Come si vive nei paesi siciliani rimasti senza banche Tra Poste prese d’assalto, disservizi e calo della spesa

meridionenews.it Marta Silvestre 23.7.18

La chiusura indiscriminata delle agenzie non ha interessato solo i capoluoghi o i grandi centri cittadini, ma anche i piccoli Comuni che sono rimasti completamente scoperti. Abbiamo raccolto le difficoltà quotidiane di chi vive in questa realtà ogni giorno

Lunghe file davanti agli sportelli degli uffici postali. «Quasi ci dobbiamo portare le sedie per aspettare nella speranza di riuscire a prelevale», si lamentano gli anziani. Li si riconosce anche da questo i paesi siciliani rimasti senza bancheLa chiusura indiscriminata delle agenzie, infatti, non ha interessato solo i capoluoghi di provincia o i grandi centri, ma anche paesi medi o piccoli, disseminati in varie province, che si sono ritrovati completamente scoperti di sportelli e di bancomat in nome della digitalizzazione. Tutte le operazioni si potranno – anzi si dovranno – fare online. Una modalità che taglia fuori un numero significativo di correntisti che non sono di certo nativi digitali

Succede ad esempio a Gibellina, in provincia di Trapani, dove tutte e tre le filiali che erano presenti sul territorio hanno chiuso fra il 2016 e il 2017. «Qui con questa situazione si vive malissimo, è uno schifo», racconta a MeridioNews un commerciante locale. Il centro cittadino più vicino con uno sportello bancario è Santa Ninfa, a circa 15 chilometri di distanza. Per gli oltre quattromila abitanti, l’unica possibilità di prelevare senza doversi spostare resta lo sportello delle Poste. «Peccato che resta in funzione solo fino alle 22 – lamenta il commerciante – ed essendo vecchio, è spesso guasto. Oltre agli anziani che non hanno la possibilità di spostarsi con i propri mezzi, a pagarne le conseguenze peggiori siamo noi negozianti, perché qui denaro contante ne gira sempre di meno». Le banche chiudono e l’economia locale ne risente. Anche in un territorio che dovrebbe vivere di turismo. «Se ai turisti che arrivano qui non diamo nemmeno la possibilità di prelevare, è difficile che decidano di restare, di acquistare o di tornare. E da questo – denuncia il commerciante – è il sistema economico locale a essere maggiormente danneggiato».

Mezz’ora di autostrada da Palermo e si arriva ad Altavilla Milicia. Un paese che è una terrazza sul mare dove, oltre ai quasi novemila residenti, dagli anni Novanta in poi molte famiglie palermitane trascorrono i mesi estivi. Da un anno e mezzo, però, anche il centro del Palermitano è rimasto senza banche. «L’assenza, soprattutto dello sportellobancario, si sente eccome. Il disagio di rimanere senza contanti e non poter provvedere subito è grande». A lamentare la situazione dopo la dismissione delle filiali è Biagio Bucaro, 42enne lavoratore dipendente di un’azienda locale che ad Altavilla vive dodici mesi l’anno. «Da quando non c’è il bancomat – aggiunge – abbiamo notato che chi viene qui a villeggiare arriva con la spesa già fatta e con tutto quello che può servire già acquistato nel paese dove si sono fermati per prelevare». Difficoltà dei turisti che ricadono anche sui commercianti locali.

Il posto più vicino, a circa sei chilometri, è Casteldaccia. «È nella filiale di quel Comune – spiega Salvatore Dongarrà, altavillese di 55 anni dipendente della Fiat di Termini Imerese finché è stato attivo lo stabilimento – che hanno trasferito i propri conti tutte le piccole aziende che prima avevano le agenzie di Altavilla Milicia come punto di riferimento. Anche là tutto si è complicato – aggiunge – perché all’aumentare dei clienti non c’è stato anche un incremento del personale, quindi i tempi di attesa per qualsiasi operazione da fare allo sportello si sono dilatati». Il risultato più tangibile sono le lunghe file agli sportelli della banca e gli ingorghi di macchine parcheggiate davanti alla sede. 

Stessa sorte di Altavilla ha avuto Solarino, ottomila anime nel Siracusano. «Le lamentele ancora si sentono per tutto il paese», racconta un giovane libero professionista che vive in paese. Da febbraio scorso non c’è più nessuna banca «e tutti gli anziani, per non ritrovarsi scoperti, sono passati al conto corrente postale, compresi i miei familiari che, qualche volta, ho dovuto accompagnare a Floridia». Circa dieci chilometri di distanza che in macchina si percorrono in poco meno di dieci minuti «ma per gli anzianio per chi non ha un mezzo proprio diventano un problema. Un disagio, anche se minore – aggiunge –  è anche per chi, abituato a prelevare facendo una semplice passeggiata in paese, adesso ha dovuto forzatamente cambiare le proprie abitudini». 

A denunciare «la desertificazione bancaria» in tutta l’isola, sono anche i sindacati, che guardano più al lato occupazionale dela vicenda. «È comprensibile – afferma Gabriele Urzì, della segretaria nazionale First Cisl Unicredit – che i nuovi modelli organizzativi delle banche, il minore afflusso della clientela e i nuovi mezzi di pagamento, possano determinare la chiusura di alcune filiali, ma si dovrebbe agire con criteri razionali e senza lasciare piazze scoperte. È un gran regalo fatto a Poste Italiane». Un ritorno al passato che, secondo il sindacalista, rischia di aggiungere un ulteriore problema: «Alla lunga, tenuto conto del target di clientela presente in questi paesi, finirà che tante persone ricominceranno a tenere i soldi sotto il materasso con i consequenziali pericoli che ciò comporta».