Attenti all’Austria!

di Claudio Davini – 25 luglio 2018 lintellettualedissidente.it

Se l’uniformità culturale è una delle principali risorse geopolitiche del nostro Paese, non per questo dobbiamo trascurare il caso delle minoranze tedesche e ladine in Alto Adige. Soprattutto dopo l’ipotesi di Vienna di offrir loro il proprio passaporto. Per non perdere un importante spazio strategico e continuare a guardare l’Europa dall’alto.

dispetto di molti stereotipi, in Italia non v’è alcun bisogno di fare gli italiani. Questi ultimi, infatti, hanno nell’uniformità culturale una delle loro principali caratteristiche. Certo, sono ben note le differenze di matrice economica, civica e amministrativa fra le varie zone del Bel Paese, ma simili particolarità non si traducono affatto, per citare l’analista Dario Fabbri, in cesure antropologiche. Come dimostrano l’esistenza di una sola lingua nazionale e la condivisione della medesima cultura cattolica. Per non parlare del fatto che gli italiani vivono in un’unica comunità etnica, dove non si rinvengono popoli alternativi. In altre parole, l’Italia è una solida costruzione geopolitica. Tanto solida, forse, da poter affrontare con successo l’impasse nell’integrazione comunitaria, seguita al tentativo americano di evitare che Berlino trasformi l’Unione Europea nel proprio spazio di influenza. Ciò malgrado, una siffatta omogeneità non deve affatto indurre il governo nazionale a sottovalutare il dossier altoatesino. Soprattutto dopo che l’Austria ha ventilato l’ipotesi di offrire il proprio passaporto agli altoatesini germanici e ladini.

Foto 5 - Cartina Alto Adige Alpi (1)

La proposta è arrivata l’11 dicembre scorso con la formazione del governo blu-turchese a guida Kurz, il più giovane primo ministro europeo. Nell’accordo di programma stilato assieme ai liberali populisti dell’FPÖ si legge:

Doppia cittadinanza Sudtirolo ed ex austriaci. Nello spirito dell’integrazione europea e per la promozione di un’unione sempre più stretta fra cittadine e cittadini degli Stati membri, si prevede la possibilità di concedere, in aggiunta alla cittadinanza italiana la cittadinanza austriaca agli appartenenti ai gruppi linguistici tedesco e ladino del Sudtirolo, per i quali l’Austria, sulla base dell’accordo di Parigi e dei conseguenti atti attuativi, esercita la funzione di tutela.

Curiosamente, negli stessi minuti in cui Kurz si insedia, il rappresentante incaricato per i rapporti con l’Alto Adige dell’FPÖ, Werner Neubauer, si trova in una sala del Kolpinghaus di Bolzano con alcuni rappresentanti del Partito Popolare Sudtirolese, da sempre alla guida della Provincia autonoma di Bolzano. Gran giubilo: si esulta per l’ipotesi del doppio passaporto, considerata come il primo passo verso la secessione.

Sebastian Kurz, primo ministro austriaco e leader del Partito Popolare

Ciononostante, ufficialmente l’SVP si limita a inviare un telegramma di auguri al neonato governo austriaco. Complice l’accordo elettorale col Partito Democratico, allora referente cui appoggiarsi in materia di politica estera. Caso chiuso? Niente affatto, perché in aprile arriva la proposta di Vienna di aprire i consolati austriaci nel mondo a tutti i cittadini altoatesini di lingua tedesca e ladina anche nei paesi dov’è presente il consolato italiano. Un’ipotesi che fa a pugni con la normativa europea e internazionale, sì, ma comunque il presidente del Trentino-Alto Adige, Arno Kompatscher, non rinuncia a esultare.

Comportamento che non sorprende: il PD ha da poco subito un rilevante smacco elettorale e, così, il Partito Popolare Sudtirolese deve tentare di rinvenire altrove le garanzie per la tenuta dell’autonomia e per la conservazione dell’equilibrio politico della regione. Per non dire che un’eccessiva freddezza nei confronti di simili proposte metterebbe in grave imbarazzo l’SVP, per decenni vivace sostenitore della stessa ipotesi del doppio passaporto e, quindi, di una linea maggiormente secessionista rispetto al presente.

Arno Kompatscher, ex presidente della Provincia autonoma di Bolzano e attualmente presidente del Trentino-Alto Adige per l’SVP

Neanche a farlo a posta, Arno Kompatscher è subito costretto a smorzare i toni: infatti, il disegno di legge del governo austriaco viene sostituito in men che non si dica da formule differenti. Giustamente, peraltro, dal momento che l’ipotesi così formulata è irricevibile. Tuttavia, questo non deve impedirci di porre il seguente interrogativo: quale partita ha in mente di giocare il primo ministro austriaco con le suddette proposte? I più ottimisti ritengono che Kurz non desideri altro che mobilitare il consenso interno giocando sulla questione identitaria. Da parte loro, i meno ottimisti paventano il ritorno di Vienna a mire di stampo imperialistico, il cui primario obiettivo sarebbe quello di cominciare nuovamente ad avere un ruolo attivo nell’Alto Adige. Ma come al solito la ricerca della verità è più preziosa del suo possesso. Lessing docet. Ed è per questo che non dobbiamo accontentarci delle visioni antitetiche sopramenzionate. Piuttosto, le proposte del governo austriaco devono essere esaminate nell’ottica dell’indebolimento dell’Unione Europea e del riemergere degli Stati nazionali nel Vecchio Continente. Per volontà di Washington, che vedrebbe di buon occhio lo sfibramento della Germania nella competizione fra Paesi europei.

Ora, in questo contesto, possiamo a ragione ipotizzare che l’Austria, mediante le sue proposte, aspiri contemporaneamente ad aumentare il consenso nazionale e ad assumere di nuovo un profilo di Stato rilevante a livello internazionale. Senza tacere il proposito di accrescere verso sud la propria profondità difensiva. Insomma, nessun mito pangermanico: semplice strategia. Strategia che però deve esser riconosciuta e analizzata. Perché, come avrebbe detto Machiavelli:

Colui che sarà nella guerra più vigilante a osservare i disegni del nemico e più durerà fatica ad esercitare il suo esercito, in minori pericoli incorrerà e più potrà sperare nella vittoria.

Certo, l’Italia non è in guerra e l’Austria non è attualmente sua nemica, ma un contesto geopolitico fragile esige sempre prudenza e cautela. Soprattutto se è in gioco la sovranità del Bel Paese su una parte del suo territorio. Infatti, il 62% della popolazione dell’Alto Adige si dichiara di madrelingua tedesca e, se la proposta di Vienna di consegnare il proprio passaporto agli altoatesini germanici e ladini che ne facessero richiesta dovesse trovare sbocco, la Provincia autonoma di Bolzano potrebbe trasformarsi in un territorio abitato in prevalenza da stranieri. Così, l’impossibilità di Roma di annettere culturalmente la Provincia – impossibilità sancita da un accordo formale siglato il 5 settembre 1946 dal ministro degli Esteri italiano Alcide De Gasperi con l’omonimo austriaco Karl Gruber – si trasformerebbe di fatto in una cessione territoriale. Possibile esito che lo Stato italiano deve assolutamente peritarsi di scongiurare. Paventando magari la perdita dell’autonomia amministrativa per gli altoatesini. Ma che cosa potrebbe giustificare una simile minaccia? In altre parole, perché l’Alto Adige è così importante per l’Italia?

Alcide De Gasperi a sinistra, Karl Gruber a destra. Roma si batteva per conservare le acquisizioni del 1919, Vienna per tornare alla chiusa di Salorno. Su queste rivendicazioni pesava la volontà di Stati Uniti e Unione Sovietica. Washington desiderava prevenire la migrazione di cittadini germanici, mentre Mosca voleva che l’Italia espellesse le popolazioni germanofone com’era avvenuto nell’Europa centro-orientale. La spuntarono gli americani: l’Austria rinunciava a riconquistare il territorio, l’Italia ad assimilare la comunità allogena

Da un lato, l’Alto Adige si trova sul versante meridionale delle Alpi, ossia nello spazio geografico del Bel Paese; dall’altro, consente a Roma di accrescere la propria capacità militare difensiva, permettendole di affrontare da posizione elevata eventuali offensive lanciate da nord. Insomma, l’Italia non può affatto perdere la sommità delle Alpi Retiche e delle Alpi Atesine. Perché, come affermava Sun Tzu ne L’arte della guerra, i vantaggi tattici e strategici che possono derivare dal possesso della massima altitudine di una catena montuosa sono molteplici.

Dunque, se avranno a cuore il destino della Nazione, i prossimi governi dovranno necessariamente impegnarsi in una battaglia di retroguardia, al fine di conservare la superiorità orografica e di conseguenza la preminenza strategica. In barba all’opinione pubblica, spesso indifferente a simili questioni. I politici austriaci lo hanno capito. E infatti sembrano mirare all’estensione della profondità difensiva nonostante i cittadini ritengano di prim’ordine altre problematiche, quali ad esempio l’immigrazione e il lavoro. I nostri politici, invece? Lo hanno capito anche loro?

Carta etnico-linguistica del Trentino e dell'Alto Adige [Dardano, De Magistris 1916]

Non possiamo far altro che auspicarcelo, dato che l’Austria ha deciso di forzare i tempi per concedere il doppio passaporto. È infatti notizia di pochi giorni fa che entro il prossimo 7 settembre dovrebbe esser pronta la bozza di legge del governo austriaco. Anche se l’iniziativa aveva cominciato a prender forma già nel marzo scorso, quando i ministri dell’Interno e degli Esteri di Vienna avevano organizzato un incontro invitando i rappresentanti politici dell’Alto Adige. Queste le parole del ministro per i Rapporti con il parlamento, Riccardo Fraccaro:

Se fosse confermato quanto riportato dai media, saremmo di fronte a un atto inopportuno e ostile che intendiamo respingere con fermezza.

Linea dura, per continuare a guardare l’Europa dall’alto.