valter Mainetti, esclusa dalla gestione di due fondi immobiliari della fondazione Enasarco dopo che l’ente ne ha affidato la gestione a DeA Capital e Prelisos, scende in campo anche la sgr ex Mps, Fabrica, che fa capo ora al gruppo Caltagirone.

Ecco le ultime novità e la ricostruzione della vicenda che preoccupa non poco l’immobiliarista Mainetti, tra l’altro editore del quotidiano del Foglio con rapporti non troppo sereni con il fondatore Giuliano Ferrara e con il direttore Claudio Cerasa.

Oggi Mf/Milano Finanza scrive che “Fabrica sgr avrebbe deciso di rivolgersi all’Anac per il fatto di non essere stata chiamata a prendere parte al beauty contest nonostante si tratti di una delle principali sgr immobiliari del mercato”. La società di gestione del risparmio Fabrica, in passato del Monte dei Paschi di Siena, è ora riconducibile al gruppo Caltagirone visto che è controllata paritariamente da due aziende della galassia del costruttore ed editore, Azufin e Fincal (non a caso sia nel cda che nel collegio sindacale compaiono manager e professionisti storicamente vicini all’imprenditore; il presidente della sgr è Fabrizio Caprara, direttore amministrativo della Caltagirone spa e il vicepresidente è Mario Delfini, tra i manager di lungo corso più vicini al gruppo Caltagirone).

Il presidente della Fondazione Enasarco, Gianroberto Costa, in un’intervista a Mf/Milano Finanza del 10 luglio, ha sostenuto che la Fondazione Enasarco si era trovata ad agire d’urgenza per evitare che, in base ad alcune clausole del contratto, Sorgente acquisisse il diritto di vendere gli immobili dei fondi. “Per questo secondo Costa non c’era motivo di muoversi tramite una gara europea visto che in ballo c’era un investimento finanziario e non un appalto di servizio”, fa notare oggi Anna Messia di Mf.

Ma anche Sorgente si sarebbe mossa: indiscrezioni di ambienti legali parlano di un ricorso al Consiglio di Stato per chiedere una sospensiva d’urgenza.

Che cosa ha fatto scatenare la reazione di Sorgente e Fabrica? Enasarco, l’ente dei rappresentanti e agenti di commercio, ha trovato i due nuovi gestori dei fondi che fino a pochi mesi fa era affidati al gruppo Sorgente di Valter Mainetti, con cui Enasarco ha un intricato contenzioso e che ha condotto la Finanza a visitare Sorgente.

A sostituire Sorgente saranno “altri due player strutturati del mercato italiano, ovvero la quotata Prelios sgr e Dea Capital Real Estate (ex Idea Fimit), braccio immobiliare della società d’investimento che fa riferimento al gruppo De Agostini delle famiglie Boroli e Drago”, ha svelato a fine giugno Andrea Montanari.

In particolare, secondo lo schema definito dalla fondazione Enasarco, è stato assegnato a Prelios, la società presieduta da Fabrizio Palenzona e guidata dal direttore generale Riccardo Serrini e che ha un portafoglio complessivo (tra Italia ed Europa) di oltre 20 miliardi di assets under management, la gestione del fondo Megas, che attualmente ha un totale attivi superiore a 500 milioni. Mentre a Dea Capital Real Estate, la società guidata dall’ad Emanuele Caniggia, leader in Italia nel settore con 9,5 miliardi di masse in gestione e 45 fondi immobiliari, Enasarco ha assegnato la gestione del comparto Michelangelo Due (fa parte del fondo Donatello) che ha un attivo superiore ai 350 milioni. Nel portafoglio dei due fondi ci sono immobili di pregio come ad esempio la Galleria Alberto Sordi di Roma.

Perché la mossa di Fabrica, dunque del gruppo Caltagirone, è vista dagli addetti ai lavori come una manovra indiretta pro Mainetti?

Significativo un passaggio di un recente lancio di agenzia di Askanews rilanciato da Dagospia il 29 giugno: “Se si fossero oltrepassati i tre mesi dalla revoca, senza aver completato l’iter per l’assegnazione ai nuovi gestori, i due Fondi sarebbero tornati a Sorgente sgr per essere liquidati. Ciò avrebbe consentito di portare a conclusione le trattative per la vendita del patrimonio del fondo Megas, come quelle avviate da alcuni mesi con primari operatori del settore come Hines e Kkr”.

Il presidente della fondazione Enasarco, Costa, in un’intervista a Mf/Milano Finanza del 10 luglio, ha sostenuto però he la Fondazione Enasarco si era trovata ad agire d’urgenza per evitare che, in base ad alcune clausole del contratto, Sorgente acquisisse il diritto di vendere gli immobili dei fondi. “Per questo secondo Costa non c’era motivo di muoversi tramite una gara europea visto che in ballo c’era un investimento finanziario e non un appalto di servizio”, fa notare oggi Anna Messia di Mf.

Ma anche Sorgente, ovviamente, non sta con le mani in mano come Caltagirone (che in questa partita gioca contro Palenzona; una notizia nella notizia, si direbbe): indiscrezioni di ambienti legali parlano di un ricorso al Consiglio di Stato da parte di Sorgente sgr per chiedere una sospensiva d’urgenza.

La battaglia legale e finanziaria tra Enasarco e Sorgente, dunque, continua.

Di Maio attacca le banche: sistema arrogante, la deve pagare

tg24.sky.it 18.7.18

Luigi Di Maio a Gioia Tauro (Ansa)

Il vicepremier da Gioia Tauro: alcuni istituti “si sono infischiati di risparmiatori e Stato. Noi stiamo con imprenditori, non con prenditori”. Il ministro dell’Economia Tria intanto frena su moratoria riforma Bcc: solo ritocchi

“Il sistema bancario la deve pagare perché ha avuto un atteggiamento arrogante infischiandosene dei risparmiatori e dello Stato ed è stato protetto da ambienti politici sia in questa regione che a livello nazionale”. Il vicepremier Luigi Di Maio ha attaccato le banche durante la sua visita a Gioia Tauro nello stabilimento dell’imprenditore Nino De Masi. “Se vogliamo sostenere le imprese dovremo ridurre l’arroganza di certe organizzazioni, quelle illegali e anche di alcune legali”, ha detto il ministro del lavoro aggiungendo: “Al Mef, quando ancora io non c’ero, il Monte dei Paschi di Siena ha preso degli impegni e li deve mantenere. Faremo di tutto per farglieli rispettare. Se non lo farà avvieremo tutti gli strumenti che servono”.

Di Maio a Gioia Tauro

“Noi stiamo con gli imprenditori. Coloro che hanno preso soldi e poi sono scappati non sono amici di questo governo”, ha detto Di Maio. “Noi siamo con imprenditori come De Masi che si sono scontrati prima con la ‘ndrangheta e sono sotto scorta e poi con l’atteggiamento mafioso di alcune banche. Questi non solo vanno difesi ma sono nostri amici”. La vicenda di Nino De Masi – l’imprenditore che ha denunciato alcune banche per usura – “ci ha dimostrato – ha poi detto il ministro – che la mafia è un atteggiamento e questo atteggiamento a volte lo troviamo nelle organizzazioni criminali ma a volte lo troviamo anche nelle banche, visto e considerato che quello che ha passato questa azienda non è dovuto solo alle organizzazioni criminali ma anche ad un’altra tragica spirale in cui è finita, che è quella del credito, quella dell’usura bancaria”.

Tria frena su moratoria riforma Bcc

Intanto il ministro dell’economia Giovanni Tria frena sulla possibilità, promossa soprattutto dalla Lega, di una moratoria della riforma delle Bcc varata dall’esecutivo Renzi e ormai sul punto di decollare. Durante un’audizione al Senato il ministro ha aperto alla possibilità di “ritocchi”: la revisione dei requisiti professionali e la soglia di accesso a soggetti esterni. Due temi che erano stati posti in dubbio da molti e che forse potrebbero essere oggetto di modifica. Ma l’impianto generale resta saldo. Ora resta da capire in che modo l’esecutivo si muoverà per accogliere, nel caso, queste modifiche. Si parlava di una proroga limitata di qualche mese oggetto di un decreto già venerdì 20 luglio, una ipotesi al momento senza conferme.

Macchie di sangue false sulla Sindone? Una ricerca flop!

Gelsomino Del Guercio| Lug 17, 2018 it.aleteia.org

Wikipedia

Solo alcune macchie di sangue sarebbero compatibili con la posizione di un uomo crocifisso; il resto – almeno la metà – sarebbero false. È il risultato di una nuova ricerca sulla Sindone di Torino. In pratica, molte macchie non troverebbero giustificazione in nessuna posizione del corpo, né sulla croce né nel sepolcro.

 

A indicarlo sono i dati pubblicati sul Journal of Forensic Sciences e basati su un esperimento che, con le tecniche di medicina forense, ha ricostruito la formazione delle macchie. Condotto da Matteo Borrini, dell’università di Liverpool, e Luigi Garlaschelli, del Cicap (Comitato italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze).

Come la scena di un crimine

«Partendo da fotografie in scala reale, quindi in altissima risoluzione – ha spiegato all’Adnkronos (16 luglio) Borrini, antropologo forense – attraverso l’analisi delle tracce ematiche, così come si fa sulla scena di un crimine, abbiamo voluto verificare come potevano essersi formate, in base alle incontrovertibili leggi della fisica».

La posizione

L’analisi di Borrini e Garlaschelli non ha lesinato l’uso di tecniche tipiche delle scene del crimine con sangue vero e sintetico. «L’unica ipotesi compatibile – spiega ancora Borrini – vedeva le braccia molto estese verso l’alto, in una posizione superiore a 45 gradi. Una posizione plausibile, anche pensando alla ‘Crocefissione’ del Mantegna”».

La sacca

Per riprodurre il sanguinamento delle mani gli esperti hanno attaccato una sacca di sangue con una cannula. In tal modo i rivoletti di sangue sul polso avrebbero dimostrato «un orientamento diverso rispetto a quello degli avambracci e su una croce non è possibile» (La Stampa, 16 luglio).

Due variabili

Bruno Barberis, Coordinatore del Comitato scientifico del Centro Internazionale di Sindonologia di Torino, spiega ad Aleteia che «la tecnica usata non è riconosciuta a livello scientifico e in Usa ha già causato diversi errori giudiziari. Studiare il comportamento del sangue, significa conoscerne le caratteristiche. Per di più nella Sindone dobbiamo tenere in considerazione anche le peculiarità del telo su cui è poggiato il corpo. Quindi le variabili da valutare sono molteplici».

© P.M WYSOCKI / LUMIÈRE DU MONDE

Il sangue

Nel dettaglio «riprodurre in laboratorio su un altro corpo o su un manichino le caratteristiche del sangue della Sindone, in quelle determinate condizioni, non è possibile. Non si era a conoscenza della pressione nel momento in cui il corpo è stato trasportato, né della viscosità, ecc. Nel video dell’esperimento si nota, ad esempio, un flusso sanguigno molto veloce, ma un uomo crocifisso, che sicuramente è disidratato, ha una viscosità del sangue nettamente più alta».

Il telo

«Poi – prosegue Barberis – c’è il telo, come dicevo, che aveva delle pieghe, una certa elasticità al momento del trasporto del corpo che nel tempo inevitabilmente è cambiata per l’usura dello stesso. Non abbiamo neppure la certezza della posizione originaria del corpo, nè sappiamo se è stato spostato o mosso».

“La ricerca ossessiva dello scoop”

Pertanto la ricostruzione fatta da Borrini e Garlaschelli è «aleatoria». «Questo studio, a mio avviso, non va assolutamente tenuto presente perché non tiene conto delle relazioni dinamiche del cadavere e del telo. Relazioni assolutamente variabili».

«La ricerca – sottolinea il matematico – è stata presentata la prima volta nel 2014, la seconda nel 2015 ed è diventato un articolo scientifico solo quattro anni dopo: una prassi che sembra piuttosto strana. L’impressione è di una ricerca superficiale e approssimativa, quasi la ricerca ossessiva di uno scoop che non c’è». 

 

Perché serve una gita scolastica al Mattatoio

comedonchisciotte.org 18.7.18

DI CHAS NEWKEY-BURDEN

TheGuardian.com

Tom Heap, presentatore del programma televisivo della BBC Countryfile, ha ragione a chiedere che vengano fatte delle visite scolastiche ai macelli. È tempo che i bambini imparino a conoscere la verità su come si produce il cibo.

Se le pareti dei macelli fossero trasparenti, quanti ancora comprerebbero la carne?

Da vegano, appoggio in pieno Countryfile e la richiesta di Tom Heap di portare i bambini delle scuole in visita ai macelli. Perché non farlo? – vogliamo convincerci che far conoscere la verità su come si produce quello che mangiamo sia così orribile da dover essere tenuta segreta?

Il consumo di carne è una parte importante della nostra vita ed è una parte che nascosta, come nel mondo delle favole. Le immagini che vediamo sui libri per bambini raffigurano allegre, grandi fattorie con tanti animali felici. I supermercati vendono “uova felici”, salsicce che riproducono maiali felici vestiti da “jolly” e carne di pollo “ruspante”. C’è McDonald’s che, quando i bambini comprano un hamburger, regala perfino una mucca-giocattolo-che-sorride.

Come dovrebbero essere però le confezioni di salsicce, o di bacon, se fossero realistiche? La realtà è che molti maiali vengono allevati dentro una cassa appena più grande del loro corpo e, in quelle casse, vivono per mesi in condizioni infernali, poi qualcuno tagliano loro la coda senza anestetico e li lascia squittire come bambini terrorizzati quando vengono gasati. Come dovrebbe essere il loro logo?

Chi è a capo dei produttori di carne è piuttosto irritato dall’idea che i bambini vedano come funzionano i macelli al loro interno –  e ha ragione ad  esserlo. Tra il 2009 e il 2016, una squadra di Animal Aid ha segretamente filmato l’interno di 11 macelli della GB scelti a caso e ha trovato prove chiare di crudeltà in 10 di questi macelli.

Un portavoce della British Meat Processors Association ha detto che in un mattatoio difficilmente si potrebbero ospitare più di pochi bambini al giorno. Cosa assai curiosa se da quelle porte riescono a far uscire – ogni anno – più di un miliardo di animali allevati in mattatoio.

I bambini spesso sono più sinceri dei loro genitori ed è l’innocenza dei bambini che vogliamo proteggere, ma dalla loro innocenza potremmo anche imparare qualcosa.  Crediamo che un bambino potrebbe vedere degli animali che soffrono e dire che l’unica cosa che possiamo fare e cercare di mantenere tutto nascosto? Tutto segreto?

Lasciamo che i bambini conoscano la verità. Forse dopo queste visite potrebbero anche chiedere ai bambini che cosa vogliono mangiare a pranzo. Potremmo chiedere se vogliono mangiare un piatto di carne o un piatto di vegetali. Mi sembra che sarebbe veramente educativo.

 

 

Fonte: https://www.theguardian.com

Link: https://www.theguardian.com/world/shortcuts/2018/jul/03/school-trips-to-abattoirs-essential-countryfile-presenter-tom-heap

3.07.2018

Banco Bpm chiuderà più di 200 filiali

Rosario Murgida finanzareport.it 18.7.18

La banca ha deciso di razionalizzare la sua presenza sul territorio con il taglio di centinaia di sportelli. Le chiusure saranno completate entro fine anno

Banco Bpm ha deciso di mettere mano alla sua rete commerciale. Secondo le ultime indiscrezioni di stampa, il consiglio di amministrazione di ieri, oltre a discutere del processo di dismissione delle sofferenze, avrebbe anche accesso il semaforo verde su un progetto di razionalizzazione presentato dall’amministratore delegato Giuseppe Castagna.

In particolare Castagna avrebbe proposto la chiusura entro fine anno di 214 filiali presenti sul territorio, soprattutto nelle aree più presidiate. Il taglio riguarderà quasi equamente gli sportelli delle due vecchie banche protagoniste della fusione che ha dato vita a Banco Bpm, la Banca Popolare di Milano e il Banco Popolare. 

A Piazza Affari il titolo tratta, alle 9,31, in ribasso dell’1,47% a 2,6425 euro. 

Banche: la lettera del Bundestag alla Bce (MF)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

“I risultati delle elezioni italiane del 4 marzo hanno provocato disordini nei mercati finanziari del Paese”.

Il parlamentare liberale Frank Schaffler ha introdotto cosi’ nella lettera del 6 giugno consultata da Mf e indirizzata al presidente del Bundestag Wolfgang Schauble le domande da rivolgere alla Vigilanza Bce sulle banche italiane.

Il documento e’ stato girato il 13 giugno da Schauble al presidente del Single Supervisory Board Daniele Nouy. Nella lettera Schaffler ha espresso preoccupazione per l’aumento dei tassi sui titoli di Stato, considerati “una significativa fonte di rischio per le banche a causa del legame Stato-banche”. Secondo il parlamentare tedesco, il sistema bancario italiano avrebbe potuto ritrovarsi davanti a “sfide importanti”, considerando “l’elevato ammontare di crediti deteriorati” in aggiunta allo scenario sui bond. Perciò, nella lettera di tre pagine (spedita anche al Single Resolution Board) Schäffler ha posto quattro blocchi di domande: i primi due riferiti a informazioni di bilancio, mentre gli ultimi due legati a valutazioni di Bce e Srb sulle banche italiane nel caso di ulteriore aumento dei tassi o persino di default o uscita del Paese dall’Eurozona.

red/lab

(END) Dow Jones Newswires

July 18, 2018 02:08 ET (06:08 GMT)

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