Indicare l’origine del grano nelle confezioni di pasta? La Barilla dice NO… Chiedetevi Perchè…

politicamentescorretto.info 22.7.18

Però a prevedere l’indicazione dell’origine del grano nelle confezioni di pasta è un decreto varato dal Governo Renzi (finalmente scopriamo una cosa giusta fatta da questo Governo!) e inviato a Bruxelles. Finalmente i consumatori potranno conoscere da dove arriva il grano utilizzato dalla grande industria della pasta. Basterà? Perché i controlli su tutti i derivati del grano proposti da GranoSalus restano comunque importanti.

Indicare l’origine del grano nelle confezioni di pasta, come prevede un decreto che il Governo Renzi ha inviato a Bruxelles il 18 novembre scorso? Alla multinazionale Barilla l’idea non piace. Lo dice senza giri di parole, in un articolo pubblicato dal Corriere della Sera on line, Luca Virginio, responsabile relazioni esterne del gruppo. Virginio ha espresso il proprio pensiero a margine della presentazione dei nuovi contratti di coltivazione per il grano duro di qualità per 900 mila tonnellate in 3 anni.

I decreto che non piace al gruppo Barilla prevede l’introduzione obbligatoria in etichetta dell’origine della materia prima. Nel caso della pasta, ovviamente, bisogna indicare da dove arriva il grano duro. Se è italiano bisogna dire che è italiano e da dove arriva; se è estero, bisogna scrivere in etichetta che è grano estero, indicando da quale Paese del mondo arriva.

Per l’Italia – Paese dove, come scriviamo spesso, arriva tanto grano duro dal Canada, pieno di glifosato e di micotossine – il decreto è una rivoluzione. Un provvedimento frutto dell’accordo raggiunto tra il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, e il suo collega dello Sviluppo economico, Carlo Calenda (entrambi hanno fatto parte del Governo Renzi ed entrambi sono stati riconfermati dopo che Renzi è stato sostituito a Palazzo Chigi da Paolo Gentiloni).

Il dirigente del gruppo Barilla dice di nutrire “forti dubbi e perplessità sul decreto per l’origine della materia prima in etichetta della pasta che, nella sua versione attuale, confonderebbe i consumatori e indebolirebbe la competitività della filiera della pasta. L’origine da sola – aggiunge Virginio – non è infatti sinonimo di qualità. Inoltre, non incentiva gli agricoltori italiani a investire per produrre grano con gli standard richiesti dai pastai. A tutto svantaggio del consumatore, che potrebbe addirittura arrivare a pagare di più una pasta meno buona. E dell’industria della pasta, che con un prodotto meno buono, perderebbe quote di mercato, soprattutto all’estero”.

P.S.

L’origine del grano duro, da sola, non è sinonimo di qualità? Non siamo d’accordo con il responsabile delle relazioni esterne del gruppo Barilla. L’origine, soprattutto in un prodotto come il grano duro, non è solo sinonimo di qualità, ma è anche una garanzia per i consumatori. Soprattutto quando il grano duro estero contiene sostanze dannose per la salute umana.

Tuttavia, pur apprezzando lo sforzo del Governo italiano – che con questo decreto sta provando a valorizzare il grano duro italiano (che, lo ricordiamo, per l’80% è prodotto nel Sud Italia) – noi siamo un po’ più radicali e, come dicono dalle parti di GranoSalus, ricordiamo che l’etichetta, da sola, non basta.

Perché oggi, a causa degli effetti nefasti provocati dalla globalizzazione dell’economia, non è importante solo sapere cosa c’è scritto nelle etichette dei prodotti: ma è importante sapere cosa c’è dentro una confezione che conserva un prodotto. Nel caso della pasta è giusto che ci sia l’etichetta, con tanto di indicazione circa la provenienza del grano. Ma è ancora più importante che produttori di grano duro e consumatori promuovano i controlli sui prodotti confezionati.

Sotto questo profilo ci convince il programma di lavoro proposto dall’associazione GranoSalus e da altre associazioni che seguiranno questa strada. GranoSalus è un’associazione – che vede insieme tanti produttori di grano duro del Mezzogiorno d’Italia e tanti consumatori – che si propone di effettuare analisi su tutti i derivati del grano: pasta, pane, pizze, farine, semola, dolci e via continuando. 

Solo effettuando le analisi sui prodotti finiti – analisi che dovranno essere effettuate da vari soggetti ‘terzi’ – i consumatori potranno conoscere cosa arriva sulle loro tavole.

Chi non ha nulla da nascondere non dovrà temere né le informazioni scritte nelle etichette, né le analisi.

Questo è un modo per combattere gli effetti nefasti della globalizzazione. E, nel caso del grano duro prodotto nel Sud Italia, per tutelare e promuovere un prodotto che, grazie al clima, non contiene micotossine.

Non solo. I produttori di grano duro del Sud Italia non debbono seguire le indicazioni dei pastai, che chiedono un grano duro iperproteico per risparmiare sui costi di produzione. Un’alta percentuale di glutine non fa bene alla salute. Quando il mercato estero prenderà coscienza di ciò – e questo tempo si avvicina – molte cose cambieranno. 

Qui potete leggere l’articolo pubblicato dal Corriere della Sera 

Tratto da: INuoviVespri

 

…Se avete ancora qualche dubbio, guardate anche questo video: QUI

Misteriosa morte di un giornalista che investigava sui finanziamenti di Soros ai gruppi antifa in Europa

Politicamentescorretto.info 22.7.18

Sembra ormai sulla via dell’archiazione la morte  del giornalista investigativo Bechir Rabani, che si era infiltrato nei gruppi violenti di sinistra come gli antifas ed era  stato trovato morto poco dopo aver presentato delle denunce sui finaziamenti occulti del finanziere globalista George Soros a queste organizzazioni.

Bechir Rabani, 33 anni, di origine palestinese, con passaporto svedese, era un giornalista indipendente e blogger molto conosciuto in Svezia per le sue inchieste e per le sue rivelazioni circa le collusioni fra i settori dell’alta finanza e le organizzazioni pro immigrazione che operano in Europa. Alcune delle sue inchieste avevano suscitato reazioni ed attacchi dagli ambienti della sinistra mondialista e dai media ufficiali che lo accusavano di “complottismo”.

I sui amici avevano scritto di lui “”Bechir era un combattente caparbio che ha sperato nella giustizia e che senza esitazione ha difeso tutti quelli che non potevano o non osavano. Ricorderemo Bechir per la sua energia, la sua forza trainante e non da ultimo per il suo lavoro”.

Poco prima della sua strana morte Rabani aveva rivelato che era in procinto di svelare i legami di corruzione che collegavano Soros con il produttore televisivo e presentatore, Robert Aschberg, un personaggio molto conosciuto in Svezia . Robert Aschberg, pochi giorni prima della morte di Rabani, risulta che aveva rifiutato una intervista con lui e  aveva fatto minacciare il giornalista tramite la moglie.

Di fatto Rabani aveva promesso di disporre di prove  per mettere in luce il lavoro occulto di Soros ed i sui piani per destabilizzare l’Europa.

Bechir Rabani, giornalista libero

Il popolare presentatore e showman televisivo, Robert Aschberg (su cui Rabani stava indagando per i suoi collegamenti con Soros), membro del consiglio di amministrazione dell’Expo Foundation, multimilionario,  è il nipote di Olof Aschberg, un banchiere ebreo che finanziò i bolscevichi nel 1917 e dai quali fu nominato (per riconoscenza) direttore della Banca internazionale Ruskonbank. Questo personaggio, ex maoista in gioventù, si dedicava alla caccia ai così detti “trolls” antimigrazione che, secondo lui, diffondevano falsità contro i migranti, utilizzava la TV per mettere all’indice gli oppositori antiglobalisti e  praticava forme di intolleranza contro qualsiasi dissidenza contro  la linea mondialista ed immigrazionista della sistema politico svedese.

Secondo la polizia, il giornalista Rabani è stato trovato morto in circostanze sospette. Facilmente l’inchiesta sulla morte del giornalista sarà archiviata come suicidio da barbiturici o per morte naturale, considerando “naturale”la morte  di un giovane di 33 anni pieno di energia e di voglia di lottare in prima persona  contro le possenti organizzazioni globaliste che, in Svezia, come in Europa, gestiscono i grandi media, la finanza e i principali partiti politici.

Nota: Di fronte ad un mondo di giornalisti prostituiti al potere, Bechir Rabani era un esempio di valido di un uomo che non si era piegato alle offerte di soldi e carriera ma che si era dedicato alla ricerca della verità. A suo rischio e pericolo.

Fonti:   TheTruth Seeker 

Culture-wars.com

Traduzione e nota:  Luciano Lago

Da Controinformazione

LIBRI. Da debitore a creditore

agcnews.eu 22.7.18

Si legge tutto d’un fiato il libro di Mario Bortoletto, imprenditore, Saggista, Consulente Tecnico sul Contenzioso Bancario, membro dell’AssoCTL (Associazione Consulenti Tecnici Legali sul Contenzioso Bancario): Da Debitore a Creditore nei confronti delle banchestampato da Mediagraf spa – Noventa Padovana, 2018Il testo è un vero e proprio vademecum per districarsi nel caos delle regole bancarie, soprattutto quelle non scritte.

Un testo che nasce per aiutare persone e imprenditori in difficoltà a gestire le proprie relazioni con le banche, quegli imprenditori o singoli, per capirci, che si sono visti arrivare lettere in cui si chiedeva di saldare i debiti con i propri istituti affidatari, proprio in un momento di difficoltà che la banca ben conosce, tempi che di solito non sono ottemperabili per l’imprenditore o per il singolo. 

Il pamphlet, inoltre, fornisce un glossario “banchese” in grado di orientare i poveri comuni mortali che di banche non ne capiscono e non mancano poi i buoni consigli, come quello di conservare i documenti spediti dalle banche anche dopo vent’anni, di non buttare via nulla perché nell’analisi del rapporto con le banche ogni rapporto bancario deve essere molto ben dettagliato. 

Per chiunque si trovasse a dover gestire un brutto periodo economico e di conseguenza ad aver difficoltà, diciamo per questioni di lunghezza dell’articolo: di comunicare con il proprio istituto di credito, la parola chiave è perizia econometriauna perizia che potrebbe stupirvi perché nei vostri decenni di rapporti con le banche potreste essere diventati nel frattempo creditori e non debitori della banca, proprio quella che da voi vuole indietro tutti i “suoi soldi subito”. Sì, perché negli anni è possibile che l’Istituto di credito vi abbia fatto pagare commissioni, tassi di interessi o comunque somme non dovute che nel tempo hanno fatto di voi un creditore. 

A spiegare il meccanismo che porta dal debito al credito, nel libro, casi concreti con tanto di sentenze di tribunale e ancora tra i buoni consigli afferma l’autore: «Capisco perfettamente l’istinto che molte volte vuole attaccare la banca che ci ha tolto somme illegittimamente, che ci ha creato danni o sofferenze, ma è meglio a volte fermarsi, chiedere un’assistenza precisa e vedere di portare a casa il maggior risultato possibile. Ci vuole calma». 

E proprio quella stessa calma non deve farsi spaventare da una pratica, non scritta, ma a quanto pare applicata dello “stancheggiare” il cliente. Il termine emerge da una intervista ad un ex funzionario di banca che durante una riunione con il direttore venne erudito sul comportamento da tenere con il cliente: «a fronte dei reclami dei clienti, il nostro comportamento doveva essere quello di stancheggiare. Voleva dire che non bisogna fornire risposte immediate, che si dovevano eludere le domande, soprattutto quelle imbarazzanti, in base all’esperienza che su cento persone che protestano dopo qualche giorno ne rimanevano la metà e dopo qualche settimana ne rimaneva uno solo».

Graziella Giangiulio

I governi che si accaniscono sulle vedove, come nell’Ottocento

Cotropiano.org Stefano Porcari 22.7.18

Se andate a vedere cosa sia diventato oggi il Fondo per le Vedove Scozzesi (lo Scottish Widows Investment”), potrete verificare che è uno dei fondi britannici di investimento più spregiudicati nella finanza internazionale. Ma quando è nato, nel 1812, era un fondo di mutuo soccorso per sostenere le vedove degli operai che morivano e che rimanevano senza alcuna forma di sussistenza. Poi i tempi sono cambiati, soprattutto grazie alle lotte del movimento operaio, e i vari sistemi di welfare hanno via via adottate strumenti per assicurare che vedove e orfani non rimanessero alla fame quando moriva il membro che assicurava il reddito attraverso il lavoro.

Nasce da questo il sistema delle pensioni di reversibilità, attraverso il quale il congiunto del lavoratore che muore ha diritto una parte delle pensione o della prestazione proporzionale dei contributi versati dal defunto. Le pensioni di reversibilità non sono poi tutte uguali, sia perché sono in proporzione al reddito del sopravvissuto, sia perché ci sono categorie (poliziotti, militari etc,) che prevedono una quota di reversibilità più alta che per altre.

Ma adesso i governi, sì perché se ne parla dal tempo del governo Renzi e non sarebbe corretto gettare la croce solo su quello attuale, vogliono rimettere le mani sulle pensioni di reversibilità, di cui usufruiscono in larga parte vedove, non per un per una variante “sessista” ma perché sopravvivono più a lungo degli uomini.

Sul piatto c’è un disegno di legge che intende legare le pensioni di reversibilità all’Isee del sopravvissuto e dunque con parametri assai più draconiani. Ciò significa che la pensione di reversibilità diventerà una prestazione assistenziale e non più uno strumento previdenziale. La differenza non è di lana caprina. Come noto l’Isee è stata ritoccata verso l’alto e praticamente per avere diritto alle prestazioni uno deve essere praticamente nullatenente. La sola casa di proprietà, anche per un disoccupato o una anziana, esclude il diritto alla prestazione sociale. Insomma uno dovrebbe mangiarsi le mattonelle del pavimento e le piante sul balcone. Si delinea con chiarezza, davanti ai nostri occhi, quello che abbiamo definito come il “welfare dei miserabili”.

Con i nuovi parametri, potrebbero saltare centinaia di migliaia di pensioni di reversibilità. E le vedove e gli orfani, come nell’Ottocento, torneranno a poter morire di fame. Oppure muoiono prima possibile anche loro, per salvare i “costi insostenibili della previdenza pubblica”. A meno che le vedove diventino degli squali della finanza come quelle scozzesi. Ma ci sono voluti quasi due secoli e le strade sono rimaste piene di morti e feriti. Ci si potrebbe fare un film.

Opere pubbliche, M5S Puglia: ‘Abbiamo fatto luce su uno dei più grandi scandali di sempre’

silenziefalsita.it 22.7.18

Dopo quasi un anno di approfondimenti e indagini, il M5S Puglia ha fatto luce su uno dei più imponenti scandali riguardanti la realizzazione di un’opera pubblica avvenuti in Italia: sto parlando della realizzazione della nuova sede del Consiglio regionale”.

Lo ha denunciato su Facebook l’esponente pentastellata pugliese Antonella Laricchia, la quale ha spiegato che si tratta di un’opera non ancora terminata dopo 15 anni di attesa e la cui entità dei lavori è passata da 39,5 milioni a 95 milioni.

Secondo Laricchia questo è uno “spreco gigantesco per cui adesso chiederemo giustizia alle autorità a nome di tutti i pugliesi”.

La costruzione della nuova sede del Consiglio regionale pugliese inizialmente, si parla del 2003, era costata 39,5 milioni. Nei sette anni successivi, però, sono state aggiunte al progetto delle varianti che hanno aumentato l’entità dei lavori di 27 milioni di euro.

Per poi aumentare di altri 27 milioni dopo il 2012. Totale: 95 milioni di euro, ovvero 55 in più rispetto a quanto previsto inizialmente (il 240% in piú).

I pentastellati pugliesi hanno indagato sui motivi dell’incremento dei costi e hanno scoperto, ad esempio, che “nella 5a variante si decide di sostituire delle plafoniere a neon con delle plafoniere a led. Scelta legittima se non fosse che si sceglie inspiegabilmente di acquistare delle plafoniere ‘esclusive e ricercate”’ al costo di 637€ cad.”. Eppure, ha osservato Antonella Laricchia, “plafoniere con prestazioni illuminotecniche identiche sul mercato avrebbero avuto un costo che oscilla tra i 130-150€”.

Secondo il M5S la responsabilità di tutto ciò è degli esponenti dei vecchi partiti sia di destra che di sinistra come Raffaele Fitto, Nichi Vendola e Michele Emiliano.

“Il M5S Puglia – ha fatto sapere Laricchia – presenterà un esposto alla Corte dei Conti, all’Anac e alla Procura della Repubblica e una mozione urgente per fermare il pagamento delle parcelle dei progettisti per gli ultimi 4 milioni circa rimasti e recuperare gli 8 milioni già erogati”.

Il tesoro accumulato da Sergio: 700 milioni

 – Dom, 22/07/2018 -ilgiornale.it

 

Da quando nel 2003 è entrato nel cda di Fiat (poi Fca) per poi diventarne ad nel giugno del 2004, Marchionne ha incassato più di 90,5 milioni di euro dalla sola casa automobilistica sommando per ogni esercizio la remunerazione fissa a lui garantita, i bonus per i risultati raggiunti e i proventi per le stock option esercitate quando questo è successo (in particolare nei bilanci 2012 e 2014).

A questo assegno in busta paga vanno poi sommate 4.472.800 stock option che il manager deteneva almeno fino al 31 dicembre 2017. Più Fca sale in Borsa, più i suoi guadagni potenziali aumentano. Va inoltre ricordato che Marchionne non ha soltanto 16,41 milioni di titoli del Lingotto (l’1,07% del capitale) ma nella galassia Agnelli ha anche in portafoglio 11,86 milioni di azioni Cnh e 1,46 milioni di azioni Ferrari, per un controvalore che ai corsi attuali sfiora i 600 milioni. Il tesoretto accumulato, dunque, fra i 90,5 già incassati, le stock option da monetizzare e i titoli in portafoglio, si avvicina ai 700 milioni.

Tanto? Poco se confrontato allo stipendio di Cristiano Ronaldo che riceverà dalla Juventus degli Agnelli 31 milioni all’anno, al netto delle sponsorizzazioni, cifra che fa di lui il terzo giocatore più pagato al mondo, dietro a Neymar (36 milioni) e Messi (46 milioni). Il compenso di Marchionne è legato a molte variabili e va legato ai risultati. Con un plusvalore implicito se si tratta, come nel suo caso, di un manager individuato da un azionista di riferimento, storico e forte, che ha trovato l’uomo di fiducia cui affidare il proprio business. Facendo una sintesi fredda di un lavoro di ben più ampio respiro, dal primo giugno del 2004, quando ha preso il timone del gruppo automobilistico, Marchionne ha messo la firma su 14 bilanci del gruppo automobilistico generando in tutto oltre 15 miliardi di utili, e ha chiuso solo due esercizi in rosso, nel 2004 e nel 2009. La media della sua retribuzione nel corso dei primi nove anni alla guida del Lingotto è di circa 25 milioni di euro annui. Solo nel 2017 ha percepito un compenso di quasi 9,7 milioni di euro, meno dei 9,9 milioni del 2016. Di questi, 3,5 milioni rappresentano la remunerazione fissa mentre 6,13 milioni è il compenso variabile. Sempre nel 2017 Marchionne ha maturato il diritto a ricevere sulla base del piano di incentivi firmato nel 2014 con l’azienda 2.795.500 azioni gratuite per i risultati conseguiti nel triennio 2014-2016 che sulla base della quotazione del titolo Fca al 13 marzo scorso (10,3 ad azione) quando è maturato il diritto, avevano un controvalore di circa 28,9 milioni. Marchionne non ha monetizzato completamente queste azioni cedendo soltanto 1 milione di titoli per pagare le tasse.

Fca post Marchionne: Manley, Camilleri, Heywood/ CdA, ultime notizie: domani prima riunione con i top manager

Sergio Marchionne, cda d’urgenza in FCA per il suo successore. L’ultima uscita pubblica un mese fa, lo scorso 26 giugno, in occasione della presentazione della Wrangler dei carabinieri

Mike Manley nuovo Ad di Fca Mike Manley nuovo Ad di Fca

L’era Manley inizia ufficialmente domani a Torino quando il nuovo ad di Fca incontrerà al Lingotto i top manager di tutte le aziende nel “Gec”, la riunione del Group Executive Council; si tratta dell’organismo decisionale di tutta Fca e sarà di fatto il primo appuntamento che non vedrà più Sergio Marchionne come “guida suprema” bensì il nuovo leader proveniente dalla guida di Jeep. Intanto sia mercoledì che giovedì dovrebbero riunirsi – come rilancia l’Agi – i Cda di Fca e Cnh per l’approvazione dei conti semestrali e la presentazione dei nuovi amministratori delegati: Manley, ovviamente, e Suzanne Heywood la prima donna manager di casa Agnelli. Per quanto riguarda Cnh, il cda ha preso atto «con profondo rammarico che il presidente Sergio Marchionne non potrà tornare all’attività lavorativa. Il consiglio – si legge nella nota pubblica – continuerà a lavorare al processo di selezione del ceo già in atto». Se infatti la Heywood è stata incaricata come presidente, nel ruolo di Ceo “ad interim” è stato piazzato Derek Neilson che assicurerà così «la continuità operativa. Confermiamo la leadership e l’impegno straordinari che Marchionne ha dedicato all’azienda», conclude la Cnh Industrial. (agg. di Niccolò Magnani)

LA LETTERA DI ELKANN AI DIPENDENTI FCA

Durante i tre CdA convocati ieri d’urgenza per l’improvviso peggioramento delle condizioni di Sergio Marchionne, il presidente di Fca e nuovo n.1 di Ferrari – John Elkann – ha inviato una lettera a tutti i dipendenti dell’azienda di casa Agnelli per annunciare quanto poi sarebbe seguito, ovvero l’avvicendamento nei vari ruoli chiavi ricoperti fino al giorno prima dal manager “col maglione”. «Care colleghe, cari colleghi,  questa è senza dubbio la lettera più difficile che abbia mai scritto. È con profonda tristezza che vi devo dire che le condizioni del nostro Amministratore Delegato, Sergio Marchionne, che di recente si è sottoposto a un intervento chirurgico, sono purtroppo peggiorate nelle ultime ore e non gli permetteranno di rientrare in FCA», è l’inizio difficilissimo del lungo testo inviato a tutti gli stipendiati Fiat. « Ci siamo conosciuti in uno dei momenti più bui nella storia della Fiat ed è stato grazie al suo intelletto, alla sua perseveranza e alla sua leadership se siamo riusciti a salvare l’azienda. Sergio ha anche realizzato un incredibile turnaround in Chrysler e, grazie al suo coraggio nel lavorare all’integrazione culturale tra le due aziende, ha posto le basi per un futuro migliore e più sicuro per noi tutti», riporta ancora Elkann nella lettera clamorosa a pensarsi solo fino a qualche ora fa, prima di ricordare il valore anche umano del manager ex ad di Fca, «Ci ha insegnato ad avere coraggio, a sfidare lo status quo, a rompere gli schemi e ad andare oltre a quello che già conosciamo. […]  Quello che conta davvero è il tipo di cultura che un leader lascia a chi viene dopo di lui. Il miglior modo per giudicarlo è attraverso ciò che l’organizzazione fa dopo di lui». (agg. di Niccolò Magnani)

CONDIZIONI DI SALUTE DI MARCHIONNE: QUI LE ULTIME NOTIZIE

ELKANN: “GARANTIREMO CONTINUITÀ ALLE AZIENDE”

Il presidente di Fca, John Elkann, avrebbe preferito salutare diversamente Sergio Marchionne, le cui condizioni di salute sono critiche. Invece è stato anticipato l’avvicendamento ai vertici per il suo aggravamento. In Fca prenderà il suo posto Mike Manley. «Ha sempre fatto la differenza, dovunque si sia trovato a lavorare e nella vita di così tante persone. Oggi, quella differenza continua a farla la cultura che ha introdotto in tutte le aziende che ha gestito e ne è diventata parte integrante. Le transizioni che abbiamo appena annunciato, anche se dal punto di vista personale non saranno prive di dolore, ci permettono di garantire alle nostre aziende la massima continuità possibile e preservarne la cultura». Anche il CdA di Ferrari ha pubblicato un comunicato per annunciare la nomina di Louis Camilleri amministratore delegato e John Elkann presidente. Il CdA «è vicino a Sergio Marchionne e alla sua famiglia, ed è grato per lo straordinario contributo che ha dato in questi anni alla guida della Ferrari». La casa di Maranello «ha appreso con profonda tristezza che il Presidente e Amministratore Delegato Sergio Marchionne non potrà riprendere la sua attività lavorativa».

CAMILLERI AD FERRARI, SUZANNE HEYWOOD PRESIDENTE CNH

Dopo la nomina di Mike Manley in qualità di nuovo amministratore delegato di Fca, arriva quella di Luis Camilleri alla Ferrari, con John Elkann presidente. Un sabato come tanti, questo doveva essere, invece arriva a sorpresa la rivoluzione. A guidare la Ferrari ci sarà dunque la coppia formata da Elkann e Camilleri. Quest’ultimo, di famiglia maltese, è attualmente presidente del board di Philipp Morris International, dove ha cominciato la sua carriera nel 1978 come analista di sviluppo del business. Figura cosmopolita, conosce quattro lingue e ha un patrimonio stimato in 150 milioni di sterline. Divorziato dal 2004 dall’ex moglie Marjolyn, da cui ha avuto tre figli, ha fatto parlare di sé anche per una presunta love story con la modella Naomi Campbell. Camilleri attualmente nella casa di Maranello era amministratore non esecutivo. Camilleri ha frequentato la Business School dell’Università di Losanna, in Svizzera, dove ha conseguito una laurea in Economia e Gestione aziendale presso l’Hec Lausanne. Suzanne Heywood è la nuova presidente di Cnh industrial, (agg. di Silvana Palazzo)

MIKE MANLEY NUOVO AD FCA

Sergio Marchionne non è più l’amministratore delegato di Fca. Dopo 14 anni, e con mesi di anticipo rispetto a quanto previsto, John Elkann, presidente di Fiat Chrysler Automobiles, ha affidato l’incarico a Mike Manley dopo aver convocato d’urgenza al Lingotto un board straordinario per la nomina del successore. Con l’uscita di scena di Marchionne si chiude un’epoca per Fca. Manley era attualmente ceo del marchio Jeep e responsabile del brand Ram. Dal 2011 il manager britannico 54enne è membro del Group Executive Council (Gec) di Fca. In queste ore però sono in corso anche i cda di Ferrari e Cnh industrial. Secondo Automotive News, sarà Louis Carey Camilleri il nuovo ad per Ferrari, mentre la carica di presidente dovrebbe essere ricoperta da John Elkann. Marchionne però non aveva mai annunciato l’intenzione di lasciare i suoi ruoli in Ferrari, quindi significherebbe che le condizioni di salute del manager gli impediscono di tornare al lavoro a breve. (agg. di Silvana Palazzo)

LA RIVOLUZIONE FIAT DI MARCHIONNE

Si sta per chiudere l’era Marchionne per il gruppo Fiat. Il manager italo-canadese arrivò alla guida di un colosso che era sull’orlo del collasso tra ricavi in calo, vendite in caduta e modelli obsoleti. Nel 2005 mette a segno il primo colpo: libera General Motors dai suoi obblighi verso Fiat in cambio di due miliardi di euro. Con questo tesoretto comincia a ricostruire la produzione. Il colpo da maestro arriva nel 2009: con un’operazione complessa Fiat diventa gradualmente proprietaria di Chrysler e si trasforma in FCA (Fiat Chrysler Automobiles). La metà dei ricavi arriva proprio dagli Stati Uniti. Il marchio Jeep macina ricavi e profitti. Gli Usa compensano i risultati non esaltanti in Europa e Sudamerica. Ma gli azionisti gongolano perché negli ultimi cinque anni il valore dei titoli FCA è passato da 3,9 a 16,5 euro. Questo vuol dire che chi avesse investito mille euro nel 2013 si troverebbe oggi in tasca oltre 4 mila. (agg. di Silvana Palazzo)

L’ULTIMA USCITA PUBBLICA UN MESE FA

C’é preoccupazione e nel contempo mistero attorno alle condizioni di salute di Sergio Marchionne, amministratore delegato uscente del gruppo Fiat Chrysler Automobili. In queste ore è stato indetto un consiglio d’amministrazione d’urgenza proprio per individuare un sostituto del manager abruzzese, che si trova ancora ricoverato dopo un’operazione dello scorso fine mese. L’ultima uscita pubblica di Marchionne è quella del 26 giugno, quando il numero uno di Fiat aveva presentato la Jeep Wrangler in dotazione ai carabinieri. Dopo la Giulia e la Renegade, il gruppo FCA aveva fornito il corpo di militari con un altro modello, ovviamente nella colorazione speciale blu, rosso e bianca. Marchionne era apparso in forma, gioviale e sorridente, ma nel contempo, appariva un po’ invecchiato, ma nulla che comunque potesse far presagire un qualcosa di serio. In queste ultime ore sono moltissime le speculazioni circa lo stato di salute di Marchionne, e finché non ci saranno notizie certe è meglio non sbilanciarsi in maniera eccessiva. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

MISTERO SULLE CONDIZIONI DI SALUTE

In queste ore a Torino sono riuniti i consigli di amministrazione di Fca, Ferrari e Cnh Industrial. All’ordine del giorno c’è la successione di Sergio Marchionne. Il celebre manager italo-canadese si trova in un ospedale svizzero, ma aleggia il mistero intorno alle sue condizioni di salute. Nei giorni scorsi erano stati cancellati dei suoi impegni e fonti del gruppo Fca avevano parlato di un’operazione alla spalla cui Marchionne si doveva sottoporre. Durante la settimana, ha cominciato a farsi largo l’ipotesi che l’ad non potesse essere presente alla conference call per l’uscita dei dati del secondo trimestre di Fca, in programma il 25 luglio: il che non sarebbe stato plausibile nel caso di un semplice intervento alla spalla. Forse quindi le condizioni di salute di Marchionne sono più gravi, tanto più se sono stati convocati d’urgenza tre cda. L’ultima uscita in pubblico del manager risale allo scorso 26 giugno, quando a Roma c’è stata la consegna di una Jeep Wangler all’Arma dei Carabinieri. (aggiornamento di Bruno Zampetti)

CHI È LOUIS CAREY CAMILLERI

Sarà Louis Carey Camilleri il successore di Sergio Marchionne alla carica di amministratore delegato di Ferrari? Ne è convinto il portale specializzato Automotive News, secondo cui proprio il 63enne uomo d’affari egiziano (ma di origini maltesi) è il maggiore indiziato a prendere le redini del Cavallino in ragione della lunga degenza del ceo di FCA. Come riportato da Il Corriere della Sera, Camilleri è stato fino al 2014 presidente di Philip Morris, il colosso del tabacco. Parla correntemente italiano, francese e tedesco, e al netto della sua riservatezza davanti alle telecamere, viene descritto come una “grande mente finanziaria” e una persona “brillante”. Il suo patrimonio supera i 150 milioni di sterline. Nel suo curriculum spicca una nota di gossip: Camilleri è riuscito a far capitolare l’ambitissima Naomi Campbell, la Venere Nera con cui ha avuto una relazione. (agg. di Dario D’Angelo)

CDA FCA RIUNITO D’URGENZA

Il Cda di Ferrari, Fca e Cnh industrial è stato convocato d’urgenza a Torino, con l’obiettivo di esaminare la successione dell’attuale amministratore delegato, Sergio Marchionne. Difficile individuare l’erede del manager abruzzese, tra l’altro ricoverato in ospedale a seguito di un intervento chirurgico subito a fine giugno, ma Automotive news ipotizza il nome di Louis Carey Camilleri, ex presidente di Philip Morris, nonché attuale membro del board Ferrari. Dal Lingotto non arriva nessuna conferma ne smentita, anche se, come sottolineato dai colleghi di Repubblica, è sempre stata privilegiata la pista interna, quindi l’idea appare plausibile.

GLI ALTRI PAPABILI PER IL RUOLO DI AD

Oltre a Camilleri, gli altri possibili candidati sono Alfredo Altavilla, responsabile Emea del gruppo, Richard Palmer, direttore finanziario, Mike Manley, responsabile del marchio Jeep, e infine Pietro Gorlier, amministratore delegato di Magneti Marelli. Fra i papabili vi sarebbe anche Vittorio Colao, che negli scorsi mesi ha lasciato la guida di Vodafone dopo dieci anni di gestione del noto operatore mobile. Marchionne è ad di Fiat dal primo giugno del 2004, e dal 2009 è divenuto ad di FCA. Il cda è stato convocato d’urgenza visto il prolungarsi della degenza in ospedale di Marchionne. Il prossimo presidente dovrebbe essere John Elkann.

Benalla, regali e coperture: chi è l’ex “collaboratore” del Presidente Macron?

informarexresistere.fr 21.7.18

benalla

Lo scandalo Benalla rischia di travolgere Macron

Quale potere ha quest’individuo sul Presidente Macron?

Da alcuni giorni il mondo politico francese è scosso dal terremoto Benalla. Chi è costui, e come può scuotere l’establishment macroniano. Alexandre Benalla è uno dei responsabili della sicurezza personale di Emanuel Macron.

Il primo maggio, durante le manifestazioni della sinistra contro il governo, colpì violentemente un manifestante e gettò a terra una ragazza, ma nessuno lo riconobbe subito perchè coperto da un casco della polizia, di cui indossava anche una manica identificativa al braccio.

L’immagine però resta in circolazione sino a che il 18 luglio non viene riconosciuto dai giornalisti de “Le Monde” che gli dedicano un servizio. Benalla viene sospeso, ma ormai la stampa inizia ad occuparsi di lui.

Come mai un addetto alla sicurezza presidenziale si trova a fare servizio d’ordine, insieme ad un amico, ad una manifestazione? qual’è il suo ruolo? Qualcuno conosceva i suoi comportamenti?

Prima di essere l’uomo di fiducia e della sicurezza di Macron, Benalla era nel servizio di sicurezza del Partito Socialista, ma non aveva una preparazione specifica per la sicurezza.

Comunque ormai le indiagini sono partite e ci si chiede se qualcuno fosse a conoscenza del suo comportamento prima del 18 luglio. Si viene a sapere che la sua violenza era nota al ministro degli interno Gerard Collomb, ed ad altri membri del ministero che si erano ben guardati dall’avvertire l’autorità giudiziaria, comportamento illecito per un membro della Pubblica Amministrazione.

A questo punto Benalla viene posto in fermo di polizia insieme ad un suo collaboratore Vincent Crase. Ormai però lo scandalo è partito. Benalla è stato licenziato venerdì scorso, nel tentativo di rallentare le polemiche, però è tardi, e le opposizioni chiedono una commissione parlamentare d’inchiesta per accertare se il poliziotto abbia goduto di coperture politiche ed accertare le omertà nel ministero degli interni.

Collomb ormai sta tremando, ma la paura potrebbe salire a livelli più alti. Infatti Benalla , oltre ad evidenti coperture interne ad altissimo livello, godeva di privilegi molto particolari: dopo essergli stato rifiutato sotto il governo Hollande, aveva ottenuto il porto d’armi con Macron; aveva ottenuto una macchina di servizio estremamente lussuosa, forse con autista, con tanto di lampeggianti della polizia, privilegio che non è concesso neanche ai capidipartimento.

Inoltre gli è stato concesso un bell’appartamento appartamento nel lussuoso VII arrondisment, in Quai Branly 11, che, casualmente, era stata la residenza di Anne Pingeot, l’amante di Mitterrand, durante la sua presidenza, e questo ha, naturalmente, acceso le voci e le ironie dei francesi.

Kim-Jong-Un 🐸@KimJongUnique

Macron a logé Benalla dans le même appart où Mitterrand entretenait sa maîtresse. En tout cas, ont l’air plus que complices.

(Macron ha sistemato Benalla nello stesso appartamento dove Mitterant alloggiava la sua amante. In ogni caso #BenallaMcron hanno un’aria più che complice.)

Al di là delle facili ironie resta il fatto che Macron avva promeso più correttezza e pulizia nella gestione della cosa pubbica, per poi essere accusato dell’esatto opposto. Un duro smacco per il giovane Napoleone.

Secondo il sito Algerineatriotique Benalla sarebbe un agente dei servizi segreti marocchini infinltrato nella macchina amministrativa francese
Benalla aveva anche un pass speciale per accedere in Parlamento. Fonte: scenarieconomici

Spiavano le mail di politici e banche Condannati i due fratelli Occhionero

giustizianews24.it 18.7.18.Dario Striano

Matteo Renzi

«Una massiccia attività di spionaggio che ha puntato a carpire dati sensibili di istituzioni, partiti politici e industrie». Così il pubblico ministero romano Eugenio Albamonte aveva definito, martedì 10 luglio, l’attività di cyberspionaggio che l’ingegnere Giulio Occhionero e la sorella Francesca Maria avrebbero portato avanti dal 2001. Per i due fratelli ieri mattina è arrivata la condanna in primo grado dal tribunale di Roma perché ritenuti colpevoli di accesso abusivo a sistema informatico. Il giudice del palazzo di giustizia romano, Antonella Bencivinni, dopo appena un’ora di camera di consiglio, ha accolto parzialmente le richieste di pena avanzate dalla procura capitolina condannando Giulio Occhionero na 5 anni di reclusione, e la sorella Francesca a 4 anni di carcere. Per loro l’accusa, la scorsa settimana, aveva invece invocato un verdetto di, rispettivamente, 9 e 7 anni di galera «per aver carpito oltre 3,5 milioni di mail e spiato circa 6mila persone».

Il cyberspionaggio
Secondo il pm Albamonte, l’attività di cyberspionaggio avrebbe «puntato a carpire dati sensibili di istituzioni, partiti politici e industrie» attraverso «una vera e propria rete telematica che mirava ad infettare circa 18mila pc» in modo da intercettare «dati sensibili all’insaputa del proprietario del computer». In totale – secondo la procura – sarebbero stati 1935 i personal computer di cui Occhionero avrebbe avuto le credenziali, «che gli avrebbero permesso il pieno controllo». Tra i pc presi di mira anche quelli della Camera e del Senato, del ministero degli Esteri e della Giustizia, del Pd oltre che di Finmeccanica e Bankitalia. I fratelli – aveva sostenuto il pm durante la requisitoria – avrebbero tentato di violare anche le mail dell’ex presidente del consiglio Matteo Renzi, del presidente della Banca centrale europea Mario Draghi e dell’ex premier Mario Monti.

Il dubbio sul movente
L’inchiesta della procura romana sugli episodi di hackeraggio compiuti dagli Occhionero non è mai riuscita completamente a chiarire, spinti da quale movente i due fratelli avessero iniziato ad hackerare i pc. E’ stato soltanto ipotizzato che volessero fornire informazioni su appalti, o investire in borsa, o forse accumulare una serie di dati sensibili legati alla sfera personale di personalità che un giorno avrebbero utilizzato in altro modo. Magari per ricattare personalità influenti. Fatto sta che l’enorme mole di informazioni è stata portata a galla dai magistrati capitolini.

La rete botnet
In sostanza, ieri mattina il giudice Bencivinni ha ritenuta valida la tesi avanzata dalla procura durante la requisitoria secondo cui all’ingegnere nucleare Giulio Occhionero spetterebbe la «responsabilità di avere concepito, pianificato e alimentato dal 2001 un sistema per l’acquisizione» di un numero enorme di dati. Il tecnico avrebbe cioè creato «una rete botnet» con la quale grazie all’utilizzo di un virus – un ‘malware’ chiamato Eyepyramid che entrava nei computer attraverso un messaggio email -, sarebbe riuscito a «immagazzinare in alcuni server negli Usa dati, password e messaggi».

Il pm Albamonte
Nel corso del dibattimento, la difesa degli imputati aveva chiesto al pm Albamonte di astenersi dal processo, alla luce di un’indagine che era stata avviata a Perugia dopo un esposto presentato dagli Occhionero su presunti illeciti compiuti dagli inquirenti nell’attività di indagine. La sollecitazione era stata però respinta dal procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, che aveva riconfermato Albamonte come rappresentante dell’accusa in giudizio.

 

Decreto Dignità, Di Maio: ‘Il Pd ha presentato un emendamento contro i lavoratori’

sileziefalsita.it 22.7.18

 

emendamento

“Il Pd ha presentato un emendamento per sopprimere l’articolo del decreto dignità che aumenta i risarcimenti per i lavoratori che vengono licenziati ingiustamente”.

Lo ha scritto su Facebook Luigi Di Maio.

Il vicepremier ha spiegato che “nel dettaglio il decreto dignità porta le mensilità minime di risarcimento da 4 a 6 e quelle massime da 24 a 36”.

E si è chiesto: “Come si può essere contrari a una norma che dà un giusto indennizzo ai lavoratori che subiscono degli abusi?”

Di Maio ha però aggiunto che in ogni caso questo emendamento “non servirà a nulla perché finalmente ormai sono minoranza”.”Ma – si è domandato – il segretario del pd potrebbe spiegare a tutti perché un partito di ‘sinistra’ si schiera contro il riconoscimento di maggiori diritti a chi lavora?”

Tutto questo per il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico è “incomprensibile”.

Di Maio ha assicurato che il governo continuerà a “difendere ed estendere i diritti sociali dei lavoratori e delle lavoratrici, esattamente quello che il pd non ha fatto in tutti questi anni”.

“Andremo avanti col massimo delle energie perché so che siete con noi, con un governo che finalmente pensa ai cittadini e non alle lobby. Insieme stiamo cambiando l’Italia,” ha concluso.