Sergio Marchionne non è più il capo di FCA

Il post.it 21.7.18

Il cda lo ha sostituito con Mike Manley, a causa di problemi di salute: era in carica da nove anni

Nel corso di una riunione straordinaria il consiglio di amministrazione di FCA, la società discendente dell’azienda nota come FIAT, ha deciso la rimozione di Sergio Marchionne dalla carica di CEO, che deteneva dal 2009. Marchionne sarà sostituito dal manager inglese Mike Manley. La notizia non è ancora ufficiale ma è stata confermata da tutti i principali giornali italiani compresa La Stampa, controllata dagli stessi proprietari di FCA.

Marchionne, considerato fra i manager più capaci nel settore delle automobili, aveva già annunciato che si sarebbe dimesso nel 2019 ma alcuni problemi di salute di cui soffre hanno accelerato i tempi, come dice il comunicato ufficiale FCA.

In riferimento alle condizioni di salute di Sergio Marchionne, Fiat Chrysler Automobiles comunica con profonda tristezza che in settimana sono sopraggiunte complicazioni inattese durante la convalescenza post-operatoria del Dr. Marchionne, aggravatesi ulteriormente nelle ultime ore. Per questi motivi il Dr. Marchionne non potrà riprendere la sua attività lavorativa. Il Consiglio di Amministrazione di Fiat Chrysler Automobiles, riunitosi in data odierna, ha espresso innanzitutto la sua vicinanza a Sergio Marchionne e alla sua famiglia sottolineando lo straordinario contributo umano e professionale che ha dato alla Società in questi anni.

Il presidente di FCA John Elkann ha aggiunto questa dichiarazione:

Sono profondamente addolorato per le condizioni di Sergio. Si tratta di una situazione impensabile fino a poche ore fa, che lascia a tutti quanti un senso di ingiustizia.

Il mio primo pensiero va a Sergio e alla sua famiglia. Quello che mi ha colpito di Sergio fin dall’inizio, quando ci incontrammo per parlare della possibilità che venisse a lavorare per il Gruppo, più ancora delle sue capacità manageriali e di una intelligenza fuori dal comune, furono le sue qualità umane, la sua generosità e il suo modo di capire le persone.

Negli ultimi 14 anni, abbiamo vissuto insieme successi e difficoltà, crisi interne ed esterne, ma anche momenti unici e irripetibili, sia dal punto di vista personale che professionale.

Per tanti Sergio è stato un leader illuminato, un punto di riferimento ineguagliabile. Per me è stato una persona con cui confrontarsi e di cui fidarsi, un mentore e soprattutto un amico. Ci ha insegnato a pensare diversamente e ad avere il coraggio di cambiare, spesso anche in modo non convenzionale, agendo sempre con senso di responsabilità per le aziende e per le persone che ci lavorano. Ci ha insegnato che l’unica domanda che vale davvero la pensa farsi, alla fine di ogni giornata, è se siamo stati in grado di cambiare qualcosa in meglio, se siamo stati capaci di fare una differenza. E Sergio ha sempre fatto la differenza, dovunque si sia trovato a lavorare e nella vita di così tante persone.

Oggi, quella differenza continua a farla la cultura che ha introdotto in tutte le aziende che ha gestito e ne è diventata parte integrante. Le transizioni che abbiamo appena annunciato, anche se dal punto di vista personale non saranno prive di dolore, ci permettono di garantire alle nostre aziende la massima continuità possibile e preservarne la cultura. Per me è stato un privilegio poter avere Sergio al mio fianco per tutti questi anni. Chiedo a tutti di comprendere l’attuale situazione, rispettando la privacy di Sergio e delle persone che gli sono più vicine.

Mike Manley ha 54 anni ed è un ingegnere che ha passato gran parte della sua carriera nel settore delle auto: dal 2009 è CEO del marchio Jeep, che fa capo a FCA. Manley non ha ancora commentato pubblicamente la sua nomina.

Marchionne ha 66 anni: entrò in Fiat nel 2004 e oltre alla carica di amministratore delegato era anche presidente di Ferrari e CNH, un gruppo industriale italo-statunitense e amministratore delegato di FCA. Come ha scritto Fabio Savelli sul Corriere della Sera, Marchionne «venne indicato come CEO dell’allora Fiat nel 2004, a pochi giorni dalla morte di Umberto Agnelli, il primo a credere in lui tanto da cooptarlo in Consiglio di amministrazione».