L’INCHIESTA SHOCK DE LA VERITÀClandestini, quando si dice risorsa…

il populista.it 21.7.18

Il titolare dei centri accoglienza di Benevento si faceva foto in posa con la Ferrari e la Porsche. I richiedenti asilo, intanto, eran costretti a bere l’acqua di un pozzo. Come in Africa

L’ha intitolato La mangiatoia il reportage che mercoledì scorso ha pubblicato il quotidiano La Verità, andando a far le pulci sul business dell’immigrazione clandestina. Con un titolo più che eloquente: “In troppi ingrassano sulla pelle dei disperati”. Il giornale di Belpietro ha sottolineato come, “per fare la cresta sui 35 euro giornalieri che lo Stato destina ad ogni migrante, sono esplosi i casi di sfruttamento. Cibo scaduto, igiene assente, punizioni corporali per chi si ribella: da Nord a Sud sono decine le coop finite sotto inchiesta per i trattamenti degli dei lager”. E poi i buonisti hanno la faccia tosta di dire che la Libia non è un rifugio sicuro? Gheddafi se la ride dalla tomba.

Avremo modo di tornare più volte sull’argomento, perché gli esempi si sprecano. La Verità cita il caso di Benevento, ove “la Prefettura aveva affidato 770 migranti al consorzio Malaventum, che nel nome è un programma. Per anni il dominus dell’organizzazione, Paolo Di Donato, ha incassato circa 30mila euro al giorno dallo Stato per accogliere gli immigrati nelle sue tredici strutture. Che in tasca gli girassero molti soldi non ne ha mai fatto mistero, visto che postava su Facebook sue foto su una Ferrari rossa fiammante, su una Porsche e un selfie al timone di un motoscafo con sfondo i faraglioni di Capri. Peccato però che tenesse gli ospiti ammassati in palazzine dove i profughi erano costretti a bere e lavarsi con l’acqua di un pozzo, dal momento che quella potabile non c’era”.

“Di Donato è ai domiciliari”, scrive La Verità, “perché la Procura lo accusa di aver organizzato un sistema di corruzione per cui gli venivano assegnati più migranti di quanti potevano ospitarne i suoi centri”. E il risultato s’è visto.