Banche venete, Intesa spera nel governo amico

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Credit crack. Mentre il Mef “sta valutando” la proposta indecente, da sinistra Fassina e Civati chiedono di discutere del caso in Parlamento. L’ex ministro Zanetti: “Il Tesoro non avallerà questa pazzia”. E Bersani: “L’opinione pubblica non ha compreso che lo Stato spende 10 miliardi”. A fondo perduto.

 Il silenzioso ministro Padoan

Passate 24 lunghe ore dalla proposta indecente di Intesa San Paolo per prendersi a un euro la parte sana delle due banche venete, e far pagare un buco da almeno 10 miliardi alla collettività, il silenzio di Pier Carlo Padoan e del Mef è davvero singolare. Le agenzie di stampa fanno sapere che il Tesoro “sta ancora valutando”. Hanno già valutato invece Stefano Fassina e Pippo Civati: “Chiediamo al governo di confrontarsi al più presto con le commissioni competenti di Camera e Senato prima di assumere qualunque decisione. Le condizioni poste da Intesa sembrano molto onerose per i contribuenti, non solo in relazione ai crediti in sofferenza ma anche per far fronte agli oneri di integrazione e razionalizzazione, ossia esuberi, prospettati da Intesa. Sarebbe grave se il governo approvasse un decreto su una vicenda così rilevante, e facesse trovare il Parlamento di fronte a un fatto compiuto”.
Anche se politicamente agli antipodi rispetto ai due parlamentari di sinistra, Enrico Zanetti di Scelta civica è ancora più tranchant: “Da cittadino un’offerta di questo tipo mi farebbe inorridire. Voglio sperare che il governo la giudichi irricevibile. Non voglio neanche pensare che possa vagliare un’offerta di questo genere. Certo – prosegue l’ex vice ministro all’economia – se fossi un azionista di Intesa stringerei la mano all’ad Messina, perché si porta a casa solo la parte buona delle banche, gli attivi, e avrebbe le garanzie su alcuni crediti intermedi e i finanziamenti del fondo esuberi, senza caricarsi le sofferenze. Ma sono convinto che non succederà che il Tesoro avalli questa pazzia”.
Eppure, come osservato da Fassina e Civati, nei palazzi della politica gira la voce di decreto ad hoc. Oppure di un emendamento da inserire nel decreto, a rischio di illegittimità ma già portato all’attenzione del Parlamento, con cui tre giorni fa sono stati sospesi per sei mesi i rimborsi di un bond di Veneto Banca che scadeva il 21 giugno. Così, mentre il confindustriale Sole 24 Ore cerca di indorare la pillola stiracchiando le leggi europee in materia, si pensa a come consentire di utilizzare per finalità diverse dalla “ricapitalizzazione precauzionale” i 20 miliardi pubblici messi a disposizione dal decreto salvabanche di Natale.
Sul punto vale il proverbio “Il diavolo si nasconde nei dettagli”: perché i soldi pubblici della ricapitalizzazione precauzionale dei Monte dei Paschi (6,5 miliardi circa) sono stati giustificati come non a fondo perduto: se Mps torna a fare utili, come peraltro possibile dopo essere stato “ripulito” da cima a fondo, questi alla fine saranno incamerati dal Tesoro, attuale azionista di maggioranza con il 75%. Ben diverso il caso della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca: se sarà accettata la proposta di Intesa si andrà allo spezzatino (good bank e bad bank), sul modello di Banca Etruria, Banca Marche e CariChieti. Con tutto quel che potrà conseguirne.
“Vediamo cosa succederà – tira le somme Pierluigi Bersani – ma certo vedere che ora lo Stato ci mette 10 miliardi fa male al cuore, irrita, e temo che questo tema non venga compreso dall’opinione pubblica. Comunque qualche responsabile dovrà pur pagare”. L’avesse mai detto: il turbo renziano Andrea Marcucci replica subito, negando l’evidenza: “Nessuno sta scaricando sugli italiani il risanamento delle banche – azzarda il senatore piddino – anzi fu proprio il governo Renzi a difendere migliaia di risparmiatori e tanti posti di lavoro”.
Sono parole, quelle di Marcucci, che faranno fischiare gli orecchi alle oltre duemila potenziali parti civili (1.500 solo di Federconsumatori, e 800 circa delle altre associazioni di tutela del “parco buoi”) che hanno affollato il Tribunale di Arezzo, nella prima udienza tecnica davanti al gup per la bancarotta, fraudolenta o semplice, di Banca Etruria. Fuori dal tribunale poi i due comitati “Vittime del salvabanche” e “Gli azzerati” non l’hanno mandata a dire ai governi di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Il quale, da Bruxelles, si è limitato a dire: “Sulle banche c’è un filo diretto continuo fra le autorità italiane ed europee, penso che si stia lavorando nella direzione giusta”. Verso Banca Intesa di sicuro.