Ecco il piano delle élites per far cadere il governo M5S-Lega (di Giuseppe PALMA)

Giuseppe Palma scenarieconomici.it 22.7.18

Oggi può sembrare fantapolitica, ma più avanti ci proveranno. Tenteranno di rimettere in moto il colpo di stato iniziato nel novembre 2011 e terminato lo scorso 1° giugno. Il governo del cambiamento M5S-Lega ha costruito una barriera contro il progetto mondialista di creare un popolo europeo senza identità, un meticciato senza diritti sociali ma libero di spostarsi per garantirsi la mera sopravvivenza. Senza famiglia, senza radici, senza identità. Il governo Salvini-Di Maio rappresenta certamente un ostacolo a questo progetto delle élites globaliste, ma, allo stesso tempo, in Parlamento non è possibile alcun ribaltone che metta insieme tutte le altre forze politiche oggi presenti (Pd, Forza Italia, LeU, piùEuropa etc), le quali non hanno i numeri per contrapporre un’alternativa all’esecutivo giallo-verde. Che farà dunque l’establishment sovranazionale? Occorre ammettere che questo ha sempre prediletto la soluzione di unire il centrodestra col centrosinistra, lasciando fuori i 5Stelle (come nel 2013), ma stavolta non è possibile per la ferma opposizione di Salvini a qualsiasi alleanza col Pd.

E allora i grandi gruppi della finanza internazionale punteranno sulle divisioni dentro al governo Conte e su quelle all’interno del M5S. 

Il grimaldello è rappresentato dal Presidente della Camera Roberto Fico, che alla prima crisi di governo riaprirà – su probabile indicazione di Mattarella – il famoso “secondo forno”, quello naufragato sotto i colpi di Renzi lo scorso 29 aprile. Ma stavolta il senatore di Scandicci non avrà lo stesso peso politico che ebbe tre mesi fa. Il neoeletto segretario Dem Maurizio Martina sta già lavorando sottobanco. Prima delle elezioni europee del 2019 al Nazareno potrebbe arrivare un nuovo segretario legittimato dal voto delle primarie, e non è escluso che il “nuovo” che avanza sia rappresentato proprio da Martina o, più probabilmente, dall’attuale Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, uomo con le stesse idee di Martina ma con ben più consistenti potenzialità comunicative e, soprattutto, non “sporcatosi” con le fallimentari esperienze di governo degli ultimi anni.

A quel punto, subito dopo le elezioni europee, il “nuovo” Pd cercherà di dividere Di Maio da Salvini sulla base del fatto che il M5S potrebbe aver subìto una flessione (del tutto fisiologica) in termini elettorali rispetto alle politiche di quest’anno (con un parallelo aumento di consensi in favore della Lega), spingendo i pentastellati a far cadere l’attuale governo per formarne un altro col Pd di Zingaretti (o personaggio similare). Una sorta di mantide religiosa pronta a morire pur di uccidere il vecchio nemico e nuovo presunto alleato. Un vero e proprio abbraccio mortale per i 5Stelle, sia dal punto di vista parlamentare (i numeri potrebbero non esserci) che politico. Ma alle élites questo non interessa. Se pensano che ci possa essere una sola possibilità per fermare le politiche economiche, fiscali e sull’immigrazione del governo M5S-Lega, utilizzeranno tutti gli strumenti a loro disposizione pur di raggiungere l’obiettivo. Si tratterebbe certamente di un altro colpo di stato, anche perché del nuovo governo non farebbe parte la componente più votata all’interno della coalizione che ha ottenuto più voti alle elezioni del 4 marzo. Ma se c’è una cosa che alle élites non interessa, quella è proprio la democrazia!

Sarà il M5S sufficientemente fermo e stabile per non cedere alle sirene globaliste e del Pd? Io credo di sì, anche perché sarebbe auto-distruttivo se cedesse. E Di Maio non è poi così sprovveduto da farsi soffiare il Movimento da una manovra di questo tipo. Il governo del cambiamento, che poggia la propria legittimazione democratica sul forte consenso elettorale dei due partiti che ne fanno parte, è nato anche per effetto della rivolta popolare avvenuta sui social la sera del 27 maggio – subito dopo che Mattarella aveva impedito la nascita del governo Conte (a causa del veto su Savona al Mef) e nominato Cottarelli -, oltre che per le rassicurazioni americane sull’acquisto dei nostri titoli di stato sul mercato secondario. Diversamente, dovete tenerlo bene a mente, era già pronto per Palazzo Chigi – in continuazione del colpo di stato del novembre 2011 – proprio l’onnipresente Cottarelli, l’uomo del FMI che ci avrebbe imposto – senza neppure ottenere la fiducia in Parlamento – ancora più austerità e rigore, cioè le folli ricette neo-liberiste di Monti.

Tutto questo non possiamo e non dobbiamo dimenticarlo, soprattutto per quel che potrebbe accadere in un futuro non molto lontano. Sulla Libertà, diceva Calamandrei, bisogna vigilare. E oggi più che mai, aggiungo io, anche sulla democrazia.

Giuseppe PALMA