Il gestore avvisa: ‘Il governo Conte durerà poco, ma senza ripresa i no euro cresceranno’

 

Il capo del governo Giuseppe Conte – Getty Images

Il governo gialloverde non rappresenta, nel breve periodo, un rischio per l’Unione europea, ma senza una solida ripresa dell’economia, tra gli italiani potrebbe crescere l’euroscettisimo. E’ questo, in estrema sintesi, il messaggio inviato da Aviva ai propri investitori nell’ultimo insight nel quale analizza l’evoluzione politico-economica del Vecchio continente negli ultimi mesi.

Gli esperti del colosso inglese sottolineano le preoccupazioni con cui Bruxelles aveva accolto l’esito delle ultime elezioni. Il mandato conferito dagli elettori a Lega e 5 Stelle era chiaro:tagliare le tasse, incrementare la spesa per il welfare e rivedere le regole europee su budget e immigrazione. Azioni che – se portate a termine – avrebbero fatto entrare l’Italia in rotta di collisione con Bruxelles. “La coalizione Lega-M5S – scrive Aviva nel suo Insight – si è ben presto resa conto di quanto sarebbe difficile mantenere le promesse fatte. Un potenziale scontro tra Bruxelles e Roma sulla politica economica sembra già meno probabile di quando la coalizione ha assunto l’incarico, dopo che il governo ha smorzato i propri piani fiscali e abbandonato ogni discussione di uscita dall’euro”.

Le proposte di Business Insider per abbattere il debito pubblico

Secondo Geoffroy Lenoir, responsabile European sovereign rates di Aviva Investors, l’esecutivo “potrebbe faticare per far approvare in Parlamento, con una maggioranza risicata, la proposta della Lega di una Flat tax di due livelli, al 15 e al 20 per cento, che da sola costerebbe 50 miliardi di euro”. Anche perché – osservano gli inglesi – si aggiungerebbe alla proposta di reddito di cittadinanza del Movimento 5 Stelle per cui servirebbe altre decine di miliardi: “In questo momento non sembra più essere una priorità”.

Giovanni Tria, ministro dell’Economia

Anche per questo il direttore di ricerca macroeconomica globale presso Oxford Economics, Ben May, ritiene che il sistema di controlli e bilanciamenti politici assicurerà che la politica fiscale venga allentata di circa l’uno per cento del Pil e che il debito pubblico rimanga su di una traiettoria ribassista nel medio termine. Un’impostazione confermata anche dalle parole del ministro dell’Economia, Giovanni Tria. D’altra parte, secondo lo Standard Eurobarometer, a marzo il 61 per cento degli italiani auspicava di rimanere nell’euro, mentre gli euroscettici danno la colpa alla moneta unica di ogni problema del Paese sostenendo che l’Italia godrebbe di una posizione molto migliore se avesse mantenuto la lira, “ma – sottolinea Lenoir – la scarsa performance dell’economia rispecchia in larga misura l’insuccesso del Paese di approvare le misure strutturali”.

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Gli analisti di Aviva sono quindi convinti che quello in carica sarà un governo di breve durata. A fronte di un possibile successo sul tema dell’immigrazione, Lenoir cita varie ragioni per cui è improbabile che rimanga al potere a lungo: “Lega e M5S si sono date aspra battaglia durante la campagna elettorale. Le lunghe discussioni prima di formare un governo sottolineano le ampie differenze tra le due fazioni. Il nuovo premier, Giuseppe Conte, non ha mai ricoperto un incarico politico. Le sue nomine ministeriali mettono in luce le tensioni sull’euro all’interno della coalizione, dove l’euroscettico Savona è ora incaricato dei rapporti con Bruxelles, mentre altri ministri chiave intendono rimanere nella moneta unica”.

Angela Merkel e Giuseppe Conte, Berlino, 18 giugno 2018 – Sean Gallup/Getty Images

Peter Ceretti, analista presso l’Economist Intelligence Unit, osserva che il governo ha “una stretta maggioranza al Senato, pertanto le defezioni o un abbandono della disciplina, aspetti tipici della politica italiana, potrebbero facilmente portare alla paralisi”. Tuttaiva, Ceretti è convinto che il confronto con i partner europei o l’incapacità di onorare gli impegni sulle politiche potrebbe non danneggiare la popolarità né della Lega né del Movimento 5 Stelle: “Gli elettori italiani non si attendono che le promesse elettorali vengano pienamente mantenute ed entrambi i partiti potrebbero plausibilmente incolpare l’Ue e l’architettura istituzionale del Paese qualora non riuscissero a rispettarle tutte”.

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In un’ottica di più lungo termine, quindi, c’è il rischio che se la performance economica dell’Italia non migliorasse, un numero crescente di elettori possa mettere in discussione l’effettivo vantaggio di rimanere all’interno dell’eurozona: “L’elettorato – conclude l’insight – potrebbe persino passare a partiti o politiche ancora più estremisti se questo fosse l’unico modo per opporsi allo status quo”.